Schio
è un comune di 39.586 abitanti della provincia di
Vicenza in Veneto. Schio è per numero di abitanti
il terzo comune della provincia di Vicenza, situato all'imboccatura
della Val Leogra e attorniato da un anfiteatro montagnoso
che ha sfavorito lo sviluppo di culture contadine e commerciali,
favorendo quindi lo sviluppo industriale (specialmente dell'arte
laniera) come mezzo di sostentamento. L'antica cultura rurale,
comunque ancora presente in questa cittadina, è testimoniata
soprattutto dalla presenza di molte contrade nei suoi colli
e montagne. Il territorio è caratterizzato da un'ampia
presenza mineraria nel sottosuolo sfruttato dall'uomo, fin
dall'antichità, richiamando numerose popolazioni
e favorendone l'insediamento. Queste popolazioni bonificarono
il territorio e vi impiantarono numerose colture, dagli
ortaggi alle granaglie, dalla frutta ai pascoli. Il territorio
può essere idealmente suddiviso in quattro ambienti
principali: nei monti circostanti, oltre i 1000 metri si
può notare una grande presenza di conifere, con pini,
abeti e larici. Sulla sommità del monte Novegno è
presente il pino mugo, genziane e numerose altre specie
vegetali. Il monte Summano, che domina la città,
viene considerato un patrimonio floristico unico in Europa.
Vi si possono trovare circa 1000 specie di piante e fiori
diversi e su questo piccolo monte è reperibile circa
il 7.5% dell'intera flora europea, il 15% di quella italiana
e più del 30% di quella veneta, a sua volta una delle
più ricche d'Italia; nei luoghi di elevata umidità
si possono trovare numerosi boschi di faggi; boschi di piante
mesofile tra i 1000 e i 300 metri di quota. Qui la natura
è particolarmente rigogliosa, favorita da terreni
più umidi e ricchi di sostanze nutritive. Non è
raro trovare animali come caprioli, volpi e numerose specie
di mammiferi di piccole dimensioni; boschi di piante termofile
sotto i 500 metri di quota con arbusti e piante di piccole
dimensioni. La circoscrizione territoriale ha subito le
seguenti modifiche: nel 1928 aggregazione di territori del
soppresso comune di Magrè Vicentino e nel 1969 aggregazione
di territori del soppresso comune di Tretto.
ETIMOLOGIA
Il nome "Schio" deriva da "scledum",
termine latino medioevale indicante una pianta della famiglia
della quercia. Nonostante il nome sia relativamente recente,
Schio non è certo una città di recente fondazione.
Le prime tracce della presenza dell'uomo in questo territorio
risalgono addirittura all'epoca preistorica e vengono documentate
da una vasta serie di reperti archeologici rinvenuti in
zona.
ECONOMIA
Grazie alla ricchezza del territorio e ad una forte vocazione
imprenditoriale, Schio risulta essere un caso abbastanza
peculiare all'interno del panorama economico italiano. In
passato sorsero poche grandi imprese, che catalizzarono
le attività e l'economia non solo della città
ma anche di tutto il territorio circostante (ad esempio
la Lanerossi diede lavoro a generazioni di vicentini). In
epoche più recenti sono proliferate aziende di piccole
e medie dimensioni, aziende famigliari e artigiane sparse
in tutto il vasto territorio di cui Schio è a capo.
Il settore economico trainante resta sicuramente l'industria
e l'artigianato, in particolare l'industria metalmeccanica,
laniera, alimentare, dolciaria e delle confezioni oltre
ad alcune prestigiose presenze (anche se numericamente meno
rilevanti) legate all'industria farmaceutica, dei marmi,
calzature ecc. Negli ultimi anni l'industria tessile ha
attraversato una grave crisi che ha comportato la perdita
di migliaia di posti di lavoro.
Schio possiede una vasta zona industriale ai margini del
centro abitato, creata alla fine degli anni sessanta e poi
espansa nei decenni fino alla realizzazione di una seconda
zona industriale.
La logistica dei trasporti all'interno della città
e tra Schio e le città confinanti è in continuo
sviluppo, da ricordare l'apertura del Traforo Schio-Valdagno,
a pedaggio, lungo 4690 metri e scavato sotto il monte Zovo,
traforo nato appunto per collegare queste due città
legate da intensi scambi commerciali. Attualmente è
ulteriormente diminuita l'importanza dell'agricoltura nel
territorio, anche se è notevolmente aumentata la
qualità dei prodotti e la meccanizzazione del settore.
