Arezzo
è un comune di 95.853 abitanti (fonte ISTAT, gennaio 2007), capoluogo
dell'omonima provincia, situato in Toscana. Il
comune di Arezzo è situato alla confluenza di tre delle quattro
vallate che compongono la sua provincia. Direttamente a Nord della città
ha inizio il Casentino, che è la valle percorsa dal primo tratto
dell'Arno; a Nord-Ovest si trova il Valdarno Superiore, sempre percorso
dall'Arno nel tratto che scorre fra Arezzo e Firenze; a Sud si trova
la Val di Chiana, una pianura ricavata dalla bonifica di preesistenti
paludi, il cui più importante corso d'acqua è il canale
maestro della Chiana. Tramite l'agevole valico del Torrino e la valledel
Cerfone, si ha accesso a Est alla quarta vallata, la Valtiberina, percorsa
dal primo tratto del Tevere. Il
territorio del comune è molto ampio e vario: si passa dalla pianura
che si apre sulla Val di Chiana e sull'Arno, alle colline, a Sud della
città, a zone montuose, soprattutto ad Est. I comuni confinanti
sono numerosi: sul lato Val di Chiana ci sono Civitella in Val di Chiana
e Castiglion Fiorentino; sul lato Valdarno superiore ci sono Laterina
e Castiglion Fibocchi; sul lato Casentino c'è Capolona; sul lato
Val Tiberina ci sono Anghiari e Monterchi e la provincia di Perugia,
in Umbria.
CLIMA
Il clima della città di Arezzo e delle zone limitrofe presenta
le caratteristiche di continentalità più accentuate di
tutta la Toscana, vista la lontananza dal mare e la posizione a cavallo
tra il Valdarno e la Val di Chiana con la dorsale appenninica nelle
relative vicinanze. Le precipitazioni presentano un carattere irregolare,
perché la zona può essere influenzata sia dalle correnti
umide atlantiche che da quelle secche continentali provenienti da settentrione
e da oriente. L'escursione termica risulta elevata sia nei valori giornalieri
che annui. Nella
tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nei
dintorni di Arezzo ma possono essere considerati attendibili anche per
la città.
STORIA
Arezzo sorse in epoca pre-etrusca in una zona abitata fin dalla preistoria,
come dimostra il ritrovamento di strumenti di pietra e del cosiddetto
"uomo dell'Olmo", risalente al Paleolitico, avvenuto nei pressi
della frazione dell'Olmo durante i lavori di scavo di una breve galleria
della linea ferroviaria Roma-Firenze nel 1863. La zona posta alla confluenza
di Valdarno, Valdichiana e Casentino, infatti, è passaggio naturale
per chi voglia attraversare l'Appennino. Si ha notizia poi di insediamenti
stabili di epoca pre-etrusca in una zona poco distante dall'attuale
area urbana, il colle di San Cornelio, dove si sono rinvenute tracce
di una cinta muraria di difficile datazione poiché sovrimpresse
dalle poderose mura romane. L'abitato etrusco sorse invece sulla sommità
del colle di San Donato, occupata dall'attuale città. Si sa che
la Arezzo etrusca, con un nome quasi identico all'attuale,
Arretium, esisteva già nel IX secolo a.C. Arezzo fu poi una delle
principali città etrusche, e molto probabilmente sede di una
delle 12 lucumonie. A questo periodo risalgono opere d'arte di eccezionale
valore, come la Chimera, oggi conservata a Firenze, la cui immagine
caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo
simbolo. Al sorgere della potenza di Roma la città, insieme alle
consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche,
ma l'esercito messo insieme da Arezzo, Volterra e Perugia fu sconfitto
a Roselle, presso Grosseto, nel 295 a.C.; e così nel III secolo
avanti Cristo Arezzo fuconquistata dai Romani che latinizzarono il suo
nome etrusco Arretium. Durante l'epoca romana, specialmente nel periodo
repubblicano, Arezzo divenne un simbolo importantissimo dell'espansione
romana a nord, ed un bastione difensivo del nascituro impero, grazie
alla sua posizione strategica che ne faceva tappa obbligata per chiunque
volesse raggiungere la sempre più potente città sul Tevere.
