Carbonia
(in sardo Carbònia o Crabònia) è un
comune italiano di circa 30.000 abitanti, capoluogo, con
Iglesias, della provincia di Carbonia-Iglesias, istituita
nel 2001 e attiva dal 2005. Il suo nome sta ad indicare
luogo o terra del carbone, a testimonianza della sua vocazione
mineraria. Carbonia è situata nel sud-ovest della
Sardegna, nella storica regione del Sulcis di cui è
il principale centro urbano, a circa 65 km a ovest di Cagliari,
in un'area un tempo paludosa e in seguito bonificata durante
la costruzione della città. La morfologia del territorio
è in buona parte pianeggiante, con pochi rilievi
di altitudine modesta (inferiore ai 300 metri), tra cui
monte Sirai (da cui si può ammirare un panorama della
laguna di Sant'Antioco), monte Crobu, monte Leone e monte
Rosmarino. Il colle più elevato nel comune è
il monte San Michele Arenas (in sardo: Santu Miali), alto
492 m s.l.m.. Da questo colle, nei pressi dei ruderi della
chiesa di San Michele, forse di origine bizantina ma ormai
scomparsa, si può ammirare un vasto panorama con
quasi tutti i comuni del Sulcis, escluso Gonnesa e Teulada.
La città è attraversata dal rio Santu Milanu
e dal suo affluente rio Cannas, due corsi d'acqua a carattere
torrentizio i cui alvei sono in secca per buona parte dell'anno,
e che sfociano nella laguna di Sant'Antioco. Il rio Santu
Milanu o Millanu (che significa rivo San Gemiliano o Emiliano,
santo del I o II secolo d.C., originario di Cagliari, venerato
nel sud Sardegna) era denominato nelle carte catastali dell'Ottocento
riu Bau Baccas (rivo Guado delle Vacche).
DA
VEDERE
Monte Sirai: Situato alla periferia nord-ovest della città,
ospita una vasta area di interesse archeologico con una
necropoli fenicio-punica e un tophet Inoltre poco distanti
si trovano varie domus de janas di epoca neolitica e i resti
del nuraghe Sirai.
Sirri: Nella frazione sono state rinvenute delle domus de
janas anch'esse risalenti al neolitico, nelle rocce denominate
di "Su Carroppu".
Cannas di Sotto: Praticamente inglobata nel tessuto urbano
si trova una necropoli ipogea, in parte ancora inesplorata.
Monte Crobu: In questa località sono state rinvenute
delle domus de janas risalenti al neolitico.
Piazza Roma: Tipico esempio di architettura fascista, è
il cuore sociale della città. Sorge sul monte Fossone,
e ospita buona parte degli edifici della vita pubblica cittadina.
Ristrutturata a inizio millennio, con la rimozione della
strada interna creata nel dopoguerra e il rifacimento della
pavimentazione e degli arredi urbani, nel 2007 uno studio
di 5 università europee l'ha inserita tra le 60 piazze
più vivibili d'Europa [7].
Via Crucis (1938): Quadri lignei di Eugenio Tavolara nella
chiesa di San Ponziano.
Santa Barbara (1938): Statua in marmo bianco di Carrara
di Gavino Tilocca collocata dal 1994 nel chiostro della
chiesa di San Ponziano.
Bassorilievo allegorico marmoreo (1939): Bassorilievo di
Venanzo Crocetti, nell'ex sacrario della torre Civica.
Nascita di Carbonia (1938): Quadro futurista di Corrado
Forlin, nell'ex sala udienze (o del Direttorio) della torre
Civica.
Frammento di Vuoto I(2005[8]): Una delle ultime sculture
realizzate da Giò Pomodoro prima della sua morte,
si trova davanti al palazzo del comune in piazza Roma. È
formata da un grande blocco di marmo bianco di Carrara,
con dinanzi una vasca d'acqua a pianta rettangolare.
Pietra sonora: Statua di Pinuccio Sciola, in grado di produrre
particolari suoni se strofinata in una certa maniera, situata
davanti all'ingresso del teatro Centrale.
Monumento al Minatore (1988): Situata nei giardini pubblici
tra piazza Roma e via Roma, questa statua in bronzo di Giuseppe
Vasari fu posta in occasione del cinquantenario della fondazione
della città a ricordo dei propri minatori.
