Fermo
è una città di 37.759 abitanti delle Marche
e capoluogo dell'omonima provincia. Dall'11 giugno 2004
infatti è ufficialmente il capoluogo della provincia
di Fermo, comprendente 40 comuni dal mar Adriatico ai Monti
Sibillini. La nuova provincia, in fase di attuazione, eleggerà
i propri organi amministrativi allo scadere del mandato
del Consiglio Provinciale di Ascoli Piceno, previsto per
la primavera del 2009. Fermo sorge alle pendici del colle
Sabulo (319 m s.l.m.), dominato dalla mole della Cattedrale
dedicata a Santa Maria Assunta; dista 6 km da Porto San
Giorgio, 66 km da Ascoli Piceno e 60 da Ancona. Nel Medioevo
era la più grande città delle Marche e capoluogo
della "Marchia Firmana" che si estendeva dal Musone
ad oltre Vasto (Chieti) e dagli Appennini al mare. Nel periodo
napoleonico, fu capoluogo del Dipartimento del Tronto e
ad essa erano soggette Ascoli e Camerino. La
città oggi si presenta divisa in due parti: la parte
storica, cresciuta attorno e sulla sommità del colle
Sabulo, è rimasta quasi intatta nei secoli con il
suo splendido aspetto medioevale.
ORIGINI
E CENNI STORICI
È difficile stabilire con esattezza la fondazione
di Fermo; da reperti archeologici si documenta l´esistenza
di Fermo fin dall´etá del bronzo, nel contesto
della civiltá Picena, Fermo comincia a svilupparsi
sulla sommitá del colle (VIII°-IV° sec. a.C.)
lo documentano, tra le altre cose, le "mura megalitiche",
costituite da possenti blocchi esistenti in talune parti
della città. Notevoli quelle nei pressi dell'abside
di San Gregorio e davanti all'hotel Astoria; tali mura risalgono
al IX secolo a.C.. Fermo fu una delle più importanti
colonie romane fin dal 264 a.C. con il nome di Firmum Picenum
In tale anno i Romani che, quattro anni prima, avevano sottomesso
i Piceni, deducono a Fermo una colonia con il diritto di
battere moneta: è la prima colonia romana. Fu edificata
dai romani come stazione di guardia (per l'appunto "fermo")
con lo scopo di controllare i Piceni e la loro capitale
Asculum (l'odierna Ascoli Piceno). Risulta celebre, in quei
tempi, l'adagio "Firmum firma fides, romanorum colonia";
onore guadagnato dalla città grazie alla fedeltà
prestata ai Romani nella prima e nella seconda guerra punica.
Nella prima, manda marinai a Caio Duilio ed Attilio Regolo;
nella seconda, mentre le altre colonie latine si ribellano,
Fermo è tra le 18 che rimasero fedeli a Roma e combattono
valorosamente contro Annibale; è il 207 a.C. Un'altra
coorte fermana si coprì di gloria a Pidna, nel 170
a.C., nella guerra contro Perseo, re di Macedonia. Nel 90
a.C. i fermani ottengono la piena cittadinanza romana, come
tutti gli italici, ben tre secoli prima dell'Editto di Caracalla
(212 d.C.) che estese la cittadinanza romana a tutti gli
abitanti dell'Impero; Cicerone li chiama a sua volta fratelli:
Inoltre, nella guerra contro Marco Antonio nel 45 a.C.,
i fermani si distinsero inviando soldati e denaro, tanto
che furono lodati da Cicerone in pubblica seduta dal Senato:
"...sono da lodare i fermani che sono stati i primi
a disporre aiuti in denaro...". Nel
40 d.C. ha luogo la costruzione delle Cisterne Romane che
servivano per deposito e depurazione di acque destinate
alla città e al Navale Fermano; sono tutt'ora presenti,
intatte e aperte al pubblico. Del periodo romano rimangono,
