
Terni
è un comune di 109.816 abitanti, capoluogo della provincia omonima.
Città
ad elevato tasso di sviluppo industriale
sin dal XIX secolo, ha subito pesanti bombardamenti nel corso della
Seconda Guerra Mondiale, che però non le hanno impedito di rimanere
uno dei fulcri dell'economia dell'Umbria. Terni è anche nota
come la "Città degli Innamorati", dato che san Valentino
ne fu vescovo. Tra
la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento la città conobbe
un importante processo di industrializzazione con la creazione di numerose
fabbriche. Questo processo di industrializzazione ed un parallelo sviluppo
economico-imprenditoriale hanno portato la città a diventare
un importante polo siderurgico, metallurgico e chimico dell'economia
italiana. Oggi l'economia cittadina è ancora
imperniata sull'acciaieria, che dalla fine degli anni novanta è
totalmente in mano della multinazionale tedesca Thyssen-Krupp. Dopo
le dure trattative del 2004 e 2005,
terminate con la chiusura del reparto di produzione dell'acciaio magnetico,
unico sito in Italia, il trend sembra essere positivo,
con nuovi investimenti della proprietà specialmente nella produzione
dell'inossidabile. Inoltre la città si sta sempre più
specializzando nel settore terziario, grazie alla posizione geografica
che ne fa una cerniera tra l'Umbria, Roma e il Centro Italia; e della
ricerca, grazie allo sviluppo universitario e al costituendo Centro
di ricerca per le cellule staminali, progetto curato dallo scienziato
Angelo Vescovi, e dal centro di ricerca per le Nanotecnologie. In tutto
il territorio sono presenti ben 17 multinazionali, operanti soprattutto
nei settori della chimica e della tecnologia.
STORIA
La
città, posta in una pianura alluvionale tra il fiume Nera e il
torrente Serra, vide il suo territorio abitato già nell'età
del bronzo e del ferro, come testimoniano
numerosi rinvenimenti. La prima presenza umana è datata al X
secolo a.C.. In base alla tipologia dei corredi funerari è possibile
distinguere tre fasi: Terni I, Terni II e Terni III.Alla
prima fase, la più antica, appartengono le tombe ad incinerazione,
formate da un pozzetto per lo più cilindrico. Le analogie culturali
sono con l'area laziale, soprattutto Roma-Colli Albani e Allumiere.
L'abitato corrispondente alla necropoli di questo periodo era probabilmente
situato sul Colle di Pentima, lungo il margine orientale della conca
ternana.La
fase Terni II, databile al IX secolo a.C., è caratterizzata dalla
sostituzione del rito funerario dell'incinerazione con quello dell'inumazione.
Le sepolture ad inumazione sono formate da fosse rettangolari, riempite
con terra e pietrame oltre il livello delsuolo, alcune con circolo di
pietre a delimitarne il perimetro, a volte con fondo pavimentato da
ciottoli di fiume. Le evidenze culturali di questa fasericollegano la
necropoli ternana all'area umbra, sabina e picena, ma con apporti dalla
fase laziale di Roma-Colli Albani II, soprattutto nella ceramica.Alla
fase Terni III, databile fra l'VIII e il VI secolo a.C., appartengono
le tombe di S. Pietro in Campo, poco più ad occidente della necropoli
delle Acciaierie. Le sepolture sono tutte ad inumazione, particolarmente
ricche, quelle maschili, di armi in ferro, fra cui le lance a foglia,
giavellotti, spade e pugnali, in quelle femminili, lebeti, bacili, attingitoi,
anfore, oltre alle fibule.In
epoca storica, secondo le Tavole eugubine, il popolo dei Naharti (Naharkum..Numen)
era considerato nemico dell'arce umbra di Gubbio, al pari degli Etruschi
e degli Jabusci. È probabile che i Naharti abitassero proprio
lungo il corso del Nera, la cui radice idronimica Nahar- è in
comune con l'appellativo Naharkum.Alcune
sommità che circondano la piana di Terni continuarono ad essere
abitate, come le propaggini meridionali dei monti Martani, disseminate
di piccoli insediamenti, posti fra i 700 e i 1.000 m di altezza, non
tutti a scopo abitativo, di cui il più importante è il
sito fortificato di S. Erasmo di Cesi, databile almeno al V secolo a.C..La
notizia non provata che al di sopra di Rocca San Zenone si trovasse
l'oppidum umbro di Vindena si riferisce probabilmente alla memoria di
questi insediamenti di altura.L'origine
della città viene
dunque
fatta risalire al 672 a.C., come si evince da un'iscrizione latina di
età tiberiana. Il nome Interamna Nahars ha fatto pensare che
il Nera e il Serra e le loro derivazioni circondassero la città,
costituendo una difesa naturale. Il nome Interamna si è poi evoluto
in Teramna, Terani e, infine, Terni.
