Amelia
è un comune di 11.833 abitanti in provincia di Terni.
ETIMOLOGIA
Localmente chiamata Ameria, la sua origine è incerta,
potrebbe derivare dall'antico Ameriola, in riferimento ad
uno dei comuni che si distendono al di là dell'Aniene.
Secondo altri deriverebbe dai nomi di persona etrusco-latini
amre, Amerius o forse da Cameria, antica città laziale.
DA VEDERE
Le imponenti Mura Poligonali che cingono unitamente, a quelle
romane e medievali il vasto e nobile centro storico sono
il monumento archeologico più rilevante. Nella parte
più alta dell'acropoli è possibile verificare
la presenza di una seconda cerchia più antica detta
"megalitica" di cui si possono osservare alcuni
imponenti tratti. Attualmente oggetto di restauro dopo il
crollo di circa ml 30 della cinta avvenuto il 18/01/2006
sono una accezionale testimonianza della grandezza della
città tra le più antiche d'Italia. La città
ospita inoltre un importante Museo archeologico allestito
nell'ex collegio Boccarini e contenente reperti preromani,
romani e dell'alto medioevo. Tra questi sono conservati
bolli e iscrizioni, cippi funerari, sarcofagi, parti di
statue e ritratti, tra cui la magnifica statua del Germanico,
noto condottiero romano. Dal 2003 sono esposti alcuni pregevoli
reperti provenienti dalla necropoli preromana dell'"ex
consorzio agrario". Imponente opera idraulica dell'ingegneria
romana la Cistera risalente al I secolo a.C. e situata a
Piazza Matteotti. Oggetto di restauro negli anni '90 la
cisterna è costituita da dieci ambienti contigui
ed aveva una capacità di mc. 4.000.000!
Notevoli
i Palazzi Rinascimentali tra i quali citiamo: Palazzo Petrignani,
Palazzo, Nacci, Palazzo Cansacchi, Palazzo Farrattini (opera
giovanile di Antonio da Sangallo), Palazzo Venturelli.
Numerose le chiese tra cui citiamo la Basilica Cattedrale,
la chiesa romano-gotica di Sant'Agostino, la chiesa di San
Francesco con il bel chiostro cinquecentesco e la facciata
romanica, la chiesa di San Magno annessa all'omonimo monastero
Benedettino il quale ospita una comunità di monache
presenti ad Amelia fin dal XI secolo.
Interessanti le quattro porte di accesso alla Città
tra cui citiamo la monumentale porta Romana (sec. XII -XVI).
TEATRO
SOCIALE
Nel 1780 un gruppo di nobili e di borghesi della città
di Amelia, allora fiorente centro dello Stato della Chiesa,
di secolari tradizioni culturali, si riunì deciso
ad uno sforzo comune per costruire un nuovo Teatro.
Tra i maggiorenti prevalse nettamente l'idea di realizzare
subito e con denaro privato il nuovo Teatro, dove popolo
e aristocrazia, il Ceto Civico e il Ceto Nobile, continuassero
insieme a godersi le "arie" dell'egemone melodramma
italiano, i minuetti e le danze che venivano dalla Francia,
le pantomime e i battibecchi che, col vecchio Goldoni, perpetuavano
la tradizione nostrana della Commedia dell'Arte.
Il 23 febbraio 1782 si tenne la "congragazione"
di fondazione, presieduta dal Marchese Orso Orsini, cui
parteciparono i primi 27 soci, subito portati a 36.
Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati al
Conte Stefano Cansacchi, architetto assai stimato anche
oltre i confini dello Stato, esponente dell'Accademia perugina
del Disegno, di cui faceva parte anche il giovanissimo Gian
Antonio Selva, il quale dieci anni dopo, avrebbe realizzato
a Venezia, appena trentanovenne, il Teatro della Fenice,
straordinariamente simile all'architettura, nell'impostazione
e persino nella decorazione al modello amerino. I lavori,
con la spesa di 4.000 scudi cominciarono subito e nel 1783
la struttura essenziale era eretta (tale infatti è
la data indicata sulla trabeazione dell'ingresso principale,
che reca il moto dedicatorio "HONESTO CIVIUM OBLECTAMENTO").
