Macerata
è una città di 43.057 abitanti capoluogo dell'omonima
provincia delle Marche. Sorge su di un colle a 315 metri
s.l.m. tra la vallata del fiume Potenza a nord e quella
del fiume Chienti a sud ; è sita a 30 km a ovest
del mare Adriatico e dista circa 60 km dall'Appennino umbro-marchigiano.
Macerata aderisce all'Associazione delle Città d'Arte
e Cultura. È da segnalare la stagione lirica nell'originale
e suggestivo sferisterio che si tiene durante il periodo
estivo; il teatro ospita anche la manifestazione musicale
Musicultura. L'università è tra le più
antiche nel mondo fondata nel 1290 con la lettura dell'editto
in tutta la regione da parte di Bartolo da Sassoferrato
che annunciava la fondazione di una scuola di diritto nella
città. Da Macerata parte l'annuale pellegrinaggio
votivo verso la Basilica della Santa Casa di Loreto. A Macerata
hanno sede due importanti editori nazionali, Liberilibri
e la casa editrice Quodlibet. Da segnalare la presenza di
fabbriche di eccellenza in diversi settori, tra cui: moda
ed abbigliamento, arredamento sport e benessere. Il piatto
tipico maceratese sono i vincisgrassi, una sorta di lasagne
al forno. Il piatto connota Macerata e la sua area, tanto
che il suo nome è stato adottato dall'omonimo gruppo
maceratese di pop demenziale.
ETIMOLOGIA
Deriva dal latino maceria (per maceries) con riferimento
ai ruderi dell'antica Helvia Ricina. Un'altra ipotesi ritiene
che il nome si riferisca a macera, luogo adibito alla macerazione
di canapa e lino.
ORIGINI
E STORIA
Tra il III e il II secolo a.C. la zona dove oggi sorge la
frazione di Villa Potenza fu colonizzata dai romani che
la chiamarono appunto Helvia Recina. I resti del teatro
romano del II secolo d.C. danno l'idea di una città
di medie proporzioni e florida. La prima notizia certa dell'esistenza
di Ricina risale al I secolo d.C. da parte di Plinio il
Vecchio. L'antica Ricina si trovava lungo la via Salaria
Gallica; al tempo dell'alto Impero risalgono i monumenti
più importanti, probabilmente era ricoperto di marmi
(reimpiegati durante il Medioevo) con capitelli dorici e
corinzi. Ancora bene riconoscibili sono: l'orchestra, la
cavea e il frontescena in laterizio come prevedeva il teatro
romano classico. Un'antica strada lastricata, il ponte romano
sul fiume Potenza e i resti di ville decorate con mosaici
pavimentali, danno l'idea dell'importanza del municipio
di Ricina che Settimio Severo nel 205 elevò al rango
di colonia e la ribattezzò col nome di Helvia Recina
Pertinax, in onore del suo predecessore l'Imperatore Publio
Elvio Pertinace. Durante il periodo dell'affermazione del
cristianesimo il vescovo di Helvia Recina, Flaviano vi fu
martirizzato nel III secolo circa. Nel V o VI secolo le
invasioni dei Goti costrinsero la maggior parte dei ricinesi
a spostarsi sulle colline nacque così il centro medievale
di Macerata. Discussa è l'etimologia del nome Macerata:
alcuni storici affermano che derivi dalle maceriae dell'antica
Helvia Recina altri sostengono che derivi da macera parola
latina che indica il luogo dove si pone a macerare il lino
e la canapa. Per molti secoli la città fu divisa
in due "poggi", l'uno indipendente, l'altro sotto
il controllo dei vescovi di Fermo. Nel 1138, dopo grandi
lotte contro Fermo, Macerata ottiene la franchigia di libero
comune. Il 29 agosto 1138 davanti alla pieve di San Giuliano
i due poggi si unificarono ed il castello Castrum Maceratae
dava il nome al nuovo comune, mentre il Podium Sancti Juliani
(oggi sarebbe la zona della "cocolla" e parte
delle "Fosse") portava la tradizione religiosa
ed il suo protettore: San Giuliano. Con la nascita del comune
libero di Macerata viene creato uno stemma con una macina
su uno scudo rosso con sopra una corona regia. La macina
era un simbolo mutuato dall'antica Helvia Recina ed oltretutto
rappresentava l'operosità dei maceratesi ed anche
una peculiarità del territorio ricco di acque che
servivano appunto all'alimentazione di molti mulini. Da
ricordare che lo stemma cambiò nel 1570 quando venne
aggiunta una croce greca rossa in campo bianco per concessione
di papa Pio V, che era grato alla città per la partecipazione
di alcuni suoi figli nella lotta contro i Turchi e per ricordare
il concorso dei maceratesi alle crociate a partire dal 1188.