inoltre, alcuni resti del teatro romano, a nord del Girfalco
(sommitá del colle Sabulo). Tra
il 575 ed il 580 fu annessa al regno longobardo e verso
la fine del X secolo divenne il centro della Marca Fermana
(sotto la dominazione dei franchi) che nella prima metà
del X secolo si estendeva dal Conero a sud del fiume Sangro
in Abruzzo, dagli Appennini al mare. Papa Urbano II nel
1095 viene a predicare a Fermo la prima Crociata. Divenuto
libero comune nel 1199, conobbe successivamente l'avvicendamento
di diverse signorie fino agli inizi XVI secolo. Nel 1256
i fermani sconfiggono gli ascolani presso il fiume Tronto;
quattro anni dopo Ascoli Piceno batte Fermo a San Marco
alle Paludi. Venti anni più tardi Ascoli è
a sua volta, definitivamente, sconfitta da Fermo e nel 1286
deve obbedire a Onofrio IV che gli proibisce ogni ulteriore
guerra. Nel 1336, la città di Fermo è talmente
potente che corre il detto: "Quando Fermo vuol fermare,
tutta la Marca fa tremare." Con il passare del tempo,
anche grazie alle influenze pontificie che tesero ad arrestare
la crescita culturale ed economica della zona, la sua sfera
di importanza declinò come la sua potenza economica.
All'unità d'Italia fu annesso alla provincia di Ascoli
Piceno. Questa
decadenza durò fino agli ultimi anni del secolo successivo,
quando fu protagonista di una vigorosa ripresa economica
che la portò ad essere la capitale di un importante
distretto calzaturiero e manifatturiero (in questa zona
si esporta più del 80% della produzione italiana
di cappelli e oltre il 60% della produzione di calzature[citazione
necessaria). Nel 2004 fu istituita la Provincia di Fermo.
Attualmente
sta rivivendo un periodo di lieve decadenza anche a causa
della cessata attività di importanti industrie locali
(quali, ad esempio, la conceria e lo zuccherificio, per
quest´ultimo è in atto un discusso piano di
riconversione prevedente la realizzazione di una centrale
elettrica a biomasse erogante circa 22MW) e della squadra
di calcio, la Fermana Calcio, che ha avuto trascorsi in
Serie B. Inoltre, da pochi giorni, la Procura della Repubblica
di Fermo ha iscritto nel Registro degli indagati il Sindaco
di Fermo, Saturinino Di Ruscio, contestandogli un presunto
illecito commesso in relazione ad un deposito di sabbia
nella frazione di Marina Palmense.
TEATRO
DELL'AQUILA
È il più grande teatro delle Marche, il palcoscenico
di circa 350 metri quadrati e il vanto di un'acustica perfetta
ne fanno una delle sale storiche più prestigiose
d'Italia. Inaugurato il 26 settembre 1790, è opera
dell'Architetto Cosimo Morelli di Imola (1729-1812). Pregevole
è il dipinto sul soffitto, dipinto a tempera, opera
di Luigi Cochetti (Roma 1802-1884), allievo del Minardi,
raffigurante i Numi dell'Olimpo, con Giove, Giunone, le
tre Grazie e le sei Ore notturne danzanti, intenti ad ascoltare
il canto di Apollo. Lo stesso Cochetti ha realizzato anche
il sipario, raffigurante Armonia che consegna la cetra al
genio fermano. Al centro splende un grande lampadario a
56 bracci in ferro dorato e foglie lignee, alimentato originariamente
a carburo, ordinato a Parigi nel 1830. Nel 1830 Alessandro
Sanquirico, il maggiore scenografo del tempo, dipinse per
il Teatro alcuni fondali, di cui quattro ancora conservati.