Numerosi sono stati gli interventi di ammodernamento e restauro,
che si sono succeduti negli oltre due secoli di vita del
Teatro. Nel 1823 fu aperta la fossa orchestrale o "golfo
mistico", per rispondere alle esigenze imposte dal
nuovo modello di opera lirica.
Nel 1866, eliminate due grandi statue che erano state poste
dal Cansacchi ad ornamento dei due lati del proscenio, furono
realizzati gli attuali sei palchi di proscenio, che, in
aggiunta ai 44 preesistenti, portarono il numero totale
dei palchi ai 50 attuali, distribuiti sui tre ordini (17
per ciascun ordine, con lo spazio centrale del primo ordine
occupato dalla porta d'ingresso) oltre allampio loggione
. Negli anni tra il 1880 e il 1886 tra l'altro, furono eseguite
le decorazioni e gli affreschi, che tuttora mirabilmente
ornano il Teatro, ad opera di Domenico Bruschi, artista
assai celebrato per i suoi interventi in altri teatri, tra
cui il Caio Melisso di Spoleto, e in edifici pubblici e
privati. A lui si deve anche lo stupendo telone raffigurante
il leggendario assedio di Amelia da parte del Barbarossa,
che si affiancò all'altro preziosissimo, di squisita
fattura settecentesca, ed il vivace affresco, che decora
la volta della sala principale.
Nel 1912-1913 il Teatro venne dotato di illuminazione elettrica.
I lavori di ristrutturazione eseguiti tra il 1982 e il 1985,
con un ingente contributo da parte della Società
Teatrale, hanno consentito di ottenere il parere favorevole
della Commissione Provinciale di Vigilanza sui pubblici
spettacoli e quindi, dicembre 1995, l'agibilità dei
locali ai sensi della legge.
Lultimo restauro terminato nel 2006 ha consentito
il recupero dello spazio esterno adattato a teatro allaperto
(220 posti ca.) e comprendente il belvedere sottostante
la splendida vallata nonché, nel sotterraneo, una
nuova sala del ridotto debitamente attrezzata di tutti i
confort.
Il teatro amerino costituisce uno dei rari residui esemplari
di teatro settecentesco realizzato interamente in legno,
dalle strutture ai meccanismi scenici tuttora perfettamente
funzionanti, nel corso della sua storia. Il Teatro, tuttoggi
di proprietà della stessa Società Teatrale
sorta per la sua realizzazione, ha ospitato tutte le maggiori
opere liriche del repertorio italiano settecentesco ed ottocentesco,
con la partecipazione dei più grandi artisti italiani
e stranieri, nonché spettacoli di musica sinfonica
e cameristica. Da menzionare anche lampio palcoscenico,
di notevole altezza utilizzato come scenografia per 42 film
alcuni celeberrimi come il Marchese del Grillo
con A. Sordi o il Pinocchio di Comencini con
N. Manfredi.
Il Ministero dei Beni Culturali a dichiarato il Teatro di
Amelia monumento di particolare interesse storico ed artistico.
MANIFESTAZIONI
Maggio
Organistico Amerino Festival Internazionale d'Organo e musica
antica
Palio
dei Colombi
Amelia
Estate
Amelia
Segreta - musica ed arte nei palazzi Storici
STORIA
Amelia, come città, ha certamente un origine millenaria,
già Plinio il Vecchio riporta quanto scritto da Catone
nelle Origines, attestando la fondazione di Amelia nel 1134
a.C. e quindi nove secoli prima della costruzione di Roma.
La leggenda vuole che la città prenda il nome dal
mitico re Amer o Ameroe, quello che è certo è
che labitato, per la sua particolare posizione geografica
ha avuto sicuramente una grande importanza nellevoluzione
delle culture protostoriche tra il Lazio e lUmbria.
Il primitivo insediamento abitativo di Amelia si sviluppò
probabilmente sullAcropoli, ossia la collina più
alta e ben difesa dalla posizione naturale, dominante il
sottostante territorio costituito da insediamenti sparsi.
