Bronte
è un comune di 18.496 abitanti della provincia di Catania, a
54 km in direzione nord-ovest dal capoluogo. Si estende alle pendici
occidentali dell'Etna. È un comune del Parco dell'Etna e del
Parco dei Nebrodi e sorge su 760 metri sul livello del mare. Il territorio
di Bronte è sicuramente uno dei più singolari in natura,
soprattutto se si prende in considerazione la vasta produzione agricola
che spazia tra ulivi, aranci, fichi dIndia, mandorli, castagni,
noccioli, viti,peri e pistacchi. Dopo diverse eruzioni che hanno coperto
quasi interamente il territorio di roccia lavica, i contadini brontesi
seguendo gli insegnamenti lasciati dagli antichi dominatori arabi sono
riusciti ad impiantare alberi di pistacchio che crescono rigogliosi
sulla roccia lavica. Vanto della gastronomia è appunto il pistacchio
con le sue svariate preparazioni. Da assaggiare la pasta casereccia
fatta preparata con farina e pistacchio, diversi dolci e gelati.
FONDAZIONE
Secondo la leggenda fu fondata dal ciclope Bronte, figlio di Nettuno,
come racconta lo storico brontese Padre Gesualdo De Luca nella sua opera
Storia di Bronte, nel quale parla, richiamandosi anche a
versi di Virgilio, del forte legame esistente tra le genti etnee e la
montagna, divina ma nello stesso tempo anche ostile.
STORIA
Durante il medioevo sul territorio dell'odierno comune si trovarono
24 piccoli agglomerati appartenenti al monastero di Maniace. Per decreto
dell'imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero fu creata la città
di Bronte nel 1520. Bronte fu parzialmente danneggiata durante l'eruzione
dell'Etna del 1651, mentre le colate delle eruzioni del 1832 e 1843
si avvicinarono ai territori di Bronte senza però raggiungere
l'abitato. L'eruzione del 1843 è conosciuta soprattutto per la
morte di 59 persone causata da un'esplosione che avvenne quando la lava
invase una cisterna d'acqua. Questo è l'incidente più
grave conosciuto nella storia delle eruzioni dell'Etna, che può
essere direttamente associato con l'attività del vulcano. L'ammiraglio
britannico Horatio Nelson fu insignito del titolo di duca di Bronte
nel 1799 da Ferdinando I delle Due Sicilie con una donazione significativa
di terreni, fra cui il Castello e la chiesa di Santa Maria nei pressi
di Maniace. Durante il Risorgimento, la città fu teatro di un
episodio controverso, noto come la Rivolta di Bronte. L'8 agosto del
1860, i contadini di Bronte, capeggiati da Nicola Lombardo, si ribellarono
occupando le terre dei latifondisti, dando credito alle promesse di
equa ripartizione delle terre da parte di Garibaldi. La rivolta fu soppressa
da Nino Bixio.
ECONOMIA
Gli abitanti di Bronte trovano occupazione prevalentemente nell'agricoltura
e nell'industria tessile. Di grande prestigio godono i pistacchi di
Bronte. Questo frutto trova qui un terreno ad altissima vocazione, che
riesce ad esprimere un prodotto ricercato tra i gastronomi di tutto
il mondo.
DA
VEDERE
Castello di Bronte, a ca. 13 km dal centro, risalente al 1174.
Chiesa dell'Annunziata, edificata nel 1535
Collegio Capizzi, dal 1774 al 1779
MANIFESTAZIONI
Il Triduo Sacro della Settimana Santa di Bronte si apre il Giovedì
Santo con la preparazione, nelle varie chiese, dei "Sepolcri",
altari dell'adorazione del SS. Sacramento nei quali viene raffigurato
il calice, o il "Buon Pastore", oppure un episodio della Via
Crucis. Di grande interesse il "Sepolcro" della Chiesa Madre,
preparato nella cappella della "Reposizione", presso l'altare
del Sacramento, adornato con fiori, frutta, pane, vino, animali viventi
e altri oggetti fortemente simbolici. Gli altari vengono tradizionalmente
ornati anche da pani a forma di scalette o di corona di spine, dalle
"collure", pasta talvolta dolce con dentro uova, a cui è
data forma di animali, e dai tradizionali "piatti", cioè
germogli di frumento, lenticchie ed altri legumi fatti crescere in casa
dentro un piatto con il fondo coperto da canapa grezza in un luogo buio,
la cui offerta per l'addobbo dell'altare ha un fondamentale significato
augurale.
Il rito processionale del Venerdì Santo, pur conservando antichissime
tradizioni, ha smarrito il carattere penitenziale, peculiare fino alla
prima guerra mondiale, con la soppressione della processione dei "Flagellanti",
penitenti pubblici che si battevano le spalle con delle catene. Le celebrazioni
del venerdì hanno inizio con la lettura evangelica della Passione,
durante la quale viene eseguito il curioso ed arcaico rito dei "terremoti",
che consiste nel battere le mani e i piedi sugli schenali e sulle pedane
dei banchi della chiesa per riprodurre una sonorità che ricorda
quella dei terremoti, sottolineando il momento della morte di Cristo.
Segue la processione, aperta da un gruppo di bambine vestite di bianco,
a ciascuna delle quali è affidato un oggetto che ha un preciso
riscontro nella tradizione evangelica della Passione. Dietro le fanciulle
avanza un bambino che rappresenta l'Arcangelo Michele, seguito da dodici
giovani che ricordano gli Apostoli. Il corteo umano è chiuso
dalle "Pie Donne", tre giovani dalla folta capigliatura. La
processione sarà ripresa in un secondo momento al seguito delle
raffigurazioni statuarie della Passione, alcune delle quali risalgono
al XVI secolo.
(fonte:
Paesi Etnei Oggi)