Livorno
(160.502 abitanti al 1 gennaio 2007) è una città della
Toscana, capoluogo della provincia omonima. Situata
lungo la costa del Mar Ligure, Livorno è uno dei più importanti
porti italiani, sia come scalo commerciale che turistico, centro industriale
di rilevanza nazionale e, tra tutte le città toscane, è
solitamente ritenuta la più giovane, sebbene nel suo territorio
siano presenti testimonianze storiche di epoche remote sopravvissute
ai massicci bombardamenti della seconda guerra mondiale. La
città, sviluppatasi a partire dalla fine del XVI secolo per volontà
dei Medici, è celebre per aver dato i natali a
personalità di prestigio come AmedeoModigliani, Pietro Mascagni
e Carlo Azeglio Ciampi. In passato, fino ai primi anni del Novecento,è
stata inoltre una meta turistica di rilevanza internazionale per la
presenza di importanti stabilimenti balneari e termali, che conferirono
alla
città
l'appellativo di Montecatini al mare.Livorno,
che alla fine del XIX secolo contava circa 100.000 abitanti ed era l'undicesima
città d'Italia e la seconda della Toscana per popolazione[3],
negli ultimi decenni è andata incontro ad un sensibile decremento
del numero di abitanti, tanto che oggi risulta essere la terza città
della Toscana dopo Firenze e Prato. Il
comune di Livorno ha una superficie di 104,1 kmq. La città si
trova a 3 metri s.l.m. (quota in piazza del Municipio). Non vi sono
corsi d'acqua rilevanti, a parte alcuni piccoli torrenti (Rio Ugione,
Rio Cigna, Rio Maggiore, Rio Ardenza). Il terreno è generalmente
pianeggiante, salvo elevarsi a sud, dove inizia il sistema della Colline
livornesi. Conseguentemente anche la costa, che da Marina di Carrara
a Piombino è sempre bassa, si alza quasi a picco sul mare, nella
zona detta del Romito. Il comune è classificato, allo stesso
modo della maggior parte dei comuni toscani, con grado di sismicità
9 (categoria 2). Il
territorio comunale di Livorno comprende anche l'isola di Gorgona e
le secche della Meloria facenti parte del Parco nazionale dell'Arcipelago
Toscano. L'isola di Gorgona ha una superficie di 220 ettari e si trova
a 37 chilometri dalla costa labronica.
STORIA
Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nelle leggende e nella
mitologia. Nel 904 il toponimo "Livorna" è attestato
per la prima volta con riferimento ad un pugno di case posizionate sulla
costa del Mar Ligure, in una cala naturale, a
pochi
chilometri a sud della foce dell'Arno e di Pisa. Il progressivo interramento
del vicino Porto Pisano, il grande sistemaportuale della Repubblica
di Pisa, coincise con l'affermazione del borgo labronico, che fu dotato,
tra il XIII ed il XIV secolo di un sistema di fortificazioni e di un
maestoso faro, noto col nome di Fanale dei Pisani. Tramontata
la Repubblica, Livorno fu venduta dapprima ai Visconti di Milano, e
successivamente, nel 1407, ai genovesi, per passare, nel 1421 ai fiorentini.
Nel XVI secolo i Medici, signori di Toscana, contribuirono in maniera
determinante allo sviluppo di Livorno e del suo sistema portuale. Bernardo
Buontalenti fu pertanto incaricato di progettare una nuova città
fortificata intorno al nucleo originario dell'abitato labronico, con
un imponente sistema di fossati e bastioni (si veda la voce Fosso
Reale). Il
popolamento della città buontalentiana fu favoritodall'emanazione,
tra il 1590 ed il 1603, delle cosiddette "LeggiLivornine",
che garantivano, per gli abitanti di Livorno, libertà di culto
e di professione religiosa e politica a chiunque fosse stato ritenuto
colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio
e la "falsa moneta"). Invece, dal punto di vista economico,
l'istituzione del porto franco portò ad un proliferare di attività
commerciali spesso legate alle intense attività portuali. Nel
XVIII secolo, la fine della dinastia medicea e l'avvento dei Lorena
non ostacolarono l'espansione cittadina, con la formazione di grandi
sobborghi suburbani a ridosso delle fortificazioni buontalentiane. Anche
dal punto di vista culturale il Settecento portò ad un proliferare
delle arti in genere ed in particolaredell'editoria; qui vennero
pubblicati
Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima)
e, nel 1770, la terza edizione dell'Encyclopédie ou Dictionnaire
raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres di Diderot
e D'Alembert, in una stamperia ricavata nel vecchio Bagno dei forzati.
