Torre
Pellice è un comune di 4.648 abitanti della provincia
di Torino. Sorge in Val Pellice, subito a monte della confluenza
tra il Pellice e l'Angrogna. È il centro principale
della Chiesa Valdese italiana. È sede della Comunità
Montana Val Pellice. E' denominata in occitano La Toure
de Pèlis, in piemontese La Tor. Dalla borgata Ruà,
situata su di un promontorio, si gode una vista panoramica
sulla vallata. La borgata dei Coppieri, un tempo il limite
del ghetto in cui erano confinati i Valdesi, è oggi
un vero e proprio villaggio completamente ricostruito.
ETIMOLOGIA
Chiamata in passato Torre di Luserna, deriva dalla presenza
di un castello fortificato di proprietà dei signori
Lucerna. La specifica "Pellice" si riferisce al
torrente che scorre in zona.
DA
VISITARE
Edifici e istituzioni di Torre Pellice testimoniano la sua
realtà di capitale del mondo valdese. Si possono
ricordare la Foresteria, il Museo con una ricca documentazione
storica e etnografica, la Casa Valdese, che ogni anno ospita
il Sinodo, il tempio neo-romanico del 1852, il Collegio
(oggi Liceo Europeo) costruito nel 1835, il Convitto Valdese,
eretto in memoria dei 500 valdesi caduti nella prima guerra
mondiale, la Casa Valdese della Gioventù e la Casa
delle Diaconesse, sede centrale delle sorelle infermiere
all'opera nei numerosi istituti di assistenza. La città
ha due importanti biblioteche, una annessa al Museo, con
oltre ventimila volumi, e un'altra presso la Casa Valdese,
che conserva oltre cinquantamila libri, molti dei quali
rari, come la preziosa Bibbia di Olivetano del 1535), preziosi
incunaboli e collezioni bibliche. Presso il Collegio Valdese
si trova l'Erbario Rostan, che raccoglie la flora alpina
delle valli pinerolesi. Appena fuori dall'abitato, l'Ospedale
Valdese è il primo istituto assistenziale edificato
in favore delle popolazioni valdesi nel XIX secolo. In posizione
dominante si trovano i ruderi del forte di Santa Maria,
fatto incendiare da Catinat nel 1690. L'abitato ospita un
busto di Edmondo De Amicis, opera di Leonardo Bistolfi e
un monumento in bronzo al pastore-condottiero Enrico Arnaud
scolpito da Davide Calandra e Emilio Musso. Nel 1989 è
sorto il Centro Culturale Valdese, con l'obiettivo di conservare
e promuovere il patrimonio documentario e relativo alle
lingue minoritarie della zona. La Libreria Claudiana, aperta
nel 1937 e completamente rinnovata nel 2008, con un vasto
catalogo di narrativa e saggistica, specializzata in libri
per bambini e ragazzi, letteratura straniera in lingua originale,
teologia e religioni, organizza ogni settimana presentazioni
ed eventi culturali. La Galleria Civica d'Arte Contemporanea
"Filippo Scroppo" raccoglie circa quattrocento
opere di pittura, scultura e disegno di artisti italiani
del dopoguerra (tra i quali Carena, Cordero, Gallizio, Levi,
Menzio, Paulucci, Rambaudi, Ruggeri. Nel territorio di Torre
Pellice e in tutto il pinerolese opera inoltre un'associazione
culturale giovanile, la SPAD, il cui scopo è promuovere
il confronto tra generazioni e portare i giovani a comunicare
con il mondo. La SPAD crea inoltre momenti di svago, organizzando
feste e concerti sul territorio, tra cui spicca l'Arts on
Air, sviluppato e realizzato a partire dal 2005 in collaborazione
con numerose realtà locali. Le vicende storiche hanno
fatto di Torre Pellice un centro internazionale, definito
da Edmondo De Amicis «la Ginevra italiana»,
e questa vocazione internazionale si riflette nel multilinguismo.
Tutta la Val Pellice è caratterizzata dalla presenza
di quattro parlate contemporanee: l'italiano, lingua ufficiale
fin dal 1560, il francese, lingua ufficiale della Chiesa
Valdese per due secoli, l'occitano, lingua letteraria nel
Medioevo, e il piemontese, lingua popolare e commerciale.
TURISMO
ED ECONOMIA IN GENERE
Oggi l'economia di Torre si basa soprattutto sul terziario
e sui servizi. Sono presenti, tuttavia, anche attività
industriali nei settori tessile, farmaceutico, dolciario
e dell'abbigliamento. Il turismo si basa, oltre alla villeggiatura
estiva e agli sport invernali, sull'interesse storico anche
internazionale della comunità valdese. Gli Ospedali
Valdesi, nati come enti di assistenza, rientrano oggi nella
rete sanitaria nazionale e regionale e dopo una grave crisi
economica sono ora gestiti dalla Regione.
SPORT
Torre Pellice ospita un'importante squadra di hockey su
ghiaccio, la più antica del Piemonte, nata nel 1934:
l'Hockey Club Valpellice, milita in Serie A1. In occasione
dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006, la Regione
Piemonte ha costruito un nuovo palaghiaccio, intitolato
a Giorgio Cotta Morandini. Dall'11 al 17 dicembre 2006,
al palaghiaccio olimpico "Giorgio Cotta Morandini"
si sono tenuti i campionati del mondo Under 20 di Hockey
su ghiaccio, con le squadre del gruppo B della seconda divisione.
