Matelica
è un comune italiano di 10.373 abitanti della provincia
di Macerata nelle Marche. Matelica è posta a 354
m s.l.m., nella vallata del fiume Esino, l'unica valle marchigiana
che si sviluppa - almeno parzialmente - da nord a sud. Il
territorio è in prevalenza collinare, con le montagne
che la costeggiano ai lati della valle, tra cui il monte
San Vicino.
ETIMOLOGIA
Lorigine del nome Matelica è oscura e si perde
nelle nebbie del tempo; in tutto il mondo non esiste nessun
altro luogo o città con questo nome e rarissimi sono
i nomi che terminano con la stessa desinenza. Il nome potrebbe
essere di origine celtica e significare paese dei prati,
dal celtico matten, prato. Ancora più azzardata è
una supposta origine greca, essendo i greci stabilitisi
nella vicina Ancona; dal greco matesis, studio, oppure,
con più cognizione metelis, luogo di delizie. Se
si considera lantico nome dialettale Matelga, allora
potrebbe essere interessante la parola teleg, che in molte
lingue antichissime, come quelle semitiche, significa neve,
e dunque luogo coperto di neve. Si potrebbe far risalire
lorigine al latino, alla forma Mater Liquoris, madre
delle acque, anche se nessun fiume nasce nel suo territorio,
e soprattutto Plinio il Vecchio chiama la città Matilica
Matilicatis, e dunque il nome le era già stato assegnato.
DA
VEDERE
La prima cattedrale di Matelica, la Pieve era eretta nel
cuore storico della città. Essa decadde quando venne
meno la sede vescovile e fu demolita nel 1530. Ad essa era
già subentrata verso la metà del XV secolo
la chiesa di Santa Maria della Piazza, che poi divenne cattedrale
con il nome di S. Maria Assunta 1785. Al di là delle
supposizioni, per altro logiche, secondo le quali la posizione
attuale non corrisponde con quelloriginaria, come
lantico e primitivo campanile della fine del XV secolo;
starebbe a dimostrare con la sua posizione irregolare rispetto
al resto del complesso che gli interventi di ristrutturazione
eseguiti nel tempo hanno rispettosamente conservato la fisionomia
preesistente. Tra le eccellenti opere darte che la
concattedrale vanta, si evidenzia, per la finezza della
lavorazione il piccolo e prezioso Crocifisso settecentesco
il legno e argento del forlivese Giovanni Giardini.
Chiesa della Beata Mattia
Costruita nel 1255, dellantica fattura non rimane
più nulla; il più antico segno è il
campanile, databile nel XV secolo, mentre sono evidenti
gli interventi ristrutturali operati nel tempo, che hanno
dato alla chiese uno stile barocco, quasi rococò.
Alla chiesa vi è annesso il monastero delle clarisse
più antico di Matelica, ed anche il più famoso
per il ricordo della Beata Mattia Nazzarei (1253-1320) che
lì visse santamente. Il monastero e la chiesa vantano
tele di pregevole esecuzione. Particolarmente apprezzabili:
la Croce del XIII secolo, dipinta da anonimo marchigiano;
una Madonna col Bambino di fine XIII secolo ed unaltra
del XV secolo attribuita al cosiddetto Maestro della Culla
appartenente alla cerchia di Gentile da Fabriano. Sotto
laltare della chiesa si conserva e si venera, ancora
oggi, il corpo della Beata Mattia.
PALAZZO
DEL GOVERNATORE
Il nome nacque dalla residenza nel palazzo del Luogotenente
imperiale, che fu costruito su ordine di Ottone IV. Molte
sono state le ristrutturazioni, sicuramente non tutte rispettose
dello stile originario, ma ciò nonostante il palazzo
offre alla piazza una nota positiva in più. Accorpata
alledificio è la Torre Civica, la cui base,
per alcuni, potrebbe essere contemporanea delledificio,
mentre per altri potrebbe risalire ad unepoca antecedente
il 1175. La torre fu sopraelevata alla fine del sec. XV,
e successivamente, nel 1893, fu allargata alla base per
problemi di stabilità.
