Bondone
è un comune di 666 abitanti della provincia di Trento.
Il
paese di Bondone è collocato su un pianoro a mezza montagna a
720 m s.l.m. ed è il comune più meridionale della Valle
del Chiese, nell'estremo lembo sud-occidentale del Trentino. È
composto da due frazioni: il paese di Bondone e il paese di Baitoni
nella piana alle foci del fiume Chiese abitato dalla metà del
secolo XIX dopo la bonifica. Dal punto di vista geologico e floristico
è interessante consultare su questa enciclopedia la voce Tombea.
MANIFESTAZIONI
Il giorno di festa del patrono cade l'otto settembre quando nella liturgia
della Chiesa Cattolica si festeggia la Natività della Beata Vergine
Maria. A Bondone per tradizione si festeggia anche la vigilia in preparazione
alla festa. È una occasione importante per la popolazione perché
in quei giorni i carbonai e le loro famiglie dispersi sui monti dalla
primavera per produrre il carbone di legna, tornano in paese per incontrarsi
e festeggiare. La peste del 1628 - 1630, (quella di manzoniana memoria)
fece molte vittime anche a Bondone: vennero risparmiate otto famiglie
che a ringraziamento fecero dipingere sulle loro case immagini sacre
che ancora oggi è possibile ammirare. I sopravvissuti fecero
un voto in onore della Beata Vergine effigiata a Bondone con una statua
lignea che rappresenta la Madonna con il bambino in braccio (La Madono
dal Bambì en bròs) stabilendo che il giorno 9 settembre
di ogni anno sarà un giorno di festa durante il quale si terrà
una solenne processione, portando la statua della Madonna fino alla
località Plos ove furono seppelliti i parenti morti di peste
che non poterono trovare posto nel luogo consacrato attorno alla Chiesa.
Il voto si trova ufficializzato negli archivi della parrocchia il 9
settembre 1855 nei seguenti termini: «Dedicare e consacrare un
giorno che non sia già prima vincolata festa di precetto, per
una pubblica venerazione di Maria Vergine, quale inno di solenne ringraziamento
e a perenne invocazione di nuove grazie». E così a Bondone
dal 7 settembre fino al 9 settembre, o al 10 se il 9 è già
festa, si festeggiano le ricorrenze religiose e anche il ricordo del
ritorno in paese per alcuni giorni dei carbonai e delle loro famiglie
a ridare vita alla comunità.
CENNI
STORICI
La storia di Bondone si intreccia con la storia del vicino comune di
Storo e con la storia dei conti Lodron. Il documento più antico
sulla zona a nord del lago d'Idro è dell'anno 1000 e contiene
l'invito ai padri benedettini di san Pietro in Monte presso Brescia
perché vengano a fondare un monastero. I monaci si insediano
sulla sponda di San Giacomo e da qui guidano la bonifica delle paludi
del Pian d'Oneda. Un documento del 1086 riguarda un contratto di affitto
agli uomini di Anfo di alcuni pascoli presso il Caffaro e il diritto
di pesca sul lago. Nell'indicare i confini si nomina un castrum de summo
lacu (un castello alla sommità del lago d'Idro). Non si sa quale
sia ma si può ben pensare al castello di san Giovanni di Bondone
che in un documento del 24 agosto 1189 viene affidato a titolo di feudo
a sette famiglie di Storo (le sette torri dello stemma del vicino comune
di Storo?) in successione al conte Calapino, primo personaggio nominato
nella storia dei conti Lodron). Nel 1300 per un intero secolo gli uomini
di Bondone difendono contro gli storesi i loro diritti sui pascoli e
boschi della grande conta dell'Alpo: ne parla un documento del 27 dicembre
del 1301 rinvenuto nell'archivio di Bondone e uno del 18 luglio del
1367 rinvenuto nell'archivio di Storo. Si giunge a una sentenza del
5 ottobre 1367, pronunciata da un arbitro nominato fra i conti Lodron,
ma nel luglio del 1396 riesplode la lite che porterà all'attuale
determinazione dei confini del 20 ottobre 1399. Altri due documenti
rispettivamente del 16 aprile 1312 e del 15 febbraio 1321 dell'archivio
di Storo riguardano invece una decima o un feudo della gente di Condino
nei confronti di quelli di Bondone che la contestano.
Gli
storesi sostennero una altra lite secolare con il monastero di santa
Giulia in Brescia riguardante il possesso dell'ampia zona compresa tra
Lorina e l'Alpo, comprendente tutto il bacino del Rio Torto e la Valle
del Comune che cessò in seguito ad un atto col quale il monastero
donava quei boschi e pascoli agli uomini di Storo e di Bondone. Il territorio
controverso forma oggi il Comune Catastale di Bondone Storo, (detto
catasto da Siora) nel territorio amministrativo del Comune di Bondone
e composto da quattro particelle fondiarie di cui due di proprietà
del Comune di Storo e due del Comune di Bondone. In un atto del 1312
del notaio Deladio di Bono risulta che a Bondone ci sono almeno 26 fuochi
o famiglie quindi circa 130 abitanti che era allora una popolazione
di una certa importanza se paragonata a Storo quando nello stesso periodo
vi erano circa 300 persone. I primi statuti della comunità di
Bondone sono del 5 marzo 1401 messi su pergamena dal notaio Giovanni
fu Pietro di Condino e vengono determinati in Castel Romano da alcuni
delegati del paese alla presenza di Pietro fu Parisino di Lodrone (definito
sovrano generale degli uomini, delle persone e della comunità
di Bondone) In una pergamena dell'archivio di Storo del 21 aprile 1420
si parla di alcuni uomini di Bondone che compaiono a Levido (Pieve di
Bono) dinanzi al notaio per nominare un loro sindaco procuratore incaricato
con altri per una supplica al principe vescovo di Trento per una decima.