Nella lotta tra la Chiesa e l'Impero i maceratesi aderirono
al partito ghibellino perché il re Enzo nel 1239
concesse al comune importanti privilegi sui castelli vicini.
Successivamente la città passò al partito
guelfo e come ringraziamento il pontefice diede carta bianca
per l'istituzione di una sede universitaria, (attività
didattica iniziata il giorno della festa di San Luca del
1290, Giulioso da Montegranaro I° docente); allo stesso
momento però questo cambiamento di fronte fece irritare
i ghibellini che nel 1316 attaccarono la città con
un esercito capeggiato da Federico da Montefeltro che però
fu respinto. Nel 1320 il papa Giovanni XXII punì
le città di Fermo e di Recanati che avevano partecipato
alla lega ghibellina, togliendo alla prima il territorio
e alla seconda la sede vescovile che passò al comune
di Macerata. Questo portò sia un aumento della popolazione,
che allora era inferiore a quella di Fermo, a quella di
San Severino Marche, a quella di Ascoli Piceno e ad altri
comuni della Marchia, sia un aumento dell'importanza politica
grazie alla sua fedeltà verso la Chiesa e grazie
al fatto che venne scelta come residenza dei rettori e dei
vicari della Marca anconitana. Nel trecento, però,
si evidenzia la crisi del giovane regime comunale e si aprì
l'era delle Signorie. Macerata non fu estranea a tale cambiamento
e intorno alla metà degli anni '20 del secolo la
famiglia Malucci, di fede guelfa, divenne signora della
città. Tale signoria durò fino alla metà
del secolo cioè fino a quando il Papa, dalla sua
sede di Avignone, diede mandato al cardinale Egidio Albornoz
di riprendere con la forza il potere nella Marca anconitana.
La città passò poi alla signoria dei Da Varano
di Camerino, la cui spregiudicatezza nelle alleanze portò
non pochi guai alla cittadina, che infatti fu attaccata
nel 1377 dalle truppe del conte Lucio di Landau, che però
dovette ritirarsi. In questi anni furono costruite diverse
chiese ed altre opere importanti per la città: Santa
Maria della Porta (anche se la parte più antica risale
agli anni 990-1000) che grazie alla confraternita dei flagellati
la imbellirono con un portale in stile gotico in cotto,
San Francesco (1316), Santa Maria alla Pace (1323) edificata
per celebrare la pace tra guelfi e ghibellini, e la casa
del podestà (1373) costruita in Piazza del Mercato.
Dopo anni di pace e benessere la città, come tutta
la zona circostante, fu occupata da Francesco Sforza nel
1433 che le impose la sua Signoria che terminò con
una serie di battaglie, che vanno dal 1443 al 1445, che
videro contrapposti gli Sforza da una parte e la Lega Santa
(costituita da papa Eugenio IV, dal duca di Milano e dal
re di Napoli) dall'altra. Gli amministratori della città
molto abilmente presero la palla al balzo e riuscirono ad
ottenere l'istituzione permanete della Corte Generale de
lo Rectore de Sancta Chiesa; questo volle dire che Macerata
divenne ufficialmente capoluogo della Marca anconitana[senza
fonte] con il suo cambiamento da città agricola a
città politico-burocratica con grande incremento
della popolazione (grande immigrazione di notai, magistrati,
soldati ed ecclesiastici). Questo portò anche a ripensare
alle misure difensive e per tale motivo si decise di costruire
una cinta muraria a "scarpa" (cioè inclinate
verso l'esterno) che includesse all'interno la zona di Porta
Mercato (piazza compresa) e la zona di Porta Montana in
più si decise di creare nuovi torrioni. La città
cambiò il suo assetto in pochi anni: venne ricostruita
la Cattedrale (1459-1464) e furono ristrutturati il Palazzo
dei Priori e quello della Regione per adibirli a sede del
Cardinale Legato, il 15 agosto 1477 si costruì in
un solo giorno[senza fonte] la Chiesa Santa Maria della
Misericordia, situata vicino al Duomo, definita dai maceratesi
la "ciucarella" cioè la piccina. Dopo l'apparizione
della Madonna ad una donna albanese fu costruita, fuori
dalle mura, una chiesa denominata Santa Maria alla Fonte
del Sabato ed insieme ad essa fu costruito un piccolo ospedale
e delle casette (odierno quartiere di Corso Cairoli) che
potessero ospitare i malati e tutti quelli che erano sospettati
di avere la peste e che quindi erano espulsi dalla città.
