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Manduria, "Città dei Messapi" e del "Primitivo", è una città di 32.708 abitanti della provincia di Taranto, situata nel Salento. La città vanta di una perfetta posizione geografica, punto d'incontro tra i tre capoluoghi di provincia: Taranto, Lecce e Brindisi. Da questo scaturisce l'ormai diffuso motto "Il Salento ha un Cuore". Inoltre, con un'estensione di 198 km² è la città con la maggiore estensione di territorio del Salento, dopo quello dei tre capoluoghi di provincia e Ostuni. La città è situata sulle murge tarantine a 79 m s.l.m., e il territorio si estende su una fascia costiera lunga 18 km, tramite alcune frazioni. In esso scorre il fiume Chidro, il più importante fiume del Salento e sono ivi comprese alcune riserve naturali. La città di Manduria sorge in una fertile piana che si estende ad est sino alla cittadina di Oria e ad ovest verso le basse colline del "Diavolo" che fungono da spartiacque tra il microclima costiero è quello più continentale dell'entroterra. La temperatura media annua si attesta sui 16.5°-16.7° .D'inverno non sono rari episodi di gelo notturno spece durante periodi anticiclonici, d'estate sovente la colonnina di mercurio può superare i 40° con picchi eccezionali di 43°-44° quanto si attivano caldi e secchi venti settentrionali. La piovosità media nel periodo 61'-90' è stimata in 610mm , la nevosità tra 3 e 4cm annui. STORIA DA
VEDERE Tra i monumenti da visitare vi sono il duomo romanico (meglio conosciuto come Chiesa Madre), il ghetto medievale ed il palazzo marchesale, residenza dei principi della famiglia Imperiale del 1719. Da visitare anche il parco archeologico, le mura messapiche e la necropoli, e tutto il centro storico della città. La "Torre Borraco" o "Burraco" è una torre di avvistamento contro le eventuali incursioni provenienti dal mare (tra cui quelle saracene), situata lungo la costa, ad est del torrente Borraco e ad ovest della frazione San Pietro in Bevagna. Venne costruita nell'allora territorio del feudo di Maruggio nel 1473. FRAZIONI ECONOMIA FIERA
PESSIMA Origine della fiera Pessima Secondo la tradizione, le sue origini risalirebbero al periodo tra il XIV e XV secolo, quando la regina di Napoli Giovanna II d'Angiò (1371-1435), ne avrebbe accordato lo svolgimento tra il primo ed il quindicesimo giorno del mese di ogni anno. La prima documentazione scritta, tuttavia, risale ad un Regio Decreto datato 1742, con il quale la data di conclusione fu anticipata al 12 marzo, per il ricorso dei comuni di Lecce e di Ostuni, che tenevano le loro fiere il 15 marzo. Un altro decreto datato 1832, posticipò la data di inizio al 9 marzo[1], per poi stabilirsi definitivamente al 7 marzo dell'epoca moderna. La denominazione di Fiera Pessima è da far risalire invece agli inizi del XIX secolo[2], e varie sono le ipotesi avanzate dagli studiosi di tradizioni locali per motivare questa denominazione: la più verosimile ed accettata appare quella legata alle condizioni meteorologiche, non di rado inclementi durante il periodo di svolgimento della manifestazione, meno attendibile è invece quella riferita agli esigui guadagni ottenuti dai mercanti, anche a causa delle avversità atmosferiche. Un'altra ipotesi, riferita dal sacerdote manduriano Don Tommaso Quero nel 1939, farebbe risalire tale denominazione al lamento di Giacobbe cantato in latino, ascoltato dai visitatori di ritorno dalla fiera nella chiesa di San Gregorio, quando la terza domenica di Quaresima coincideva con il periodo espositivo: «Fera pessima devoravit filium meum Joseph» (che tradotto in italiano significa: «Una belva feroce ha divorato mio figlio Giuseppe») |
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