Gioiosa
Marea è un comune di 7.199 abitanti in provincia di Messina.
Si distende sulla costa a pianoro e a dolci pendii verso il mare che
invetria su tersi fondali, è sorta verso la fine del Settecento.
Pur se in effetti riporta in mezzo al candore dei palazzetti Ottocento
ed alla efficiente razionalità delle architetture recenti, murate
grige, terrose, erose a vivo nella struttura di pietre e calce, con
arcate di tipo mediterraneo in pietra bugnata che portano in sé
infissa la data dei preesistenti insediamenti e dei materiali precedentemente
impiegati nella costruzione della più antica Città. Lo
sviluppo urbano li ha per fortuna inglobati e di certo salvati al totale
decadimento, quasi col gusto spontaneo di una rivalutazione e di una
continuità della storia. E per quanto tutte le città,
si possa dire, conservino la testimonianza del passato nel proprio assetto
urbanistico, tuttavia è raro, se non proprio eccezionale, che
una città fondata e sviluppatasi in seguito ad un esodo protrattosi
nel tempo, risulti poi costruita con le pietre, i materiali e la tecnica
costruttiva della preesistente e secondo lo stesso disegno urbanistico
dellantica, che nel caso specifico arrocca i suoi ruderi sul Monte
di Guardia, a ben 7 chilometri dalla costa.
MANIFESTAZIONI
Le feste di Pasqua, non susciti meraviglia il plurale, non assumono
alcun carattere particolare a Gioiosa Marea ed hanno molto in comune
con quelle che si celebrano in tutta lIsola: la visita ai Santi
Sepolcri il Giovedì di Passione, a lume di torce, la mesta processione
del Venerdì Santo, «a sciugghiuta da gloria»
del Sabato Santo, con i relativi spari e «botti»; le solenne
Messe della Domenica di Pasqua; «a baciata da manu o patrozzu»;
l'immancabile gita del Lunedì di Pasqua. Ma cè un
fatto particolare che caratterizza il giorno di Pasqua e cioè
una brevissima processione dei simulacri della Madonna delle Grazie
e di San Giuseppe, dalla Chiesa di Santa Maria fino alla Matrice, processione
che poi si ripeterà, in senso inverso e per un percorso un po'
più lungo, il giorno dellOttava di Pasqua quando, assieme
al simulacro di San Nicolò, le due statue verranno riaccompagnate
fino alla loro Chiesa, prima che il Santo Protettore inizi la sua lunga
passeggiata per Gioiosa - come ora vedremo. Non è facile trovare
lorigine di questa antica usanza. Qualcuno la fa risalire ai tempi
lontani dell antica Gioiosa dandone un significato di «scambio
di visite tra Collegiate», altri, invece, danno un significato
più ampio di coinvolgimento nella festa di un quartiere verso
laltro. Qualunque sia lorigine, però, non si può
non pensare ad una cordiale reciproca secolare considerazione fra i
due quartieri cittadini più importanti: quello di San Nicolò
e quello di Santa Maria. L'Ottava di Pasqua, che si celebra appunto
otto giorni dopo la Pasqua, è storicamente la festa più
importante perché ricorda in maniera ben precisa, se andiamo
a ricercare i modi di svolgimento fino a qualche anno fa, il trasferimento
del Paese dal Monte di Guardia al piano. Le comunità delle Contrade
Gioiosane scendono in processione, con in testa il Parroco preceduto
dai «Virgineddi», bambini detà compresa tra
i quattro e sei anni, ricoperti di «vistineddi» cariche
doro e con in testa un diadema, anchesso pesante d'ori;
i «Virgineddi» reggono in mano il calice più importante
di cui è dotata la Chiesa. I paramenti dei «Virgineddi»
vengono predisposti di volta in volta dai familiari che hanno fatto
voto per grazia ricevuta. In questoccasione tutti i componenti
della famiglia e della Comunità contribuiscono all allestimento
della veste con ori e preziosi, concessi in prestito con generosa sollecitudine,
per arricchirla quanto più è possibile a simbolo anche
di un certo prestigio della contrada. Il personaggio più rappresentativo
della contrada regge il Crocifisso, talvolta molto pesante, fino allingresso
in Paese, dove lo consegna al Parroco che lo porterà fin dentro
alla Chiesa Madre. La banda accompagna dallingresso in Paese fino
alla Chiesa Madre le processioni delle contrade. A mezzogiorno, dopo
la solenne Messa cantata, la processione percorre quasi tutte le vie
del centro cittadino procedendo finoltre i confini del comune,
in territorio di Piraino, a Zappardino per la precisione, per ritornare
sulla spiaggia di Gioiosa dove ha luogo la Benedizione del mare. Il
privilegio di portare a spalla la «Vara» del Santo Protettore,
San Nicola, è prenotato addirittura settimane prima, legando
il fazzoletto con un nodo ad una delle aste. Tuttavia, appena la processione
raggiunge la metà del ponte Zappardino, per entrare in territorio
di Piraino, gli abitanti della zona reclamano immancabilmente il privilegio
di portare la «Vara» fino al centro del loro borgo. Richiesta
che da sempre viene decisamente negata e che dà origine a rituali
risse. L 'Ascensione, festa che oggi passa inosservata, un tempo era
molto sentita e dava spunto a rituali del tutto particolari ed identici
tra gli abitanti della marina e quelli della campagna, quale appunto
quello di bagnarsi nellacqua del mare in senso di purificazione.