Alla fine del secolo si cominciò a costruire la Torre
civica ma i lavori si bloccarono dopo pochi anni. Questo
è sicuramente il secolo d'oro per la città;
infatti in tali anni a Macerata c'è una fiorente
vita sia a livello polito-burocratico sia a livello economico.
Nei primi anni del secolo c'era grande pericolo di invasione
da parte dei Lanzichenecchi e di altre truppe straniere,
così si decise di concludere i lavori alla cinta
muraria con uno splendido esempio di sistema bastionato
sangallese che cingeva sia il Borgo Novo (Corso Garibaldi
di oggi) sia il Borgo Vecchio (cioè Via Mozzi), tra
Porta Montana e Porta Romana, con la costruzione di vari
fortini penetrativi verso l'esterno i quali permettevano
una migliore difesa-offesa. Nei primi anni si decise di
ristrutturare la piazza centrale e tali lavori furono affidati
in parte a Cassiano da Fabriano, che realizzò la
Loggia dei Mercanti, e in parte all'architetto della Santa
Casa di Loreto Lattanzio Ventura. Questi ridisegnano la
forma della piazza che diventa trapezoidale, abbattono due
chiese ed alcune case private, fu edificato il Palazzo Legatizio,
il Palazzo allo Studio, che divenne la nuova sede universitaria
(oggi è la sede del comune), si costruì un
nuovo Palazzo comunale e ripresero i lavori per la costruzione
della Torre civica, si ricostruì la Strada Grande
(oggi Via Matteotti) e a fine secolo, vista la mancanza
di spazio, si permise la costruzione di abitazioni fuori
dalle mura e si ampliò il vecchio Borgo San Giuliano
(chiamto oggi anche "Fosse" vista la sua notevole
pendenza), si incominciò a costruire fuori porta
Romana (oggi Corso Cavour) e soprattutto si rivitalizzò
la zona creata nel secolo precedente per ospitare i malati
di peste, cioè Borgo San Giovanni Battista (oggi
Corso Cairoli). Gli abitanti di quella zona, chiamata fin
d'allora "le casette", erano soprattutto contadini
locali ed emigrati albanesi molto devoti al Cattolicesimo
ma che venivano visti in maniera quasi ostile da gli altri
abitanti della città. L'edilizia privata vive un
grande periodo; infatti vengono edificati: Palazzo Floriani
(1531-1541), Palazzo Ciccolini (1546-1550), il così
detto Palazzo dei Diamanti della famiglia Mozzi (1535),
Palazzo Marchetti (1560), Palazzo Mozzi (1570), Palazzo
Ciccotto Mozzi (1566). Anche per l'edilizia religiosa furono
anni irripetibili con le seguenti costruzioni: la chiesa
ed il monastero di Santa Croce (1503), la chiesa di Santa
Maria delle Vergini (1550-1577) un'opera di Galasso Alghisi
da Carpi, le chiese di San Liberato e San Rocco. Praticamente
il secolo si conclude con una città completamente
trasformata sia a livello edilizio che a livello urbanistico
in senso stretto e soprattutto la città era in netta
espansione. Dopo un secolo d'oro venne un secolo buio. Il
papa Clemente VIII, con la bolla De Bono Regimine, accentrò
tutto il potere politico-amministrativo a Roma; questo portò
alla città una riduzione del territorio da essa controllato,
meno peso politico all'interno dello Stato della Chiesa,
una regressione a livello economico e demografico. Sia l'edilizia
privata che quella pubblica fecero una brusca frenata con
alcune eccezioni come il riassetto della strada nuova (odierno
Corso della Repubblica), la costruzione di Porton Pio alla
fine del quartiere fuori Porta Romana, l'allargamento della
strada che portava al colle di Santa Croce. Nonostante questo
