Nardò
è una città di 30.807 abitanti del Salento in provincia
di Lecce. Nardò sorge a sud-ovest del capoluogo, dopo il quale
è il secondo centro della provincia per popolazione, ed è
adagiata in piano appena 37 metri sul livello del mare. È una
delle maggiori città della Puglia meridionale. Il territorio,
la cui estensione è la più vasta dopo quella del capoluogo,
confina con quelli di Avetrana (TA), Copertino, Galatina, Galatone,
Leverano, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino Nereton che a sua volta si riferisce alla base nar
o ner presente anche nei nomi di fiume.
TURISMO
Nardò ha un territorio vasto e diversificato ed una presenza
importante e molto qualificata nel turismo italiano e salentino, con
le sue marine d'eccellenza che da Santa Maria al Bagno, passando da
Santa Caterina, Porto Selvaggio e Palude del Capitano (col suo magnifico
Parco Naturale Regionale) e Torre dell'Inserraglio, arrivano fino a
Sant'Isidoro (con le sue gradevoli spiagge con bassi fondali a sabbia
chiara e finissima, ed il nuovo villaggio turistico). A parte il fascino
della costa e della natura, che hanno in Porto Selvaggio con le sue
insenature e le sue pinete mediterranee ricche di biodiversità
caratteristiche uniche, il nuovo centro turistico di Torre Inserraglio
offre ogni possibile attrattiva turistica esaltando ambiente (mare,
scogliera bassa, torre storica, ulivi antichi e palme), sport, accoglienza
(alberghi e residences e case private), cucina locale, soggiorno d'avanguardia
e d'elevata qualità, con un clima che per tutto l'anno è
gradevolissimo ed in estate per tutti e quattro i mesi il sole ha la
prevalenza e garantisce un soggiorno gradevole e favorevole ai bagni
marini per tutte le età. Nel 2007 la Città ha conseguito
il prestigioso riconoscimento delle cinque vele di Legambiente per il
grande rispetto dell'ambiente, con l'istituzione del Parco di Portoselvaggio
e della Palude del Capitano, del Parco Marino Protetto, per la lotta
all'abusivismo edilizio e per la depurazione delle acque e per il turismo
eco-compatibile.
ORIGINI
Secondo la tradizione la città di Nerìton fu fondata da
un gruppo di cretesi-micenei. Come tutte le città antiche, anche
Nardò avrebbe origini leggendarie. Una leggenda vede la città
fondata nell'anno 3559 a.C. del Calendario Ebraico dal mitologico Nereo,
proveniente dall'isola greca di Leucade. Un'altra leggenda racconta
che a fondare Nardò furono Egizi, sulla base dello stemma civico
della città, che per alcuni era il Dio Sole che essi adoravano.
La terza leggenda narra che, durante il governo italico di Enotro, un
gruppo di abitanti dell'Epiro chiamati Chones giunsero nella Japigia
e fondarono Gallipoli e Nardò. Un'altra vuole che la Città
sia stata edificata là dove un toro raspando il terreno con lo
zoccolo fece zampillare acqua. Si richiama così l'etimologia
del nome della Città dell'Illirico NAR che vuol significare,
appunto, acqua. Infatti, lo stemma araldico della Città è
così composto: d'argento, al toro di rosso contornato d'oro,
sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di
uno zampillo d'acqua. Sotto lo scudo su lista bifida d'argento, la scritta
in nero: "TAURO NON BOVI". Ornamenti esteriori da Città.
La città ha radici antichissime e forti testimonianze di ogni
epoca, dalla preistoria in poi. Numerosissimi i reperti e le testimonianze
ritrovate su tutto il territorio, in particolare nella Baia di Uluzzo,
nelle diverse grotte, e in particolare in quella di Uluzzu e del Cavallo.
In queste due grotte sono stati ritrovati elementi archeologici ritenuti
come le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa,
catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore, l'unicità di tali
ritrovamenti hanno determinato il nome di quel preciso periodo preistorico
che viene definito appunto Uluzziano.
