San
Marco in Lamis è un comune pugliese di 14.921 abitanti della
provincia di Foggia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della
Comunità Montana del Gargano e i suoi abitanti sono noti come
sanmarchesi. Il comune ha un'isola amministrativa, "Villaggio Azzurro",
in contrada Amendola. La storia della città si intreccia con
quella del santuario di San Matteo, il cui edificio a prima vista può
essere scambiato per un'antica fortezza, ma in realtà è
un monastero di frati cappuccini risalente al IX-X secolo. Nel medioevo
l'imponente struttura garantiva protezione agli abitanti del luogo,
per la sua posizione inespugnabile, arroccata su un colle. Il centro
storico denominato Padula (palude) (da lamis in latino equivale proprio
a palude) è di tipo medievale, con case basse a schiera prevalentemente
bianche con strade strette e vicoli ciechi.
ETIMOLOGIA
Il nome onora Sanctum Marcum (San Marco). La specifica deriva dal latino
lama, ossia palude.
DA
VEDERE
Sulla Via Sacra Langobardorum, si trovano a ridosso del paese i due
conventi francescani di San Matteo e di Santa Maria di Stignano, la
cui storia risulta intimamente legata a quella dei sammarchesi e della
loro città. Il convento di San Matteo fu edificato dai Benedettini
tra il IX e X secolo su un preesistente hospitium ed è assurto
al massimo splendore intorno all'anno 1000. Dopo alterne fortune, nel
XVI secolo vede l'insediamento dei frati Francescani che ne fecero oltre
che un centro di culto e di studio, anche un punto di riferimento per
le attività economiche e sociali della zona. Durante il 1800
subì le restrizioni imposte prima dai Francesi e poi dallo Stato
Italiano Unitario con le sue leggi soppressive degli Ordini Religiosi.
Ma
la paziente ed instancabile operosità dei frati Francescani ha
fatto rifiorire l'antico splendore del convento sia nella struttura
dell'imponente edificio che nel fervore del culto popolare.
Oggi,
nel XXI secolo, arroccato su una salda rupe a dominare la sottostante
valle in cui sorge San Marco in Lamis, appare alle persone sensibili
come un faro che guida ed ammonisce. Meta di molti fedeli e pellegrini,
rappresenta anche un punto di riferimento per i tanti studiosi che hanno
la possibilità di fruire della sua voluminosa Biblioteca (oltre
70.000 volumi, con un fondo antico, che comprende libri stampati tra
la fine del sec. XV e il sec XVIII, e, fra l'altro, 10 incunaboli, 200
cinquecentine e circa 1000 seicentine).
All'interno
del convento sono conservati oltre 600 ex voto.
Essi rappresentano la testimonianza più espressiva della fede
e della pietà popolare sviluppatasi nel Santuario di San Matteo.
Queste tavolette votive narrano di una serie infinita di disgrazie fisiche
e morali (dal morso dell'asino all'incidente nei campi, dallo scoppio
del fucile durante la caccia all'incidente d'auto, dal tentativo di
omicidio all'assalto dei briganti, dai bombardamenti aerei alla malattia
mortale, dalle cadute dalle impalcature a quelle nei pozzi). Uno degli
ultimi, un cartoncino disegnato a mano, esprime uno dei più moderni
e reali pericula, quello scampato dall'anonimo disegnatore negli esami
universitari di medicina dinanzi all'apposita commissione.
Convento
di Santa Maria di Stignano
A quattro Km. circa da San Marco in Lamis, nella amena valle omonima,
si trova il Convento di Santa Maria di Stignano, le cui origini sono
legate ai pellegrinaggi che si svolgevano sulla Via Sacra Langobardorum.
Infatti esso era uno dei tanti eremi ed oratori che costellavano i pendii
della zona e che fungevano da posti di riposo e di conforto ai numerosi
romei che qui stazionavano prima di affrontare la restante faticosa
via per Monte Sant'Angelo. I Frati Francescani fecero di questo Convento
una casa di studio e di noviziato per la formazione dei religiosi. Il
fenomeno del brigantaggio post unitario rappresentò per il Convento
un periodo di decadenza. Il 15 aprile 1863, sotto il grande arco che
unisce la chiesa all'antica casa del Barone di Rignano, un colpo di
fucile mise fine alla drammatica carriera di Nicandro Polignone, uno
dei capi briganti. Fu chiuso nel 1862 per il dilagare del brigantaggio
e fu riaperto nel 1864. Al di fuori si ammira la magnifica facciata
cinquecentesca della Chiesa di stile romanico abruzzese. L'interno della
chiesa, sobrio e modesto, invita al raccoglimento e alla preghiera.
