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Castellazzo
Bormida è un comune di 4.654 abitanti in provincia di Alessandria,
nella pianura tra l'Orba e la Bormida. Il territorio di Castellazzo Bormida
ha una superficie di 45,19 km2. L'altezza del comune è compresa
tra 90 e 132 m s.l.m.. Il palazzo comunale è ad un'altezza di 104
m s.l.m. Il comune confina a nord con il comune di Alessandria, a est
con i comuni di Frugarolo e Casal Cermelli, a sud con i comuni di Predosa
e Castelspina ed a ovest con i comune di Gamalero, Frascaro, Borgoratto
Alessandrino e Oviglio. Il centro abitato ricopre una piccola parte rispetto
al territorio comunale. Il
comune possiede solo una frazione, Fontanasse che viene considerata mezza
in quanto l'abitato è tagliato dal confine tra Castellazzo Bormida
e Casal Cermelli. Il territorio è costellato da moltissime cascine
dislocate su tutto il territorio. Molte cascine, grandi e lontane dal
centro abitato, sono diventate nella storia quasi frazioni con chiesa
annessa. Le cascine videro l'ultimo ripopolamento nei primi anni dell'immigrazione
dal Veneto e dal meridione diventando centri molto popolosi.
MANIFESTAZIONI
Motoraduno
Il motoraduno internazionale Madonnina dei Centauri si tiene tutti gli
anni durante la II settimana di luglio, in collaborazione con il comune
di Alessandria. L'evento fu ideato dal farmacista castellazzese Marco
Re. Curiosità: il primo motociclista di ogni paese entra, per seguire
la funzione religiosa, in chiesa con il motore acceso e il motociclista
che ha percorso più chilometri per giungere a Castellazzo Bormida
viene premiato.
Galleria
Gamondio
Nata nel 1968, è una collettiva d'arte contemporanea che si svolge
nelle settimane centrali dela festa del paese. La collettiva fino al 2006
è stata organizzata al pian terreno delle scuole medie. Dal 2006
la galleria non ha ancora trovato una sistemazione definitiva: nel 2006
è stata organizzata presso la canonica di San Martino, nel 2007
presso la chiesa di Santo Stefano e nel 2008 presso l'oratorio di San
Nicola. Dal 2007 la galleria ospita le opere realizzate durante l'estemporanea
di pittura organizzata dal comune.
Palio
dell'oca
Il Palio dell'oca è una manifestazione folkloristica che viene
organizzata ogni anno la III domenica di settembre. Viene svolto in piazza
Vittorio Emanuele II (la piazza centrale), dove con delle balle di paglia
vine creato un percorso a forma di "U" dove vengo fatte correre
le oche. Durante il palio vengono anche disputati dei giochi tra i vari
partecipanti dei rioni quali: il tiro alla fune, l'ago nel pagliaio ecc.
I rioni che parteciperanno alla XXIII edizione sono:
Borgo
San Carlo
Bruera Santo Stefano
Contrada Grande
Gattara-Torrione
Madonnina
Ponte Borgonuovo
Ponte San Michele
San Sebastiano
Mostra
Mercato della zucca
La Mostra Mercato della zucca è l'ultima manifestazione del settembre
castellazzese. Nata nel 1992, viene organizzata ogni anno per elogiare
uno dei prodotti tipici castellazzesi, la zucca. Durante la manifestazione
i produttori locali organizzano un'esposizione dei loro prodotti e vengono
preparati diversi piatti a base di zucca che possono essere degustati
durante la manifestazione.
Settembre
Castellazzese
Il settembre castellazzese è il contenitore di tutte le manifestazioni
della festa del paese. Ha inizio alla fine di agosto con la conferenza
stampa, nella quale viene presentato ufficialmente il programma dei festeggiamenti,
ed ha termine con la mostra mercato della zucca.
ORIGINI
Il documento più antico in cui si trova citato Gamondio, come corte
regia, è del 938 (937) d.C. In questo diploma la regina Berta riceve
dagli imperatori Ugo e Lotario varie zone tra cui la corte regia di Gamondio.