Arezzo si trovò dunque a doversi difendere dai Galli Senoni che
marciavano contro Roma. In suo soccorso giuse una robusta armata guidata
dal console Lucio Metello, che trovò la morte in battaglia ma
arrestò l'avanzata dei barbari. Del fatto rimane traccia in un
toponimo, Campoluci, che indica il tratto di piana vicino all'Arno in
cui il console combatté e morì. Dopo il fatto, Arezzo
divenne sede di un presidio romano permanente. Rimase però sempre
gelosa della sua autonomia, tanto che cercò più volte
di riconquistare l'indipendenza nel corso delle guerre civili della
Roma repubblicana, schierandosi prima con Mario e poi con Pompeo. Silla
e Cesare si vendicarono facendone una colonia per i loro veterani, il
che provocò un notevole riassestamento demografico che cancellò
da Arezzo - come da tutta l'Etruria - le rimanenti tracce della vecchia
cultura. All'inizio dell'età imperiale la città, operosa
e ricca di inventiva, divenne ricca e prospera come al tempo delle guerre
puniche, quando era stata la principale fornitrice di armi per la spedizione
di Scipione in Africa. Sorsero numerosi stabilimenti pubblici, come
il teatro, le terme, ed un anfiteatro di notevoli dimensioni che è
giunto fino ai nostri giorni. La vita culturale ebbe un grande impulso
grazie alla feconda attività del primo degli aretini illustri
nel
mondo delle arti e delle lettere, Gaio Cilnio Mecenate, il cui nome
rimarrà per sempre legato alla promozione della cultura. Arezzo
fu anche un centro di lavorazione dei metalli e, soprattutto, di vasi
di ceramica: i vasi prodotti ad Arezzo erano detti "corallini"
per il loro colore. Al crollo dell'impero, Arezzo subì un forte
spopolamento ed una profonda crisi economica, da cui non la salvò
la posizione di relativa importanza in cui la posero i Longobardi: le
dimensioni della città subirono una contrazione che la riportarono
pressappoco a quelle di epoca etrusca, le campagne si svuotarono e i
commerci languirono a lungo. La situazione non migliorò neppure
con l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno - che non si stanziarono in
città come avevano fatto i Longobardi - la cui impronta nella
vita civile e negli usi quotidiani fu lunga e durevole, ma che privilegiarono
i rapporti con quello che ritenevano il più alto potere locale,
il vescovado.
Con
la diffusione del Cristianesimo, infatti, Arezzo era divenuta sede di
episcopato. Si tratta di una delle poche città di cui sono noti
tutti i vescovi che si sono succeduti fino ad oggi. Dopo il mille il
suo vescovo iniziò a fregiarsi, primo in Italia, del titolo di
"conte". A questo periodo risalgono il perduto "Duomo
Vecchio" del colle del Pionta, ai cui lavori partecipò Maginardo,
l'attuale Cattedrale e la Pieve di Santa Maria.
Sotto
la protezione del vescovo si sviluppò nel contado aretino anche
un folto numero di abbazie, che contribuirono a ricostruire un sistema
di scambi ed un minimo ambito culturale. In questo periodo Arezzo vide
la nascita di un altro dei suoi figli illustri: Guido Monaco. Fattosi
benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò
il nuovo metodo di notazione musicale ed il tetragramma. Dopo il Mille
al potere feudale, identificato con il vescovo che risiedeva fuori dalla
città sull'altura del Pionta, arroccato come in un castello,
venne affiancandosi un potere cittadino, l'ordinamento della città
ebbe un'evoluzione e si affermò il libero comune: la presenza
di un console è attestata ad Arezzo nel 1098. La duplicità
di poteri generò presto un conflitto tra il vescovo, che vedeva
la sua autorità feudale provenire dall'imperatore e quindi incarnava
la
prima espressione del partito ghibellino, e la magistratura cittadina.
L'attrito sfociò in varie sollevazioni popolari contro il vescovo
e nella rappresaglie di questo, che chiamò in soccorso l'imperatore
Arrigo, il quale scendendo in Italia verso Roma, trovava per l'appunto
Arezzo nella sua strada. La rappresaglia fu durissima ma non arrestò
lo sviluppo del Comune, che proseguì soprattutto dopo il concordato
di Worms del 1122 che poneva fine alle controversie tra impero e papato
e, di fatto, alla figura dei vescovi-conti. Èa questo periodo,
all'inizio del XIII secolo, che risale l'avvio della costruzione della
Pieve, concepita per ospitare un vescovo ridimensionato alle sue funzioni
pastorali, e di altre chiese che accogliessero gli ordini monastici
inurbati forzatamente dopo la confisca dei loro possedimenti feudali.
L'influenza territoriale di Arezzo crebbe notevolmente culminando con
la presa di Cortona, avvenuta nel 1298 dopo una sanguinosa battaglia.