Conta 124 palchi ripartiti in 5 ordini a cornice per una
capienza complessiva di circa 1000 posti. Il Teatro che
ha vissuto i fasti ottocenteschi con opere liriche e di
prosa in contemporanea con le principali capitali europee
e con la presenza dei più grandi artisti internazionali,
è tornato ad essere, grazie all'impegno del Sindaco
Fedeli e dell' Assessorato ai lavori pubblici, il centro
di una ampia e prestigiosa attività artistica, dopo
un restauro che nel 1997, lo ha restituito al suo antico
splendore e riaperto al pubblico dopo diversi anni di abbandono
da parte delle amministrazioni locali.
BIBLIOTECA
La nascita della Biblioteca di Fermo risale al 1688, anno
in cui, grazie alla volontà e alla liberalità
del cardinale Decio Azzolini juniore (1623-1689), consigliere
e confidente della regina Cristina di Svezia, venne realizzata
la sala monumentale oggi detta Sala del mappamondo. É
la più ricca delle Marche, fra le prime dieci dItalia.
Interamente scaffalata in noce, a doppio ordine con ballatoio,
impreziosita da un artistico soffitto in abete, la sala
conserva la parte più pregevole del fondo antico
della Biblioteca, arrichitosi attraverso le donazioni di
illustri cittadini e l'incameramento dei volumi confiscati
alle congregazioni e agli ordini religiosi, e ospita anche
il globo manoscritto - datato 1713 - del cartografo fabrianese
e abate Amanzio Moroncelli.
Il
patrimonio della Biblioteca Comunale consta attualmente
di: Patrimonio librario: codici manoscritti (127); manoscritti
(3.000); volumi ed opuscoli (circa 350.000 tra i quali 681
incunaboli e 15.000 edizioni del Cinquecento); periodici:
spenti 911, correnti 110; stampati musicali (non quantificati);
disegni (4254); incisioni (6.500); dipinti ad olio (12);
ex libris (oltre 300); microfilms (57); miscellanee (23.000);
monete 1.000.
Fondi
speciali librari: Fondo Romolo Spezioli (volumi a carattere
prevalentemente storico medico); Fondo G. B. Carducci (costituito
da stampe, incisioni e disegni di architettura ); Fondo
Gigliucci (volumi di genere prevalentemente letterario e
storico con anche numerosi documenti manoscritti di interesse
storico-politico); Fondo Maranesi (opere di geografia);
Fondo Mannocchi (libri di ingegneria); Fondo Nibbi (opere
originali in lingua inglese e francese); Fondo Polimanti
(volumi relativi alla storia della medicina tra Ottocento
e Novecento nonché raccolte giuridiche); Fondo Valentini
(biblioteca prevalentemente letteraria e di storia della
letteratura); Fondo Sifonia (volumi a carattere letterario,
artistico e musicale con anche dischi e libretti d'opera);Fondo
De Minicis (volumi, scritti e saggi di scavo dell'area archeologica
di Falerio Piceno presso Falerone, centro a 30 Km da Fermo)
Altri
fondi speciali. Fondi iconografici: Fondo G. B. Carducci
(costituito da stampe, incisioni e disegni di architettura
); Fondo Giorgetti (disegni e dipinti ad olio); Fondo Giovannelli
(oltre 300 ex libris del donatore e di sua proprietà);
Fondo Nardi (disegni, acquerelli e fotografie); Fondo Ugo
D'Ambrosio (disegni, album); Fondo Bernetti - Evangelista
(serigrafie).
UNIVERSITA'
Nell'825, Lotario I, con un celebre editto, istituì
a Fermo la prima scuola pubblica (odierna università)
scegliendo la città tra le sole nove in Italia destinate
a diventare centro di studi. L'Università di Fermo
funzionò a partire dal 1585 (sebbene il primo atto
di fondazione risalga al 1398) fino al 1826 quando, mancando
alla città le risorse per mantenerla, venne chiusa
(con decreto della Congregazione degli Studi). Essa ebbe
docenti illustri, ma soprattutto dottori fermani; il suo
bacino d'utenza copriva l'area circostante, anche se non
mancarono scolari originari di località ben distanti,
come quelli austriaci di Graz. Nel medioevo lo studium era
fiorentissimo, aveva 1200 studenti (provenienti anche dalla
Dalmazia) tanto da rivaleggiare con l'università
di Bologna. Aperta invece nella seconda metà del
novecento, l'Università teologica marchigiana è
unica nella regione Marche e ha una sede distaccata ad Ancona.