Nellarea dellAcropoli sono ben visibili i resti
di una cerchia muraria megalitica risalente allVIII
VII sec. a.C. La costruzione delle imponenti mura
in opera poligonale, risalente secondo alcuni storici al
VI secolo e IV secolo, ma con più probabilità
del III sec. a.C., formate da poderosi blocchi in calcare
perfettamente connessi a secco, che si conservano per una
lunghezza di circa 800 metri e unaltezza di 8 metri,
conferì alla città la sua definitiva conformazione,
che corrisponde allattuale ampio centro storico. Quanto
riportato da Catone sta trovando conferma con le più
recenti scoperte archeologiche ed in particolare va sottolineato
che nel 2006 al di sopra di un tratto della cinta muraria
poligonale, interessata da un rovinoso crollo (zona sud-est),
sono stati rinvenuti i resti di un villaggio risalente al
X secolo a.C. Il tragico evento del crollo, avvenuto il
18/01/2006 sta mettendo in luce, grazie allo scavo sistematico
in corso, anche aspetti prima ignorati o quasi concernenti
la tecnica di costruzione delle mura stesse ed informazioni
estremamente interessanti della cinta amerina e più
in generale della tecnica di costruzione delle mura Poligonali.
Quindi anche se le prime testimonianze del centro umbro
di Amelia rimandano alletà del Bronzo è
comunque possibile, grazie anche al susseguirsi delle scoperte
archeologiche, leggere la continuità di vita del
primitivo abitato, dalletà del Ferro al pieno
arcaismo. Da evidenziare come la città anche in epoca
molto antica abbia forti contatti, non tanto con il retroterra
umbro (area ternana ad esempio), ma con i vicini distretti
etruschi ed italici, ciò è testimoniato anche
dal recente rinvenimento nel 2001, di una importante necropoli
avvenuto dopo labbattimento dellex Consorzio
Agrario, i cui scavi hanno permesso, non solo di rinvenire
numerose tombe con ricchi corredi funerari, riferibili ad
un arco cronologico compreso tra il VII- VI sec a.C. e il
II sec. d.C., ma di ricostruire i rapporti commerciali di
Amelia con le altre popolazioni dellEtruria meridionale
e dellagro falisco, nonché contatti frequenti
con i centri della Magna Grecia. Da sottolineare il livello
di vita, piuttosto agiato, dei suoi abitanti. Tale scoperta
aggiunge un tassello fondamentale, unitamente a quella più
recente al di sopra della cinta muraria, per la ricostruzione
della storia dellantico abitato originariamente offerta
soprattutto dai corredi rinvenuti nel secolo scorso in alcune
tombe a camera con annessa area sacra nella zona di Pantanelli,
a sud-ovest della città, relativi allarco del
IV-II sec. a.C. e in parte conservati in importanti musei
come il British Museum, oltre che da singoli e sporadici
ritrovamenti relativi a bronzetti, figure di guerrieri,
semplici ex voto di offerenti, o ancora i frammenti di una
iscrizione incisa su lamina bronzea con dedica votiva a
Zeus (CIL, XI, 100). Anche se la definizione giuridica di
Ameria come municipio risale alla prima metà del
I sec. a.C., numerosi elementi indicano l'influenza della
cultura romana fin dal III sec. a.C. La città era
iscritta nelle liste della tribù Clustemina e si
sviluppò sullo stesso sito precedentemente occupato
dallinsediamento umbro. La presenza della Via Amerina,
la cui apertura risale nel 240 a.C., a certamente favorito
la penetrazione da Roma verso nord. Il tracciato, che razionalizzava
una viabilità più antica, costituiva, infatti,
il percorso più breve tra Roma e lUmbria attraverso
larea falisca ed etrusca: limportante arteria,
descritta nella Tabula Peutingeriana, aveva origine nel
territorio di Veio (a statio ad Vacanas) e, attraverso Nepi,
Castellum Amerinum, Amelia, Todi e Perugia, confluiva a
Chiusi nella Cassia. Il municipio, che aveva una estensione
di circa il doppio dellattuale territorio comunale,
fu iscritto alla VI Regione augustea e aveva ben tre porti
sul Tevere uno ad Alviano, uno ad Atttigliano e l'ultimo
ad Orte in località Seripola dove si trovano tuttora
interessantissimi resti archeologici, purtroppo scarsamente
valorizzati. Da rilevare che studi recenti, seguiti da convegni,
anche a carattere internazionale, hanno attributo all'"agro
amerino" un ruolo notevole grazie alla produzione di
laterizi. Numerosi indizi, evidenziano come questa produzione
avvenisse su larga scala, con numerose fornaci e un sistema
di trasporti facilitato dalla presenza del fiume Tevere.
