Sassari
(in sardo Tàtari o Tàthari) è una città
italiana di oltre 130.000 abitanti. Capoluogo dell'omonima
provincia della Sardegna nord-occidentale e principale centro
storico del Capo di sopra dell'isola. Sassari sorge su un
tavolato calcareo lievemente declinante a nord-ovest verso
il Golfo dell'Asinara e la pianura della Nurra, mentre a
sud-est il terreno è prevalentemente collinare e
la città è circondata da numerose valli, rinomate
per la loro fertilità dove erano coltivati gli orti.
In epoca più recente (XIX secolo) si ebbe un grande
sviluppo della coltivazione dell' olivo, e ormai gli oliveti
caratterizzano i dintorni della città. Il centro
urbano costituisce il nucleo della prospettata omonima area
metropolitana regionale di oltre 225 000 abitanti e di un'area
urbana con i centri a corona della città di circa
275 000 abitanti. È sede dell'Università degli
studi di Sassari e sede arcivescovile (Arcidiocesi di Sassari).
In città sono presenti vari giardini e parchi, fra
i quali i Giardini pubblici (situati al centro della città
fra viale Pasquale Stanislao Mancini e corso Margherita
di Savoia), i Giardini di via Venezia, i Giardini di Monte
Rosello, Giardini di via Vittorio nel quartiere Luna e Sole,
i Giardini di Li Punti, il Parco di Monserrato recentemente
restaurato e situato tra la SS 131 e l'asse viario di via
Budapest e il Parco di Baddimanna, grande pineta nel quartiere
Monte Rosello.
ETIMOLOGIA
L'odierno toponimo ricorre dalla metà del XII secolo
in diverse forme, fra quali anche Sassaris, Sassaro, Sasser,
Sacer, alternato con Thathari, Thathar, Táttari,
essendo non raro il passaggio ss-th nella lingua sarda.
Secondo Massimo Pittau trova riscontro in altre località
(sássari, sátzari, sátzeri, perda'e
sássari, perda'e sassu, sássinu-a), tradotto
come ciottoli di fiume dal sardiano o nuragico, antecedente
al latino saxum. Questo conferma l'origine non medioevale,
ma bensì nuragica e forse prenuragica, dell'insediamento
nelle valli sassaresi, ricche di sorgenti e corsi dacqua.
Secondo Salvatore Dedòla, la radice originaria sarebbe
Thar- (come per Thar-ros), il cui raddoppio è derivato
dal sumerico e accadico per indicarne le pertinenze territoriali,
e persiste in altri esempi come Buddi-Buddi. Circa l'origine
del secondo toponimo Sàssari esistono le opzioni
di a-erru (utero, bimba, sorella), a-aari
(dello stesso posto), aaru-m (dente, simbolo
del Dio Sole ama).
DA
VEDERE
Altare
preistorico di Monte d'Accoddi, unico nel suo genere in
tutto il Mediterraneo, quella di Monte d'Accoddi è
la più importante area archeologica della Sardegna
preistorica.
Mura di Sassari, nel XIII secolo cingevano la città,
intervallate da 36 torri di cui ne rimangono solo 6, tra
le quali l'unica torre tonda detta anche Turondola accessibile
da piazza Università. Le mura sono visibili lungo
il perimetro della città medioevale, ed in particolare
in Corso Vico, Corso della SS. Trinità e in via Torre
Tonda.
Fontana di Rosello, 1585-1606
Frumentaria , antico deposito pubblico del grano (XVI-XVII
secolo)
Ponte Rosello, 1934
Teatro Civico, 1825-1829
Caserma La Marmora, piazza Castello, sede della Brigata
Sassari, 1877
Padiglione dell'Artigianato, Giardini pubblici, expo dell'ISOLA,
1956
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa
di San Pietro di Silki, XI-XVII secolo. Nel cui monastero
fu compilato l'omonimo Condaghe.
Cattedrale di San Nicola, XII-XVIII secolo.
Chiesa di Santa Maria di Betlem, XII-XIX secolo.
San Michele di Plaiano, XII secolo.