si edificarono altre nuove chiese, quella di San Paolo (1623-1655)
e quella di San Giovanni (1600-1655). L'accentramento del
potere si fece risentire,a distanza di anni, anche a livello
di attaccamento al Governo pontificio. Infatti all'interno
del ceto borghese, che negli anni si era formato e rinforzato,
c'era chi ammirava le prime idee illuministiche che venivano
dall'estero, mentre con molta foga il clero combatté
questa modernità. Tale secolo vide le famiglie nobili,
frustrate per l'esclusione dalla vita politica, investire
in costruzioni di case e ville lussuose da menzionarne alcune
come quella dei conti Bonaccorsi iniziata nel 1707 e finita
nell'arco di 20 anni, Palazzo Asclepi-Salimbeni (1725),
quello dei Compagnoni (1736), Palazzo Pellicani (1736) e
grazie all'architetto Luigi Vanvitelli si deve Palazzo Torri
(1738-1758), sempre di questi anni è l'atipico palazzo
Costa (1756) mentre grazie a Giuseppe Valadier si devono
l'originale Palazzo De Vico (1793) e il primo esempio di
costruzione neoclassica a Macerata cioè Palazzo Ugolini
(1793). L'edilizia religiosa registrò la nascita
della chiesa di San Filippo, totalmente barocca, grazie
all'architetto romano Giovan Battista Contini, venne ristrutturato
il duomo e costruita San Giorgio (1792-1798). Tra il 1767
e il 1774 viene realizzato all'interno del palazzo comunale,
affacciato sulla piazza maggiore, il tuttora esistente teatro
tardobarocco su pianta a campana, oggi chiamato Lauro Rossi
in onore del compositore maceratese vissuto nel secolo successivo;
il progetto inviato allo scopo dal rinomato specialista
Antonio Galli Bibiena venne ridotto alle giuste dimensioni
del sito disponibile dall'architetto camerale Cosimo Morelli
da Imola. Il secolo si chiuse con l'arrivo dell'esercito
napoleonico che era sceso in Italia ed aveva occupato anche
le Marche; questo portò grande entusiasmo tra i borghesi
e tra qualche popolano perché vedevano concretizzate
le loro idee di giustizia e di libertà; la città
fu aggregata alla Repubblica Romana nel 1798 con il grado
di capoluogo del Musone[senza fonte]. Dopo alcuni momenti,
vista anche la soppressione degli ordini religiosi e la
forte pressione fiscale, l'entusiasmo si trasformò
in un forte sentimento di reazione che nel 1799 sfociò
in un duro moto che costrinse le truppe napoleoniche a fuggire
dalla città. Queste però tornarono più
forti di prima e dopo cinque giorni di battaglia, il 5 luglio,
riuscirono a fare una breccia ed ad entrare dandosi al saccheggio,
alla profanazione di chiese e all'assassinio di circa 360
persone[senza fonte] di cui molti di classi disagiate che
abitavano nei quartieri fuori le mura, come le "Fosse"
e le "Casette", che vennero visti come i più
probabili responsabili dei moti. Le cannonate francesi,
oltre ai morti, fece gravi danni a Porta Romana e così
si decise di sostituire la porta con una cancellata in ghisa,
da quel giorno la zona viene chiamata "i cancelli".
Costituitosi il Regno Italico venne elevata al rango di
capoluogo del dipartimento del Musone[senza fonte] (1808-1814).
Nel maggio del 1815 vide lo sbandamento delle truppe di
Gioacchino Murat battute dagli austriaci nella battaglia
di Tolentino. Nel 1817 a Macerata c'è la prima insurrezione
Italiana di stampo carbonaro[senza fonte], infatti grazie
all'adesione di alcuni reduci delle armate napoleoniche
e murattiane si organizzò a Macerata una "vendita
massonica" che aderì come detto alla carboneria.
