Oria
è un comune di 15.266 abitanti del Salento, in provincia di Brindisi,
situato su un territorio collinare. Oria è collocata su una serie
di antiche dune fossili, in una posizione dominante sulla circostante
pianura salentina, sul percorso dell'antica Via Appia, tra Brindisi
e Taranto e a circa 60 Km da Lecce.
ORIGINI
Il territorio oritano è stato frequentato sin dai periodi più
remoti, prime tracce di presenza antropica le si trovano un po' in tutto
il territorio oritano, in particolare nelle contrade "Laurito"
e "S. Giovanni lo Pariete" è stato rinvenuto materiale
litico con punte, raschiatoi e bulini; inoltre vi sono stati anche rinvenimenti
di ceramica preistorica. La fondazione di Oria, secondo Erodoto, avvenne
quando un gruppo di cretesi naufragò lungo le coste salentine
non lontano da Oria. I cretesi scelsero il colle più alto per
iniziare la costruzione della città in quanto da lì potevano
ben controllare tutto il territorio circostante. Diedero a tale città
il nome Hyria. Partendo da Oria tali gruppi di cretesi colonizzarono
in seguito tutto il territorio salentino; furono poi denominati prima
dai greci e poi dai romani Messapi o Sallentini. A dimostrazione di
tale apporto minoico-cretese, vi sono stati rinvenimenti di ceramica
minoica.
STORIA
Durante l'VIII secolo a.C. Oria comincia, la sua evoluzione da abitato
"sparso" a città vera e propria, infatti abbiamo una
concentrazione, probabilmente di capanne sul colle più alto della
città come attestato dalla libera università di Amsterdam.
In seguito intorno al VI secolo a.C., in tali abitazioni si riscontra
l'uso di tegole. Sempre da riferire all'età arcaica è
uno tra i più importanti santuari messapici, il santuario di
"monte papalucio" (attuale denominazione del colle ove sorgeva
il luogo di culto). Vi son stati rinvenuti un gran numero di materiali
ceramici votivi, monete (delle città più importanti del
tempo, tra cui ad esempio Metaponto e Sibari) e materiale combusto,
ossa di maialini e vari vegetali, riferibili al culto di Demetra e Persefone
cui il santuario era dedicato. Altri importanti ritrovamenti archeologici
del periodo messapico e medievale, sono stati trovati durante uno scavo
d'emergenza condotto dall'Università di Lecce durante i lavori
per il rifacimento della pavimentazione in piazza cattedrale. In questa
occasione è emerso il muro di cinta messapico riferibile al V-IV
secolo a.C., e diversi depositi funerari. La città messapica
di Oria aveva contatti con tutte le più importanti città
dell'epoca, sia della messapia che città magno-greche. Di particolare
interessa risulta il rapporto con la vicina e potente città di
Taranto, con la quale il rapporto non era certo dei più pacifici,
anche se vi erano periodi di floridi scambi culturali e commerciali.
La rivalità dei Messapi con Taranto giunse all'apice nel 473
a.C. quando i Tarantini, uniti ai Reggini si scontrarono con i Messapi.
La disfatta di Taranto e Reggio fu terribile, ci riferisce infatti Erodoto:"
fu questa la più grande strage di Greci e Reggini che noi conosciamo,
che dei Reggini morirono 3000 soldati e dei Tarantini non si poté
nemmeno contare il numero". L'avvenimento ebbe una forte eco in
tutto il mondo greco tanto che Aristotele precisa che l'avvenimento:
"accadde un po dopo che i persiani invasero la Grecia" e aggiunge
che fu anche a causa di tale sconfitta che Taranto mutò il suo
regime da aristocratico a democratico. Tale forte conflitto fini con
l'indebolire sia i Messapi che i Tarantini, Con il 272 a.C. Taranto
e di li a poco i Messapi persero la loro indipendenza almeno in parte,
a causa della crescente potenza di Roma, Oria non perse però
la sua importanza. Nel 88 a.C. divenne quindi municipio romano, ed ebbe
l'importante privilegio di continuare a battere monete. Diverse tipologie
di monete sono state rinvenute negli scavi archeologici, troviamo la
raffigurazione di Eros, del fulmine di Zeus, della colomba, dell'aquila
che afferra un fulmine, di Ercole con il copricapo leonino, spesso appare
la scritta Orra; nome latino della città. Inoltre a dimostrazione
dell'importanza di Oria una delle vie consolari più importanti:
La Via Appia, passa da Oria. Nel 44 una leggenda vuole San Pietro di
passaggio ad Oria, dove predicò il Vangelo agli oritani e consacro`
il primo vescovo: di tale avvenimento abbiamo poche prove certe tra
cui spicca una lamina bronzea trovata nel XVI secolo durante i lavori