Alla rinnovata importanza politica si accompagnò una fioritura
culturale: la città si dotò di una università,
lo Studium, i cui ordinamenti risalgono al 1252, brillarono i primi
ingegni della nuova poesia lirica italiana Guittone d'Arezzo e Cenne
de la Chitarra; della scienza con quel Ristoro che nel 1282 scrisse
la prima opera scientifica in volgare; della composizione del mondo;
e della pittura, con Margaritone d'Arezzo, poi affiancato da maestri
fiorentini e senesi quali Cimabue e Pietro Lorenzetti. Nel 1304 infine
nasceva ad Arezzo, da un fuoriuscito fiorentino, Francesco Petrarca.
Mentre la potenza di Arezzo cresceva, però, cresceva anche quella
delle città vicine, ed era inevitabile che si arrivasse allo
scontro con Firenze e Siena. Dopo alterne vicende la Arezzo ghibellina
subì una disfatta contro le armate senesi e fiorentine nella
battaglia di Campaldino (1289) nei pressi di Poppi. In questa battaglia,
a cui partecipò Dante Alighieri per la parte guelfa, morì
anche il vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini. In seguito si affermò
la signoria dei Tarlati di Pietramala, il cui principale esponente fu
Guido Tarlati che pur essendo divenuto vescovo nel 1312 continuò
a mantenere buoni rapporti con la fazione ghibellina, in Toscana e fuori,
come ad esempio con gli Ordelaffi di Forlì. La signoria di Guido
Tarlati mise temporaneamente fine alle dispute di fazione tra i Tarlati
e gli Ubertini e la famiglia guelfa dei Bostoli; tanto feroci che San
Francesco si era rifiutato a suo tempo di entrare in città, vedendola
"infestata dai diavoli", episodio ricordato da Giotto negli
affreschi della Basilica Superiore di Assisi.
Guido
Tarlati risanò il bilancio delle Stato, portandolo a una tale
floridità che Arezzo prese a battere moneta propria, ampliò
la cinta muraria, concluse una onorevole pace con Firenze e riuscì
ad allearsi con Siena e ad espandere il dominio territoriale
verso
sud e verso est, lui vescovo, a spese dei possedimenti pontifici; tanto
che il Papa da Avignone lo scomunicò e lo dichiarò eretico.
Ciò non gli impedì, nel 1327, di incoronare imperatore
a Milano Ludovico il Bavaro. In questo periodo si era anche sviluppata
una forte borghesia mercantile che aveva imposto alcune modifiche nel
governo della città, come la creazione della magistratura del
capitano del popolo e delle corporazioni delle arti, e la costituzione
di una magistratura rappresentativa delle quattro parti in cui la città
venne divisa: porta Crucifera, porta del Foro, porta Sant'Andrea e porta
del Borgo, alle quali si richiamano i quattro quartieri che disputano
l'odierna Giostra del Saracino.
A
Guido Tarlati passato a miglior vita nel 1327 successe Pier Saccone,
il fratello, che non era purtroppo della stessa pasta. Arezzo cominciò
progressivamente a perdere terreno nei confronti della rivale Firenze,
perdendo per la prima volta l'indipendenza nel 1337: Pier Saccone, pressato
dagli oppositori interni, dai nemici esterni (fiorentini e perugini)
e dalla crisi economica, cedette Arezzo a Firenze per dieci anni in
cambio di denaro. Trascorso questo periodo, l'indipendenza fu recuperata,
ma non la prosperità. La seconda metà del trecento fu
caratterizzata tuttavia da una sostanziale pace sociale, che terminò
bruscamente con il progetto del vescovo Giovanni Albergotti di fare
entrare Arezzo nella sfera d'influenza del papato. Le lotte tra guelfi
e ghibellini riesplosero con violenza, e la città conobbe più
volte l'esperienza del saccheggio da parte di soldataglie mercenarie
chiamate in soccorso ora dall'una ora dall'altra parte, o anche venute
per l'una e passate all'altra se questa pagava meglio, secondo il costume
dell'epoca. Ultimo fu il capitano di ventura francese Enguerrand de
Coucy che transitava nella zona diretto a Napoli, dove doveva attaccare
Carlo di Durazzo per conto di Luigi d'Angiò, e fu assoldato dalla
parte ghibellina che era stata appena espulsa dalla città. Enguerrand
prese con facilità quel che rimaneva di Arezzo, ma nel frattempo
il suo signore Luigi d'Angiò moriva, lasciando l'armata senza
scopo e senza soldo. Firenze ne approfittò immediatamente, offrendo
al capitano francese quarantamila fiorini perché consegnasse
Arezzo, ed egli accettò. Fu così che nel 1384 Arezzo fu
annessa allo stato toscano dominato da Firenze. Il dominio fiorentino
è visibile d'ora in poi anche nell'architettura e nell'Arte:
Spinello Aretino fu l'ultimo artista di scuola autoctona; dopo di lui
prevale la scuola fiorentina. In questo periodo furono realizzati da
Piero della Francesca gli affreschi della Leggenda della Vera Croce
nella Basilica di San Francesco. Il governo fiorentino tentò
di rendersi gradito alla città, riuscendovi in parte grazie alla
saggia elezione a segretario della Repubblica di un aretino di alto
spessore, lo storico e poeta Leonardo Bruni, che si adoperò per
favorire l'integrazione di Arezzo nel nuovo Stato toscano ormai, con
l'eccezione di Siena e Lucca, interamente sotto il controllo di Firenze.