Il 1 dicembre 1434 un Paolo fu Bonardo di Bondone abitante allora nella
villa di Zucca (Lodrone) riceve in dono da Paride Lodron il paese e
il territorio di Darzo per i servizi prestati ai conti nelle guerre
del precedente quinquennio co persone e sostanze.
Il
2 luglio 1446 sulla piazza comune di Bondone l'assemblea di regola aggiorna
lo statuto alla presenza di un notaio. In un atto del 26 giugno 1462
si parla di una via Camarella che corre sotto Bondone. Un atto del 12
ottobre 1472 riprende l'accordo del 1399 per i monti Calva e Tignone
Il 18 aprile del 1498 in contrada Zucca di Lodrone nella casa di Francesco,
Bernardino e Paride Lodron dove si esige il dazio compaiono 25 capifamiglia
(su 30 circa) di Bondone per decidere di vendere dei beni ai propri
vicini per avere il denaro per pagare i conti Lodron.
INTERREGNO
DI STORO
In ossequio alla volontà accentatrice del fascismo con regio
decreto 1° marzo 1928 n. 540 (G.U. 2 aprile 1928 n. 78) i comuni
di Darzo, Lodrone e Bondone sono aggregati a quello di Storo. Con legge
regionale 24 agosto 1953, n. 10 pubblicata sulla G.U. 28 agosto 1953
n. 15 viene ricostituito il comune di Bondone con la circoscrizione
territoriale preesistente.
Durante
il ventennio fascista ai comuni pervenivano dal Prefetto disposizioni
di dedicare nomi di vie anche a eroi e simboli del fascismo oltre a
quelli del Risorgimento. Il Podestà del comune di Storo con determina
n. 144 del 14 settembre 1939 adeguandosi denominava a Bondone e Baitoni
(non a Storo) le seguenti vie:
a
Bondone: via Tullio Baroni, via Giuseppe Verdi, via Giuseppe Giusti
e via Tito Minniti
a Baitoni: via Aldo Sette, via Giovanni Prati e via fratelli Bronzetti.
Tullio Baroni è nato a Santa Croce del Bleggio Superiore il 25
novembre 1905 e deceduto in combatimento nella guerra civile di Spagna
in località «strada di Francia» l'11 marzo 1937 ottenendo
la medaglia d'oro al valor militare alla memoria come «tempra
eccezionale di fascista e di soldato». Era un alpino ed è
ricordato fra le dodici medaglie d'oro sul vessillo della sezione trentina
dell'Assoziazione nazionale alpini. Il suo nome risulta citato in:
José
Luis Alcofar Nassaes, C.T.V., los legionarios italianos en la Guerra
Civil Española, 1936-1939, Barcelona, DOPESA, 1972. pagina 101
c'è scritto: «el capo manipolo Tullio Baroni tambien condecorado
con la Medalla de Oro
Giacomo Scatti Luciano Viazzi, Le aquile delle montagne nere: storia
dell'occupazione e della guerra italiana in Montenegro (1941 - 1943)
, Mursia, 1987 . a pagina 456 c'è scritto «protagonisti
che qui elenchiamo, ex combattenti in Montenegro. A tutti va il nostro
sentito ringraziamento per [...] Tullio Baroni»
A Villa Bellavista di Borgo Buggiano esiste una casa di Convalescenza
e di riposo per vigili del fuoco intitolata a "Tullio Baroni"
Aldo Sette, milanese, fu uno dei primi squadristi caduto negli scontri
delle squadre d'azione che operarono prima della marcia su Roma. Si
riportano alcune fonti bibliografiche:
Un
Trentennio di attività anarchica (1914-1945), Cesena, Forlì,
L'Antistato, 1953. pagina 61: «Questo l'epilogo del processo di
Turro, avvenuto il 20 marzo 1921, in cui venne uccisa dai fascisti una
donna e molti cittadini rimasero feriti. Restava ucciso nel conflitto
il fascista Aldo Sette.»
Marcello Gallian, Il ventennale: gli uomini delle squadre nella rivoluzione
delle Camicie Nere , Roma, Azione letteraria italiana, 1941. pagina
82 «Passan altri dieci giorni e cadeva a Milano un ragazzetto
squisito e acerbo Aldo Sette, assieme a una donna del popolo capitata
per caso»
Giorgio Alberto Chiurco, Storia della rivoluzione fascista , Firenze,
Valsecchi, 1929 . a pagina 159 si parla di una «squadra Aldo Sette»
e a pagina 170 di una «banda Aldo Sette»
e le seguenti notizie:
A
Milano durante il ventennio furono denominate parecchie vie a personaggi
a simboli fascisti, fra cui anche Via Aldo Sete, poi divenuta Via Transiti.
A Milano il 25 aprile 1945 fra l'altro venne occupata la sede fascista
Aldo Sette in via Padova.