sotto l`antico calogerato basiliano; certo è che Oria già
dagli albori del cristianesimo ebbe una delle comunità cristiane
più antiche, che porterà poi alla nascita della sede episcopale
ad Oria tra le più importanti e antiche d` Italia. Risale al
606 la prima notizia certa della cattedra vescovile, e abbiamo il primo
nome di vescovo storicamente accertato Reparato. Nel 785 un altro documento
ci riferisce della cattedra vescovile di Oria come indipendente dal
Patriarcato di Costantinopoli. Con l'altomedioevo come spesso accade
le notizie si fanno più scarse e meno certe, in particolar modo
durante la guerra greco-gotica; Oria fu spesso devastata come del resto
gran parte dell'Italia Meridionale. Anche il territorio circostante
decadde come cosi le vie di comunicazioni romane (la via Appia per esempio),
si sviluppa intorno alla città la cosiddetta "Foresta oritana"
toponimo presente nei documenti medievali e fino al secolo scorso. In
seguito Oria fu un territorio di transizione tra Bizantini e Longobardi,
nell'area della città doveva trovarsi il cosiddetto limitone
dei greci; una sorta di confine tra territori longobardi e bizantini.
Da riferire probabilmente a tale periodo, alcuni importanti monumenti
religiosi della città: la cripta ipogea sita all'interno del
castello; di San Crisanto e Santa Daria (antichi protettori della città)
la cripta di San Barsanofio , e probabilmente in questo periodo era
presente una basilica bizantina. Da riferire al IX secolo una delle
più importanti comunità ebraiche del meridione, di tale
comunità rimane ricordo nel Rione Giudea e nella cosiddetta Porta
degli Ebrei. La comunità ebraica oritana era sede di un importante
accademia di studi scientifici e religiosi che divenne famosa in tutto
il Mediterraneo. Uno dei più illustri uomini della comunità
ebraica oritana fu Shabbataj Ben Abbraham Donnolo. Nel corso del IX-X
secolo Oria fu spesso bersaglio dei Saraceni, che saccheggiarono e distrussero
più volte la città. L'imperatore Ludovico II nel 867 si
recò in Oria per liberarla dai saraceni; ma gli attacchi non
cessarono. Nel 924 i saraceni misero a ferro e fuoco la città
ci furono numerose vittime tra cui molti ebrei e molti oritani furono
deportati come schiavi in Africa. La città non perse comunque
la sua importanza, fino a che nel 977 non subì un duro colpo
venendo completamente distrutta. In tale periodo iniziarono ad arrivare
nel territorio oritano alcuni monaci basiliani, che occuparono le grotte
presenti nei colli oritani e le vicine campagne, per sfuggire agli imperatori
iconoclasti. In questo periodo il territorio oritano e sotto il dominio
bizantino; tuttavia nel corso del IX secolo si assiste all'ascesa dei
normanni, e nel 1055 Oria fu conquistata dal Conte Unfredo di Altavilla.
Oltre a nuovi ordinamenti amministrativi, e ad una nuova organizzazione
del territorio, durante il periodo normanno assistiamo all'ascesa anche
in Oria dell'ordine monastico dei benedettini a discapito dei basiliani;
in un più amplio "scontro" di "rito greco"
e "rito latino". Di particolare interesse religioso in Oria
nel 1170 fu rinvenuto il corpo di San Barsanofio protettore della città,
il cui corpo era scomparso nel 977 a seguito della distruzione della
città. Nel 1198 Oria dopo lunghe lotte tra Normanni e Svevi divenne
di pertinenza di quest'ultimi. Il più noto degli Svevi fu Federico
II; il puer apuliae ampliò nel 1225 il vecchio maniero normanno
che a sua volta poggiava probabilmente su fortificazioni bizantine e
andando ancora più indietro nel tempo messapiche. Oria si ribellò
a Manfredi, subì l'ennesimo assedio ma ne fu presto liberata
grazie anche all'eroico Tommaso d'Oria. Sotto il dominio degli Angioini,
Oria subì un nuovo assedio, nel 1433 venne saccheggiata da Giacomo
Caldora famoso condottiero dell'epoca. Divenne poi feudo degli Orsini
Del Balzo che abbellirono la città, e il principe Giovanni Antonio
Orsini Del Balzo ricostruì Porta degli Ebrei, fece erigere o
restaurò, non è chiaro; la chiesa dei Francescani (dove
sorge l'attuale chiesa di San Francesco d'Assisi) e abbellì il
castello in occasione della nozze di sua nipote Isabella di Chiaromonte
con il figlio naturale del Re Alfonso I d'Aragona, Ferdinando I. Alle
soglie del 1500 Oria dovette subire nuovi assedi, celebre l'aspra resistenza
contro gli spagnoli che assediavano la città, salvata secondo
la leggenda dal patrono San Barsanofio, e dal valore di tutti i cittadini.
