Bitonto
è una città di 56.253 abitanti della provincia di Bari,
conosciuta come la Città degli ulivi per gli estesi uliveti che
la circondano. La produzione olearia della città, da sempre legata
all'ulivo, ha origini antichissime. L'olio bitontino, infatti, era molto
rinomato già nel XIII secolo con Venezia, che lo valutava più
di ogni altro nella penisola italica. La produzione olearia, perfezionata
nel corso del XX secolo, costituisce ancora oggi la più importante
risorsa economica della città. Bitonto inoltre ha dato il nome
al cultivar locale Cima di Bitonto. Notevole è inoltre il centro
storico che presenta numerosissime chiese tra le quali spicca la cattedrale:
l'esempio più completo del romanico pugliese. Ci sono inoltre
palazzi rinascimentali quali il Palazzo Sylos calò, e il Palazzo
Sylos-Vulpano. Il 26 maggio 1734 Bitonto fu teatro della battaglia che
oggi porta il suo nome, combattuta tra i borboni e gli austriaci, che
portò definitivamente il regno di Napoli nelle mani degli spagnoli.
Il territorio comunale di Bitonto si estende per oltre 170 km2, dall'alta
Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico, e confina a nord con il comune
di Giovinazzo, a est con Bari, Modugno e Palo del Colle, a sud con Altamura
e Toritto e a ovest con Terlizzi e Ruvo di Puglia. Fino al 1928 il comune
aveva anche uno sbocco sul mare Adriatico, in quanto amministrava la
frazione di Santo Spirito, oggi quartiere di Bari. Il centro abitato
si trova sul primo gradino dell'altopiano della Murgia, ma il territorio
comunale nella parte occidentale, è decisamente collinare, raggiunge
un'altezza massima di 491 m s.l.m. e include il parco nazionale dell'Alta
Murgia. Il centro bitontino accoglie anche lama Balice (localmente nota
come La Majin), sito naturalistico e paesaggistico recentemente istituito
come parco regionale. La città di Bitonto possiamo considerarla
come tanti raggi che partono da un nucleo centrale (il centro storico).
Il nucleo antico della città, delimitato dalle mura, sorse su
un modesto rilievo di forma trapezoidale. La città era collegata
a Roma mediante la via Traiana che vi giungeva da Ruvo di Puglia e passava
per una delle cinque porte (Porta Robustina).
Le
vie del centro storico hanno andamento tortuoso, adattandosi alla conformazione
del terreno, e in alcuni casi terminano per fare spazio a delle scale.
Vi si trovano archi che ospitano dipinti a soggetto religioso ( ad esempio
"arco Pinto"). Caratteristiche sono le corti bitontine, tra
cui la "corte Fenice", dove nacque Tommaso Traetta.
Le
strutture più antiche presenti nel centro storico sono di origine
altomedievale mentre le più recenti sono state innalzate verso
la prima metà del Settecento. Nel cuore del centro storico la
cattedrale si affaccia sull'antistante e omonima piazza, dove si trova
la cosiddetta gloria dell'Immacolata, un obelisco che sorregge una statua
dell Immacolata. Ancora nel centro storico sono il teatro Traetta,
il torrione Angioino in piazza Cavour, la chiesa di San Gaetano, il
Palazzo Calò, la Porta Baresana e le mura cittadine.
Nel
XIX secolo, il lato est della città si trasformò in un
piccolo quartiere tagliato da via Traetta. Nella zona ottocentesca sorge
inoltre la chiesa del Crocifisso. Piazza Marconi segna il confine tra
il quartiere più recente e l' ingresso al centro cittadino.
L'attuale
zona centrale è anch'essa costituita in prevalenza da palazzi
ottocenteschi (tra cui il palazzo Louise-Pannone), disposti intorno
alla piazza Aldo Moro, dove si trova una statua di Tommaso Traetta.
Dalla piazza si dipartono le arterie principali della città:
corso Vittorio Emanuele II e via della Repubblica Italiana. Sul corso,
che si estende tra la porta Baresana e la Villa comunale, si affaccia
il Palazzo comunale, mentre la via, che si estende tra il torrione Angioino
e la basilica dei Santi Medici, è la principale strada commerciale,
dotata di portici.
