Todi
è un comune di 16.512 abitanti della provincia di
Perugia. Sorge in cima ad una collina la cui cima supera
di poco i 400 metri che si affaccia sulla media valle del
Tevere. Il territorio comunale, uno dei più vasti
della regione, è per lo più collinare è
composto da una miriade di piccoli insediamenti. I centri
principali, oltre alla città di Todi, sono Pantalla
e la zona di Ponterio-Pian di porto che comprende anche
l'area industriale della città. La città si
può considerare divisa in due zone distinte: la parte
interna alle mura medievali suddivisa in rioni e la parte
nuova posta esternamente alle mura suddivisa in quartieri.
I principali quartieri della città sono: Santo Stefano,
Sant'Arcangelo, Crocefisso, Cappuccini, Quartiere Europa,
Broglino e Torre Squadrata. Internamente alle mura invece
si possono trovare i rioni: Santa Prassede, Santa Maria,
Valle Bassa, San Fortunato, Porta Fratta e Porta Romana.
STORIA
Città etrusca, fondata tra l'VIII ed il VII secolo
a.C. dagli Umbri che si stanziarono dall'altra parte del
Tevere rispetto agli Etruschi, col nome di Tutere che significa
città di confine. Si sviluppò particolarmente
fra il V e il IV secolo a.C. quando, nel 340 a.C. divenne
romana acquistando posteriormente il nome di Colonia Julia
Fida Tuder (I secolo a.C.) con il diritto di coniare moneta
propria. Quando venne ascritta alla tribù Clustumina
vennero edificati i migliori e belli palazzi romani. Durante
il periodo barbarico Todi entra nell'oblio (poco o nulla
si sa di questo periodo, e le poche notizie che si sanno
non sono certe), ma secondo alcune fonti la città
riuscì a fermare addirittura Annibale. Durante il
Medioevo fu libero comune, poi signoria (sotto gli Atti)
prima di entrare a far parte dello Stato della Chiesa. Nel
XII secolo la città conobbe una nuova espansione
urbanistica estendendosi dal Castello di Alviano a sud,
al Piano dell'Ammeto presso Marsciano a nord, dalla sincrinale
dei Monti Martani ad est alle Gole del Forello sovrastanti
il Tevere ad ovest. Nel 1244 3 borghi creati dalle classi
artigianali vennero cinti da mura lunghe all'incirca 4 km.
con tanto di porte e bastioni a tutt'oggi integre. Nel 1367
divenne comune autonomo per entrare a far parte dello Stato
della chiesa, cominciando la sua edecadenza passando da
una signoria all'altra (tra cui i Malatesta e Francesco
Sforza. Angelo Cesi trasformò varie zone di Todi,
allargando vie ed abbellendo palazzi. Oggi Todi è
pressocché identica alla Todi medievale come risulta
da una stampa di Giacomo Lauro del 1633. In seguito alla
restaurazione molti todini entrarono a far parte della carboneria
e della Giovine Italia. Garibaldi riparandosi a Todi dopo
la disfatta della Repubblica Romana infiammò di nuovo
il patriottismo todino e molti abitanti di Todi seguirono
Garibaldi vestendo le caratteristiche camicie rosse fino
alla III guerra d'indipendenza, di cui molti furono arrestati
e molti morirono in battaglia. Qui a Todi Anita Garibaldi,
incinta e già in preda alle doglie, di lì
a poco morì nei pressi delle Valli di Comacchio.
Braccato dalle milizie austriache Garibaldi fu costretto
alla fuga. Todi è inoltre nota per aver dato i natali
a Jacopone De Benedetti (conosciuto meglio cme Jacopone
da Todi), poeta duecentino che compose storiche laudi come
"O Signor, per cortesia".
MANIFESTAZIONI
Todi Arte Festival - Si svolge solitamente nell'ultima settimana
di luglio. È una rassegna annuale di teatro di prosa
e lirico, di danza, di musica colta e etnica, di arti visive
e di incontri letterari. Per anni è stato diretto
da Silvano Spada con il nome di TodiFestival, mentre dal
1997, con il cambio di nome, la Direzione Artistica è
affidata all'attrice Simona Marchini
Todinotte - Si svolge nei mesi di luglio e agosto portando
nelle piazze della città concerti di musica folk,
etnica e moderna.