Prima di questo diploma ci sono solo congetture ed ipotesi (origine romanica),
oltre alla frase molto lusinghiera del monaco Jacob di Acqui. Gamondio
è corte regia quindi proprietà imperiale diretta, ma con
sicura presenza di terreni e di uomini liberi. Nel gennaio 1106 con un
documento redatto nella Parrocchia di San Martino, si ha la prima traccia
di Gamondio come libero comune e nel 1146 stipula con la Repubblica di
Genova un patto commerciale molto importante. È il periodo di maggior
splendore per Gamondio. Nel 1155 le milizie di Gamondio si uniscono con
Federico I Barbarossa per assediare nel 1158 Milano. Le alleanze si cambiano
in pochissimo tempo e solo dieci anni dopo Gamondio insieme a Marengo
e Borgoglio, e con l'aiuto economico di Genova, si ritrovano nella zona
di Rovereto per fondare una città in onore di papa Alessandro III,
avversario del Barbarossa.
Nel
XII secolo esistono notizie per almeno diciassette chiese nel territorio
di Gamondio, e tra queste molte vengono riprodotte nella nuova città
in costruzione; tra le più importanti San Martino, Santa Maria
dei Campi, San Giacomo, Sant'Andrea. Per la centralità della sua
posizione, il borgo offre almeno tre "ospedali" per il conforto
dei pellegrini: il convento probabilmente presente alla Santissima Trinità
da Lungi, sulla via romana detta Æmilia Scauri, l'ospedale di San
Ranieri a Cantalupo, e l'ospedale di San Lazzaro, fondato da membri dell'omonimo
ordine militare assistenziale.
Con
il passare degli anni si inizia a confondere nei documenti ufficiali il
toponimo di Gamondio, usato sia per il comune che per un quartiere di
Alessandria. Dal XIV secolo con il toponimo Gamondio si indicherà
il territorio e con Castellacium il centro abitato, dopo poco il toponimo
Gamondio rimarrà alla città e a tutto il territorio di Castellazzo
verrà dato il toponimo di Castellacium, derivato sicuramente dalle
varie rovine di fortificazioni presenti nel comune.
Dopo
alcuni anni di rapporti non proprio pacifici, entra nell'orbita della
nuova città; viene istituito il Contado di Alessandria, sorta di
consorzio ammistrativo-commerciale di cui Castellazzo rimarrà esponente
principale fino all'estinzione nel XVIII secolo.
Nel Trecento le chiese sono attestate in numero almeno pari a ventitré.
Nel 1437 il borgo viene infeudato dai Visconti a Vitaliano Borromeo. Il
feudo rimase nell'orbita di Milano fino alla morte di Francesco II Sforza,
nel 1535. Dopo il controllo milanese, inizia la dominazione spagnola che
durerà 146 anni. Nel 1707 la zona di Castellazzo passa sotto Casa
Savoia e nel 1778, morto l'ultimo feudatario senza figli, Castellazzo
passa alle dirette dipendenze della casa regnante.
Nel
1863 il paese assume con regio decreto la denominazione attuale.
Ottocento e metà Novecento vedono l'affermarsi di attività
artigianali legate all'industria serica (molte le filande funzionanti
nel paese) e all'edilizia, partendo dalla costruzione diretta di fornaci
(sistema Hoffman) per la materia prima dell'epoca, i mattoni.
All'epoca della Rivoluzione francese a Castellazzo erano in funzione già
tre filande, nel 1850 si arrivò a undici stabilimenti, nel 1880
si consolidarono le tre aziende dei fratelli Boidi, Pistarini, Ricagni.
La produzione serica locale era particolarmente pregiata per lucentezza
e qualità. Si contavano due milioni di mori-gelsi (Mario Prati:
Tesi di Laurea in Economia e Commercio, Università di Torino).
Il paese si ricompatta dalla seconda metà dell'Ottocento, con la
creazione di enti, circoli e società a scopo assistenziale e ricreativo:
nascono l'Asilo Prigione, la Banca Popolare di Castellazzo, il Circolo
di Lettura, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la banda musicale
"Giacomo Panizza", il MotoClub, il Touring Club ciclistico.
All'inizio del XX secolo le confraternite perdono vigore, e in vario modo
scompaiono le piccole chiese di San Rocco, San Michele, Santissima Annunziata,
San Giovanni e Santa Croce.