Tra
la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento la città subì
l'assedio delle truppe francesi, capeggiate da Napoleone Bonaparte,
degli Spagnoli e degli Inglesi. La Restaurazione e il ritorno al potere
dei Lorena con Ferdinando III e poi Leopoldo II, permise la realizzazione
di grandi opere pubbliche, come il completamento dell'Acquedotto di
Colognole, mentre le fortificazioni medicee furono in gran parte smantellate
per far posto ad eleganti palazzi della borghesia livornese. Tuttavia
i moti rivoluzionari del 1849 precedettero di pochi anni la definitiva
annessione del Granducato di Toscana al Regno d'Italia. Con l'unità
d'Italia, nel 1868 furono abolite le franchigie doganali di Livorno,
che porteranno ad un drastico calo delle attività commerciali
e dei traffici marittimi, ma lasuccessiva fondazione del Cantiere navale
Orlando farà cambiar volto alla città trasformandola rapidamente
in un importante centro industriale. Sul finire del medesimo secolo,
il prestigio della città, ormai prossima ai 100.000 abitanti,
fu sancito dall'istituzione della celebre Accademia Navale.
Gli
inizi del XX secolo portarono ad un fiorire di numerosi progetti architettonci
ed urbanistici: dagli eleganti stabilimenti
termali e balneari, che avevano fatto di Livorno una delle mete turistiche
più ambite sin dalla prima metà dell'Ottocento, alla nuova
stazione ferroviaria della linea Livorno - Cecina sino ai piani di risanamento
del centro. Poco prima dell'avvento del Fascismo, Livorno fu teatro
della fondazione del Partito Comunista Italiano, a seguito della scissione
della corrente di estrema sinistra dal Partito Socialista Italiano.
L'affermazione
del fascismo e l'ascesa politica di Costanzo Ciano portarono alla realizzazione
di grandi opere pubbliche ed industriali, all'ampliamento dei confini
provinciali e, al contempo, all'ideazione di massicci e scellerati piani
di sventramento per la città, che mutarono parte dell'antico
assetto urbanistico.
Lo
scoppio della seconda guerra mondiale e i successivi bombardamenti causarono
la distruzione di gran parte della città storica e la morte di
numerosi civili: ingenti danni si registrarono anche nelle aree industriali
e portuali, che furono tra i principali obbiettivi delle incursioni
aeree. La ricostruzione postbellica durò molti anni: lo sminamento
di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni cinquanta,
mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati
fino agli anni sessanta.
Livorno
acquistò il volto di una città moderna e fortemente industrializzata,
ma la crisi avviata dal disimpegno dellapartecipazione pubblica nei
grandi centri industriali ha portato negli ultimi anni ad uno spostamento
del baricentro economico dall'industria pesante alle piccole e medie
imprese e al terziario
Dopo
le distruzioni subite nel corso della seconda guerra mondiale e le successive
mutilazioni inflitte alla città con la
ricostruzione, Livorno ha perso gran parte del suo retaggio storico,
anche se resistono vestigia delle sue varie fasi: in particolare la
struttura del centro cittadino, un pentagono fortificato costruito secondo
i criteri della città ideale del Cinquecento. Numerose poi sono
le chiese, i templi ed i cimiteri di diverse confessioni religiose,
simbolo di un perfetto connubio di razze e popolazioni diverse, che
hanno influito notevolmente nella cultura cittadina. Questo spirito
di reciproca tolleranza, unito in passato alla politica illuminata dei
granduchi di Toscana, creò infatti un'intensa attività
culturale. Importanti librerie e prestigiosi teatri animavano la vita
della città: qui ad esempio fu pubblicata l'edizione italiana
dell'Encyclopédie, mentre numerosi letterati, come Tobias Smollet
o Carlo Goldoni, soggiornarono nelle amene località intorno a
Livorno. Grandi opere d'architettura di pubblica utilità sorsero
poi nella prima metà dell'Ottocento, quando la città iniziò
ad affermare una vocazione turistica che porterà all'apertura
di molti stabilimenti balneari in cui ancor oggi si avvertono gli echi
di una lontana Belle époque.