La
chiesa dei Santi Medici segna il confine tra il centro e la parte settentrionale
della città e rappresenta il punto di riferimento e il monumento
più importante di quest'ultima zona. Qui si sviluppa la zona
artigianale, separata dal resto dell'abitato mediante la stazione della
Ferrotramviaria (linea Bari-Barletta).
Infine
la parte occidentale si sviluppa lungo la via Ammiraglio Vacca.
STORIA
Secondo la tradizione Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico
Botone, dal quale deriverebbe il nome. Altre ipotesi vedono l'origine
del nome di Bitonto da "Bonum totum" a significare la prosperità
del luogo. La presenza umana nel territorio risale all'epoca neolitica,
testimoniata dai ritrovamenti di manufatti (ceramica impressa) tra la
città e la costa e da insediamenti in grotte nella Lama Balice,
forse dovuti a gruppi umani provenienti dalla penisola balcanica approdati
circa 10 000 anni fa sulla costa. Un insediamento dell'età del
ferro è testimoniato presso un'ansa del torrente Tiflis, nella
lama. La città fu un importante centro peuceta. Successivamente
divenne colonia greca sotto l'influenza di Taranto, come testimoniano
le monete del V secolo a.C. rinvenute nel centro storico, che riportano,
l'effigie dell'eroe tarantino Falanto. La città era comunque
rimasta autonoma, come testimoniano altre monete della stessa epoca,
che presentano la legenda in caratteri greci "BITONTYNON"
. Una necropoli risalente al IV-III secolo a.C. è stata inoltre
rinvenuta nell'attuale centro urbano. In epoca romana fu municipio.
Un tempio dedicato a Minerva doveva collocarsi su uno sperone che domina
il Tiflis. La città era attraversata dalla via Traiana nel punto
in cui quest'ultima si ramificava in due: la mulis vectabilis via per
Peucetios citata da Strabone, che passava per Celiae, Rudiae e Norba
e la via Minucia Traiana, passante per Barium. Le due vie poi si riunivano
ad Egnazia. Fu stazione di sosta menzionata nell'Itinerarium burdigalense,
nell'Itinerario antonino, nella cosmografia ravennate, nella Tavola
teodosiana e nella Tavola Peutingeriana. Fu inoltre citata da Marco
Valerio Marziale, da Sesto Giulio Frontino e da Plinio il Vecchio. Quest'ultimo
fa riferimento al nome degli abitanti. Gli scarsi documenti di epoca
longobarda lasciano presupporre che Bitonto abbia attraversato un periodo
di declino. Al V-VI secolo risalgono i resti di una chiesa rinvenuti
negli scavi sotto l'attuale cattedrale. Nel 975 il catapano bizantino
Zaccaria sconfisse presso Bitonto i Saraceni e uccise il loro capo,
Ismaele; nel 1010 la città fu teatro della rivolta di Melo di
Bari contro i Bizantini. Sotto il dominio normanno, alla fine del X
secolo si ebbe una fioritura cittadina: la presenza della sede vescovile
è attestata dal 1089. Con Federico II fu sede amministrativa
per la raccolta delle imposte e rimase nel XIII e XIV secolo nell'ambito
del regio demanio, ossia alle dirette dipendenze della corona. Il 29
Settembre 1227 inoltre, Bitonto fu teatro della scomunica, da parte
di papa Gregorio IX, di Federico II accusato di essere sceso a patti
con il sultano al-Malik al-Kamil.
Già nel Duecento iniziarono le dispute di confine con Bari per
il possesso di Santo Spirito, sulla costa. Nel 1265 il confine venne
fissato all'Arenarum, tra Palese e Santo Spirito, ma il conflitto continuò
ancora nei secoli successivi. Nel 1412 fu possesso feudale di Giacomo
Caldora, duca di Bari, e nel corso dello stesso secolo passò
quindi ai Ventimiglia, agli Orsini, agli Acquaviva d'Aragona e ai Cordoba.
Nel 1551 la città riacquistò la propria autonomia, versando
al duca di Sessa e alla corona spagnola una somma di 66 000 ducati.
