San
Benedetto del Tronto, chiamata anche Riviera delle Palme,
è una città italiana di 48.050 abitanti della
provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, la seconda per
popolazione dopo il capoluogo ma la prima se si considera
il solo centro urbano principale senza le frazioni. È
il comune litoraneo più meridionale delle Marche.
I confini naturali a sud (fiume Tronto) e ad est (mare Adriatico)
sono ben definiti mentre a nord e ad ovest non sono altrettanto
identificabili. L'elevata espansione urbana nel territorio
stretto tra mare e collina non permette una lettura facile
dei limiti dell'abitato. La città presenta un nucleo
antico (il "Paese alto" o "su dèntre"
in sambenedettese) su un modesto rilievo a poca distanza
dal mare, ai piedi del quale si sviluppa l'abitato originario
della parte più recente, la "Marina". Questa
è attraversata dal corso del torrente Albula e si
è sviluppata con gli anni fino al fiume Tronto, a
meridione, inglobando la località di Porto d'Ascoli,
mentre a nord si salda con il quartiere Ischia di Grottammare,
con la quale costituisce un unico agglomerato urbano che
giunge fin quasi al fiume Tesino.
ETIMOLOGIA
La prima parte del nome onora il santo patrono, la specifica
si riferisce alla vicinanza al fiume Tronto.
IL
LUNGOMARE
Nel 1931 su progetto dell'ingegner Luigi Onorati fu realizzato
il lungomare che ancor oggi, oltre ad essere una via di
comunicazione essenziale, è il centro pulsante della
San Benedetto turistica ed è anche divenuto il luogo
col quale si identifica l'immagine cittadina, in Italia
e anche all'estero. Considerato spropositato all'epoca della
costruzione, ha una sede stradale larga complessivamente
30 metri e parte dalla famosa e suggestiva rotonda Giorgini
(la rotonda), al termine del centralissimo viale Secondo
Moretti, e, nella sua parte più settentrionale, per
il ritiro del mare conseguente al continuo ingrandimento
del porto, risulta molto arretrato rispetto alla riva del
mare. Conclude nella rotonda Salvo D'Acquisto a Porto d'Ascoli
per una lunghezza complessiva di circa 6 km. È costeggiato
da lussureggianti giardini, una pineta, campi da tennis,
una pista di pattinaggio e un edificio, la "Palazzina
Azzurra", storico locale della città, sulla
foce del torrente Albula che determina la fine del primo
tratto, a sud del quale parte la zona più propriamente
turistica, con stabilimenti balneari sulla spiaggia da un
lato e ville ed alberghi dall'altro lato della strada. Caratteristica
peculiare del lungomare è l'abbondante presenza di
palme (in prevalenza Phoenix canariensis e sylvestris) che
sono diventate un po' il simbolo cittadino (oggi, tra giardini
pubblici e privati e lungo i viali cittadini, si contano
un totale di circa 8.000 palme di varie specie) in senso
turistico, avendo preso la stessa azienda di promozione
turistica il nome di Riviera delle Palme. Nel 2001 è
stata completata la pista ciclabile che costituisce un'unica
passeggiata fino a Cupra Marittima, anche se, nel collegamento
tra San Benedetto e Grottammare, nell'attraversamento della
zona portuale, tra il molo sud e il vecchio stadio "F.lli
Ballarin", restano alcuni tratti promiscui e quindi
meno fruibili. La parte sud del lungomare, che arriva fino
a Porto d'Ascoli, è stata oggetto di interventi in
tempi diversi. Nel 2004 si è dato il via ad un rifacimento
radicale che ha visto l'ammodernamento della prima parte
del lungomare sud: sono state ampliate sia la zona pedonale
che la pista ciclabile. Poi nel 2007 è stato inaugurato
il 2° tratto. Oltre all'area pedonale ed alla pista
ciclabile, sono presenti dei "giardini tematici",
le "oasi": giardino arido, giardino umido, giardino
delle palme, giardino delle rose, giardino della macchia
mediterranea. I materiali scelti sono compatibili con la
nuova vocazione del lungomare in modo da far apparire tali
tratti veri e propri spazi naturali sul mare, ove sostare
per ammirare il panorama, o per l'accesso diretto alla spiaggia.
