Gela
è un comune di 77.311 abitanti (fonte ISTAT, febbraio 2007),
in provincia di Caltanissetta, sulla costa meridionale della Sicilia;
è per numero di abitanti il sesto comune siciliano (dopo Palermo,
Catania, Messina, Siracusa e Marsala), la 71.ma città più
grande d'Italia (Vedi Primi 100 comuni italiani per abitanti), nonché
il maggior centro agricolo, industriale
e commerciale della provincia di Caltanissetta. Città agricola
e industriale, sorge sulla costa del Canale di Sicilia a ovest della
foce del fiume Gela su un dolce rilievo allungato parallelo alla costa
stessa. Il centro urbano è posto in massima parte su di una collina
alta in media una quarantina di metri sul livello del mare con un'elevazione
massima di 67 metri e che digrada verso la vicina costa. Il territorio
è per metà costituito dalla pianura e per la restante
parte è invece collinoso. La costa è bassa e sabbiosa.
La città e la corrispondente fascia costiera godono del tipico
clima mediterraneo, con inverno piuttosto mite ed estate moderatamente
calda e ventilata. Le precipitazioni sono piuttosto scarse (circa 350
mm annui), in gran parte concentrate tra l'autunno e l'inverno; sono
frequenti lunghi periodi di siccità estiva.
STORIA
Gela, città siciliana in provincia di Caltanissetta, ha le proprie
leggendarie radici nella fondazione da parte di colonirodio-cretesi
comandati da Antifemo e Entimo. Storicamente la città assunse
importanza nell'epoca classica, nel medioevo svevo e poi nel secolo
scorso. Gela venne fondata come colonia rodio-cretese su un precedente
insediamento indigeno
siculo,
secondo la tradizione nel 689 a.C. e ad opera di Antifemo ed Entimo
(come riporta Tucidide. Si tratterebbe dunque di uno fra i primi insediamenti
greci in Sicilia. Nel corso del VI secolo a.C. grazie alla politica
espansionistica dei tiranni (in particolare Cleandro e soprattutto Ippocrate)
la città ebbe una serie di colonie satelliti, fra cui Akragas
(Agrigento) e riuscì inoltre a sottomettere diverse città:
Kallipolis (secondo alcuni l'odierna Giarre), Leontini (Lentini, Naxos
(Giardini-Naxos), Ergezio e Zancle (Messina). Ippocrate perì
durante la guerra condotta contro Siracusa, a causa della successiva
ribellione dei Siculi sottomessi. Siracusa venne tuttavia conquistata
dal successore di Ippocrate: il tiranno Gelone, che vi stabilì
la propria corte, lasciando Gela al fratello Gerone I che proseguì
la ambiziosa politica espansionistica. Nel 480 a.C. Gela e Siracusa
parteciparono con un esercito di 5.000 uomini alla battaglia di Imera
contro i Cartaginesi, in aiuto a Terone, tiranno di Agrigento. Scomparso
Gelone (478 a.C.), il fratello Gerone si stabilì a sua volta
a Siracusa ed a Gela il potere passò nelle mani del tiranno Polizelo,
che forse fu presto deposto e sostituito da un governo democratico,
sotto il quale la città accolse diversi profughi espulsi da Siracusa.
Nel 406 a.C. una armata cartaginese conquistò Agrigento e distrusse
Gela, costringendone gli abitanti a riparare a Siracusa. Nel 397 a.C.,
grazie alla protezione siracusana, la città venne ricostruita.
Nel 311 a.C. venne nuovamente devastata dai Cartaginesi e nel 282 a.C.
distrutta definitivamente da Finzia, tiranno di Agrigento, che ne spostò
gli abitanti nella nuova città di "Finziade" (oggi
individuatain Licata). In epoca romana era oramai un modesto villaggio,
sebbene se ne ricordasse il glorioso passato: Virgilio cita
i "Campi Geloi" nell'Eneide), e la città è ancora
ricordata da Plinio, Cicerone e Strabone. I conquistatori musulmani
la chiamarono «la Città delle colonne» ed il fiume
Gela il «il fiume delle colonne» per i resti delle antiche
vestigia classiche sparse nel suo territorio. Nel 1233 Federico Il di
Svevia la fece ricostruire chiamandola Terranova e fortificandola con
un'ampia cerchia muraria. Non si sa di preciso se la città sia
stata dotata di un castello dato che le fonti, a questo proposito risaslgono
al XVI secolo. Alla seconda metà del XII secolo si attribuisce
a difesa dell'abitato, la costruzione del "Castelluccio" (a
circa 7 km dal centro). Il Castelluccio, compare in alcuni documenti
dell'epoca, come limite di un immenso feudo appartenente a un nobile
dell'epoca che avrebbe donato alcune terre in comodato ai monaci benedettini
della città di Catania, come penitenza per alcuni peccati. Secondo
alcuni la città venne anche chiamata Heraclea perché leggendariamente
fondata da Ercole. La città fu demaniale fino al 1369, quando
il re Federico IV d'Aragona la concesse a Manfredi III Chiaramonte.