Mercatino dell'antiquariato - Si svolge nella piazza principale
della città ogni seconda domenica del mese.
Fiera di San Martino - L'11 novembre le vie del centro storico
si riempiono di bancarelle trasformando l'intera città
in un grande mercato.
Sono in corso le celebrazioni per il VII centenario della
morte di Jacopone da Todi (1306-2006). La manifestazione
è iniziata in agosto e si protrarrà sino a
maggio 2007.
MONUMENTI
Il centro storico, medievale, vanta edifici sacri di prestigio
come la cattedrale di Santa Maria Assunta, la chiesa di
San Fortunato ed il convento di San Giovanni Battista. Fuori
dalle mura si trova la famosa chiesa rinascimentale di Santa
Maria della Consolazione. Nella cattedrale di Santa Maria
Assunta vi è un dipinto di Ferraù da Faenza
d'ispirazione michelangiolesca, chiamato Il giudizio universale.
Nella cripta vi è un museo. Nella cripta della chiesa
di San Fortunato vi è una tomba di 4 santi (tra cui
San Cassiano) e, su di una parete del muro, un ovale con
l'immagine ad affresco del Beato Jacopone da Todi. D'interesse
è anche la rocca, che con i suoi 411 metri è
il punto più elevato della citta. La rocca è
stata edificata per volontà del Papa Gregorio IX
nel 1373. Per la sua edificazione è stato necessario
abbattere alcuni edifici nei dintorni (Il monastero di San
Leucio, delle case private del "Borgo di San Giorgio".
Dopo svariati anni, nel 1503, fu demolita per volontà
di Ludovico degli Atti. Ora restano della rocca:
un
torrione rotondo,
"il Mastio",
dei resti di fortificazione.
Si
ricordano inoltre, tra gli altri edifici:
un
museo, sito nell'ultimo piano dei Palazzi del Popolo e del
Capitano, restaurato nel 1997, possiede una collezione di
Numismatica, Archeologia, Tessuti, Ceramiche, nonché
una Pinacoteca;
Piazza del Popolo:
il Palazzo del Popolo,
il Palazzo del Capitano,
il Palazzo dei Priori,
ed il Palazzo Vescovile (finito di costruire nel 1593 su
ordine e finanziato dal vescovo Angelo Cesi che fece apporre
il proprio stemma sopra al portone, stemma attribuito al
Vignola, oltrepassato l'ingresso si accede ad una corte
interna, mentre al primo piano vi sono un salone affrescato
da Ferraù da Faenza detto il Faenzone nel 1594 ed
una galleria affrescata da Andrea Polinori terminata nel
1629).
Da
non dimenticare anche:
il
carcere di San Cassiano,
i nicchioni romani (siti nel piazzale del mercato vecchio,
chiamato così per via del mercato che si tenne in
questa piazza dal 1819, sono una costruzione romana con
perimetro si 48 m. x 11, secondo alcune ipotesi si trattano
avanzi di un tempio di Marte),
delle cisterne e dei cunicoli,
una triplice cerchia di mura difensive,
La terza cerchia di mura come attesta la cronistoria locale
è stata ultimata nel 1244, è arrivata ai giorni
nostri pressocché intatta mediante svariati ed innumerevoli
interventi di restauro nonché di interventi per esigenze
militari-difensive. La terza cerchia di mura è lunga
circa 4 km. ed è provvista porte munite o no di contrafforti
e bastioni. Le porte prendono il nome dalle destinazioni
da cui si dipartono le relative vie da cui dipartono:
Porta Perugina;
Porta Romana;
Porta Amerina;
Porta Fratta:
Porta Santa Margherita o della Consolazione, presso il relativo
Tempio, demolita;
Porta Orvietana, franata, ne rimangono tuttavia degli avanzi;
Porta Cupa, franata.
Altre porte:
Porta Libera;
Porta Aurea;
Porta Catena o di Sant'Antonio, chiamata così per
le catene di protezione a sbarramento dell'accesso.