CHIESE
Duomo
Dedicato a San Francesco, fu iniziato alla fine del Cinquecento su progetto
di Alessandro Pieroni. Successivamente fu ampliato con l'aggiunta di
due cappelle laterali. Da segnalare il pregevole soffitto ligneo intagliato,
andato perduto nel corso dell'ultima guerra mondiale, a seguito della
quasi totale distruzione della chiesa.
Chiesa di San Ferdinando
Iniziata nel 1707 su progetto di Giovan Battista Foggini, fu conclusa
nel 1716; in stile barocco, con una facciata incompleta, presenta una
pianta a croce latina. Notevole il gruppo scultoreo conservato presso
l'altare e opera di Giovanni Baratta, che rappresenta la liberazione
degli schiavi. La chiesa era affidata all'ordine dei Trinitari.
Chiesa di Santa Caterina
Iniziata nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia, fu consacrata
nel 1755. A pianta ottagonale, la chiesa è caratterizzata da
una grande cupola, alta 63 metri e ridotta all'aspetto di torrione a
causa di problemi di natura statica. All'interno si può ammirare
un notevole dipinto ad olio del Vasari.
Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Fu costruita su progetto di Gaetano Gherardi a seguito della violenta
epidemia di colera che nel 1835 causò oltre
millemorti
in città. Si tratta della più grande chiesa di Livorno
(90 metri di lunghezza): la facciata è caratterizzata da tre
finestre semicircolari, mentre l'interno, a croce latina, è suddiviso
in tre navate, con una piccola cupola al transetto.
Santuario di Montenero
Il colle di Montenero, fin dalla prima metà del XIV secolo è
meta di pellegrinaggi. L'attuale santuario risale al XVIII secolo ed
al suo interno sono custoditi un numero rilevante di ex-voto. Sulla
piazza antistante, sotto un loggiato, sono situate alcune tombe di livornesi
illustri, come Francesco Domenico Guerrazzi e Giovanni Fattori.
Chiesa armena di San Gregorio Illuminatore
Fu costruita nei primi anni del Settecento. Danneggiata durante la seconda
guerra mondiale, fu abbattuta durante la ricostruzione del centro cittadino.
Oggi resta solo la facciata, mentre alcuni resti delle decorazioni interne
sono abbandonati nel giardino pubblico di Villa Fabbricotti.
Chiesa di San Giorgio già anglicana
Sorta come chiesa anglicana, fu progettata da Angiolo della Valle e
consacrata nel 1844. Di gusto neoclassico, presenta una facciata ornata
da un portico sormontato da un frontone. Nel dopoguerra è stata
restaurata e consacrata al culto cattolico.
Chiesa dei Greci Uniti
Fu costruita nei primi anni del Seicento e intitolata alla Santissima
Annunziata. È stata la chiesa nazionale dei greci che prestavano
il loro servizio sulle navi dell'Ordine di Santo Stefano. Semidistrutta
durante la seconda guerra mondiale, è sopravvissuta pressoché
intatta la facciata settecentesca. L'interno, ricostruito, ospita una
preziosa iconostasi.
Chiesa greco-ortodossa della Santissima Trinità
Non più esistente, era stata inaugurata nel 1760 come la prima
chiesa acattolica della Toscana. Fu demolita durante la costruzione
del Palazzo del Governo, mentre i suoi arredi oggi si trovano nella
cappella del Cimitero greco-ortodosso di
via Mastacchi.