Lusanza era molto più sentita dai pescatori che andavano
a mare per ottenere dallacqua, idealmente toccata quel giorno
dal Cristo asceso in cielo, la liberazione da ogni residuo di colpa,
di peccato o di contaminazione. Il gesto poteva benissimo assumere un
significato ancestrale di manifesta devozione al «grande padre
mare», che teneva tra le sue onde il loro destino nel bene e nel
male. In campagna, invece, l'Ascensione assumeva dei toni più
elegiaci. Ogni contadino esponeva la sera prima un recipiente dacqua
«o sirinu», allaria aperta, per tutta la notte e lindomani
spargeva quest acqua ,anche questa idealmente toccata dal Cristo
asceso nei cieli, per i campi e sugli animali, con chiari intenti propiziatori,
originati da una religiosità lontana nella notte dei secoli.
Il Corpus Domini è invece una festa più «esplosiva».
La natura è nel suo pieno rigoglio ed offre abbondanti fiori,
ginestre, glicini, biancospini, con i quali si addobbano gli «altarini»
che saranno visitati, uno al giorno per tutta la settimana, dalla processione
del Santissimo preceduta dai bambini, che hanno ricevuto la loro prima
Comunione, vestiti di bianco. In questo periodo si vive in pieno la
«coralità» della festa: si fa a gara per offrire
le trine e i merletti più preziosi da inserire sull«altarino»;
si fa a gara per allestire l«altarino» con gli arazzi
e le coperte più ricche, si corre insieme a raccogliere i fiori
in campagna; si studia, insieme, il disegno e la confezione dei tappeti
di fiori da mettere davanti all'«altarino»; infine si fa
a gara fra i quartieri per lallestimento dell«altarino»
più bello e per la migliore festa rionale. Famose le feste organizzate,
fino a qualche anno fa, nel rione Marina e nel rione Calvario quando
un tripudio di luci, di musica, di giochi popolari sottolineava il vivere
intensamente le feste di comunità nel significato più
autentico. Le Feste delle contrade seguivano in calendario con una caratterizzazione
più propria di «unicità», per lo sfarzo di
colore e di fantasia spontanea che arricchiva la Chiesa, le case, le
strade campestri ed il verde, ma anche per lassoluta generosità
della gente. A Casale, in particolare, si illuminava la piazzetta antistante
la Chiesa di Maria Santissima della Visitazione con le lampare dei pescatori
e si arredava la Chiesa stessa con enormi «rasti» di verdissimo
basilico amorevolmente coltivato ed infiocchettato di rosso dalle ragazze
della contrada. Queste feste costituivano un deciso richiamo per gli
abitanti del centro, per una gita in campagna, «santificata»
pantagruelicamente assieme agli amici «ccu maccarruna, carni,
nfurnata e u vinu giustu» delle colline gioiosane. Il Ferragosto
a Gioiosa è la festa più grossa: «Menzaustu»!