Santa Barbara di Innoviu, XIII secolo.
San Donato, XIII-XVII secolo.
San Giacomo di Taniga, XIV secolo.
Cappella dell' Annunziata e Cappella dell'Ospedale di Santa
Croce, XV secolo.
Sant'Agostino, XVI-XVII secolo.
Sant'Antonio Abate, 1700-1707
San Giacomo, XVI-XVII secolo.
Santa Caterina, XVI secolo architetto Giovanni Maria Bernardoni
Madonna del Rosario, XVII secolo.
Sant'Andrea, XVII secolo.
Episcopio, XVII secolo.
Chiesa e convento delle Cappuccine, 1673-1695
Chiesa e convento del Carmelo, XVII-XVIII secolo
Basilica del Sacro Cuore, 1936-1952
EDIFICI
STORICI
Casa
Aragonese, XV secolo.
Case gotiche catalane, corso Vittorio Emanuele, XV secolo.
Canopoleno-Casa professa gesuitica, XVI secolo, architetto
Fernando Ponce de Leon
Palazzo Ducale, dal nome del Duca dell'Asinara, sede del
Comune di Sassari, 1775-1804
Palazzo Barone d'Usini, piazza Tola, dal nome del Barone
d'Usini, sede centrale della Biblioteca Comunale, XVI secolo.
Università e Estanco del tabacco, XVI-XVII secolo.
Palazzo Giordano, piazza d'Italia, sede del Sanpaolo IMI,
1878
Palazzo Sciuti, piazza d'Italia, sede della Provincia di
Sassari, 1873
Palazzo Cugurra, via Roma, sede di uffici della Regione
Sardegna
Palazzo Moros y Molinos, XVII secolo.
Palazzi di San Saturnino e San Sebastano, primo terzo XIX
secolo.
Villa Mimosa, via Attilio Deffenu, sede della Confindustria
locale
DA
VEDERE IN PERIFERIA
Gola,
lecceta e grotte di Scala di Giocca
Valle del rio Mascari
Valle del Logulentu
Nuraghe di presso San Giovanni
Spiaggia, stagno, pineta e ginepreto di Platamona
Chiesa di San Michele di Plaiano
Villa romana di La Crucca
Necropoli di Li Curuneddi
Nuraghe"Li luzzani"Giagamanna"Gioscari"
presso Predda Niedda(strada38)ingresso strada per Alghero,e
Predda Niedda sud-Caniga.
Domus de janas de Montalè presso Lipunti,numerose
domus de janas presso la regione di Montalè e Bancali.
Zone Nuragiche di discreta rilevanza da portare alla luce
in attesa di fondi per l'archeologia presso la regione di
Monte Oro,Predda Niedda,Li Punti,Bancali.
MANIFESTAZIONI
Il 14 agosto a Sassari è Festha Manna, ovvero Festa
grande: la città è attraversata dalla Faradda
di li candareri (Discesa dei candelieri) processione conclusa
da una cerimonia sacra per sciogliere il voto alla Vergine
Assunta che nel XVI secolo salvò la città
dalla peste, che vede i cittadini distribuiti tra i diversi
gremi (corporazioni medievali di arti e mestieri), portare
sulle spalle i candelieri riccamente ornati per le vie della
città, danzando fino alla chiesa di Santa Maria di
Betlem. Tale festa è molto sentita dalla popolazione
che per l'evento si riversa per le vie del centro storico
dal primo pomeriggio sino a tarda notte. Le varie piazze
sono invase da musica e canti ma dominante rimane il rimbombo
dei tamburi che accompagna la "discesa" dei gremi
con i candelieri in spalla.
Dal
1711, anno citato da Enrico Costa, la città è
teatro anche della Cavalcata sarda, che dal 1951 è
organizzata con cadenza annuale nella domenica dell'Ascensione
(penultima domenica di maggio). La manifestazione, a carattere
laico, consiste nella sfilata di gruppi folcloristici provenienti
da varie zone della Sardegna che, appiedati o a cavallo
e indossando i propri costumi tradizionali, mostrano al
pubblico aspetti etnografici ed enogastronomici della cultura
sarda.
