Berchidda
(in sardo Belchidda, in gallurese Bilchidda) è un
comune di 2.963 abitanti della provincia di Olbia-Tempio.
Berchidda sorge a 300m del livello del mare, ai piedi della
catena del Limbara. Il territorio comunale, lungo la vallata
in direzione sud-est è attraversato dalla s.s. 131
e dalla ferrovia Cagliari-Olbia-Golfo Aranci. Tutto il territorio
è ben collegato col centro abitato tramite diverse
vie di comunicazione. Da nord, in senso orario, il territorio
di Berchidda confina con i comuni di Tempio Pausania, Calangianus,
Monti, Alà dei Sardi, Buddusò ed Oschiri.
La zona collinosa, è piuttosto accidentata e la vallata,
che dal lago artificiale del Coghinas risale fino alla stazione
di Monti è circondata a nord dalla catena montuosa
del Limbara, che nel territorio di Berchidda raggiunge 1362
m. con punta Sa Berritta; a est e a sud, dalle colline che
da Monti risalgono fino all'altopiano di Alà dei
Sardi e Buddusò, raggiunge gli 822 m. di altezza
in punta Su Untulzu e i 694 m. in Nodu Gioghidolzos. Il
territorio ha una superficie di 20188 ha di cui 25 appartenenti
al comune. È caratterizzato da terreni e rocce di
origine eruttiva del paleozoico. La tipologia del rilievo
della catena del Limbara, a nord del paese, è quella
granitica, affascinante soprattutto per le rocce abilmente
modellate dalla natura, per grossi massi scavati che formano
vere e proprie grotte utilizzate in diverse epoche come
sepolture, abitazioni, e ricovero di animali. Le condizioni
climatiche sono quelle delle zone interne sarde, con temperature
medie di 15°. Un'influenza importante sul clima è
dato dal Lago Coghinas che aumenta l'umidità di tutto
il territorio, tanto che in alcune parti dell'anno si hanno
fitte coltri di nebbia. Le precipitazioni sono concentrate
nel periodo autunnale; spesso si verificano forti temporali
che possono causare gravi danni alle colture. Organizzato
in attività cooperativistiche e zootecniche, questo
centro è noto per la ricchezza della sua enogastronomia
e per la produzione del vino Vermentino. Dai sentieri che
la percorrono, raggiungendo le ombrose aree attrezzate,
la vista spazia verso la vallata sottostante e si può
ammirare e leggere il tessuto urbano di Berchidda, i suoi
edifici addossati in file serrate lungo la ripida viabilità
a gradoni della parte antica più a monte, la piazza
con le sue chiese e il Municipio, gli edifici pubblici e
i palazzetti neoclassici e liberty nella parte intermedia,
e i villini con giardino e la maglia stradale più
ariosa e regolare a valle. Interessanti le fontane, in particolare
per lambientazione quella ottocentesca ai piedi della
pineta, con il suo piazzale ombreggiato e lelegante
edificio classicheggiante che vi prospetta. La piazza principale,
recentemente sistemata con un interessante intervento, è
anche un piacevole punto di belvedere verso la vallata e
il picco del Monte Acuto con i ruderi del castello.
ETIMOLOGIA
Il toponimo Berchidda attestato in fonti medioevali come
Berquilla, deriva forse da virgilla, diminutivo del latino
virga (virgulti usati per fabbricare canestri) o dal termine
cuercus (quercia), oppure secondo altri studiosi dal tedesco
berg (montagna).
ORIGINI E CENNI STORICI
La presenza umana nel suo territorio è attestata
fin dalla preistoria. Dal secolo XI e fino al 1272 fece
parte nel Giudicato di Torres della curatoria di Ogianu
(con Oschiri). In seguito e per lunghi decenni Berchidda
fece parte del Giudicato di Arborea. Dopo la conquista della
Sardegna da parte dei Catalano-Aragonesi il suo territorio
fu infeudato a Bernardo de Centelles. Da quel momento e
fino al 1843 le sue vicende furono legate, come quelle di
tutto il Monte Acuto, alla signoria di Oliva. Nel 1825 entrò
a far parte della provincia di Ozieri alle dipendenze del
distretto di Oschiri.
DA
VEDERE
Dolmen di Santa Caterina e di Sant'Andrea (in località
Abialzos)
Dolmen di Monte Acuto
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa di Santa Caterina
Chiesa di San Michele
Chiesa di San Marco
Chiesa del Rosario
CHIESA DI SANT'ANDREA
Situata nella località di Abialzos, valle nuragica
situata ad EST del paese. Venne edificata nel 1660, durante
il dominio spagnolo, venne restaurata completamente negli
anni Ottanta. La chiesa è molto semplice e simile
alle altre chiese della zona, è più allungata,
la facciata non presenta nessuna croce e nessun campanile.
Nelle immediate vicinanze si trovano due dolmen risalenti
al 2500 a.C.; il primo è ben conservato, circondato
da massi di granito, la copertura è una grande lastra
tonda; il secondo di forma rettangolare non ha copertura.