Vi fu tuttavia un lento decadimento economico e culturale della città.
La parte più antica, comprendente la rocca e la Cattedrale, fu
profondamente modificata con la costruzione della Fortezza Medicea,
esempio precoce di fortificazione alla moderna. Nel primo cinquecento
Arezzo si trovò coinvolta in una rivolta antifiorentina, che
oppose a Firenze il capitano di ventura Vitellozzo Vitelli, il "duca
Valentino" Cesare Borgia e suo padre Papa Alessandro VI, e il re
di Francia Luigi XII. La sommossa si spense però dopo pochi giorni,
e costò la vita al Vitelli che fu fatto uccidere dallo stesso
Cesare Borgia durante un banchetto, con un metodo
cui
Niccolò Machiavelli dedicò un addirittura un trattato
datato 1503. Nel 1525 sulla città e sul contado si abbatté
una pestilenza, cui seguì una carestia che mise in ginocchio
l'economia aretina e portò ad una nuova sollevazione contro Firenze
nel 1529, anche questa però più legata ad avvenimenti
esterni che ad una vera volontà popolare. I Medici, che erano
stati scacciati da Firenze nel 1527, avevano ora dalla loro il papa
Clemente VII, appartenente alla famiglia dei Medici. Questi concluse
una pace con l'Impero e si assicurò così una armata imperiale,
comandata da Filiberto d'Orange, per imporre a Firenze il ritorno dei
Medici. L'armata proveniente da Roma passò dal territorio di
Arezzo, allora parte dei possedimenti fiorentini e presidiata da una
guarnigione fiorentina, e la città anziché tentare una
improbabile resisterenza all'assedio pensò di profittare della
situazione per riconquistare l'indipendenza, trattando la resa tramite
un ufficiale dell'esercito imperiale originario della Valtiberina, tale
Francesco di Bivignano, detto "il conte rosso". La guarnigione
fiorentina si rifugiò in fortezza ma fu presto cacciata, mentre
il Conte Rosso si impadroniva di parte del Valdarno, Anghiari e Sansepolcro.
Ma terminata la contesa con la sconfitta della Repubblica fiorentina
a Gavignana nell'agosto del 1530, i Medici non videro più la
ragione per tenere Arezzo separata dal resto della Toscana, ed inviarono
di nuovo l'esercito imperiale a prenderne possesso. Nel 1554 cadeva
anche Siena, ed una quindicina di anni dopo tutta la Toscana, con l'eccezione
di Lucca e dello Stato dei Presidi presso l'Argentario, diveniva Granducato.
Cosimo I Medici attuò ad Arezzo un piano di ristrutturazione
urbanistica a scopi difensivi: il perimetro della cinta muraria fu ridotto
come il numero delle porte, la fortezza fu ricostruita e ampliata. In
questo contesto fu anche completata la cattedrale, e furono abbattuti
alcuni storici edifici, tra cui l'antico palazzo comunale e il palazzo
del capitano del popolo, per fare spazio alle Logge dovute alla mano
di Giorgio Vasari. Durante i lavori di scasso vennero rinvenute le celebri
statue di bronzo della Minerva e della Chimera di Arezzo. Il periodo
del Granducato Mediceo a partire dalla seconda metà del '500
vide peròt, in tutta la Toscana, un lento ma inesorabile decadimento
economico e culturale accompagnato da decremento demografico, che si
invertirà solo nel settecento, con le iniziative illuminate di
Pietro Leopoldo di Lorena. Nel XVIII secolo fu portata a termine la
bonifica della Val di Chiana. Nel 1796 cominciò una campagna
militare di invasione dell'Italia da parte dei Francesi. Il generale
comandante di questa invasione era Napoleone Bonaparte. Anche Arezzo
fu conquistata ma nel 1799 fu il centro del movimento del "Viva
Maria", una delle insorgenze antinapoleoniche avvenute in quegli
anni in Italia. In seguito a questi fatti Arezzo fu riconosciuta dal
Granduca di Toscana capoluogo di provincia. Nel 1860 il Granducato di
Toscana, e quindi Arezzo, entrò a far parte del regno d'Italia.