Le fonti classiche non citano quando Terni entrò a far parte
delle strutture amministrative romane. Nel 290 a.C., o poco dopo, M.
Curio Dentato promosse la costruzione della Via Curia, collegando Terni
a Rieti e, nel 271 a.C., realizzò il taglio del costone delle
Marmore, per facilitare il deflusso delle acque del Velino nel Nera;
è, quindi, probabile che già all'epoca Interamna fosse
romanizzata.Durante
la seconda guerra punica, nel 214 a.C., Interamna, insieme ad altre
undici colonie latine, non si trovò nelle condizioni di fornire
il suo contingente di armati per formare le due legioni urbane che i
consoli di quell'anno, Q. Fabio Massimo e Q. Fulvio Flacco, ebbero intenzione
di arruolare; quest'azione, giudicata dal Senato di Roma cometradimento,
fu severamente punita qualche anno dopo con l'emanazione di una legge
apposita, che nella giurisdizione delle colonie latine si chiamò
jus XII coloniarum. Tra l'altro, a questo periodo risalgono le mura
che circondarono il perimetro dell'abitato
romano.Alla
fine del II secolo a.C. sono databili alcuni lavori di riassetto del
ramo orientale della via Flaminia, che collegava (e collega) Narni a
Spoleto, per riallacciarsi all'originario tracciato della consolare
all'altezza di Forum Flaminii, poco a nord di Foligno.Dopo
la guerra sociale Interamna divenne municipium, non si sa se con le
caratteristiche della piena cittadinanza o come civitas sine suffragio.Con
la sistemazione amministrativa dell'Italia, Interamna fu iscritta alla
tribù Clustumina e fu inclusa nella Regio VI Umbria. Si colloca
nel periodo fra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del
I secolo d.C. la strutturazione definitiva della Terni romana. In questo
periodo furono edificati templi, il teatro, due terme e l'anfiteatro.Nel
193 L. Settimio Severo, già acclamato Imperatore dalle legioni
d'Illiria, incontrò ad Interamna una delegazione senatoriale,
che gli si fece incontro per riconoscergli formalmente l'autorità
imperiale.Nel
253, nei pressi di Interamna, trovò la morte, ad opera dei suoi
stessi soldati, l'imperatore V.
Treboniano
Gallo e suo figlio G. Vibio Volusiano, che si apprestavano a combattere
contro le legioni dell'usurpatore M. Emilio Emiliano, acclamato imperatore
dalle truppe della Mesia.
Risale all'inizio del III secolo d.C. la testimonianza della Tabula
Peutingeriana che il tracciato di riferimento della Via Flaminia non
è più quello occidentale, da Narnia a Mevania, ma quello
orientale, che passa per Terni, contrariamente all' itinerarium Gaditanum
di due secoli prima, che indica il primo come percorso preferito.La
diffusione del Cristianesimo è attestata dall'area cimiteriale,
databile al IV secolo, sorta su una necropoli pagana, alla sommità
di un colle poco a sud della città, lungo la via Interamnana.
Il luogo principale di culto fu costruito probabilmente all'interno
delle mura cittadine, a ridosso dell'anfiteatro, nel luogo dove ora
sorge la cattedrale e fu dedicatoinizialmente a S. Maria Assunta.La
posizione centrale di Interamna e le sue vie di comunicazione videro
i continui movimenti di armati, da nord a sud e viceversa, attraversarla
frequentemente per tutto il tardo Impero e nel corso delle invasioni
barbariche, nonostante manchi una documentazione precisa.Durante
la guerra gotica, nel 537, Vitige, dopo aver rinunciato all'assedio
di Narni, tenuta dai Bizantini di Bessa, condusse il suo esercito a
Roma attraverso la Sabina, probabilmente percorrendo la via Interamnana.
