Calimera
(7.363 abitanti) è un comune del Salento in provincia di Lecce,
il secondo centro più popoloso della Grecìa Salentina,
area ellenofona dalla caratteristica lingua di origine greca, il griko,
di cui attualmente presiede il consorzio.
ETIMOLOGIA
Un'opinione diffusa vuole che il nome Calimera derivi dal greco "Kalimera"
che significa buon giorno ("kalì emera") o, secondo
alcuni studiosi, bella contrada. Altre ipotesi si rifanno, invece, ad
una derivazione bizantina del toponimo "cal/gal" presente
anche nelle parole Alliste (originariamente Calliste), Galugnano, Gallipoli
seppur con sfumature diverse di significato. Nello specifico il nome
Calimera deriverebbe dal griko calìa (nominativo), calìas
(genitivo; =ambiente scavato, probabilmente per conservare le derrate)
+ mera (=parte, zona, luogo, anche "verso", con valore di
preposizione) con prolessi del genitivo. Secondo il Vocabolario greco
salentino, calìa= baracca, capanna, per estensione "luogo
abitato". In virtù della prolessi del genitivo, dunque,
il nome risulterebbe dall'inversione di "a ddha mèra alle
calìe" (=presso le capanne, presso l'abitato) in "calìe
mèra", da cui Calimera. Secondo questa interpretazione,
avvalorata dal fatto che il nome del paese sia Cali-mera e non Cali-emera,
gli abitanti originari avrebbero inteso indicare il "luogo abitato"
in contrapposizione alla campagna circostante.
STORIA
Le origini del paese, che si trova lungo la via Traiana Calabra, lantica
strada che collegava Otranto a Lecce e Brindisi, rimangono incerte.
Come per gli altri centri ellenofoni del Salento, il dibattito storiografico,
privilegiando l'analisi della lingua grika, lega la sua nascita ad una
presunta colonizzazione bizantina o a più antiche radici magnogreche.
Oggi attivo centro nel terziario, noto per la sua vivacità culturale,
Calimera era in passato costretta ad attività marginali dell'agricoltura,
per la povertà del suo feudo. La sua popolazione era infatti
nota per la produzione del carbone, attività che proveniva dall'utilizzo
del legname del grande bosco. I "craunàri" erano carbonai
e venditori ambulanti di carbone e avevano un santo protettore tutto
loro: S. Biagio. E tra i culti ancora radicati tra i calimeresi spiccano
ancora oggi quelli per santi di origine orientale: S. Eligio, protettore
dei maniscalchi, S. Elia, antico patrono di Calimera, S. Vito, protettore
degli animali e S. Biagio, protettore dei carbonai e della gola. Oggi
è rimasto molto poco del borgo antico, ma Calimera si distingue
nell'area ellenofona per l'intensa attività culturale volta al
recupero e alla valorizzazione della grikítà. Simbolo
tangibile della 'éllenicità' di Calimera, la bella stele
attica donata dal Municipio di Atene al centro salentino nel 1960.
DA
VEDERE
Chiesa
Parrocchiale
È un ampio edificio a navata unica sorto nel XVII secolo sulle
rovine di un tempio più antico a due navate, situato nella centrale
Piazza del Sole. Ha prospetto rettangolare e l'interno a croce latina
con nove altari, alcuni dei quali dotati di tele di valore, come il
primo a destra, della Madonna della Misericordia, che propone un'inedita
Madonna gravida, il cui dipinto viene attribuito al Catalano. L'altare
del braccio sinistro della croce latina ha una nicchia con l'immagine
di San Brizio, protettore del paese. Alcune botole danno accesso a tombe
sotterranee. Alle spalle della chiesa sorge un massiccio campanile a
quattro piani.
Via
Costantini
Il tratto iniziale provenendo da Piazza del Sole presenta interessanti
esempi di edilizia sei/settecentesca. Nel vico S. Vito è possibile
osservare la caratteristica gerarchia degli spazi che si snodano fra
strada, spazio semipubblico e spazio privato. Al n. 41, la casa a corte
bassa è un esempio di dimora contadina povera.
Via
Montinari
La via Montinari è lasse viario più importante del
centro. Si incontra la chiesa di S. Antonio accanto alla quale un tempo
sorgeva un hospitale che accoglieva i pellegrini e la gente
di passaggio. La chiesa ha un originale e armonico prospetto ma, nell'interno,
sono evidenti i rifacimenti subiti negli ultimi secoli. Alcuni anni
fa sono stati eseguiti dei lavori di restauro e, nell'occasione, il
prospetto è stato arretrato, conservando però intatte
le sue linee. Durante tali lavori è stata scoperta, nel centro
del pavimento, una sepoltura con i resti del sacerdote Marino Licci,
Plebanus VI Latinus, che volle lì essere sepolto. La strada presenta
inoltre delle belle corti, come quella di S. Calimero e di S. Paolo.
Molte delle case a corte di Calimera sono dotate di vano antistante,
il sappuèrtu, che serviva come deposito degli attrezzi e ricovero
degli animali. A metà del percorso vi è una Piazza con
il monumento ai Caduti. Originariamente collocato in Piazza del Sole,
il bronzo, collocato su di un alto piedistallo in marmo di Carrara,
sul quale sono stati incisi i nomi dei caduti calimeresi nelle ultime
guerre, rappresenta la Vittoria ed è opera del Bortone, artista
ruffanese. Superando Piazza dei Caduti, si trova la cappella del Carmine
con un antico soffitto a capriate: sulla finestra è riportata
la data 1577. Accanto, il bel portale di palazzo Montinari, che pare
fu la residenza dell'ultimo protopapás di rito greco, Sigismondo
De Matteis, morto nel 1621.