Il turismo invece sta dimostrando un grande sviluppo, grazie
alla presenza di realtà di grande interesse naturalistico
e ambientale, essendo Schio immersa in un ambiente artistico,
religioso, culturale, naturalistico e paesaggistico di grande
pregio.
DA
VEDERE
L'elemento culturale probabilmente più importante
di Schio è il museo all'aperto di archeologia industriale.
Propone ai visitatori la scoperta di un vastissimo patrimonio
di storia industriale dell'area di Schio. La scoperta del
patrimonio storico-artistico del territorio viene realizzata
grazie alla possibilità di coinvolgere le persone
interessate nell'osservazione diretta dell'ambiente storico
di Schio. Il percorso guidato prevede inizialmente un momento
introduttivo di presentazione di materiale audiovisivo e
storico, cui segue la visita diretta per lo studio attivo
del territorio storico cittadino, con possibilità
di scelta tra i due itinerari specifici, il primo legato
alla Fabbrica Alta e ad un percorso che segue la storia
laniera di Schio, mentre il secondo serve ad illustrare
come veniva prodotta l'energia grazie ad un sistema di canali
artificiali. In Zona Industriale 2, il primo di aprile 2006
è stato inaugurato il Museo naturalistico entomologico
"nel Regno delle Farfalle", Patrocinato dal Comune
di Schio. Il Museo si trova al piano terra di un futuristico
edificio che fra tutti gli altri si distingue per i suoi
colori caldi e accoglienti: pareti in marmo arancio rosato,
colonne rosse e imponenti, pavimentazione esterna ad opus
incertum, piante e fiori che costeggiano l'ampio piazzale
adibito a parcheggio per auto e pullman e vetri a specchio
che riflettono tutte le montagne circostanti del territorio
dell'alto vicentino. Come si entra nel museo ci invade il
buio, smorzato appena da alcuni led colorati al primo ingresso.
L'illuminazione è stata appositamente ideata per
una perfetta conservazione del colore delle oltre 10.000
farfalle esposte, rappresentanti tutte le 250 specie diurne
conosciute in Italia: la luce di una determinata area si
accende solo alla presenza di una persona, in modo che le
farfalle ricevano la luce per meno tempo possibile. Le farfalle
sono conservate e contenute in teche, e sono esposte innanzi
a gigantografie che rappresentano il loro ambiente naturale
di vita, dalle Alpi agli Appennini, dai ghiacciai al mare:
in questo modo si vuol far rivivere le farfalle, non in
senso fisico ma con l'immaginazione e la fantasia. Tutto
questo grazie anche alle preziose informazioni dettate da
tanti anni di osservazioni sul campo e alla costante presenza
dei componenti della famiglia Giancarlo Paglia, che offre
la guida gratuita al servizio di tutti i visitatori. La
visita è suddivisa in ben quarantotto stazioni disposte
a loro volta a formare cinque percorsi itineranti: temporale,
ambientale, geografico, scientifico ed ecologico. Completano
il percorso undici intervalli, dove sono esposti gli insetti
amici e nemici delle farfalle, le farfalle della notte e
le farfalle del mondo. La visita può durare anche
qualche ora, ed è adatta sia per studenti che famiglie
ed anziani. Il percorso è perfettamente agibile anche
per disabili. Merita una menzione Il mondo dei treni in
miniatura, l'esposizione permanente allestita dal Gruppo
Fermodellisti Alto Vicentino presso alcune sale della "C.A.S.A.",
la casa di riposo cittadina: un plastico di circa 100 metri
quadri (uno dei più grandi d'Italia) curato in ogni
dettaglio, con 400 metri di binari, scambi, passaggi a livello,
gallerie, quattro stazioni ferroviarie, e naturalmente,
moltissimi esemplari (circa un migliaio) di modelli di locomotive
e vagoni. La Biblioteca Civica "Renato Bortoli"
ha sede presso l'antico Ospedale Baratto, in pieno centro
cittadino. Fondata nel 1953, ha un patrimonio librario di
circa 120.000 unità oltre che circa 300 periodici
ed una sezione bambini e ragazzi che conta circa 12.000
titoli. Custodisce inoltre archivi storici di interesse
locale e nazionale.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Schio si trova in una posizione strategica di comunicazione
e quindi ha da sempre attratto numerosi esempi di civiltà.
