
Città
di Castello, comune di quasi 40.000 abitanti della provincia di Perugia,
è il principale centro dell'alta valle del
Tevere. Molteplici fattori tra i quali la struttura architettonica di
spiccato carattere rinascimentale, il numero di abitanti e la densità
di popolazione, oltreché la posizione geografica e la parlata
dialettale la rendono senza dubbio la meno umbra delle città
umbre. Il territorio regala piacevoli sorprese al visitatore, in una
regione ricca di storia e di monumenti, con una cultura secolare e in
un ambiente dove il rispetto della natura è accompagnato ad una
vitale realtà industriale. Le numerose manifestazioni presenti
in ogni periodo dell'anno offrono al turista la possibilità di
arricchire la propria permanenza con momenti di arte, cultura, sport
e artigianato.
COME
ARRIVARE IN CITTA'
A dare il benvenuto in Umbria a chi proviene da Nord è l'Alta
Valle del Tevere, nella parte settentrionale della regione.
L'Alta Valle del Tevere si estende per circa 40 km, da Sansepolcro a
Umbertide, incuneata tra Toscana, Marche e Umbria, ed è attraversata
nella sua lunghezza dal fiume Tevere.
Città di Castello è il centro principale del Comprensorio
dell'Alta Valle del Tevere, di cui fanno parte altri sette Comuni: Citerna,
Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga,
San Giustino e Umbertide.
Città di Castello è inoltre anche la città ideale
da dove poter partire per fare delle escursioni in alcune delle più
caratteristiche località umbre come il Lago Trasimeno (km 90
circa), Gubbio (km 50), Perugia (km 60), Assisi (km 65), Spello (km
75), Foligno (km 80), Spoleto (km 105), Orvieto (km 125), Terni (km
130), Norcia (km 140) o visitare alcune città e centri della
Toscana come Sansepolcro (km 15), Anghiari (km 20), Cortona (km 50),
Arezzo (km 50) oppure spingersi fino nelle
Marche,
raggiungendo Urbino (km 75).
Arrivare in Alta Valle del Tevere significa poter ammirare le preziose
opere custodite nei musei del territorio, soggiornare in strutture caratteristiche,
prendere parte a eventi e manifestazioni organizzati in ogni stagione,
e accorgersi che qui ogni luogo è una scoperta.
ORIGINI
Sin dai tempi remoti, luogo fertile e ideale per insediamenti stabili
e coltivazioni, lAlta Valle del Tevere, di cui Città di
Castello è il capoluogo, ha legato le sue fortune al suo fiume.
La presenza delluomo è nota sin dal paleolitico medio inferiore:
il ritrovamento di palafitte e fondi di capanne sotto lattuale
chiesa di San Francesco ha condotto allipotesi di un primitivo
insediamento palafitticolo nella zona, da cui prese forma la città.
Dal
neolitico in avanti linsediamento nel territorio si fa sempre
più sistematico e organizzato, forse più che sulla pianura,
sui colli circostanti e lungo le vallate interne formate dagli affluenti
del Tevere.
Tra la fine delletà del bronzo e glinizi di quella
del ferro avvengono profondi cambiamenti e nella vallata si stanziano
gli Etruschi a destra del Tevere e gli Umbri alla sinistra, anche se
il fiume rappresenta, oltre che confine, anche punto dincontro
specie in funzione di difesa contro Roma.
STORIA
Sostanzialmente estranea alla penetrazione etrusca, avvenuta nei secc.
IX/VIII a.C., nel territorio di Città di Castello alla destra
del Tevere vi sono stati notevoli ritrovamenti, ora al Museo Archeologico
di Firenze. Qui si conservano anche mirabili bronzi arcaici, di raro
pregio, anche questi rinvenuti nellarea di Trestina, frazione
a sud di Città di Castello. Da zona contigua proviene uno specchio
etrusco di età ellenistica, ornato dalle raffigurazioni di Ercole,
Afrodite e Minerva.
Città italica di stirpe umbro-sabellica e sannita, della quale
parla Tolomeo, Città di Castello conservò sempre una certa
indipendenza dai confinanti Etruschi. Ma fin dal VII sec. a.C. la vallata
era collegata con le regioni adriatiche attraverso i valichi appenninici
e con lEtruria costiera, nel più ampio contesto delle grandi
direttrici di traffico da Sud-Ovest a Nord-Est che giungevano, per scopi
essenzialmente commerciali, sino al centro dEuropa. Dopo il 283
a.C. Roma assorbe via via gli Umbri e Città di Castello, con
il nome di Tifernum Tiberinum viene federata a Roma. Lordinamento
augusteo la include nella VI regio Umbra.