In questo periodo, anche grazie all'avvenuta bonifica della Val di Chiana,
Arezzo ritornò ad essere un nodo delle principali vie di comunicazione
fra Roma e Firenze.
MANIFESTAZIONI
Ogni prima domenica del mese e il sabato precedente si tiene nel centro
storico la "Fiera antiquaria". Il 9, 10 e 11 settembre di
ogni anno si tiene la "fiera di settembre" (Fiera del Mestolo).
L'ultima settimana di agosto si svolge un concorso corale polifonico
internazionale dedicato a Guido Monaco al quale partecipano cori di
altissimo livello provenienti da tutto il mondo, nel 2007 sarà
sede del Gran Premio Europeo di Canto Corale. In autunno si svolge il
Festival Internazionale "I Grandi Appuntamenti della Musica"
organizzato dall'Ente Filarmonico Italiano con il patrocinio del Ministero
per i Beni e le Attività Culturali e il contributo dei principali
enti territoriali.
Giostra
del Saracino
Nel quadro delle rievocazioni storiche, di cui il centro Italia è
ricco, si colloca la Giostra del Saracino. Ripristinato in rievocazione
storica nel 1931, la Giostra del Saracino si corre ad Arezzo nella Piazza
Grande il penultimo sabato di giugno in notturna e la prima domenica
di settembre in edizione diurna. Nella giostra si sfidano i 4 quartieri
della città: Porta del Foro, Porta Crucifera, Porta S.Andrea
e Porta S.Spirito. Ogni cavalieri corre la lizza in base all'ordine
stabilito secondo la prova generale avuta luogo il giorno precedente,
comunemente chiamata "la Provaccia". Il fantino porta una
lancia con la quale deve colpire il tabellone sostenuto dal buratto,
una statua lignea rappresentate il Saraceno (da qui il nome). il punteggio
è compreso tra gli zero e i cinque punti; ogni quartiere corre
due volte finché, ricorrendo talvolta allo spareggio, un quartiere
non predomina sugli altri.
CHIESE
Cattedrale: il Duomo, chiesa gotica contenente il sepolcro di Papa Gregorio
X, XIV secolo.
Chiesa di San Domenico: fondata nel 1275 e terminata all'inizio del
Trecento. Vi è esposto il Crocifisso Ligneo di Cimabue.
Basilica di San Francesco: La Cappella Bacci contiene l'affresco "La
Leggenda della Vera Croce" di Piero della Francesca.
Santa Maria della Pieve (la Pieve), con una torre alta 59 metri, detta
anche il campanile dalle cento buche.
San Michele
Badia delle Sante Flora e Lucilla (la Badia).
Santa Maria delle Grazie: santuario quattrocentesco tardo gotico con
portico rinascimentale di Benedetto da Maiano; altar maggiore in marmo
e terracotta smaltata (fine Quattrocento), opera inconsueta di Andrea
Della Robbia che raffigura nel timpano Madonna con Bambino tra due angeli,
nelle nicchie i Santi Lorentino, Pergentino, Donato e Bernardino, nel
paliotto la Pietà; all'interno un affresco di Parri di Spinello
(Madonna della Misericordia).
FRAZIONE
DI OLMO
La frazione di Olmo, con i suoi 3.500 abitanti, è situata a circa
5 km dal centro cittadino. Olmo è famoso per un importante ritrovamento
di un teschio di Homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Al confine
tra Olmo e la vicina frazione di S. Anastasio si trova la storica Villa
Mancini. La chiesa del paese di Olmo risale alla fine degli anni sessanta,
fino al 1995 è appartenuta al movimento dei francescani e successivamente
è stata ceduta alla curia vescovile. Ultimo frate francescano
a guidare la parrocchia è stato "padre Graziano" (
Sante Conti ). Negli ultimi anni, inoltre, vi sono state eseguite varie
opere di ristrutturazione ed ampliamento tra le quali la costruzione
del campanile di cui la chiesa stessa era sprovvista. I santi patroni
del paese sono S. Vincenzo e S. Anastasio che si festeggiano il 22 gennaio.
