Monsélice
è un comune di 17.576 abitanti della provincia di
Padova.
ETIMOLOGIA
Il significato del toponimo "Monselice" potrebbe
(forse) derivare da mons silicis, in relazione all'estrazione
della pietra dal colle attorno a cui si stende il paese,
o da "mons elicis" (monte delle selci), da una
specie presente sullo stesso colle, o ancora monte di selce
a causa delle cave di selce sui colli circostanti.
IL
CASTELLO DI MONSELICE
Il Castello di Monselice è un complesso di edifici
composto da quattro nuclei principali, edificati e ristrutturati
tra l'undicesimo e il sedicesimo secolo. La parte più
antica, sulla destra entrando dal portone nella Corte Grande,
è il Castelletto, con l'annessa Casa Romanica, edificati
tra l'XI e il XII secolo. Sulla sinistra sorge la massiccia
sagoma della Torre di Ezzelino, del XIII secolo. Al centro,
come nucleo di collegamento fra i due edifici esistenti,
viene realizzato nel XV secolo il Palazzo Marcello. Infine
la Biblioteca del Castello, che sorge sull'ampia spianata
antistante la Torre di Ezzelino, ricavata in un edificio
preesistente alla fine del XVI secolo. La torre è
costruita da Ezzelino da Romano nel XIII secolo, nell'ambito
di un potenziamento militare-difensivo della seconda cerchia
di mura della città. All'inizio del XIV secolo, quando
la città viene conquistata dai Carraresi, i grandi
stanzoni del palazzo di Ezzelino vengono suddivisi in sale
di minori dimensioni, parzialmente adibite ad abitazione
civile. Nel corso del XIV secolo i Carraresi riutilizzano
anche la parte più antica del complesso, realizzando
nella Casa Romanica una grande Sala del Consiglio e costruiscono
all'interno del castello tre caratteristici e monumentali
camini veneti, che possiamo ammirare a tutt'oggi. Dopo la
conquista di Monselice da parte della Repubblica Veneta,
nel XV secolo, il Castello passa in proprietà alla
nobile famiglia dei Marcello che ne completa la trasformazione
in residenza civile, edificando il palazzetto di collegamento
fra la torre di Ezzelino e la parte romanica. In questo
edificio di bello stile gotico, allargato al piano intermedio
della torre, i Marcello ricavano la loro residenza privata.
La configurazione definitiva del Castello, così come
la vediamo oggi, è già quasi completa alla
fine del 1400: mancano solo la biblioteca, del tardo '500,
la sistemazione del cortile veneziano interno e la cappella
privata della famiglia edificata nel '700. Nei primi anni
dell'800 la proprietà del Castello passa dai Marcello
ad altre famiglie dell'aristocrazia locale e incomincia
un lento e inarrestabile degrado di tutto il complesso,
con la spogliazione di mobili ed oggetti dell'arredo interno.
Alla fine del secolo la proprietà passa ai conti
Girardi, da cui perviene per asse ereditario alla famiglia
Cini. Nel corso della prima guerra mondiale il Castello
viene requisito per scopi militari dal Regio Esercito Italiano,
che lo lascerà, completamente devastato, nel 1919.
È il conte Vittorio Cini che comincia a pensare,
negli anni '30, a un radicale restauro e ripristino di tutto
il complesso, da adibire a sua residenza di rappresentanza.
L'idea si concretizza nel 1935, quando una equipe di tecnici
e restauratori comincia a lavorare sotto l'attenta direzione
dell'architetto Nino Barbantini. L'equipe procede prima
a un restauro completo di tutti gli edifici e successivamente
all'arredo di tutte le sale interne, con mobili, oggetti,
e arazzi, rigorosamente appartenuti alle epoche di costruzione
dei singoli edifici, terminando il gigantesco lavoro nel
1942. L'idea-guida di questo straordinario ripristino non
è stata quella di creare un museo storico ma di portare
idealmente l'ospite o il visitatore in un viaggio a ritroso
nel tempo. Tutto è infatti al suo posto nelle singole
stanze: tavoli, sedie, quadri, letti, soprammobili, attrezzi
da cucina, in una magica atmosfera, come se per incanto
dovessero riapparire gli antichi abitatori di questi luoghi,
dal Medioevo al Rinascimento, per riprenderne possesso e
riviverci le gesta eroiche o quotidiane delle loro epoche.