TEATRO
COMUNALE PIERMARINI
Risale al 1805. La sua struttura a palchetti, tre ordini
più il loggione, ha un aspetto molto elegante. La
progettazione si deve al celebre Giuseppe Piermarini che
fu architetto della Scala di Milano, mentre le decorazioni
pittoriche databile tra il 1810 ed il 1812 è da attribuire
al pittore Spiridione Mattei. Presso il teatro si conservano
reperti archeologici relativi a resti dabitazione
delletà del ferro e ad un impianto termale
depoca Romana (I-II sec. d.C.). Oggi ospita la stagione
teatrale della città.
GASTRONOMIA
Oltre alle specialità tipiche marchigiane, tra le
specialità locali ricordiamo le tagliatelle fatte
in casa al sugo di papera, gli strozzapreti grosse tagliatelle
fatte senza uova, la panzanella, pane bagnato con acqua
sale, pepe, olio, aceto, pezzemolo, la pulenta, e naturalmente
i vincisgrassi. Tra i secondi tradizionale è la grigliata
di carne, oltre alle varie preparazioni di pesce, tra i
contorni particolari sono i ròscani verdure filiformi
amarognole.Tra i dolci da ricordare la frusténga,
bassa torta di cereali con fichi, mele, noci con alchermes
e rum, la crescia fojata, uno strudel ripieno di frutta
e noci, e le pizze di pasqua, specie di panettone con aromi
particolari, mangiato durante la Pasqua.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le origini della città di Matelica risalgono al Paleolitico.
Gli umbri, popolazione indoeuropea, già nel 2000
a.C. si erano stanziati nella valle del fiume Esino, dove
sorge la città. La nascita vera e propria del centro
abitato è fatta risalire allincontro delle
popolazioni umbre, con quelle picene. I piceni, popolo proveniente
dallAbruzzo e dallascolano, costruirono il primo
centro abitato vero e proprio, sfruttando i già presenti
insediamenti primigeni. Con larrivo dei Romani, la
città subì un rapido cambiamento; dopo la
battaglia di Sentino, svoltasi a pochi chilometri da Matelica,
la città fu assoggettata ai nuovi conquistatori.
Le terre contigue alla città furono spartite tra
i legionari veterani, e ci fu un rapido processo di romanizzazione
di tutta la zona. Dopo la guerra sociale, la cittadinanza
romana fu estesa prima ai Latini, poi agli Umbri e in seguito
a tutta la penisola; nel 70 a.C. Matelica divenne municipio
Romano, costruendo la propria struttura politica sulla riga
di quella dell'Urbe: comandata da un duumviro, coadiuvato
da cinque censori e da un Protettore che difendeva i diritti
della città presso Roma. Matelica fu iscritta alla
tribù Cornelia e nel 101 d.C. la città ospitò
limperatore Traiano in partenza per la Dacia da Ancona.
In seguito il generale Caio Arrio Clemente, che aveva visitato
la città a seguito dellimperatore, sarà
nominato Curatore del municipio. Con lavvento della
cristianità sullimpero, Matelica fu sede vescovile
sin dal 400 d.C. Il vescovo rimase lunica autorità
dopo la caduta dellimpero: la città si ritrovò
soggetta a incursioni dei barbari, e la popolazione soffrì
la fame per le carestie e le invasioni. Nel 552 la battaglia
tra Totila e Narsete a Gualdo Tadino, fu decisiva per il
futuro della città. La sconfitta dei goti, fece fuggire
il loro re, che arrivò a Matelica dove morì
e fu sepolto. I bizantini che lo inseguivano raggiunsero
la città e la annessero al loro impero. Fino allinvasione
dei Longobardi, la città visse un piccolo periodo
di pace e prosperità. I nuovi invasori, sconfitti
i bizantini, la distrussero nel 578 d.C. Da quel momento
la città passò sotto la diocesi di Camerino.