Gli statuti cittadini furono redatti nel 1565. La disputa di confine
con Bari per il possesso di Santo Spirito, iniziata nel XIII secolo
riprese vigore in quegli anni: nel 1527 Bona Sforza, duchessa di Bari,
aveva dichiarato "zona promiscua" il territorio tra Modugno
e il mare. Il conflitto riprese in seguito tra l'"università"
di Bitonto e quella di Bari: il consiglio di Napoli nel 1584 fissò
nuovamente i medesimi confini del 1265. Nel Seicento fu la seconda città
di Puglia dopo Lecce e visse una fioritura culturale, con la bottega
di pittura di Carlo Rosa, l'"Accademia degli Infiammati",
il musicista Tommaso Traetta, il matematico Vitale Giordano e Nicola
Bonifacio Logroscino, attore dell'opera buffa. Nel 1647 vi furono moti
insurrezionali del popolo contro la nobiltà frenati solo dal
conte di Conversano.
Il 26 maggio 1734, durante la guerra di successione polacca, nel campo
di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone vi sconfisse gli
Austriaci nella battaglia di Bitonto, assicurando ai Borboni il possesso
del Regno di Napoli. Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo
Rogadeo fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia
e in seguito, senatore del regno: come sindaco della città, tra
il 1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici",
un "gabinetto di lettura" e una "scuola serale di disegno",
oltre che occuparsi della viabilità e accessi ferroviari. Nel
1893 avvenne l'uccisione di un delegato della finanza e nella vita politica
cittadina si sviluppò il movimento socialista. In seguito ebbero
rilevanza le figure del cattolico Giovanni Ancona Martucci e del vescovo
Pasquale Berardi e ancora di Giovanni Modugno, aderente alla corrente
politica di Gaetano Salvemini, tra il 1911 e il 1919. Nel 1928 la frazione
di Santo Spirito, unico accesso alla costa, e oggetto di dispute di
confine tra le due città sin dal XIII secolo, passò al
comune di Bari insieme a parte del territorio circostante, per un totale
di circa 16 km2. Nel 1984 la città fu visitata da papa Giovanni
Paolo II.Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo Rogadeo
fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia e in
seguito, senatore del regno: come sindaco della città, tra il
1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici", un
"gabinetto di lettura" e una "scuola serale di disegno",
oltre che occuparsi della viabilità e accessi ferroviari.
CATTEDRALE
La cattedrale di Bitonto, dedicata a San Valentino, in stile romanico
pugliese, è stata innalzata nel cuore del centro storico tra
l'XI e il XII secolo, su modello della basilica di San Nicola di Bari.
Come tutte le chiese pugliesi anche la cattedrale di Bitonto è
stata rivestita nel XVIII secolo da stucchi e decori barocchi, ma l'aspetto
originario venne ripristinato nel corso dei restauri ottocenteschi.
La facciata si presenta tripartita da lesene su tutta l'altezza. Dei
tre portali, quello centrale ha una ricca decorazione con scene del
Nuovo Testamento ed è fiancheggiato da due grandi grifoni di
pietra che tengono una preda fra gli artigli. Un intreccio di decorazioni
vegetali riempie invece l'architrave, che è sormontato da un
pellicano, uccello che, nella leggenda, offre il suo cuore ai figli
affamati, e simboleggia pertanto la generosità della Chiesa.
Il registro superiore della facciata è ornato da quattro bifore
e da un rosone a sedici bracci, inquadrato da un edicola arcuata con
sovrarco sormontato da una sfinge e fiancheggiato dalle sculture di
due leoni. Il fianco meridionale che si affaccia sulla piazza presenta
un loggiato formato da sei esafore, con colonnine e capitelli scolpiti
con protomi (teste) umane tutte differenti tra loro. L'ultimo dei portali
che si aprono nelle arcate del fianco della cattedrale è detto
Porta della scomunica: da qui papa Gregorio IX scomunicò infatti
Federico II accusandolo di essere sceso a patti con il sultano Al Kamil
durante la crociata del 1227.
L'interno, con pianta a croce latina, è diviso in tre navate,
ciascuna terminante con un'abside semicircolare. La navata centrale
è separata dalle altre, da arcate poggianti su colonne. Navata
centrale e transetto sono coperti con un soffitto piano in legno a decorazione
policroma, mentre quelle laterali, sormontate da matronei, sono coperte
con volte a tutto sesto.