Monumento ai Caduti: Statua posta in piazza Rinascita in
onore dei caduti delle guerre, realizzata dallo scultore
Franco DAspro.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa di San Ponziano (1938 - ing. Cesare Valle e arch.
Ignazio Guidi): la principale chiesa cittadina, situata
nella centrale piazza Roma, fu inaugurata con la città
e consacrata il 18 novembre 1939. Realizzata in stile neoromanico
e basata su progetto degli architetti della fondazione cittadina
Valle e Guidi, presenta una forma dell'edificio rettangolare
con pianta interna a croce suddivisa in una navata centrale
e due laterali. All'esterno il materiale maggiormente utilizzato
in fase di costruzione è la trachite e il granito,
che caratterizza buona parte degli edifici del centro cittadino.
La chiesa fu danneggiata in maniera importante dai bombardamenti
del 1943, che distrussero il rosone originale. A fianco
della chiesa sorge il campanile a pianta quadrata, alto
46 metri, realizzato anch'esso in trachite (a parte la cuspide)
e che riprende le linee di quello di Aquileia.
Chiesetta del rione "Lottobì", già
"Lotto B", o ex chiesa Beata Vergine Addolorata
(1947): caratteristica chiesetta situata nel quartiere,
ottenuta dalla trasformazione di un ex camerone presente
nella zona di via Sicilia. Caratterizzata da un piccolo
campaniletto a vela nella facciata, fu chiusa nel 1958,
anno di apertura della nuova chiesa della Beata Vergine
Addolorata, situata nel vicino quartiere di Rosmarino.
Chiesa Beata Vergine Addolorata (1958)
Chiesa Gesù Divino Operaio (1953)
Chiesa di Santa Barbara (1938): La chiesa della frazione
di Bacu Abis, fu edificata in seguito a un voto fatto dai
minatori delle miniere di questa località, minatori
di cui Santa Barbara è la patrona. Costruita in stile
razionalista, è affiancata da un campanile alto circa
15 metri. Nelle vicinanze si trova anche la Grotta di Lourdes,
una riproduzione in scala di quella della città francese,
realizzata nel 1953.
Chiesa di Santa Maria di Flumentepido (XI secolo): situata
nella frazione di Flumentepido, risale all'XI secolo. Di
stile romanico, presenta una facciata con campanile a vela
e interno a navata unica.
Chiesa di Santa Lucia di Sirri (di origine medievale): situata
fuori dall'abitato di Sirri, risalente forse al periodo
giudicale, ma fortemente rimaneggiata.
Chiesa di Santa Barbara di Piolanas (di origine medievale):
situata in località Piolanas (nel Medau o Casale
Manca), risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente
alterata dai pesanti restauri.
EDIFICI
STORICI
Torre Civica (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situata
in piazza Roma, è alta 27.5 metri suddivisi in 5
piani. Nota come torre Littoria durante il regime fascista,
da questo edificio Mussolini pronunciò il discorso
di inaugurazione della città. Utilizzata per vari
scopi nel corso degli anni, fu tra le altre cose sede della
Pretura sino agli anni settanta. Oggi ospita alcuni uffici
comunali.
Teatro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali):
situato in piazza Roma, a lungo fu utilizzato anche come
cinema.
Dopolavoro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali):
situato tra la torre Civica e il teatro Centrale, questo
edificio a due piani, ristrutturato recentemente, ospita
tra l'altro la nuova sala del consiglio comunale.
Palazzo Municipale (1938): occupa il lato ovest della piazza
Roma.
Villa Sulcis (1938 - arch. Eugenio Montuori): situata nell'omonimo
parco, fu la residenza di servizio del direttore delle miniere
cittadine. Ospita oggi l'omonimo museo archeologico.
