Spadafora
è un comune di 5.238 abitanti della provincia
di Messina.
ETIMOLOGIA
Il suo nome deriva da quello di un nobile casato che
ne conquistò il territorio nel 1459.
SAN
MARTINO
Non lontano dal centro cittadino di Spadafora sorge
il borgo di San Martino di cui, fino al 1817, Spadafora
era frazione. Di origini antichissime, il feudo di
San Martino constava di cinque casali, così
come si evince da un registro dell'imperatore Federico
II. Vi sorge un'antica chiesa dedicata al santo che
dà il nome al borgo; una notevole opera d'arte
è costituita da un antico crocifisso ligneo,
risalente al 17° secolo; attualmente è
custodito da abitanti della frazione. L'attività
economica prevalente di San Martino è quella
agricola. Il 10 Dicembre del 1990, nel corso di un'affollata
cerimonia, è stata inaugurata la nuova piazza
Santa Colomba che domina il pendio sovrastante Spadafora;
la piazza offre spazi di ricreazione e di distensione
con al centro una fontana circolare circondata da
aiule e villette.
GRANGIARA
La frazione di Grangiara è situata a 1500 metri
dal centro di Spadafora. Nel borgo sorge la Chiesa
della Madonna del Carmine, che, costruita agli inizi
dell' ottocento, mantiene tutt'oggi le originarie
caratteristiche di semplicità ed essenzialità.
Da alcuni decenni è passata sotto la giurisdizione
della curia di Messina. La statua della Madonna posta
sopra l'altare maggiore è stata realizzata
verso il 1955; in seguito è stata restaurata
da artigiani di Barcellona. La nicchia dove oggi è
collocata è stata costruita artigianalmente
dal mastro muratore C. Sindoni, nel 1958. Le risorse
economiche prevalenti sono quelle agricole, con produzione
di olio e vino molto pregiato. Una consistente voce
per l'economina di questo borgo è la produzione
di agrumi, soprattutto limoni.
IL
CASTELLO
Al centro della città di Spadafora sorge il
castello, la cui struttura si fa risalire alla seconda
metà del sec. XV. In origine, secondo alcuni,
fu soltanto una torre di avvistamento, avamposto del
castello di Venetico, posto in collina e dimora del
feudatario. La leggenda vuole che un passaggio sotterraneo
mettesse in comunicazione le due fortificazioni, permettendo
il passaggio di soldati e prigionieri. Probabilmente
la torre fu ampliata o ricostruita intorno al '500
dall'architetto fiorentino. Camillo Camilliani, divenendo
quel castello di cui rimane oggi solo la parte centrale,
che rappresenta il più importante patrimonio
artistico-culturale di Spadafora. Il castello fu certamente
restaurato una prima volta nel '600. I quattro robusti
speroni angolari a forma trapezoidale sono contornati,
nella parte superiore, da caratteristiche merlature,
nei cui interspazi venivano piazzate le bocche dell'artiglieria.
Nelle estremità angolari di ciascuno sperone
si ergono le casematte, a protezione dei soldati di
guardia. Le feritoie sottostanti venivano usate come
saetterie in occasioni di assalti al castello. Il
fossato che lo circonda è ancor oggi contornato
da un robusto muro di cinta. Il Castello è
stato recentemente restaurato a cura della Soprintendenza
per i beni ambientali di Catania e successivamente
dalla Soprintendenza di Messina, dopo l'acquisizione
della Regione Siciliana.
CHIESA
DI SAN GIUSEPPE
Costruita intorno alla fine del '500, la chiesa di
San Giuseppe era originariamente la cappella di famiglia
dei Principi Spadafora. In anni successivi subì
modifiche ed ampliamenti nel corso delle quali furono
costruite la volta e la sacrestia. La statua di San
Giuseppe, scultura in legno, è sicuramente
antecedente al 900. La statua dellImmacolata
è anchessa in legno, mentre le statue
del Sacro Cuore di Gesù, di SantAntonio,
di San Giovanni Battista e della Madonna del Rosario
sono realizzate in cartapesta.
CHIESA
DEL SACRO CUORE DI GESU'
La chiesa del Sacro Cuore di Gesù deve il suo
nome all'episodio di cui fu testimone Santa Maria
Margherita Lacoque, cui apparve Gesù con il
cuore in mano. L'apparizione è rievocata dal
pittore Bonanno di Messina nel 1945 su una tela posta
sopra l'altare maggiore. La chiesa è stata
realizzata tra il 1937 ed il 1939 dall'ing. Barbaro
di Messina, su proprio progetto, in stile romanico.
L'apertura al culto è del 1940. Originariamente
fu costruito solo l'altare maggiore; solo successivamente
furono realizzati l'altare di destra sormontato da
un crocifisso ligneo, opera di scultori di Ortisei,
e quello di sinistra, dedicato alla Madonna di Lourdes,
la cui statua è opera degli stessi scultori
ed è circondata da una grotta realizzata in
cemento da un mastro muratore di Giarre nel 1947.
