Petralia
Sottana è un comune italiano di circa 3.087 abitanti
della provincia di Palermo in Sicilia. Fa parte del Parco
delle Madonie. L'abitato è collocato sul versante
meridionale della catena delle Madonie e nell'omonimo parco,
in una posizione strategica sull'alta valle del fiume Imera
Meridionale, sviluppandosi su un pendio fra i 900 e i 1100
m s.l.m. Il territorio comunale, vasto ben 178 km²
(quasi tutti in zona montana), si estende soprattutto in
latitudine, indicativamente dallo spartiacque della catena
delle Madonie a Nord fino a raggiungere la provincia di
Caltanissetta a Sud. Nella parte settentrionale, ricompresa
quasi per intero nel Parco delle Madonie, si trovano estese
formazioni boschive di latifoglie (con prevalenza di faggi,
querce e castagni) e di conifere (in gran parte frutto di
rimboschimenti), nonché ampie zone destinate al pascolo.
Nella parte meridionale prevalgono le coltivazioni seminative
di tipo estensivo. Il comune è classificato come
zona sismica di tipo "2" (sismicità medio-alta).
Molti sono i terremoti che hanno colpito la località
nel tempo, arrecando a volte danni e vittime, pur senza
raggiungere mai livelli di grande catastrofe. Il clima,
tipicamente mediterraneo-montano, presenta inverni abbastanza
rigidi e piovosi, con abbondanti nevicate ed estati calde
e secche. Attualmente l'economia del paese, che mantiene
un'importante posizione di centralità nel comprensorio
madonita, si regge su un forte apporto dell'impiego pubblico,
su modeste attività agricole e commerciali con un
settore turistico in crescita, anche grazie alla stazione
turistica di Piano Battaglia. Dal punto di vista sociale
vi è una forte incidenza della popolazione anziana,
nonostante ciò i tassi di scolarizzazione e d'istruzione
superiore sono al di sopra della media nazionale. La forte
emigrazione dovuta alla pesante incidenza della disoccupazione,
unita a bassi tassi di natalità, sta provocando un
progressivo spopolamento dell'abitato, similmente a quanto
accade nei comuni limitrofi.
ETIMOLOGIA
Chiamata anche Petralia Inferiore, deriva dal greco petra
leia, ossia pietra liscia. La specifica si riferisce alla
sua posizione "più bassa" rispetto a Petralia
Soprana.
Tradizionalmente
l'abitato è diviso in cinque quartieri:
Pusterna,
l'area più antica intorno al castello;
Carmine, collocato più in alto, è stato per
secoli il quartiere degli artigiani come testimonia la toponomastica;
San Salvatore, accanto al Carmine, sembra sia sorto intorno
al '400, oggi pressoché disabitato;
Provvidenza, quartiere medioevale contadino, caratterizzato
da stradine strettissime sotto la Chiesa Madre;
Casale, sorto fra il '600 ed il '700 sulla base di una razionale
programmazione, in parte sull'area che, probabilmente, ospitava
il quartiere ebraico;
Negli anni sessanta sorge il quartiere, di edilizia popolare,
di San Giuseppe, separato dal resto dell'abitato e realizzato,
in scala evidentemente ridotta, sul modello allora in voga,
delle new towns.
Negli
anni ottanta e novanta, a dispetto del continuo calo demografico,
si sono sviluppati gli insediamenti residenziali nelle aree
di Pirilla e Petragrossa.
FRAZIONI
Numerose, nel grande territorio comunale, sono le frazioni
agricole: borghi rurali costruiti intorno alla residenza
del feudatario, dotati di una relativa autonomia dal centro
abitato. Ad oggi hanno assunto l'aspetto di città
fantasma: solo qualche attività agrituristica utilizza
gli antichi fabbricati in disuso.
PIANO
BATTAGLIA
Completamente diversa è l'origine della frazione
di Piano Battaglia. Collocata a circa 1600 metri sul livello
del mare in un'ampia conca carsica nel cuore della catena
montuosa delle Madonie, è inserita in una pregevole
cornice naturalistica, circondata da un'antica faggeta.
Il suo sviluppo risale agli anni sessanta, quando assunse
l'aspetto di vivace e frequentata località turistica
invernale, ospitando sia strutture per la pratica degli
sport invernali (piste da sci ed impianti di risalita) sia
numerose strutture ricettive e case vacanza.
MANIFESTAZIONI
Ballo
della Cordella
E' la rievocazione di antichissime tradizioni contadine,
di origine pre-cristiana. Si fondono infatti il ringraziamento
per il raccolto e l'augurio di fecondità rivolto
alla terra e agli sposi. In antico il ballo doveva essere
dedicato alla dea pagana Cerere, protettrice delle messi
e dei raccolti, poi sostituita dopo l'avvento del cristianesimo
dalla Madonna dell'Alto (venerata nel vicino Santuario).