EDIFICI
RELIGIOSI
Chiesa
di Santa Maria della Corte
La chiesa di Santa Maria della Corte viene citata per la prima volta in
un istrumento del 1005 che nomina la fondazione della chiesa "in
curte regia Gamundii" (da cui il suffisso della Corte) da parte di
Maria figlia del re longobardo Adalberto. Da subito la chiesa è
parrocchiale. Nel 1443 la chiesa con annesso convento, costruito agli
inizi del XV secolo, passa ai padri serviti. La chiesa viene più
volte demolita e ricostruita. La prima chiesa è probabilmente ad
aula unica e anche molto piccola. Nel 1494, al termine della messa dello
Spirito Santo, si dà inizio alla solenne demolizione. La chiesa
viene ricostruita a tre navate, probabilmente in stile tardogotico. La
consacrazione avviene il 2 febbraio 1534, il giorno dopo la consacrazione
di San Martino appena ingrandita. Inondata dalla Bormida nel 1647, e bruciata
dai francesi nel 1651 della chiesa rimane solo il campanile e un crocefisso
dichiarato miracolato da papa Benedetto XV. Tra il 1665 e il 1717 la chiesa
è ricostruita secondo il vecchio progetto per sfruttare le fondamenta
rimaste; i lavori sono affidati all'architetto alessandrino Guglielmo
Trotti che però modifica l'aspetto interno. Nel 1802 il Maire napoleonico
dichiara sciolta la comunità di Santa Maria e nel 1807 i padri
serviti abbandonano il convento che ritornerà nelle mani del clero
secolare nel 1817. Il convento viene diviso tra la parrocchia e il municipio.
Nel 1894 vengono intrapresi i lavori di risanamento della pavimentazione
e degli affreschi interni. La chiesa di Santa Maria della Corte è
la prima parrocchia del paese e si può vantare del leone alato
simbolo di Venezia, lasciato appunto dalla serenissima repubblica di Venezia.
Chiesa
dei Santi Carlo ed Anna
La chiesa venne costruita per volontà testamentale di Maddalena
Trotti e nel 1631 venne posata la prima pietra. Le guerre del periodo
ritardano i lavori che vengono interrotti per mancanza da materiale e
mano d'opera (nel frattempo il titolo di parrocchia è tenuto dal
vicinissimo oratorio della Santissima Annunziata). Nel 1665 venne terminato
il coro e nel 1714 venne consacrata. Nel 1892 su progetto dell'ingegnere
Crescentino Caselli, venne rialzato il campanile. Al suo interno è
conservata una statua lignea della Madonna del Carmine (detta dai castellazzesi
della provvidenza) della bottega del Maragliano. La chiesa dei Santi Carlo
ed Anna è la terza parrocchia del paese.
Chiesa
di San Martino
Sicuramente è la chiesa più antica di Castellazzo, fondata
sicuramente prima del 1000. Il primo documento che la cita è un
atto redatto nel 1106 nella piazza attigua dove si trova anche l'indicazione
di Gamondio libero comune « in locum Gamundii, in platea S. Martini
» La chiesa è parrocchiale da sempre, e trova una sua gemella
costruita nella nuova città di Alessandria. Dal 1264 la chiesa
è retta dai Padri Agostiniani. Durante i vari ampliamenti la facciata
viene posta a meridione rispetto all'originale che era posta a levante.
La chiesa è ingrandita nel XIV secolo inglobando parte della primordiale
chiesa. Nel 1534 terminano i lavori spostando ulteriormente la facciata
in avanti fino ad inglobare la torre che era Albo Pretorio. Il primo febbraio
la chiesa viene consacrata da Leonardo di Vercelli, vescovo di Betlemme.
La facciata viene completata nel 1561. Nel 1895 prende fuoco il campanile
posteriore. Viene ricostruito sopralzandolo di 15 metri sulle strutture
del precedente dall'architetto Giuseppe Boidi Trotti. Negli anni trenta
la chiesa viene ristrutturata per riportarla al suo stato iniziale, scrostando
l'esterno che era colorato a rigoni orizzontali. La chiesa di San Martino
è la seconda parrocchia del paese.
Chiesa
di Santo Stefano
La chiesa di Santo Stefano "extra muros" ha un'origine certamente
monastica per la sua lontananza dall'abitato di allora. La fondazione
risale all'incirca alla metà dell' XI secolo dall'impronta romanica
che l'edificio conserva: tre absidi (rimaneggiate nel corso dei secoli)
e la cripta. Le absidi trovano le loro gemelle nell'abbazia di Santa Giustina
a Sezzadio, dello stesso periodo, ma anche a Castellazzo si ha nella storia
un'altra chiesa con tre absidi: San Giovanni del Mortuzzo o delle rane.
L'antica Santo Stefano vede periodi di abbandono nel 500 e solo alla fine
del secolo (1596-97) vengono iniziati i lavori di restauro che si protrarranno
fini alla metà del 1600. La chiesa viene rialzata e la facciata
completamente rifatta. La chiesa, oggi di proprietà del comune,
ha subito dei restauri nel 1997-98 che hanno portato alla luce che le
dimensioni in pianta dell'oratorio originale erano le stesse di quello
giunto ai giorni nostri.
