Massafra è un comune di 41.628 abitanti
della provincia di Taranto. È posta ad una altitudine di 110
m sul livello del mare e copre una superficie di 190 km2. Massafra è
stata anche soprannominata "Tebaide d'Italia". L'altitudine
arriva fino ai a 480 m s.l.m. in contrada "Cicerone" e ai
450 m sul Monte Sant'Elia e sul Corno della Strega, mentre lo stesso
abitato è situato tra i 115 e i 130 m s.l.m. Il territorio massafrese
va dalla Murgia tarantina fino al mar Ionio e presenta una grande varietà
di paesaggi. È solcato da una serie di gravine e di lame (naturale
continuazione delle gravine con pareti più dolci) di origine
carsica. L'abitato si è sviluppato intorno a due di queste, la
gravina di San Marco e quella della Madonna della Scala. Il terreno
è costituito da una forte coltre di ricoprimenti sabbio-ghiaiosi
ed argillosi, tipica della conformazione geologica che va da Taranto
in direzione del fiume Bradano. Nell'entroterra compaiono i sabbioni
pliocenici, sovrapposti al calcare compatto cretaceo da cui si estraggono
i tufi. Il territorio comunale comprende una parte del litorale jonico,
che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone
più o meno omogenee: "Pantano", "la Macchia",
"Patemisco", "Ferrara" e "Marinella".
I fiumi che sfociano in mare sono il Tara e il Patemisco.
ORIGINI
Il territorio massafrese ha conservato tracce di frequentazione a partire
dal Neolitico, attestate dalle selci lavorate rinvenute nella gravina
della Madonna della Scala. Nella zona detta "Corvo" è
stata rinvenuta un iscrizioni messapica , che è la più
settentrionale del territorio occupato da questa popolazione. Gli antichi
contatti con il mondo greco sono testimoniati dai frammenti di ceramiche
micenee. Tracce di insediamenti e una necropoli nella località
"San Sergio" testimoniano un insediamento agricolo italiota,
probabilmente dipendente dalla vicina Taranto.
STORIA
Il nome di Massafra deriva da Massa Afra. Nonostante l'assenza di documenti
scritti, i ritrovamenti archeologici, tra cui quello del Thesaurus Massafrensis,
con monete bizantine e vandale del V-VI secolo, permettono di ipotizzare
che l'abitato sorse in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi,
cacciato dall'Africa settentrionale per l'arrivo dei Vandali. Giunti
in Puglia avrebbero chiesto aiuto al Vescovo di Taranto, che avrebbe
affidato loro una sua "massa", un podere di grande estensione,
situato tra le attuali gravine della Madonna della Scala e di San Marco,
dove i profughi di provenienza africana ("Afri") scavarono
le loro abitazioni nella roccia. Massafra viene citata per la prima
volta in un documento longobardo del X secolo come gastaldato, ovvero
sede di un funzionario regio che amministrava il territorio. Con l'avvento
dei Normanni, nel 1080 il feudo di Massafra, assieme a Mottola, Oria
e Castellaneta, venne assegnato a Riccardo Senescalco, nipote di Roberto
il Guiscardo, passando sotto la diocesi di Mottola. Questi fortificò
il paese costruendo e restaurando il castello e donò la chiesa
di Santa Lucia con l'annesso monastero e la terza parte della pesca
che si faceva annualmente nel fiume Patemisco all'abbazia della Santissima
Trinità di Cava de' Tirreni. Nel 1269, sotto gli Angioini, Massafra
fu concessa a Oddone di Soliac da Carlo d'Angiò, rimasto padrone
assoluto dell'Italia meridionale, dopo aver sconfitto gli Svevi. Il
nuovo feudatario governò in modo violento e brutale e nel 1296,
il re Carlo II lo privò del feudo e lo bandì dal regno.
Massafra venne unita quindi al Principato di Taranto in possesso del
ramo Durazzo degli Angiò e vi rimase fino al 1463. Sotto questa
dominazione la città (dal 1419) acquisì lo status di città
libera o demaniale e fu prescelta come sede dell'allevamento delle cavalle
règie. Nel 1484 Massafra venne occupata dall'esercito aragonese.
In quello stesso anno il re Ferdinando I la donò ad Antonio Piscitello,
che ne divenne barone. Un decennio dopo (1497) fu saccheggiata dai francesi
di Carlo VIII di Francia venuto nel Regno di Napoli per far valere i
suoi diritti dinastici, e il feudo passò ad Artusio Pappacoda,
di una nobile famiglia napoletana, il cui dominio durò per circa
un secolo e mezzo. Ad Artusio successe il figlio Francesco, che restaurò
il castello e fece costruire la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.