Le
manifestazioni rappresentano le principali attrattive turistiche
cittadine, capaci di richiamare da decenni dai 100.000 a
150.000 spettatori, molti dei quali continentali e stranieri.
GASTRONOMIA
La cucina tipica sassarese è ricca e variegata, composta
da molte pietanze fortemente legate alla tradizione contadina
della città. Le verdure sono infatti regine nella
maggior parte delle pietanze, assieme alle parti meno pregiate
degli animali da macello, in particolare agnello e maiale.
Gli ortaggi più conosciuti ed utilizzati della cucina
sassarese sono la melanzana (mirinzana), la cipolla (ziodda)
e le fave (faba).
Tra
i primi piatti troviamo la mineshtra 'e fasgioru o mineshtra
'e patatu, una zuppa preparata con fagioli, patate, lardo,
finocchietto selvatico e pomodori secchi. La classica favata
viene tradizionalmente preparata nel periodo di carnevale:
è una zuppa molto densa a base di fave secche, cavolo,
finocchi, cotenna e carne di maiale. In genere è
consumata in occasioni conviviali, con larga presenza di
parenti o amici. Tra i primi a base di pasta ricordiamo
i giggioni, ossia gli gnocchi conditi con sugo di salsiccia.
Altri piatti a base di verdure sono le fave cotte a ribisari,
cioè lessate e condite con aglio e prezzemolo; e
i carciofi, preparati tradizionalmente con le patate (ischazzofa
e patatu).
Tra
i secondi piatti, principalmente a base di carne, troviamo
la cordula con piselli, un piatto preparato con le interiora
dell'agnello avvolte nell'intestino e cotte con piselli,
cipolle e salsa di pomodoro; la trippa cotta nel sugo di
pomodoro da mangiare spolverata di abbondante pecorino grattugiato;
i pedi d'agnoni, ovvero i piedini dell'agnello cotti in
salsa di pomodoro oppure con solo aglio e prezzemolo. Un
posto importantissimo occupano le chiocciole (spesso chiamate
lumache) nelle loro varie pezzature: dalle lumachine (ciogga
minudda) lessate con delle patate, alle lumache (ciogga
grossa) preparate con un sugo piccante o con aglio a prezzemolo-
ai lumaconi (coccoi) che vengono serviti ripieni di un impasto
di formaggio, uova, prezzemolo saporitta e pangrattato.
Non mancano le monzette, cotte in padella con aglio, olio,
prezzemolo e pangrattato.
Il
piatto tipico più conosciuto è invece lo ziminu,
zimino , cotto in grabiglia, cioè le interiora del
vitello (diaframma (parasangu), intestino (cannaculu), cuore,
fegato e milza) cotte in graticola sulla brace. Attualmente
le norme emanate dalla Comunità Europea in materia
di encefalopatia spongiforme bovina impediscono la commercializzazione
e il consumo della specialità. Alla brace vengono
preparate anche le sardine, anche queste molto apprezzate
dai sassaresi.
Tra
i dolci, oltre a quelli tipici della Sardegna settentrionale
come papassini, tiricche e seadas, sono proprie della città
le frittelle lunghe (li frisgiori longhi): preparate principalmente
durante il carnevale, sono fatte di un impasto di farina,
acqua, zucchero, anice e scorza d'arancia grattugiata, fritto
in forma di lunghi cordoni. Piatto tipico "adottato"
è la fainé genovese. È ottenuta da
un impasto molto semplice di farina di ceci, olio, acqua
e sale (spesso arricchita da più ingredienti a piacere
come le cipolle o le salsicce), cotta in teglia ad alta
temperatura e servita già tagliata, spesso con pepe
nero tritato. Viene preparata in alcuni locali tipici (dove
è l'unico piatto servito) ma anche in molte pizzerie
e paninoteche.