Chiesa
della Santissima Trinità da Lungi
Fondata dai canonici Regolari di Santa Croce di Mortara, probabilmente
intorno al 1130, la chiesa (priorato, ma anche parrocchia) viene citata
per la prima volta nel 1134. Costruita sicuramente all'interno di un complesso
monastico, del quale nell'Ottocento se ne trovano ancora abbondanti tracce
di ruderi, nel cinquecento è usata come pagliaio. Gli interventi
del Ghilini nel 1731 ci hanno fatto giungere molte parti antiche della
chiesa. Il Ghilini, fece rialzare i muri per permettere una copertura
a volta. Nel 1836 con la ristrutturazione della volta e la tinteggiatura
delle pareti, l'edificio è riaperto al culto. Gli ultimi interventi
sono delgli anni trenta del novecento da parte dell'architetto Mesturino
della Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, che fece riaprire le
monofore dell'abside che erano state chiuse. Di importanza romanica rimangono
oggi gran parte dell'abside, dei muri perimetrali e i capitelli, forse
il maggior segno di arte a Castellazzo.
Santuario
della Beata Vergine della Creta
La prima costruzione dell'edificio è dovuta al Castellazzese Giovanni
Viola in ringraziamento della protezione durante l'epidemia di peste del
1630. La cappella, di circa 100 m2, aveva un soffitto a cassettoni, un
campanile e conteneva un quadro raffigurante la Beata Vergine. Dubbi sono
l'origine e la provenienza di questo quadro anche se la fattura ne denota
l'antichissima datazione. La cappella viene demolita, per incuria, nel
1764. I Castellazzesi continuano a considerare il luogo sacro perciò,
prima viene posta una croce di legno e poi viene eretto un pilone con
raffigurata l'immagine della Madonna (il quadro venne posto in San Carlo
dopo la distruzione della cappella). Nel periodo 1802-1848 si ha la costruzione
della nuova chiesa e della cosiddetta "Rotonda" intorno al pilone.
Il ritorno del Quadro nella nuova chiesa avvenne nel novembre 1846. Alla
fine del XIX secolo si ha l'inizio della costruzione del Santuario vero
e proprio. Viene inaugurato nel 1905 mentre la facciata con i campanili
è terminata nel 1924. Le opere sono state condotte dall'architetto
Giuseppe Boidi Trotti, sulla base del progetto dell'architetto Caselli
di Alessandria. La facciata è opera del geometra Girolamo Buscaglia.
Nel 1947 Pio XII conferì alla "Madonnina" (chiamata così
da tutti i Castellazzesi) il titolo di Patrona dei Centauri, e da più
di sessant'anni si tiene la seconda domenica di luglio il "Raduno
Internazionale Madonnina dei Centauri"; in quell'occasione le porte
della chiesa si aprono alle motociclette e il primo centauro di ogni nazione
fa l'ingresso con la sua moto a motore acceso. Sui muri del corridoio
che conduce alla Rotonda e nella Rotonda stessa si trovano molti ex-voto
a significare la grande devozione per la Beata Vergine della Creta.
Oratori
Oratorio di Sant'Antonio abate: la confraternita di Sant'Antonio fu l'unica
a possedere due chiese contemporaneamente, una nel centro e una nella
campagna. L'attuale edificazione è del 1699. La facciata è
una rifinitura di fine ottocento inizio novecento.
Oratorio della Santissima Pietà: la confraternita già presente
nel 1298 riappare nella storia intorno al 1496 con l'oratorio di San Sebastiano
in Borgo Nuovo che verrà soppiantato dall'attuale oratorio. Fino
al settecento l'oratorio era affiancato dall'ospedale di Santa Caterina,
poi confluito nell'ospedale riunito. A Natale ospita un grande presepio
meccanico
Oratorio di San Sebastiano: l'oratorio non viene citato nell'elenco delle
chiese del 1576 ma sapendo che era presente una chiesa di San Sebastiano
in Borgo nuovo già nel 1496 sicuramente questa è più
vecchia. La confraternita dell'oratorio aveva anche acquistato l'ospedale
di San Bernardino, che diventò dei Santi Bernardino e Sebastiano;
l'ospedale confluito nel 1760 con il Santa Caterina formerà l'ospedale
dei Santi Bernardino e Caterina. L'oratorio sicuramente arretrato rispetto
all'originale presenta una volta e una facciata costruite nell'Ottocento.
