Dolo
è un comune di 15.045 abitanti della provincia di
Venezia. Il territorio del comune si trova al centro della
Riviera del Brenta, estendendosi su entrambe le rive del
Naviglio. In corrispondenza del centro di Dolo, il Naviglio
si sdoppia formando la cosiddetta isola Bassa. L'area è
solcata da numerosi altri corsi d'acqua, piccoli rii e canali
di scolo come la Seriola Veneta, il Serraglio, il Brentoncino
e il Tergolino.
ETIMOLOGIA
L'origine del toponimo è ancora molto discussa. Prevalgono
attualmente tre ipotesi: la prima la mette in relazione
ai Dauli, un'influente famiglia locale; la seconda afferma
che qui, nella seconda metà del Quattrocento venivano
confinate persone colpevoli di qualche reato; l'ultima la
avvicina all'Isola Dandolo, come era anticamente nominata
la zona tra via Mazzini e via Dauli
MANIFESTAZIONI
Oltre al Patrono di Dolo (San Rocco), è giornata
festiva la Madonna della Salute.
Nella Frazione di Arino si festeggia il patrono San Michele
Arcangelo il 29 settembre, con la tradizionale sagra paesana
e "Paio dea gaina", competizione famosa in tutta
la zona.
Nella frazione di Sambruson si festeggia il patrono Sant'Ambrogio
il 7 dicembre. Gli ambrosiani festeggiano, inoltre, quale
co-Patrono San Valentino il 14 febbraio.
Il mercato settimanale, molto frequentato, al venerdì;
Il mercatino dell'antiquariato, la quarta domenica di ogni
mese;
Il "Carnevale dei Storti" una parata di carri
allegorici;
La Fiera dell'Agricoltura di San Rocco, il 16 agosto;
La Fiera dell'Artigianato, nella seconda metà di
settembre;
La gara podistica non competitiva Family Run, sul finire
di ottobre.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le origini di Dolo sono abbastanza tarde. Il primo documento
che lo cita esplicitamente è un bando del 1540 e
riguarda la via Venezia-Padova ad villam Dolli. Alcuni tuttavia
ritengono che il primo riferimento sia un atto del 1241
che parla di una domina Jacobina soror domini Petri de Dolli,
cosa che darebbe credito a chi sostiene che il toponimo
derivi dall'antica famiglia dei Dauli, da cui discesero
i padovani Dotto. Un documento del 1451 aggiunge che questa
famiglia aveva dato in soccida del bestiame ad un villico
di Cà del Bosco, uno dei quattro comuni che formavano
il paese (gli altri erano il comun piccolo dei Serragli,
il comun dei Serragli e l'isola del Maltempo). È
ovvio tuttavia che la zona doveva essere già abitata
da tempo. Si sa, per esempio, che sin dal 1454 si trovava
qui un oratorio dipendente dalla parrocchia di Fiesso. Lo
sviluppo del paese fu dovuto all'espansionismo economico
veneziano (la Serenissima sottrasse il territorio a Padova
nel 1405), dal XV secolo rivolto verso la terraferma. Fu
questo il periodo di maggior splendore per Dolo che divenne
il centro più importante della Riviera del Brenta.
Un forte impulso derivò anche dalla costruzione di
mulini. Sotto Napoleone Bonaparte (dal 1797), Dolo divenne
comune del Distretto di Venezia. Dopo il 1815 appartenne
al Regno Lombardo-Veneto e, nel 1866, entrò a far
parte del Regno d'Italia.
LE
VILLE VENETE
Villa Santorini-Toderini-Fini (oggi ristorante villa Fini):
via Martiri della Libertà 27; prime notizie storiche
1665.
Villa Grimani-Migliorini: via Martiri della Libertà;
prime notizie 1635.
Villa Baffo-Vezzi-Avogadro-Velluti: via Ettore Tito; prime
notizie storiche 1661.
Palazzetto Molin-Tito: via Ettore Tito; prime notizie storiche
1797.
Villa Nani Mocenigo: via Martiri della Libertà 113;
prime notizie storiche dal '700.
Villa Mocenigo-Basso: via Martiri della Libertà 3;
prime notizie storiche 1642.
Villa Badoer-Fattoretto: angolo via Badoera e via Tito;
prime notizie storiche 1518.