Sul sito ufficiale del Comune è possibile ammirare
le foto del nuovo lungomare ed effettuare anche un giro
virtuale. È previsto l'ammodernamento dell'ultimo
tratto (lungomare Nord) nei prossimi anni.
IL
CORSO
Lo storico viale Secondo Moretti, costruito agli inizi degli
anni '30 del secolo scorso dall'ingegner Luigi Onorati nell'ambito
del progetto che portò alla realizzazione del lungomare,
situato nel centro città, perpendicolare all'inizio
del lungomare nord, è ormai da decenni, il luogo
d'incontro della popolazione sambenedettese e dei dintorni.
Zona pedonale, recentemente ristrutturato, sede di locali
storici della città e di numerose attività
commerciali, da alcuni anni è arricchito da una collezione
di opere di arte moderna, in particolare sculture, di artisti
del calibro di Ugo Nespolo, Enrico Baj, Mark Kostabi, Salvo,
Paolo Consorti, Marco Lodola. Punto nevralgico del corso,
indiscusso punto riferimento e luogo di ritrovo della cittadina
è la suggestiva piazza Giorgini (o rotonda Giorgini),
dedicata a Carlo Giorgini, uno dei più amati sindaci
della città, famosa come la rotonda, situata all'incrocio
tra la fine di viale Secondo Moretti e l'inizio nord del
lungomare. La caratteristica fontana situata al centro della
piazza, è ormai diventata uno dei simboli e delle
immagini più note della città.
SENTINA
Situata a nord della foce del fiume Tronto, è un'area
di 200 ettari nella quale sono presenti solo pochissimi
edifici rurali e che, nonostante qualche zona coltivata
e nonostante i tentativi di bonifica integrali effettuati
nel passato, presenta una zona umida di grandissima importanza
a livello biologico e aviofaunistico. È indicata
come una delle ultime zone umide per la migrazione dell'avifauna,
presente tra la foce del Po e il Gargano ed è uno
dei rarissimi tratti di spiaggia sabbiosa con retroterra
non edificato di tutto l'Adriatico. È ricca di specie
vegetali e animali a rischio o sempre più rare sul
suolo italiano, e la sua importanza in ottica ambientalista
è sempre crescente data la continua antropizzazione
di tutte le zone costiere sia delle Marche che del confinante
Abruzzo.
MUSEI
Museo ittico
È tra i musei più importanti del territorio
piceno. Intitolato all'insigne scienziato sambenedettese
Augusto Capriotti, inaugurato nel 1956 comprende oggi oltre
9.000 esemplari suddivisi in: pesci, crostacei, molluschi,
cetacei, echinodermi, celenterati e fossili. Interessante
anche la biblioteca contenente più di 1.000 volumi
comprendente anche testi rari e di valore storico e scientifico.
Museo
delle anfore
Ospitato nei pressi del porto, rappresenta una singolare
collezione di anfore di disparate epoche (cananee, fenicie,
puniche, greche, romane e bizantine) raccolte in tutto il
Mediterraneo dai pescherecci sambenedettesi che praticavano
la pesca a strascico, tecnica già da anni non più
consentita, che ha permesso di recuperare questi reperti
perduti di civiltà passate. Il Museo delle anfore
è il primo passo per il costituendo "Museo del
Mare" che si dovrà comporre anche dell'Antiquarium
Truentino e del Museo della Pesca e della Civiltà
Marinara integrando anche il Museo Ittico e Paleontologico.
Museo
di arte sacra
Fa parte del circuito dei musei sistini della Diocesi di
San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto delle Marche,
si trova all'interno del Paese alto, accanto all'episcopio,
ed ospita una notevole collezione di arte sacra comprendente
sculture lignee di pregio.
Palazzo
Piacentini
All'interno del Paese Alto, già dimora della poetessa
Bice Picentini, ora di proprietà del comune, ospita
il Centro di esposizione di Arte Contemporanea, l'Archivio
storico del comune di San Benedetto (con tutto il materiale
documentario prodotto dal comune dal 1700 al 1970, e un
documento del 1570 lo "Statuto dei Fermani", raccolta
di leggi e regolamenti del dipartimento dello Stato Pontificio).
