Signa
è un comune italiano di 17.913 abitanti della provincia di Firenze
in Toscana. Il comune ha avuto grande importanza per la sua posizione
strategica fin dal Medioevo e desta interesse soprattutto a livello
artistico e culturale. Il paese consta di una parte bassa, sviluppatasi
lungo il fiume Arno, e di un nucleo alto e più antico chiamato
"Castello", formatosi prima del 1000 d.C., cinto da mura e
porte trecentesche. Qui sorgono le principali chiese del paese come
quella di Santa Maria in Castello, di San Giovanni Battista, ove sono
contenute le spoglie della patrona di Signa detta Beata Giovanna, la
chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Miniato. Il territorio del
comune ha una superficie di circa 19 km2, il più piccolo della
provincia di Firenze. Il paese si trova alla confluenza di tre fiumi:
Ombrone Pistoiese, Bisenzio ed Arno. Signa è situata nella parte
a Sud-Est dell'Area Fiorentina, chiamata più comunemente con
il termine di "piana fiorentina", l'area metropolitana compresa
tra i comuni di Firenze, Prato e Pistoia. Ha come comuni limitrofi Lastra
a Signa, Campi Bisenzio, Scandicci (Provincia di Firenze), Carmignano,
Poggio a Caiano (Provincia di Prato).
ETIMOLOGIA
Vari sono i dubbi anche sull'origine etimologica di "Signa":
se venne fondata dagli etruschi i nomi più probabili sarebbero
Aisinial, Eisil ed Esinius mentre se fondata dai romani Exine, Exinea,
Esinea ed Sinea. Attraverso studi recenti si è appurato che l'ultima
ipotesi, quella riguardante l'origine romana, potrebbe essere storicamente
più attendibile di quella etrusca. Etimologicamente Signa deriverebbe
dal nome proprio Aisinius, attribuibile al fondatore, possibile legionario
di Lucio Cornelio Silla che assegnò varie terre in questa zona
servendosi dell'eredium, cioè di quella legge che, al fine di
colonizzare un territorio, garantiva a ciascun cittadino romano ed in
particolar modo ai soldati romani una terra coltivata per potervi abitare
e per allevare animali vari. Altre testimonianze che favorirebbero l'ipotesi
riguardo la colonizzazione romana derivano dal ritrovamento sia di alcuni
reperti archeologici romani nel Parco dei Renai sia di alcune tombe
di origine longobarda nelle fondamenta della pieve di San Lorenzo.
ORIGINI
L'origine di Signa e il periodo della sua fondazione è assai
incerto, vista la scarsità di notizie e di documenti; mentre
sono varie le ipotesi fatte in proposito che collocherebbero l'origine
in un periodo compreso tra la nascita della civiltà etrusca e
il pieno sviluppo di quella romana. Gli studiosi più recenti
hanno affermato che questo sarebbe il periodo più probabile per
la nascita di Signa vista la sua posizione lungo l'asse di comunicazione
Fiesole-Pisa che contribuì fortemente al suo sviluppo. Proprio
il commercio sarebbe, quindi, il motivo principale della nascita del
paese che, per la vicinanza al fiume Arno, garantiva vantaggi commerciali
poiché l'unico tratto navigabile sul fiume nella stagione estiva
era quello tra Signa e Pisa.
STORIA
Rari sono i documenti riguardanti Signa nel periodo compreso tra le
invasioni barbariche e la dominazione dei Franchi. Secondo quanto riportato
dallo storico Salvi nella Storia di Pistoia dell'anno 1656, l'imperatore
Carlo Magno, dopo aver stipulato un trattato di pace a Pistoia, si diresse
verso Firenze e donò al capitano di corte Mainetto Fabroni il
castello di Signa. Anche riguardo a questo fatto sono stati sollevati
dei dubbi sulla veridicità di quanto avvenuto come lo stesso
storico V. Capponi ha sostenuto che la famiglia Mainetto non sarebbe
giunta a Signa prima del 1344. I documenti più attendibili risalgono
tuttavia al 977 o al 978 (la prima data secondo il Repetti, la seconda
secondo lo storico Daivdsohn), anno in cui la contessa Willa donò
la Pieve di San Giovanni Battista e la pieve di San Lorenzo al Capitolo
Fiorentino. Da varie fonti si pensa che Signa abbia ottenuto molta fama
nella zona di Firenze durante il Medioevo, soprattutto per due motivi:
la religione e, come lo era stato in epoca romana, la posizione geografica.