La prima cerchia di mura è di epoca umbro-romana
di cui ne rimangono resti prevalentemente nei pressi della
Porta Marzia ed ebbe delle modifiche nel XVII secolo.
Un'altra serie di mura si può ammirare nei pressi
della Valle Inferiore (detto anche delle Lucrezie), localmente
chiamato muro etrusco impropriamente perché realmente
costruito in epoca romana (quest'opera è una delle
più imponenti opere romane di Todi!!!). Consta di
2 aperture presso 2 cunicoli (1 detto inferiore ed 1 detto
superiore) di funzione idraulica ed ancora funzionanti.
un teatro (istituito con delibera comunale nel 1868, cui
partecipò alla costruzione l'architetto aretino Carlo
Gatteschi. Il teatro fu costruito demolendo le case circostanti
e completato nel 1872. Curiosita: Annibale Brugnoli dipinse
il sipario del teatro con una scena raffigurante l'arrivo
di Ludovico Ariosto a Todi nel 1531),
il palazzo Landi Corradi (sulla facciata si apre il portale
in travertino attribuito al Vignola, fu sede di un seminario
e fu restaurato nel 1954 per iniziativa del vescovo Alfonso
Maria De Santis)
e molte altre chiese ed edifici di culto d'interesse secondario,
tra cui:
Santa Maria in Cammuccia;
del Santissimo Crocifisso;
San Nicolo' de Criptis (costruita nel 1093 sulla cavea e
la platea dell'anfiteatro romano. Il nome "criptis"
pare derivare da "grotte (cripte)" abbondanti
nel terreno della zona che sosteneva l'anfiteatro. Della
costruzione originaria rimangono il rosone, la fonte battesimale
e 3 porte relative ad una navata. Curiosita: ora la chiesa
è spoglia degli affreschi, in parte portati ad alcune
raccole comunali ed altri furono distrutti nel dopoguerra);
San Filippo (Periodo costruzione: 1490-1507 per ordine dei
cavalieri di San Giovanni in Gerusalemme, nel 1590 venne
ceduta dall'ordine dei Servi di Maria, poi divenuti in pieno
possesso proprietari. All'interno vi è una vergine
con bambino, del XIV secolo, la più antica immagine
della Madonna delle Grazie, sotto l'altare vi sono le ossa
di San Filippo Benizi);
SS. Filippo e Giacomo, le prime notizie risalgono al 1276,
mentre la cripta all'XI secolo, quest'ultima adibita a luogo
di sepoltura. Nel 1600 fu annessa all'adiacente monastero
benedettino. Una volta chiusa la cripta vi fu adibito un
ossario. Anche l'abside fu chiusa per consentire l'apertuta
di tre finestre e la copertura di due volte a crociera e
la costruzione del campanile a vela. Nel periodo dello sconsacramento
la chiesa venne adibita a falegnameria. Recentemente, in
un restauro, si è riportato l'aspetto più
o meno originario con gli affreschi e gli ex voto quattrocenteschi.
Santo Stefano (sita presso la Porta Fratta, ospitava, secondo
la tradizione tudertina, le spoglie dei santi Felicissimo,
Eraclio e Paolino. Solo nel 1584, con un'ordinanza comunale,
si iniziò la ricerca dei resti sacri, impresa che
pare riuscire secoli più tardi, nel 1766, quando
vennero trovati addirittura 23 corpi. Curiosità,
la chiesa è ordinata in modo di raccogliere attraverso
la porta d'ingresso le prime luci del mattino, simbolo ecclesiastico
della luce divina);
Sant'Ilario (le prime noizie della chiesa risalgono al 1112
mediante un elenco che il conte tudertino Guazza diede all'Abbazia
di Farfa. Nel 1623 appartenne ala compagnia di San Carlo.