Nel 1633 la terra di Massafra passò alla famiglia Carmignano,
anch'essa originaria di Napoli, che la acquistò per 110.000 ducati.
Dopo circa cinquant'anni passò alla famiglia Imperiale, marchesi
di Oria e di Francavilla che tennero il feudo dal 1661 al 1778. Un membro
di questa famiglia, Michele II, nei primi del XVIII secolo promosse
il riordinamento delle campagne , fece piantare uliveti, vigneti, mandorleti
e frutteti, la ricostruzione e ammodernamento del Castello e la costruzione
del monastero di San Benedetto e della Torre dell'Orologio. Per queste
opere architettoniche si avvalse dei migliori artisti ed architetti
del Salento fra i quali Mauro Manieri di Lecce e la sua scuola. Dopo
la Rivoluzione napoletana del 1799 anche a Massafra terminò il
feudalesimo. Durante la prima guerra mondiale nel paese furono ospitati
diversi reggimenti dell'esercito italiano diretti al fronte. Per ricordare
i numerosi caduti massafresi fu edificato un Monumento in piazza Vittorio
Emanuele II. Nel 1923 entrò a far parte della neonata provincia
dello Jonio, derivata dall'antica provincia della Terra d'Otranto. Nel
1953 si svolge la prima edizione del Carnevale Massafrse. Nei primi
anni '60, l'industria siderurgica di Taranto, l'Italsider, assorbì
molti lavoratori massafresi. A Massafra aprì una fabbrica per
la produzione di birra di proprietà della Dreher.
DA
VEDERE
Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine
sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità
e decadenza (V-X secolo), con incursioni di Goti, Longobardi e Saraceni).
Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di
monaci basiliani.
* Chiesa ed insediamento rupestre di Millarti
* Cripta di San Simeone a Famosa
* Grotta carsica di San Michele, tombe e ritrovamenti preclassici e
classici a Varcaturo
* Grotta delle navi ed area sacrale a Sant'Angelo
* Insediamento con chiesa ipogeica di Sant'Angelo a Torella
* Chiesa rupestre della Madonna della Greca
* Chiesa rupestre della Buona Nuova
* Chiesa rupestre inferiore della Madonna della Scala
* Insediamento rupestre della Madonna della Scala.
* Insediamento rupestre con chiesa di Santa Croce
* Chiesa ipogeica di San Posidonio
* Insediamento e chiesa rupestre della Madonna delle Rose
* Chiese rupestri Panareddozza 1 e Panareddozza 2
* Grotta dell'eremita
* Insediamento e chiesa rupestre a Trovanza
* Insediamento ipogeico fortificato "La Torretta"
* Insediamento e chiesa rupestre di San Simine a Pantaleo
* Chiesa ipogeica di San Leonardo
* Chiesa rupestre di Sant'Antonio abate
* Chiesa rupestre de La Candelora
* Chiesa ipogeica di San Marco
* Cripta di Santa Marina
* Cripta di San Biagio
* Chiesa ipogeica di Santa Caterina
* Cella eremitica del Santo Barbato
TORRE
DELL'OROLOGIO
La "Torre dell'Orologio" si trova in piazza Garibaldi, all'inizio
di via Vittorio Veneto, con fronte a via Laterra. Costruita agli inizi
del XVIII secolo dal feudatario Michele II Imperiale come torre civica,
raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche.
Presenta una decorazione in stilebarocco, in accordo con la coeva chiesa
di San Benedetto. Rappresenta il simbolo civico del paese.
CASTELLO
DI MASSAFRA
Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico, in
località lo Pizzo e si affaccia sulla gravina San Marco. La sua
struttura e i motivi architettonici sono simili ad altri castelli pugliesi,
con quattro torrioni disposti a quadrilatero e legati da cinte murarie.
Le torri più antiche sono a pianta circolare mentre il torrione
a sud-est è ottogonale.
Le prime notizie sicure del castrum risalgono al 970. In un diploma
del 1081 il castello risulta di proprietà di Riccardo Senescalco.