Sul lato destro della navata centrale si trova un ambone riccamente
scolpito, dove sono raffigurati un uccello, forse un grifone, e gli
imperatori svevi: Federico I Barbarossa, Enrico VI, Federico II e il
figlio Corrado. L'iscrizione ( HOC OPUS FECIT NICOLAUS/SACERDOT ET MAGISTER
ANNO MILLESIMO/DUCENTESIMO VICESIMO/NONO INDICTIONOS SECUNDE) lo attribuisce
al prete Nicola, che partecipò anche alla costruzione del campanile
della cattedrale di Trani e lo data al 1229. Il pulpito in marmo venne
realizzato da Gualtiero da Foggia nel 1240 e presenta frammenti scultorei
di grande qualità.
Sotto l'attuale chiesa si trova una chiesa paleocristiana che conserva
i resti di una chiesa precedente (V-VI secolo). Gli scavi hanno portato
alla luce affreschi e altre decorazioni interne databili tra il IX e
il XII secolo. Sono stati ritrovati inoltre sculture e mosaici. La cripta
è coperta da volte a crociera, con archi sostenuti da 36 colonne
con capitelli decorati. I pavimenti della chiesa più antica,
a causa della sua lunga frequentazione, subirono diversi restauri, uno
dei quali ne comportò il rifacimento in grandi tasselli calcarei.
È stato rimesso in luce un antico mosaico rappresentante un grifone,
risalente all'XI secolo, la cui doppia natura (corpo di leone e testa
di aquila) simboleggia la natura umana e divina di Cristo.
Negli scavi sono stati rimessi in luce anche reperti di epoca precristiana,
tra cui alcune ceramiche protostoriche e delle monete di epoca romana.
SAN
FRANCESCO
La chiesa, in stile gotico, risale al 1283 e sorge laddove un tempo
doveva essere situata una fortificazione romana. La facciata presenta
due lesene. Il portale è rettangolare e culmina con un arco a
sesto acuto gotico, sormontato sul registro superiore da una trifora.
All' interno si conserva un affresco raffigurante la Vergine.
La fondazione della chiesa si deve a Sergio Bove col permesso di Carlo
I d'Angiò. Nel 1286 la chiesa venne consacrata dal vescovo Leucio.
L'adiacente convento nel 1734 fu utilizzato come ospedale durante la
battaglia di Bitonto e venne chiuso in seguito al decreto di Gioacchino
Murat nel 1809. Nel 1842 la chiesa subì rifacimenti riguardanti
soffitto, altari e sostegni e nel 1866 venne chiusa al culto. Fu restaurata
nel 1993, recuperando la pavimentazione, l'altare e alcuni dipinti.
EDIFICI
STORICI
Il Palazzo Sylos-Vulpano Oggi monumento nazionale,[20] è noto
per le decorazioni del cortile interno. Fu costruito nel 1445 per volere
di Giovanni Vulpano, riutilizzando una precedente torre medioevale,
i cui resti sono stati recentemente rinvenuti in corrispondenza del
loggiato. La torre era stata forse costruita intorno al 1156, quando
Goffredo Vulpano giuse a Bitonto per sfuggire alle devastazioni di Guglielmo
il Malo. Secondo la data incisa sul portale l'opera è da ritenersi
completata solo nel 1501. Fino al 1734 il palazzo fu in possesso dei
Vulpano, e solo dopo l'estinsione di questa famiglia, passò ai
Sylos con i quali i Vulpano erano imparentati.
Sebbene
il palazzo sia stato terminato agli inizi del XVI secolo, segue lo stile
rinascimentale toscano del secolo precedente, in particolare nell'impostazione
del cortile quadrangolare centrale. La facciata presenta un andamento
più irregolare, dovuto anche all'adattamento al pendio naturale
del terreno.
Nel
cortile si trova una loggia decorata con pannelli scolpiti che celebrano
le virtù civiche della famiglia Vulpano (Annibale Vulpano è
raffigurato insieme a Scipione e Antonio Pio Vulpano con l'imperatore
Nerone). Vi si trovano inoltre una scena con il mito di Orfeo e una
con mostri marini. Il portale d'ingresso mostra invece lo stile tardo-gotico
aragonese. L'androne è coperto da una volta a botte.