Se Terni rimase in mano a Belisario non è dato di sapere; ammesso
che lo fosse, Totila, nel 544, riconquistò la piazzaforte bizantina
di Spoleto e procedette al sistematico recupero del dominio sulla Via
Flaminia, itinerario obbligato per gli aiuti di Bisanzio a Roma, tramite
Ravenna o le Alpi Giulie. Un percorso analogo
fu fatto nel 551 da Narsete, che riconquistò la Tuscia fra Perugia,
Spoleto e Narni.Ma
la conquista più significativa fu quella longobarda, avvenuta
ad opera dei Duchi di Spoleto alla fine del VI secolo e compiuta già
al tempo di Autari. Terni assunse il carattere di città di frontiera,
trovandosi a poca distanza da Narni bizantina, posta a guardia della
via Flaminia, nel suo tratto occidentale. Sebbene il limite esatto fra
le due aree nemiche sia molto difficilmente identificabile, si ritiene
che esso fosse compreso fra la consolare Flaminia, nel suo percorso
più antico, in mano ai Bizantini, e la via Interamnana, in mano
ai Longobardi, che la utilizzarono per l'occupazione della Sabina occidentale,
fino a Farfa.Proprio
come città difrontiera, Terni vide nel 742 il solenne incontro
di Liutprando con papa Zaccaria, in seguito al quale il re longobardo
fece atto di rinuncia al possesso dei castelli occupati
in
quell'anno, compreso Narni, definendo un nuovo assetto territoriale
del suo regno nell'Italia Centrale. È probabile che proprio Liutprando
abbia costituito a Terni, in quell'occasione o poco prima, un gastaldato
per riaffermare, anche contro le spinte centrifughe dei Duchi di Spoleto,
il potere regio su questa parte di territorio del Regno.Durante
la prima fase del dominio longobardo la diocesi ternana fu soppressa
da Gregorio Magno, forse più per mancanza di fedeli che per riduzione
della popolazione, e fu assorbita da quella di Narni.Il
passaggio ai Franchi non mutò radicalmente la situazione, poiché
Terni continuò a dipendere dal Ducato di Spoleto, pur essendo
sede di un comes. La diocesi, alla fine dell'VIII secolo, fu annessa
a quella di Spoleto, ristabilendo così, ma a favore del Regno,
un'anomalia istituzionale. Proprio per questo motivo il Papato e la
diocesi narnese non smisero mai di rivendicare la sovranità su
Terni, facendosi forti della Promissio Carisiaca e dei capitolari successivi,
che affermavano la volontà dell'Impero di restituire Narni al
Papa.La
questione sembrò schiarirsi nel febbraio del 962 quando Ottone
I di Sassonia, all'interno di un suo notissimo privilegium, fra i numerosi
provvedimenti, riconobbe al Papa, Giovanni XIII della famiglia dei Crescenzi,
veri e propri feudatari del narnese, il possesso di Teramne con tutte
le sue pertinenze.La
cosa non ebbe seguito, probabilmente per le resistenze dei duchi e dei
vescovi di Spoleto, e soltanto la decisa opera di annessione dell'intero
Ducato di Spoleto da parte di Innocenzo III, nel 1198, riuscì
a fare di Terni un pezzo del Patrimonio di S.Pietro in Tuscia. Nel 1218,
Onorio III ricostituì il Capitolo Cattedrale nella chiesa di
S. Maria Assunta, ma dotandola di una competenza territoriale molto
esigua, esposta alle rivendicazioni di Narni, da una parte, e di Spoleto,
dall'altra.Quando
Terni entrò a far parte del potere temporale dei Papi era già
un Comune, con la magistratura dei due consoli e il Parlamento, ma con
una storia di lotte per la stessa sopravvivenza. Nel 1174 le soldataglie
del vescovo Cristiano di Magonza la presero e la distrussero con l'accusa
di non pagare le gabelle dovute.Al
momento in cui gli fu restituita la diocesi,
Terni
ebbe anche il Podestà e il Capitano del Popolo, apparentemente
in anticipo di qualche decennio rispetto ad altri comuni umbri.Nel
giugno del 1241 Terni si sottomise spontaneamente a Federico II, che