Da questo momento in poi la città fu "affidata" a diverse
famiglie nel 1572 San Carlo Borromeo elienò il feudo al vescovo
di Cassano; per poi passare agli Imperiali, famiglia nobile di origine
genovese. Dopo il 1500 Oria non è più al centro della
grande storia, e comincia anche un lento declino dell'antica città,
forse il primo pilastro di tale "decadimento", si ebbe quando
Oria, si alleò a Francesco I contro Carlo V, la sconfitta del
re di Francia, alienò Oria dai favori di Carlo V, ad esempio
privò il maniero della città di gran parte della forza
di artiglieria, il celebre canone il "cane" fu portato da
Oria a Brindisi. Nel corso del settecento a cura di Michele Imperiali
vengono restaurati alcuni monumenti della città tra cui Porta
Manfredi. Risale al 1743 la costruzione della nuova Cattedrale, la precedente
di epoca medievale venne demolita a causa di un terremoto ne rimangono
solo alcune trabeazioni e colonne classiche riscolpite nel medioevo.
La cittadina partecipò anche al risorgimento italiano. Il 21
settembre del 1897, la città venne investita da un potente ciclone
che danneggiò gran parte dei monumenti antichi; le porte della
città furono gravemente danneggiate, alcune statue che facevano
parte di tali porte sono andate perdute o molto danneggiate; anche l'imponente
castello subì notevoli danni, fu restaurato solo nel 1933 dopo
che i Conti Martini-Carissimo acquistarono il castello dal comune. Durante
le Guerre Mondiali Oria ha versato il suo contributo alla Patria: furono
molti infatti gli oritani morti combattendo. Nel 1950, con Decreto della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, ad Oria fu conferito il titolo
di Città.
STORIA
DELLO STEMMA
Lo stemma di Oria è costituito da tre colli al naturale, con
il castello di tre torri al naturale, da cui fuoriesce un serpente ai
due lati due leoni d'oro e coronati, sul castello una cicogna in volo,
il tutto su uno sfondo d'azzurro. Presso la chiesa di San Francesco
di Paola vi è una statua quattrocentesca del patrono di Oria;
San Barsanofio che tiene in mano una riproduzione di questo stemma.
Quindi lo stemma cittadino era utilizzato almeno da tale periodo, ciò
non esclude che sia stato utilizzato anche precedentemente ma non sappiamo
la modalità di tale uso, in ogni caso ad oggi la raffigurazione
più antica rimane questa. Il leone e il serpente erano presenti
anche in un antico mosaico raffigurante un leone che aveva tra le fauci
un serpente, segnalato nel XIX secolo presente nel palazzo vescovile
che oggi è andato perduto o comunque non se ne ha più
notizia.
DA
VEDERE
Il
castello
Il castello oritano, spesso erroneamente definito "Svevo"
(poiché quello degli Svevi in particolare con Federico II nel
1225-1227 non fu che uno dei tanti restauri, ricostruzioni e riadattamenti
del maniero), ha una storia molto lunga ed articolata come d'altronde
il suo complesso architettonico. Dove ora sorge il castello, probabilmente
era anche sede dell'acropoli messapica, e quindi anche di un probabile
presidio romano; dato che è situato sul colle più alto
è meglio difendibile della città.
Si trova a 166 m sul livello del mare, in forte posizione dominante
rispetto al territorio, ha forma di triangolo isoscele con il vertice
rivolto a Nord con la torre detta dello Sperone.
Il muro meridionale ha ulteriori 3 torri: "quadrata", "del
salto", "del cavaliere", sul muro orientale troviamo
merli e due ingressi. La massiccia torre quadrata è probabile
che sia di epoca normanno-sveva, mentre le torri cilindriche sono angioine.