Quindi non solo l'agricoltura, ma anche, diremo oggi, "l'industria",
hanno caratterizzato l'economia di questo territorio, un
aspetto fino pochi anni fa ancora sconosciuto. Durante la
dominazione romana Amelia ha goduto di un periodo di magnificenza:
ciò è testimoniato dalle numerose emergenze
archeologiche, incorporate nellattuale centro storico
(resti di terme, cisterne, edifici, mosaici e così
via), molte delle quali reinserite nelle costruzioni di
periodi successivi. Lattestazione ad Amelia di un
teatro, di un anfiteatro e di un probabile campus, insieme
alle numerose ville sparse sul territorio, attestano la
fiorente economia e limportanza del municipio romano.
Tale prosperità traspare anche dal ritrovamento,
nel 1963, della bellissima statua in bronzo raffigurante
Germanico (m. 2,14) ora ospitata nel Museo Archeologico-
Ex Collegio Boccalini. Lesposizione comprende materiali
eterogenei, per lo più lapidei e di età romana.
Da ricordare una preziosa ara neoattica di marmo del I sec.d.C.,
decorata con festoni e scena di danza, un leone funerario
e un capitello ornato da trofei. Lantico municipio
romano di Ameria va inoltre ricordato per essere stato uno
dei territori più rappresentativi della media valle
del Tevere, grazie alla localizzazione delle più
importanti fornaci che hanno alimentato il mercato romano
in età imperiale. Catone non è il solo a conoscere
il toponimo umbro in epoca romana dato che anche Cicerone,
nella nota orazione Pro Sexto Roscio Amerino, lo richiama.
Appartenente alla gens Roscia fu il protagonista di una
delle prime cause perorate da Cicerone; Sexto Roscio era
un nobile di Amelia sostenitore di Silla nella guerra che
lo oppose a Mario. Venne ucciso da un tal Crisostomo, su
mandato dello stesso Silla, del quale aveva perso i favori,
ma del delitto venne accusato il figlio per poter confiscare
le terre alla famiglia. La difesa che ne fece il giovane
Cicerone fu loccasione per denunciare i mali della
dittatura: il giovane fu assolto e il vero colpevole condannato.
Per quanto riguarda il sorgere del Cristianesimo, anche
se non si hanno fonti al riguardo, è lecito dedurre
che grazie alla vicinanza con Roma e alla presenza della
via Amerina non siano mancati proseliti della nuova religione
fin dagli albori. E certo che Amelia divenne sede
vescovile intorno allanno 363 con il vescovo Ortoduphus.
Nel 548 Amelia fu saccheggiata dai Goti di Totila, successivamente
fu dominata da Faraoldo I Duca longobardo di Spoleto (579)
e poi passò ai Romano-Bizantini. Appartenne infine
alla Chiesa, che provvide, sotto il pontificato di Leone
IV, nel IX sec., a restaurare la mura per far fronte alle
frequenti incursioni dei saraceni.
Non si conosce esattamente la data in cui Amelia divenne
Comune, è storicamente accertato tuttavia che la
città combatté una guerra di comuni a fianco
di Todi e Foligno contro Perugia, Orvieto e Gubbio nel 1065.