la individuò, forse per le sue vie di comunicazione con Roma,
come base della sua presenza nell'Italia Centrale durante il conflitto
che lo oppose, nel 1244, al papa Innocenzo IV e, come sede, nel 1247,
della dieta che avrebbe dovuto ridisegnare l'assetto amministrativo
e politico dell'Italia. Ma con la morte del sovrano, Terni tornò
all'obbedienza papale, anche se lo fece molto tardivamente, nel 1252.Nel
1294 il Comune si dotò di una nuova carica, i 'quattro di credenza'
o difensori del Popolo e, nel 1307, dei Priori.Durante
la Cattività avignonese continuò la resistenza al potere
papale e, schiacciata fra due fortissimi Comuni, come Spoleto e Narni,
fu costretta ad allearsi con Todi, che nominò fra il 1338 e il
1354 sette Podestà su dieci. Nel 1354 si sottomise al legato
Papale, il cardinale Egidio Albornoz.Alla
fine del XIV secolo cadde sotto la signoria di Andrea Tomacelli, uno
dei fratelli di Bonifacio IX, che ne fece una rocca di resistenza contro
le mire espansionistiche dei Visconti. Fra il 1408 e il 1415 fu occupata
dalle truppe di Ladislao I d'Angiò, che la sfruttò per
le sue operazioni contro Spoleto. Nel 1416 fu soggetta alla signoria
di Braccio da Montone, ma nel 1420 i mercenari al soldo di Martino V
la ricondussero sotto il potere papale. Le due occupazioni, nel 1434
e nel 1448, da parte delle truppe di Francesco Sforza, furono soltanto
sporadici episodi nel contesto della guerra per la supremazia fra Firenze
e Milano.Fra
il 1444 e il 1448, prima Eugenio IV e poi Niccolò V, modificarono
gli statuti comunali ed introdussero a Terni, come in altre parti del
Patrimonio, il Governatorato, dando così un'impronta accentratrice
all'amministrazione pontificia.Nel
luglio del 1527 Terni accolse con favore i Lanzichenecchi, di ritorno
dal sacco di Roma, e si schierò poco dopo con i Colonna nella
lotta che oppose Paolo III a gran parte della nobiltà dello Stato,
refrattaria ad accettare l'autoritarismo della Curia.In
questo periodo si ebbero anche guerre intestine tra nobili e borghesi,
che culminarono nel sanguinoso episodio del 25 agosto del 1564, in cui
avvenne la strage dei nobili ad opera della fazione dei Banderari, soffocata
dalla repressione del commissario apostolico, il cardinale Monte Valenti,
inviato da papa Pio IV. La durezza della repressione fu proporzionale
alla volontà del Papa di imporre una volta per tutte la sua autorità.Iniziò
un'epoca, di circa due secoli, in cui Terni, avendo perduto una sua
precisa identità, trovò in Roma un punto di riferimento.
Gli Aldobrandini e i Barberini furono per molti anni, nel corso del
XVII secolo, patroni della città: ternani, come Francesco Angeloni,
si recarono a Roma e si legarono a queste due famiglie. Viceversa, importanti
personaggi dell'arte e della cultura approdarono, da Roma, a Terni:
Antonio da Sangallo il Giovane per dirigere i
lavori
della cava paolina alla cascata delle Marmore (proprio a Terni trovò
la morte); Jacopo Barozzi da Vignola e Carlo Fontana per la riedificazione
del Ponte Romano, Carlo Maderno per la cava clementina e Girolamo Troppa
come decoratore di ville e palazzi cittadini.Alla
vigilia della temperie napoleonica, Terni faceva parte della Delegazione
di Spoleto, contava poco più di 8.000 anime, di cui il 40% era
distribuito nelle campagne ed il resto nel contesto cittadino. La diocesi
vantava 17 parrocchie con 80 chiese e 10 case religiose, tanto che il
clero rappresentava una consistente porzione del tessuto sociale, aveva
in mano le scuole ed era titolare di gran parte degli enti di pubblica
utilità. L'agricoltura, gestita con i contratti a mezzadria,
si basava soprattutto sulle colture arboricole, in particolare l'olivo.