L'UNIVERSITA'
L'Università degli Studi di Sassari istituita tra
il 1562 e il 1627 è vocata specialmente allo studio
del diritto, dell'agraria e della veterinaria. Questa si
mantiene ad alti livelli nella classifica stilata annualmente
dal Censis a partire dal 2001 tra più di settanta
università. Nella graduatoria del 2006 si trova seconda
nella classifica dei piccoli atenei italiani, che come fattori
di valutazione considera la produttività, la capacità
d'attrazione, la qualità della ricerca, l'offerta
formativa e le relazioni internazionali.
ORIGINI
Il territorio del sassarese è stato abitato fin dal
neolitico e in tutte le epoche storiche (cartaginese, fenicia,
romana e medievale), ma è solo nel 1131 che la città
compare per la prima volta nelle carte geografiche col nome
di Jordi de Sassaro. Numerose informazioni circa la città
sono contenute nel Condaghe di San Pietro in Silki, codice
medievale scritto in sardo, custodito nell' omonimo monastero,
compilato dal 1150 al 1180. Fu l' ultima capitale del Giudicato
di Torres, nel 1294 diviene libero comune, confederato a
Genova, a seguito della promulgazione degli Statuti sassaresi,
che erano un corpus di leggi redatto sia in latino che in
sardo logudorese, che regolava tutte le attività
cittadine: dall' urbanistica, alle attività economiche,
alla giustizia. Gli statuti sassaresi sono uno dei documenti
identitari più importanti non solo per la città
di Sassari ma per l'intera isola. È in questo periodo
che, contesa fra le repubbliche marinare, Sassari si dotò
delle prime mura.
CENNI
STORICI
Quando ormai la conquista aragonese era certa, la potente
classe mercantile della città, iniziò ad intraprendere
rapporti politici con i reali d'Aragona, presentando nel
1323 una propria delegazione alla corte dell'infante Alfonso.
Ciononostante i sassaresi mal tolleravano la nuova condizione
di sudditanza e di mancanza di autonomia, così, sotto
la spinta della Repubblica di Genova e dei Doria, la città
si ribellò ai catalano-aragonesi, dando inizio ad
un periodo di rivolte popolari, che cessarono solo nel 1417
con l'avvento al potere di Alfonso V il Magnanimo (1416-1458)
che elevò Sassari allo status di Città Regia.
Gli aragonesi costruirono il castello, demolito nel 1877
per decisione del consiglio comunale, i cui resti , comprendenti
le fondazioni, alcune sale dei piani inferiori e di una
torre, sono stati recentemente riscoperti. Tra la fine del
XV e gli inizi del XVI secolo Sassari visse un periodo di
grave crisi economica e sociale. Nel 1527-28 venne ripetutamente
invasa e saccheggiata dai Francesi, le continue incursioni
piratesche nel Mediterraneo impoverirono l'economia cittadina
basata sul commercio e diverse epidemie uccisero molti dei
suoi abitanti.
Nella
seconda metà del XVI secolo la città si risollevò
dopo anni di crisi, rinacque culturalmente, rifiorirono
le arti, grazie all'introduzione della stampa, si diffuse
il pensiero umanistico, grazie anche all'opera di Giovanni
Francesco Fara, e del vescovo Salvatore Alepus. Tra i pittori
che svolsero la loro attività in città, a
quel tempo, sono da menzionare Giovanni Muru, il Maestro
di Ozieri (Giovanni del Giglio), Andrea Lusso, il fiorentino
Baccio Gorini, e vari artisti di scuola fiamminga. Nel 1562
venne istituito uno studio generale aperto dai Gesuiti che,
nel 1617, portò alla fondazione della prima università
della Sardegna, cui contribuirono, fra gli altri, Alessio
Fontana, funzionario della cancelleria di Carlo V, che,
nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni
alla municipalità per listituzione dell' Ateneo,
e l'arcivescovo Antonio Canopolo che nel 1619 fondò
un collegio di educazione, ancora oggi in attività
col nome Istituto Nazionale Canopoleno.
La
cosiddetta lotta per il primato acuì la rivalità
con la città di Cagliari; la competizione tra le
capitali del Capo di sopra e del Capo di sotto, porterà
i sassaresi ad applicare persino un diverso calendario,
a rivendicare il diritto ad avere un Parlamento nella propria
città, e la sede del Sant'Uffizio dell'Inquisizione.
