Ruvo
di Puglia è un comune di 25.635 abitanti della provincia di Bari.
L'agro di Ruvo con i suoi vigneti, oliveti e seminativi è uno
dei più estesi della terra di Bari. Di notevole interesse la
macchia boschiva con numerosi alberi di quercia roverella (Quercus pubescens)
e un ben nutrito sottobosco. Il territorio incluso nel "Parco dell'Alta
Murgia" presenta le caratteristiche tipiche del paesaggio carsico
pugliese: doline, valli carsiche o "lame", tra le quali si
ricorda il corso superiore della Lama Balice, oltre a gravi e grotte,
tra cui la "Grave della Ferratella" , che è la più
profonda in regione, e l' "Abisso di Notarvincenzo".
STORIA
Ruvo di Puglia fu anticamente abitata dalle genti peucete che ne fecero
un attivo e florido centro tra il IV e il III sec a.C., ma già
dal IX secolo a.C. si hanno reperti che attestano insediamenti più
antichi. Nel III secolo a.C. la città di Ruvo intrattenne scambi
commerciali e culturali con la Magna Grecia, l'Etruria e la Grecia.
Divenne importante centro economico che basava la sua ricchezza sugli
scambi commerciali di olio e vino, sviluppando una fiorente attività
collaterale di produzione di vasellame da trasporto e da servizio, come
testimoniano i numerosissimi reperti rinvenuti nell'agro di Ruvo durante
le campagne di scavo effettuate dagli Jatta, dai Caputi e dai Fenicia
(patrizi della città). A seguito delle guerre Sannitiche e di
quella contro Taranto la città entrò nell'orbita d'influenza
Romana, per poi divenire nella Tarda Repubblica dapprima stazione militare
e in seguito municipium. A testimoniare l'importanza strategica della
città vi è il fatto che essa è attraversata dalla
via Traiana. Alla caduta dell' Impero ne condivise le invasioni barbariche,
subendo le dominazioni dei Goti per poi divenire dominio bizantino (come
testimoniano gli insediamenti dei monaci basiliani poi cacciati dai
normanni nel XII secolo); si crede che fosse più volte assoggettata
ai saraceni, per poi divenire dominio del re di Sicilia Ruggero il Normanno;
fu in seguito unita alla contea di Conversano. Seguì le sorti
dell'intero Regno di Napoli subendo le dominazioni straniere degli Angioini
(che ampliarono il Castello e fortificarono le mura) e degli Aragonesi.
Nel 1510 il feudo comitale di Ruvo fu acquistato dal cardinale Oliviero
Carafa per il fratello Fabrizio che unì la Contea di Ruvo al
Ducato d'Andria nel 1522. In questo periodo la città di Ruvo
conobbe un periodo di splendore che portò l'arrivo dei monaci
domenicani e l'inizio di un rinnovo urbanistico ed edilizio con la costruzione
di numerose chiese, conventi e case "palaziate". La città
rimase fino al 1806 sotto il dominio dei Carafa, diventando da quella
data libero municipio. Durante il periodo risorgimentale fu sede di
una piccola società segreta affiliata alla Carboneria e denominata
"PERFETTA FEDELTÀ", tra i cui affiliati vi fu anche
Francesco Rubini, mazziniano elogiato dallo stesso Mazzini. Negli anni
'60 del Novecento l'agro della Città fu sede di scontri tra i
braccianti e i possidenti, che videro l'occupazione di un tratto di
strada campestre che d'allora fu denominata "Strada della Rivoluzione".
EDIFICI
RELIGIOSI
La cattedrale di Ruvo di Puglia è uno dei più noti esempi
di romanico pugliese. Fu costruita tra il XII e il XIII secolo con varie
modifiche successive. La facciata è a capanna con tre portali:
il centrale più grande ed arricchito con bassorilievi nell'intradosso,
probabilmente provenienti da una costruzione antecedente, raffiguranti
Cristo con i dodici apostoli e altre rielaborazioni di temi iconografici
relativi al Salvatore e altri motivi vegetali; i due più piccoli
e poveri portali laterali sono individuati da du mezze colonne che forniscono
l'appoggio per due archi a sesto acuto; questi due portali sono anch'essi
provenienti da una costruzione antecedente.
La
facciata è adornata con vari manufatti lapidei di trascurabile
valore; trova invece la sua decorazione migliore in una bifora col bassorilievo
dell'Arcangelo Michele che sconfigge il demonio e da un rosone a dodici
colonnine variamente lavorate sovrapposte ad una lamina metallica lavorata
finissimamente al traforo in una bottega locale del secolo XVI. Sopra
il rosone si trova il "sedente" figura alquanto oscura e ignota,
e al culmine della facciata la statuetta del Cristo Redentore.
L'interno
è suddiviso in tre navate e in un transetto trasversale alle
navate. La navata centrale è la più grande ed è
circondata in alto da un falso ballatoio (si tratta in realtà
di una mensola-cornicione interno) che si poggia su due file di colonne,
ognuna diversa dall'altra e di diversa provenienza. In fondo alla navata
centrale vi è il bellissimo ciborio realizzato nell'800 su disegno
dell'architetto Ettore Bernich e che si ispira a quello della basilica
di San Nicola a Bari.