Dalla terrazza della torre "del Cavaliere" è possibile
dominare un vasto territorio e le posizioni delle città limitrofe
sono indicate su un'apposita lastra marmorea di orientamento. La piazza
d'armi poteva contenere da 3000 a 5000 soldati, dunque tale caratteristica
insieme allo spessore dei muri di circa 4 m non lascia dubbi sulla natura
difensiva del complesso. All'interno della piazza d'armi era anche presente
un antica chiesa probabilmente di epoca bizantina, dedicata agli antichi
patroni della città San Crisanto e Santa Daria. Alcune narrazioni
riferiscono di un passaggio segreto che congiungeva il castello di Oria
con quello di Brindisi.
Il castello è stato luogo di eventi lieti e di altri eventi tragici
che mischiano a volte la realtà con la leggenda. Numerose volte
il castello ha dovuto resistere a numerosi assedi, come quello di Manfredi,
o gli assalti di Giacomo Caldora (1433), di Pietro de Paz (1504) che
non riuscì a prendere la rocca divenuta imprendibile, grazie
anche a numerose gesta eroiche.
Il castello fu anche luogo accogliente per re, principi e cavalieri;
vi sostarono la regina Maria d'Enghien (1407), il suo sposo Ladislao,
re di Napoli (1414), la principessa Isabella di Chiaromonte e il re
Ferrante d'Aragona (1447), un episodio molto importante per l'epoca
è la partenza di Alfonso II da Oria per liberare Otranto dai
Turchi (1480).
Anche in tempi recenti fu meta di personalità e studiosi celebri
italiani e stranieri quali: Maria Josè di Savoia, Margareth d'Inghilterra,
il cardinale Tisserant, principi di casa d'Asburgo, T. Mommsen,P. Bourget,
F. Gregorovius ed altri ancora.
Il castello è stato restaurato diverse volte, che ne hanno modificato
diverse volte l'aspetto, ulteriori rimaneggiamenti ci sono stati dopo
il ciclone del settembre 1897 che danneggiò gravemente l'antico
maniero.
Dal 1933 è stato di proprietà dei Conti Martini Carissimo,
e oggi il castello è monumento nazionale. Il castello di Oria
è stato venduto il 2 Luglio 2007 per 7 milioni e 750mila euro,
cifra ritenuta irrisoria dai più dato l'importanza storico artistica
del castello, alla società Borgo Ducale SRL che fa capo ai coniugi
Romanin-Caliandro.
Porta
degli Ebrei
E' una delle 3 porte della città, una delle quali non più
in situ, è denominata Porta degli Ebrei o Porta Taranto perché
da qui ci si dirigeva verso la città ionica. Tale porta è
detta degli ebrei poiché all'interno di tale porta si sviluppava
la fiorente comunità ebraica, nota in tutto il meditteraneo medievale,
giunse al culmine durante il IX sec. Al centro della porta troviamo
uno stemma il cui disegno non è più presente, ai lati
due stemmi più piccoli della città. Al di sopra della
porta la statua dell'Immacolata.
Porta
Manfredi
È detta anche Porta Lecce o Degli Spagnoli perché da qui
entrarono gli spagnoli dopo un lungo assedio. La forma attuale della
porta la dobbiamo a Michele III imperiali, che probabilmente trasformo
o ricostrui una già esistente porta. Era sormontata da tre statue,
due delle quali abbattute dal ciclone del 1897 e la terza rimossa nel
1958 perché pericolante. Erano presenti anche 3 stemmi, probabilmente
appartenenti alla precedente porta ivi presente; dei tre stemmi è
rimasto solo quello di Oria seppur in pessime condizioni, gli altri
2 raffiguravano lo stemma degli Imperiali e quello della Provincia d'Otranto.
Palazzo
Martini
Palazzo Martini, situato nel cuore del centro storico di Oria; non lontano
dalla Basilica oritana. Il palazzo è un classico esempio dell'architettura
barocca del XVIII. Nella parte alta dell'edificio è presente
lo stemma della città, ha ospitato il comune fino a metà
degli anni 80', oggi è utilizzato per mostre ed esposizioni,
attualmente ospita materiale archeologico.
