Brindisi
è una città di 90.175 abitanti dell'Italia meridionale,
capoluogo dell'omonima provincia della Puglia e terza città del
Salento per popolazione. L'area vasta brindisina è costituita
da 19 comuni, dei quali Brindisi è il comune capofila. La città
sorge in un porto naturale sul mar Adriatico. Vivace centro industriale
della penisola salentina, ospita un porto rilevante per i commerci e
i trasporti verso la Grecia e il Medio Oriente. Sede aeroportuale, Brindisi
è attiva nell'agricoltura e nel settore dell'industria, soprattutto
chimica e energetica. Brindisi sorge su un porto naturale, una ria che
si incunea profondamente nella costa, importante per i collegamenti
con Grecia, Turchia e Albania. Si trova nella parte nord-orientale della
pianura salentina, a circa 40 Km dalla valle d'Itria e quindi dalle
prime propaggini delle basse Murge. La morfologia del territorio è
pianeggiante.
ETIMOLOGIA
Il nome latino Brundisium, attraverso il greco Brentesion, ricalca il
vocabolo messapico Brention, testa di cervo, che sembra riferirsi alla
forma del porto che la città ospita. Lo stemma della città
di Brindisi, trae origine da alcune caratteristiche peculiari dell'antica
città di Brindisi, alcune di esse ancora oggi visibili. La testa
di cervo deriva dal toponimo messapico della città "Brention",
toponimo ispirato dalla forma del porto cittadino, che ricorda, appunto,
le ramificazioni delle corna di un cervo: ciò è chiaramente
visibile ancora oggi nelle foto satellitari, che evidenziano i due seni,
di levante e di ponente, in cui il porto è diviso. Nello stemma
sono inotre presenti le cosiddette "colonne terminali" della
Via Appia, visibili oggi in cima a quella che è comunemente denominata
la "Scalinata Virgilio".
STORIA
Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi anni, hanno rivelato
che il Salento era abitato già nel Paleolitico medio (circa 80.000
anni fa). Risalgono invece all'età del bronzo alcune testimonianze
di insediamenti costieri: a Brindisi è stato individuato un villaggio
dell'età del bronzo media (XVI sec. a.C.) nel promontorio di
Punta le Terrare, che si trova nel porto esterno. Un gruppo di capanne,
protette da un terrapieno di pietre, ha restituito frammenti di ceramica
micenea. Lo stesso Erodoto aveva parlato di un'origine micenea per queste
popolazioni. La penisola salentina venne abitata dai Messapi, di provenienza
incerta. I primi insediamenti documentati li troviamo alle soglie dell'VIII
secolo a.C. con gli abitati di Oria e di Brindisi, le due città
che forse alternativamente ospitarono la reggia dei dinasti messapici.
La necropoli di Tor Pisana (a sud dell'attuale centro storico di Brindisi)
ha restituito vasi protocorinzi della prima metà del VII secolo
a.C.
In chiave anti-tarantina deve intendersi lalleanza fra Brindisi
e Thuri testimoniata dal caduceo bronzeo del V secolo a.C. rinvenuto
durante la costruzione del piazzale adiacente la stazione cittadina.
Numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici nell'area della città
antica (tombe con ricchi corredi, epigrafi); rimane tuttavia improponibile
qualsiasi tentativo di ricostruire il tessuto abitativo della fase messapica,
dando per scontata la decontestualizzazione delle epigrafi utilizzate
come materiale di reimpiego. La Brindisi messapica intratteneva certamente
rapporti commerciali intensi con l'opposta sponda adriatica e con le
popolazioni greche dell'Egeo: tali rapporti sono documentati dai reperti
archeologici. I Romani vennero in contatto con la regione nel corso
delle guerre contro i Sanniti e contro Pirro tra il IV e il III secolo
a.C.. Per tutte le città della Puglia si preparava la conquista
da parte dei Romani, i quali ben presto si accorsero della posizione
strategica della regione che, con il porto di Brindisi, rappresentava
la via per la conquista dei Balcani e della Grecia. Brindisi, che era
stata conquistata nel 266 a.C., venne poi elevata al rango di municipio
e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana (240
a.C.). Il dominio romano favorì la realizzazione di importanti
infrastrutture e opere pubbliche. Dal II sec. a.C. Brindisi fu collegata
direttamente con Roma dalla Via Appia attraverso Taranto, Venosa e Benevento;
sotto Traiano si lastricò un tratto costiero, la Via Traiana,
che passava per Egnazia e Canosa e raggiungeva l'Appia a Benevento (il
viaggio da Roma a Brindisi via terra si effettuava in 13/14 giorni lungo
un percorso totale di 540 chilometri). Brindisi divenne cosi il principale
porto romano verso l'Oriente, sia come base navale per tutte le guerre
con la Macedonia, la Grecia e l'Asia minore, sia come importante centro
commerciale, in sostituzione di Taranto, la cui importanza era assai
diminuita dopo la conquista romana. Durante la seconda guerra punica
Brindisi rimase fedele a Roma, anche dopo la battaglia di Canne, e ciò
che le valse riconoscenza e onori. Ottenne da Silla nell'anno 83 a.C.