Aldilà del goffo tentativo, subito represso dalle
autorità, esso rappresentò la voglia di libertà
e la presa di coscienza dei propri diritti da parte della
popolazione. Nel 1832 l'ingegner Innocenzi e l'architetto
Aleandri costruiscono lo Sferisterio che serviva da stadio
per il gioco del bracciale e per altre attività;
tale opera, occorre ricordarlo, fu incastonato perfettamente
tra Piazza Mercato, il quartiere le "casette"
e la "cocolla" per costruirlo venne abbattuta
e poi ricostruita la Porta Mercato. Molti maceratesi presero
parte nel '800 alle campagne per l'indipendenza dell'Italia.
Nel gennaio del 1849 Giuseppe Garibaldi soggiorna a Macerata
per costruire la legione maceratese, che a Roma, provò
invano a salvare la Repubblica Romana, e che rifulse per
valore nella battaglia di Porta San Pancrazio; su una lapide
nel palazzo comunale è riprodotta la lettera che
Garibaldi diresse ai Maceratesi. Lo stesso Giuseppe Garibaldi
fu eletto proprio a Macerata come deputato alla costituente[senza
fonte] della sopracitata neonata repubblica. Dopo la battaglia
di Castelfidardo, che vide l'esercito del pontefice uscirne
sconfitto da quello dei Savoia, e il seguente plebiscito
del 4 novembre 1860 che portò le Marche ad annettersi
al neonato Regno d'Italia la città, forse perché
era stata da molto fedele al potere dei Papi, o forse perché
fino ad allora aveva sempre tenuto in mano i poteri politici-amministrativi
regionali, venne punita. Infatti l'università perse
tre facoltà a vantaggio di Ancona e sempre a vantaggio
dei dorici andò il Comando militare e la Corte d'appello
del tribunale. Chiaramente questo creò non pochi
disagi alla città che perse di colpo il suo prestigio
esercitato in un piccolo stato e si ritrovò ad essere
una piccola città in un grande Stato. In questo secolo
così travagliato occorre ricordare che in città
fu costruito il nuovo manicomio in stile neoclassico e in
cotto, la Loggia del Grano (1841) e ricostruita la facciata
della chiesa di Santa Croce. Il nuovo Stato non è
un sinonimo solo negativo per i maceratesi che infatti cominciano
ad appassionarsi alla nuova vita sociale e alla politica
che gli viene offerta. Molti in città non possono
votare, visto che il diritto al voto è legato al
reddito, e una buona parte che ne ha diritto non vota seguendo
il non expedit di papa Pio IX. Occorre però dire
che nonostante tutto questo in molti si appassionano alla
politica e come a livello nazionale anche a livello comunale
nascono le prime associazioni di mutuo soccorso, circoli
(come quello garibaldino del Giardinetto) e partiti politici:
repubblicano (che aveva poco seguito in città), liberale
seguitissimo da molti abitanti del centro e dai borghesi
in genere, infine il socialista con i quartieri più
popolani attratti da tali idee. I socialisti erano forti
soprattutto nello storico quartiere rosso delle "casette"
che equivale come già detto all'odierno Corso Cairoli.
Con il nuovo arriva anche la tecnologia con l'erogazione
dell'energia elettrica che apriva la strada dello sviluppo
industriale, ma soprattutto arrivò la ferrovia che
collegò la città alle grandi vie di comunicazione.
Il secolo si apre con la città che incomincia una
lenta crescita demografica e con gli abitanti che pian piano
incominciano a costruire case private anche fuori dalle
mure. Tre quartieri in particolare cominciano a formarsi:
il primo di stampo borghese è quello della zona della
stazione dove vengono edificate le case dei più benestanti
del tempo, un altro quartiere di benestanti venne creato
vicino Piazza Dell'Armi (lo stadio dei Pini di oggi) in
due punti distinti uno dietro l'odierno Corso Cavour (via
Morbiducci) ed un altro punto era l'odierno viale Carradori,
infine fu ampliato il quartiere popolare di "Villa
Ficana" che sorge sul colle di Santa Croce. Sempre
in questi anni si edificarono la chiesa dell'Immacolata
(1893-1917) situata in pieno Corso Cavour e la chiesa di
Corso Cairoli nominata Sacro Cuore (1909-1913). La guerra
di Libia rinfocolò gli attriti tra i partiti che
si trovarono alle prese con una grave crisi internazionale.
Anche a Macerata ci furono dei contrasti tra gli interventisti
del partito nazionalista, capeggiato da Mazzantini, e i
neutralisti del partito socialista (che in realtà
era diviso in due correnti); questa tensione sfociò
in un'aggressione da parte dei socialisti ai nazionalisti
durante una conferenza pro-intervento di Cesare Battisti.
