Dobbiaco
(in tedesco Toblach) è un comune di 3.263 abitanti
della Provincia Autonoma di Bolzano; è un comune
delle Tre Cime, assieme ai comuni di Sesto e San Candido.
Dobbiaco si trova a 1.256 metri sopra il livello del mare,
in val Pusteria, la cosiddetta valle verde, protetto a sud
dalle pareti rocciose delle Dolomiti (Cima Nove, Monte Serla)
mentre dall'altro lato troviamo la catena delle Alpi dei
Tauri occidentali (Cornetto di Confine, Corno di Fana) e
delle Alpi Carniche, le quali vanno a formare la conca di
Dobbiaco. Dobbiaco è anche detta la porta sulle Dolomiti.
Dobbiaco giace in una posizione strategica, essendo situata
sull'incrocio tra le più importanti vie di comunicazione
che portano da Venezia fino alla Baviera e dalla Valle dell'Adige
alla Valle della Drava. Dobbiaco è divisa in due
parti dallo spartiacque alpino della sella di Dobbiaco ed
è inoltre bagnata dal fiume Drava: questo nasce a
est del paese e, pur essendo ancora, a poca distanza dalla
sorgente, un modesto rigagnolo, ha la particolarità
di confluire nel Danubio, il corso d'acqua più lungo
il cui bacino sia compreso (sia pure per un piccolo tratto)
nel territorio della Repubblica Italiana. Occupando anche
un territorio al di là dello spartiacque, Dobbiaco,
benché politicamente italiana, si trova in parte
al di là del territorio fisico dell'Italia, che di
norma è interamente compreso nel bacino del Mediterraneo
(la Drava e il Danubio appartengono invece al bacino del
Mar Nero). Altro fiume importante, che scorre ai piedi del
paese, è la Rienza, che nasce ai piedi delle Tre
Cime di Lavaredo e, passando per il lago di Dobbiaco, si
accinge a percorrere tutta la val Pusteria fino a Bressanone,
ove sfocerà nell'Isarco, che a sua volta confluisce
nell'Adige. Questo fiume appartiene perciò al bacino
del Mar Adriatico. Il paese è suddiviso in due zone
denominate "Dobbiaco Vecchia", che si trova in
posizione maggiormente elevata (1.256 m s.l.m.[4]) e precisamente
all'interno della valle San Silvestro (l'omonimo rio è
un affluente della Rienza) e "Dobbiaco Nuova",
sorta agli inizi del Novecento in prossimità della
stazione ferroviaria e costituita proprio a cavallo della
sella. Le due zone sono nettamente separate dal transito
della statale della Pusteria. Il territorio comunale ha
una superficie complessiva di 126,33 km², di cui 11,5
km² sono occupati da insediamenti abitativi. Sotto
l'aspetto geologico, il paese di Dobbiaco si trova sulla
Linea Pusterese che è quanto dire al confine tra
le Alpi Centro-orientali e quelle Sud-orientali. Questa
linea comincia a Mules (Alta Valle Isarco), passa al di
sopra del lato settentrionale della Bassa Pusteria fino
a Brunico, e prosegue a nord del centro della valle, attraversa
il lato esterno di Anterselva, continua in Val Casies, e
da qui attraverso la località Franadega, Candelle
e quindi Prato alla Drava. Alcune aree del territorio comunale
di Dobbiaco sono comprese nel parco naturale Dolomiti di
Sesto e nel parco naturale Fanes - Sennes e Braies.
CHIESA
DI S. GIOVANNI BATTISTA
La chiesa di San Giovanni Battista è il principale
edificio religioso del paese. Sorge sui resti, oggi non
più visibili, di quella costruita dai benedettini
nella prima metà del IX secolo. L'attuale struttura,
progettata dall'architetto dobbiacense Rudolf Schraffl,
risale al 1764-1774. La torre campanaria, che si trova sul
lato nord-ovest della navata centrale, fu completata soltanto
nel 1804. La parrocchiale di Dobbiaco è considerata
la più importante e riuscita chiesa barocca della
val Pusteria. Risparmiata dagli appesantimenti, dagli orpelli
indiscriminati e dagli svolazzi rococò che affliggono
molte chiese dell'Alta Pusteria edificate nel medesimo stile,
il suo impianto offre all'esterno linee leggere e forme
ben proporzionate. Gli affreschi del soffitto, raffiguranti
la storia di San Giovanni Battista, così come la
pala dell'altare e la maggior parte degli altri dipinti,
sono opera di Franz Anton Zeiler. A Johann Perger si devono
invece i bei complessi scultorei dell'altare maggiore e
del tabernacolo. Tre sono i San Giovanni rappresentati:
infatti oltre al Battista sono raffigurati San Giovanni
Nepomuceno (nella statua antistante alla chiesa) e San Giovanni
evangelista. La scelta di San Giovanni Battista come patrono
della chiesa è attribuibile alla profonda devozione
che per questo santo aveva l'Ordine dei Benedettini, che
fin dall'VIII secolo era presente nella vicina San Candido.