Tifernum Tiberinum fu Municipio fiorente sin dalla fine del I secolo,
anche in virtù della munificenza del potente patrono, Plinio
il Giovane, che nelle sue epistole scrive della città e del paesaggio
circostante con parole di schietta ammirazione.
Tifernum estendeva il suo territorio alla sinistra del Tevere in una
regione più tardi definita Massa Trabaria, sin quasi, forse alle
sorgenti dello stesso Tevere, oltrechè del Savio e del Marecchia.
Il nucleo romano centrale con ogni probabilità sorgeva nellattuale
area sud-ovest della città, in corrispondenza dei rioni Prato
e Mattonata dove in passato fu trovato un mosaico ascrivibile al II
sec.a.C. e dove in tempi recenti sono stati rinvenute porzioni consistenti
di antiche mura (e forse di un anfiteatro) di epoca romana.
Alcuni altri reperti sono conservati nella Sala Consiliare del Comune,
mentre i sarcofagi conservati nella Pinacoteca comunale
attestano
che anche nel III secolo risiedevano in loco ceti sociali capaci di
commissionare opere artistiche di buon livello.
I documenti attestanti la presenza di strutture riferite da un lato
a grandi ville legate al sistema di produzione schiavistico e dallaltro
a piccole proprietà terriere dimostra che la popolazione tifernate
godette, in età imperiale, di una certa agiatezza economica,
almeno negli strati sociali più elevati, dovuta a uneconomia
basata su agricoltura (e anche viticoltura), allevamento, raccolta
di legname direttamente trasportato a Roma per via fluviale, commercio,
ma anche su attività collaterali quali caccia e pesca.
In
seguito alla riforma di Diocleziano (285/305 d.C.) il territorio tifernate
fu incluso nella provincia Tuscia et Umbria sotto la diretta
amministrazione romana.
È questo il momento della diffusione del Cristianesimo che, secondo
tradizione, vede la città evangelizzata da San Crescenziano martirizzato
a sud-est della città (Pieve de Saddi).
Il primo Episcopus Tifernas ricordato, Eubodio, risale alla
metà del V sec. ma il personaggio più importante nella
storia della città di questo periodo è il vescovo Florido,
allepoca di Papa Gregorio Magno(540/604). Santo nella storia della
Chiesa, Florido fece risorgere la città, di cui è patrono,
dopo la distruzione operata dai Goti di Totila.
La diocesi estese la sua giurisdizione su un vastissimo territorio tra
la fine del VI sec. e linizio del VII anche sulle terre alla destra
del Tevere, sino alla Massa Verona (Pieve Santo Stefano e monte Coronaro),
alla Valle del Sovara (Anghiari), alla Pieve di SantAntimo (tra
Citerna e Monterchi dove anche allora cera una via di collegamento
per Arezzo).
Testimonianza altissima e rarissima di arte paleocristiana (secc.V/VI)
è il cosiddetto Tesoro di Canoscio, con preziosa
suppellettile liturgica, rinvenuto nel 1935.
Quando, alla fine del VI sec., Arezzo venne occupata dai Longobardi,
Città di Castello, divenuta Castrum Felicitatis, faceva parte
della cosiddetta Regio Castellorum dei Bizantini cioè la zona
di difesa in funzione di contrasto allavanzata longobarda, per
garantire la comunicazione tra Roma e Ravenna.
Più tardi, la lenta espansione dei Longobardi riuscì a
infiltrarsi al di qua della fortificazione bizantina sino al confine
con la Toscana. Nei sessantanni di dominazione longobarda Castrum
Felicitatis, elevata a contea da Re Liutprando, acquisisce notevole
importanza. Successivamente la città, schierata con Re Desiderio
contro Pipino, passò ai Franchi e per qualche tempo alla Chiesa,
che fa nominare da Re Carlo il Marchese Arimberto del Monte quale Vicario
della città (oltrechè di Arezzo) facendo cominciare così
linfluenza dei Bourbon su Città di Castello.
Costituitasi libero Comune, dotata di proprio ordinamento, attorno al
1100 (il primo console fu Cassolo nel 1167) con vasta giurisdizione
(da Cortona a Mercatello, da Borgo San Sepolcro a Urbania) Città
di Castello subì il contemporaneo dominio di Chiesa e Impero.
Recuperata la propria autonomia, la città acquisisce una tale
influenza politica da divenire punto strategico di importanza determinante
tra Perugia ed Arezzo. Ora filo-guelfa, ora filoghibellina, subì
alternativamente la sovranità dei due grandi poteri, con brevi
intervalli di libertà.