l'immunità - probabilmente in relazione all'istituzione di un
porto franco - che poi conservò per lungo tempo. Divenuto un
porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, molti romani
illustri transitarono da Brindisi: Cicerone, ospite di Lenio Flacco,
vi scrisse le Lettere Brindisine[9] ; a Brindisi arrivò Orazio
Flacco in occasione del suo esilio, accompagnato da Mecenate e vi morì
Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia; vi sbarcò Agrippina
con le ceneri di Germanico. Un evento importante interessò Brindisi
nel 49 a.C.: nel corso della Guerra civile, Giulio Cesare assediò
la città dove si era rifugiato Pompeo e ne ostruì il porto.
A Brindisi nel 40 a.C. Ottaviano e Marco Antonio si riconciliano (foedus
brundusinum). Brindisi rimase un florida e attiva città per tutto
il periodo imperiale romano, come è attestato da scrittori latini
che ci documentano sul traffico militare e commerciale che si svolgeva
nel suo porto. Plinio la menziona anche per la produzione a carattere
quasi industriale di specchi in bronzo; Varrone ne loda la coltivazione
della vite; Cassio Dione ricorda i venditori ambulanti di libri in lingua
greca. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Brindisi si avviò
verso un periodo di decadenza lungo ed inesorabile. Nei primi secoli
del Medioevo subì devastazioni durante la guerra greco-gotica
(535-553), fu poi sottomessa ai Longobardi che la tennero dal VII al
X secolo. Subì ripetuti assalti e saccheggi da parte dei Saraceni
e fu distrutta dall'imperatore Ludovico II nell'868. Fu ripresa dai
Bizantini ed ebbe probabilmente un vescovo greco; in un momento imprecisato
del dominio bizantino, il protospatario Lupo avviò un programma
di ricostruzione della città che ci è documentato solo
dalla iscrizione posta sulla base di una delle colonne monumentali del
porto. Restò un possesso bizantino sino alla conquista normanna.
La
città fu conquistata da Roberto il Guiscardo una prima volta
nel 1060 e poi, definitivamente, nel 1071. Fu dominio di Goffredo, conte
di Conversano, il quale proseguì l'opera di ricostruzione urbana
con la moglie Sichelgaita. Fu devastata dal re Guglielmo il Malo; divenne
città demaniale sotto Ruggero II e fiorì per cultura e
commerci. Il re Tancredi di Sicilia vi fece celebrare le nozze del figlio
Ruggero III e nella stessa cattedrale lo incoronò suo successore.
Il porto di Brindisi ritornò ad essere importante scalo per l'Oriente
e divenne il principale imbarco per pellegrini e crociati diretti in
Terra Santa. Nel 1199 Brindisi firmò un patto di alleanza commerciale
e politica con la repubblica di Venezia.
Federico
II di Svevia aveva una speciale predilezione per Brindisi che lui definì
in versi filia Solis: il 9 novembre 1225 nella Cattedrale di Brindisi
prese in moglie Jolanda di Brienne, erede della corona di Gerusalemme,
e dal porto brindisino partì nel 1227 per la Sesta crociata da
lui comandata. L'imperatore, che vi costruì un robusto castello
e un capace arsenale, concesse alla città molti privilegi e soprattutto
vi fece funzionare una delle due zecche del Regno.
Sotto
gli Angioini fu ingrandito il porto e restaurato il castello, ma fu
chiusa la zecca e la città ebbe poi a soffrire per le lotte dinastiche
e per le conseguenze della peste (1348-1349): sarà ripopolata
grazie a massicce immigrazioni di Slavi, Albanesi e Greci.
Sotto gli Aragonesi fu rafforzato il castello di terra, venne costruita
la fortezza dell'isola Sant'Andrea; ma per proteggere la città
Giovanni Antonio Orsini Del Balzo aveva inopportunamente ostruito il
canale del porto e aveva soffocata così la sua via marittima.