Un'epigrafe
nella loggia testimonia le relazioni commerciali intrattenute dai Vulpano
con altre importanti casate italiane. È inoltre presente uno
stemma della famiglia Vulpano, cui si aggiuse più tardi quello
della famiglia Sylos, quando questa acquistò il palazzo.
L'interno
fu rifatto e della struttura originaria rimangono solo i piani superiori.
In epoca successiva l'edificio ha subito aggiunte che hanno occupato
spazi originariamente all'aperto. Disabitato dal 1979, non è
in buono stato di conservazione.
Palazzo
Sylos-Calò
In stile tardo-rinascimentale, fu fatto costruire da Giovanni Alfonso
Sylos nella prima metà del XVI secolo per esaltare la ricchezza
e la nobiltà del casato. L'esterno del palazzo fu costruito nel
1529, mentre il loggiato e gli spazi interni vennero completati solo
nel 1583. Il palazzo si erge sui resti di una chiesa donata a Francesco
Saverio Sylos.
La facciata che dà sulla strada presenta un aspetto più
irregolare, a causa dell'adattamento all'andamento della via. Il loggiato
è realizzato su due livelli. Il grande portale d'ingresso, che
ricorda quello del Palazzo De Ferraris-Regna, dà direttamente
sul cortile porticato; è in stile tardorinascimentale, ed è
inquadrato da due lesene, con due effigi imperiali sotto il cornicione.
Il cortile interno, più regolare della facciata, ha una pianta
quadrangolare. Il suo porticato si erge su otto colonne con capitelli
tutti diversi fra loro. L'androne, come negli altri palazzi bitontini,
è coperto da volte ribassate con lunette e presenta colonne lisce
con capitelli corinzi, ripresi dal rinascimento fiorentino.
I vani del piano terra presentano volte a botte o a crociera. È
presente una torre cilindrica, forse adibita originariamente a torre
di avvistamento e difesa. La loggia che si affaccia su piazza Cavour
offre l' espressione più ricca del Rinascimento pugliese.
Il palazzo, attualmente in restauro, ha subito significative lesioni
strutturali, mentre il danneggiamento delle coperture ha determinato
l'infiltrazione di acqua che ha favorito la proliferazione di vegetazione
soprattutto sulla parte inferiore dei muri.
Palazzo
De Ferraris-Regna
Il nucleo originario risale al XIV secolo e fu realizzato dai De Ferraris,
nobile familia genovese che si stanziò nel XIV secolo a Bitonto[22].
Anticamente il palazzo si estendeva fino all'"arco pinto".
Tra il 1586 e il 1639 fu ricostruito per volere della famiglia Regna
(giunta a Bitonto nel XIII secolo con Paolo Regna, preso in ostaggio
a Milano da Federico II).
Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico poggianti
su un semplice basamento. I loggiati interni sono realizzati in epoche
diverse: il primo piano e il cortile risalgono al XIV secolo, mentre
il piano superiore è più recente. Le finestre sono state
trasformate in seguito in balconi. Il portale è in stile tardorinascimentale,
con la data (1586) incisa sul portale stesso. gran parte della struttura
De Ferraris è andata distrutta ed oggi ne rimangano solo alcune
arcate.
Palazzo
De Lerma
Fu fatto costruire accanto alla cattedrale, in un'area precedentemente
inclusa nelle proprietà del vescovo nel XVI secolo, da Girolamo
De Lerma, duca di Castelmezzano e appartenente ad una famiglia giunta
in Italia dalla Spagna verso il 1500. Sulla sua destra preesisteva la
chiesetta della Santa Maria della Misericordia,[23] della quale si conserva
il portale principale (risalente al 1586) con, sulla parte superiore,
una scultura in pietra della Vergine.
Il palazzo è coronato da un ricco cornicione ed è in stile
rinascimentale anche se successivamente vi furono delle trasformazioni
e delle aggiunte in stile barocco, cui seguì l'aggiunta dei balconi
nel XVIII secolo. La facciata del palazzo è prospiciente con
il sacrato della cattedrale e tra di essi vi è una suggestiva
loggia cinquecentesca di stile rinascimentale, posizionata ad angolo.