Scuola Nord o liceo classico (1938): situato in via Brigata
Sassari
Asilo infantile (1938): situato in via Brigata Sassari
Scuola Sud ora scuola media Satta (1938): situato in via
della Vittoria
Albergo Centrale (1938 - arch. Eugenio Montuori): ubicato
in via Fosse Ardeatine
10 alberghi operai (1938): ubicati in via Umbria, via Costituente
e via Mazzini
Cine-Dopolavoro-Torretta comunitaria (1938 - arch. Gustavo
Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza S. Barbara a
Bacu Abis
Dopolavoro rionale Nord o Rosmarino (1938 - arch. Gustavo
Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Primo Maggio
Dopolavoro rionale ora parrocchia San Giovanni Bosco (1938
- arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in via
Coghinas
dopolavoro rionale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali
e aiuti): ubicato in piazza Marinai d'Italia
dopolavoro rionale Sud (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali
e aiuti): ubicati tra via della Vittoria e via Mazzini
Edificio dell'istituto tecnico commerciale Beccaria, già
centro di accoglienza per minatori (1939 - arch. Eugenio
Montuori): ubicato in piazza Repubblica
2 edifici tipo "L", uno del "Caffè
Roma" (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicati tra
piazza Repubblica e via Costituente
Palazzo Ceva (o Ce.Va) (1940 - arch. Eugenio Montuori, con
aiuti dei tecnici Ceppi e Varsi): ubicato in piazza Iglesias
Isolato e rione Palazzoni di Serbariu (1940 - arch. Eugenio
Montuori e aiuti): ubicati tra via Sanzio e via Manzoni
Complesso ex Nucleo Carabinieri ora sede della giunta provinciale
(1940): ubicato in via Fertilia
Direzione della miniera o villa di Anselmo Roux (casa padronale
di fine ottocento): via Pietro Micca a Bacu Abis
Portici di Piazza Venezia (1940-'42): piazza centale di
Cortoghiana porticata e con edifici a portici.
MUSEI
Museo archeologico di Villa Sulcis: sito nel parco di Villa
Sulcis, ospita vari reperti rinvenuti nei siti archeologici
della città e delle vicinanze.
Museo civico di Paleontologia e Speleologia "Edouard
Alfred Martel": sito all'interno dell'area della miniera
di Serbariu, ospita una collezione di reperti a partire
dal cambriano inferiore sino al quaternario, (da 570 milioni
di anni fa ad oggi).
Museo del carbone - Centro italiano della cultura del carbone
- Grande Miniera di Serbariu
Museo sardo delle "attività agro-pastorali":
raccolta di diversi materiali del mondo agro-pastorale presso
il ristorante Tanit.
ORIGINI
E STORIA
I primi insediamenti in epoca moderna di quella che oggi
è Carbonia si ritrovano nell'abitato di Serbariu,
divenuto comune autonomo nel 1853, staccandosi da Villamassargia
come altri comuni del Basso Sulcis nel XIX secolo. La scoperta
di grandi giacimenti carboniferi nel sottosuolo sulcitano,
portò nei primi decenni del Novecento all'apertura
di varie miniere e a numerosi lavori di sondaggio per valutare
l'eventuale apertura di nuovi pozzi grazie alle seguenti
società carbonifere. Così il 9 dicembre 1933
a Trieste, nella sede dell'Arsa o Società Anonima
Carbonifera Arsa (istituita nel 1919), nacque la Societa
Mineraria Carbonifera Sarda SpA, o semplicemente Carbosarda,
per rilevare le miniere di carbone del Sulcis, gestite dalla
Società anonima miniere di Bacu Abis (costituita
a Torino nel 1873 dall'ing. Anselmo Roux) con questa società
già dichiarata fallita il 12 aprile 1933 per difficoltà
finanziarie. Guido Segre, alto esponente della comunità
ebraica triestina e già presidente dell'Arsa, fu
il primo presidente della Carbosarda. Poi il 9 giugno 1935
vi fu la comunicazione dell'istituzione del bacino carbonifero
del Sulcis da parte di Mussolini nella sua prima visita
a Bacu Abis. Da tutto ciò ne consegue che il 28 luglio
1935 con R.D.L. n. 1406 si costituì l'A.Ca.I. (Azienda
Carboni Italiani), con primo presidente sempre Guido Segre,
che gestì il bacino carbonifero del Sulcis con la
Carbo-Sarda o Carbosarda, o anche S.M.C.S. (Società
Mineraria Carbonifera Sarda) e quello minerario dell'Istria
sud-orientale con la Carbo-Arsa o Arsa. L'ebreo Segre fu
il vero artefice e dinamico presidente di tutte le società
minerarie in attività sia nel bacino carbonifero
sulcitano sia in quello istriano, costruendo due nuove città
operaie di fondazione vicino alle miniere: Arsia e Carbonia.