Dopo la lunga sovranità di Federico II, la città si lega
a Firenze e torna definitivamente allo Stato Ecclesiastico, pur con
ulteriori momenti di sopravvento ghibellino, con alcune terre altotiberine
ancora in mano longobarda e con ulteriore ampliamento della diocesi.
Dal 1257 al 1283 la città (denominata sin dal 1230 definitivamente
Civitas Castelli) inizia lespansione edilizia accrescendo da quattro
a dieci il numero delle Porte (Capitananze) corrispondenti alle rispettive
divisioni del territorio. Per i primi decenni del XIII secolo ci costituisce
una fase consolare-potestarile. Lo Statuto comunale del 1261 è
volto a conferire ampi poteri al Capitano del Popolo (eletto dal Consiglio
Generale) a scapito di quello del podestà. Liberati i servi della
gleba nel 1270, tre anni dopo la città si dà un nuovo
statuto con nuovi organismi di governo.
Nel 1323/1325 la città cade sotto la signoria dei Tarlati di
Pietramala, ghibellini aretini, mentre la signoria dei Malatesta riminesi
si estendeva sino a Borgo San Sepolcro. Saccentua in questo periodo
lingerenza nella politica tifernate di Firenze i cui Signori sono
parenti dei Malatesta e amici/tutori dei Pietramala da cui i Tifernati
si liberano con linsurrezione del 1334.
La crescente potenza raggiunta porta Civitas Castelli anche ad un rilevante
sviluppo economico che costituisce il presupposto per la notevole importanza
che contrassegnerà la città per lintero periodo
medievale e soprattutto per tutto il Rinascimento.
Con lo Statuto del 1336 la città viene affidata a otto priori,
verso la metà del 300 compare la figura del vicario (nominato
dal commissario pontificio), nel 1371 viene istituito il consiglio degli
otto di balìa. Tra le 56 corporazioni di Arti e Mestieri
(quali Coltriciai, Sartori, Calzolari e Conciatori, Tintori, Pellicciai,
Guardaioli e Bambagiai, Cimatori), governate da speciali statuti, attive
nel territorio, da notare in particolare la floridezza raggiunta da
quella dei Lanaioli; la fioritura di botteghe per la lavorazione delle
stoffe e dei panni attrae mercanti da Firenze, favorita dai buoni rapporti
con la città medicea. Sin dalla fine del 200 la stessa
famiglia Vitelli, destinata a divenire la Signoria locale si afferma
come famiglia di rango che esercita la mercatura.
LUniversità dei Lanari assurse a tale prestigio che il
Comune gli concesse lospedale di San Giacomo situato nella via
che ha mantenuto lantica denominazione.
Ma sono attivi, oltre ai notari e dottori in legge riuniti nel loro
Collegio, anche falegnami, fabbri, vasari, scalpellini, molinari, orefici,
fornaciai, barbieri, ortolani e boscaioli, cappellari, ferrari, mentre
nel contado leconomia curtense viene sostituita dalla mezzadria.
Alla supremazia di Brancaleone Guelfucci nel 300 venne posta fine
con la sollevazione del 1375 appoggiata dai Fiorentini con il recupero
della libertà di un comune peraltro ormai connotato da un governo
degenerato in una sorta di oligarchia. Dopo ulteriori rivolgimenti interni
e lotte con i potenti vicini, Città di Castello venne sottomessa
da Braccio Fortebraccio (1422/1424). Dopo una serie di lotte cruente
tra le maggiori famiglie tifernati per il predominio sulla città,
per qualche tempo in mano ai Montefeltro, e successivamente sotto la
protezione dei Fiorentini, emerse con forza il casato dei Vitelli. Con
Vitellozzo prima e con Niccolò poi, i Vitelli raggiungono legemonia
assoluta, respingendo anche ripetuti attacchi.
Nel 1474 Niccolò difese la città dallassalto pontificio
nel corso dei memorabili 80 giorni dassedio. Sconfitto ed esiliato
da Papa Sisto IV ad Urbino, otto anni dopo liberò la città
sotto le insegne dei Medici con laiuto dei Montefeltro, meritandosi
lappellativo di Padre della Patria. Gli successero
Paolo e Vitellozzo Vitelli.
I meriti della loro Signoria non furono solo politici. Quelli maggiori
e più duraturi sono quelli di natura artistica. Il loro mecenatismo
fece di Città di Castello un nodo strategico di varie tendenze
artistiche sino a farla divenire un angolo di Toscana in terra umbra
per lo stile architettonico delle dimore e dei palazzi, chiaramente
ispirati al gusto fiorentino.