L'altare maggiore è stato progettato dal Prof. Luigi Schingo
da San Severo. Nell'aula magna del Convento vi è una cattedra
settecentesca con magnifiche pitture sulla vita della Madonna. Nell'interno
dell'edificio si può ammirare l'incantevole loggiato cinquecentesco
con il pregevolissimo portale del 1576 e le pitture cicliche sulla vita
di S. Francesco.
CASTEL
PAGANO
Il sito e' posto sulle prime propaggini del Gargano che dominano la
piana del Tavoliere . Il modo piu' semplice per raggiungerlo e' seguendo
la carrabile per Sannicandro Garganico, proseguendo fino al Km 12 della
provinciale per San Marco in Lamis, dove, da una strada interpoderale,
si giunge allo sterrato che arriva al sito. Tra i resti spiccano quelli
di un edificio a ridosso del mastio del castello: la forma rettangolare
che ricorda una navata ed il lato terminale a semicerchio che indica
un abside, sono testimonianza che si tratta sicuramente di una chiesa
. Recenti scavi ancora in corso, sotto la direzione scientifica della
Soprintendenza archeologica della Puglia, hanno portato alla luce diversi
elementi che potrebbero trasformare l'antica dimora di Federico II da
piccolo borgo a importante centro con oltre seicento abitanti, un numero
di residenti abbastanza cospicuo per l'epoca.
MANIFESTAZIONI
La città è nota soprattutto per la tradizionale Processione
delle "fracchie", una manifestazione religiosa popolare molto
suggestiva e unica nel suo genere che si ripete puntualmente da circa
tre secoli ogni Venerdì Santo per la rievocazione della Passione
di Cristo. Le fracchie sono delle enormi fiaccole, realizzate con grossi
tronchi di albero aperti longitudinalmente a forma di cono e riempiti
di legna, per essere incendiate all'imbrunire e divenire quindi dei
falò ambulanti che illuminano il cammino della Madonna Addolorata
lungo le strade del paese alla ricerca del Figlio morto. Sembra che
le origini di questo rito risalgano ai primi anni del 1700, epoca di
edificazione della chiesa della Addolorata e le sue ragioni, oltre che
di ordine religioso e devozionale, vadano collegate anche ad una motivazione
di ordine pratico riconducibile alle precise condizioni fisiche dell'abitato.
Infatti, quando venne costruita (1717), la chiesa dell'Addolorata si
trovava fuori il centro abitato e lì sarebbe rimasta fino all'ultimo
ventennio del 1800. Una collocazione questa che sollecitò la
fantasia degli abitanti i quali pensarono di illuminare con le "fracchie"
la strada che la Madonna percorreva dalla sua chiesa fino alla Collegiata,
dove era custodito il corpo del Cristo. Incerta risulta l'etimologia
del vocabolo "fracchia". Potrebbe derivare dal latino "fractus":
rotto, spezzato, aperto (in riferimento al tronco dell'albero "aperto"
per essere riempito di legna). Oppure, potrebbe trovare origine dal
termine dialettale abruzzese "farchia" (torcia, fiaccola),
trasformatosi per metatesi in "fracchia".
ECONOMIA
Fino agli anni 1950-1960 che hanno fatto registratre il picco demografico,
l'economia si basava principalmente sull'agricoltura e sull'artigianato.
Tra gli artigiani, si sono distinti particolarmente gli orafi che si
tramandavano il mestiere di padre in figlio (ricordiamo i Del Giudice,
i Torelli, i Nardella, ecc.), ma muovendesi sempre secondo gli insegnamenti
ed i canoni della Scuola Napoletana. Dopo quegli anni, la città
ha subìto un brusco calo della popolazione, causato dalla emigrazione
degli abitanti alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Tali flussi migratori dapprima erano diretti verso le Americhe e l'Australia,
poi hanno interessato la Germania, la Francia, il Belgio e le grandi
aree industrializzate del Settentrione d'Italia.
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 15.739 (M 7.644, F 8.095)
Densità per Kmq: 67,6
CAP
71014
Prefisso Telefonico 0882
Codice Istat 071047
Codice Catastale H985
Denominazione
Abitanti sammarchesi
Santo Patrono San Marco
Festa Patronale 25 aprile
Numero
Famiglie (2001) 5.391
Numero Abitazioni (2001) 7.785
Il
Comune di San Marco in Lamis fa parte di:
Comunità Montana del Gargano
Parco Nazionale del Gargano
Località
e Frazioni di San Marco in Lamis
Borgo Celano
Comuni Confinanti
Apricena, Cagnano Varano, Foggia, Monte Sant'Angelo, Rignano Garganico,
San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico
Chiese e altri edifici religiosi sammarchesi
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Le Fracchie (Venerdì Santo)