Verso la fine del 1936 con il metodo dei sondaggi vi fu
la scoperta del giacimento di carbone nella zona di Serbariu-Sirai,
che si rivelò di un'enorme vastità, tanto
che l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), proprietaria dell'intero
bacino carbonifero con la Carbosarda e in previsione di
un'intensa attività estrattiva, propose al governo
di costruire una città operaia vicino alle miniere
e al porto di Sant'Antioco per il trasporto e l'imbarco
del minerale. Il governo, condividendo la scelta dell'A.Ca.I.,
decise così di fondare una nuova città mineraria,
da costruire al servizio della miniera e dei suoi lavoratori.
Il nome scelto, Carbonia, denominazione futuristica che
significa "terra o luogo del carbone" caratterizza
questa volontà.
Fu
così che nel 1937, nei pressi della miniera di Serbariu,
iniziarono i lavori per l'edificazione di Carbonia, fortemente
voluta dal regime fascista. Precisamente il giorno della
fondazione del centro comunale viene fatto risalire al 9
giugno di quell'anno, data della prima visita del capo del
governo fascista, Benito Mussolini, al centro carbonifero
di Bacu Abis (destinata a divenire frazione mineraria di
Carbonia, molto simile ad Arsia, in Istria), avvenuta due
anni prima nella stessa data. La rituale cerimonia della
fondazione di Carbonia, con le tipiche celebrazioni del
regime di quel periodo, si realizzò, in presenza
delle diverse autorità civili, militari e religiose,
con la posa della prima pietra e di un astuccio contenente
una pergamena (con i nomi dei partecipanti al rito battesimale
della nuova città) nel fosso delle fondamenta della
torre Littoria, ora torre Civica, primo edificio costruito
in città sul Monte Fossone.
La
costituzione del comune di Carbonia fu stabilita con Regio
Decreto numero 2189 del 5 novembre 1937. Secondo larticolo
1 del suddetto Decreto si prevede l'istituzione del comune
di Carbonia con capoluogo nel villaggio minerario in località
Monte Fossone, la cui circoscrizione comprende lintero
territorio del comune di Serbariu, nonché le parti
dei territori dei Comuni di Gonnesa e di Iglesias, delimitate
in conformità della pianta planimetrica. I lavori,
costati circa 325 milioni di lire dell'epoca, vennero completati
nel 1938, sebbene parecchi quartieri sarebbero stati costruiti
negli anni successivi. I lavori si basarono sui progetti
realizzati dall'ingegner Cesare Valle e dall'architetto
Ignazio Guidi.
La
data che è comunemente celebrata come l'anniversario
della città è quella dell'inaugurazione che
avvenne il 18 dicembre 1938 alla presenza di Mussolini,
il quale, nella sua seconda visita del bacino carbonifero
del Sulcis, tenne un discorso inaugurale e propagandistico
dalla torre Littoria in presenza di oltre cinquantamila
persone, radunate nella centrale piazza Roma, a conclusione
dei lavori di edificazione del centro urbano della città.
Carbonia, la seconda città a carattere minerario
realizzata dal regime dopo Arsia, andò a sostituire
il comune di Serbariu (divenuto frazione della città),
oltre ad inglobare nel suo territorio aree dei comuni limitrofi
che il governo aveva trasferito alla nuova città.
Seguì poco dopo un riconoscimento per Carbonia con
lattribuzione del titolo di città (con Regio
Decreto Legge del 9 febbraio 1939).
La
città, negli anni dell'autarchia, fu meta di un vasto
flusso migratorio da altre regioni dell'isola e anche da
oltre Tirreno (si valuta che l'11% della popolazione cittadina
dell'epoca provenisse dalle altre regioni italiane[3]),
infatti le miniere di carbone sulcitane lavoravano a pieno
regime essendo una delle principali fonti di approvvigionamento
di combustibile dell'Italia dell'epoca, fatto che aumentò
notevolmente i livelli occupazionali nel Sulcis. Nel periodo
dal 1940 al 1943, tutte le miniere del bacino carbonifero
del Sulcis furono militarizzate; furono raggiunti i massimi
livelli di produzione di carbone con grandi sacrifici e
numerosi incidenti sul lavoro anche mortali. La Carbosarda,
forte della condizione di azienda militarizzata, attuò
un regime di sfruttamento con provvedimenti arbitrari come
l'aumento dei viveri di prima necessità negli spacci
aziendali e il costo dell'energia, fino all'aumento degli
affitti per le case dei minatori e per gli alberghi operai,
in contrasto con gli accordi contrattuali, tanto che vi
fu quasi subito un'unanime reazione di contrapposizione
da tutti i lavoratori del bacino carbonifero del Sulcis.