Palazzo
Vescovile
Il palazzo vescovile, sorge sull'antica acropoli messapica, a dimostrazione
di ciò alcune testimonianze dell' 800' riferiscono che qui, in
un posto non meglio precisato era presente un mosaico che raffigurava
un leone che aveva tra le fauci un serpente (elementi che ritroviamo
nel successivo stemma della città dove il serpente esce da un
castello, due leoni che poggiano sul castello e una cicogna che tenta
di afferrare il castello); oggi il palazzo vescovile sorge accanto alla
basilica cui è collegato da un passaggio interno. L'attuale palazzo,
fu costruito dall'arcivescovo di Oria Gian Carlo Bovio tra il 1564 e
il 1570, al suo interno sono presenti elementi architettonici dell'antica
acropoli messapica e della antica cattedrale che occupava la settecentesca
basilica. Di particolare interesse storico-artistico sono: alcune colonne
marmoree; una colonna di età classica e riscolpita nel medioevo
con una figura di arciere a cavallo; alcuni fregi e particolari architettonici
dell'antica chiesa; due leoni scolpiti. Inoltre all'interno troviamo
pregevoli soffitti affrescati attribuiti a Pellegrino Tibaldi della
scuola di Raffaello.
Torre
Palomba
La torre "Palomba" è una torre cilindrica situata alle
spalle della basilica; è un probabile resto della fortificazione
messapica, anche se dato la sua continuità fino ai giorni nostri
e la sua posizione centrale è molto probabile che fu modificata
ed utilizzata anche in periodi successivi; è anche denominata
"carnara" poiché fino al XVIII secolo servì
come ossario.
Il
Sedile
Il Sedile si trova in piazza Manfredi, fu fatto costruire intorno al
1700 da Michele III Imperiali e dal sindaco Nicola Martini in stile
barocco. Ha una pianta quadrata e sulla sommità porta le statue
di S. Carlo Borromeo e di S. Barsanofio, quindi è probabile che
almeno all'inizio la costruzione dovesse avere funzione religiosa. Fu
sede dei Decurioni (per questo viene indicato anche come "Seggio
dei Nobili") e, dopo essere stato il Comando della Polizia Municipale,
oggi è un punto di riferimento turistico.
Basilica
Cattedrale
La forma attuale della Basilica Cattedrale la si deve al vescovo Castrese
Scaja, che nel 1750 fece demolire la precedente chiesa medievale (pericolante
a causa di un terremoto avvenuto il 20 febbraio 1743) facendo costruire
la nuova cattedrale di gusto barocco; a sua volta probabilmente la struttura
medievale poggiava su un tempio pagano. Nei sotteranei della Basilica
sono inoltre visibili resti della preesistente città messapica,
e di una cisterna romana; qui sono inoltre state rinvenute alcune tombe.
Durante la edificazione della nuova cattedrale barocca, su progetto
dell`architetto Giustino Lombardi, abbiamo testimonianza che due colonne
di marmo verde furono acquistate per 8000ducati dal Re di Napoli per
abbellire la cappella della Reggia di Caserta e finanziare il nuovo
progetto. La facciata è in carparo locale. A sinistra si erge
la torre dell'orologio e, dietro, quella campanaria. Il tutto è
poi dominato dalla superba cupola policroma. La pianta è a croce
latina a tre navate. all'interno sono presenti numerosi dipinti di gran
pregio che vanno dal XVI sec. fino al XX. Sono inoltre presenti pregiati
marmi e stucchi, 4 candelabri in bronzo, e di particolar pregio sono:
artistiche statue tra le quali quelle dei Santi Medici di scuola veneziana
e quella del protettore San Barsanofio di scuola napoletana. Per la
forte somiglianza con Basilica Vaticana e` soprannominata `San Pietro
in Piccolo`. Nei recenti lavori di restauro della Basilica sono venute
in luce alcune tombe di vescovi e ossari, dove è ora presente
un presepe permanente. La Cattedrale, per volere di Sua Santità
Giovanni Paolo II, è stata elevata nel 1992 a Basilica Pontificia
Minore. Di particolare interesse risulta la "cripta delle mummie",
un oratorio cinquecentesco sulle cui pareti sono state ricavate nicchie
che contengono i cadaveri mummificati di confratelli dell`Arciconfraternita
della Morte. La mummificazione è probabilmente dovuta alla forte
umidità presente nei sotteranei della Basilica Cattedrale.