Il 7 luglio 1916 una granata austriaca cadde sul luogo di
culto, causando gravi danni. Per memorare l'accaduto, l'ordigno
venne in seguito incassato nella parete laterale destra
della chiesa.
SANTUARIO
DI SANTA MARIA
Il santuario è collocato nell'omonima frazione, che
in tedesco è Aufkirchen, ovvero, tradotto letteralmente,
chiesa collocata in alto: si trova infatti a 1.322 m, un
chilometro ad ovest di Dobbiaco Vecchia. La chiesa fu edificata
nel 1262, e nella prima metà del XIV secolo divenne
un'importante meta di pellegrinaggio, nota almeno quanto
a "Maria Saalen". Si sa che a quei tempi le feste
della Madonna venivano celebrate qui invece che nella chiesa
parrocchiale di Dobbiaco. Poiché la primitiva chiesa
risultò sempre meno adatta ad accogliere i pellegrini,
nel 1470 se ne costruì una nuova in stile gotico.
Questa chiesa fu consacrata dal vescovo di Bressanone Giorgio
Golser cinque anni dopo. Nel 1730 la chiesa fu nuovamente
ingrandita, così come nel 1877, dove fu sottoposta
ad un restauro radicale in stile neogotico. Nel 1983, nel
corso di ulteriori interventi, affiorarono affreschi del
'400 raffiguranti vari santi e alcuni stemmi nobiliari,
a conferma dell'importanza del santuario nella devozione
dei tirolesi. Il campanile è affrescato con un'inconsueta
ed enorme immagine di San Cristoforo che porta sulle spalle
Gesù Bambino, e con i blasoni di Gorizia e del Tirolo,
probabilmente realizzati da Simone da Tesido all'inizio
del '500.
CASTELLO
DEGLI HERBST
Nel centro cittadino, dietro la chiesa parrocchiale, si
trova il castello Herbstenburg, letteralmente "la fortezza
degli Herbst": una struttura imponente, difesa da alte
mura merlate. Il castello, che in precedenza era un vecchio
torrione veneziano, fu comprato nel 1500 dai fratelli Christoph
e Kaspar Herbst, del ducato di Krania, nell'odierna Slovenia,
inviati a Dobbiaco dall'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo,
che al suo interno fissarono la sede del loro giudicato.
Caspar Herbst era un uomo di cultura e d'affari, al servizio
dell'imperatore dal 1477, che arrivò a Dobbiaco ai
primi del '500, probabilmente anticipando la venuta dell'imperatore.
Christoph Herbst era invece un uomo d'armi e giunse a Dobbiaco
a seguito del conflitto con la repubblica di Venezia. Il
castello fu utilizzato dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo
una prima volta nel 1508 per indire la dieta d'Augusta e
per tentare un primo inutile attacco al castello di Botestagno.
Ma fu soprattutto nel 1511 che l'imperatore vi soggiornò
per alcuni mesi, ospite dei suoi fedeli servitori Herbst,
per proseguire la battaglia contro la repubblica di Venezia.