È difficile poterne indicare le origini che vanno decisamente
ricercate nel concetto di «Festa dEstate». Certamente
occasione per ritrovarsi ogni anno insieme. Durante i tre giorni della
metà di Agosto, il 14 di vigilia, il 15 dedicato alla Madonna
delle Grazie ed il 16 a San Rocco, il paese si riempiva di suoni, colori,
bancarelle e di contadini che scendevano dalle campagne per acquistare
suppellettili ed utensili dai numerosi «firianti», venditori
ambulanti, convenuti da ogni parte dellIsola. La mattina del 14
Agosto si annunziava linizio della festa con una prolungata «masculiata»;
frattanto, «i firianti» andavano occupando con le bancarelle
i posti «strategici» della festa. Appena calata la sera,
le campagne sui colli intorno a Gioiosa pullulavano di luminarie. In
un cantone fra via Mazzini e via Vittorio Emanuele, proprio vicino alla
casa di don Natale Terranova, per la festa di Ferragosto si piazzava
«don Luigi» con la sua roulette, che col suo incoraggiante
invito di «ccu deci liritti ducentu lirazzi!» faceva piovere
i nichelini sonanti sul tappeto verde. Di fronte, stazionava lombrellone
della «nnivinavintura», maga indovina, che per pochi spiccioli
propinava buoni auguri e accorti consigli, sempre gli stessi. A sera,
in piazza Municipio, le sinfonie delle migliori bande, impegnatissime
nel gareggiare e nel figurare proprio nel paese del più famoso
corpo musicale dellIsola. Durante gli intervalli, gran ressa davanti
al banco del «gazosaro» ed ai pozzetti dei gelati portati
fino in piazza dagli ottimi gelatai gioiosani e davanti alla «bancarella»
della «calia» di Mastru Vasili u nasitanu. Alla fine, banda
in testa, ed al suono della «vecchia nsipita», si
andava alla spiaggia per assistere «o iocu focu», giochi
dartificio. Abbiamo voluto ricostruire, attraverso testimonianze
dirette di anziani, questa festa che, fino a qualche decennio addietro,
aveva mantenuto immutate le caratteristiche di sempre. Oggi questo concetto
di festa si è notevolnzente mutato da fatto corale e squisitamente
«comunitario» a fruizione turistica predisposta da alcuni
e consumata da altri. Manifestazioni sportive, teatrali, musicali, sono
distribuite ora durante tutto il periodo estivo per la gioia non solo
dei gioiosani ma anche delle decine di migliaia di turisti presenti
in quel periodo in tutto il territorio. A questo punto lestate
finisce. «Austu e riustu è capu dinvernu».
Si ritorna al lavoro e si pensa allautunno ed allincombente
inverno. Si ha poco tempo per le feste. Si arriva a Natale.
ETIMOLOGIA
ED ORIGINI
Gioiosa Marea, per gli antichi colonizzatori romani dellIsola,
fu soltanto «Joiusa» e lassonanza rimane nel dialetto
e nelluso parlato degli abitanti che, alludendo alla propria Città,
dicono solo «Giuiusa». Non a caso, comunque. La storia,
tanto più le date sono lontane, nascoste nella notte dei tempi
e così gli avvenimenti, tanto più lascia tracce inconfondibili
a saperle cercare nelle pietre, nei ruderi, nelle tradizioni e nei dialetti.
Il nome Gioiosa Marea lo ha acquisito molto più tardi dalla sua
fondazione. Da appena due secoli, circa, dopo lesodo verso la
costa dalla vetta del Monte di Guardia, dove si stagliano al sole le
rovine dellantica Joiusa, senza tracce apparenti di preistoria
e di veri e propri insediamenti di Età romana. A quanto pare,
infatti, i colonizzatori romani dellisola si limitarono a dare
un nome all'amenità del «locus», che forse fu «oppidum»,
sicuro rifugio dalle scorrerie sulla costa e residenza di pochi quanto
sparsi lavoratori dei campi che sul Monte di Guardia avevano ragione
di vita.
CENNI
STORICI
La storia dell'antica Joiusa data intorno al 1360, coincidendo con la
sua fondazione. E la data appare incontestabile, anche se molta documentazione
storica si è di certo smarrita per eventi, calamità, cause
diverse e le visure dei documenti ingialliti affidano molto più
spesso al ricercatore le deduzioni logiche, le interpretazioni dalla
citazione di eventi paralleli alla storia di questa antica comunità
agricola, che non ebbe in sé rilevata importanza di accadimenti
e che risultò in parte divisa da quella dei pescatori sulla costa.