LA
CATTEDRALE
Sul margine orientale del Girfalco si eleva la maestosa
mole della cattedrale dedicata all'Assunta edificata su
un'area che presenta una interessante stratificazione di
resti architettonici risalenti all'epoca romana e all'alto
Medioevo.
Durante gli scavi effettuati negli anni 1934-35 sotto il
pavimento del duomo, furono infatti messi in luce resti
murari di età imperiale con laterizi recanti bolli
dell'età di Antonio Pio e più consistenti
strutture murarie e pavimentali della basilica paleocristiana
risalente al VI secolo. Quest'ultima era a tre navate divise
in file di quattro colonne con presbiterio rialzato; delle
decorazioni musive del pavimento rimane oggi in vista soltanto
quella absidale, raffigurante due pavoni araldicamente disposti
ai lati di un kàntharos sormontato dal chrismon,
motivo dipendente dalla cultura ravennate. L'antica basilica,
ampliata al tempo del vescovo Lupo (826-844), venne distrutta
nel 1176 da Cristiano di Magonza, per ordine del Barbarossa.
Cinquant'anni più tardi, la cattedrale veniva ricostruita
da Giorgio da Como, come indica una lapide posta sulla facciata,
recante la data 1227; della elegante struttura gotica rimangono
oggi soltanto il prospetto e la torre campanaria, mentre
il resto dell'edificio risale a un intervento realizzato
nel Settecento dal vescovo Minnucci. La facciata in pietra
d'Istria, scandita da sottili lesene, presenta al centro
un elegante portale con fasci di colonne scolpite, sormontato
da un'ampia cuspide racchiudente la statua della Vergine:
in asse è posto il grande rosone con dodici colonnine
decorate con motivi tortili e a spina di pesce, desinenti
in eleganti archi tribolati ravvivati da tessere musive
policrone, opera dello scultore fermano Giacomo Palmieri
(1348). Il lato sinistro è occupato dalla torre campanaria,
il cui inserimento in corrispondenza della navata laterale
ha forse determinato la caratteristica asimmetrica della
facciata, il cui culmine non corrisponde alla posizione
del portale e del rosone.
PIAZZA
DEL POPOLO
Piazza del Popolo, già piazza San Martino (dal nome
di una chiesa ivi esistente) ebbe una sua prima configurazione
sotto Alessandro Sforza, in occasione della venuta di Bianca
Maria (1442), sposa del fratello Francesco, la quale nel
1444 diede alla luce a Fermo, Galeazzo Maria, futuro duca
di Milano. Fu ridimensionata con deliberazione comunale
dell'8 novembre 1463. Questa piazza rappresenta senz'altro
uno dei luoghi più suggestivi di Fermo, accurata
e lineare nelle strutture, offre agli occhi del visitatore
uno spettacolo di rara bellezza e rigore architettonico,
in cui si inseriscono alla perfezione alcune opere fra le
più significative della storia cittadina: il Palazzo
dei Priori (Palazzo comunale), sede della Pinacoteca, risalente
al 1296, il Palazzo Apostolico, iniziato nel 1502 da Oliverotto
Euffreducci e terminato nel 1532 per ordine del papa Clemente
VII, il loggiato di San Rocco, costruito nel 1528 ospitante
la chiesina di San Martino, eretta nel 1505 quale voto della
città contro la peste. Lunga 135 m, larga 34 m, la
piazza venne sistemata nella sua forma attuale nel 1659.