Il castello negli anni fu adibito a fortificazione, con
massicci torrioni angolari e merlatura perimetrale; fu dotato
di un cunicolo sotterraneo segreto che portava alla cosiddetta
"Torre Rossa". Una leggenda del paese racconta
di una sera di festeggiamenti al castello, nella quale il
signore Christoph Herbst, in preda ai fumi del vino, senza
alcuna ragione fece rinchiudere uno sconosciuto nelle prigioni
sotterranee, per poi lasciarlo morire. La coscienza sporca
di Christoph e le notti insonni della moglie convinsero
i due ad attraversare tutta l'Italia per recarsi a Roma
per chiedere il perdono dei propri peccati. Giunti nella
città eterna, fecero voto di portare attorno al collo
una catena di ferro come segno di penitenza fino alla loro
morte. A testimonianza dell'accaduto, ancora oggi nella
chiesa di Dobbiaco sono raffigurati i due nobili in preghiera
e con una catena di ferro al collo. Dopo la morte dei fratelli
Herbst (1538), i quali non ebbero discendenti, il castello
divenne proprietà dei fratelli Gössl di San
Candido, in seguito di Hans Karl von Frak, e nel 1605 della
casata dei Walther, i quali si fregiarono del titolo di
"Walther von Herbstenburg". Nel 1747 l'edificio
venne acquistato dai Signori Klebelsberg di Brunico, poi
dai Baroni Bossi Fedrigotti del ramo Belmonte e all'inizio
del XX secolo dai Baroni Bossi Fedrigotti del ramo Ochsenfeld.
Nel 1906 all'interno della tenuta furono ritrovati numerosi
scheletri. A seguito di tale scoperta, gli storici ipotizzarono
che una delle numerose alluvioni avesse sommerso le prigioni
interne al castello, sommergendole di acqua e massi. Poco
prima della seconda guerra mondiale fu acquisito dalla Contessa
Sayn-Wittgenstein, che lo lasciò in eredità
ai nipoti, i Baroni Goldegg-Lindenburg. Infine, nel 1960,
il castello fu comprato e rinnovato dal Marchese Stefano
Cavalcabò Misuracchi Fratta, l'attuale proprietario
ORIGINI
E CENNI STORICI
I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire
con buona approssimazione alla tarda età del ferro,
e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri.
Di questi primi insediamenti si sono trovate tracce sulla
collina a nord-ovest del paese, chiamata dalla popolazione
locale Platte. Questi primi abitatori vivevano di caccia,
ma anche di un esteso commercio derivante dai prodotti dei
pascoli e dei campi. Nel IV secolo a.C. vi furono penetrazioni
da occidente nel territorio da parte di tribù celtiche,
le quali col tempo si fusero con le popolazioni locali costituendo
così il regno del Norico;[10] tale regno, però,
nel 15 a.C.[11] decise di sottomettersi ai Romani, in quanto
non aveva forze tali per difendersi dagli attacchi; circa
nello stesso periodo i Romani fondarono la stazione di Littamum,[12]
presso il vicino paese di San Candido. Nel I secolo d.C.
i Romani costruirono la strada della Val Pusteria, il cui
itinerario non è ancora stato del tutto rintracciato
(tuttavia tra le poche informazioni assodate, si sa che
la strada romana attraversava il ponte delle Grazze-Gratscher
Brücke, grazie al rivenimento di una pietra miliare
databile attorno al 247, anno della proclamazione del re
Filippo II a re). Fu così che il latino popolare
prese il sopravvento, andando a mescolarsi al precedente
linguaggio celto-illirico: dando quindi origine ad un nuovo
idioma di origine romana: il ladino. Con la caduta dell'Impero
romano d'Occidente, Dobbiaco passò sotto il dominio
di popoli germanici (Ostrogoti e Bavari). Ciononostante,
per diverso tempo fu forte la pressione dei popoli slavi
su questa regione, e si sa che nel 609 i Vendi risalirono
la valle della Drava, giunsero a San Candido e la conquistarono,
sconfiggendo il duca Garibaldo II, che era da poco succeduto
al padre, Tassilo I. Ma la riscossa fu immediata, e fu proprio
nei pressi di Dobbiaco che, quello stesso anno (o quello
successivo), i baiuvari sconfissero le orde slave, in una
battaglia decisiva tenutasi nei pressi della Costa Nosellari
di Dobbiaco, il che originò il nome di Viktoribühel
dato ad un terreno soprelevato dove tale scontro si sarebbe
tenuto. La presenza slava nella regione permase comunque
ancora per qualche tempo come testimonia sia la toponomastica
(Windischmatrei) sia la documentazione esistente (tra l'altro,
uno dei primi documenti in cui si cita il nome di Douplach[i],
nel 993, riguarda l'affitto di alcuni masi di proprietà
dell'imperatore Ottone III cuidam sclavo Zebegoi "a
uno slavo di nome Zebegoi"). I Bavari furono i responsabili
della diffusione del cristianesimo nell'area della Pusteria,
attraverso l'operato del duca Tassilone III,[15] il quale
nel 769 contribuì a fondare a San Candido un'abbazia
benedettina. Nell'VIII secolo i monaci di San Candido fondarono
piccoli villaggi autonomi come Dobbiaco, e la costruzione
della sua chiesa parrocchiale, per la cura delle anime della