Dal 1981 il complesso è passato in proprietà
alla Regione Veneto ed è aperto al pubblico da marzo
a novembre.
MANIFESTAZIONI
La giostra della rocca è un palio organizzato ogni
anno durante il quale le varie frazioni e i quartieri del
Comune si sfidano in competizioni quali: tiro con l'arco,
torneo di scacchi (gara finale con scacchi "viventi")
che determina le posizioni durante le sfilate, torneo di
musici (tamburini e chiarine), sbandieratori, gara delle
macine, staffetta , sfilata delle nove contrade con vestiti
dell'epoca e giostra equestre (quintana) di precisione dove
il cavaliere munito di lancia deve infilzare tre anelli
di diverso diametro (9, 7 e 5 cm ) nel minor tempo possibile.
Durante i fine settimana in cui si svolge il palio, nella
piazza Mazzini (di fronte alla torre civica) si tiene anche
un mercato medioevale dove tutte le contrade organizzano
una bancarella con prodotti alimentari e altro. La prima
domenica di Settembre si svolgono le seguenti gare: staffetta,
arco, macine e finale di scacchi; durante la settimana successiva
si tiene la gara dei musici e la seconda domenica si fa
la Quintana (in caso di bel tempo, altrimenti viene spostata
ai fine settimana successivi). Ogni anno viene organizzato
un torneo di Rugby League, il Veneto 9s, al quale partecipano
diverse nazionali da tutto il mondo. In città ogni
anno viene assegnato l'Importante premio nazionale Premio
Monselice "per valorizzare l'attività della
traduzione come forma particolarmente importante di comunicazione
culturale tra i popoli". Tra le sezioni del premio:
il premio per la traduzione, vinto, per esempio, da Fernanda
Pivano o Augusto Frassineti; il Premio internazionale Diego
Valeri; il premio per la traduzione scientifica; il premio
Leone Traverso opera prima e il premio Vittorio Zambon.
ORIGINI
E CENNI STORICI
I primi insediamenti nel territorio sono assai antichi.
Le due leggende che vorrebbero Monselice fondata da Ossicella
un compagno di Antenore, o da Egina, regina della Rocca,
in qualche modo accreditano tale affermazione. Numerosi
reperti archeologici attestano altresì la presenza
almeno di una stazione preistorica sviluppatasi tra l'età
del ferro e quella del bronzo. La felice posizione di centro
al punto di intersezione tra importanti arterie stradali
e vie d'acqua favorì un insediamento abbastanza precoce.
La nascita di Monselice come nucleo cittadino risale al
V-VI secolo ed è dovuta ad una prima fortificazione
del colle della Rocca da parte dei bizantini, fortificazione
che si rivela importante sul piano della strategia difensiva.
Le strutture esistenti vengono ulteriormente potenziate
dopo l'invasione dei franchi, e si compongono, attorno all'anno
mille, di un tessuto abitato discontinuo sulle pendici della
Rocca e di un nucleo difensivo a guardia del ponte sull'antico
fiume Vigenzone, che passava ai piedi della collina. Nell'XI
secolo un aumento della popolazione locale favorisce nuovi
insediamenti abitativi e alla metà del XII secolo
Monselice viene elevata al rango di Comune, entrando nel
XIII secolo sotto la giurisdizione di Ezzelino da Romano.