Oratorio della Santissima Trinità di via Roma o della Contrada
Grande: la sua prima edificazione era stata possibile grazie al recupero
del materiale dalla ormai demolita chiesa di Sant'Andrea, presso la porta
di San Lazzaro. Intorno al 1790 iniziano i lavori per la riedificazione
dell'oratorio che gravava in pessime condizioni. Varie assonanze interne
ed esterne con lo scomparso oratorio di San Michele fanno propendere che
l'architetto fu sempre Giuseppe Zani.
EDIFICI
RELIGIOSI
Torre
dell'orologio
La torre dell'orologio è la torre più antica rimasta a Castellazzo.
Sorge sul perimetro delle antiche mura, sorte nel XI-XII. Il percorso
delle prime mura è a forma ellittica e via General Moccagatta dove
sorge la torre segue proprio il percorso delle antiche mura. La pianta
della torre è a tre quarti di cerchio. La torre ha subito rimaneggiamenti
nel corso dei secoli. Curiosità: nel 1858 durante degli scavi nell'attuale
via Gamondio (anch'essa sul percorso delle vecchie mura) furono messe
in evidenza le fondazioni di un'analoga torre, certezza in più
che il comune era circondato da mura con varie torri per la sicurezza.
Torrione
della Gattara
Il torrione detto della Gattara dal nome del rione su cui sorge, è
l'unico superstite di un sistema difensivo, costituito da mura e torri,
fatto erigere dal commissario Cotta, per volontà del duca di Milano
Ludovico il Moro, tra il 1496 e il 1498. Le mura del quattrocento dette
le mura nuove, formavano un pentagono intorno al comune; oggi il percorso
delle mura è ancora visibile dagli spalti che ne ripercorrono fedelmente
il percorso dividendo il centro storico dalla periferia. Il torrione è
a pianta circolare, è collegato attraverso ad un sistema di camminamenti
sotterranei che portano al Castello. Il torrione è stato in tempo
recente un deposito di ghiaccio.
Approfondimento da Radiocorriere TV
Un diamante
nel verde
di Antonella
Serra
Principale
comune della pianura circostante Alessandria, Castellazzo Bormida è
situato nei pressi del fiume Bormida alle porte di Langhe e Monferrato,
a meno di un'ora da Milano, Torino e Genova. Nata col nome di Gamondio,
definito "corte regia" nel primo documento ufficiale (938),
nel 1106 fu libero comune, così importante da stringere accordi
commerciali con Genova e a contribuire poi alla fondazione della città
di Alessandria. La peculirità nei secoli fu la valida resistenza
ai nemici, grazie anche al sistema difensivo di cui restano oggi splendide
testimonianze come il castello, la Torre dell'Orologio, il Torrione, il
tracciato ellittico delle mura d'epoca comunale e quello pentagonale delle
mura del XV sec. Col tempo si farà strada il toponimo "Castellacium"
(dai ruderi delle fortificazioni) diventando Castellazzo Bormida nel 1863.
Il paese era noto in passato come "il paese delle 40 chiese";
una ricerca ne ha catalogate addirittura 60, un numero sorprendente per
un territorio che non ha mai superato i 10.000 abitanti. Lavoro e salute
sono le parole chiave degli obiettivi del sindaco Domenico Ravetti: aumento
dei posti di lavoro, tutela dell'ambiente e connessioni tra sanità
e organizzazioni socio-assistenziali. Vogliamo segnalarvi due importanti
realtà nell'economia del territorio: ARCALGAS significa professionalità
e sicurezza, garantite dalla partnership con GAZ DE FRANCE, leader mondiale
nel settore del gas naturale. Qualità e convenienza sono certificate
da 250.000 clienti che la scelgono ogni giorno per riscaldare e produrre
e che ne fanno il 1° operatore privato del Nord Italia. Il punto di
forza rimane però da sempre la vicinanza al cliente, attraverso
una capillare presenza sul territorio con ben 30 uffici di zona. Da quasi
un secolo MOLINO SARDI seleziona e tratta i cereali con cura, per poter
offrire una vasta gamma di prodotti genuini, naturali e sicuri; la qualità
ed il rispetto delle normative di igiene, sono garantite dalla certificazione
ISO che l'azienda dispone e che assicura un'elevata qualità di
prodotto e servizio. Concludiamo con l'invito del sindaco a visitare Castellazzo,
da poco riconosciuto Comune turistico.
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