popolazione. Tale chiesa venne dedicata a San Giovanni Battista,
santo a cui erano devoti, appunto, i monaci benedettini
dell'abbazia San Candido. Il Ducato bavaro negli anni si
espanse anche oltre la sella di Dobbiaco, entrando in contatto
con il popolo dei Franchi, i quali nel 773 sotto la guida
di Carlo Magno, conquistarono il Regno longobardo, annettendolo
al Regno franco. In questo periodo venne usato per la prima
volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione
di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago;
successivamente, intorno al 1020, comparve il nome di Topplach
ed in un documento del 1158 viene attestata per la prima
volta la denominazione Toblach. Intorno all'anno Mille,
Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi
dei principi Vescovi, e nel 1091 Dobbiaco e la Pusteria
furono assegnate al Principe-Vescovo di Bressanone. I Principi-Vescovi
decisero di cedere i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche
della contea, e quindi Dobbiaco e la val Pusteria nel 1271
passarono ai conti di Gorizia-Tirolo. Nel 1363 Margharethe
Maultasch, vedova del duca Ludovico di Baviera, cedette
assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV
d'Asburgo. Con la Pace di Schärding, la Baviera rinunciò
in seguito al Tirolo, e attorno al 1500, con la fine della
casa dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò
ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono
competenza di Vienna. La statua dedicata a Massimiliano
I del Sacro Romano Impero.In quegli anni gli Asburgo iniziarono
ad entrare in contatto con il forte vicino di casa, la Serenissima
Repubblica di Venezia, la quale rifiutò il passaggio
del re Massimiliano I che intendeva recarsi a Roma per farsi
incoronare dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero.
Egli decise quindi di ripiegare sulla proclamazione a imperatore
del Sacro Romano Impero in pompa magna nel duomo di Trento
il 4 febbraio 1508. L'imperatore contribuì fortemente
alla crescita e al consolidamento di tutto l'impero, ma
il rifiuto del suo passaggio per i territori della Venezia
costituirono il casus belli per cui decise di attaccare
la Repubblica. L'offensiva avvenne da due direttrici: sia
da sud, su Rovereto e la Valsugana, che da est, dal Cadore:
gli attacchi in questa seconda direzione passarono presso
Dobbiaco, attraverso la valle di Landro e la Val del Boite.
Numerosi furono i tentativi di conquista del castello di
Botestagno per aprirsi la strada per il Cadore: le truppe
del maniero si arresero una prima volta il 22 febbraio 1508,
grazie ad un aggiramento delle truppe per il passo Tre Croci,
lasciando così passare le truppe asburgiche, che
successivamente si dovettero ritirare. La resa definitiva
del castello avvenne solamente il 17 ottobre 1511, quando
l'esercito dell'imperatore poteva disporre di migliori artiglierie.
Dobbiaco in quegli anni fu quindi utilizzata per ammassare
le truppe, per organizzare e pianificare gli attacchi, ma
anche per ospitare i comandanti in capo delle forze imperiali
per il settore orientale: il duca Erich von Braunschweig
nel 1508 e Leonhard von Völs nel 1511. Anche l'imperatore
stesso si recò a Dobbiaco, sia nel 1508 che nel 1511,
per impartire le direttive di guerra; per ringraziare Dio
della vittoria, Massimiliano si propose di erigere una "via
dolorosa" a Dobbiaco, che fu costruita solo dopo la
sua morte, nel 1519, da due suoi fedeli mandatari: Kaspar
e Christoph Herbst. Anche in Pusteria si fecero sentire
gli influssi della rivolta contadina scoppiata in Germania
nel 1525: nel territorio vi era quindi un generale malcontento
contro il governo, ma anche contro i signori Herbst, entrambi
colpevoli di aver alzato arbitrariamente le tasse. Le orde
e le rivolte dei contadini arrivarono fino alla città
vescovile di Bressanone, ma furono ben presto represse con
la forza dei principi del Tirolo. Nel periodo tra il 1792
e il 1815, con le guerre napoleoniche, il Tirolo cadde sotto
il dominio della Baviera, ma si rifiutò di stare
sotto di essa, e insorse. L'Austria però perse e
venne quindi suddivisa in tre parti: per un breve periodo
Dobbiaco passò al Regno Italico,[18] mentre San Candido,
fu assegnato alle province Illiriche, e la parte restante
della Pusteria, fino al paese di Villabassa, al Regno di
Baviera. Dobbiaco era quindi dipendette politicamente da
Belluno ed ecclesisticamente dalla diocesi di Udine. A seguito
della sconfitta di Napoleone, il 26 giugno 1814, il Congresso
di Vienna del 1815 riconsegnò all'Austria le Venezie,
la Lombardia e il Tirolo, Dobbiaco compresa. Dalla metà
del XIX secolo, a Dobbiaco iniziò il movimento di
forestieri: il turismo, con il conseguimento della costruzione
di nuove case. Iniziò anche la costruzione di una
nuova linea ferroviaria nel 1871, la quale collegava Vienna
alla Val d'Adige, percorrendo la Val Pusteria (la Südbahnlinie).