Così il 2 maggio 1942 nella città vi fu il
primo sciopero d'Italia durante il regime fascista e la
guerra, contro il caro vita, organizzato da cellule clandestine
del partito comunista e diretto da Tito Morosini, delegato
confederale del sindacato dei lavoratori, iniziato con l'astensione
totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai. La gente
accorsa a Carbonia in questi anni fu superiore alle aspettative
del governo, e per accogliere parte di questi minatori fu
inaugurata il 15 maggio 1942 Cortoghiana (anche in questo
caso alla presenza di Mussolini, che, con la sua terza visita
nel Sulcis, fece un secondo discorso in piazza Roma a Carbonia),
tuttora una delle frazioni più popolate di Carbonia,
da cui dista pochi chilometri.
Durante
la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943 Carbonia fu bombardata
tre volte dagli aerei anglo-americani, poi divenuti alleati,
seppur subendo danni minori rispetto a quelli patiti da
altri centri dell'isola. Dopo la fine del conflitto e la
caduta del fascismo si visse un nuovo periodo di espansione
economica, essendo le miniere carbonifere sulcitane rimaste
le sole a poter garantire adeguati livelli di produzione
nel paese, dopo che l'Istria e i suoi giacimenti erano passati
alla Jugoslavia.
Dal
7 ottobre 1948 al 17 dicembre dello stesso anno fu effettuato
lo sciopero "bianco" dei 72 giorni, attuazione
della "non collaborazione" per contrastare le
misure repressive e provocatorie della direzione della Carbosarda,
in attuazione di una rigida politica di costi e ricavi nella
gestione aziendale, posta in essere con licenziamenti e
trasferimenti di personale (soprattutto quello più
politicizzato e sindacalizzato), aumento indiscriminato
dei fitti delle case e degli alberghi operai, dei viveri
negli spacci aziendali, dei prezzi dell'energia e del carbone
ceduto alle maestranze, riduzione arbitrarie degli stipendi
anche con applicazione delle multe ai dipendenti responsabili
di presunti disservizi.
Lo
sciopero "bianco" si attuò con la "non
collaborazione", cioè i minatori, presenti regolarmente
al lavoro nei cantieri minerari, dopo le 8 ore di normale
servizio giornaliero, non effettuarono più prestazioni
straordinarie a cottimo (retribuite secondo la quantità
di carbone estratto), in base a precedenti accordi aziendali,
tanto che la produttività della Carbosarda scese
del 50%. La direzione della Carbosarda reagì con
misure drastiche e incontrollate ancora più pesanti
di quelle sopra indicate, ricorrendo con intimidazioni alla
polizia e alla magistratura. Esplose così, non solo
a Carbonia e nel Sulcis, ma anche in tutta la Sardegna e
nel resto della penisola, un vasto movimento popolare di
solidarietà e sostegno alla lotta dei minatori carboniferi
con i seguenti gesti significativi: parecchi lavoratori
sottoscrivono a loro favore mezza giornata di paga, come
i dipendenti comunali di Carbonia; i commercianti della
città aprono crediti alle famiglie dei minatori;
la C.G.I.L. nazionale inviò più volte un contributo
di un milione di lire; i minatori di tutta Italia proclamarono
uno sciopero di 24 ore in segno di solidarietà. Un
tentativo di mediazione, fra la direzione mineraria e le
rappresentanze sindacali, promosso dal Ministero del Lavoro
il 19 novembre 1948 fallì per rigidità e intransigenze
della Carbosarda. Dopo un lungo braccio di ferro nel quale
la Direzione della Carbosarda minacciò di non corrispondere
salari e gratifiche natalizie, e dopo che i minatori licenziati
si barricano nei pozzi minerari per non essere allontanati
dal posto di lavoro con l'intervento della polizia, la S.M.C.S.,
con la mediazione del presidente dell'A.Ca.I., Ing. Mario
Giacomo Levi (contrario alla posizione portata avanti dalla
Carbosarda finora) sottoscrisse un accordo con le rappresentanze
sindacali il 17 dicembre 1948, annullando tutti i provvedimenti
restrittivi presi (licenziamenti, multe, aumenti dei prezzi
nei viveri, nei fitti e nell'energia) e aumentando le retribuzioni,
con vittoria quasi totale nella vertenza dei lavoratori
carboniferi.
