Aci
Sant'Antonio (Jaci Sant'Antoniu in siciliano) è un comune di
16.976 abitanti della provincia di Catania.
STORIA
Si narra che Aci Sant'Antonio e le altre Aci trassero la propria origine
da Xiphonia, misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa;
alcuni dicono si trovasse tra i comuni di Aci Catena e Aci S.Antonio.
I poeti Virgilio e Ovidio fecero nascere il mito della fondazione alla
storia d'amore tra una ninfa chiamata Galatea ed un pastorello chiamato
Aci, e del ciclope Polifemo. In epoca romana esisteva una città
chiamata Akis, che partecipò alle guerre puniche. Nella prima
metà del 1100 il borgo di "Casalotto" sorgeva a nord-ovest
dall'attuale centro urbano di Aci Sant'Antonio. Per mezzo di una struttura
corporativa i rappresentanti di "Casalotto" si riunivano con
i rappresentanti delle comunità limitrofe per decidere le sorti
della zona chiamata Aci. La storia del borgo è strettamente collegata
alle sorti del vicino e grande centro chiamato oggi Acireale fino al
1639. Sotto il dominio spagnolo, infatti, il notevole sviluppo economico
di Aquilia Nuova (Acireale) causò contrasti e rivalità
con i casali che, pur facendone parte, chiedevano l'autonomia amministrativa.
Dopo varie lotte e scontri, l'ormai grande Aquilia si separa in Aci
Inferiore (Acireale) e Aci Superiore (Aci SS. Antonio e Filippo) Con
la separazione delle Aci, Aci Santi Antonio e Filippo ingloba diverse
comunità e centri limitrofi odierni come Aci sant' Antonio, Aci
Castello, Valverde, Viagrande, Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci San Filippo.
Nel 1747 Aci Castello si separa e successivamente anche Aci Bonaccorsi.
Nel 1826 un decreto regio separa ulteriormente l'antico Aci Superiore
in Aci Sant'Antonio e Aci San Filippo e Catena.Nel 1951 stessa sorte
avviene per Valverde.
DA
VEDERE
La piccola cittadina santantonese offre al visitatore mille e inaspettati
bellissimi scorci. Edifici come Palazzo Riggio-Carcaci (o villa Paternò-Carcaci),
Palazzo Amico, l'ex sede comunale risaliente ai primi del '700 (oggi
sede della biblioteca), Palazzo Spitaleri, Casa Maugeri avente il più
bel portale in pietra lavica della cittadina (oggi adibito a caserma
dei carabinieri), il collegio della "Santa Maria della Provvidenza"
risaliente ai primi dell'Ottocento, Palazzo Puglisi risaliente alla
metà del '700 a testimonianza del ricco patrimonio barocco santantonese.
A
ciò si aggiunge l'ancor più ricco patrimonio di chiese
come la Chiesa Madre del santo patrono Sant'Antonio abate risalente
alla metà del Seicento ma con origini assai più antiche(1530
circa), la chiesa di San Michele Arcangelo risaliente alla fine del
Seicento, la chiesa di San Biagio di cui si han tracce sin dal 1592,la
chiesa di S.Maria delle Grazie risaliente al 1690 circa.
Non
tutti sanno che Aci S.Antonio è la patria del carretto siciliano.
Ancora conserva botteghe in cui è possibile ammirare la sapiente
e spettacolare arte dei maestri "carradori" e dei maestri
pittori (come Nerina Chiarenza e Domenico Di Mauro). Sulle sponde dei
carretti vengono raffigurate le ormai celebri scene appartenenti alla
tradizione cavalleresca (Orlando, Carlo Magno) e personaggi come Sant'Alfio
e i suoi fratelli, Sant'Agata e Santa Rosalia.
MANIFESTAZIONI
La festa del santo patrono, Sant'Antonio abate, si svolge dal 1563 con
solenni festeggiamenti. Dal '700 alla processione religiosa si aggiungono
4 candelore (scolpite nel legno e riccamente adornate) che seguono il
persorso della "vara" del santo (risaliente al 1563 circa).
Veri e propri monumenti dell'arte e della storia santantonese (la "vara"
dela santo patrono).
Sant'Antonio abate è tra i santi più celebrati nell'Italia
meridionale e in Aci Sant'Antonio, che in onore al divino egiziano cambiò
nel 1400 il nome originario di borgata Casalotto, si rendono grazie
e riconoscenza per i favori ricevuti con caratteristiche manifestazioni
che richiamano usi e costumi risalenti agli inizi del X secolo d.C.;
la più particolare è quella della sfilata delle candelore.
(cereo dei carrettieri, cereo dei contadini, cereo dei mastri o artigiani,
cereo degli agricoltori della piana di Catania e dal 1971 pure cereo
degli impiegati.
Queste
sono delle particolari costruzioni votive molto riccamente scolpite
e dipinte in oro e smalti multicolori le quali, a rappresentanza di
quattro categorie sociali, vengono portati a spalla da un gruppo di
portatori scelti ('a chiurma); per l'occasione le candelore, o cerei,
vengono addobbate con fiori e luci e portate in giro per il paese precedendo
durante la processione la statua del Santo.