Molti Maceratesi presero parte alla Grande Guerra formando
la "Brigata Macerata" che si fece segnalare per
il grande coraggio con cui andava in battaglia. Dopo la
guerra, anche a Macerata, ci furono gravi problemi di ordine
pubblico per motivi politici; infatti dopo la marcia su
Roma i fascisti anche in città presero il potere
e diedero la caccia ai nemici di sempre entrando dentro
la sede dei socialisti, bruciando la casa del popolo e devastando
alcune osterie del quartiere le "casette". Per
fortuna della città due podestà moderati (Benignetti
e Magnalbò) evitarono gravi atti di intolleranza
da parte delle squadracce, e promossero opere pubbliche.
Nonostante questo nel 1926 si tenne in città il Congresso
nazionale della FUCI con la partecipazione di monsignor
Montini e si verificarono forti contestazioni da parte dei
fascisti, preludio alla soppressione dei circoli di Azione
Cattolica (1931). Da menzionare le opere fatte in questi
anni: Palazzo delle Poste (1922), Palazzo degli Studi (1931),
lo Stadio della Vittoria (1926) dove giocava la Maceratese,
l'adiacente Monumento ai Caduti (1928-1932) e con l'abbattimento
del Porton Pio si ha la creazione della scenografa Piazza
Della Vittoria che servì anche per facilitare la
viabilità della zona, Palazzo del Mutilato (1938)
infine è da menzionare il Palazzo del fascio (oggi
vi è il catasto) sito in Piazza Mercato (Piazza Mazzini)
appena dietro lo Sferisterio. Nel 1943 dopo la caduta del
fascismo molti cittadini scesero in piazza per festeggiare,
ma la felicità durò poco visto che l'occupazione
nazista arrivò senza remore anche a Macerata. I bombardamenti
degli alleati colpirono il quartiere di Corso Cavour (fu
distrutta la Caserma Castelfidardo) e quello di Corso Cairoli
(vicino c'era il Distretto militare oggi è la sede
dell'anagrafe e di altri uffici comunali) e non mancarono
morti e feriti soprattutto fra le donne. Macerata venne
definitivamente liberata nell'aprile del 1944 dalle truppe
polacche appartenenti alle forze alleate. Da segnalare che
a guerra finita fu pestato a morte un noto fascista della
città, e dopo averlo trascinato per le vie cittadine
attaccato ad un carro trainato dai buoi, fu impiccato a
testa in giù vicino allo Sferisterio. L'economia
torna a girare soprattutto grazie all'agricoltura, al commercio
e al terziario vero motore economico della città
nel '900. Intorno agli anni '50 il problema principale fu
quello di trovare un tetto per i moltissimi sfollati così
si ampliarono diverse zone (le Casette, le Fosse, Ficana
e le Vergini) e si crearono nuovi quartieri popolari come:
la Pace, le Casermette (cioè San Francesco), il rione
Marche e nei decenni successivi le Due Fonti, Collevario
e Colleverde. Negli anni '80 la città tocca il suo
massimo picco demografico grazie anche all'edificazione
di case popolari a Piediripa, Sforzacosta e Villa Potenza.
Nei primi anni '90 come in gran parte d'Italia arriva una
ventata d'immigrazione che non porta grande criminalità
soprattutto grazie alla buona integrazione. I primi anni
del nuovo millennio sono da ricordare per la creazione di
villette a Corneto ed appartamenti nel quartiere Vergini.
La città è caratterizzata da una certa qualità
della vita che ancor oggi la rende una delle città
più vivibili grazie anche ai molti punti "verdi"
situati in diverse zone: i Giardini Diaz, Villa Lauri, il
Sasso d'Italia e vari piccoli spazi verdi che sono presenti
in tutti i quartieri cittadini. Nel 2006 sono iniziati i
lavori per la realizzazione della galleria di collegamento
tra la zona di "Due Fonti" e "Fontescodella";
i lavori sono stati ultimati a fine 2007 e l'apertura è
avvenuta nel novembre 2008. Tale opera, la più importante
degli ultimi decenni, rende più rapida la viabilità
tra la valle del Potenza a quella del Chienti, evitando
di attraversare l'area più urbana della città.