Chiesa
di S.Domenico
La chiesa di San Domenico risale al 1572 (progettata dall'architetto
Saverio Amodio) e fu eretta dai Padri Domenicani che giunsero ad Oria
nel 1282, stabilendosi nell'antico Calogerato di San Basilio, dentro
le mura cittadine. L'attuale chiesa, ebbe i maggiori rifacimenti nel
XVIII sec. L'interno è a croce latina con pregevoli altari barocchi
di scuola leccese del 600'. Sono inoltre presenti alcune tele di valore,
in particolare quella di San Domenico. Nel convento annesso, troviamo
un magnifico chiostro. Fu canonicamente eretta parrocchia il 22 agosto
1947 dall'Amministratore Apostolico Ferdinando Bernardi.
Chiesa
di S.Francesco di Paola
La chiesa di S. Francesco di Paola come la vediamo oggi risale al XVI
sec. fu costruita nel 1580 insieme all'attiguo convento provisto anche
di un orto come si osserva da alcune carte della città del 600'
come quella del Centonze. La chiesa attuale si sviluppa sopra la cripta
di San Barsanofio dove si conserva il sacello che, dal 890 al 1170,
conservò le reliquie del Patrono. Questa chiesa risulta ancora
oggi molto importante: qui i nuovi vescovi indossano i paramenti sacri
prima di entrare in città; infatti la chiesa si trova appena
fuori le mura molto vicina alla già citata porta degli Ebrei.
All'interno è di particolar pregio la statua in pietra del Santo
Patrono, e una di Madonna con Bambino entrambe del XV sec. Sono inoltre
presenti pregevoli altorilievi raffiguranti scene del presepe e alcune
tele. All'esterno incastonato nella parete della chiesa troviamo materiale
di reimpiego medievale. Annesso si trova il Convento dei Frati Minimi
Paolotti. Fu canonicamente eretta parrocchia il 1 ottobre 1976 dal Vescovo
Alberico Semeraro.
Chiesa
di S.Giovanni Battista
La chiesa e il convento furono eretti per volere della baronessa Filippa
di Cosenza nel XIV sec., di cui rimane inoltre lo stemma sulla facciata,
raffigurante un leone rampante. All'interno sono presenti numerose pitture
murali medievali, raffiguranti santi, seppur in pessimo stato; in una
di tali pitture si riconoscono S. Benedetto e S. Barsanofio. L'originaria
costruzione romanica fu inglobata in un grande complesso barocco qual
era il Convento dei padri Celestini, edificato nel XVII secolo. Nel
1912 il convento dei Celestini fu abbattuto per dare spazio all'attuale
scuola elementare "Edmondo De Amicis". Quasi contemporaneamente
fu abbattuto un portico di sedici archi antistante alla chiesa: secondo
la tradizione qui avveniva il "Ballo di San Giovanni", che
si svolgeva nella notte tra il 23 ed il 24 giugno cui conveniva tutta
la popolazione del circondario; tale usanza fu vietata nel XVI secolo
sotto il marchesato dei Borromeo, in quanto ritenuta immorale. Oggi
rimane solo la chiesa, che attualmente non è adibita al culto,
venendo utilizzata come auditorium o come spazio espositivo (negli ultimi
anni durante il periodo estivo ha ospitato la mostra dei Palii del Torneo
dei Rioni), secondo i bisogni della Parrocchia della Basilica Cattedrale,
che ne è legittima ed esclusiva proprietaria.
Chiesa
e convento di S. Benedetto
L'attuale chiesa, dedicata a Maria Santissima del Ponte, risale al 1850.
L'annesso convento delle Benedettine Cassinesi è occupato dall'Orfanotrofio
Antoniano Femminile e venne costruito nel secolo XVII sull'area del
convento molto più antico di San Barbato fatto erigere nel 1123
dalla principessa Costanza, moglie del normanno Boemondo.
Chiesa
S. Francesco d'Assisi
La chiesa di S. Francesco d'Assisi secondo la tradizione popolare ricorda
il passaggio da Oria del santo d'Assisi. L'attuale costruzione è
di periodo barocco, coeva della Basilica Cattedrale. In origine doveva
essere una chiesetta basiliana, dedicata alla Madonna di Costantinopoli.
Intorno al 1219 nei pressi di quella chiesetta basiliana fu fondato
un cenobio dallo stesso San Francesco d'Assisi, di ritorno dalla Palestina.