Dal 4 aprile 2009 è inoltre sede della "Pinacoteca
del Mare", dove sono esposte oltre 180 opere del patrimonio
comunale, con dipinti di Alfred Joseph Chatelain, Adolfo
De Carolis, Angelo Landi e Armando Marchegiani, oltre ad
una sezione dedicata alle fotografie storiche della città
proveniente dagli archivi privati dei fotografi locali Sgattoni
e Traini.
MANIFESTAZIONI
San Benedetto martire: festa del patrono della città,
per molti anni è stata organizzata ogni ultimo sabato
di maggio, ma dal 2008 si è tornati a celebrarla
nella data di origine, il 13 ottobre, giorno esatto a cui
si fa risalire nell'anno 304, il martirio del soldato romano.
Madonna della Marina: uno degli eventi principali dell'estate
sambenedettese, si svolge l'ultima domenica di luglio e
consiste in una processione in mare con i pescherecci, in
cui i pescatori rendono omaggio alla Madonna della Marina,
l'imbarcazione principale, che precede il corteo di imbarcazioni,
ospita il ritratto della Madonna proveniente dalla cattedrale.
Dopo la benedizione da parte del vescovo e il ricordo delle
vittime del mare, avviene il lancio in mare della corona
di fiori. Segue poi una processione a terra fino alla cattedrale.
Per il porto ed il centro cittadino ci sono stand gastronomici
ovviamente a base di pesce. La festa si conclude in tarda
serata con un grande spettacolo pirotecnico in mare a cui
le persone assistono dal porto e dalla spiaggia.
TORRE
DEI GUALTIERI
Più propriamente denominato "Mastio della Roccia"
e più popolarmente noto come "Torrione"
(lu Turriò o lu Campanò) è forse l'elemento
più rappresentativo della città, spiccando
dall'altura del Paese Alto a dominare l'intero abitato.
Eseguita nell'ultimo ventennio del XV secolo a seguito di
una ristrutturazione della cinta muraria dopo uno dei tanti
conflitti tra Ascoli e Fermo presumibilmente dalla famiglia
Gualtieri, la quale, verso l'anno 1145 iniziò la
riedificazione del castello (sopra le rovine dell'antica
pieve caduta in rovina per mano dei pirati turchi che depredavano
le coste o per le invasioni barbariche) terminata circa
ben tre secoli dopo con la costruzione di questa insolita
torre dalla foggia così singolare. Di altezza relativamente
modesta (20 m), a pianta esagonale schiacciata, è
interamente in laterizio, presenta un orologio sulla faccia
rivolta verso mare e una merlatura superiore eseguita nel
restauro del 1901 su progetto dell'architetto Giuseppe Sacconi.
L'interno è suddiviso in quattro livelli forniti
di copertura a volta (a botte cuspidata per i primi due
livelli).
Torre
guelfa
Si trova all'interno di una villa privata ma si può
scorgere dalla S.S. 16 in località Porto d'Ascoli.
Si tratta di una torre di difesa a base quadrata del XIV
secolo con opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi.
Costituita in muratura a sacco con paramenti esterni ed
interni in laterizio, faceva parte del forte ricostruito
dalla città di Ascoli dopo il 1348, distrutta poi
da Gentile da Mogliano, signore di Fermo.
Chiesa
di San Benedetto martire
Il primo insediamento risale all'XI secolo dove sorgeva
l'antica pieve di San Benedetto sorta sul sepolcro di San
Benedetto martire attorno alla quale, dopo il 1140, venne
costrita la cinta muraria. Poco rimane dell'antico sepolcro
e del vecchio edificio poiché la chiesa fu modificata
ed ampliata alla fine del XVIII secolo su disegno dell'architetto
Pietro Augustoni. Interamente in laterizio con facciata
con cornici e paraste e timpano in pietra, nella chiesa
sono conservate, oltre a reperti, epigrafi e lapidi, diverse
altre opere: una pala del 1707 del pittore fermano Ubaldo
Ricci relativa allultima cena, una pala della Madonna
del Rosario di anonimo del XVI secolo e unaltra della
Madonna del Carmelo, sempre di anonimo, del XVIII secolo;
inoltre il simulacro dellImmacolata Concezione realizzata
nel 1856, un Cristo Morto della seconda metà dell800
e soprattutto laltare di San Benedetto martire con
reliquie del Santo.