Dopo l'assedio e la conquista di Artale II Alagona tornò alla
famiglia Chiaramonte che la mantenne sino al 1392 quando l'ultimo discendente,
Andrea, fu giustiziato per essersi messo a capo della congiura dei baroni
siciliani contro re Martino I. La città confiscata venne affidata
a Pietro de Planellis quindi a questo seguirono diversi signori feudali.
Nel XVIII secolo venne assegnata alla famiglia Terranova Aragona che
ne tramandò il possesso a Ettore Pignatelli la cui famiglia la
tenne fino all'abolizione della feudalità in Sicilia (1812).
Dopo la rivolta popolare del 1799, durante la quale vennero uccisi alcuni
cittadini, fu rinominata in Terranova di Sicilia. Dopo l'unità
d'Italia, partecipò ai moti proletari dei Fasci Siciliani (1893).
Nei primi anni del XX secolo vi abitò giovanissimo Salvatore
Quasimodo, al seguito del padre, ferroviere. Nel 1911 venne realizzato
al lungomare il "pontile sbarcatoio", che, oltre a rappresentare
in assoluto la prima costruzione in cemento armato realizzata in città,
fu un'opera essenziale per la marineria locale. Ultimato nel 1915 e
fatto brillare in parte daiguastatori italiani nell'estate del 1943
per ostacolare lo sbarco degli alleati, il pontile attualmente è
inagibile.
Nel
1927 la città riprese il suo antico nome di Gela. Le sue coste
furono teatro, durante la seconda guerra mondiale, nel luglio del 1943,
dell'imponente sbarco (chiamato in codice operazione Husky) della VII
Armata americana. Gela fu la prima città d'Europa ad essere liberata.
Nel secondo dopoguerra, in un momento di particolare fervore si avviarono
i lavori per la realizzazione dell'impianto petrolchimico dell'Eni auspicato
da Enrico Mattei. La raffineria, che ha sicuramente aiutato l'economia
locale ed in parte l'urbanistica (la costruzione del villaggio di Macchitella)
ha prodotto deturpazioni e seri danni all'ambiente ed ha precluso lo
sviluppo di altri settori, come quello turistico. Il caotico sviluppo
edilizio negli anni successivi, dovuto ad interessi speculativi ed in
parte ad una mancanza di controllo delle autorità, ha stravolto
l'impianto urbano. Alcune zone, sorte abusivamente senza strade e servizi,
hanno prodotto un diffuso senso di sfiducia nei confronti dello stato.
In questo contesto la città visse i suoi momenti più bui
negli anni ottanta ed in parte novanta del XX secolo, quando si sviluppò
nel suo territorio una associazione di tipo mafioso, chiamata la Stidda.
La città che ebbe così assegnato il triste titolo di capitale
della Stidda, subì una lunga serie di violenze e di omicidi.
Solo recentemente Gela, messa al centro di alcuni programmi statali
di aiuto al ripristino della legalità ed incentivi allo sviluppo,
ha mostrato segni di risveglio. Bloccata (ma non cancellata) la piaga
dell'abusivismo con una maggiore attenzione delle autorità competenti,
in città sono state aperte alcune facoltà universitarie
degli atenei di Catania e Palermo ed alcune zone rivalorizzate, come
il centro storico, gli scavi archeologici, il Castelluccio ed il lungomare.
Il comune in prima linea è impegnato, insieme a diverse associazioni
civiche, in diversi progetti per la educazione alla legalità
e soprattutto, nella lotta anti-racket.
ARCHEOLOGIA
In contrada "Molino a vento" gli scavi hanno portato alla
luce uno strato preistorico dell'età del bronzo. ricoperto da
templi e santuari dell'età ellenica. Nel "Parco delle rimembranze"
si trovano una parte dello stilobate e una colonna di un tempio dorico
del V secolo a.C. probabilmente dedicato a divinità ctonie. Più
a ovest nel 1906 sono stati scoperti i resti di un tempio del VI secolo
a.C. dedicato ad Atena e nel 1951 è stato ritrovato il deposito
votivo del tempio con numerose suppellettili in ceramica e statue. Al
periodo della ricostruzione voluta da Timoleonte nel 339 a.C. risalgono
inoltre le abitazioni, le botteghe e i bagni pubblici ritrovati nel
corso di scavi archeologici più recenti. Tutti i reperti si trovano
ora custoditi nel museo archeologico costruito nelle vicinanze dell'antica
città. Tra il 1948 e il 1952 nella collina di Capo Soprano sono
stati riportati alla luce
imponenti tratti di fortificazioni greche risalenti alla IV sec. a.C.