La facciata è in stile romanico umbro, così
come la facciata della cattedrale di Piazza del Popolo,
con 5 dentellature orizzontali simil-coronamento. Il rosone,
ad otto colonne a raggiera che si uniscono in un anello
perfettamente sito nel centro del rosone stesso creano 8
coni con la punta mozzata, è centrale posto nel XII
secolo sulla facciata, nella lunetta sopra l'ingresso si
possono ammirare i resti di un affresco raffigurante San
Carlo, mediante un gradino si accede all'interno suddiviso
tra spazio per fedeli e spazio sacerdotale, altri 4 gradino
fanno accedere al presbiterio con altare centrale con lastra
principale di travertino, a sinistra dell'altare vi è
un affresco di probabile fattura dello Spagna);
Santa Prassede (XIV sec.) con facciata in pietra bianca
e rossa;
e San Giorgio (secondo gli storici venne costruita nel 1107,
nell'interno si conservano vari affreschi, tra cui uno sulla
Madonna che chiede ad un angelo di salvare le Anime del
Purgatorio dalle fiamme ed un brandello di affresco recentemente
restaurato),
nonché il convento di Montesanto,
ed il monastero delle Lucrezie [chiamato cosi in onore della
nobile romana che la abitò agli inizi del XV sec.
(Lucrezia della Genga) insieme ad altre 12 nobili, morta
Lucrezia, il locale venne lasciato all'Ordine Terziario
femminile (nel 1445), in seguito, causa depauperamento dello
stabile dovuto a crolli del terreno sottostante, le suore
furono costrette ad abbandonare il palazzo nel 1897. Qualche
anno fa è stato restaurato ed ogni tanto ospita delle
mostre di grande rilevanza cittadina).
FRAZIONI
Asproli, Cacciano, Camerata, Canonica, Casemasce, Cecanibbi,
Chioano, Collevalenza, Cordigliano, Duesanti, Ficareto,
Fiore, Frontignano, Ilci, Izzalini, Loreto, Lorgnano, Montemolino,
Montenero, Monticello, Pantalla, Pesciano, Petroro, Pian
di Porto, Pian di San Martino, Pontecuti, Ponterio, Ponterio
Stazione, Porchiano, Quadro, Ripaioli, Romazzano, Rosceto,
San Damiano, Spagliagrano, Torrececcona, Torregentile, Vasciano.
COLLEVALENZA
Collevalenza è una frazione del comune di Todi (PG)
e sede di un noto santuario cattolico.
Il
piccolo borgo medievale si trova a circa sei chilometri
a S di Todi, lungo la strada nazionale Tiberina 3 bis, a
circa 100 km a nord di Roma e a 50 km circa a sud di Perugia.
Ad un'altezza di 354 m s.l.m., è occupato da 718
abitanti (dati Istat, 2001).
STORIA
Le origini del borgo sono incerte. Il nome di Collevalenza
(o Colvalenza) deriverebbe dal tempio dedicato a Giunone
Valentia, che si ergeva al posto dellattuale castello.
Fedele ai ghibellini della famiglia Chiaravalle, fu a lungo
conteso dalle opposte fazioni. Nel 1322 fu conquistato dai
guelfi guidati dal cavaliere romano Savelli, che pochi anni
dopo fu fatto decapitare dal papa. Nel 1377 la popolazione
fu pesantemente oppressa e il castello in gran parte distrutto
dal guelfo Catalano degli Atti. Nel 1424 fu ricostruito
e oggi si possono ancora ammirare i torrioni quattrocenteschi
e le mura in stile gotico con due aperture.
Il
centro, provvisto ancora di mura medievali, deve la sua
fama al Santuario dell'Amore Misericordioso di Madre Speranza.
Nel loro insieme gli edifici religiosi del santuario sono
una delle più significative espressioni di architettura
sacra della seconda metà del XX secolo; si tratta
di un imponente complesso dotato di moderne strutture recettive
inserite in una serie di costruzioni disposte sui versanti
di una collina. Il nucleo centrale è costituito dalla
grande chiesa, consacrata nel 1965, opera dell'architetto
spagnolo Julio Lafuente, e dalla cappella dell'Amore Misericordioso
voluta da madre Speranza nel 1955. Questa, che costituisce
il punto di partenza di tutto il complesso, venne eletta
a santuario nel 1959 dal vescovo di Todi, Alfonso Maria
De Sanctis.