Cattedrale
"Santa Maria della Marina"
Sorta nel 1615, è stata la prima costruzione fuori
le mura del borgo antico. Costruita sul litorale deserto
lungo la Via Litoranea che dalla Porta Sud conduceva alla
spiaggia, fu uno stimolo per la popolazione a scendere in
marina. Infatti, nel giro di pochi anni, cominciarono a
sorgere dei magazzini rudimentali e casupole in cui i pescatori
depositavano gli attrezzi da pesca. Parzialmente distrutta
nell'inondazione del torrente Albula del 6 luglio 1898,
per i danneggiamenti subiti, fu chiusa al culto e demolita
l'anno seguente. Dopo molte vicessitudini la chiesa fu ricostruita
e inaugurata nel 1908 (nel frattempo la sede parrocchiale
è stata eretta, con breve pontificio del 27 novembre
1820, presso una chiesetta che era situata nell'attuale
piazza Battisti). Primo parroco fu padre Gioacchino Pizzi,
dei Chierici Regolari. Nel 1847 fu benedetta la prima pietra
dell'attuale chiesa cattedrale. I lavori furono lentissimi:
Mons. Boschi benedisse la chiesa il 4 aprile 1908, essendo
parroco don Francesco Sciocchetti. Ingrandita e completata
negli anni settanta è stata consacrata da mons. Radicioni
l'11 febbraio 1973 (la solennità liturgica della
consacrazione è spostata al 13 per la concomitanza
della festa della Madonna di Lourdes). Con la stessa data
dell'11 febbraio 1973 un decreto della Sacra Congregazione
dei Vescovi elevava la chiesa della Marina a "concattedrale"
e dieci anni dopo, con decreto pontificio del 30 settembre
1983 la chiesa diventava la nuova Cattedrale della Diocesi
di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. È
stata insignita nel 2001 del titolo di "Basilica Minore".
Caserma
pontificia
Si trova lungo la S.S. 16 in prossimità dell'incrocio
con via Mare, la via principale di Porto d'Ascoli. Edificio
fortificato a pianta quadrangolare con corpi d'angolo a
"puntone" e chiostro interno a doppio ordine con
archi a tutto sesto, la scarpatura di base è bloccata
a metà altezza con un cornicione a sezione semicircolare.
Portale d'ingresso in pietra con sovrastante stemma in pietra
della città di Ascoli. La copertura è con
capriate in legno e sovrastante manto di coppi. Chiamata
anche "Caserma Guelfa", è popolarmente
definita come la "Dogana" per il ruolo che assunse
per secoli di ultimo avamposto pontificio prima del Regno
delle Due Sicilie; parte di tale struttura, in epoca recente,
è stata adattata a luogo di ristorazione.
Chiesa
di Santa Lucia
Piccola e suggestiva chiesetta rurale, tanto cara agli abitanti
di San Benedetto. L'attuale e modesto edificio è
stato costruito nel 1785 da Bernardino Voltattorni. Il precedente,
probabilmente molto antico, doveva trovarsi nelle vicinanze,
e presumibilmente costruito sulle rovine di un antico tempio
romano del locale forum o conciliabulum. La chiesetta di
Santa Lucia, situata lungo la strada Panoramica, gode di
una vista stupenda sulla città. Nel passato era mèta,
nel giorno di Pasqua, di pellegrinaggio da parte dei devoti
sambenedettesi i quali erano soliti fare un pic-nic nei
suoi dintorni.
Monumento
al Pescatore
Questa statua è collocata nel punto in cui il lungomare
si innesta con il molo sud del bacino portuale e riproduce
la tenuta dei pescatori durante le tempeste, quando, per
richiamare l'attenzione sul pericolo derivante dalla nebbia
incombente sul mare, si servivano della tromba. È
opera di Cleto Capponi, artista grottammarese.