Palazzo Badoer-Gottardo: via Badoera; prime notizie storiche
1740.
Villa Badoer-Basso: via Badoera; prime notizie storiche
1520.
Villa Morosini-Velluti: via Argine sinistro; prime notizie
storiche 1621.
Villa Morosini: via Ca'Tron.
Villa Mioni: via Ca'Tron 81.
Villa Barbo-Baldan: via Brentabassa; p.n.s. 1637.
Villa Ferretti-Angeli; via Brentabassa 41; p.n.s. 1582.
Villa Foscari-Zen-Bon-Lazzaroni: via Brentabassa; p.n.s.
1630.
Villa Collalto-Mocenigo-Carminati; via Matteotti; p.n.s.
1620.
Casa Dotto de Dauli-Gottardo: via Matteotti 84; p.n.s. 1605.
Villa Bortoletti-Bianchi-Seranto-Pittaro: via Matteotti
32; p.n.s. 1635.
Villa Venier-De Goetzen (oggi ristorante): via Matteotti
6; p.n.s. 1739.
Palazzina Bianche-Duodo-Valeggia: via Matteotti 51; p.n.s.
1797.
Palazzetto "delle Finanze": via Matteotti 63.
Canonica di Dolo: via Dauli 12/14.
Villa Lusi-Andreuzzi-Bon-Spezzati: via Rizzo; p.n.s. 1661.
Villa Dandolo-Michiel: via Mazzini; p.n.s. 1518.
Villa Barbarigo (attualmente in uso all'ospedale di Dolo)
via Mazzini 2; p.n.s. 1661.
Palazzo Molin: via Garibaldi 19; p.n.s. 1566.
Palazzo Corner: Piazza Cantiere; p.n.s. 1740.
Palazzetto Ottoboni: via Garibaldi 63; p.n.s. 1661.
Ca' Ottoboni: via Garibaldi; p.n.s. 1661.
Villa Contarini-Donà-Pisani-Prà: via San Giacomo;
p.n.s 1566.
Villa Concina; via Comunetto 5.
FRAZIONI
Arino
Interessanti alcune considerazioni sull'attuale frazione
di Arino, nella quale si trovava una torre difensiva (la
torre Da Rin, da cui deriva Arino ed il nome di una via).
La località di Arino è segnalata per la prima
volta nel 1073, ed è verosimilmente di fondazione
longobarda, poiché è noto che quel popolo
era devoto a San Michele Arcangelo, tuttora patrono della
frazione.
Nei vari documenti antichi, il centro viene riportato con
le seguenti denominazioni: Adrino, Adrine, Arino, Arin,
Rin. Nella guerra tra Padovani e Veneziani (1404), questi
ultimi la scelsero quale campo trincerato e come testa di
ponte per assalire gli avversari: in questo senso nelle
fonti è nominato il Serraglio d'Arin.
Sambruson
Il toponimo Sambruson risulta essere un agionimo derivato
dall'accrescitivo latino di Ambrogio (ovvero da Santuc Ambrosonus),
il patrono infatti della comunità ambrosiana è
per l'appunto S. Ambrogio che si festeggia il 7 dicembre.
Ciò è testimoniato fin dalle primissime attestazioni
del toponimo del paese, in cui lo si trova indicato con
le denominazioni Sancto Ambrosone, villa Sancti Ambrosonis,
villa Sancti Broxonis. Di questa derivazione aveva certezza
già nel 1506 il vescovo Barozzi il quale, riferendosi
a Sambruson, puntualizzò che si trattava del paese
"Sancti Ambrosii quem, corupto vocabulo, Brusonum vocant".
Tuttociò non permette però di capire i motivi
per i quali in questa località, in passato, si venne
manifestando una forma di venerazione verso il grande vescovo
milanese (Poppi M., 2008). Secondo una tradizione, probabilmente
una pia leggenda, nell'anno 381 Sant'Ambrogio, in cammino
da Padova verso Aquileia lungo la via Annia, avrebbe soggiornato
o, almeno, si sarebbe fermato a Sambruson. A ricordo di
quel prezioso passaggio e delle conversioni fiorite alla
sua predicazione, gli abitanti avrebbero trasformato la
casa in cui aveva preso dimora in luogo di preghiera: un
oratorio che divenne centro di un culto verso di lui.