Fra le industrie, che sfruttavano i numerosi corsi d'acqua della città,
c'erano una segheria idraulica aperta dal 1715, una ramiera inaugurata
nel 1730 e una ferriera, la cui concessione alla famiglia Gazzoli fu
rilasciata nel 1794.Il
sonno di questa piccola comunità fu bruscamente interrotto il
16 febbraio del 1797, quando il generale Louis Alexandre Berthier da
Spoleto dettò le condizioni di resa all'Armata Francese. Nel
marzo dello stesso anno, Terni fu dichiarato Municipio cantonale urbano
appartenente al Dipartimento del Clitumno, con capoluogo Spoleto. Geograficamente
si trovava a poca distanza del confine fra il territorio della Repubblica
Romana, termine con cui fu ridenominato il vecchio Stato Pontificio,
in mano ai francesi, e il Regno delle due Sicilie, nelle mani dei Borbone
di Napoli. Una sollevazione popolare contro gli occupanti ed un vano
tentativo di reprimerla precedettero soltanto di poche settimane l'arrivo,
il 14 agosto del 1799, delle truppe austro-russe del generale Gerlanitz,
che di fatto pose fine alla breve esperienza napoleonica.
Furono
ben presto ristabilite le Magistrature comunali precedenti ma, nonostante
una sostanziale fedeltà alla Chiesa, rimaneva forte il bisogno
di ridimensionare la pervasività del clero nelle vicende civili.
Nel febbraio del 1831 Terni accolse le avanguardie dell'esercito del
generale Sercognani che scendeva dalle Legazioni e dalla Marca, deciso
a dirigersi su Roma ed entrò a far parte del territorio delle
'Province Unite', formalmente distaccatosi dal resto dello Stato Pontificio.
Per circa un mese le truppe raccogliticce dei rivoltosi usarono Terni
come base per le imprese contro Rieti e Civita Castellana, ma la resistenza
papalina, il mancato aiuto della Francia e la reazione dell'Austria,
che nel frattempo aveva ripreso le Legazioni, indussero Sercognani ad
abbandonare l'impresa.
Il
ritorno di Terni al Papa fu immediato e ne seguì un periodo di
relativo benessere: nel 1842 fu ammodernata la ferriera, nel 1846 fu
inaugurato un moderno cotonificio, arrivò la ferrovia che la
collegava a Roma e ad Ancona.
L'esperienza
della Repubblica Romana, del 1848, segnò l'inizio di una svolta
politica: al contrario dei moti del 1831, l'adesione popolare fu piuttosto
consistente, tanto che Terni fu individuata come sede del 'Corpo di
osservazione degli Appennini'. Ma nel luglio di quell'anno anche questa
breve fase di liberazione dal giogo pontificio si esaurì. Alcuni
ternani seguirono Giuseppe Garibaldi che scappava verso la Romagna;
uno di essi, Giovanni Froscianti, diventerà uno dei suoi più
fidati collaboratori.
I
nuovi sentimenti popolari di chiara ribellione al potere papale, alimentati
soprattutto dai mazziniani, sfociarono in dimostrazioni contro la tassa
sul macinato nel 1850 e contro la tassazione delle attività artistiche
ed artigiane nel 1852. Il 20 settembre 1860 i bersaglieri piemontesi
del colonnello Brignone entrarono a Terni, attraverso la Porta Spoletina,
e vi rimasero, poiché Terni diventò sede del comando della
XV divisione. Il Plebiscito che seguì e formalizzò l'annessione
al Regno d'Italia vide 1 solo voto contrario a fronte di 3.461 voti
favorevoli.