Per gli amanti delle camminate, delle corse in montagna a piedi ed in
mountain-byke il paese di Olmo è adatto come punto di partenza
in quanto dallo stesso hanno inizio alcune strade e sentieri che portano
verso il monte Lignano, visibile voltando lo sguardo ad est, confluendo
nel famoso " sentiero 50 " che unisce il lago Trasimeno, partendo
da Passignano (PG), fino al monte della Verna in Casentino (AR).
FRAZIONE
DI PALAZZO DEL PERO
Palazzo del Pero è una frazione del Comune di Arezzo ed è
il capoluogo della Circoscrizione 6, è situata a 10 km dalla
città in direzione S. Sepolcro. La Circoscrizione con i suoi
102.5 kmq, è poco meno di un terzo di tutto il Comune. È
zona montana e con i 12 abitanti per kmq, risulta la zona meno densamente
popolata. Le altre frazioni della circoscrizione sono Pieve a Ranco
e Rassinata . La zona ha un grande valore paesaggistico e racchiude
nel suo territorio una serie di piccoli gioielli artistici come la Pieve
di S.Donnino, risalente al VII secolo(Tafi) le cui absidi (XI secolo)
sono visibili dall' interno della canonica , la Badia di S. Veriano,
il Castello di Ranco e molti altri ancora.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 99.503 (M 47.783, F 51.720)
Densità per Kmq: 257,6
Superficie: 386,25 Kmq
CAP
52100
Prefisso Telefonico 0575
Codice Istat 051002
Codice Catastale A390
Denominazione
Abitanti aretini
Santo Patrono San Donato di Arezzo
Festa Patronale 7 agosto
Il
Comune di Arezzo fa parte di:
Area Geografica: Bacino Idrografico del Fiume Arno
Associazione Rete Italiana Città Sane - OMS
Associazione delle Città d'Arte e Cultura (CIDAC)
Località e Frazioni di Arezzo
Antria, Battifolle-Ruscello-Poggiola, Campoluci, Chiassa-Tregozzano,
Giovi-Ponte alla Chiassa, Marcena, Meliciano, Molinelli, Molin Nuovo,
Monte Sopra Rondine, Palazzo del Pero, Patrignone, Ponte Buriano-Cincelli,
Pratantico-Indicatore, Puglia, Quarata, Salceta-Formicheto-Osteria,
San Firenze-Fonte di Sala, San Polo, Santa Maria alla Rassinata, Venere
Comuni Confinanti
Anghiari, Capolona, Castiglion Fibocchi, Castiglion Fiorentino, Città
di Castello (PG), Civitella in Val di Chiana, Cortona, Laterina, Marciano
della Chiana, Monte San Savino, Monte Santa Maria Tiberina (PG), Monterchi,
Subbiano
Musei nel Comune di Arezzo
Museo Diocesano di Arte Sacra del Duomo
Museo di Arte Medievale e Moderna
Museo Archeologico Nazionale "G. C. Mecenate"
Casa Vasari
Casa Museo Ivan Bruschi
Castelli
e Fortificazioni
Fortezza Medicea (sul colle di San Donato)
Ville
e Palazzi
Palazzo della Fraternita dei Laici
Palazzo Cofani-Brizzolari
Palazzo Albergotti o delle Statue
Chiese
e altri edifici religiosi aretini
Santuario Santa Maria delle Grazie :: Frati Carmelitani
Santuario Madonna del Conforto
Pieve di San Paolo (in località San Polo)
Pieve di San Donnino a Maiano
Cattedrale di San Donato
Luoghi
di Interesse
Anfiteatro Romano
Teatri
Politeama Universale
Teatro Petrarca
Teatrino di via della Bicchieraia
Libera Accademia del Teatro
Stadi
di Calcio
Stadio Comunale
Eventi,
Feste e Sagre
Giostra del Saracino (penultima domenica di giugno e prima domenica
di settembre), rievocazione storica
Cena Medievale (prima domenica di luglio), organizzata dal quartiere
di Porta del Foro
Cittadini
Illustri
Francesco Petrarca (1304 - 1374), scrittore, poeta ed umanista
Pietro Aretino (1492 - 1556), letterato