Capoterra
(in sardo Cabudèrra) è un comune di 22.839
abitanti della provincia di Cagliari, nella regione del
Campidano di Cagliari. Dalle colline più alte della
fascia montana che fa da corona alla zona pianeggiante del
braccio occidentale del Golfo degli Angeli, si estende il
territorio che prende il nome di Cabuderra. Il paese di
Capoterra dista circa 17 km da Cagliari. Situato tra mare
(a sud il lido di Maddalena Spiaggia), montagna e laguna
(laguna di S. Gilla), è principalmente un paese agricolo
e pastorale, che solo in tempi recenti sta sviluppando,
grazie anche alla sua posizione geografica, un turismo prima
inaspettato. Notevole, è la sua crescita demografica
degli ultimi 50 anni. Importanti nella sua storia e tradizione,
sono le chiese di S. Efisio (patrono del paese - 15 gennaio),
S. Barbara e San Gerolamo. Le ultime situate nei pressi
del paese sono una delle mete della manifestazione "Monumenti
Aperti". Tra i personaggi nati in questo luogo ricordiamo
Sergio Atzeni (scrittore).
ORIGINI
E CENNI STORICI
Capoterra ospita insediamenti umani da tempi lontanissimi.
All'epoca nuragica risale l'officina litica ed il nuraghe,
di cui non resta traccia, della zona di Cuccuru Ibba. Altri
ruderi di epoca nuragica sono stati ritrovati nelle colline
attorno a Baccutinghinu., dove si trova il Nuraghe di Monti
Rubiu. Altre strutture facenti pensare all'antica dislocazione
di nuraghi si trovano nelle zone di Is Antiogus e Is Cuccureddus.
All'epoca punica (V e IV secolo a.C.) risale l'insediamento
scoperto nella zona di Su Loi. L'antico nome della regione,
Cabuderra, deriva certamente dal latino Caput terrae, quindi
risalente all'epoca romana. Nel periodo romano l'insediamento
era localizzato non distante dalla zona litoranea e in prossimità
dello stagno. I ritrovamenti fanno pensare che l'abitato
sorgesse in località Tanca sa Canna. La Caput terrae
romana è da alcuni studiosi considerata un oppidum.
In epoca giudicale Capoterra divenne una villa della Curatoria
di Nora. Nel 1107 Caput Terrae venne donata, insieme ad
altri territori, dal giudice Torchitor de Lacon alla Chiesa
di S. Lorenzo di Genova. Nel 1120 Caput terrae ritornerà
a far parte del Giudicato di Cagliari. Dopo la capitolazione
di Santa Igia il giudicato di Cagliari passò sotto
il controllo di Pisa. Nel 1288 i pisani, dopo la sconfitta
navale della Meloria, firmarono la pace con Genova, ma non
la rispettarono, fatto che costrinse i Genovesi a reagire
con azioni violente, fra le quali una di queste interessò
anche la zona di Capoterra. In seguito il territorio e il
villaggio di Capoterra passarono, per motivi di matrimonio,
sotto il controllo di Mariano II d'Arborea. Dopo la conquista
aragonese della Sardegna i pisani scelsero il litorale di
Capoterra per un massiccio sbarco di truppe contro l'offensiva
militare dell'infante Alfonso. Il 26 febbraio 1324 gli oltre
1200 cavalieri sbarcati nel porto di Maddalena ingaggiarono
una cruenta battaglia con gli eserciti dell'infante Alfonso
nella zona di Lutocisterna. Ma i pisani subirono una dura
sconfitta. In seguito ai contrasti tra il re d'Aragona Pietro
IV e il Giudice sardo, intorno all'anno 1353 Capoterra fu
incendiata e distrutta dagli uomini del capitano aragonese
Berengario Carroz. Il villaggio rimarrà disabitato
per oltre tre secoli. Il territorio disabitato di Capoterra
fu ripopolato dal barone Girolamo Torrelas nel 1655. Il
periodo non era certo favorevolissimo a causa di un'epidemia
di peste che in quegli anni imperversava in Sardegna. Il
primo nucleo di case fu chiamato Villa S. Efisio in onore
al Santo per il quale si era riacceso un particolare interesse
nell'isola. Poco si sa dei primi abitanti del nuovo centro
Villa S. Efisio. Si dice che il paese fondato da Torrelas
era inizialmente abitato dai servi e dai familiari dello
stesso barone. In breve crebbe e si ingrossò di profughi
degli altri paesi, specie dal Logudoro e dalla Gallura.
Molti storici sostengono infatti che i primi abitanti di
Capoterra provenivano dalla Sardegna settentrionale su invito
di don Girolamo d'Aragal e Cervellion, che concesse loro
delle "buone condizioni" per sfuggire alle "vendette"
che piagavano l'isola. Non erano dunque degli stinchi di
santo. Capoterra divenne presto un rifugio per chi aveva
pendenze con la giustizia minore e intendeva iniziare una
nuova esistenza. Probabilmente i primi abitanti erano abili
nell'uso delle armi e pronti a difendersi dagli attacchi
dei corsari Mori.