Nel
1949 si toccherà la punta massima di popolazione
della storia cittadina, con oltre 48.000 residenti e 60.000
dimoranti. Il 25 maggio 1952 vi fu la "Seconda Nascita
di Carbonia" o "Rifondazione della città",
con questa data delle seconde elezioni comunali di Carbonia,
si attuò, con la giunta municipale guidata dal sindaco
Pietro Cocco, un primo programma politico di riscatto dalla
servitù aziendale dell'A.Ca.I., già tentato
dalla precedente giunta diretta dal sindaco Renato Mistroni,
che coinvolse tutta la cittadinanza appartenente sia alla
maggioranza e sia alla minoranza politica. Il 18 febbraio
1953 con l'adesione dell'Italia alla C.E.C.A. la (Comunità
europea del carbone e dell'acciaio), che fu creata col Trattato
di Parigi del 18 aprile 1951, si ebbero importanti conseguenze
economiche e sociali per il bacino carbonifero del Sulcis
e per le miniere a Carbonia.
Con
la fine dell'embargo contro l'Italia, i carboni esteri,
più economici e con minore presenza di zolfo, portarono
alla crisi del settore estrattivo sulcitano, particolarmente
grave in quanto all'epoca Carbonia e altri comuni della
zona si basavano economicamente su questo tipo di attività.
Nell'autunno del 1962 vi fu il primo ritrovamento di un
reperto nel sito archeologico di Monte Sirai da parte di
un ragazzo di Carbonia. Tutto ciò desterà
un interesse nazionale e internazionale su Monte Sirai,
tanto che nell'agosto del 1963 vi fu la prima campagna di
scavi sul sito archeologico, condotti dalla Sopraintendenza
di Cagliari e dall'Istituto Studi del Vicino Oriente dell'Università
La Sapienza di Roma.
Nonostante
i numerosi scioperi, alla fine si assistette alla chiusura
di molte miniere sulcitane, e tra queste anche quella di
Serbariu, la cui attività estrattiva fu interrotta
nel 1964. Conseguenza di queste dismissioni fu un vasto
esodo da Carbonia, che si assestò negli anni a seguire
sui 30.000 abitanti. Con l'apertura del vicino polo industriale
di Portovesme, finanziato da aziende statali, i livelli
occupazionali della zona si risollevarono, seppur in parte.
La popolazione della città aumentò leggermente
tra gli anni settanta fino agli anni novanta. Però
il disimpegno dello Stato tramite le privatizzazioni di
queste realtà produttive, dovuto all'eccessivo debito
pubblico, mostrò ben presto la scarsa competitività
delle medesime. Ciò determinò una nuova pesante
crisi della città e del suo tessuto produttivo, con
una notevole diminuzione dei lavoratori nel polo di Portovesme.
Di conseguenza questo ultimo fattore determinò un
riaumento dell'emigrazione, che portò la popolazione
a diminuire in meno di dieci anni di circa duemila unità.
Segnala
un certo dinamismo economico e sociale di quel perido anche
il fatto che un gruppo di imprenditori e liberi professionisti
di Carbonia nel 1975 costituirono in città "Tele
Uno", la seconda televisione libera e privata in Sardegna,
subito dopo la TV Videolina di Cagliari; poi nel 1976, in
seguito alla sentenza n. 202/1976 della Corte Costituzionale,
con la quale si decise la fine del monopolio RAI e si consentì
l'installazione e l'esercizio degli impianti di diffusione
radiofonica via etere di portata non eccedente l'ambito
locale, si costituirono in Italia diverse radio libere e
private, fra queste la prima di Carbonia e della Sardegna[senza
fonte]: Radio Gamma 102.
Tutto
ciò fu accompagnato da tragici fenomeni sociali che
colpirono duramente soprattutto la popolazione giovanile.