Per quanto riguarda laspetto religioso, Signa era conosciuta soprattutto
per il culto della Beata Giovanna i cui miracoli non solo avevano suscitato
la grande devozione da parte dei fedeli, ma contribuirono anche alla
crescita della produzione artistica a Signa, attraverso copiose opere
dedicate alla "Beata" tra le quali gli affreschi della Chiesa
di San Giovanni Battista. Il sito di Signa, invece, aveva assunto grande
importanza per la posizione strategica e il commercio, soprattutto dopo
la costruzione del ponte sull'Arno, unico ponte fino al XIV secolo a
collegare le due rive dellArno e la più importante via
di collegamento tra Firenze e Pisa fino al Novecento. Per questo motivo
il paese venne assediato dal lucchese Castruccio Castracani nel Trecento,
periodo delle sanguinose battaglie tra Guelfi e Ghibellini. Castruccio,
che divenne ghibellino, riportò un incredibile vittoria sui fiorentini
nel 1325 ad Altopascio, e una volta giunto a Carmignano intraprese un
lungo assedio contro Signa che, alla fine, fu conquistata. Nel paese
Castruccio insediò il suo quartier generale, battendo perfino
delle monete che chiamò castruccini, e con il controllo su Signa
riuscì ad impedire l'arrivo di rifornimenti a Firenze. Vari mesi
dopo, però, vedendo che Firenze stava preparando un nuovo attacco,
decise di dare fuoco al Castello di Signa e incendiare il ponte sull'Arno
per fermare l'avanzata fiorentina. La parte guelfa cercò di riconquistare
Signa con un tentativo che finì male. Dopo l'assedio Castruccio
lasciò il paese anche se questi episodi scatenarono altre battaglie
che si conclusero con la pace di Sarzana nel 1350. La fama di Signa
è testimoniata anche da Dante il quale afferma nella Divina Commedia,
al XVI Canto del Paradiso, che all'epoca il Gonfaloniere di Firenze,
Fazio dei Moriubaldini, veniva proprio dalla cittadina signese. Nel
periodo tra la fine del Medioevo e gran parte del Settecento furono
pochi i fatti rilevanti a Signa. Il più importante episodio fu
quello del gravoso saccheggio delle milizie di Filiberto d'Orange, che
depredò le campagne fiorentine per far tornare al potere i Medici
dopo che furono cacciati e fu proclamata la Repubblica a Firenze. Alcuni
importanti documenti affermano, inoltre, che Leonardo da Vinci avesse
trascorso vari soggiorni a Signa e si fosse recato più volte
presso il Passo delle Fate, a pochi chilometri dal centro cittadino.
Nel Seicento e nel Settecento non ci fu nessun altro importante evento
almeno fino alla fine del 1700, quando si trasferì a Signa il
bolognese Domenico Michelacci il quale, attraverso le sue esperienze
di coltivazione e lavorazione della paglia, avviò una produzione
a larghissima scala di cappelli che segnò la produzione artigianale
signese. Le opere di paglia signesi vennero infatti esportate e conosciute
in tutto il mondo con il nome di "Cappelli di paglia di Firenze"
e Signa venne riconosciuta come uno tra i più importanti centri
artigianali che gli sono valsi in seguito lappellativo di Città
della Paglia. La fama dellartigianato di Signa giunse anche alla
corte del Luigi XVI, che richiese infatti proprio uno dei cappelli di
paglia prodotti nel paese. Altra attività di notevole importanza
fu quella realizzata dalla "Manifattura di Signa" nel settore
della ceramica artistica, molto apprezzata da Gabriele D'Annunzio. L'attività,
cessata da circa 60 anni, è stata ripresa negli ultimi anni da
vari artigiani locali. Durante la spedizione dei Mille accade un altro
importante evento per il paese poiché Giuseppe Garibaldi soggiornò
a Signa e in particolare nella zona degli "Arrighi" presso
la villa di un fidato amico. Il Novecento rappresentò per Signa
un secolo sia di grandi conferme sia di eventi particolarmente gravi
a livello storico, sociale ed economico. Agli inizi del secolo il paese