Il ballo è preceduto da un corteo nuziale e da uno
sposalizio simbolico. Le dodici coppie di ballerini, simboleggianti
i mesi dell'anno, ballano intorno ad un palo sormontato
da spighe di grano reggendo dei nastri di vari colori, che
vengono intrecciati a simboleggiare le stagioni. Canti ed
invocazioni accompagnano il tutto. La manifestazione, rievocata
fin dagli anni trenta, si tiene la terza domenica d'agosto
di ogni anno.
Festa
della Castagna
Si tiene, di solito, nell'ultima settimana del mese di ottobre
di ogni anno. La manifestazione, che prende il via negli
anni '70, più che una sagra legata ad un prodotto
tipico (la castagna, che pure abbonda nei boschi intorno
alla località) è espressione dell' "essere
pungenti" come il riccio che accoglie la castagna.
Sfilata di carri allegorici, distribuzione di prodotti tipici
e spettacoli di satira locale. Negli ultimi anni ha assunto
la denominazione di Festa dei sapori madoniti dell'autunno.
Riti
della Settimana Santa
Tutt'ora molto sentiti e partecipati sono i riti della Settimana
Santa. La processione del Venerdì Santo vede la partecipazione
di alcuni figuranti in costume e di tutte le confraternite
e congregazioni religiose, coi loro membri che indossano
gli antichi abiti penitenziali. La Veglia Pasquale tra il
Sabato e la domenica di Pasqua trova il suo culmine, alla
Mezzanotte, con la Caduta d'u Tiluni: un'immensa tela dipinta,
che viene posta verticalmente a chiusura dell'abside della
Chiesa Madre durante tutto il periodo quaresimale, viene
fatta cadere scoprendo l'altare ed il Cristo Trionfante.
Nella mattinata della domenica di Pasqua si svolge una processione,
anche questa con la partecipazione delle confraternite cittadine,
nella quale vengono separatamente portate (a spalla) per
le strade del paese, le statue della Madonna e di Gesù.
Le effigi, a Mezzogiorno, s'incontrano (in dialetto locale
si parla di U N'cuontru) simbolicamente, con la statua mariana
che corre ad abbracciare quella del figlio, lasciando cadere
il manto nero che simboleggia il lutto.
CHIESA
MADRE
La principale chiesa del paese, comunemente definita come
"Madrice", sorge, probabilmente già nel
IX secolo. Dell'antico tempio sopravvive solo il portale
secondario trecentesco in stile gotico-catalano. L'attuale
struttura, a tre navate ed impianto basilicale, venne realizzata
fra il 1632 ed il 1790, assieme all'attiguo campanile in
pietra bianca con sottopasso a sesto acuto. Ospita opere
dello Zoppo di Gangi e dei Gagini, nonché un pregevole
trittico attribuito a Gaspare da Pesaro, allievo del più
famoso Gentile da Fabriano. Nella stessa Chiesa Madre si
trova la statua di San Calogero, patrono del paese, opera
di frate Umile da Petralia e numerose statue e tele di un
arco temporale che va dal '600 all''800. La Chiesa conserva
un notevolissimo "tesoro", comprendente opere
di oreficeria ed argenteria barocche e neoclassiche, ed
un interessante ed antico archivio, recentemente riordinato
e reso fruibile.
CHIESA
DI S. FRANCESCO D'ASSISI
Sorta, assieme all'annesso Convento (oggi sede del Museo
Civico), nel '400, la sua attuale configurazione risale
al XVII secolo. Adornata da pregiati affreschi barocchi,
ospita tele dello Zoppo di Gangi e della scuola del Novelli,
oltre ad un pregevolissimo pulpito barocco in legno dorato.
CHIESA
DELLA SS. TRINITA' (BADIA)
Sorge a partire dal 1531 assieme all'attiguo Convento delle
Suore Domenicane di Clausura (oggi Istituto Magistrale).
Ospita una grande icona marmorea di Giandomenico Gagini,
tele del Visalli e del D'Antona ed un rarissimo organo barocco.
CHIESA
DI SANTA MARIA LA FONTANA
Sorta nel '600 sul luogo che un tempo, probabilmente, era
occupato dalla sinagoga, alle spalle della rocca che attraversa
il paese. Ospita pregevoli sculture seicentesche e tele
di scuola siciliana.
MUSEO
CIVICO
Ospitato nei locali dell'ex-convento dei Minori francescani,
al centro del paese, è costituito da una collezione
geologica. Il 26 aprile 2008 è stata inaugurata la
sezione archeologica, che accoglie i reperti della preziosa
collezione Collisani.
PALAZZO
DEL GIGLIO (MUNICIPIO)
Sorge nel XIX secolo sul luogo dell'antico Ospedale. Custodisce
affreschi ottocenteschi, tele dello Zoppo di Gangi ed un
notevole archivio storico.