L'aspetto
odierno della costruzione è il risultato de restauri di inizio
'900 che furono attuati all'insegna del ritorno alle forme medievali,
nell'ambito nella mania del Medioevo-renaissance. In realtà nell'epoca
della controriforma la Basilica-Cattedrale fu arricchita con un ampio
complesso di cappelle e cappelloni dedicati a vari culti.
Palazzo
Jatta
Il palazzo Jatta sorge nel cuore della Ruvo ottocentesca come valido
esempio di edilizia privata stagliandosi isolato in piazza Bovio con
una sobria ed armoniosa facciata lavorata in pietra locale. L'edificio,
eretto su di un'ampia superficie detta "Palmenti del Purgatorio"
appartenuta precedentemente ad una confraternita religiosa, fu commissionato
nel 1840 all'architetto bitontino Luigi Castellucci (1798-1877) (Cristiano
Chieppa: Luigi Castellucci e l'architettura dell'Ottocento in Terra
di Bari, Schena, 2006.) da Giulia Viesti quale residenza (con alcune
sale da adibire al museo), di suo figlio Giovanni Jatta junior, nipote
del colto magistrato ruvestino del foro di Napoli Giovanni Jatta senior.
Formatosi nell'ambito della scuola napoletana, allievo di Antonio Anito,
Castellucci è autore di numerosi edifici e case signorili di
stile neoclassico in Terra di Bari.
La
tipologia è simile ad altre case signorili progettate da Castellucci,
ma per il palazzo Jatta delle variazioni volute e dettate dal proprietario
costituiscono un elemento di novità. L'alto muro di cinta che
racchiude l'intera proprietà ed altreri accorgimenti, sono elementi
che fanno supporre ciò che il committente chiese al Castellucci,
cioè "una abitazione extra-moenia con garanzie difensive".
La
disposizione delle stanze al primo piano è tipica delle residenze
signorili, con una successione di sale, salottini, camere da pranzo,
numerose camere da letto e cappella; mentre, i locali che prospettano
sulla corte un tempo ospitavano la rimessa delle carrozze, le scuderie,
i depositi e l'ufficio di amministrazione dell'azienda agricola Jatta.
Nell'androne inoltre è ricavata la scalinata ampia ed elegante
che consente l'accesso al piano nobile, illeggiadrita da alcuni busti
marmorei settecenteschi e da vetrate in alabastro. È senza dubbio
un palazzo signorile dalle proporzioni equilibrate che nell'aspetto
solido e compatto denota una condizione di vita agiata.
La
facciata principale, estesa per circa 66 metri, coronata da un imponente
cornicione d'attico, è valorizzata dal grande portale d'ingresso,
fiancheggiato da due imponenti colonne d'ordine toscano dall'alto piedistallo
che con i capitelli di ordine ionico sorreggono la sovrastante balconata
del salone del piano nobile. Alle sette finestre balconate, disposte
simmetricamente, corrispondono quelle della parte sottostante.
Nel
contesto del prospetto principale fanno bella mostra gli elementi decorativi,
costituiti oltre che dai componenti lapidei, anche da pregevoli lavori
in ferro battuto delle inferriate a piano terra, della raggiera che
conclude il portone principale, e infine delle ringhiere dei balconi
a primo piano.
Una
cancellata con elegante lavoro in ferro battuto, consente l'accesso
al giardino privato a Sud dell'edificio. Quest'ultimo denota il classico
disegno "all'italiana", con il tracciato dei percorsi pedonali
delimitato dalle bordure delle aiuole, in cui fanno bella mostra esemplari
di cipressi e palmizi.
In
questo sito gradevole sono presenti alcuni elementi di arredo, costituiti
da una piccola fontana con vasca, una casina da te, un busto marmoreo
con erma bifronte ed una piccola torre cilindrica munita di una scaletta
esterna con gradini in pietra a sbalzo della muratura della torre che
conduce alla sua copertura.
LUOGHI
DI INTERESSE
Chiesa ed ex Convento dei Domenicani, fabbricato del XVII-XVIII secolo
in stile tardo barocco. Di rilievo sono una tela del Santafede: "La
Vergine delle grazie tra i santi Francesco d'Assisi e Domenico di Guzman
con anime purganti", la tempera del Corduba "la Vergine del
Rosario regina delle vittorie" e una tela forse del Gliri "San
Vincenzo Ferreri". Tra le statue si ricorda il bel San domenico
dell'altare maggiore, lavoro del XVII secolo, la statua in cartapesta
della Vergine del Rosario, opera del leccese Manzo e la "Desolata"
di Corrado Binetti. La tela più rilevante è quella del
Mastroleo, allievo di Paolo De Matteis, raffigurante la " Presentazione
al tempio di Gesù e la purificazione della Vergine", per
molto tempo attribuita allo stesso De Matteis.
Chiesa ed ex Convento dei Frati Minori Osservanti(s.Angelo) del XVI-XVII
secolo in stile barocco; il chiostro del convento è affrescato.