Pertanto si può affermare che allepoca la città
aveva una consistente organizzazione comunale. Preposti
alla reggenza del Comune erano i Consoli (due o quattro),
che venivano eletti tra gli uomini più rappresentativi
della città. Nel 1208 innanzi allAbbazia di
San Secondo fu stipulato un trattato di pace con Todi, che
questa ultima interpretò come una vera e propria
sottomissione della città, il cui controllo sarebbe
stato determinante per allontanare lingerenza di Orvieto,
suo acerrimo nemico. Nellambito della lotta tra Papato
ed Impero la città di Amelia, a causa della propensione
nei confronti della Chiesa, subì nel 1240 un saccheggio
ad opera delle truppe di Federico II. Seguì la decadenza
del Comune e il suo coinvolgimento nelle dispute tra Guelfi
e Ghibellini.
Intorno alla metà del XIV la politica della città
fu influenzata dal Cardinale Egidio di Albornoz, il quale
riuscì a togliere diversi gravosi oneri che Amelia
aveva nei confronti di Todi ed operò ritocchi alla
Riformanze conservate nellarchivio storico comunale
insieme agli altri codici e agli Statuti, esempi di arte
legislativa che dimostrano quanto fosse reso funzionale
lordinamento comunale. Tra la fine del XIV e linizio
del XV secolo Amelia incappò in un periodo di tremenda
carestia, i cui effetti furono aggravati dai tributi imposti
da Roma. L11 novembre 1417 fu eletto Papa il Cardinale
Ottone Colonna (Martino V), il quale avendo frequentato
Amelia confermò i suoi privilegi verso la città
la quale, da ciò confortata, iniziò a riprendersi.
Nel 1426 San Bernardino da Siena predicò in Amelia
contro la bestemmia e lusura. Amelia, pur condizionata
essenzialmente dallo Stato della Chiesa, continuava con
alacrità a difendere i criteri di autonomia e di
libertà comunale, incoraggiata dagli auspici di un
illustra amerino, Mons. Angelo Geraldini. Nel 1476 Papa
Sisto IV, allontanandosi da Roma dove infieriva la peste,
fu ospitato ad Amelia dai Geraldini.
Il Rinascimento ad Amelia è un periodo di grande
splendore per la Città che si rinnova nella sua architettura
con la costruzione di numerosi palazzi di particolare pregio
architettonico ed artistico che conferiscono al centro storico,
nell'affascinante lettura delle stratificazioni presenti,
una particolare ricchezza e nobiltà, tanto da distinguerlo,
e da conferirgli una sua propria specificità nel
panorama regionale. Le tante famiglie nobili presenti tra
le quali citiamo i Cansacchi, i Boccarini, i Clementini,
i Petrignani, i Nacci, i Venturelli occupano in questo florido
periodo posizioni di potere nella curia romana come Hippo
e Cesare Nacci, questultimo vice legato papale, il
cardinale Archileggi, Fantino Petrignani, Batolomeo II e
III Farrattini (prefetti della fabbrica di San Pietro),
Clemente Clementini, ma sono soprattutto le vicende della
famiglia Geraldini che ebbe lopportunità di
stringere relazioni fruttuose con potenti famiglie, fra
cui gli Orsini, i Colonna, i Borgia ad avere un ruolo di
particolare interesse. Nella storia politica della Chiesa,
infattti, i Geraldini ebbero un ruolo significativo in diverse
occasioni, a partire dallo stretto rapporto tra il papato
e gli Aragona di Spagna, che tanto peso ebbe sulla storia
dItalia. La famiglia contava molti membri nel clero
secolare ai quali, per dignità di pensiero, per la
fermezza e labilità politica, spettarono incarichi
prestigiosi: diplomatici, governatori di città, abbreviatori
nelle lettere apostoli, vescovi. Tali rapporti con la città
eterna permisero a molti importanti artisti di avere committenze
ad Amelia, tra essi ricordiamo Antonio da Sangallo, Livio
Agresti, gli Zuccari. La città int è meta
di visite di Pontefici, riceve e mantiene dopo i conclavi,
i privilegi. Agli inizi del 500 Amelia è tutta
un cantiere, le residenze nobiliari si installano lungo
il tracciato delle persistenze antiche, da porta Romana