Famosissima è ad esempio la pista dei Veneti che
passa di qui e attraversa tutto il Veneto, dall'Adige al
Piave, che permise agli antichi Veneti) di colonizzare questo
territorio. I Romani conquistarono questa zona all'incirca
verso il 222 a.C. costruendovi numerose vie di comunicazione,
quali ad esempio la via Postumia che collega Genova con
Aquileia, passando anche per Vicenza. Ai confini tra Schio
e Santorso verso la contrà Rio esiste una vasta sopraelevazione
artificiale a pianta quadrata, di circa 400 m di lato che
si pensa debba trattarsi di un antico trinceramento romano.
Da questo e altri ritrovamenti si desume che Schio rappresentasse
per i Romani un importante punto di fortificazione. Quando
l'Impero romano cominciò a perdere il suo dominio,
Schio subì numerose altre invasioni. Di questo periodo
i documenti sono pochi, ma si sa che col V secolo cominciarono
ad avvicendarsi le invasioni barbariche discese da settentrione.
Nel 568, guidati da Alboino, scesero in Italia i longobardi.
Vi sono numerosi reperti che testimoniano la loro presenza
nella zona di Schio. Anche questi, considerarono Schio come
un importante nucleo difensivo, dove attestarono importanti
sistemi difensivi. Il centro storico di Schio si sviluppò
attorno ad un quadrivio formato dall'incrocio delle maggiori
vie commerciali, al castello e al duomo. Non è ben
chiara la data di nascita del Comune di Schio, ma i primi
documenti comunali ritrovati sono datati 1275 e riguardano
l'alienazione dei beni comitali. Il periodo medioevale fu
molto travagliato da un punto di vista politico, in quanto
si susseguirono numerosi dominanti. In questo periodo si
imposero alcune famiglie di conti (i Maltraversi) e vi fu
un breve dominio degli Scrovegni e dei Lemici di Padova,
poi vennero gli Scaligeri, signori di Verona, che infeudarono
Schio ai Nogarola. Venne quindi la dominazione viscontea
con il conte Giorgio Cavalli. Vi fu, dai primi del Quattrocento,
un lungo periodo di dominio della Repubblica di Venezia,
durante il quale Schio conobbe un grande sviluppo economico
e sociale. La città diventò infatti col tempo
il principale luogo di produzione laniera della Serenissima,
sfruttando un artigianato già ben avviato. La popolazione
scledense si specializzò sia nello sfruttamento delle
vene metallifere, attività che le permise di integrare
la magra rendita agricola, sia nell'arte laniera, fino a
sostituirsi come centro di produzione a Vicenza e a ottenere
nel 1701 il privilegio della produzione dei panni alti.
A Schio, una nuova combinazione dei fattori produttivi determinò,
a partire dagli anni trenta del Settecento, l'ascesa veramente
spettacolare del lanificio, fondata sull'innovazione di
prodotto: i panni detti ad uso estero mischi (misti), cioè
tessuti con materia prima cardata, tinta e mescolata nelle
diverse colorazioni. Il motore del cambiamento fu l'iniziativa,
o meglio le diverse iniziative, che il patrizio veneziano
Niccolò Tron assunse a Schio a partire dal 1718.