Nel
1582 la città viene colpita da una grave epidemia
di peste, e la popolazione è decimata. L'ultima fase
della colonizzazione spagnola sono anni di decadenza per
Sassari, e per tutta la Sardegna, visto il minor interesse
da parte degli iberici all'isola, dopo che l'Impero spagnolo
iniziò la sua espansione sul Nuovo Mondo.
Col
Trattato di Utrecht nel 1713, inizia la breve dominazione
austriaca. Pochi anni dopo nel 1720, la Sardegna compresa
la città, passano ai Savoia. Sul finire del XVIII
secolo, si vive un'intensa stagione politica, che sfocia
nel 1793 nella cosiddetta Sarda rivoluzione, guidata dal
politico e patriota Giovanni Maria Angioy, che entrerà
in città trionfante, con al seguito migliaia di rivoluzionari,
provenienti da ogni parte dell'isola.
Ristabilito
il controllo sulla Sardegna, i Savoia sedano con ferocia
ogni forma di dissenso verso la loro politica. Le rivolte
anti-piemontesi a Sassari continueranno sino alla metà
dell'Ottocento.
Nello
stesso tempo, però, tra la fine del XVIII e tutto
il XIX secolo, si vive un'era di rinascita culturale e urbanistica,
l'Università viene riaperta, la città dopo
cinque secoli si espande oltre il tracciato delle mura pisane
trecentesche (quando in concomitanza di un'epidemia di colera
venne dato il permesso di abbatterle in grande parte, dando
così sfogo ad un abitato che era divenuto estremamente
compatto e denso), si costruiscono nuovi quartieri, prendendo
come modello la nuova capitale del regno, cioè Torino,
con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il nuovo
ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze,
la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione a olio,
e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres, viene
ristrutturato, si attivano i primi collegamenti navali di
linea tra il porto sardo e Genova, con l' impiego di navi
a vapore, come la Gulnara, prima imbarcazione che utilizzava
questo tipo di propulsione, in italia. La città si
apre ad importanti attività imprenditoriali, l' industriale
sassarese Giovanni Antonio Sanna, acquisisce la miniera
di Montevecchio, si crea un' area industriale a ridosso
della nascente ferrovia, diventa la seconda città
italiana per la produzione del cuoio.
La
nuova espansione seguì uno sviluppo geometrico regolare,
costretto a fertili compromessi con la realtà del
territorio e gli eventi storici. L'asse centrale, il corso
Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a via Roma,
strada principale del quartiere umbertino. Nel Novecento,
i successivi piani regolatori ampliarono la griglia inserendo
nuovi assi generatori verso le principali emergenze architettoniche
dei dintorni, estendendo l'abitato oltre i limiti delle
valli e procedendo con diverse zonizzazioni a carattere
residenziale e commerciale. Raggiunta negli anni ottanta
una popolazione relativamente stabile di circa 120 000-130
000 abitanti, Sassari resta ancora baricentro strategico
ed infrastrutturale del Capo di sopra.
Passando
indenne la seconda guerra mondiale e scampando a tre bombardamenti
programmati (che fecero cadere una sola bomba nei pressi
della stazione causando una vittima alla stazione, un ferroviere
di nome Giovanni Toccu), la città crebbe principalmente
per la migrazione interna, grazie al costante afflusso dai
paesi del nord Sardegna, esercitando storicamente una forte
influenza nella vita pubblica italiana, sia in campo militare
grazie alla Brigata Sassari, sia nelle vicende politiche
(vedansi i Presidenti della Repubblica Italiana Antonio
Segni e Francesco Cossiga, nonché Enrico Berlinguer),
molti dei quali legati all'episodio dei Giovani turchi.
Fino alle creazione della provincia di Olbia-Tempio, Sassari
era capoluogo della più grande provincia d'Italia,
e nonostante il distacco della ex-frazione di Stintino è
ancora il quinto comune italiano per estensione territoriale
con una superficie di 546 km², nonché la seconda
città sarda per numero di abitanti.