Ulteriore causa dell'incremento turistico fu l'edificazione
di un nuovo e grande albergo (il Grand Hotel), oggi centro
culturale e congressi. Sorsero inoltre progressivamente
organizzazioni intese alla comune utilità: nel 1882
venne fondata la Società delle Cascine, nel 1886
l'associazione per l'abbellimento del paese, nel 1891 la
Cassa Rurale ed infine nel 1900 una società costruì
una propria centrale elettrica. Con il passare degli anni
la fama del paese come luogo di cura e meta di soggiorno
aumentò: durante il secolo XIX, infatti, sia Dobbiaco
che San Candido divennero delle frequentate mete terapeutiche,
come anche attestato dalla lirica di Sergio Corazzini Toblack.
Durante quest'epoca si diffuse inoltre sempre più
l'alpinismo, con la conquista delle maggiori vette da parte
degli scalatori. Nel marzo 1905, anche per favorire il fiorente
turismo, venne autorizzato il progetto di un collegamento
ferroviario tra Cortina d'Ampezzo e Dobbiaco, la ferrovia
delle Dolomiti; con lo scoppio del primo conflitto mondiale
il progetto si arenò, così come il turismo,
poiché le Dolomiti diventarono un enorme teatro di
guerra, i cui attori furono l'impero austro-ungarico e il
Regno d'Italia. In realtà, i lavori per la realizzazione
di una linea di tipo decauville iniziarono sia da un lato
che dall'altro, ma esclusivamente per permettere l'arrivo
al fronte del materiale bellico e logistico. Durante la
Grande Guerra la Pusteria divenne zona di operazioni, e
la situazione fu delicata soprattutto per Dobbiaco, in quanto
la valle di Landro rappresentava un'ipotetica "porta
aperta" per le truppe italiane per inoltrarsi nel territorio
nemico; dal monte Cristallo (dove venne installato un osservatorio
di artiglieria italiana) si potevano tenere sotto sorveglianza
i movimenti di Dobbiaco Vecchia. Il 28 febbraio 1916 iniziarono
i primi bombardamenti sul paese, i quali provocarono lo
sfollamento della popolazione nei villaggi limitrofi. Il
paese subì gravi danneggiamenti, in particolare Dobbiaco
Nuova: l'obiettivo militare principale era la ferrovia.
Le bombe però colpirono anche Dobbiaco Vecchia, compreso
il cimitero e la chiesa, la quale venne colpita da una granata
il 7 luglio 1916. Necessità belliche di procurarsi
il bronzo per i mortai portarono alla requisizione di quattro
antiche campane dal campanile della chiesa (dapprima la
Terza, poi la Grande; seguirono la Quarta e la Sesta). Dobbiaco
risentì delle distruzioni della guerra come nessun
altro paese della Pusteria, tanto che un soldato austriaco
descriveva la zona di Dobbiaco come "enormi crateri
uno dietro l'altro, uno dietro l'altro anche gli alberi
distrutti". Fortunatamente per il paese, con la disfatta
di Caporetto (nel 1917) il fronte si allontanò. L'Armistizio
di Villa Giusti ricomprese Dobbiaco nella zona assegnata
all'Italia fino al monte di Dobbiaco. Con il trattato di
Saint Germain (1919), il confine non fu posto alla sella
di Dobbiaco, bensì 12 chilometri più ad est.
In seguito, per ricordare i caduti del conflitto venne edificato
nei pressi della Croda dell´Acqua (ted. Nasswand)
un cimitero militare per i soldati dell´impero austro-ungarico
di lingua diversa da quella tedesca.