Tra questi si può annoverare la diffusione tra la
fine degli anni ottanta e i primi anni novanta dell'eroina
che da un lato determinò l'aumento di fenomeni legati
alla cosiddetta criminalità predatoria e dall'altra
a un notevole aumento della mortalità giovanile.
Per quanto gli ultimi dati demografici del 2004 abbiano
mostrato almeno una minima crescita della popolazione, si
possono considerare come esemplificativi della condizione
economica della città i tassi di disoccupazione giovanile
maschile e femminile: il primo si attesta al 57%, mentre
il secondo ben al 71%.
Comunque
sia, effettivamente nel primo quinquennio degli anni 2000
vi è stata una notevole crescita del settore dei
servizi, in particolar modo grazie alle nuove attività
commerciali sorte in città. Negli ultimi anni inoltre
la città sta giocando la carta del turismo legato
soprattutto all'archeologia industriale: a questo riguardo
va segnalata la ristrutturazione della vecchia miniera di
Serbariu, riconvertita a museo (ospita il Centro Italiano
della Cultura del Carbone), e i lavori di ristrutturazione
del centro storico (piazza Roma), ora più simile
allo stile della fondazione.
Il
12 ottobre 2005 con delibera del Consiglio Provinciale n.
21 (Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Carbonia,
unitamente a Iglesias, è stata attribuita la qualifica
di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias. A Carbonia
ha sede, quindi, il Presidente della Provincia e si riunisce
la Giunta Provinciale.
FRAZIONI
BACU
ABIS
Bacu Abis conta circa 2000 abitanti[9] e dista circa 13
km dalla città di Carbonia. L'insediamento ottocentesco
del centro carbonifero di Bacu Abis era inizialmente costituito
da un nucleo abitativo di due lunghi edifici fronteggianti
fra loro, denominato "Case Congia" (edificato
nel 1914). Poi negli anni 1936-'38 (su progetto di Gustavo
Pulitzer-Finali e aiuti) si decise di costruire un "razionale
villaggio operaio", comprendente 20 isolati, con alloggi
per 80 famiglie di minatori, e 3 isolati per 7 famiglie
di impiegati. A questo primo nucleo edilizio, costruito
nell'asse viario di viale della Libertà, si aggiunge
la casa del fascio con piccola torre, il dopolavoro con
cine-teatro, lo spaccio aziendale e l'ambulatorio. Il nome
della frazione indica la "forra o gola delle api"
(in sardo: bacu o baccu); un altro significato potrebbe
però essere "buco degli Abis", una famiglia
che in antichità era la diretta proprietaria delle
terre dove oggi sorge il paese. Bacu
Abis, già Delegazione comunale, è sede di
circoscrizione decentrata e di parrocchia, che si trova
nella chiesa di Santa Barbara, inizialmente dedicata a San
Valeriano.
La
miniera di Bacu Abis
La storia di questo paese inizia alla metà dell'Ottocento
con la scoperta di alcuni giacimenti di lignite, utili per
il fabbisogno nazionale come fonte energetica. La
fortuna della miniera è l'interesse da parte di un
ingegnere minerario piemontese (Anselmo Roux) che con le
proprie sostanze ed il finanziamento di alcuni possidenti
locali fonda la Società mineraria Bacu Abis. Nel
1870 circa il carbone estratto da Bacu Abis sale al vertice
nazionale come fonte energetica, e la miniera conta all'inizio
circa 700 operai che lavorano all'estrazione. Dopo
alcuni anni di splendore arrivò la crisi, i soci
di Roux si ritirarono, essendo la società in crisi
economica, e l'ingegnere rilevò la miniera da solo.
Dopo la sua scomparsa la miniera fu rilevata dalla società
Monteponi, e nella grande guerra il suo carbone servì
come combustibile per le navi. Durante
il Fascismo nel territorio videro splendere altre miniere
e un interesse particolare ebbe il Duce per Bacu Abis. Il
paese si trasformò, furono costruite case per i minatori
e nel giro di pochi anni divenne un vero e proprio centro
abitato. Vennero ampliati i pozzi che c'erano già
e ci fu una attività estrattiva fino ai primi anni
sessanta, quando la miniera cessò la sua attività.
