Trevi
è un comune di 7.773 abitanti della provincia di
Perugia. È inserito tra i Borghi più belli
d'Italia. Il
territorio del comune si estende dal fondovalle (210 m s.l.m.)
ai monti Brunette (1.422 m) e Serano (1.429 m), e si può
equamente ripartire in tre zone distinte di pianura, collina
e montagna, ricoperte da vegetazione altrettanto differenziata.
In pianura, i terreni fertilissimi e ben irrigati da numerosi
corsi d'acqua, anticamente occupati in gran parte dal "lacus
Clitorius", si prestano alla semina di specie annuali.
La collina, di calcare alcalino molto "sciolto"
e quindi molto drenante, è l'ambiente ideale per
la coltivazione intensiva e altamente specializzata dell'olivo,
che dà un olio tipico e molto pregiato. La montagna
infine è ricoperta di boschi, in massima parte cedui,
e prati.
Tutto
il territorio offre straordinarie risorse naturalistiche
e ambientali, nonostante sia intensamente antropizzato,
poiché è abitato da millenni, compresa la
zona montana ormai spopolata.
Da
vari decenni, infatti, si registra l'abbandono degli insediamenti
alle quote più elevate e l'aumento demografico delle
località di pianura, fenomeno ormai generalizzato.
L'espansione più consistente, iniziata nell'immediato
dopoguerra e tuttora in atto, interessa principalmente Borgo
Trevi (attività commerciali, uffici e abitazioni),
Pietrarossa (zona industriale) e Matigge (artigianato, piccola
industria, commercio).
Fiumi
e canali, tutti di modesta portata, scorrono in direzione
SudNord e confluiscono in un unico collettore nei
pressi di Bevagna. Il loro corso è il risultato di
secolari opere di bonifica, documentate già dal tempo
del re Teodorico (VI secolo) e protrattesi fino ai giorni
nostri, quando fu costruita la diga per regolamentare le
acque meteoriche del torrente Marroggia, che era soggetto
a frequenti e disastrose esondazioni.
Il
maggiore dei corsi d'acqua di portata regolare è
il Clitunno, alle cui acque venivano attribuite proprietà
miracolose, tanto da essere deificato in epoca romana e
cantato da numerosi poeti, dai classici latini fino al Byron
e al Carducci.
Storia
Plinio il Vecchio la classifica come una città degli
Umbri, e il nome latino Trebia potrebbe derivare dalla radice
umbra treb-, componente delle parole che in quella antica
lingua indicavano casa, costruzione, costruire. La sua esistenza,
prima della dominazione romana, è testimoniata anche
dalla "stele di Bovara", con iscrizione arcaica,
rinvenuta di recente, ma nel suo territorio stanziarono
civiltà preistoriche, come attestano ritrovamenti
del paleolitico. Acquistò grande rilevanza quando,
in età imperiale, fu ripristinato l'antico corso
della Flaminia e si sviluppò in pianura, in località
Pietrarossa, una vera civitas con edifici monumentali di
cui rimangono numerosi resti, mentre sul colle seguitò
a sussistere l'arce fortificata con robuste mura del I secolo
a.C., tuttora visibili. In antico aveva giurisdizione anche
su "ville" di montagna a est e su gran parte della
valle sottostante, attraversata dalla Flaminia e solcata
dal Clitunno, allora navigabile. Fu sede vescovile fino
all'XI secolo. Con il dominio dei Longobardi, che istituirono
il potente ducato di Spoleto, Trevi fu assegnata a un gastaldo.
Agli inizi del XIII secolo si costituì in libero
comune, che alleatasi con Perugia per difendersi da Spoleto
fu, con alterne vicende, in lotta con i comuni vicini, ottenendo
il libero governo soltanto nel 1389. Subì il dominio
di vari capitani e, segnatamente, il funesto vicariato dei
Trinci di Foligno fino al 1438 quando, tornata al diretto
dominio della Chiesa sotto la legazione di Perugia, seguì
le sorti dello Stato Pontificio fino all'unificazione. Nel
1784, da Pio VI, fu reintegrata al titolo di città.
Nel
basso Medioevo e nel Rinascimento ebbe il suo periodo migliore,
caratterizzato da straordinari commerci che ne favorirono
la floridezza economica (veniva chiamata "il porto
secco"), testimoniata ancor oggi dai numerosi palazzi
del centro storico, degni di figurare in città ben
maggiori, e la crescita economica fu accompagnata da vivacissima
attività culturale e sociale. Già nel 1469,
per favorire la circolazione del denaro svincolato dall'usura,
vi fu eretto uno dei primissimi Monti di Pietà, seguito
poi dal Monte Frumentario e varie altre istituzioni benefiche
e assistenziali. L'attenzione rivolta all'elevazione culturale
ebbe la massima espressione con l'istituzione del Collegio
Lucarini, attivo fino all'avvento della Scuola Media Unica.
Ma l'avvenimento più qualificante per la storia culturale
di Trevi fu l'impianto di una prototipografia già
nel 1470. Essa fu la prima in Umbria e la quarta d'Italia,
e per il particolare contratto con cui venne istituita,
si può classificare come la prima società
tipografica di cui si abbia memoria in assoluto.
Non
meno interessanti sono la storia e le tradizioni legate
alla cultura religiosa. Documenti antichissimi attestano
che sant'Emiliano, il primo vescovo della città,
martirizzato sotto Diocleziano, fu legato ad una giovane
pianta di olivo per essere decapitato. L'olivo ultramillenario,
il più vecchio dell'Umbria, si può ancora
ammirare, vegeto, a trecento metri dalla gloriosa abbazia
benedettina di Bovara. La devozione verso S. Emiliano ha
influenzato la cultura e la storia di Trevi. Lungo un percorso
inalterato da secoli si svolge ancora, la sera del 27 gennaio,
vigilia della festa del Santo, la straordinaria processione
notturna detta dell'Illuminata, che è sicuramente
la manifestazione più antica della regione. Attraverso
vari secoli, molti trevani si sono distinti nei più
alti gradi della gerarchia ecclesiastica e vari altri hanno
acquistato fama di santità per le loro opere. Tra
i più recenti: il beato Placido Riccardi (1844-1915),
abate benedettino di Farfa, sant'Antonino Fantosati (18421900)
missionario francescano, vescovo e martire in Cina e il
beato Pietro Bonilli (1841-1935), umile parroco di campagna,
fondatore della congregazione delle suore della Sacra Famiglia,
per l'assistenza alle cieche e sordomute, tuttora operanti
in vari continenti. Tra le varie case religiose hanno acquisito
benemerenza particolare i benedettini dell'abbazia di Bovara,
che dettero un forte impulso all'agricoltura, bonificando
vaste zone della valle e sviluppando in collina la coltura
dell'olivo, che con alterne fortune è coltivato in
queste zone da tempi antichissimi e fornisce un olio tra
i più apprezzati.
Altro
prodotto tipico dell'agricoltura locale, che merita una
menzione particolare, è il sedano nero di Trevi,
una cultivar particolare che cresce su un fertilissimo fazzoletto
di terra, fino a pochi secoli addietro occupato dalle acque
del lago Clitorius.