Per oltre tre secoli il porto di Brindisi si sarebbe ridotto ad uno
scalo di pescatori e approdo di piccolo cabotaggio. Brindisi fu anche
distrutta dal terremoto del 1456 e riedificata da Ferdinando I d'Aragona.
Dal 1496 al 1509 appartenne a Venezia e poi passò al dominio
spagnolo.
Sotto
gli Spagnoli aumentò la decadenza: il porto rimase abbandonato,
le acque attorno si erano impaludate e la città piombò
in una gravissima crisi economica e demografica; alle rivolte popolari
del 1554 e del 1647 i nuovi padroni risposero con la repressione. La
tremenda epidemia di peste che funestò il Regno di Napoli nel
1656 si fece sentire anche a Brindisi.
Con
la dominazione borbonica si ebbe un periodo di crescita economica: nel
1775, sotto Ferdinando IV di Borbone, fu riattivato per opera dellingegnere
Andrea Pigonati il canale d'uscita del porto interno (attuale Canale
Pigonati) e furono risanate le paludi adiacenti alla città. La
città fu così collegata con il nuovo sistema stradale
che veniva realizzato nel Regno e successivamente fu scelta come caposaldo
della linea ferroviaria adriatica, alla cui realizzazione attesero il
vecchio regno borbonico e il nuovo stato unitario. Con l'apertura del
canale di Suez nel 1869, Brindisi divenne il terminale europeo della
Valigia delle Indie: dal 1870 al 1914 fu il porto d'imbarco della principale
comunicazione tra l'Europa Occidentale e l'Oriente. La fama di Brindisi
quale porto capolinea dei collegamenti con l'India è ben espressa
ne "Il giro del mondo in ottanta giorni" pubblicato nel 1873
dal francese Jules Verne.
LE
DUE COLONNE ROMANE
Le colonne romane sono, da sempre, il simbolo della città di
Brindisi. Si è erroneamente ritenuto per lungo tempo che segnassero
il punto in cui terminava la Via Appia, in realtà fungevano da
riferimento portuale per gli antichi naviganti. Furono costruite forse
nel II secolo d.C. (o anche successivamente) con marmo proconnesio.
Oggi solo una colonna è integra ed è formata da otto rocchi,
per un'altezza complessiva di di 18,74 metri. Il capitello corinzio
composito è decorato con foglie di acanto, teste di divinità,
ed otto tritoni. Dell'altra colonna, crollata nel 1528, oggi è
rimasta solo la base e uno dei rocchi. La restante parte fu nel XVII
secolo "donata" dalla città di Brindisi a quella di
Lecce per essere utilizzata in piazza Sant'Oronzo a sostegno della statua
del patrono locale.
CASTELLO
SVEVO-ARAGONESE
Un monumento sicuramente degno di nota è il "castello Svevo",
detto anche "castello grande" o "castello di terra",
voluto da Federico II la cui pianta è trapezoidale e presenta
robusti torrioni quadrati. Per la sua costruzione furono impiegati materiali
dalle vecchie mura e di altri monumenti in rovina. All'originaria struttura
sveva, furono aggiunte 4 torri esterne ad opera degli Aragonesi. Abbandonato
dagli spagnoli, fu trasformato in penitenziario da Gioacchino Murat
nel 1813, e poi, dal 1909, è utilizzato dalla Marina Militare.
Il Castello fu base navale durante le due guerre mondiali, inoltre qui
fu ospitato nel 1943 il re Vittorio Emanuele III che trasformò
Brindisi in capitale d'Italia (10/9/43 - 11/2/44).
CASTELLO
ALFONSINO
Giungendo a Brindisi dal mare si ammira il "castello aragonese",
più conosciuto come "Forte a mare". Si tratta di una
costruzione realizzata a cominciare dal 1480 sull'isola di Sant'Andrea,
antistante il porto, da Ferdinando I d'Aragona per difendere della città
dagli attacchi provenienti dal mare. Il castello Aragonese è
formato da due sezioni: il Castello Rosso, nome dovuto al colore dei
suoi mattoni ricavati dalla pietra dell'isola, ed il Forte (XVI e XVII
secolo), adibito ad alloggio delle guarnigioni.
MONUMENTO
AL MARINAIO
, come viene chiamato dai Brindisini, è un monumento (1933-1934)
a forma di timone alto 53 m in pietra di càrparo (tufo compatto
dorato) che spicca sul porto della città.