STORIA
Si ipotizza che la nascita di Nardò come centro abitato sia avvenuta
nel VII sec. a.C. con la presenza di un insediamento messapico. Nel
460 a.C. i salentini-messapi di Neriton si allearono con Atene nella
lotta contro Siracusa. Nel III sec. a.C., la città divenne alleata
di Pirro e dei Tarantini nella guerra contro i Romani. Nel 266 a.C.,
però, la città venne completamente occupata dai Romani,
che la saccheggiarono e la distrussero. Nel 216, in seguito alla vittoria
di Annibale sui Romani a Canne, tutta l'Apulia, col Salento e Nardò,
passarono sotto il controllo dei cartaginesi. Tra il 90 e l'88 a.C.
la guerra sociale vide il Salento diviso tra le città latine
ed italiote, fedeli a Roma, e quelle ribelli dei peucezi e messapi,
in seguito duramente punite. La sconfitta subita nella cosiddetta Guerra
Sociale, dagli alleati italici contro Roma, portò Nardò
alla rovina in cui giacque per tutta la durata della Repubblica. Nel
26 a.C., abbandonata per decenni, Nardò fu riedificata sotto
l'impero di Ottaviano Augusto con il nome di Neretum. In meno di un
secolo, Neretum prosperò e si riappropriò dell'antica
importanza, tanto che gli imperatori Traiano e Adriano la inclusero
in un programma di ampliamento della rete viaria dell'Impero. La nuova
strada, che doveva creare un'alternativa alla via Appia, era la Traiana
Salentina e doveva collegare le città di Taranto, Manduria, Nardò,
Alezio, Ugento e Veretum. Alcune iscrizioni rendono noto che la città,
già nel III sec. d.C. era ascesa a municipium romanum e vi era
già un emporium nauna, da essa dipendente. Questo Emporium è
probabilmente identificabile con una grossa borgata di pescatori e mercanti
situata sulla costa e dipendente da Nardò: Santa Maria al Bagno
oppure Porto Cesareo. Dopo la caduta dell'Impero romano. In seguito
alla caduta dell'Impero romano (476) e alle battaglie tra Bizantini
e Goti (544), a Nardò si stabilì la dominazione bizantina
(552-4), e solo per un breve perido che va dal 662 al 690, quella dei
Longobardi di cui rimase qualche traccia nel linguaggio e nei contratti
nuziali eseguiti secondo lo Jure Longobardorum. Nel 761, secondo la
leggenda, alcuni monaci basiliani, provenienti da Oriente, spinti da
un forte vento di scirocco, approdarono sulla costa neretina. Accolti
dalla cittadinanza, secondo la leggenda riportata dallo storico neretino
Giovan Bernardino Tafuri, i monaci donarono al paese le reliquie di
San Gregorio Armeno, evangelizzatore dell'Armenia e fondatore dell'omonima
chiesa, le reliquie di San Clemente ed il Simulacro del Crocifisso Nero.
I monaci diffusero il rito e il culto orientale e svilupparono un sistema
di diritto privato ed agrario derivato dai loro paesi d'origine. Nel
centro abitato i monaci fondarono l'Abbazia di Santa Maria di Nerito.
In seguito alla dominazione bizantina e alla fondazione dell'abbazia
basiliana, la lingua greca divenne la principale lingua di Nardò
e tale abbazia, divenne l'elemento di congiunzione giurisdizionale con
la Chiesa greca e con l'Impero d'Oriente, e resse la città per
più di due secoli, non solo spiritualmente, ma anche socialmente
e culturalmente. Alle dipendenze dell'abbazia, fu creata la Scholae
Scriptoriae e le grafie greche, allora molto decadute, furono corrette,
migliorate e perfezionate al punto che si parlò di litterae Neretinae
come di un nuovo stile di grafia ellenica. Nardò si inserì
saldamente nel tessuto storico-politico della società e della
civiltà ellenico-orientale-bizantina, con la quale condivideva
ormai, lingua, religione e civiltà. Tra il 901 e il 924 Nardò
fu attaccata e saccheggiata dai Saraceni, provenienti dalla Sicilia.
Nelle cronache dello storico arabo Ibn al-Athir si legge che il pricipe
aglabita Abd Allah, fautore della guerra santa e figlio del feroce Ibrahim
ibn Ahmad, si recò a Naritinu il 20 luglio 901, e se ne insignorì,
dando esempi di giustizia e buona condotta nei confronti dei sudditi.