Via
Mayro
Su via Mayro al n. 51, c'è il palazzo Murrone, con un nucleo
del 1600. Quasi di fronte, al n. 46, si trova la casa natale dell'ellenista
Vito Domenico Palumbo. Sempre in via Mayro incontriamo la corte e la
cappella del Crocifisso del 1698. La volta è tutta affrescata
con limmagine dello spirito Santo al centro e dei quattro evangelisti.
Il grande Crocifisso ligneo è del Seicento.
Chiesa
dell'Immacolata
È la seconda, per grandezza, dopo la Chiesa Parrocchiale. È
del 1636 e sorge in una piazzetta oggi intestata al Giudice Costituzionale
Francesco Pantaleo Gabrieli. Negli ultimi anni ha subito radicali mutamenti,
come lo smantellamento del coro ligneo e la sostituzione del pavimento
maiolicato.
Chiesa
della Madonna di Costantinopoli
Negli anni '70 la chiesetta è stata abbattuta per l'edificazione
di uno stabile, all'interno del quale si conserva, in un vano apposito,
un affresco di scuola bizantina, datato 1603, dedicato alla Madonna
di Costantinopoli. L'affresco testimonia la convivenza del rito greco
e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari
dei due vescovi effigiati, l'occidentale S. Eligio e l'orientale S.
Elia.
Chiesa
di S. Vito
È una chiesetta di campagna ubicata ad est del Cimitero, in prossimità
dell'ingresso dell'antico Bosco di Calimera. Ha un'unica navata, e la
peculiarità che nel suo centro sporge dal pavimento un megalito
calcareo di epoca precristiana con un foro nel mezzo (men-an-tol, ovvero
pietra forata). La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente
passi attraverso il foro per purificarsi. Si fa risalire quest'uso ai
riti propiziatori della fertilità. Tutti gli anni, in una festa
di primavera tra il verde degli ulivi, in questa piccola e isolata cappella
il rito si ripete. Il sasso conserva ancor oggi, nella parte superiore,
un po di intonaco con tracce di un affresco con leffigie
di San Vito Martire.
Giardini
pubblici
I giardini pubblici di Calimera si trovano alla fine di via Montinari.
Raccontano le vicende calimeresi delletnia dalle due lingue e
dell'impegno al recupero di un'identità sociale che, con la modernizzazione,
ha rischiato di scomparire totalmente. Tra i busti di Vito Domenico
Palumbo, del De Santis e del Gabrieli, spicca la già citata Stele
marmorea del IV sec. a.C., donata dalla città di Atene a Calimera
nel 1960 (nel 1957, l'allora Sindaco di Calimera, Giannino Aprile, aveva
indirizzato al Sindaco di Atene una lettera chiedendo un avanzo architettonico
o, almeno, un sasso dell'Acropoli come simbolo della comune origine
e di un'ideale continuità di rapporti.) La Stele è in
puro marmo attico e proviene dal Museo Nazionale di Atene. Reca incise
le parole "Patroclia di Proclide da Atmon", località
presso Marussi, nei sobborghi di Atene, dove venne rinvenuta. La Stele,
di fattura perfetta, con un bassorilievo rappresentante il Saluto di
Patroclia, è sormontata da una palmetta ed è ornata di
fiori simboleggianti la serenità rassegnata della morte. È
uno dei migliori esemplari di monumenti funebri conosciuti: per la sua
perfetta armonia incanta chi la guarda anche se il bassorilievo centrale
è un po corroso dal tempo e il fusto, rotto trasversalmente,
è saldato. È sistemata in un'edicola in pietra viva di
Soleto, sul cui timpano è inciso "Zeni sù en ise
ettù sti Kalimera", "Straniera tu non sei qui
a Calimera" (traslitterato in Greco sarebbe: ???? 's?? 'e? e?sa?
et?? st? ?a??µ??a), verso tratto dalla omonima poesia di Ernesto
Aprile.
Dolmen
Placa
Nei dintorni di Calimera si trovano numerosi monumenti megalitici, fra
cui i dolmen, monumenti sepolcrali costituiti da tre o più lastre
conficcate nel suolo e sormontate da un'altra lastra di dimensioni maggiori,
poggiante sulle prime. A 3 Km dal paese, sulla strada che porta a Melendugno,
addentrato di un chilometro sulla destra, si trova il famoso Dolmen
Placa, scoperto da Michele Palumbo.
Museo
di Storia Naturale del Salento
Situato al civico 95 di via Europa, comprende le sezioni di Mineralogia,
Paleontologia, Ornitologia, Entomologia, Malacologia, Teratologia; ospita
inoltre acquari e terrari nei quali sono raccolte diverse varietà
di anfibi e rettili. Presso la stessa sede ha luogo l'Osservatorio Faunistico
della Provincia di Lecce, centro di accoglienza per animali selvatici,
feriti o debilitati, che una volta guariti vengono reintrodotti in natura;
si tratta anche di un centro di affidamento permanente per gli animali
esotici abbandonati che non possono essere reintrodotti in habitat naturale.
L'Osservatorio è dotato di numerose voliere esterne in cui sono
ricoverati gli animali in cura o in affidamento. Interventi particolari
sono stati fatti negli ultimi anni per la riproduzione e la reintroduzione
delle testuggini terrestri, nonché per il recupero e la cura
delle tartarughe marine in difficoltà in collaborazione con la
Stazione Zoologica "Anton Dohrn".