Risale allo stesso periodo la realizzazione degli
altari laterali, sormontati dalle icone di Sant'Antonio,
della Madonna del Carmine, della Sacra Famiglia, di
Santa Teresa del Bambino Gesù e di Santa Rita.
MANIFESTAZIONI
San Giuseppe, patrono di Spadafora, si celebra con
festeggiamenti la domenica successiva al terzo giovedì
di luglio per 4 giorni, in coincidenza con la tradizionale
fiera del bestiame. Durante questo periodo, specialmente
il Sabato e la Domenica, la città viene invasa
da venditori ambulanti, giostre e giochi, visitatori
e turisti provenienti da tutto il litorale tirrenico
della provincia. Fin dal primo giorno vengono organizzati
giochi tradizionali, gare sportive, spettacoli, concerti,
intrattenimenti sociali che hanno il loro culmine
nel fantasmagorico ed esplosivo spettacolo dei giochi
pirotecnici, la Domenica notte, che conclude entusiasticamente
la festa del santo.
Domenica
pomeriggio la statua di S. Giuseppe ornata di fiori,
accompagnata dalla banda musicale, viene letteralmente
contesa per il trasporto. Dopo aver fatto un lungo
giro per le vie del paese, viene rivolta verso il
mare e benedetta, dopo di che fa ritorno nella chiesa
di San Giuseppe, di fronte al castello, mentre le
campane suonano a festa.
ORIGINI E CENNI STORICI
Le sue origini di centro abitato e di luogo di ferventi
attività agricole, commerciali e marinare risalgono
a tempi molto più lontani, ad insediamenti
primitivi coincidenti con la nascita dell'agricoltura
terra terra. La sua principale vocazione divenne,
però, ben presto quella marinara. Pare che
la sua spiaggia fosse molto frequentata dai fenici,
data la sua posizione strategica tra Capo Milazzo
e le coste della Calabria. Nel periodo deli insediamenti
greci, alla popolazione indigena si unirono gli elleni,
creando un grosso centro sicilioto non molto distante
da Imera, importante centro di cultura e di commercio
fondato dai greci. Sotto i romani le vaste colture
a grano scomparvero e la zona divenne quasi deserta.
Patì, con il resto dei paesi del litorale tirrenico,
le incursioni dei barbari; poi conobbe una lunga fase
pacifica nell'epoca bizantina. Il periodo più
ricco per il territorio di Spadafora fu indubbiamente
quello arabo. I fenici ed i greci avevano fatto di
Spadafora un centro di cultura. Gli arabi lo portarono
al massimo splendore e valorizzarono le campagne con
la costruzione di acquedotti che trasportavano l'acqua
dei torrenti nei campi coltivati. La città
divenne anche un importante centro d'importazione
delle mercanzie arabe. Con la dominazione normanna,
Spadafora divenne il centro abitato di una baronia,
elevata in seguito a principato sotto i principi Spadafora,
che diedero anche il nome alla cittadina. Con gli
svevi, Spadafora mantenne le caratteristiche dell'epoca
precedente; la sua decadenza iniziò durante
il periodo angioino. Nella lotta contro i francesi
diede il suo contributo inviando numerosi volontari
alla difesa di Messina. Come il resto della Sicilia
decadde nell'epoca aragonese e del vicereame. A causa
del trasferimento del principe a Palermo, allora luogo
di delizie della nobiltà sicula, il suo vasto
territorio fu affidato ai gabelloti, con conseguenze
nefaste per l'agricoltura e per la vita sociale. Dopo
il terremoto di Messina del 1783, gruppi di valorosi
spadaforesi, via mare, portarono aiuto al derelitto
capoluogo. Da quanto si è potuto rilevare dagli
archivi comunali, risulta che Spadafora si costituì
a comune autonomo nell'anno 1817; prima di allora
era una frazione di San Martino, diventato oggi frazione
del Comune di Spadafora. Il primo registro dello Stato
civile del Comune risale, infatti, proprio al 1817.
Nel 1848 anche Spadafora partecipò al tentativo
di liberazione dalla tirannide borbonica. Nella notte
del 28 gennaio una squadra a cavallo e bene armata
di "picciotti", guidata dai maggiorenni
del paese, fu inviata a Messina, dove si distinse
in famose giornate di battaglia fino allo sfortunato
epilogo che vide la caduta di Messina, il 7 settembre
1848. Fra i cittadini di Spadafora si distinsero il
dottor Antonino Giunta ed il fervente patriota Francesco
Maniscalco. Nel 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi,
giovani volontari spadaforesi si nascosero in un luogo
tra Santa Lucia del Mela e San Filippo, attendendo
l'esercito garibaldino, nel quale si arruolarono partecipando
alla grande battaglia di Milazzo il 20 Luglio 1860,
che aprì la via all'unità d'Italia.