Nel 1055 i Normanni intrapresero e portarono a termine la conquista
di quasi tutto il Salento. Goffredo di Conversano, nipote di Roberto
il Guiscardo, nel 1058 riesce a impadronirsi di Nardò e Lecce.
Per due anni, le vittorie e le sconfitte si alternano, fino al Concilio
di Melfi, allora capoluogo dei domini normanni, in cui Papa Niccolò
II palesò la sua intenzione di avvalersi del sostegno normanno
per ripristinare il proprio potere sulle terre bizantine. Tra il 1088
e il 1092, per ordine dello stesso Goffredo, si ricostruirono le mura
della città e venne edificato un castello (non più visibile),
mentre fu concesso ai monaci benedettini di insediarsi, al posto dei
basiliani, nell'Abbazia di Santa Maria di Nerito. Nel 1133 re Ruggero
di Sicilia si impadronì della città. Nel medesimo periodo,
il geografo arabo Edrisi compilava la mappa ed il libro con la descrizione
delle città del Regno di Sicilia, e in esso è compresa
Nardò. Fra il 1148 e il 1212, la Contea di Nardò fu consegnata
al Regio Demanio, venendo a dipendere direttamente dalla corona. Con
le nozze della principessa Costanza d'Altavilla con lo svevo Enrico
VI del 1186, anche la Puglia e la contea di Nardò passarono sotto
al giurisdizione degli Svevi, e questo comportò mutamenti fondamentali
nella storia feudale di tutto il Salento. Nel 1212 Nardò fu infeudata
dall'imperatore Federico II di Svevia al fedele vassallo Simone, della
nobile famiglia dei Gentile. Cominciò ad emergere in città
una nuova aristocrazia, fedele agli Svevi, e per la prima volta la parte
ghibellina assume la guida della città. Nel 1250, dopo la morte
di Federico II e il passaggio dello scettro reale a Manfredi, il popolo
rimase fedele agli ordini degli Svevi, rifiutando ogni obbedienza alla
Santa Sede, difendendo i vassalli, fra i quali il conte Tommaso Gentile
ed i suoi familiari; per questo motivo le truppe papali, radunato un
forte esercito, lo inviarono contro Manfredi ma furono sconfitte. In
seguito, lo stesso Manfredi inviò un esercito per riconquistare
le città sottratte al proprio potere, fra cui Nardò. La
città venne riconquistata dai suoi mercenari saraceni e restituita
al conte Tommaso e ai suoi vassalli. Non appena lesercito di Manfredi
lasciò la Terra d'Otranto, le città di Brindisi, Mesagne
ed Otranto, fedeli al pontefice, attaccarono nuovamente Nardò
per destituire il conte e saccheggiarono la già tormentata città.
Manfredi, appena appresa la notizia, ritornò immediatamente indietro,
assediò e distrusse Brindisi, città a capo della rivolta
e liberò Nardò, ove fece restaurare le mura diroccate
in seguito agli attacchi subiti. Tutto ciò avvenne il 12 febbraio
1255, mentre nel 1256 Tommaso Gentile muore. Le storie riguardanti la
fedeltà papale di Nardò e la leggenda del miracolo del
Cristo Nero riportate in questo periodo, sono delle falsificazioni storiche.
Nel 1266, alla morte del padre, arriva al governo neretino Simone Gentile,
ultimo discendente della nobile famiglia. Nello stesso anno, Carlo I
d'Angiò, nominato re di Sicilia da papa Clemente IV, era sceso
nel meridione e combatteva lesercito di Manfredi a Benevento,
il quale fu sconfitto. Questo segnò lepilogo, per tutta
la Puglia, di unepoca fra le più fulgide e creative per
la storia politica, artistica e culturale. Leroico tentativo della
famiglia Gentile contro gli Angioini fu represso col sangue e, secondo
la tradizione, il conte Simone Gentile, nel febbraio 1269, fu decapitato
nella pubblica piazza con gli altri nobili ghibellini. Nel 1271 Carlo
I d'Angiò assegnò il feudo neretino e altri territori
alla signoria di Filippo de Toucziaco o Toucy, suo consanguineo, che
resse la contea fino al 1283, anno del suo decesso; i territori vennero
allora assegnati a casate vicine alla corte francese. In questo periodo,
la città subì notevoli trasformazioni amministrative,
sociali e politiche, e di conseguenza, anche urbanistiche. Inizia a
nascere il concetto di Universitas, non in accezione accademica, ma
come istituzione aristocratica a carattere esclusivamente consultivo,
subordinato al reggente. Nel 1284 la reggenza della città passa
a Guidone dAlemagna, in sostituzione di Giovanni di Chantilly.