riconobbe nell'artigianato e nella lavorazione della paglia un punto
fermo per l'economia signese ma col passare del tempo proprio questo
tipo di tradizioni subì la concorrenza di città industrializzate
più importanti, come Firenze, a tal punto che varie produzioni
cessarono. Con l'avvento del Fascismo, come nel resto di Italia, a Signa
si diffuse una politica interamente incentrata sulla figura di Benito
Mussolini e sulle leggi razziali. Varie furono le forme propagandistiche
che coinvolsero la comunità signese, specialmente di attività
tutte incentrate a raccogliere il maggior consenso possibile. In Piazza
Cavallotti, che divenne durante il ventennio fascista Piazza 28 ottobre,
fu abbattuto il monumento di Felice Cavallotti e fu il luogo principale
ove il partito fascista organizzava le proprie manifestazioni come i
saggi ginnici. Durante la Seconda Guerra Mondiale Signa subì
molti danneggiamenti ad opera di fascisti e nazisti soprattutto durante
il periodo della Resistenza. Il 13 agosto del 1944 nei pressi di Signa
tredici persone, tra le quali molte erano signesi, vennero fucilate
dopo una rappresaglia contro un soldato tedesco. La liberazione di Signa
avvenne per opera dei partigiani e, in seguito, anche dell'esercito
alleato. Nell'aprile del 1946 si svolsero le prime elezioni amministrative.
Nel novembre del 1966 Signa e i comuni limitrofi furono inondati dall'Arno
durante l'Alluvione di Firenze. Secondo alcuni dati fu inondata il 70
% della zona signese: se la vasta parte di territorio sommerso dovette
sopravvivere con mezzi di fortuna, anche la parte non sommersa, quella
del Castello, subì gravi disagi rimanendo a lungo isolata. I
primi aiuti giunsero dai volontari residenti a Signa e successivamente
da 100 volontari della Misericordia Croce Verde, dai Vigili Urbani di
Viareggio, dal 78° reparto della Fanteria Lupi di Toscana, dai Vigili
del Fuoco di Parma e Reggio Emilia da cui arrivarono anche il Circolo
Gramsci e la Federazione del P.C.I., vari mezzi di sostentamento furono
portati dai Comuni di Prato, Calenzano e Lamporecchio e dalla Francia
attraverso il Secours Populaire Français. Il Palazzo Comunale
e le Suore Passioniste del Castello offrirono letto e alloggi per 140
sfollati. Gravi furono poi i danni subiti con la totale perdita del
bestiame, la distruzione dei campi coltivati oltre alla crisi degli
alloggi visto che le case inondate era risultate inabitabili.
CHIESA
DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La Chiesa di San Giovanni Battista, chiamata anche Pieve della Beata
si innalza sull'attuale Piazza Cavour a Signa. Donata dal vescovo fiorentino
Rambaldo nel 964 d.C. nel corso del Trecento e del Quattrocento acquistò
importanza come principale luogo di culto del territorio signese poiché
conteneva, e tutt'oggi contiene, le spoglie della Beata Giovanna. Vari
sono gli affreschi attribuiti per lo più al Maestro di Signa
oltre ad una Fonte Battesimale della Bottega dei Da Maiano.
PIEVE
DI SAN LORENZO
Come per la Pieve di San Giovanni Battista, anche la Chiesa di San Lorenzo
fu donata al Capitolo Fiorentino dal vescovo Rambaldo nel 964. Divenne
nel corso dei secoli luogo di sepoltura della più importanti
famiglie signesi, come i Macci e i Lenzi. All'interno sono conservati
affreschi che furono assegnati a vari artisti come il Maestro di Signa
e Pietro Nelli.
CHIESA
DI SANTA MARIA IN CASTELLO
Situata nella parte più antica della città, il Castello,
fu donata dalla contessa Willa nel 978 d.C. alla Badia Fiorentina, fondata
proprio dalla medesima in quell'anno. Contiene al suo interno un dipinto
di Sigismondo Coccapani (L'adorazione dei Magi, del 1617) e, come già
detto in precedentemente, un affresco attribuito a Cimabue sulla quale
origine oggi si sta discutendo.