Nel XV secolo la chiesa, con l'annesso convento francescano, venne ricostruita
dal principe Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, per poi essere nuovamente
rifatta nel XVIII secolo. All'interno si conservano le reliquie del
Beato Francesco da Durazzo (antico protettore di Oria che si festeggiava
nella Domenica in Albis) ed una Pietà litica del XV secolo che
era conservata nella chiesetta rupestre della Madonna di Gallana. Sul
fianco delle chiesa troviamo il cenotafio del principe Giovanni Antonio
Del Balzo Orsini, che edificò la chiesa quattrocentesca (prima
dell`attuale barocca). Ospita il rinomato Premio Letterario Internazionale
'Il Pozzo e l'Arancio', nato nel 2005. Fu canonicamente eretta parrocchia
il 22 agosto 1947 dall'Amministratore Apostolico Ferdinando Bernardi.
Ristrutturata negli anni '50, ha visto nuovamente lo splendore con un
restauro (2004-2005) che ha riportato alla luce resti della chiesa quattrocentesca
e ha ridato l'attuale chiesa all'antico splendore barocco.
Chiesetta
S. Maria al Tempio
Tra le numerose chiesette sparse nel centro cittadino, ricordiamo quella
di S. Maria al tempio, alcune tradizioni la vogliono di frequentazione
e fondazione templare, dato il nome della piccola chiesa; il che può
essere veritiero dato che è probabile che qui ad Oria vi fosse
un presidio di templari o crociati, dato la vicinanza con il mare in
particolare con Brindisi (porto molto importante nel medievo) e con
altri centri in cui sono attestati crociati o templari come ad esempio
Uggiano (già commenda dei cavalieri di Malta).
Cripta
di San Mauro
La cripta di San Mauro è attualmente localizzata al di sotto
dell'altare del Santuario di Sant'Antonio da Padova. "L'edificio"
religioso fu probabilmente utilizzato in un primo momento dai monaci
basiliani con rito greco, e poi con la conquista normanna avvenuta nel
1055 fu utilizzato dai monaci benedettini. È probabile che la
grotta fu utilizzata sin dal periodo tardo antico. I monaci basiliani
dedicarono l'edificio a San Basilio e in seguito i benedettini lo dedicarono
a San Mauro. Dimenticata, fu riscoperta da un pastorello nel 1660 e
subito il canonico oritano Lucio Riccardia volle edificarvi sopra una
chiesa. Nel corso del XVII sec. fu poi utilizzata oltre che come luogo
di culto, come ossario dai Frati Alcantarini. La forma della cripta
è rettangolare. All'interno, seppur in pessime condizioni, sono
ancora visibili alcuni affreschi: quello centrale rappresenta S. Mauro,
alla destra vi è la cosiddetta Madonna del Melograno, di ottima
fattura, mentre a sinistra vi è un affresco più piccolo
che raffigura il Cristo coronato di spine, la Madonna di Costantinopoli
e S. Giuseppe.
Santuario
di San Cosimo
Il santuario di San Cosimo alla Macchia è sito a circa 5 Km dalla
città di Oria. È un importante centro cultuale legato
ai Santi Medici, compatroni di Oria. L'importanza del santuario valica
i "confini" del Salento: infatti registra un numero di presenze
di fedeli nell`Italia Meridionale secondo solo al Santuario di Padre
Pio in San Giovanni Rotondo. Il santuario attuale fortemente ristrutturato
nel corso del 900' e degli ultimi anni (la facciata del santuario porta
la data del 1900), in realtà ha probabilmente inizio nel corso
nel IX sec. quando era presente un piccola chiesa di monaci basiliani.
Un cimitero medievale risalente a tale periodo è stato messo
in evidenza sotto parte dell'ala ovest dell'attuale chiesa. Edificio
probabilmente connessa ad un villaggio o casale medievale (oggi scomparso),
così come appare nelle guide topografiche e archeologiche. Dal
XVIII sec. ad oggi il complesso è stato interessato da forti
modifiche, che rendono ormai invisibile la conformazione originale del
santuario. Connessa al santuario è presenta un musei con gli
ex voto dei fedeli. Tale santuario è rivestito di tale importanza
poiché in Oria risiedono numerose reliquie dei Santi Medici.
Solenni festeggiamenti sono previsti ogni anno il V giovedi` dopo Pasqua,
durante le cosiddette `Pirdunanzi`. Interessante la presenza del Museo
Etnografico, il primo, per numero di oggetti conservati, dell`Italia
Meridionale.