Lanno dopo alcuni abati e baroni neretini prestarono giuramento
al nuovo re di Napoli, Carlo II, nel parlamento di Melfi. Tra questi,
il reggente Filippo Cinard e il sindaco di Nardò Ruggero cavaliere
de Ruggero. Nel 1289, la città passò dalla nobildonna
Mobilia de Cotigny, moglie di Guglielmo Cinard, fratello di Filippo,
nuovamente al cavaliere Guidone dAlemagna che dovette far fronte
ad alcuni tafferugli tra la popolazione neretina e la comunità
ebraica. Nel 1369, alla morte di Filippo II di Taranto Nardò
passò sotto la guida del nipote, Giacomo del Balzo, che oltre
al titolo di conte di Nardò, ebbe quello di principe di Taranto
e di pretendente al trono di Costantinopoli. Giovanna, regina di Napoli,
gli aveva usurpato ogni diritto, sia sul principato di Taranto, sia
sulla contea di Nardò, che dopo oltre due secoli tornò
alla diretta dipendenza della sovranità regale. Durante lo scisma
della chiesa romana, l'antipapa Clemente VII trasformò la sede
abbaziale di Nardò in episcopato, nominando primo vescovo della
città, il neretino frà Matteo de Castello. La città
parteggiava per l'antipapa e per la regina Giovanna che concedeva molti
privilegi. Tra il 1385 e il 1400, i conti Sanseverino, potenti patrizi
salernitani, acquistarono la città. Nel 1400 il vescovo de Castello
fu cacciato, l'episcopato tornò ad essere sede abbaziale e la
città demaniale. Nel 1406, in seguito alla morte di Raimondo
Orsini del Balzo, la vedova contessa Maria d'Enghien sposa Ladislao
I d'Angiò Re di Napoli, portando in dote il principato di Taranto,
con la contea di Nardò. Questo matrimonio riportò la pace
nella città e una serie di privilegi tra cui l'indulto generale
e la riconferma di privilegi di cui godeva in precedenza. Nel 1413 l'antipapa
Giovanni XXIII eleva l'abbazia neretina a sede episcopale. Nel 1414,
alla morte di re Ladislao, il regno passò alla sorella Giovanna
II, ma un anno dopo, la città di Nardò fu assaltata da
Luigi Sanseverino, che governò con giustizia e benevolenza. Sotto
il suo governo, rifiorirono le palestre per la ginnastica e l'esercizio
delle armi, ma soprattutto le Scuole Neretine, in cui studiarono gli
intellettuali più rappresentativi dell'epoca, affidate a dotti
maestri di grammatica, teologia, filosofia "scientifica" aristotelica.
Il Galateo decantò l'importanza di tali scuole. Nel 1420 Giovanna
II conferma con privilegio la contea di Nardò al principe Luigi
Sanseverino, conte di Copertino, ma nel 1422, in seguito alla rivolta
contro la regina ad opera dello stesso Sanseverino, la contea venne
infeudata ai domini dei Del Balzo Orsini. Alla morte di Giovanni Orsini,
nel 1463, la città di Nardò ritornò sotto il principato
tarantino di Ferdinando I d'Aragona. Egli venne a visitarla e, data
la benevolenza dei cittadini, le concesse alcuni privilegi tra cui il
passaggio al demanio diretto della corona. Nel 1480 l'armata ottomana,
dopo aver saccheggiato e occupato Taranto, assale Gallipoli e Nardò.
