Palma
di Montechiaro (Parma di Muntichiaru in siciliano) è un comune
di 23.927 abitanti della provincia di Agrigento. Palma oggi è
un grosso centro agricolo. L'emigrazione, seppure in tono minore, continua
verso la Germania (settore della ristorazione) e le regioni settentrionali
italiane (settore edilizio) . Le speranze per uno sviluppo risiedono
soprattutto nelle spiaggie incontaminate del litorale.
STORIA
La città di Palma venne fondata il 3 maggio 1637 nella baronia
di Montechiaro, dai fratelli gemelli Carlo, Barone Tomasi, e Giulio,
che pochi anni dopo gli sarebbe subentrato nel titolo. L'effettivo artefice
della fondazione fu però un potente zio dei gemelli, Mario Tomasi
de Caro, Capitano del Sant'Uffizio dell'Inquisizione di Licata, e governatore
della stessa città, da cui provenivano anche Carlo e Giulio Tomasi.
Anche egli, insieme a suo cugino sacerdote Carlo de Caro era presente
alla posa della prima pietra della Chiesa della Vergine del Rosario.
Nel 1812 Palma venne eletto a comune autonomo. L'11 luglio del 1943,
subito dopo lo sbarco anglo-americano in Sicilia (Operazione Husky),
la 3a Divisione estese la testa di ponte della Settima Armata da Licata
verso Ovest. La Settima Fanteria, dopo una dura battaglia casa per casa,
spinse i difensori italiani fuori da Palma di Montechiaro. Nello stesso
tempo, il Comando Combat A e la 2a Divisione Armata, si unirono alla
3a, fecero un attacco alla successiva città di Naro. Subisce
il 24 settembre 1943 un massacro della popolazione che protestava contro
il richiamo alle armi, da parte di alcuni reparti militari americani.
Nel dopoguerra, diverrà terra di forte emigrazione, specie verso
il nord Italia ed i paesi dell'Europa Occidentale. Giuseppe Fava, nel
suo Mafia cita Palma come uno dei luoghi dove la tragedia meridionale,
quella che nasce secondo lui dalla concomitanza di tre fattori, povertà,
ignoranza, assenza dello Stato, "raggiunge una negativa prefezione".
FAMIGLIA
TOMASI
La fondazione ex novo di città nella Sicilia del XVI e XVII secolo
è fenomeno di grandi proporzioni; nel caso di Palma, il motivo
della fondazione era una campagna di legittimazione di una famiglia
nobiliare emergente ma ancora insufficientemente radicata nel territorio
e nell'aristocrazia della Sicilia; Il capostipite, Mario Tomasi, era
giunto in Sicilia al seguito di Marcantonio Colonna, che lo aveva nominato
Capitano d'armi di Licata, solo nel 1585. Solo il suo matrimonio con
Francesca Caro di Montechiaro aveva segnato la sua accettazione nell'alto
ceto. L'acquisizione da parte di Carlo, Barone dal 1616, della Licentia
Populandi nel 1637 con la conseguente elevazione al titolo di Duca di
Palma, è un evidente passo nella stessa direzione. Poco dopo
Carlo Tomasi, dalla salute fragile e da sempre attratto dalla vita religiosa,
lascia il ducato e la fidanzata Rosalia Traina, nipote del potente Vescovo
di Agrigento al fratello Giulio, per entrare nell'Ordine dei Chierici
Regolari Teatini. La dote della Nuova Duchessa, numerosi feudi e un
largo patrimonio liquido, permettono il definitivo consolidamento della
Famiglia Tomasi nei più alti strati dell'aristocrazia Isolana,
di cui alla fine doveva risultare tra le più durature famiglie:
è ben noto che il penultimo dei Tomasi di Lampedusa Giuseppe,
autore del Gattopardo possedeva ancora vaste seppur sterili proprietà
nella zona di Palma, e che vi ambientò gran parte delle vicende
del suo romanzo, appena mascherandone il nome in "Donnafugata".
MONUMENTI
In città è interessante la barocca Chiesa Madre, che si
trova in cima ad una scenografica scalinata. Sempre in centro, vicino
la chiesa, si può ammirare il palazzo Tomasi (o Palazzo Ducale).
Da vedere anche il Monastero Benedettino di Maria SS. del Rosario, cioè
il primo palazzo Ducale, in stile barocco. In prossimità del
centro sorgono i ruderi del Complesso della chiesa di S. Maria della
Luce o Monte Calvario bisognosi di restauri.
CASTELLO
Nei dintorni, in prossimità di Marina di Palma, si può
visitare il Castello. Nella tipica e severa architettura delle fortezze
medioevali, il castello sorse nel XIV secolo a difesa di un caricatore.
Secondo il Tommaso Fazello fu fondato da Federico III Chiaramonte nel
1358. Passato ad altri nobili proprietari, cambiò la denominazione
da Castello Chiaramonte a Castello di Montechiaro. Nel XV secolo fu
assegnato ai nobili de Caro e da questi ai Tomasi, poi principi di Lampedusa.
All'interno si trova la cappella del castello, dove viene custodita
la statua in marmo della Madonna di Montechiaro, opera di Antonello
Gagini. Il maniero è stato recentemente oggetto di un discutibile
restauro.