Durante i XX Giochi olimpici invernali ha ospitato gli allenamenti
di hockey su ghiaccio e ha ospitato le gare della stessa
specialità durante l'Universiade invernale 2007.
CENNI
STORICI
Le prime notizie sull'esistenza del comune di Luserna risalgono
a un atto del 1186, nel quale si parla della Torre di Luserna.
Il nome deriva da una torre innalzata nell'XI secolo sulla
collina alla confluenza dei torrenti Pellice e Angrogna
e intorno alla quale in seguito furono innalzate le fortificazioni
che nei secoli successivi verranno più volte demolite
e ricostruite. Era una appendice fortificata del capoluogo
Luserna. Come gli altri comuni della Val di Luserna, Torre
era sotto la giurisdizione dei conti di Luserna e dal XIII
secolo divenne un feudo dei Rorenghi per una metà
e per l'altra dei Manfredi. La famiglia dei Luserna è
oggi presente in tre rami superstiti i Luserna di Campiglione
residenti dalla fine del secolo XIX in Francia e Svizzera,
i Rorengo di Rorà residenti in Toscana, i Manfredi
residenti in Germania e Lombardia, vedasi http://www.armorial-register.com/arms-it/luserna-von-staufen-berg.html.
La valle iniziò a popolarsi di Valdesi all'inizio
del XIII secolo, ed è in una grotta nei pressi di
Torre Pellice che nel settembre 1590 ha luogo il Sinodo
di Chanforan, dove i Valdesi aderiscono alla Riforma Protestante.
Nel 1536 anche la Val Pellice, come tutti i possedimenti
piemontesi dei Savoia, fu invasa da Francesco I di Francia
e rimase sotto dominio francese fino al 1556. Fu poi del
duca Emanuele Filiberto, che nel 1565 l'assegnò al
governatore Sebastiano Grazioli, detto Castrocaro. Nel 1582
ritornò in mano ai Luserna. Tra il Cinquecento e
l'Ottocento il paese fu fortemente colpito dalle persecuzioni
antivaldesi. Nel 1590 iniziò la guerra civile francese
fra cattolici e ugonotti. Carlo Emanuele I di Savoia tentò
di espandere i suoi territori, ma fu fermato dal maresciallo
francese e ugonotto Lesdiguières, che nel 1592 occupò
le valli Chisone e Pellice. Nel 1630 la peste uccise 900
abitanti; nel 1635 gli abitanti erano 1200, in grande maggioranza
valdesi. Nel 1655 riprese la persecuzione dei valdesi, per
opera di Maria Cristina, reggente per conto del figlio Carlo
Emanuele II: 91 persone furono uccise e 56 bambini furono
rapiti e convertiti a forza al cattolicesimo. Il 31 gennaio
1686 Vittorio Amedeo II firmò l'editto di Fontainebleau
che obbligava i seguaci della «religione pretesa riformata»
a evitare la pratica di tale religione, demolire tutti i
templi, battezzare e allevare nella religione cattolica
tutti i bambini, mandare in esilio tutti i pastori, predicatori,
maestri. Il 2 aprile 1686, in un'assemblea generale, circa
due terzi della popolazione valdese (tra cui una parte degli
abitanti di Torre Pellice) si dichiarorono disposti a partire,
ma un terzo decise di resistere a oltranza: a seguito degli
scontri armati tra savoiardi e francesi da una parte, comandati
dal generale Catinat, e valdesi dall'altra, Vittorio Amedeo
II firmò un accordo con i ribelli, concedendo loro
di espatriare in Svizzera con le famiglie, armi alla mano:
150 dalla val Pellice, 260 dalla valle di San Martino partirono
verso Ginevra. I Valdesi tornarono in valle nel 1690 e ottennero
dal duca di Savoia la pace in cambio dell'impegno a schierarsi
con le sue truppe contro la Francia. Nel Settecento le persecuzioni
si attenuarono, anche se i valdesi non potevano ancora ricoprire
cariche istituzionali, destinate ai pochi cattolici, né
celebrare il culto in pubblico. Nella seconda metà
del secolo ebbe inizio il processo di industrializzazione
di Torre (la prima filatura della seta è del 1760),
che la portò, nel secolo successivo, a diventare
il capoluogo della valle. Fu annessa alla Francia durante
la Rivoluzione Francese. Nel 1808 il paese fu danneggiato
da un terremoto e venne ricostruito. Le discriminazioni
cessarono brevemente sotto Napoleone, per riprendere con
Vittorio Emanuele I e Carlo Felice. Finalmente, il 17 febbraio
1848, Carlo Alberto pose fine per sempre alle discriminazioni
con "l'editto di pacificazione". Da allora, tutti
gli anni i Valdesi ricordano l'evento ritrovandosi numerosi
ed accendendo dei grandi fuochi all'aperto nella valle,
la notte tra il 16 e il 17 febbraio. Nell'Ottocento si consolidò
l'industrializzazione: sorsero stamperie, pastifici, fabbriche
di grafite ed altre industrie. Gli abitanti passarono da
2300 nel 1819 a 6000 circa all'inizio del 1900. Nel 1882
venne realizzata la ferrovia con Pinerolo che si collegava,
a sua volta, con la Torino-Pinerolo (inaugurata nel 1854).
Nel 1920 nacque a Torre la prima sezione del partito fascista
e nel 1926 il consiglio comunale fu costretto a dare le
dimissioni. Nonostante ciò, la maggior parte dei
cittadini di Torre fu antifascista e combatté durante
la guerra di resistenza fra il 1943 e il 1945.