Nellepoca a cavallo tra XV e XVI secolo alcuni tra i più
importanti artisti della penisola si vedono commissionare opere a Città
di Castello: da Raffaello a Luca Signorelli, da Vasari al Parmigianino,
da Gentile da Fabriano a Rosso Fiorentino, dal Doceno al Ghirlandaio.
La città diviene luogo di gradevole benessere dove vivono non
solo nobili e guerrieri ma anche infiniti letterati et valentissimi
dottori, mentre simpone la nascente arte della stampa che
viene fatta risalire al 1538 con Magister Mazzocchi.
I frequenti terremoti, le ripetute pestilenze (terribili furono già
quelle del 1347 e del 1400) e le piene del Tevere (tremenda quella del
1557) costituiscono flagelli ricorrenti (anche se servono a mitigare
le guerre intestine e a favorire periodi di tregua) mentre sono le Feste
a contribuire fare della città un luogo di molto piacere
e ad alimentare la fama degli abitanti quali gente ospitale e
munifica: sono soprattutto le Solennità Floridiane
con tornei, giostre e spettacoli, a caratterizzare quellepoca.
Dopo un breve dominio del Duca Valentino, che nel sanguinoso convegno
di Senigallia (1502) fece assassinare anche Vitellozzo Vitelli,
la città perde gradualmente la propria influenza e cade definitivamente
sotto il dominio dello Stato della Chiesa, anche se per tutto il 500
continua ad essere governata dai Vitelli, tra i quali emerge la figura
di Alessandro, uno dei più valorosi condottieri del suo tempo.
Arroccata entro le sue mura nel 600 Città di Castello non
subisce trasformazioni profonde anche se a livello urbanistico vengono
potenziati gli elementi strutturali controriformistici mentre dilaga
il gusto barocco.
La politica pontificia penalizza sensibilmente la città che viene
progressivamente chiusa agli scambi commerciali con lesterno ed
esclusa dalle principali vie di comunicazione, gravata per di più,
quale terra di confine, da dazi e gabelle doganali; uno scenario contrassegnato
oltretutto dalle ripetute pestilenze come quella del 1631 con conseguente
carestia che miete molte vittime.
Figura centrale del secolo è quella della cappuccina Suor Veronica
Giuliani, autrice di unesperienza ascetica eccezionale, stimmatizzata
e acclamata Santa già in vita.
Le molte confraternite in cui si riuniscono le rappresentanze artigianali
di arti e mestieri, non riescono a costituire un fenomeno economicamente
portante, mentre il buio culturale viene mitigato dalla fioritura di
numerose Accademie, la più importante delle quali, quella degli
Illuminati, edificò nel 1666 il Teatro, quarta struttura del
genere sorta in Italia.
Città di Castello fu la prima città umbra ad adottare,
alla fine del 700, gli Statuti della Rivoluzione giacobina con
lingresso delle truppe cisalpine (13 gennaio 1798) cui seguirono
(1 febbraio) i Francesi. Con la proclamazione della Repubblica Romana
(15 febbraio), nella piazza principale viene innalzato lAlbero
della Libertà ma di quel periodo la memoria maggiore resta purtroppo
la spoliazione artistica del territorio con la perdita del capolavoro
di Raffaello, Lo Sposalizio della Vergine, consegnato al
comandante della legione napoleonica occupante (29 gennaio). Un anno
terribile per la città massacrata da un tremendo sisma (30 settembre),
che seguiva quello terribile di nove anni prima.
Tutti i tentativi esperiti nell800 per rientrare in possesso delleccezionale
opera del Sanzio risultarono vani nonostante la dimostrata illegalità
della depredazione, perpetrata contro il volere stesso della municipalità
rivoluzionaria.
La rivolta contadina al grido di viva Maria(un motto che
copriva la parola dordine di morte ai Repubblicani, ai Giacobini,
agli Ebrei) dal clero e dagli aristocratici simpose in un paio
di mesi e il 5 maggio i 150 soldati francesi vengono uccisi insieme
ai componenti la municipalità repubblicana e lo stesso presidente,
sen. Giulio Bufalini, ex Marchese. Ripresa in mano dai Transalpini una
settimana dopo, al termine di un anno travagliato, nel giugno 1799,
cancellate le istituzioni borghesi repubblicane, Città di Castello
fu occupata dalle truppe austro-aretine che ristabilirono il potere
pontificio, restaurando lancien régime.