Torrione
Angioino
torre cilindrica del XIV secolo. Ha un'altezza che supera i 24 m e un
diametro di circa 16. Si divide in tre livelli sovrastanti i sotterranei
che, grazie a cunicoli e gallerie, collegavano il torrione con le altre
venticinque torri all'esterno delle mura. La sua esistenza è
accertata solo nel 1399 in un documento della regina Margherita, consorte
del re di Napoli Carlo III.
Venne utilizzata come torre di avvistamento e di difesa ma ben presto
i sui sotterranei vennero adibiti a luogo di detenzione. Nel 1503 il
duca di Nemours lo definiva più forte della torre di Bruges e
Montemar lo citò tra i luoghi più forti del Regno di Napoli.
Dotata di mura spesse quasi 5 m è attualmente soggetta a lavori
di restauro e riqualificazione, che stanno riportando alla luce l'originario
fossato e ne permetteranno l'utilizzo come sede museale.
Mura
le mura cittadine sono dotate di torri normanne a base quadrata, ed
altre torri cilindriche di poco successive. Delle cinque porte originarie
(Pendile, Nova, Robustina, La Maja e Baresana), restano solo porta La
Maja che deve il suo nome al torrente cui si affacca, e porta Baresana,
così chiamata perché è rivolta verso Bari. A quest'ultima
sono state aggiunte una statua dell'Immacolata Concezione e due orologi.
Tempio
di Minerva
A Minerva, che veniva considerata dea protettrice non solo di Bitonto
ma di molte altre città appule e italiche, veniva attribuito
il dono dell'ulivo alla città. Il tempio era situato sulla via
Traiana dov'è ora situata la chiesa di San Pietro in Vincoli.
La presenza del tempio in quel periodo è confermata da una lastra
di pietra cubica, del periodo romano, incastonata fra le mura della
sacrestia dell'attuale chiesa.
MUSEI
Museo Diocesano
Oggi si trova nella Curia vescovile, ma ne è previsto il trasferimento
presso l'ex seminario di San Francesco della Scarpa. La struttura, articolata
su due livelli e dotata di un giardino pensile, ospiterà oltre
2500 pezzi e sarà il museo diocesano più grande del mezzogiorno.[24]
Museo
civico "G. D. Rogadeo"
Venne istituito nei primi anni '60, prendendo il nome dal palazzo che
lo ospita, il seicentesco palazzo Rogadeo, sede anche della biblioteca
comunale. Vi sono esposti soprattutto reperti archeologici di epoca
greco-romana rinvenuti nel territorio bitontino, un monetario, sculture
e dipinti del XVII-XVIII secolo. Al pian terreno vi è la pinacoteca
che conserva opere di artisti pugliesi dell'ottocento, della donazione
Cuonzo.
Museo
e pinacoteca "Monsignor Aurelio Marena"
Creato tra il 1969 e il 1970, il museo è ospitato dalla curia
vescovile, in dialetto Cretigghie de menzegnaure, ovvero Cortile del
monsignore (il vescovo). Custodisce opere di arte sacra, tra cui un'icona
lignea della Vergine Odegitria del XIII secolo, un presepe in pietra,
gli affreschi della chiesa di San Leucio, un crocefisso del XIV secolo
di scuola umbra, il dipinto con l' Adorazione dei pastori, di Marco
Pino, del 1576, una Flagellazione di pittore locale, della prima metà
del XVIII secolo, paramenti liturgici (stole ricamate in oro zecchino)
e un lapidario con elementi decorativi di Architettura romanica (tra
cui un pluteo a tarsie e un capitello a racemi).
Museo "De Palo-Ungaro"
Raccoglie reperti pre-romani rinvenuti nel territorio comunale. Il museo
offre un quadro molto dettagliato su quella che fu la civiltà
Peuceta e la vita culturale della città in quel periodo storico.