Nel 1483, a causa della pressante situazione economica del regno, Ferdinando
I si vede costretto a vendere il feudo di Nardò al conte Anghilberto
del Balzo Orsini, conte di Ugento e Presicce, per la cifra di 11.000
ducati. Il 19 maggio 1484 la flotta veneziana, occupata Gallipoli, cinse
le mura neretine, ma la popolazione fu colta alla sprovvista e priva
di soldati e di armi, stremata, si consegnò agli ammiragli veneti,
di chiara natura filofrancese, accettando le condizioni imposte. Nardò,
considerata colpevole di lesa maestà, declassata a casale, passò
alle dipendenze di Lecce e fu punita con l'abbattimento delle mura.
Nardò rimase sotto la giurisdizione di Lecce solo per pochi mesi,
da marzo a novembre del 1485, quando fu temporaneamente restituita ad
Anghilberto del Balzo che l'aveva abbandonata e consegnata al nemico.
Per rientrare in possesso della città, egli aveva tradito i suoi
complici nella Congiura dei Baroni, e fu per questo decapitato la notte
del 12 agosto 1486 dallo stesso re aragonese. La città ritornò
alle dipendenza dirette della corona finoa ll'inizio del ducato degli
Acquaviva. Nel 1497 Federico I d'Aragona, ultimo re della dinastia aragonese
di Napoli, assegnò il feudo di Nardò al conte Belisario
Acquaviva, figlio di Giulio Antonio, duca d'Atri, morto nella battaglia
di Otranto del 1481, e di Caterina del Balzo Orsini. A lui rimase la
città anche quando, nel 1510, fu elevata a ducato. Egli riabbellì
la città architettonicamente, rifece strade e scuole, favorì
le accademie e le altre pubbliche istituzioni. Nel 1507, sotto il suo
influsso, fu rifondata l'Accademia del Lauro. Nonostante le sue qualità,
rimase comunque un despota e un oppressore per i neretini, in quanto
volle nelle proprie mani tutta la giurisdizione civile, penale ed ecclesiastica.
Nel 1528 le truppe francesi del capitano Lautrec, al fianco di Francesco
I nella guerra tra Francia e Spagna per il Regno di Napoli, assediarono
ed occuparono la città, distruggendo interi tratti di mura e
alcune chiese. Subito dopo però, i francesi fuggirono a causa
della peste e la città ritornò ad essere feudo demaniale
grazie all'intervento dell'imperatore Carlo V che aveva riscontrato
nei neretini un'avversione nei confronti degli Acquaviva. Tuttavia,
nel 1532 la città tornò alle dipendenze della casata,
nella persona di Giovan Bernardino Acquaviva, figlio di Belisario. Nardò
rimase sotto il dominio della casata Acquaviva fino al 1806, anno in
cui il feudalesimo fu abolito. Nel 1635 Fabio Chigi, patrizio senese
e futuro papa Alessandro VII, fu nominato vescovo anche se non mise
mai piede nella diocesi neretina. In quell'anno il ducato di Nardò
era governato da donna Caterina Acquaviva, che però morì
l'anno successivo, 1636 passando il testimone a suo figlio, Giovan Girolamo
Acquaviva. Egli passò alla storia della città col nome
di Guercio di Puglia e fu la causa di una rivolta del popolo nel 1647.
La sommossa fu repressa col sangue. La città impiegò molti
anni per riprendersi dalle orrende vicende della rivolta e solo agli
inizi del settecento tornò ad una fase di normalità, grazie
soprattutto all'elezione del vescovo Antonio Sanfelice del 1708. Egli,
nei trent'anni del suo vescovado, incentivò innumerevoli e disparate
attività culturali. La spinta culturale data da questo vescovo
alle arti fu talmente considerevole che portò perfino alla manomissione
di scritti e documenti da parte dell'archivista e bibliotecario Pietro
Polidori e dallo storico Giovan Bernardino Tafuri, allora sindaco di
Nardò e collaboratore del vescovo. Tali manomissioni furono effettuate
per assecondare i progetti ambiziosi dell'alto prelato e dimostrare
l'antichità dell'istituzione vescovile di Nardò rispetto
a quella di Gallipoli e Otranto e per giustificare la stretta dipendenza
dalla Santa Sede romana. Del 1724 è la rinascita dell'accademia
neretina chiamata degli Infimi Renovati. L'inizio del rifiorire della
cultura neretina fu disastrosamente interrotto la sera del 20 febbraio
1743, quando un terribile terremoto scosse la città. Il 29 aprile
1797 la città ricevette la visita del re Ferdinando IV. Con l'abolizione
del feudalesimo, la città non fu più soggetta alla tirannia
della famiglia Acquaviva, che rimase comunque titolare di numerose proprietà.