Nella prima metà dell800 Città di Castello
ebbe tre brevi parentesi di libertà: lannessione allImpero
Napoleonico (1809-1814) che portò anche a Città di Castello,
fra laltro, allabolizione della tassa sul macinato e allistituzione
dellufficio di stato civile; la costituzione, nel 1831, di un
Comitato Provvisorio, sullonda dei primi rivolgimenti risorgimentali;
ladesione alla Repubblica romana nel 1849, preceduta dai significativi
eventi della formazione della Guardia Civica e dalla cacciata dei Gesuiti,
che vide molti Tifernati, tra i quali Fulgenzio Fabrizi cadere in nome
della libertà , contro gli Austriaci.
Città di Castello si liberò dal dominio pontificio con
lingresso delle truppe piemontesi del generale Fanti, l11
settembre 1860, e il Plebiscito di adesione al Regno dItalia.
La seconda guerra mondiale ha effetti devastanti sulla città
che subisce 11 bombardamenti nelle settimane immediatamente precedenti
la liberazione da parte degli Alleati (22 luglio 1944) con la distruzione
di ponti, ferrovia, acquedotto, fabbricati civili e industriali nonché
i gravi danni al Torrione di Porta Santa Maria. La guerra partigiana
fu condotta nel territorio dalla Brigata durto San Faustino
e dalla Pio Borri nelle quali erano confluiti numerosi giovani,
la maggior parte dei quali, si arruolò poi nei ranghi della divisione
Cremona, continuando verso nord la guerra di Liberazione
e contribuendo, tra laltro, a liberare la città di Alfonsine.
Il tenente colonnello Venanzio Gabriotti, già medaglia al valor
militare nel primo conflitto mondiale nonché esponente politico
regionale di primo piano e amico personale del Vescovo Carlo Liviero
(personaggio di spicco della vita cittadina tra le due guerre), pagò
con la vita la sua fede nella libertà e fu trucidato dai nazisti
e fascisti sul greto del torrente Scatorbia il 9 maggio 1944. Una delle
pagine più eroiche della Resistenza, non solo umbra.
MUSEI
Centro delle Tradizioni Popolari a Villa Cappelletti
Fondazione Palazzo Albizzini "Collezione Burri"
Museo del Capitolo del Duomo di Città di Castello
Pinacoteca Comunale di Città di Castello
Raccolta Civica di Città di Castello
DA VEDERE NEI DINTORNI
Villa e Parco della Montesca
Eremo di Buonriposo
Terme di Fontecchio
Santuario di Belvedere
Basilica di Canoscio
Abbadia di Badia Petroia
Oratorio di San Crescentino
PERSONAGGI FAMOSI
Alberto Burri, pittore e scultore fra i più importanti del '900,
di cui si possono ammirare in
città numerose opere
Papa Celestino II
la famiglia Vitelli
l'attrice cinematografica Monica Bellucci
Daniele Bossari, che vi abita con la compagna Filippa Lagerback e la
loro figlia Stella.
Santa Veronica Giuliani (1660 - 1727)
Carlo Mercati atleta Campione del Mondo di canoa
MANIFESTAZIONI
Festival delle Nazioni (fine agosto): concerti di musica da camera vengono
effettuati nelle più belle chiese e nei palazzi della città.
Fiere di San Florido (14-15-16 novembre).
Fiere di San Bartolomeo (23-24-25 agosto).
Mostra Mercato Nazionale del Libro Antico (primo fine settimana di settembre).
Mostra Nazionale del Cavallo (secondo fine settimana di settembre).
Mostra Nazionale del Mobile in Stile.
Mostra del Tartufo Bianco e Prodotti Agroalimentari (primo fine settimana
di Novembre).
Giornate dell'Artigianato Storico, ultimo fine settimana di agosto:
nel centro storico della città (rione Prato) vengono ricreate
botteghe atigiane di antichi mestieri.
Rievocazione del Canto della Pasquella (vigilia dell'Epifania).
Ciclo di conferenze "Chiese e arte" (agosto-settembre).
Dicembre organistico (chiesa di San Francesco).
Festa della beata Margherita (4 maggio).
Festa del beato Carlo Liviero (30 maggio).
Festa di san Crescenziano (2 agosto).
Festa della beata Florida Cevoli (12 giugno).
Festa patronale di santa Veronica Giuliani (9 luglio).
Festa patronale della Madonna delle Grazie (26 agosto).
Festa della dedicazione della Basilica Cattedrale (23 agosto)
Festa di san Ventura (5 settembre).
Palio dell'Oca - Quartiere Mattonata - 1^ domenica di ottobre
Festa di san Donnino (12 ottobre).
Festa patronale dei santi Florido e Amanzio (13 novembre).
FONTE
INFORMAZIONI: Comune di Città di Castello