Egli, di ritorno dall'ambasceria d'Inghilterra, condusse
con sé alcuni tecnici inglesi e cercò d'introdurre
la lavorazione di tessuti più moderni e leggeri:
le londrine seconde sul modello marsigliese per i mercati
del Levante e i panni mischi, secondo la moda del principato
di Liegi (Vérviers) e dello Wiltshire, per il mercato
italiano. Se alle sue imprese non arrise il successo sperato,
lo stimolo venne efficacemente raccolto dagli altri produttori,
che seppero innestare i nuovi segreti di lavorazione, appena
appresi, all'interno di un pattern di competenze tecniche
già acquisite, utilizzando intensivamente le abbondanti
risorse lana e di acqua. Già nel 1746, erano circa
600 le pezze prodotte ad uso estero e il ritmo espansivo
divenne via via più incalzante, fino a raggiungere
oltre 16.000 pezze all'anno negli anni novanta, per circa
130 fabbricanti, con 500-550 telai attivi. Nel secondo Settecento,
il lanificio di Schio si affacciò alla ribalta internazionale:
la piccola e appartata cittadina sul Leogra, che però
nel frattempo era di molto cresciuta in ricchezza e popolazione,
divenne assieme alla Val Gandino, nel bergamasco, il principale
centro laniero italiano, cosa di cui presero poi più
esatta coscienza le autorità del napoleonico Regno
d'Italia. Grazie alle esenzioni daziarie ed altre facilitazioni
concesse dalla Repubblica marciana ai mercanti - imprenditori,
a partire dal 1755, era cambiato anche il rapporto con le
autorità pubbliche centrali: non più così
lontane, come in precedenza, non più percepite ormai
come possibili ostacoli alla libertà d'impresa o
interessate solo a premere sulla leva fiscale. Ciò
è tanto vero che il Deputato alle fabbriche, sorta
di ministro dell'industria, il patrizio veneziano Prospero
Valmarana, si portò di persona a Schio nel 1764,
per visitare un luogo che gli apparve un concentrato di
portenti, a causa dell'ordine, della ricchezza e dell'operosità
che vi regnavano. Egli infuse nella sua relazione un sentimento
di sincera ed entusiastica ammirazione per i risultati raggiunti
da una comunità che viveva tutta sulla lana e che
aveva anche saputo sfruttare al meglio la mano tesa dallo
Stato. Inoltre, a Schio cambiarono rapidamente l'organizzazione
e i rapporti di produzione: comparvero grandi tessiture,
gran parte della manodopera si trovò in una condizione
tipicamente operaia, vennero aperte alcune tintorie altamente
specializzate, come quella allora famosa e privilegiata
di Lorenzo Scomason. Negli anni ottanta, vennero addirittura
appositamente costruite le prime grandi manifatture accentrate,
come quelle dei Garbin e dei Conte, dove trovava posto l'intero
processo lavorativo, ad esclusione della filatura. Fu questa,
meglio ancora di quella promossa da Alessandro Rossi nel
secolo seguente, la vera rivoluzione industriale della Val
Leogra, irreversibile e destinata a lasciare un segno indelebile
su tutto lo sviluppo economico e sociale successivo, nonostante
la grave crisi della prima metà dell'Ottocento, durante
la dominazione asburgica. La vicinanza dei luoghi, le identiche
condizioni geografiche, climatiche, culturali, la stessa
dotazione di risorse: era inevitabile che l'esempio vincente
di Schio stimolasse un'analoga evoluzione anche nelle valli
del Chiampo e dell'Agno. La prima campagna italiana di Napoleone
si concluse con la distruzione della Repubblica Veneta,
da lui mercanteggiata con l'Austria nel Trattato di Campoformio
del 16 ottobre 1797. La storia di Schio e Vicenza si trova
inserita in questi grandi avvenimenti. Gli abitanti di Schio,
rimasti molto legati a Venezia, si dimostrarono subito ostili
nei confronti dei francesi, e furono molte le occasioni
di contrasto (anche estremamente violento) con gli invasori,
e spesso fu necessario mobilitare l'esercito francese con
l'armeria pesante per placare gli insorti. Un esempio su
tutti da ricordare fu la sollevazione del 1809 in occasione
dell'ennesimo dazio imposto dai francesi, questa volta sulla
macinazione dei prodotti agricoli. La protesta partì
da Valdagno, si estese a Monte di Malo arrivò a Schio
per poi allargarsi a tutta la fascia prealpina. Da una testimonianza
scritta di Pietro Negri, il Procuratore del Tribunale di
Schio, si può capire con quale forza e determinazione
gli abitanti di Schio e d'intorni si opposero a questo nuovo
dazio, mettendo a ferro e fuoco gli uffici pubblici, il
tribunale, la gendarmeria e aprendo le carceri. Si fondò
una sorta di nuovo governo e solo con l'intervento di alcuni
personaggi illustri e rispettati dai cittadini si evitò
una ulteriore degenerazione del conflitto. A causa della
scarsa organizzazione, all'arrivo dei contingenti francesi
i rivoltosi furono dispersi e la situazione fu riportata
alla normalità. Questo evento però, viene
riportato come uno dei fatti più importanti avvenuti
durante la dominazione francese di questi territori e permette
di capire l'esasperante situazione socio-economica in cui
si trovava la popolazione in quel periodo. A quell'epoca
l'economia scledense si basava principalmente sulla lavorazione
della lana in cui Schio vanta da sempre un posto di primissimo
ordine. Sotto il dominio napoleonico, quest'industria però
decadde e le industrie e i commerci vennero quasi totalmente
annullati. La situazione cambiò solo molto più
tardi, con l'arrivo di Alessandro Rossi.