Il carattere pacifico di questa comunità antica, dedita al lavoro
dei campi. esclude del tutto ogni altra possibile incidenza di eventi
che non fossero puri atti amministrativi o sulla potestà e legittimità
di attribuzioni nel governo del territorio. La preesistenza di insediamenti
isolati sul Monte Meliuso appare confermata da diverse citazioni documentali
e da prove indotte sul tipo di costruzioni rilevate. Sebbene, sia per
lo meno confermato che nel territorio dellattuale Gioiosa Marea
si ebbero reiterati insediamenti, prima della lenta organizzazione dellantica
comunità contadina sul Monte Meliuso, e che quasi certamente
permase un legame con le comunità dei pescatori insediate nella
costa. La comunità dei pescatori, attingendo le proprie risorse
di vita dal mare, dovette resistere di più allidea di abbandonare
definitivamente le proprie case sulla costa. Anche, se in periodi di
invasioni, saccheggi fu certamente costretta a rifugiarsi temporaneamente
nell'entroterra e a sobbarcarsi a dure fatiche per scendere a riva le
proprie attrezzature. Ma se pure vissero, questi pescatori, per lunghi
periodi sui monti, certamente installarono nelle proprie case abbandonate
gli attrezzi di modeste entità e più facilmente ricostruibili,
in attesa del ritorno alla pace ed alla normalità, sperando di
tornare, ogni volta, definitivamente sulla costa. Nonostante questo
continuo fuggire e tornare, da noi ipotizzato, rispetto al verificarsi
di eventi bellici o di pace, possa apparire normale; forse lo è
un po' meno, se si considera che questi pescatori si videro costretti
a far scivolare sui tronchi di albero per chilometri di pendio le proprie
barche verso il mare, ipotesi, questa, che suffraga la logica, non esistendo
per la conformazione naturale e geomorfologica della costa alcuna insenatura
ovvero ripari naturali ricchi di vegetazione, tanto cari ai ricordi
dei lungometraggi in technicolor della nostra era. E questa impervia
fatica risulterà quanto mai attendibile, se si considera che,
ad esempio, interi blocchi di marmo vennero scesi al piano quattro secoli
e mezzo dopo la fondazione di Joiusa per ricostruire nellattuale
Città le antiche Chiese del Monte. E non solo esse. La decadenza
e soprattutto labbandono di Gioiosa Guardia venne a determinarsi
in seguito a reiterate calamità naturali verificatesi fra la
seconda metà del Sec. XVII e la prima metà del Sec. XVIII.
Il 5 febbraio 1783 lantica Città fu gravemente distrutta
da un terremoto di notevole intensità, che era il quarto in appena
mezzo secolo. Mentre lanno successivo, il 1784, grandi invasioni
di cavallette distrussero il raccolto, provocando una grave e penosa
carestia. La popolazione, di certo, provata da dolorose perdite, esausta
ed atterrita dai frequenti fenomeni sismici che presumibilmente sconvolsero
la costituzione geomorfologica del territorio in conseguenza di smottamenti
e di frane, alla fine decise, per consiglio dei più anziani e
dei rappresentanti più evoluti della Civica Amministrazione,
di ricostruire Gioiosa sulla costa. Però, lesodo dalla
antica Gioiosa Guardia si verificò nellarco di ventanni
e fra non poche resistenze da parte di autorità preposte e di
cittadini. E forse questo fatto, incontestato, potrebbe spiegare la
ricostruzione della Zona Nord-Ovest dellantica Città, come
atto di speranza e di sentimentale legame con le proprie origini e la
terra natia.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente: 7.245 (M 3.516, F 3.729)
Densità per Kmq: 275,4 (dati Istat 2001)
Numero Famiglie: 2.930
Numero Abitazioni: 5.273
Denominazione Abitanti: gioiosani
CAP
98063
Prefisso Telefonico 0941
Codice Istat 083033
Codice Catastale E043
Santo
Patrono : San Nicola di Bari
Festa Patronale : 6 dicembre
Il
Comune di Gioiosa Marea è:
Località balneare segnalata con due vele nella Guida Blu di Legambiente
Il
Comune di Gioiosa Marea fa parte di:
Regione Agraria n. 8 - Colline litoranee di Patti
Consorzio Turistico Costa Saracena
Comuni Confinanti
Montagnareale, Patti, Piraino, Sant'Angelo di Brolo
Chiese e altri edifici religiosi gioiosani :
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Chiesa di San Nicolò di Bari