Con il dominio angioino, il castello assunse l'aspetto di un fortezza
con bastioni e torri merlati. Subì ulteriori trasformazioni sotto
gli Aragonesi e nel XVIII secolo la famiglia Imperiale ricostruìla
torre ottagonale e la facciata verso la gravina, opera dell'architetto
leccese Mauro Manieri. Il castello passò successivamente in possesso
di diversi proprietari e fu infine acquistato dal Comune. L'ingresso
principale, su via La Terra, è tramite un ampio portale da cui
si acccede all' atrio, con al centro un pozzo ed una rampa che portava
al ponte levatoio, di cui sono ancora visibili le carrucole. Da una
scala d'onore si accede agli ambienti della residenza signorile. Si
conservano locali adibiti a diversi usi: scuderia, fienili, armeria,
prigioni (corrispondenti alle torri su via La Terra e alla torre ottogonale),
magazzini, neviere e pecerie (dove si conservava la pece per le fiaccole).
Vi era anche una cappella dedicata a San Lorenzo. Secondo la tradizione
popolare esistono passaggi segreti e una galleria che collega il castello
al mare.
Negli anni recenti sono stati eseguiti diversi restauri alla struttura.
Nel 1965 venne riparata la torre a sud-ovest, che era crollata e nel
1975 il parapetto che era franato. Intorno al 2000 gli ambienti interni
del castello sono stati restaurati, sostituendo le chianche originarie
con lastre di marmo e intonacando le pareti; è stato inoltre
costruito un moderno ascensore. Gli ambienti del castello sono utilizzati
come sede della "Biblioteca civica" e del "Civico museo
storico-archeologico della civiltà dellolio e del vino".
Nel 2007 il castello è stato immortalato, come simbolo della
città, in un francobollo dedicato a Massafra, emesso il 13 febbraio.
CHIESA
MADRE
La "Chiesa Madre", dedicata al Santissimo Crocifisso, fu la
prima chiesa ad ospitare il "Capitolo collegiale". Fu costruita
nel XVI secolo su un'antica cripta, forse dedicata a San Lorenzo e fu
consacrata da monsignor Giacomo Micheli l'11 febbraio del 1582. Nel
XVIII secolo venne ricostruita la parte terminale e vennero aggiunti
all'interno degli altari, che coprirono gli affreschi cinquecenteschi.
La chiesa presenta la facciata e i fianchi ad arcate cieche, coronate
da caditoi simili a quelli presenti sul castello. La facciata, con rosone
è coronata da un timpano che ospita la statuetta chiamata "Sante
Miseriédde". All'interno ospita il Cristo sospirante. Vi
ha sede la "Venerabile arciconfraternita del Santissimo Sacramento",
fondata nel Cinquecento.
SANTUARIO
DELLA MADONNA DELLA SCALA
Il santuario è situato all'interno della gravina omonima ed è
accessibile tramite una maestosa scalinata di 125 gradini, che secondo
la tradizione popolare non possono esssere contati, in quanto scendendo
le scale risulta un numero e salendo un numero diverso. L'attuale santuario,
dedicato alla Madonna della Scala, fu costruito sopra una cappella più
antica a partire dal 1729, su progetto dell'ingegnere Scarcia di Taranto,
e venne terminato ed aperto al culto nel 1737. La facciata è
in stile barocco e l'interno è a croce latina. Sull'altare maggiore
è collocata l'icona della Madonna della Scala. Alle pareti si
trovano altri sei altari, tre per lato: vi si conservano un dipinto
di [Nicola Galeone]] che rappresenta il Miracolo delle cerve e sedici
tele seicentesche, opere della scuola di Cesare Fracanzano, raffiguranti
Apostoli ed Evangelisti. La devozione verso la Madonna della Scala trae
origine dal "Miracolo delle Cerve": secondo leggenda alcuni
pastori videro questi animali soffermarsi ripetutamente presso un masso
tufaceo sul quale si conservava una raffigurazione affrescata della
Vergine, resto di una piccola cappella crollata. L'evento, ritenuto
un segno miracoloso, diede vita a pellegrinaggi devozionali e alla costruzione
di una chiesa, in seguito sostituita da quella attuale.
LE
GRAVINE
Le
gravine hanno una lunghezza che va da 1 a 10 km e una larghezza dai
10 ai 300 m, con una profondità massima di 50 m. Le pareti sono
caratterizzate da grotte naturali e artificiali. Le principali gravine
di Massafra sono: "Velo", "Santa Caterina", "San
Marco", "Madonna della Scala","Monte Sant'Elia"
, "Colombato", "Portico del Ladro", "Giulieno",
"Capo di Gavito" e "Canale Lungo". Di queste quelle
antropizzate, cioè collegate direttamente all'abitato, sono la
gravina della Madonna della Scala, la gravina di San Marco e la gravina
di Santa Caterina.