MANIFESTAZIONI
La devozione per i Santi Medici Cosma e Damiano si può far risalire
al IX secolo, quando giunsero a Bitonto le reliquie delle braccia dei
taumaturghi. I festeggiamenti, che iniziano il 26 settembre con una
novena di preghiera, culminano la terza domenica di ottobre, con una
processione che dura l'intera giornata. La processione inizia con l'uscita
delle statue dal santuario: dopo aver passato il portale della chiesa
con una certa lentezza, le statue sono accolte con un lungo applauso
e vengono liberate stormi di colombe e palloncini che volano sulla piazza
antistante. La processione termina in serata con l'ostensione delle
reliquie e la messa solenne nel santuario, celebrata dall'arcivescovo.
Molti
fedeli residenti nei centri vicini, per devozione raggiungono Bitonto
a piedi. Moltissimi raggiungono i piedi delle statue che vengono baciate.
Alcuni seguono la processione con lo sguardo rivolto alle statue dei
santi e camminando all'indietro; tra questi ce ne sono alcuni che portano
lungo l'intero percorso pesanti ceri, alti anche 2 m e del diametro
di 50 cm, camminando scalzi. Questi ultimi, che si posizionano davanti
alle statue (dietro l' intera folla), accompagnano alcuni gruppi di
partecipanti che cantano la devozione ai due santi. In particolare c'
è un uomo che canta le strofe e altri gruppi di partecipanti,
sparsi per l' intera folla, che lo accompagnano con un ritornello (la
voce arriva tramite particolari megafoni posti a una certa distanza
l'uno dall' altro). Senza mai fermarsi, neanche quando la voce li viene
a mancare questa persona canta per tutta la durata della processione.
Durante la festa si tiene inoltre una fiera tradizionale. Cibi tipici
di questa occasione sono focaccia e sedano (fêcazze e äcce).
Nel
1993 è stata istituita la fondazione "Opera dei Santi Medici
Cosma e Damiano di Bitonto", per dare maggiore sviluppo alle attività
di volontariato medico-sanitarie e di assistenza per gli indigenti,
iniziate già dal 1986 ad opera di circa 150 volontari (mensa
per i poveri, ambulatorio gratuito, casa di accoglienza per i senza
tetto, centro di ascolto, ospitalità per i profughi). L' ultimo
obiettivo raggiunto è stata la costruzione di un hospice. Questa
struttura, entrata in funzione recentemente (l'8 luglio del 2007, data
di inaugurazione) ospita un centro di cure palliative (globali) per
malati terminali.[25]
Riti
della Settimana Santa [modifica]
La
settimana santa è un rito importantissimo a Bitonto. Non si sente
in città che arriva la Pasqua se non si fanno i sepolcri (re
sêbbùlche, in dialetto bitontino) ma soprattutto se non
si celebra la classica processione del venerdì santo. Ecco sotto
riportati le principali manifestazioni della settimana santa.
Mercoledì
Santo [modifica]
Le
due bande cittadine più importanti (Tommaso Traetta e Pasquale
La Rotella) percorrono le vie del centro storico cittadino. La tradizione
vuole che le due bande simboleggiano Gesù e Maria. Come Maria,
secondo la Bibbia non riesce mai a trovare suo figlio Gesù, così
le due bande non dovranno mai incontrarsi.
Giovedì
Santo [modifica]
Il
giovedì Santo è destinato alla visita dei sepolcri che,
secondo la tradizione bitontina è necessario visitarne almeno
sette. Particolare attenzione deve rivestire la visita ai sepolcri della
chiesa del Purgatorio.Verso le 5,30 vi è l' esecuzione delle
marce tradizionali. Un'ora dopo vi è invece l'esecuzione delle
marce funebri. Entrambi i concerti sono svolti presso piazza Cattedrale
e piazza Cavour, nel centro storico.
Con
l'avvio delle marce funebri si apre la chiesa del Purgatorio per la
visita ai Sepolcri e alle statue che saranno portate in processione
il giorno seguente. Verso mezzanotte arriva alla chiesa del Purgatorio
il Trofeo del Legno Santo.
Venerdì
Santo [modifica]
Il
venerdì santo si tiene la "processione dei Misteri".