Monumento
al gabbiano Jonathan
Realizzato dall'artista Mario Lupo nel 1986, il monumento
a il gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro
di Richard Bach, sorge lungo la passeggiata del molo sud,
quella che è stata ribattezzata "The Jonathan's
way". L'opera, proiettata per 10 metri, racchiude in
un cerchio azzurro la vita dei gabbiani e delle acque. È
il simbolo della operosità generosa e della tenacia
tipiche della gente di mare, gente abituata ad affrontare
e superare silenziosamente ostacoli e difficoltà.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Del nucleo abitativo di San Benedetto, definito come Plebs
Sancti Benedicti in Albula, dal nome del santo protettore
e titolare della chiesa omonima, nonché del torrente
che tuttora lattraversa, si hanno tracce dallanno
998 in un atto relativo all'investitura del beneficio dei
SS. Vincenzo e Anastasio in territorio di Acquaviva Picena,
da parte di Uberto, vescovo di Fermo. Sull'origine non si
hanno certezze anche se è accreditata l'ipotesi di
un nucleo sorto attorno ad una chiesa che avrebbe ospitato
le spoglie di San Benedetto martire, soldato romano martirizzato
nell'antica Cupra (attuale Cupra Marittima). In passato
era stata ritenuta sorgere sul sito dell'antica città
di Truentum, poi Castrum Truentinum, oggi identificata con
il sito archeologico scavato alla foce del Tronto nel comune
di Martinsicuro. Gli storici sostengono, comunque, che alcuni
ritrovamenti archeologici testimonierebbero le origini romane,
legate all'antica città di Alba Picena, sulla sponda
destra dell'Albula. Il primo significativo mutamento insediativo
si ha nel 1145 quando i signori Azzo e Berardo di Gualtiero
ottengono lautorizzazione dal vescovo Liberto di Fermo
a realizzare un castrum sul colle ove sorge
la pieve, pur nel rispetto delle pertinenze di questa. Nel
XIV e XV secolo San Benedetto fu contesa tra Ascoli e Fermo.
Nel 1478 un'epidemia di peste, pare portata da turchi, devastò
il territorio di San Benedetto decimando la popolazione
a tal punto che nel 1491, essendo il paese rimasto pressoché
disabitato, su iniziativa del municipio di Fermo che all'epoca
ne deteneva la giurisdizione, venne deciso di dare facoltà
ad alcuni profughi imolesi di stabilirvisi, concedendo loro
terreni in enfiteusi. Oggetto della rivalità tra
le città di Ascoli e Fermo, fu per secoli aspramente
contesa delle due rivali. Nel 1463 Fermo dette incarico
al frate Giacomo della Marca (San Giacomo della Marca) di
pronunciarsi quale arbitro nella questione e risolvere le
secolari controversie fra Fermo ed Ascoli. Frate Giacomo
della Marca il 3 luglio 1463 emise il suo giudizio assegnando
la parte bassa di S. Benedetto, oggi corrispondente al territorio
a sud del torrente Ragnola, a Monteprandone, garantendo
quello sbocco a mare strategico per gli ascolani e annettendo
alla giurisdizione di Monteprandone quel Montecretaccio
sotto il quale si sarebbe dovuto costruire, ma che poi non
fu mai realizzato, il porto suddetto (Porto d'Ascoli). Saccheggi
e devastazioni a varie riprese caratterizzano anche il XVI
secolo per cui il paese, seppure di importanza strategica,
non riuscì a svilupparsi se non dopo aver riacquistato
un po' di tranquillità. È del 1615 la testimonianza
di una prima espansione fuori dalle mura, verso il mare,
con la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna
della Marina in corrispondenza del luogo dove oggi è
situata Piazza Cesare Battisti in prossimità del
vecchio Palazzo Municipale. Costruita sul litorale deserto
lungo la Via Litoranea che dalla Porta Sud conduceva alla
spiaggia, fuori delle mura del borgo antico, fu stimolo
per la popolazione a scendere in marina. Nel giro di pochi
anni cominciarono a sorgere dei magazzini rudimentali e
casupole in cui i pescatori depositavano gli attrezzi da
pesca. Parzialmente distrutta dall'inondazione del torrente
Albula del 6 luglio 1898, per i danneggiamenti subiti fu
chiusa al culto e demolita l'anno seguente, ma non si spense
nel popolo sambenedettese la devozione alla Madonna del
Mare e una nuova chiesa venne costruita, quella attuale.