La
sua posizione di città di confine fra il Regno d'Italia e lo
Stato Pontificio la fece diventare ben presto la base di appoggio per
le iniziative politiche e militari tese alla liberazione di Roma. Fra
il giugno e l'ottobre del 1867 partirono da Terni vari tentativi in
questo senso; prima quello di un centinaio di patrioti ternani, poi
quello di Menotti Garibaldi, che riuscì a prendere Montelibretti,
l'impresa di Enrico e Giovanni Cairoli, che fu fermata dai papalini
a Villa Glori e il tentativo di Giuseppe Garibaldi, che svanì
a Mentana [2]. Nel Museo nazionale di Mentana sono presenti, tra gli
altri, divisa, berretto e medaglie del ternano Anselmo Massarelli, nato
nel 1844, uno dei Mille presente con Garibaldi anche a Bezzecca nel
1866. Quello che non poterono i volontari garibaldini e mazziniani lo
fecero la diplomazia e le truppe del generale Raffaele Cadorna, che
il 6 settembre 1870 organizzò a Terni il suo quartiere generale,
mentre le truppe del IV Corpo d'armata piemontese prendevano posizione
ai confini; in città fu organizzato un ospedale militare e il
necessario per il vettovagliamento giornaliero dei soldati, tramite
ferrovia. L'11 settembre 1870 Cadorna lanciò il Proclama con
cui iniziava la campagna di guerra; il 20 settembre, esattamente dieci
anni dopo l'entrata a Terni, i bersaglieri sabaudi varcavano Porta Pia.
Dopo
l'annessione al Regno d'Italia, la volontà del Ministero della
Guerra, del Commissario per l'Umbria Gioacchino Napoleone Pepoli e degli
amministratori locali di fare di Terni un centro industriale e militare
portò all'edificazione della 'Fabbrica d'Armi' nel 1875 e alla
'Società degli Altiforni e Fonderie di Terni', nel 1881, su iniziativa
di un imprenditore belga, Cassian Bon e di Vincenzo Stefano Breda, destinata
alla produzione di corazze per le navi da guerra.
Nel
1884 il romano Angelo Sinigaglia acquistò ed ammodernò
la ferriera; nel 1885 il genovese Alessandro Centurini iniziò
la costruzione di un lanificio e jutificio; nel 1890 il torinese Antonio
Bosco costruì uno stabilimento per la produzione di attrezzi
agricoli; nel 1896 si costituì la 'Società Italiana del
Carburo di Calcio, Acetilene ed altri Gas', che gestiva non solo stabilimenti
per la produzione del carburo di calcio ma anche centrali idroelettriche.
Terni fu la quarta città italiana, in ordine di tempo, ad avere
l'illuminazione pubblica ad elettricità.
L'industrializzazione
creò, tuttavia, dei grossi problemi logistici per la scarsa disponibilità
di case e l'inadeguatezza dei servizi pubblici, a cui si aggiunsero
i pregiudizi della gente locale contro gli immigrati e la riottosità
dei titolari di fondi a concedere le aree necessarie ed i diritti di
sfruttamento delle acque per l'impiantistica e gli edifici. All'inizio
del XX secolo Terni era, comunque, fra le prime città industriali
italiane.
Con
l'industrializzazione della seconda metà dell'Ottocento fu necessario
istruire i giovani nelle attività professionali di tecnico. La
situazione dell'istruzione a Terni risultava in questo periodo estremamente
grave, mancando un qualsiasi tipo di scuola professionale o liceale.
A tal fine, nel 1861, fu istituito il Regio Istituto Tecnico (in seguito
Istituto Industriale e Liceo Scientifico), uno dei primi quattro in
Italia, che verso la fine dell'Ottocento, sotto la guida del prof. Luigi
Corradi, divenne rinomato attraendo giovani da ogni parte d'Italia.
Nel
1926 fu istituita la Provincia di Terni e il territorio comunale fu
ampliato fino a comprendere ben sette comuni precedenti. Decisivi in
questo senso i buoni rapporti che il podestà della citta', Elia
Rossi Passavanti, aveva con il governo fascista.
Nel
1943, con l'apporto di molti operai, fu costituita la brigata partigiana
'Antonio Gramsci', che durante la Resistenza operò sull'Appennino
umbro-marchigiano.