EX
CONVENTO DEI FRATI MINORI RIFORMATI
La sua notevole struttura, posta nella parte più
alta del paese, viene realizzata nel XVII secolo. Passato
dal XIX secolo nel patrimonio del Comune, è diventato
per lunghi decenni caserma militare. Ospita oggi una sede
dell'Università di Palermo.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le prime tracce di insediamento umano risalgono al IV/III
millennio a.C. (periodi del neolitico e dell'eneolitico) come
testimoniato dai reperti archeologici della vicina Grotta
del Vecchiuzzo. In tempi assai più vicini dovette esistere
un insediamento indigeno, fortemente influenzato dalla vicina
colonia greca di Himera, nei cui scavi è stata rinvenuta
una moneta bronzea, il Petrinon che reca appunto il nome della
città di Petra. Nel III secolo a.C., con la conquista
romana, Petra divenne città "decumana" e
centro di un qualche rilievo come presidio militare e mercato
agricolo, come testimoniato da diversi scritti dell'epoca
(tra gli altri Cicerone nelle "Verrine" e Diodoro
Siculo) e da pochi ritrovamenti archeologici. Il paese seguì
poi le sorti del resto dell'isola subendo le invasioni barbariche
prima e la successiva riconquista bizantina. Con la conquista
araba, nel IX secolo, venne ribattezzata "Batarliah"
o "Batraliah" e divenne importante piazzaforte militare
strategica e mercato. Gli storici Edrisi ed al-Muqaddasi raccontano
di una città murata collocata sotto una rocca, con
grande abbondanza di risorse idriche e che ospitava un mercato,
un castello, una chiesa ed una moschea, segno della presenza
di una pluralità di comunità etnico-religiose.
Della presenza araba sono sopravvissute talune espressioni
dialettali o denominazioni di contrade ed un prezioso candelabro
bronzeo, parte del ricco tesoro della Chiesa Madre. I normanni
conquistarono Petralia intorno al 1062, fondandovi un Castello.
Il centro, dapprima infeudato a tale Maimun Gaito, forse già
emiro arabo, fu poi terra demaniale per finire a Gilberto
di Monforte (1201) e, durante il periodo svevo, ai Ventimiglia
di Geraci. Dopo vennero i Moncada, i Cardona e gli Alvarez
de Toledo, fino all'abolizione della feudalità nel
1817. Fino alla fine del XV secolo (prima dell'Editto di espulsione
del 1492) vi era insediata una comunità ebraica. In
un documento del 1258 appaiono per la prima volta distinte
Petra "inferior" (Petralia Sottana) e Petra "superior"
(Petralia Soprana) in origine quasi certamente un'unica comunità.
Su quale delle due sia la più antica esiste un'antica
contesa, a tutt'oggi di difficile soluzione, che s'innesta
su una storica rivalità di campanile, superata solo
in tempi recenti. Il centro, a partire dalla conquista normanna,
acquisì progressivamente i caratteri della "città
rurale" con un'economia piuttosto chiusa fondata sull'agricoltura
(soprattutto latifondo cerealicolo) e la pastorizia, con una
forte stratificazione sociale che divideva la grande massa
di contadini ed allevatori da artigiani, aristocrazia e clero.
La Controriforma portò con sé oltre a numerosi
insediamenti monastici (alcuni di notevole pregio artistico
e architettonico) anche un discreto numero di condanne emanate
dall'Inquisizione. Il XIX secolo portò una notevole
vivacità economica, sociale e culturale: dopo l'impresa
garibaldina (cui il paese partecipò con un gruppo di
volontari) vi s'insediarono gli uffici pubblici a servizio
del comprensorio delle Alte Madonie ed opifici vari, facendola
diventare un po' il capoluogo (era sede anche del collegio
elettorale) ed "il centro più progredito"
della zona (come ricorda lo scrittore polizzano Giuseppe Antonio
Borgese). Sulle sue strade passava il percorso della Targa
Florio. Pur essendo rimasta ai margini dell'esperienza dei
Fasci siciliani, negli anni dieci si svilupparono le presenze
politiche e sociali (cooperative) socialiste e repubblicane,
affiancate da un attivo ruolo della Chiesa in favore delle
organizzazioni cattolico-democratiche. Dopo la I Guerra Mondiale
e prima dell'avvento del Fascismo, infatti, venne eletta la
prima amministrazione cittadina di carattere democratico e
popolare (ne fece parte, tra gli altri, Francesco Musotto,
futuro deputato socialista alla Camera ed Alto Commissario
per la Sicilia), destituita successivamente dal regime. Già
prima della Grande Guerra iniziò un consistente flusso
di emigrazione diretta dapprima verso le Americhe, poi (secondo
dopoguerra) verso l'Europa centro-settentrionale ed il Nord
Italia e, per altri versi, verso Palermo e le città
della fascia costiera, che hanno ridotto gli abitanti dagli
oltre 10.000 dei primi del '900 (comprendendo allora anche
l'attuale comune di Castellana Sicula) ai numeri odierni.
Dopo la Liberazione, avvenuta ad opera degli anglo-americani
nel 1943 e con la fine della seconda guerra mondiale esplose
il conflitto sociale: la battaglia per la riforma agraria,
con l'occupazione delle terre, costò la vita al sindacalista
Epifanio Li Puma, nella vicina Raffo, ucciso dalla mafia al
soldo dei baroni.