Al tramonto, dalla chiesa del Purgatorio escono tre statue, raffiguranti
Cristo Morto, il Legno Santo e la Madonna Addolorata. Le statue percorrono
tutto il centro storico a passo lento: i portatori non vogliono che
rechino ancora sofferenze al Cristo e ritornano nella chiesa solo all'alba
del sabato Santo. Alla processione partecipano tutte le confraternite
della cittadina, che aprono la processione sfilando con gli stendardi,
accompagnate dal suono di flauti, tamburi e trombe della banda cittadina
che offre le marce funebri del maestro Pasquale La Rotella, e preceduti
da un suonatore di pifferi che apre la processione. La prima ad avanzare
è la Confraternita Maria SS del Suffragio, la più importante
nell' organizzazione rituale.
Segue
la "culla" (in dialetto: la nach) del Cristo Morto, realizzata
a Napoli nel 1880 da Raffaele Vitolo: in legno intarsiato rosso adornato
di putti e fiori dorati che sorreggono la statua del Cristo morto. È
quindi il turno della statua della Madonna Addolorata. Con il viso rivolto
a terra e gli occhi straziati è vestita di pizzo nero e mantiene
un fazzoletto fra le mani. La statua dell' addolorata è la più
pesante di tutte, è arricchita con rose rosse ai suoi piedi e
illuminata da 111 candele (posti in duplice fila intorno alla statua)
che, insieme a fiaccole disposte sui due lati delle vie, costituiscono
le uniche fonti di luce lungo il percorso della processione: le luci
cittadine interessate da tale percorso infatti, vengono appositamente
spente.
L'Addolorata
è seguita inoltre da una copia della Sacra Sindone realizzata
nel 1646 e da due schegge del Sacro Legno della Croce[26] una delle
tre parti (le altre due si troverebbero a Roma e a Gerusalemme) in cui
era sata divisa la santa croce che, secondo la tradizione, Elena, madre
dell' imperatore Costantino, era riuscita a prelevare a Gerusalemme.
Queste schegge furono donate dall'arcivescovo di Siponto e Manfredonia
nel 1711 e sono racchiuse da una grande croce d'argento e cristallo,
a sua volta inserita in un trofeo floreale che ogni anno cambia tema;
rimane sempre quel dettaglio che i bitontini conoscono bene: è
il forte odore d'incenso che ne precede l'arrivo. A chiudere la processione
è il sindaco che, sempre per rispettare la tradizione, è
l'ultimo nella lunga folla di partecipanti.
IMMACOLATA
CONCEZIONE
La festa si svolge nei giorni 25, 26 e 27 maggio ed è legata
al miracolo occorso nel XVIII secolo, durante la battaglia di Bitonto.
Bitonto
era coinvolta nella guerra per il possesso del Regno di Napoli, conteso
tra austriaci e spagnoli. Il principe di Belmonte, comandante dell'esercito
austriaco, aveva radunato le proprie forze presso Bari, dove decise
di disporre le difese non alle porte della città, priva di difese
naturali, ma a Bitonto, avvantaggiata dal vallone della lama Belice.
Nonostante questo accorgimento, gli austriaci vennero ugualmente sconfitti.
All'alba
del 26 maggio 1734 il generale Montemar, comandante dell'esercito spagnolo,
meditava di saccheggiare Bitonto per punirla della sua fedeltà
al nemico: l'esercito spagnolo stava per mettere a ferro e fuoco la
città, quando al generale apparve lImmacolata Concezione
che gli intimò di «non oltraggiare questa città,
perché è la pupilla dei miei occhi ed i cittadini sono
figli miei».
In
seguito all'evento miracoloso l'Immacolata, già venerata in città,
fu dichiarata patrona di Bitonto. Il nuovo re del Regno di Napoli, Carlo
di Borbone nominò Montemar duca di Bitonto e in memoria del miracolo
fece erigere sul luogo del campo di battaglia, oggi Piazza XXVI Maggio
1734, un obelisco alto 18 metri e a base quadrangolare, noto come Obelisco
Carolino.
Durante
la festa il quadro raffigurante il miracolo viene esposto sulla "Porta
Baresana".
Altre
feste religiose
* Festa di Sant'Antonio da Padova
* Festa di San Francesco da Paola
* Festa di Sant'Anna
* Festa di Maria S.S. del Monte Carmelo
* Festa di Santa Lucia
* Festa liturgica di San Gerardo Maiella,sita nel Monastero Benedettino.