Barbusi
Frazione, ormai sobborgo di Carbonia, situata a nord-ovest
della città, sorge lungo la strada provinciale per
Villamassargia. Secondo alcuni la denominazione della frazione,
derivando dal fenicio-punico "bar-bus", significherebbe
"pozzo fetido" o "acquitrino". Nei pressi
della frazione è presente una rara pianta: il bosso
delle Baleari, esistente solo in una piccola montagna, denominata
S'arriu de suttu, minacciata da una cava per l'estrazione
della ghiaia. Barbusi,
già delegazione comunale, è sede di circoscrizione
decentrata e di parrocchia, che si trova nella chiesa di
Santa Maria delle Grazie, costruzione che sostituisce la
vecchia chiesa medievale (dedicata sempre alla Madonna)
abbattuta con l'antico cimitero e che si trovava vicino
all'olivastro millennario. La vecchia chiesa, pare di origine
giudicale e bizantina, fu tappa della strada denominata
"de sa reliquia", cioè il percorso della
processione di Sant'Antioco che da Iglesias arrivava all'antica
Sulci, raggiungendo le chiese di Santa Maria di Barega,
Santa Barbara di Piolanas e Santa Maria delle Grazie di
Barbusi.
Cortoghiana
Sita sulla strada per Iglesias, conta 2700 abitanti circa,
e fu progettata nel 1939 nei pressi dell'omonima miniera
e della zona nota come Corti Ogianu, da cui deriva il suo
nome. L'inaugurazione avvenne il 15 maggio 1942, alla presenza
del capo del regime fascista Benito Mussolini, che visitò
il nuovo centro abitato e la locale miniera, tenendo poi
un discorso a Carbonia, meno solenne ma più propagandistico
rispetto a quello del dicembre 1938 (influenzato dallandamento
negativo della guerra). Strutturalmente
simile a Pozzo Littorio dArsia, in Istria, è
di particolare rilevanza l'organizzazione urbanistica dell'abitato,
di stampo razionalista, e la vasta piazza Venezia, tipico
esempio di architettura del Ventennio. Cortoghiana, già
Delegazione comunale, è sede di circoscrizione decentrata
e di parrocchia, che si trova nella chiesa dedicata al Sacro
Cuore di Gesù, costruita negli anni settanta e non
rispondente affatto a quella prevista con torre campanaria
nei progetti dall'architetto progettista del villaggio minerario,
Saverio Muratori.
La
miniera di Cortoghiana
A circa due chilometri da Cortoghiana si trovano le imponenti
strutture dell'omonima miniera carbonifera(che dovrà
essere valorizzata), costituita da diversi edifici: direzione
mineraria, magazzini, officine e impianti minerari, ora
utilizzati per attività artigianali e commerciali.
Is
Gannaus
Il vecchio casale di proprietà delle famiglie Gannau
si trova, vicino al rio Santu Milanu, in località
denominata in passato "Coderra" (in sardo: coderra
o coa de terra significa spazio di terra in una zona acquitrinosa).
Ora costituisce una zona residenziale in espansione, posta
nel lembo sud-occidentale del territorio comunale, sorge
infatti al confine con la frazione di Is Urigus, appartenente
al comune di San Giovanni Suergiu. La borgata di Is Gannaus
(ormai sobborgo di Carbonia) è sede di circoscrizione
decentrata e di parrocchia, che si trova nella moderna chiesa
dedicata a San Marco Evangelista.
Serbariu
Questa frazione, completamente inglobata nella città
di cui costituisce la periferia sud-est, si può considerare
il nucleo originario del comune di Carbonia. Secondo alcuni
la denominazione deriverebbe da "s'erba de s'arriu",
che significa "l'erba del rivo". La vecchia borgata
di Serbariu, già antica villa giudicale e medievale,
rinacque infatti tra il XVIII e il XIX secolo e fu proclamata
comune nel 1853, staccandosi da Villamassargia di cui era
stata frazione con quasi tutti gli attuali comuni del Sulcis.
Lo status di comune autonomo per Serbariu si manterrà
sino alla fondazione di Carbonia che ne acquisì tutto
il suo territorio. Serbariu, già Delegazione comunale,
è sede di circoscrizione decentrata e di parrocchia,
che si trova nella chiesa moderna dedicata a San Narciso.