Gravina
della Madonna della Scala
La
gravina della Madonna della Scala è lunga 4 km, profonda 40 m
circa e larga dai 30 ai 50 m. Ha inizio dal bivio della strada provinciale
tra Martina Franca e Noci e, rasentando la parte occidentale dellabitato,
termina in località detta La Pil d'u Boie ("la pila del
boia"), quasi alla confluenza della S.S. n. 7 via Appia. Al suo
interno si trova il Santuario della Madonna della Scala e oltre 200
nuclei abitativi dell'originario villaggio. La parte nord è denominata
"Capo di Gravina", a cui segue la gravina detta "Valle
Delle Rose" che si estende ad ovest del paese, un tempo denominata
Vallis Rosarum per la ricca vegetazione spontanea che ricopre l'intero
letto dell'antico fiume Patemisco. Vi sono presenti 599 varietà
di piante, alcune molto rare, che gli antichi ritenevano essere medicamentose.
All'estremità sud, detta "Gravina di Calìtro",
vi è il santuario seicentesco della Madonna di Tutte le Grazie
e i resti di tre chiese rupestri: Santa Maria Maddalena, Santa Parasceve
e Sant'Eustachio.
Gravina
di San Marco
Sempre a nord dell'abitato, la gravina di San Marco ha origine nelle
vicinanze della "Masseria Pantaleo". Si estende ad est del
centro storico, separandolo dal resto del paese. Completamente inglobata
nell'abitato, prende il nome da una chiesa rupestre dedicata a San Marco.
Fu in passato chiamata Il Paradiso di Massafra (dal greco paradeisos
ovvero giardino), perché, lungo i costoni e i terrazzamenti,
si sviluppa una rigogliosa vegetazione spontanea insieme con orti terrazzati,
giardini, agrumeti e una vasta coltivazione di fichi d'india.
Gravina
di Santa Caterina
La gravina di Santa Caterina è situata a sud dell'abitato ed
è oltrepassata dal terzo ponte di Massafra, che collega la zona
di Sant'Oronzo con via La Rotonda. Prende il nome dalla chiesa rupestre
di Santa Caterina d'Alessandria.
Riserva
naturale del Monte Sant'Elia
La "Riserva naturale del Monte Sant'Elia" è un' "oasi"
del WWF, al quale la "Comunità dell'Arca" ha donato
circa cento ettari di bosco e seminativi. La riserva è costituita
dall'omonima masseria con un nucleo di trulli databili al XVIII secolo,
circondata dalla macchia mediterranea e da boschi di leccio e fragno.
L'Oasi è aperta al pubblico ed attrezzata per visite.
MANIFESTAZIONI
Le ricorrenze religiose principali che vengono ricordate con particolare
solennità sono quelle di San Leopoldo (maggio), di Sant'Antonio
da Padova (13 giugno), della Madonna del Carmine (16 luglio), di San
Gaetano di Thiene (7 agosto), di Santa Lucia (13 dicembre), e di Gesù
Bambino.
A
queste si aggiungono le ricorrenze natalizie (presepi allestiti nelle
grotte delle gravine) e pasquali ("Processione dei Misteri").
Altre
consuetudini sono la benedizione degli animali presso la chiesa di Sant'Antonio
abate (17 gennaio), l'accensione di falò simboleggianti il calore
domestico per la festa di san Giuseppe (19 marzo), e le "barchette
della navigazione della speranza" appese nei vicoli per il Ferragosto.
GASTRONOMIA
Secondo gli usi pugliesi la pasta casalinga per eccellenza è
costituita dalle orecchiette, (dette "chiangarèdde"),
condite con le cime di rapa o al ragù. Altri tipi di pasta sono
i '"cavateddi", gli gnocchi , '"lu friscidd" , la
'"tagghiarina" e i pizzarieddi (detti "'pizzicarieddi").
Tra i secondi sono piatti tipici della cucina locale gli involtini di
carne di vitello, le salsicce e i fegatini alla brace (detti "gnummaredde").
Non mancano i formaggi (mozzarelle e caciocavalli).
Tipiche sono anche le focacce ("pddiche"), sempilici o ripiene
di caciocavallo e affettati oppure con di cipolle o di ricotta ashkuant),
e ancora i panzerotti, le friselle, i tarallini
I dolci sono cucinati in occasione delle feste: tipici del Natale sono
le "carteddàte", i "purciedde" (o "denti
di san Giuseppe"), le "pettole", i "mustazzoli"
e la "cupeta", una specie di torrone con miele e mandorle.
A carnevale si fanno le chiacchere e per la festa di San Giuseppe le
zeppole. Per Pasqua si preparano dolcetti a forma di pecorelle in pasta
di mandorle, le "scarcedde" e i "taralli con lu scileppe".