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ITALIA
DA VIVERE
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Partanna |
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Partanna è un comune di 11.376 abitanti della provincia di Trapani, situato fra le valli del Modione, a ovest, e del Belice, a est. Incerta è l'etimologia del nome, che da alcuni è ritenuto di origine greca (da parthenos, "vergine"), da altri di origine araba (Barthamnah, "terra scura"). Il sito fu abitato fin dall'epoca paleolitica, come dimostrano i reperti di recente scoperti sul luogo e nel Dicembre 2006 iniziarono i lavori per la cotruzione di un parco naturale. In epoche più vicine a noi vi si insediarono gli Elimi, i Greci, i Romani e, in parte, anche i Bizantini. Il nucleo dell'abitato, però, risale al Medioevo. La piazza principale, intitolata ai giudici Falcone e Borsellino, è il luogo di ritrovo per i partannesi. Adiacente alla piazza Falcone e Borsellino si trova la villa Rita Atria, ex villa Macallè. È un centro agricolo e commerciale, a 58 km a sud-est del capoluogo. STORIA Le popolazioni che occupavano quegli antichi insediamenti, avevano tecniche evolute per riuscire a coltivare la terra, soprattutto dal punto di vista della distribuzione dell'acqua. Basta considerare che gli scavi appena citati in Contrada Stretto hanno permesso di trovare alcuni fossati-cisterne, anche di notevoli dimensioni, utilizzati anticamente per raccogliere l'acqua che sarebbe servita all'irrigazione. Vere e proprie opere di idraulica che hanno pochi riscontri in altri siti dell'epoca, anche e proprio per le dimensioni degli impianti. Il tutto va inquadrato in un ricco panorama preistorico della Provincia di Trapani e soprattutto del Basso Belice dove sono presenti giacimenti archeologici che vanno dal Paleolitico inferiore (Salemi, Santa Ninfa, Castelvetrano), all'età del Bronzo. Siti che sono al riparo delle rocce, necropoli, villaggi che hanno permesso di riportare alla luce vasellame, armi e utensili di pietra, il tutto lungo una linea evolutiva chiara. Un
ritrovamento notevole è stato fatto anche non lontano dalla Chiesa
Madre di Partanna, in pieno centro storico. Su Corso Vittorio Emanuele
sta infatti il sito preistorico Utc, così denominato perché
fu ritrovato nel 1998 proprio nell'atrio dell'Ufficio Tecnico Comunale.
L'esplorazione dell'antico insediamento ha permesso di riportare alla
luce tre capanne risalenti alla media età del bronzo, tra la
fine del XV e l'inizio del XIII secolo a.C. Non
lontano dal sito preistorico Utc, su Corso Vittorio Emanuele 68, proprietà
Cannia, è possibile visitare anche una tomba eneolitica, risalente
alla seconda metà del IV, prima metà del III millennio
a.C. Importanti per le indagini archeologiche sono le campagne di scavo/campi scuola di archeologia organizzati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Archeologici di Trapani, dal Comune di Partanna, dalle associazioni come l'Archeoclub e dalla cooperativa Sys, insieme ad atenei italiani ed europei come l'Università di Cordoba. Dall'XI secolo la storia del Feudo di Partanna è indissolubilmente legata alla Famiglia dei Grifeo o Graffeo (forma arcaica del nome). Auripione I Grifeo con un centinaio di Candioti e sotto il comando del generale bizantino Giorgio Maniace (Macedonia 998 - Costantinopoli 1043) partecipò al primo tentativo di strappare lisola ai saraceni. Ma i bizantini non riuscirono nellimpresa. Successivamente i Grifeo ritornarono nellarmata normanna, questa volta vittoriosa, del Gran Conte Ruggero. Nel Castello Grifeo di Partanna, un affresco sul muro del salone principale racconta le origini dellintitolazione del Feudo: Giovanni I Grifeo salvò il Gran Conte durante un duello contro il condottiero arabo Mogat. Linvestitura ufficiale con il titolo di Barone fu confermata nel 1137/1139 in favore di Giovanni II Grifeo ad opera di Re Ruggero II. Il 20 maggio 1628, Guglielmo Grifeo Ventimiglia assurse al rango di Principe con concessione di Re Filippo IV di Spagna. Oggi lo stemma del Comune di Partanna riporta il Grifone, animale araldico dei Grifeo, insieme al castello della Famiglia che domina parte dell'abitato e della vallata circostante. Nel gennaio 1968 Partanna fu colpita duramente dal terremoto del Belice. Molti edifici storici subirono danni, come la Chiesa Madre, altri invece furono completamente distrutti, come la chiesa di San Nicola. Dopo il terremoto sorse un nuovo quartiere in contrada Camarro, che si trova ad un livello più basso rispetto alla città storica che si trova invece in collina. Entro il 2007 il Castello Grifeo, di proprietà della Soprintendenza ai beni culturali della Regione Siciliana, dovrebbe aprire come Museo Archeologico/Storico e del vino, ripescando quindi fra il grande patrimonio dei resti dell'età del bronzo/eneolitico, un ricco patrimonio di opere e documenti del periodo Grifeo e dell'altrettanto vasta tradizione contadina e vitivinicola. Un sito museale unico nel suo genere.
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