Giano
dell'Umbria è un comune di 3.619 abitanti della provincia
di Perugia. Di origine romana, Giano conserva di questo
periodo della sua storia alcuni tratti di mura e qualche
materiale di scavo di una villa custoditi nel Palazzo Municipale.
Di età medievale sono invece la chiesa di San Michele
e la chiesa di San Francesco (entrambe del XIV secolo).
Quest'ultima è impreziosita da pregevoli affreschi
del '300.
BASTARDO
Bastardo è una frazione del comune di Giano dell'Umbria.
La frazione (290 m s.l.m.) si è sviluppata soprattutto
nel dopoguerra, ed ora rappresenta la zona più abitata
ed industrializzata dell'intero territorio comunale (secondo
i dati Istat, censimento 2001, conta 1.549 residenti. Il
nome originale, Osteria del Bastardo, era dovuto agli incerti
natali del gestore di un'antica stazione di posta lungo
la via Flaminia. Negli anni '20 è stato abbreviato
nella curiosa forma odierna. Gia nel 1933, comunque, si
cominciò a sentire l'esigenza di modificare il nome
del paese: tra quelli proposti, anche in anni successivi,
Villa Romana, Termoelettropoli o Lignilia. Nessuno di questi
tentativi è andato a buon fine: al giorno d'oggi,
specie tra gli abitanti più giovani, la popolarità
del nome del paese è altissima. territorio è
ricco di appezzamenti di olivi, per la produzione di un
pregiato olio. Vi si trovano anche alcune aziende per la
produzione dell'olio d'oliva, come ad esempio Farchioni.
La zona è nota anche per la presenza della centrale
termoelettrica "Pietro Vannucci", nel territorio
prospiciente Gualdo Cattaneo. Essa è costituita da
due sezioni a vapore da 75 MW, alimentate da carbone e olio
combustibile ed entrate in servizio nel 1967. Oggi sono
sfruttate costantemente ed a pieno carico. Il raffreddamento
dell'impianto avviene con delle torri che però non
usano acqua proveniente da sorgenti fredde. Data la presenza
di rondini che nidificano nella struttura, l'impianto è
stato soprannominato "centrale delle rondini".
Da vedere: il Ponte romano sull'antica Via Flaminia, l'Abbazia
di San Felice di Giano, in stile romanico, attualmente casa
madre della congregazione dei Missionari del Preziosissimo
Sangue, i reperti archeologici di un'antica villa romana,
rinvenuti in località Toccioli.
CASTAGNOLA
E' una frazione che secondo i dati del censimento Istat
2001 ha appena 22 abitanti, ma contava, nel 2008, circa
15 residenti. Il paese si trova ad una quota di 483 m s.l.m..
Da vedere il castello che appartenne, dal 1383 al 1439,
ai Trinci di Foligno. La presenza dell'aquila tuderte, sulla
porta del castello, però denuncia il fatto che nel
XVI secolo cadde sotto il dominio di Todi. Le mura sono
presenti ancora nella vecchia parte di accesso del paese,
insieme alla torre di sentina che è stata trasformata
nella torre campanaria della chiesa di Santa Croce inglobata
da una parte di mura. Di interesse anche la vicina chiesa
della Madonna del Fosco, posizionata nei pressi del paese
e meta di numerose processioni provenienti dai paesi limitrofi
nelle domeniche di maggio ed a ferragosto.
MONTECCHIO
Frazione di 123 abitanti. Il piccolo borgo si trova a 451
m s.l.m., su un colle che domina il tracciato dell'antica
via Flaminia. La zona di Giano, Montecchio e Castagnola
anticamente veniva chiamata "Normannia", per via
del campo normanno stabilitovisi quando questi dovettero
attaccare le terre del granduca di Spoleto. Il castello
venne edificato intorno al X secolo e divenne proprietà
dei signori di Giano, in base alle informazioni provenienti
da un registro ecclesiastico compilato nel 1192. Nel 1247,
assieme a Giano ed a Castagnola, si pose sotto la giurisdizione
di Spoleto, che nel 1293 nominò vicario un tale Apollonio
di Aldobrandino. Gia nel 1321, però, passò
a Todi e nel 1373 vi fu fatta edificare la Rocca Regia (o
Rocca di Todi) per volere di Gregorio XI. Nel 1392 passò
al signore di Foligno, Ugolino III Trinci, che lo ebbe come
vicariato da Bonifacio IX per cinque anni. Un altro Trinci,
Corrado XV, nel 1435 lo restituì al governatore di
Perugia, monsignor Alberti. Nel 1530 le sue mura ospitarono
per qualche giorno Clemente VII, al ritorno da Bologna e
diretto a Roma, mentre nel 1553 fu assalito da truppe francesi
dirette a Napoli, e gli abitanti si rifugiarono sulle montagne
circostanti. Sotto lo Stato della Chiesa fu appodiato a
Spoleto (dal 1516 al 1816), mentre dopo l'Unità d'Italia
del 1861 passò definitivamente al comune di Giano.
Da vedere la cinta muraria (XIV secolo) ben conservata che
è stata edificata su mura ancora più antiche
(XII secolo). Sulla porta d'ingresso al castello è
ancora possibile scorgere lo stemma di Spoleto; la piazza
centrale, su cui da il palazzo della comunità (XVI
secolo); la chiesa di San Bartolomeo, a navata unica e con
cinque campate coperte a capriate, contiene numerosi frammenti
di affreschi e sculture antiche. Nelle immediate vicinanze
del castello, in basso, si trovava un antico ospedale per
i viandanti, funzionante fino al XVIII secolo, posto lungo
il tracciato della Flaminia.