Gravellona
Toce è una città di 7.755 abitanti della provincia
del Verbano Cusio Ossola. Importante snodo stradale nel
Verbano Cusio Ossola, Gravellona Toce è un vivace
centro commerciale ed industriale che si estende nella piana
prossima alla confluenza del torrente Strona nella Toce.
DA
VEDERE
Chiesa
Parrocchiale di San Pietro
La parrocchiale di San Pietro è stata eretta nel
XII secolo. Più volte ampliata, ha la facciata del
1862 in stile neo-rinascimentale, progettata dal pallanzese
Pompeo Azari; il campanile è del 1856 su blocchi
di granito rosa, sormontato da una cupoletta disegnata nel
1930 da Rovida. Le decorazioni interne sono state rifatte
in questo secolo dal pittore Pietro Borzoni.
Chiesa
Romanica di San Maurizio (Sec. X)
San Maurizio è il più antico, importante e
significativo monumento gravellonese. Già esistente
nel X secolo, dopo la distruzione della Corte di Cerro,
divenne un oratorio di scarsa importanza; nel '600 fu adibito
a lazzaretto. È una costruzione romanica a blocchi
di pietra locale, in parte ricavati da una vicina torre
romana. Decorate esternamente da archetti pensili, le pareti
hanno ampie finestre rettangolari in luogo delle originarie
monofore; a metà del fianco sud, tripartito da due
lesene, si apre una porta trabeata. All'interno, le volte
a crociera della copertura quattrocentesca dell'unica navata
sono state recentemente rimpiazzate con capriate scoperte;
affreschi quattrocenteschi sono emersi dallo strato di calce
che li celava, nel corso dei restauri operati da Mesturino
nel 1925. Sul fianco settentrionale si eleva il campanile
a struttura indipendente ma direttamente collegato alla
chiesa. La parte inferiore, anch'essa in scampoli di pietra
locale, sembra risalire agli ultimi decenni dell' XI secolo;
di non molto posteriori le sovrastanti svecchiature, delimitate
da archetti ciechi e aperte da monofore e bifore a gruccia;
la cella campanaria invece con la sovrastante cupola ottagonale
è un'aggiunta dell'800.
Altri
monumenti: Chiesa di Santa Maria, Chiesa della Madonna dell'occhio,
Chiesa di San Giuseppe, Resti del castello del Motto.
LA
NECROPOLI GALLO-ROMANA
Si deve a Felice Pattaroni la scoperta di importantissimi
reperti antichi nel territorio comunale. Pattaroni aveva
letto diversi volumi di storia locale scritti da studiosi
ossolani e aveva intuito che la zona di Gravellona doveva
essere molto interessante dal punto di vista storico. Dopo
tre anni di ricerche , finalmente, il 1° maggio 1954,
durante gli scavi per la costruzione di una casa, furono
ritrovati dei frammenti di ceramica. Iniziarono così
le ricerche, furono effettuate numerose campagne di scavi
che si protrassero fino al 1959, che portarono alla luce
numerose sepolture con relativi corredi funerari, resti
di edifici, tratti di strada romana. Il complesso abbraccia
un periodo che va dal V secolo a.C. al IV secolo d.C., ma
sono stati ritrovati anche frammenti di selce lavorata del
periodo neolitico ed i resti di una palafitta. Sono state
riportate alla luce 150 tombe di epoca gallo-romana con
relativi corredi funerari. Sono stati trovati inoltre molti
oggetti sparsi: monete, vasi, attrezzi da lavoro, ceramiche.