Con larrivo dei Franchi, la città fu ricostruita,
e dopo l800 d.C. , come molte altre città,
fu assoggettata a dei Conti, che rappresentavano limperatore
del Sacro Romano Impero e poi il re dItalia. La città,
pur se formalmente sotto il dominio della Santa Sede fu
incorporata nella Marca di Ancona e soggetta quindi al potere
imperiale. Il più famoso di questi, il conte Attone,
guidò, nel 964 a.C., una parte delle truppe di Ugo
re dItalia contro quelle del Duca di Spoleto Ascaro
presso Camerino, dove entrambi persero la vita. Quando lImperatore
Federico Barbarossa tornò in Germania, Matelica si
ribellò allimpero e scacciò i conti
Ottoni, famiglia con capostipite il conte Attone di cui
sopra, e si costituì libero comune, sorretto da due
consoli di origine nobiliare. Il ritorno dellimperatore
in Italia provocò nuove guerre nella Marca e lArcivescovo
di Magonza Cristiano rase al suolo la città nel 1174,
fedele al papa Alessandro III. La comunità però
venne a patti con i figli del conte Attone, che giurarono
fedeltà e si impegnarono a proteggerla; in questo
modo la città fu ricostruita, grazie anche allappoggio
dellImperatore Federico II di Svevia, pacificatosi
con il papa nel 1185. Il conte Attone (discendente del conte
di cui sopra) non si arrese e sfruttando la volontà
di espansione della vicina Camerino, costruì una
lega tra questa e i comuni di Fabriano, S.Severino, Tolentino,
Cingoli, Recanati e Civitanova. Attaccati da nord e sud
i matelicesi furono sopraffatti e la città distrutta
per la terza volta nel 1199. Gli abitanti furono dispersi
e vissero fuggiaschi tra i vari monti della zona. Appellatisi
allimperatore Ottone IV, nel 1209, ottennero il permesso
di ricostruire la città e grazie al forte potere
militare di Francesco dEste, nominato curatore della
Marca di Ancona, vi riuscirono. Dopo la ricostruzione, il
paese era stato chiamato Nuovo Castello di SantAdriano,
ma il vecchio nome tornò presto in auge; le lotte
con gli altri comuni limitrofi continuarono per tutto il
tredicesimo secolo. Diverse volte i matelicesi si scontrarono
con Fabriano, e soprattutto con Camerino, mentre una forte
alleanza fu stretta con San Severino. Nel 1259 dopo una
provocazione di Camerino i matelicesi presero posizione
tra i Ghibellini a favore di Manfredi e con le truppe di
questi, comandate da Percivalle Doria distrussero la città,
vendicando la distruzione di 60 anni prima. Matelica si
dichiarò eternamente fedele al Re e alla morte di
questi non esitò a imprigionare un ambasciatore papale
pur di mantenere la parola. Clemente allora, tassò
la città pesantemente, pena la distruzione e obbligò
i matelicesi ad accettare un Podestà di nomina papale.
Sotto le pesanti gabelle la città si impoverì
rapidamente, contraendo debiti con gli altri paesi. Nel
1273 i matelicesi furono costretti a creare una truppa per
soffocare la rivolta antipapale a Jesi, e per i successivi
trenta anni combatterono quasi incessantemente con la vicina
Camerino per la costruzione di castelli, per ridefinire
i confini e per la volontà di questi di vendicarsi
della distruzione subita. Nei primi anni di questo secolo,
Matelica stipulò un'alleanza di natura militare e
amministrativa, sotto la supervisione del governatore pontificio,
con le città di Fabriano, Camerino e S.Severino.
Le quattro contraenti si impegnavano a prestarsi reciproco
soccorso e aiuto, oltre a rispettare gli editti delle altre.
Ciò non impedì alcune scaramucce, ma la rinnovata
pace permise alla città di poter dedicarsi più
volte alle rivolte intestine allo stato della chiesa, schierandosi
talvolta con i Guelfi e altre con Ghibellini. Il Comune
era retto, oltre che dal Podestà, dal Capitano del
popolo e dal Consiglio degli Anziani. Da rilevare la partecipazione
al governo della città dei Rettori e Consiglieri
delle varie corporazioni artigianali costituenti il nucleo
principale del Consiglio cittadino. Esse erano nove: Notari,
Mercanti, Calzolai, Fabbri, Tornitori, Lanaiuoli, Falegnami,
Sarti e Muratori. In questo periodo si formano le Società
e Compagnie d'armi per la difesa e sicurezza della Città.