Chiesa valdese
In stile neogotico, fu costruita intorno alla metà dell'Ottocento
e fu sede, fino ai primi anni del Novecento, della chiesa Presbiteriana
Scozzese. Al fine di non turbare il clero cattolico, fu imposto al progettista
di realizzare un edificio simile ad un palazzo, comprendente anche gli
alloggi pastorali.
Sinagoga ebraica
L'antica sinagoga seicentesca, una della più grandi d'Europa,
fu gravemente danneggiata nel corso dell'ultima guerra mondiale. Per
volontà della comunità ebraica fu deciso di abbattere
gli antichi resti e di costruire una nuova sinagoga, inaugurata nel
1962 e che nelle sue forme architettoniche richiama la Grande Tenda
nella quale veniva custodita l'Arca dell'Alleanza.
Tempio della Congregazione Olandese Alemanna
Questa chiesa protestante, fu costruita in stile neogotico tra il 1862
e il 1864 su progetto dell'architetto Dario Giacomelli. La facciata
è ornata da tre rosoni e finestre bifore, mentre l'interno presenta
un'aula a pianta rettangolare aperta da finestre ogivali e una tribuna
posta sopra il vestibolo d'ingresso. La chiesa è da anni in stato
di completo abbandono.
TERME
Bagnetti della Puzzolente
Si trovano nell'omonima località dove è presente una polla
d'acqua solfurea. Lo stabilimento termale fu progettato da Pasquale
Poccianti e completato nel 1844; l'impresa tuttavia non ebbe gli esiti
sperati e i Bagnetti furono chiusi e destinati ad altri usi. Oggi necessitano
di urgenti restauri.
Stabilimento termale Acque della Salute
Questo stabilimento è una pregevolissima architettura d'inizio
Novecento che si inserisce a breve distanza dalla Stazione Centrale.
Svolse la sua attività fino allo scoppio della seconda guerra
mondiale, mentre nel 1968 fu danneggiato da un incendio: oggi versa
in pessime condizioni di conservazione.
MUSEI
G. Fattori, Campagna romana, Museo Civico "G. Fattori"
Museo Civico "Giovanni Fattori"
Allestito
intorno alla metà degli anni novanta del Novecento nella suggestiva
cornice di Villa Mimbelli (via San Jacopo in Acquaviva), ospita un'importante
raccolta di opere dei Macchiaioli e dei Postmacchiaioli, movimenti che
si svilupparono a Livorno ed in altre località della costa labronica.
Museo ebraico "Yeshivà Marini"
Situato in (via Micali 21), oltre ad una collezione di arredi e paramenti
sacri del culto ebraico (in gran parte portati qui dalla vecchia Sinagoga
che fu distrutta a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale),
si possono qui trovare raccolte di libri dal XVII al XX secolo ed un
Hekhàl del Cinquecento che contiene i rotoli della Torah.
Museo Mascagnano
Raccoglie i cimeli appartenuti al musicista livornese Pietro Mascagni.
Il percorso museale è stato recentemente allestito presso il
Teatro Goldoni.
Museo Provinciale di Storia Naturale del Mediterraneo (sito ufficiale)
Ubicato in via Roma, fu fondato nel 1929. Si tratta di un museo ritenuto
all'avanguardia sia dal punto di vista del contenuto esposto, che delle
strutture.
Museo di Santa Giulia
È situato presso l'omonima chiesa, in (Largo Duomo). Contiene
arredi sacri, paramenti liturgici e l'antica tavola di scuola giottesca
raffigurante Santa Giulia con scene della sua vita e del martirio.
Galleria degli ex voto
La galleria occupa un'ala del Santuario di Montenero, in piazza di Montenero
9. Espone una tra le più grandi raccolte di ex voto d'Italia,
donati dai primi anni dell'Ottocento sino ad oggi.