Furono eletti commissari governativi Mattia de Pandi, Antonio Tafuri
e Giuseppe Bona. Nel 1810 anche a Nardò si diffuse la Carboneria
con la setta della Fenice Neretina. Nel 1818 vi furono gli scontri fra
i Carbonari e le truppe dei Borbone nelle campagne tra Nardò
e Copertino. In seguito all'unificazione del 1861, si procedette all'elezione
del primo sindaco del Regno d'Italia, Nicola Giulio. Una tappa importante
della storia contemporanea di Nardò e dell'Italia tutta è
da riconoscere nell'immediato dopoguerra, cioè tra il 1943 e
il 1945 quando la popolazione neretina accolse presso Santa Maria al
Bagno un campo profughi di ebrei scampati alla furia dei campi di concentramento
nazisti, organizzato dagli Alleati. I neretini, pur con le difficoltà
della guerra, accolsero i profughi non protestando quando ad alcuni
di essi furono requisite la case, usate per la villeggiatura, per ospitare
appunto gli ebrei, ma anzi diedero vita ad episodi di grande solidarietà
e amicizia che tutt'ora durano. I profughi, laciarono tracce indelebili
della loro permanenza a Nardò attraverso dei Murales che narrano
quegli anni. Un'associazione culturale, l'APME (Associazione Pro Murales
Ebrei), lotta da circa vent'anni per realizzare un museo della memoria
che si occupi di salvaguardare quei murales e di conservare la memoria
di quegli anni di solidarietà e fratellanza grazie ai quali,
nella commemorazione della Giornata della Memoria del 2005, il Presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì, motu proprio,
alla Città la Medaglia d'Oro al Merito Civile con la seguente
motivazione: Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò,
al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati
dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele,
dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza.
La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale,
collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le
sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro
di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più
elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù
civiche. Il gonfalone della città è stato insignito
del massimo riconoscimento il 25 aprile dello stesso anno, in occasione
del LX anniversario della Liberazione, nel Palazzo del Quirinale. Dal
campo profughi di Nardò inoltre, transitarono importanti personaggi
della storia del futuro Stato di Israele (una tra tutti Golda Meir)
e per questi motivi la Città, oggi, è gemellata con la
Città Israeliana di Hof Hacarmel Atlit, dove sbarcarono appunto
i profughi provenienti anche dal campo di Nardò.
EDIFICI
STORICI E RELIGIOSI
I monumenti principali di Nardò sono il teatro comunale risalente
al 1800, Piazza Salandra con la Guglia dell'Immacolata, il sedile e
il Palazzo di Città e la chiesa di San Domenico rispondenti tutti
allo stile barocco, la Cattedrale e il palazzo vescovile col seminario
e i vari palazzi signorili o le abitazioni a corte tipico esempio abitativo
del Salento.
EDIFICI
STORICI
Castello degli Acquaviva
EDIFICI
RELIGIOSI
Monastero di Santa Chiara (XIII secolo)
Cattedrale (XI secolo, romanica)
Chiesa di San Domenico
GROTTE
Grotta delle Corvine (sommersa)
DATI RIEPILOGATIVI
Popolazione
Residente 30.520 (M 14.380, F 16.140)
Densità per Kmq: 160,2 (dati Istat 2001)
CAP
73048
Prefisso Telefonico 0833
Codice Istat 075052
Codice Catastale F842
Numero Famiglie 11.425
Numero Abitazioni 22.612
Denominazione Abitanti neretini
Altre Denominazioni neritini o naretini
Santo Patrono San Gregorio Armeno
Festa Patronale 20 febbraio
Il
Comune di Nardò è:
Località balneare segnalata con quattro vele nella Guida Blu
di Legambiente
Comuni Confinanti
Avetrana (TA), Copertino, Galatina, Galatone, Leverano, Porto Cesareo,
Salice Salentino, Veglie.