Nella chiesa è di notevole interesse il crocifisso ligneo della
cappella Cotugno, una pregevole statua dell'Immacolata, il sontuoso
altare "alla napoletana" e i dipinti del coro. Ma il pezzo
più netovele dell'arredo di questa chiesa è il capolavoro
assoluto del pittore fiammingo Gaspar Hovic, "l'adorazione dei
magi" eseguito nei primi decenni del '600.
Chiesa ed ex Convento dei Cappuccini costruito nel XV secolo sotto il
titolo di S. Maria Maddalena
Chiesa del Purgatorio del secolo XVI, costruita sulla cisterna di età
romana nota al popolo come "Grotta di San Cleto".
Chiesa di S. Rocco del secolo XVII, con il gruppo di cartapesta raffigurante
la "Deposizione di Cristo" (Otto santi) ad opera di Raffaele
Caretta.
Chiesa della Madonna delle Grazie, secolo XV con un bellissimo affresco
e cona affrescata
Palazzo Caputi, dimora gentilizia del XVI-XIX secolo
Palazzo Rocca-Spada, dimora gentilizia del XV secolo, con artistico
cortile e balaustra decorata a bassorilievo.
MANIFESTAZIONI
Gli appuntamenti di notevole interesse a Ruvo sono quelli legati all'antico
e profondamente radicato senso di religiosità popolare. Il 3
Febbraio è la festa del S. Patrono, Biagio vescovo e martire
in Cappadocia; alle novene in preparazione, segue nel giorno della memoria
liturgica la solenne processione della statua lignea custodita in Cattedrale
e il Solenne Pontificale presieduto dal Vescovo titolare di Ruvo con
l'atto di devozione popolare del bacio della Reliquia del Santo custodita
in Cattedrale.
Nel
periodo quaresimale seguono i riti di penitenza; tra questi spiccano
le Adorazioni della Croce curate a turno dalle Confraternite e da ciascuna
di esse curate nella propria chiesa titolare. Il Venerdì di Passione
(anticamente il giorno di culto della B.V.M. Addolorata) ha principio
l'intensa Settimana Santa ruvese. Dalla Chiesa di S. Domenico si snoda
la processione con il simulacro della Beata Vergine Maria Desolata,
accompagnata dai componenti della Confraternita della Purificazione-Addolorata.
Il Giovedì seguente (Santo), la mattina alle ora 2,00 si snoda
dalla chiesetta di S. Rocco la processione del simulacro della Deposizione
altresì noto come "Otto Santi" (dal numero dei componenti
del simulacro: le statue del Cristo morto trasportato al sepolcro dalle
Marie, da Giovanni e dai vecchi Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo) accompagnato
dalla confraternita di S. Rocco. Il giorno seguente si snoda dalla chiesa
del Carmine nel pomeriggio la lunghissima processione dei 9 Misteri,
i simulacri della passione di Cristo, tra cui il pesantissimo e pregevolissimo
Cristo portacroce (Cristo Calvario) seguito da una folla di fedeli scalzi
e portato a spalla da 50 uomini. Il Sabato santo si snoda dalla Chiesa
del Purgatorio, a cura della Confraternita omonima, la processione di
Maria SS.ma della Pietà, con grande afflusso di fedeli e talvolta
eziandio di Pubblici penitenti.
Finalmente
la Domenica di Pasqua si snoda dalla Chiesa di S. Domenico la processione
del Cristo Risorto al cui passaggio scoppiano le famigerate "quarantane",
i fantocci già appesi il dì delle Ceneri e simboleggianti
le asperità e le ristrettezze della Quaresima.
La
domenica successiva alla festa liturgica del Corpus Domini, si ha in
Ruvo la festa patronale maggiore, quella dell'Ottavario (Ottava) del
Corpus Domini. Dopo i giorni di preparazione, la domenica si ha la processione
del SS. Sacramento presieduta dall'Eccellentissimo monsignor Vescovo
con partecipazione del clero cittadino tutto, delle Associazioni Religiose
e Confraternite e dell'Arciconfraternita cittadine e delle autorità
civili e miliari. La festa esterna prevede una grande fiera-mercato
e la partecipazione di numerosi Concerti Bandistici cittadini e non.
In luglio, mese dedicato al culto della B.V. del Carmine, si ha nel
giorno 16 la processione della titolare dell'Arciconfraternita del Carmine,
con il pregevole manufatto di inizio '800 della Vergine del Carmine
secondo l'iconografia tradizionale.
Il
16 Agosto procede dalla Chiesa Concattedrale dell'Assunta la processione
della argentea statua di S. Rocco, protettore della Città, da
quando nel '600 difese la città dalla peste. In settembre si
ha la Festa dei SS. Medici con la Fiera esterna di Sant'Angelo (anticamente
importante momento di mercato animale) e la presenza di parchi giochi.
A dicembre, il giorno 13, si allestiscono i tradizionali falò
in onore di S. Lucia, il cui seicentesco simulacro sfila per le vie
cittadine.