VERNACOLO
Il vernacolo livornese è fondamentalmente una variante del toscano
nord-occidentale (parlato anche nelle province di Pisa e Lucca), ma
se ne discosta per certi tratti tipici della pronuncia, i più
appariscenti dei quali sono alcune vocali molto aperte e la /k/ singola
intervocalica che viene completamente elisa (e non soltanto aspirata,
come accade nella maggior parte delle parlate toscane), mentre quella
doppia rimane tale. Per esempio la frase "la mia casa" diviene
la mi' 'asa, mentre invece la frase "vado a casa" rimane tale
perché nella pronuncia italiana la "c" è raddoppiata
(vado a ccasa); anche in una frase come "Il cane abbaia" la
"c" rimane integra perché non è intervocalica.
Del
tutto peculiare è anche la frequente interiezione "dé",
da non confondere col "deh" esortativo italiano, ormai desueto.
Al contrario, il "dé" livornese è praticamente
onnipresente, e può assumere un vasto spettro di significati,
spesso decodificabili solo mediante l'intonazione. Assieme al "dé"
spesso troviamo il termine "boia", che viene usato come esclamazione
("Boiadé").
Inoltre,
il lessico contiene tracce (vocaboli e locuzioni) di alcune delle numerose
lingue parlate dalle comunità ospitate da Livorno attraverso
i secoli: ad esempio talvolta i piedi vengono detti "le fétte"
parafrasando alla buona il vocabolo inglese "feet", tale iterpretazione
deriva dal periodo della seconda guerra mondiale, in quanto i soldati
americani presenti a Livorno utilizzavano l'inglese per parlare con
i livornesi, conoscendo solo poche parole di italiano. Ad esempio, per
dire "Hai i piedi grandi" si può sentir dire "Ciai
dù fètte paiono zattere". E a tal proposito, la grafia
livornese corretta "ci hai" e "ci hanno" sarà
sempre "ciai" (pron. ciài) e "cianno" (pron.
ciànno), mai l'orribile "c'hai", che equivale foneticamente
a "kai"...Va anche notata la presenza, in seno alla numerosa
presenza ebraica, del bagitto, ormai però relegato ai pochi che
ne conservano ricordo.
Altra
particolarità, stavolta retorica, è l'uso di una forma
di ironia che consiste nell'uso di locuzioni iperboliche con una determinata
intonazione, per significare l'esatto opposto: ad esempio, "e sei
parigino!", per intendere che l'interlocutore è tutt'altro
che proveniente da Parigi (città dell'eleganza e del buon gusto
per antonomasia).
Grande
rappresentanza del vernacolo livornese viene data anche dal Vernacoliere,
mensile di satira politica/sociale diretto da Mario Cardinali, che include
varie rubriche di attualità, vignette, fumetti, posta dei lettori
tutte (o quasi) rigorosamente in vernacolo livornese. Il mensile non
solo è apprezzato e diffuso a livello locale, ma è seguito
da appassionati del genere in tutta Italia.
IL
PORTO
Il porto di Livorno è, sin dalle sue origini, uno dei più
importanti del Mediterraneo: può movimentare qualsiasi tipo di
merce, da quella liquida a quella solida in rinfusa, alle automobili,ai
prodotti congelati, alla frutta, agli impianti destinati alle imprese
industriali, ma soprattutto movimenta migliaia di containers in arrivo
ed in partenza per tutto il mondo.
Inoltre
il porto labronico è anche un frequentato scalo passeggeri, capace
di ospitare anche i più grandi transatlantici del mondo, come
il "Queen Mary 2", che ha fatto di Livorno una rotta abituale.
Al consueto traffico passeggeri, interessato ai traghetti, si è
aggiunto, negli ultimi anni, quello crocieristico, con circa 350 navi
l'anno e più di 250.000 croceristi in transito; si calcola che
in totale il porto abbia circa due milioni di utenti annui.
La
città dispone anche di porticcioli per imbarcazioni da diporto:
oltre al porto "Nazario Sauro", situato nei pressi dello scalo
maggiore, altri approdi si trovano nei quartieri di Ardenza, Antignano
e nella frazione di Quercianella. I fossi medicei ospitano pure un gran
numero di imbarcazioni di modeste dimensioni.