Nodo
industriale di primaria importanza, Terni fu oggetto di oltre cento
bombardamenti da parte degli Alleati durante la loro campagna di guerra
in Italia: l'11 agosto del 1943 un bombardamento aereo, senza che l'UNPA
facesse in tempo a lanciare l'allarme, provocò un numero elevatissimo
di vittime, quasi tutte civili, e la distruzione di gran parte degli
edifici. Gli inglesi del generale Alexander entrarono in città
il 13 giugno del 1944. Per i motivi di cui sopra, Terni è stata
insignita della Croce di Guerra al Valor Militare.
Già
dagli ultimi anni del XIX secolo con l'espansione della grande industria
la città passò dai 30.000 abitanti ai circa sessantamila
in poco tempo. Dopo la seconda guerra mondiale, la seconda ondata di
immigrazione interna fece superare la cifra dei centomila abitanti negli
anni sessanta, e allora nel nuovo Piano Regolatore degli architetti
Ridolfi e Franckl, si pensò che la città raggiungesse
facilmente i 200.000 in pochi decenni. Con la crisi della siderurgia
degli anni settanta e ottanta, il numero degli abitanti si è
stabilizzato sugli odierni 110.000 circa. L'area urbana rappresentata
dalla conca ternana raggiunge quasi 150.000 abitanti.
Feste,
tradizioni e iniziative
Ultima settimana di Gennaio - Contrometraggi - rassegna di cortometraggi
organizzata dall'Associazione Contromano
14 febbraio - San Valentino vescovo e martire, patrono della Città
e protettore degli innamorati, la basilica è situata a 2,5 km
dal centro e conserva il corpo del martire. Per tutto il mese di febbraio
la città è ricca di Eventi Valentiniani dedicati al patrono
della città e a tutti gli innamorati del mondo. Agli eventi religiosi
vengono affiancati concerti, mostre, conferenze, seminari, spettacoli
teatrali, premiazione, ecc.. Inoltre dal 2005 gli eventi si sono arricchiti
con gli stand di Cioccolentino, dove il cioccolato e la tradizione della
pasticceria ternana animano le vie del centro.
Aprile - Certamen Taciteum, concorso letterario riservato agli studenti
delle scuole secondarie italiane, che consiste in una prova di traduzione
di un testo latino dello storico Gaio Cornelio Tacito, (che si pensa)
nativo della città.
30 aprile - 1 maggio - Cantamaggio Ternano sfilata di carri allegorici,
antica tradizione legata al risveglio della primavera
Ultima domenica di Giugno - Festa delle acque - alla cascata delle Marmore
e al lago di Piediluco
Intero mese di Giugno - Giugno Cesano, nel piccolo paese di Cesi vengono
svolte varie manifestazioni teatrali, musicali affiancate alle taverne
di cucina tipica. le manifestazioni si concludono con un lungo Serpentone,
dove è possibile mangiare camminando per le vie del paese.
Giugno- Ephebia Rock Festival, manifestazione musicale che dopo un anno
di selezione si conclude a Terni con l'esibizione dei migliori gruppi
giovanili locali e non solo. Inoltre, partecipano gruppi già
conosciuti. Negli anni hanno suonato tra gli altri: Linea 77, The Ark,
Moltheni, Afterhours, Tre Allegri Ragazzi Morti, Casino Royale
Settembre - Es.Terni, festival internazionale della creazione contemporanea
Ottobre - Onu dei Giovani, programma dazione per la promozione
e la difesa dei diritti umani e della pace.
Novembre - CortoFonino Film Festival, manifestazione che premia i migliori
cortometraggi girati con i moderni telefoni cellulari, organizzata dall'Associazione
Culturale Libera Ilota e fondata da Giovanni Menicocci, Federico Moracci
e Roberto Papi. È il primo festival in Italia di cortometraggi
girati con il cellulare.
novembre - Filmfestival popoli e religioni, festival cinematografico
dedicato al dialogo interreligioso. Ideato dal vescovo Vincenzo Paglia,
è organizzato dall'Istituto di studi teologici e storico-sociali
diretto da Stefania Parisi nell'ambito del progetto cinema "Cielo
e Terra" coordinato da Arnaldo Casali. E' nato nel 2005.
Vari periodi dell'anno - Terniinjazz, manifestazione jazzistica nata
nel 2001.