Nel frattempo gli Ottoni si ristabilirono a Matelica iniziarono
a intromettersi sempre più profondamente nella vita
politica. Alla fine del 1300 il vicariato della città
fu affidato dal papa Bonifacio IX agli Ottoni. Questa famiglia,
in un primo tempo lasciò invariata la struttura comunale,
per poi lentamente sopprimerla e accentrare tutti i poteri
in loro. Iniziarono una riforma fiscale, promossero lo sviluppo
dellindustria della lana, della tintoria e della concia,
restaurarono le mura, costruirono il campanile della cattedrale
soprattutto sotto la guida di Alessandro Ottoni e tentarono
più volte di definire una volta per tutte i confini
con San Severino e Camerino. All inizio del sedicesimo
secolo ampliarono pure i commerci e le strade, tanto che
si potevano contare ben centodieci mercanti in città.
Alcune scelte di natura ecclesiastica però irritarono
il popolo e con la signoria di Anton Maria Ottoni iniziò
il malcontento generale, dovuto soprattutto alleccessiva
crudeltà e tirannia di quest ultimo, che non
esitava a incarcerare e uccidere i suoi avversari politici.
A causa della loro condotta tirannica i rapporti con i matalicesi
si erano fatti talmente tesi che alcuni cittadini, nel febbraio
del 1545, ordinarono una congiura con lo scopo di uccidere
alcuni membri della famiglia ma il complotto fu scoperto
da un tale Falcone da Falconara. Dopo tante lotte, anche
interne alla famiglia, e numerosi viaggi di delegazione
dei cittadini a Roma, alla fine nel 1576 papa Gregorio XIII
spogliò definitivamente gli Ottoni del vicariato.
Nel 1578 Nicolò dAragona, governatore generale
della Marca, prese possesso della Città in nome della
Sede Apostolica. Matelica fu così governata da un
Commissario Apostolico inviato dal Papa. Con Paolo V, nel
1618, Matelica fu affidata ad un Governatore indipendente
da quello della Marca, con piena giurisdizione; e per questo
riconoscimento lo stemma di Paolo V Borghese fu innalzato
sulle porte dei principali edifici pubblici. Si conservò
l'antica divisione della Città in quattro quartieri:
Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella. A capo dogni
quartiere fu posto un Priore, facente parte di diritto del
Consiglio generale. L'amministrazione della Città
era retta da un Gonfaloniere e tre priori, eletti nel Consiglio
generale. La popolazione accettò pacificamente il
nuovo governo, nel quale vide un periodo di pace dopo secoli
di lotte intestine. Nel 1692 la cittadinanza si riappacificò
con i conti Ottoni, nominandoli cittadini onorari e nel
1761 la città fu ricreata sede vescovile, retta con
la stessa importanza insieme a Fabriano. Larrivo dei
francesi guidati da Napoleone soppresse il vescovado e con
la liberalizzazione dei commerci introdotta, la città
subì un forte declino industriale, soprattutto nel
settore della lana. Il ritorno sotto lo stato pontificio
fu quasi un sollievo per la popolazione, che tuttavia issò
le bandiere tricolori durante i moti del 1848 sul palazzo
del comune per solidarietà ai rivoltosi di tutta
Italia. Dopo la battaglia di Castelfidardo in città
furono esposte ancora una volta le bandiere e nel plebiscito
il si allunione al Regno DItalia vinse a maggioranza
schiacciate. La nuova situazione riportò il libero
commercio e lattività da industriale divenne
agricola, impoverendo parecchio tutta la popolazione. Durante
la prima guerra mondiale furono molti i matelicesi a partire
e la città subì, come tante altre, molti lutti.
Durante la seconda guerra mondiale, Matelica ospitò
un battaglione di soldati italiani che dopo larmistizio
furono nascosti dagli abitanti e assieme ai giovani del
luogo e ad alcuni soldati stranieri formarono la resistenza
locale. La guida spirituale dei partigiani Don Enrico Pocognoni,
fu ucciso dai nazisti nel famoso Eccidio di Braccano il
24 marzo 1944. Dopo la guerra, grazie allinteressamento
di Enrico Mattei lattività industriale riprese
prepotentemente e assieme a essa la valorizzazione del Verdicchio,
che ha portato Matelica in tutte le enoteche dEuropa.