Presenta alla base una cripta a forma di scafo e sull'altare la statua
della Vergine "Stella del Mare". Sulle pareti sono riportati
i nomi dei circa 6.000 marinai caduti nella Grande Guerra e i 33.900
marinai caduti della seconda guerra mondiale. Vi è conservata
anche la campana della corazzata "Benedetto Brin", che affondò
nel porto di Brindisi nel 1915.
CATTEDRALE
La Cattedrale di Brindisi fu eretta in stile romanico tra l'XI e il
XII secolo per volontà dell'Arcivescovo Bailardo e consacrata
da papa Urbano II. Oggi si presenta nel rifacimento settecentesco in
quanto fu riedificata dopo il terremoto[12] del 20 febbraio 1743 su
progetto dell'architetto Mauro Manieri. Al suo interno si possono ammirare
tratti del pavimento musivo originale (sec. XII), il coro in legno intarsiato
del Cinquecento e uno splendido altare settecentesco. La Basilica è
stata recentemente restaurata e riaperta al culto lo scorso 18 novembre
2007 alla presenza del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
Vaticano. Sulla destra della Cattedrale sorgono il Palazzo Arcivescovile
e il Palazzo del Seminario: il primo conserva tracce dell'impianto originario
medievale (bifora del XIII secolo); il secondo, realizzato nel 1720
circa su progetto di Mauro Manieri, ospita il Museo Diocesano e la prestigiosa
Biblioteca arcivescovile Annibale De Leo.
NUOVO
TEATRO VERDI
Teatro Comunale di Brindisi "Nuovo Teatro Giuseppe Verdi"
si trova nel centro storico della città e sopra ad un sito archeologico
di epoca romana visitabile per mezzo di una sopraelevazione. Il palcoscenico
è uno dei più ampi in Italia è largo 25,50 m, profondo
18 m e alto 20 m; il boccascena è largo 15 m e alto 6 m. La capienza
totale è di 1172 posti a sedere. Tutto il teatro è adeguato
alle esigenze delle persone disabili. Sul piano rialzato sono previsti
un bar, un foyer ed il guardaroba.
TORRE
GUACETO
A pochi chilometri da Brindisi, nel territorio del comune di Carovigno,
si trova Torre Guaceto, una Riserva Naturale WWF dello Stato la cui
estensione è di circa 1.200 metri quadrati e un fronte marino
che si sviluppa per circa 8.000 mt. L'area marina è rappresentata
da un rettangolo ideale, con una profondità media di 3.000 metri,
attraversata e divisa dalla Strada Statale 379. La riserva presenta
una natura incontaminata, infatti non sono ammessi mezzi a motori: è
visitabile solo a piedi o in bicicletta. Il Consorzio di Gestione è
stato costituito, dai Comuni di Brindisi e Carovigno e dall'Associazione
Italiana per il WWF for Nature Onlus, nel dicembre 2000 con la finalità
di gestire l'area protetta, sia terrestre sia marina denominata Torre
Guaceto, istituita con Decreto del Ministero dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio[13] e delle aree limitrofe ad esse connesse.
IL
PORTO
Il porto di Brindisi è un porto turistico, commerciale e industriale
e uno dei più importanti del mar Adriatico. Il traffico mercantile
concerne carbone, olio combustibile, gas naturale, prodotti chimici.
Il
porto si compone in tre parti:
* Il Porto Esterno: i cui limiti sono a Sud la terraferma, a est le
isole Pedagne, a ovest dall'isola Sant'Andrea e dal molo di Costa Morena
e, a Nord, dalla diga di Punta Riso.
* Il Porto Medio è formato dallo specchio di mare che si trova
prima del canale Pigonati, l'accesso al porto interno, il bacino a nord
forma le Bocche di Puglia.
* Il Porto Interno è formato da due lunghi bracci che toccano
il centro di Brindisi sia a nord che ad est, essi sono il "seno
di ponente" e "seno di levante".
Le
banchine di Costa Morena si sviluppano per 1.170 m, con profondità
di 14 metri e piazzali per 300.000 m². Lungo la diga di Costa Morena
(500 m) si sviluppa il sistema, a mezzo nastro e tubature, per lo sbarco
dei prodotti destinati all'alimentazione delle centrali elettriche di
Brindisi sud e nord. A Punta delle Terrare sono operativi 270 m di banchine
per il traffico ro-ro con possibilità di ormeggio contemporaneo
di cinque navi.