alla croce di Borgo. Amelia diventa loccasione di
riposo dopo le fatiche e le relazioni politiche e religiose
per cardinali e vescovi, lo spazio di libero incontro con
il resto della famiglia e della comunità. Alcuni
di loro, dediti più degli altri ai piaceri dellarte
e del collezionismo antiquario, trasformano queste dimore
in forma pubblica e privata insieme. Commissionano come
segno e rappresentazione di una posizione ormai acquisita,
cicli a fresco allinterno dei lori palazzi nobiliari,
a metà tra il palazzo monumentale di città,
tipico della grande famiglia e la casa di campagna, a misura
di una vita domestica quotidiana. Si assiste, infatti, nella
seconda metà del 500, in territorio umbro-laziale
anche ad una radicale trasformazione della tipologia decorativa
allinterno: in particolare Amelia rappresenta in tal
senso una testimonianza autorevole dellorientamento
di una nuova decorazione delle sale di rappresentanza, incentrata
sullutilizzo del fregio dipinto continuo. Ciò
ha fatto ipotizzare, a studionsi autorevoli,la nascita e
lo sviluppo nella città stessa di una vera e propria
scuola amerina con tanto di committenze ed artisti
di rilievo come Pier Matteo dAmelia. Nei secoli successivi,
fino al Risorgimento, la storia di Amelia si identifica
con quella dello Stato della Chiesa.
ECONOMIA
L'agricoltura costituisce da sempre l'attività caratterizzante
del territorio amerino. Autori latini come Varrone, Columella
ricordano Amelia per la particolare disciplina e cura delle
coltivazioni oltre che per l'elevata qualità delle
produzioni agricole. Il poeta latino Virgilio nel primo
libro delle Georgiche così ricorda la pazienza con
la quale i vignaioli del tempo si dedicavano, in questi
luoghi ameni, all'arte della coltivazione della vite: "Atque
amerina parant lentae retinacula viti". Le culture
agricole, vigneti, uliveti, seminativi, si fondono con l'ambiente
naturale creando un equilibrio unico di forme e colori,
testimonianza diretta di una "cultura" del paesaggio
ancora presente tanto che lo stesso è considerato
tra le venti realtà rurali italiane da preservare.
Per il particolare microclima e la presenza di una specie
autoctona, di grande qualità la produzione di olio,
tra i migliori della penisola (nel 2007 il prestigioso "Ercole
Olivario" è stato vinto da un'azienda locale)
e di vino (zona doc dell'Amerino). Da citare una produzione
tipica di Amelia che è quella dei fichi secchi, anche
essi noti fin dall'antichità, i quali, lavorati ancora
con metodi artigianali, costituiscono una rinomata specialità
dolciaria nota in tutto il mondo con il marchio "Fichi
Girotti". A partire dagli anni '90 particolarmente
rilevante lo sviluppo delle attività extralberghiere
(agriturismo, country house, affittacamere, residenze d'epoca)
con un'offerta qualitativa di buon livello. Il settore agroalimentare,
un tempo dominato dall'attività del Molino Cooperativo
e dal Pastificio Federici dopo la crisi e il fallimento
del primo all'inizio degli anni '90 e del secondo nel 2005,
ha vissuto una crisi economica notevole con pesanti riflessi
nel tessuto economico-sociale. Recenti e consistenti investimenti
di importanti gruppi industriali hanno consentito tuttavia
una inversione di tendenza nel settore con la presenza di
rilevanti attività nel campo agroalimentare e di
marchi prestigiosi quali: Interpan, Ovito, Fattoria Novelli.
Tra le altre attività economiche si citano infine
le numerose attività artigianali oltre che le piccole
e medie industrie metalmeccaniche. Il turismo di qualità,
sempre più considerato vero volano del territorio,
non ha trovato ancora il necessario sviluppo anche se le
statistiche mostrano un costante e incoraggiante aumento
con veri e propri record in termini di incrementi relativi
con particolare riferimento alle presenze straniere.