Nel cortile interno dei locali adiacenti ad essa è
tuttora conservata un'epigrafe in latino del 1615, a memoria
della fondazione dell'antica chiesetta. Lo sviluppo demografico
del Castro Sancti Benedicti indi di San Benedetto e, successivamente
al 1860 del comune di San Benedetto del Tronto, non può
che rassomigliare a quello di tanti altri centri rivieraschi
dellAdriatico, ove svolgono un ruolo determinante
le immigrazioni, rese necessarie per il ripopolamento sul
finire del XV secolo e proseguite fino ai giorni nostri
in modo significativo, le incursioni e le catture barbaresche,
i rapporti con le popolazioni transadriatiche, le epidemie,
le successive e massicce emigrazioni in altri luoghi dellItalia
ed allestero, talune con caratteristiche specifiche
legate ai mestieri del mare. San Benedetto, attraverso questi
fenomeni, appare come una vera e propria testa di
ponte ove si approdava con le barche o si giungeva
dai paesi dellinterno e ci si stanziava, magari per
ripartire per altri lidi, ma sempre lasciando tracce di
quegli apporti demografici. Ciò è particolarmente
significativo dal XVIII secolo, quando la pesca fa da motivo
di attrazione e la viabilità costiera, resa più
agevole e sicura, ne fa uno snodo tra lo Stato Pontificio
ed il Regno di Napoli. Il XVIII è il secolo nel quale
la popolazione sambenedettese inizia ad uscire dal sovraffollato
quartiere castello dopo aver invaso con le nuove costruzioni
lo spazio di rispetto delle mura fortificate e talvolta
scavalcate queste verso i giardini sottostanti, accompagnato
dallespansione lungo e al di sotto della strada Lauretana
(lattuale statale 16) indi dei "paiarà"
(toponimo del primo insediamento sviluppatosi sulle terre
sottratte al mare, che deve il proprio significato da quelle
case costruite con paglia impastate con argilla). Il restante
territorio della marina è ancora inabitabile a causa
degli acquitrini che vi si sono formati con il ritirarsi
della costa e la campagna vede solo rare case coloniche.
In proseguo di tempo, con la relativa conquista e bonifiche
delle terre alla marina, buona parte delle circa 6000 anime
che costituivano la popolazione sambenedettese nel 1850,
abitavano già nella loro maggioranza nel quartiere
Marina che arricchiva la nomenclatura delle contrade portandola
da nove a dodici. Sono soprattutto i pescatori, i calafati,
gli sciabicotti, i pescivendoli ed i facchini di marina
che per una maggiore comodità professionale si insediano
al di sotto della Strada detta Lauretana. Il centro sociale,
civile e di conseguenza economico non è più
individuabile allinterno delle mura del Castello,
ove la maggior parte dei residenti ora sono pochi artigiani
con le loro botteghe, i benestanti, ed alcuni possidenti
agricoli. Qualche marinaio abita ancora nel quartiere Castello
ma ciò rappresenta uneccezione rispetto alla
maggioranza che occupa lo spazio sotto le mura orientali.
Nel 1793 ci fu il primo intervento urbanistico organizzato,
nel 1851 la cittadina contava appena 5.351 abitanti (censimento
dello Stato Pontificio). Nel 1860 i Cacciatori della Alpi
liberano la città dal dominio della Chiesa. Nel 1863
la costruzione della linea ferroviaria adriatica costituì
un passaggio storico per tutto il territorio. Negli stessi
anni aprivano i primi stabilimenti balneari e l'amministrazione
del sindaco Secondo Moretti delineò la vocazione
turistica della cittadina. Risale al 1896 il Regio Decreto
che concede a San Benedetto l'attributo del Tronto. Nel
1907 comincia la costruzione del porto peschereccio, il
cui ultimo ampliamento è del 2000. Nel 1912 avviene
il varo del primo peschereccio a motore in Italia, il "San
Marco" , su concezione del monsignor Francesco Sciocchetti.
Nel 1935 un decreto regio annette, dopo molti tentativi
avvenuti negli anni precedenti, la frazione Porto d'Ascoli
(frazione fino al 1961, anno in cui viene ufficialmente
incorporata al comune) staccandola dal piccolo comune di
Monteprandone, per motivi di convenienza territoriale in
quanto San Benedetto è in piena espansione e necessita
di spazio. Il 18 giugno 1944 dopo 144 bombardamenti aerei
e 6 cannoneggiamenti navali che hanno devastato la città
nella Seconda guerra mondiale, San Benedetto viene liberata.