CHIESA
DI SAN MINIATO
Le origini della chiesa sono ancora sconosciute e contrastanti poiché
alcune fonti affermano la data della costruzione prima del 1000 nonostante
i primi documenti risalgano al 1224 e al 1243. Frutto di varie ristrutturazioni,
è presente una lapide in dedica al bolognese Domenico Michelacci,
personalità di spicco dell'artigianato signese nel Settecento
dopo che ebbe dato nuovo impulso alla produzione di paglia a Signa.
VILLA
CASTELLETTI
Secondo alcune testimonianze la costruzione della villa risalirebbe
all'inizio del Quattrocento sotto il patronato della famiglia Strozzi.
La villa passò in seguito al poeta Guido Cavalcanti, amico di
Dante Alighieri. Proprio la famiglia Cavalcanti ampliò la struttura
di Villa Castelletti aggiungendo i due corpi laterali. Dalla seconda
metà dell'Ottocento, per merito del Conte Leopoldo Cattani Cavalcanti,
la proprietà si trasformò in una tenuta modello. Agli
inizi del Novecento la proprietà passò ai Conti Montagliari,
di origine germanica. Tutt'oggi la villa è di proprietà
privata, ma ospita iniziative culturali pubbliche come la premiazione
del premio letterario intitolato a Mario Luzi, organizzato per le scuole.
VILLA
SAN LORENZO
Situata nei pressi della Pieve di San Lorenzo e a fianco della collina
di San Miniato, l'intero complesso è formato da due ville, l'una
databile intorno al Quattrocento mentre l'altra tra la seconda metà
del Cinquecento e la prima del Seicento[18]. La proprietà di
entrambe le ville passò tra varie famiglie e personaggi illustri,
come Leon Battista Alberti o la famiglia de "I Mori Ubaldini"
fino ad essere gestita, attualmente, da una società privata[18].
La costruzione più importante è a forma di L e avrebbe
contenuto, secondo la testimonianza del pittore Santelli, vari affreschi
e oggetti di valore tali da definirla come la più bella villa
di Signa.
IL
CASTELLO
Il Castello è situato nella parte più alta del paese,
sulla rive destra del fiume Arno e vicino alla confluenza col fiume
Ombrone, in una zona di grande importanza strategica come avamposto
delle truppe fiorentine del Quattrocento. Nonostante i mutamenti avvenuti
nei secoli consisteva in una cerchia di mura abbastanza schematica e
ovoidale, costruita circa nel IX secolo per difendersi dai saccheggi
dei predoni barbari, ed in particolare, di quello avvenuto nell'825
quando alcuni vascelli vichinghi risalirono l'Arno per depredare il
palazzo del vescovo di Fiesole. Le mura sono in parte distrutte e tutt'oggi
visibili solo in alcune zone del paese come nel convento delle suore
passioniste mentre sono rimaste intatte quattro alte torri (tra cui
il Torrino e la Torre di Settentrione). Il Castello di Signa disponeva
di tre porte situate in punti strategici e ben definiti per la sicurezza
del paese: la porta di San Miniato, ancora esistente, nella zona a Sud-Ovest
e tutt'oggi ornata dagli stemmi del Comune di Firenze, della casa d'Angiò
e di Parte Guelfa, la porta di Via Dante Alighieri nella parte a Nord-Est
di cui, nonostante sia stata distrutta, è possibile vedere alcuni
resti ed infine la porta di Via dell'Orologio, destinata a mettere in
comunicazione il Castello con il ponte sull'Arno. Proprio quest'ultimo
simboleggiava l'importanza che aveva Signa in quel tempo poiché
era l'unica via, ad eccezione di quella di Fucecchio sulla via Francigena,
a poter collegare la vicina città di Firenze con quella di Pisa
e quindi con il mare. Sono incerte le informazioni sulla sua origine
anche se ci sono testimonianze che collocherebbero la costruzione del
ponte prima del 1217. Originariamente era di struttura lignea ma più
volte venne distrutto o ne fu modificato l'aspetto per soddisfare lo
sviluppo urbano. Secondo le cronache e i documenti giunti a noi, era
costantemente monitorato e riparato come accadde nel 1333 quando una
piena distrusse a Firenze Ponte Vecchio e il ponte di Signa subì
danni più o meno gravi.