Alcune tombe erano costruite con tavelloni messi a spiovente
coi coppi alle giunture. Nelle tombe femminili furono rinvenuti:
monili, anelli, orecchini, bracciali, collane. Nelle tombe
maschili: attrezzi da lavoro, una sega, spade, lance, giavellotti,
coltelli. Le tombe gentilizie erano caratterizzate dalla
ricchezza del corredo, in particolare da oggetti in vetro,
costosissimi a quei tempi. Furono rimessi in luce anche
i resti di tre edifici: uno detto "Casa del Pescatore"
perché dentro c'erano ami e piombi per tendere le
reti; uno detto "Le Stalle" perchè vi si
trovarono un campanaccio da mucca, una striglia e frammenti
di vasellame per il latte; uno detto "Casa del Forno"
dove furono rinvenuti dei focolari con residui di cenere
e carbone, ceramiche, vetri, chiodi e 15 monete. Senz'altro
molto materiale è rimasto ancora sepolto sotto terra
e sotto le numerose case che furono in seguito edificate
nella zona. Lo sviluppo edilizio, che in quegli anni è
stato molto intenso, ha avuto il sopravvento sull'interesse
per la zona archeologica che, per la sua importanza, avrebbe
meritato la prosecuzione degli scavi.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Reperti di selci lavorate attestano la presenza di insediamenti
preistorici sulle propaggini del Cerano, a specchio del
lago che ai tempi occupava la vallata. Le tribù autoctone
composte da Liguri Leponzi si fusero nel V secolo a.C. con
gli invasori Celti che diedero vita a un nucleo abitativo
(Castelliere) a Motto. I Celti vennero poi scalzati dai
conquistatori romani (200 a.C.) che vi costruirono un borgo
e fecero entrare la zona a pieno diritto nella amministrazione
romana d'Italia. Con la dissoluzione dell'Impero Romano
d'occidente (476 d.C.) iniziarono tutta una serie di invasioni
barbariche provenienti dal nord che culminarono con l'arrivo
dei Longobardi, i quali instaurarono una sede ducale nell'isola
di San Giulio sul lago d'Orla. La zona seguì nell'alto
medioevo i fermenti storici legati alle guerre tra il Papato
e l'Impero e alle lotte tra Guelfi e Ghibellini e si assistette
a una lunga serie di episodi cruenti, a distruzioni e saccheggi.
Con la fine del Medioevo, la zona del novarese (1308) si
trovò contesa tra i Visconti e Giovanni II Paleologo,
marchese di Monferrato; il marchese assoldò per riconquistare
Novara (1358) la famigerata "Compagnia bianca",
composta di soldati di ventura inglesi che per alcuni anni
devastarono i borghi del novarese inclusa Gravellona Toce
(1361). Solo nel 1395 il novarese fu concesso ufficialmente
al ducato dei Visconti, ai quali poi succedettero gli Sforza
(1450). Le guerre scoppiate in quel periodo in Italia, la
calata di spagnoli e francesi nella penisola portarono nuovi
lutti e miserie nel novarese e a Gravellona: la pace di
Cateau-Cambrésis segnò l'inizio del dominio
spagnolo. Dominio che si concluse nel 1713 con la pace di
Utrecht e Rastadt (Guerra di Successione Spagnola) che sancì
la cessione del milanese agli austriaci. Con la pace di
Aquisgrana (1748 - Guerra di Successione Austriaca) i Savoia,
in cambio dell'aiuto dato a Maria Teresa d'Austria, ottennero
l'annessione dell'alto novarese. Nel 1797 Gravellona si
trovò a far parte della Repubblica Cisalpina; fino
al ritorno di Napoleone Bonaparte dalla sfortunata campagna
egiziana, la zona di Gravellona Toce fu teatro di una serie
di scontri armati e di occupazione da parte delle truppe
russe del maresciallo Suvarov. Dal 1805 entrò a far
parte del Regno d'Italia fino alla caduta di Napoleone;
dopo il Congresso di Vienna il novarese rientrò fra
i possedimenti dei Savoia, e infine (1861) andò al
neonato Regno d'Italia. Il novarese e Gravellona Toce da
quel momento vissero tutti gli eventi storico-politici-sociali
legati alla storia d'Italia: dalla I guerra mondiale all'avvento
del fascismo, dal II° conflitto alla lotta partigiana,
alla ricostruzione del dopoguerra. Gravellona, per la sua
posizione geografica e per la ricchezza d'acqua, aveva le
caratteristiche ideali per favorire i primi insediamenti
industriali. Nel 1844 nacque la filatura PARIANI e nel 1866
il cotonificio FURTER. Nel 1912, in una relazione, il commissario
di governo del regno d'Italia scrive che nella ditta "Guidotti
e Pariani" lavorano 300 operai e nel cotonificio "Furter"
500 operai ,a dimostrazione del notevole sviluppo industriale
raggiunto. La ferrovia Racconta Don Angelo Ferrari nel suo
libro: La sua costruzione ha creato la guerra a Pedemonte
perché il terrapieno allestito troncava la strada
maestra recante al cimitero. Le donne coraggiose , di notte,
scendevano con picchi e pale e buttavano per aria tutto;
una specie di tela di Penelope. I carabinieri ne fecero
di corse, ma le donne impavide cedettero solo dinanzi alla
locomotiva sbuffante. Composero anche una canzone il cui
ritornello era questo: "La ferrovia non ha da passar".