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ITALIA
DA VIVERE
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Calavino ![]() |
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Calavino è un comune di 1.391 abitanti della provincia di Trento. Il territorio comunale di Calavino disegna una lunga fascia irregolare, trasversale rispetto alla Valle di Cavedine, di cui occupa l'estremo tronco nord. Dal Monte Bondone, m. 1550, scende nella Valle del Sarca, dove si allarga ad abbracciare l'intera conca di Toblino. Il Paese di Calavino è situato alle falde occidentali del Monte Bondone nella Valle dei Laghi, a 409 metri di altitudine, a 18 chilometri da Trento, all'imboccatura della Valle di Cavedine. La sua planimetria si sviluppa principalmente lungo il torrente che discende da Lasino, la Roggia, alimentato all'estremità meridionale del paese dalla sorgente del Buss Foran. È costituito da quattro rioni: Mas, Bagnol, Piazza e Casal. Il clima è mite proprio per la benefica influenza del Lago di Garda e dei laghetti circostanti; vi si coltivano infatti olivi e vigneti specializzati con una flora mediterranea. Nel 1928 il comune viene soppresso e i suoi territori aggregati al comune di Madruzzo; nel 1953 il comune viene ricostituito (Censimento 1951: pop. res. 1121). Nel 1978 aggregazione di territori staccati dal comune di Lasino MANIFESTAZIONI La manifestazione storica è imperniata sul rapporto fra la Comunità di Calavino e la famiglia Madruzzo, che per 119 anni (1539-1658) resse ininterrottamente le sorti del principato vescovile di Trento in uno dei periodi più importanti della storia della chiesa trentina. Anche se gli avvenimenti che hanno interessato il XVI e XVII secolo riguardarono la città di Trento, rimangono segni tangibili della presenza dei Madruzzo in quei luoghi da cui la famiglia proveniva: i castelli di Madruzzo e di Toblino, la chiesa arcipretale di Calavino con la famosa cappella cinquecentesca, la chiesetta settecentesca dei SS. Mauro, Grato e Giocondo a Corgnon. Tra Calavino e i Madruzzo si instaurò un rapporto sia giuridico-amministrativo sia di tipo socio-economico; la gente era impegnata nello svolgimento dei lavori sia nel castello che nelle proprietà agricole, sparse sul territorio, oltre all'assolvimento di oneri feudali. Nasce così la "Carta di Regola" di Calavino, una sequenza di 27 articoli che regolamentavano la vita comunitaria, approvata nel 1493 da Giovanni Gaudenzio, padre del Cardinale Cristoforo Madruzzo. La Carta regolava democraticamente la comunità, che si riuniva annualmente alla presenza del rappresentante della famiglia Madruzzo nella piazza del paese. Nel corso di questo incontro venivano prese delle decisioni rilevanti, come l'elezione delle cariche comunali, il calendario agreste in riferimento allo sfalcio del fieno e al periodo della vendemmia, ecc. La convocazione avveniva la sera precedente per mezzo del saltaro, ossia una guardia giurata comunale che passava di casa in casa avvertendo i vicini, termine col quale si indicavano gli abitanti originari del luogo, distinti dai forestieri, ossia coloro che si erano insediati da poco nella comunità, di presentarsi all'indomani in piazza per la regola. La partecipazione era obbligatoria; gli assenti, salvo cause di forza maggiore, venivano multati, verificandone la presenza per appello nominale. Oltre alle autorità locali, come il maggiore (carica di sindaco) o i giurati (specie di consiglieri), la figura centrale era rappresentata dal regolano, l'incaricato vescovile (per Calavino coincideva con un rappresentante della famiglia Madruzzo o con il Capitano del Castello) che doveva verificare la regolarità delle operazioni assembleari e svolgere anche la funzione di giudice civile fra gli abitanti per eventuali questioni inerenti i possibili contrasti sul mancato rispetto delle norme statutarie o liti private. Il momento più atteso era l'elezione delle cariche pubbliche; il meccanismo elettorale non era del tutto semplice e, al di là delle scelta di persone valide per i posti di maggiore responsabilità, era in uso allora il sistema della rotazione secondo l'ordine progressivo delle abitazioni; prevaleva, quindi, il senso del dovere più che quello dell'onore. Nella quotidianità l'attività prevalente era legata alla terra, piuttosto diffusa era l'attitudine dei contadini per i lavori artigianali; ossia la realizzazione in proprio di utensili e di vestiario. Calavino possedeva inoltre una notevole ricchezza naturale: la roggia, che costituì per quel tempo e per i secoli seguenti la risorsa fondamentale per lo sviluppo di un'attività artigianale con pochi uguali: fra mulini, fucine, gualchiere, segherie, ecc. La crescita demografica influenzò l'organizzazione urbanistica del paese nel corso dei secoli, sia nella viabilità, sia nell'attività agricola e artigianale lungo il corso della Roggia portando alla nascita di 4 insediamenti rionali: Mas (il più antico di stampo prettamente artigianale in funzione dei suoi innumerevoli mulini, segherie, fucine, ...), Piazza (il luogo residenziale), Bagnol (contrassegnato dalle numerose sorgenti e dal suo rapporto più stretto, data la vicinanza, con il castello) e Casal (il rione che confinava con la campagna). Nacque così il "Palio dei Rioni" e gli stendardi per cui battersi, che abbinano i 4 elementi fondamentali a ciascun rione: l'Aria per Piazza, il Fuoco per Mas, l'Acqua per Bagnol e la Terra per Casal. La gara, oltre all'immancabile duello, consiste nell'approvvigionamento idrico, attingendo con antichi recipienti (secchi di legno, botti, ...) l'acqua della fontana della Piazzetta, a cui anticamente potevano rifornirsi gli abitanti del rione VALLE
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