Presentano una doppia tecnica di costruzioni: hanno, cioè, blocchi
di calcare squadrati alla base, mentre la parte alta è costituita
da mattoni di terra cruda seccata al sole. Al suo interno si notano
due scale, una nella parte sud, e l'altra nella parte nord. attraverso
le quali si accedeva al cammino di ronda. Nel piazzale interno sono
ancora visibili i resti delle abitazioni del presidio. In centro, nei
pressi dell'acropoli è possibile visitare il rinnovato museo
archeologico, dove si trovano esposti vari e preziosi reperti, dei vasi
ed un monetiere, costituito con le collezioni Navarra e Nocera. Il monetiere
raccoglie reperti provenienti, oltre che da Gela, da diverse colonie
della Magna Grecia e del mondo classico in genere. Il museo ospita anche
una collezione di ceramiche.
MONUMENTI
Nella piazza principale si trova la Chiesa Madre dedicata alla SS. Vergine
Assunta costruita tra il 1766 e il 1844 sul sito di una preesistente
chiesetta della Madonna della Platea, ha la facciata a due ordini di
semi colonne doriche e colonne ioniche. L'interno a tre navate custodisce
una tavola del Transito della Vergine di attribuita a Deodato Guidaccia,
un quadro di San Francesco Saverio del 1786; agli altari vi sono tele
settecentesche. La chiesa del SS. Salvatore e Rosario costruita nel
1796 su una preesistente, al suo interno era custodito un quadro proveniente
dalla chiesa di Santa Maria di Betlemme che oggi si trova nella Chiesa
Madre. Il convento dei cappuccini fu probabilmente costruito nel 1261
(la data era incisa sulla campana scampata all'incendio del 1577). Fu
sede dei conventuali fin dalla sua edificazione, in seguito abbandonato,
fu donato ai pp. Cappuccini nel 1574 che lo ricostruirono avendolo ricevuto
in pessime condizioni. La torre campanaria, demolita alla fine dell'Ottocento,
risaliva al 1585. La chiesa attigua al convento è dedicata alla
Madonna degli Angeli. Al suo interno si trovano una tela del Paladino
dedicata alla Madonna, una custodia del Divinissimo. Sotto la chiesa
esiste una cripta adibita fino al 1900 alla sepoltura dei frati. Dopo
la soppressione degli ordini religiosi il convento fu adibito per quasi
cinquanta anni a ospedale civile. Nella frazione di Manfria si trova
una torre della fine del XVI secolo, tipico esempio di architettura
militare; mentre in contrada Spadaro si trova su di una collina il Castelluccio
di Gela, una roccaforte di epoca sveva risalente alla prima metà
del XIII secolo. In piazza S. Agostino si trova il Teatro Eschilo.
MANIFESTAZIONI
Tra le ricorrenze religiose che vedono la partecipazione dell'intera
cittadina sono di particolare rilievo la festa patronale in onore di
SS. Maria dell'Alemanna (della Manna) l'8 settembre; la "tavola
di San Giuseppe", la festa della Madonna delle Grazie (il 2 di
luglio) con il rito della svestizione dei bambini e i riti della settimana
santa. Nel periodo di luglio-agosto si tengono rappresentazioni di tragedie
greche nella zone archeologica di Capo Soprano e di Molino a Vento.
DA
VISITARE
Museo Archeologico Regionale di Gela: il museo illustra attraverso reperti
ceramici, bronzei e numismatici, la storia di Gela antica e del territorio
ad essa connesso, dall'età preistorica all'età medievale.
Riserva Naturale Orientata Biviere di Gela: lago costiero relitto incassato
tra le dune del Golfo di Gela, ad appena un chilometro e mezzo dal mare,
dal quale, in passato, era in gran parte alimentato.
Manfria: zona balneare con una splendida spiaggia ricca di dune sabbiose
tipiche del paesaggio mediterraneo e selvaggia, completamente libera
e percorribile fino alla vicina città di Licata, la sabbia è
una fine polvere dorata ed il suo caldo mare è ricercato per
gli sport velici e per il surf casting. Vari siti archeologici di notevole
interesse si trovano nella sua area tra cui spicca la Torre di Manfria,
torre di avvistamento sita in un contesto naturale di elevata bellezza.