Chiesette
rupestri
Nel territorio di Oria sono presenti diverse chiesette rupestri, spesso
di difficile datazione, ma ricche di opere d'arte, storia e molto legate
alle tradizioni e all'affetto della popolazione. Va detto che le fonti
medievali ricordano diverse chiese rupestri, oggi ormai del tutto scomparse
o non bene identificate. Tra le più importanti ricordiamo:
Chiesa
Madonna di Gallana o Gallano
Tale chiesetta è situata a circa 5 Km dalla città in direzione
Latiano lungo l'antico percorso della Via Appia. Probabilmente tale
chiesa era già presente durante il periodo tardo-antico, al suo
interno inciso su un muro è stato trovato un antico gioco romano.
Nel periodo medievale le fonti la citano come chiesa di Gallano. I racconti
della chiesa si fondono tra storia e leggenda. Alcune leggende riferiscono
che la stessa chiesa fu fondata da tale Galerana moglie di Carlo Magno,
altri racconti, dicono che una moglie devota pregasse qui il ritorno
del marito partito per le crociate. Un`altra leggenda vuole che la chiesa
sia stata consacrata da ben 22 vescovi (secondo lo storico locale Marsella)
tra cui san Turpino.
Chiesa
Madonna della Scala
Altra importante chiesa rupestre è quella della Madonna della
Scala; situata a tre chilometri da Oria sulla via vecchia per Manduria
sull'area di un antico casale rupestre del quale faceva parte la chiesa
di S. Ustino. La datazione anche qui è incerta ma alcuni elementi
riconducono al XIII-XIV sec. All'interno sono presenti affreschi dell'Apocalisse.
Chiesa
di San Lorenzo
L'aspetto attuale risale al XVII sec. ma è probabile che esistesse
una chiesetta di età precedente. All'interno è conservata
una tela raffigurante una Madonna con Bambino. Secondo la tradizione
da qui il vescovo che doveva prendere "possesso" della diocesi
oritana, partiva su un cavallo bianco per entrare nelle mura cittadina,
non prima di essersi fermato nella cripta di San Barsanofio (dove sorge
l'attuale chiesa di S. Francesco di Paola). Annesso vi è un piccolo
convento che ha ospitato anche una esigua comunità monastica.
Parco
Montalbano
Ai piedi del castello si sviluppa un parco ricco di numerose piante
ed alberi, rimanenza della foresta che circondava l'intero territorio
oritano. Fu nel 1700 che divenne un vero e proprio parco, divenne poi
proprietà della Curia Vescovile Oritana e dal 1982 e' proprietà
del comune di Oria.
MUSEI
Collezione "Martini Carissimo"
Mostra Archeologica Oria
Museo Archeologico "F. Milizia"
Museo Didattico Zoologico
Raccolta Kalefati
Castello Svevo "Federico II di Hohenstaufen".
MANIFESTAZIONI
Il Torneo dei Rioni di Oria si svolge ad Oria dal 1967 ed è la
piu` importante rievocazione storica medievale del Mezzogiorno, che
affonda le sue radici tra leggenda e storia. Il bando del Torneo si
vuole emanato da Federico II di Svevia nel 1225, mentre attendeva ad
Oria la futura moglie Jolanda di Brienne figlia del Re di Gerusalemme
Giovanni di Brienne (che avrebbe poi sposato a Brindisi nel mese di
novembre dello stesso anno). L'imperatore bandì il Torneo tra
le quattro contrade della città: Judea, Castello, S. Basilio
e Lama. Oggi La manifestazione si svolge il secondo fine settimana di
Agosto in 2 giorni: il sabato vi è il Corteo Storico per le vie
cittadine al cui termine si presenta il Palio; la domenica si svolgono
le gare per l'assegnazione del Palio. Per vincere il Palio gli atleti
dei quattro rioni dovranno conquistare il maggior numero di punti durante
cinque prove (ariete, botte, forziere, gara del ponte, velocità
e destrezza), il cui ordine di svolgimento viene sorteggiato poco prima
dell'inizio del Torneamento. Vi sono inoltre altre gare che hanno funzione
esclusivamente spettacolare come scontri cavallereschi. Importante e`
la presenza dei quattro Gruppi Sbandieratori e Musici della Citta` di
Oria: Gruppo Sbandieratori e Musici 'Rione Lama', Gruppo Sbandieratori
e Musici 'San Domenico', Gruppo Sbandieratori e Musici 'I Federiciani',
Gruppo Sbandieratori e Musici 'San Basilio'. Evento abbinato spesso
alla Lotteria Nazionale, si fregia dell'Alto Patrocinio della Presidenza
della Repubblica.