Questi, vicario in terra veneta dell'imperatore tedesco
Federico II, amplia e perfeziona il sistema di mura, che
viene a chiudere completamente il centro abitato. Si devono
inoltre ad Ezzelino la ristrutturazione del Mastio sulla
sommità della Rocca, la costruzione della Torre civica
e l'edificazione del Palazzo oggi detto appunto "di
Ezzelino", che costituisce parte importante del Castello
di Monselice. Le proprietà degli Ezzelini furono
certosinamente accertate, censite e documentate dopo la
loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260. All'inizio
del XIV secolo la città è al centro di un'aspra
contesa militare fra il vicario imperiale Cangrande della
Scala, signore di Verona, e la signoria dei Carraresi di
Padova. Nel 1327 i Carraresi si impadroniscono definitivamente
di Monselice e ne fanno l'avamposto difensivo di Padova
verso sud. In questa strategia viene ampliato e ulteriormente
fortificato l'impianto delle mura di Ezzelino, che assumono
nella seconda metà del XIV secolo la loro configurazione
definitiva: una cerchia esterna provvista di torri e di
monumentali porte di accesso e quattro cerchie interne,
che risalgono la Rocca fino al torrione sulla vetta. Ma
il momento di massima capacità difensiva della città
coincide con l'inglobamento, avvenuto nel 1405, di Monselice
nel territorio della Repubblica di Venezia, la cui vocazione
era maggiormente indirizzata sia ai traffici e ai commerci,
che alla pratica militare. La città comincia così
gradatamente a perdere la sua funzione difensiva e si avvia
a diventare centro di soggiorno e di villeggiatura per le
nobili famiglie veneziane. Tra il '400 e il '500 sulla struttura
urbanistica medioevale si innestano elementi rinascimentali.
Le famiglie nobili veneziane acquistano ampie proprietà
terriere in centro e nelle campagne circostanti. La famiglia
Marcello prende proprietà del palazzo di Ezzelino
e ne amplia e arricchisce la costruzione; la famiglia Duodo
si insedia sul lato sud della Rocca e realizza splendide
architetture arrivate intatte ai giorni nostri; la famiglia
Nani costruisce l'omonima villa. Il centro urbano si arricchisce
di elementi barocchi con la costruzione della Loggia del
Monte di Pietà, la ristrutturazione della chiesa
di San Paolo, i palazzi Fezzi e Branchini; altre famiglie
veneziane costruiscono le loro ville appena fuori delle
porte urbane e prosegue anche l'insediamento nelle campagne
circostanti. L'Ottocento vede la città di Monselice
affacciarsi all'epoca moderna. Nella logica ottocentesca
le mura e le torri della città fortificata medioevale
vengono considerate un ostacolo all'espansione urbana; alla
metà del secolo viene così abbattuto parte
del perimetro esterno delle mura e le monumentali porte
di accesso della città. Agli occhi dei visitatori
dei giorni nostri si presentano comunque ampie testimonianze
della città medioevale come la Torre Civica, buoni
tratti di mura e soprattutto il monumentale complesso del
Castello, ed è completamente intatto tutto il patrimonio
edilizio del periodo veneziano. Durante la seconda guerra
mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica
Sociale Italiana, la quindicenne Ida Brunelli Lenti di Monselice
si rese protagonista di uno degli episodi più rimarchevoli
di spontanea resistenza civile italiana all'Olocausto. Entrata
giovanissima a servizio di una famiglia ebrea ungherese
allora residente a Castiglion Fiorentino (Arezzo) si trovò
a fare da mamma a tre bambini di pochi anni più giovani
di lei, dopo che alla morte del loro padre (richiamato alle
armi in Ungheria nel 1942 e mai più tornato) si aggiunse
improvvisa per malattia quella della loro madre nel gennaio
1944. Ida Brunelli non si perse d'animo: tenne nascosta
a tutti l'identità ebraica dei bambini e li condusse
con sé dalla propria madre a Monselice. Continuò
a curarsi regolarmente dei bambini anche quando fu trovata
per loro una sistemazione sicura in un istituto cattolico.
Subito dopo la Liberazione si mise in contatto con la Brigata
Ebraica accompagnando di persona i ragazzi fino al loro
imbarco a Napoli per la Palestina. Per questo straordinario
impegno di solidarietà, il 24 febbraio 1993, l'Istituto
Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito a Ida Brunelli Lenti
l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.