Camerino
è un comune italiano di 7.090 abitanti, della provincia
di Macerata nelle Marche. Camerino è nota soprattutto
per la presenza dell'Università fondata in età
medievale. Distante 47 km da Macerata, la città di
Camerino è situata tra le valli del Chienti e del
Potenza, in una suggestiva posizione su di un colle al centro
della zona montana della provincia di Macerata, chiusa a
sud dal massiccio dei Monti Sibillini e a nord dal Monte
San Vicino. Il territorio è caratterizzato per la
maggior parte da un paesaggio collinare, con una gradevole
alternanza di campi coltivati, piccoli boschi e querce secolari.
La vecchia città, il centro storico accresciuto nei
borghi, vive di toni sommessi e caldi; la pietra si alterna
al cotto all'intonaco rosato, ocra, arancio. La compattezza,
il colore, la grana dell'arenaria variano: da Serrapetrona
proveniva pietra rosa; da Morro pietra rossastra; da Massaprofoglio,
Valcimarra, Campolarzo pietra biancastra; da San Luca, Mergano,
Valeano, Paganico pietra calcarea argillosa. L'uso frequente
dei laterizi risolve in gioco di equilibrio arenaria-mattone
tutta l'edilizia camerte. Gli agenti atmosferici scavano
in continuazione. Pertanto l'intonaco si impone come salvaguardia
e decorazione; spessissimo gli edifici presentano portali,
zoccolo, capitelli, cornici di porte del morto, mascheroni
o solo brani intatti di muro. Così la città
conserva toni medi che fondono in ogni stagione con equilibri
diversi all'ambiente che la circonda. Architettura e natura
prendono vita e fisionomia. Camerino trae dalla stretta
interdipendenza tra la compattezza muraria tipico del suo
nucleo urbano e l'aspra collina il senso di compiutezza
tipico delle creature nate per un luogo, cresciute nella
attività e nella cultura plurisecolare di abitanti
attenti e misurati, radicati nella propria città
vogliosi di difendere a sé i propri valori. Il volto
di Camerino ha il sapore delle cose amorosamente vissute.
A nord congiunge la città allo spalto e al declivio
collinare una fascia di pini; nella circonvallazione di
levante è stato disarmonizzato il rapporto natura-architettura,
prima vissuto nelle piante dell'orto botanico, con un lungo
filone di alte abitazioni moderne. A chi viene da Muccia,
alta sulla rupe, la città si stringe a castello;
a chi la segue a ovest e nord la linea curva si spezza,
si allunga, sempre più placidamente avvinghiando
i movimenti lenti della collina. Compatte le mura castellane
nascono dal profondo; le abitazioni aprono poche file di
finestre, rettangoli eguali d'ombra sul rosa del mattone,
contro il verde dei pini e l'azzurro del cielo. Fino al
monumento a Vitalini e a San Venanzetto ove le mura del
castello si attenuano e nascono i borghi. A chi viene da
San Luca, l'antica cinta, dalla Rocca Borgesca a San Venanzetto,
appena deturpata da poche costruzioni interne eterogenee,
si allunga nella luce smorzata fino a San Venanzio. I borghi
si fanno veramente città a chi viene da Torre di
Beregna, adagiati a conca, dall'alto vertice del duomo a
Coldibove, dalle Mosse fino all'orto botanico. La cinta
muraria abbracciò i borghi nel 1384: la via esterna
per le Mosse, ripresa dall'ex ferrovia del tram, corre sui
resti delle recinzioni; la porta Sancti Framus, ora chiamata
arco di Vannucci, ne testimonia la potenza. Ma a chi viene
da lontano appaiono solo le costruzioni rosa alte nel vertice
e le case basse quasi cineree della conca.
MANIFESTAZIONI
Maggio: Corsa alla Spada e Palio e festa del patrono
Maggio/Settembre: Mostra dell'Artigianato Artistico Rocca
Varano
Giugno/Luglio: Musicamdo Jazz&Blues Festival e Premio
Internazionale Massimo Urbani
Agosto: Camerino Festival - Rassegna Internazionale di Musica
e Teatro da Camera
Ottobre/Maggio: Stagione Teatrale
18 gennaio: Fiera di Sant'Antonio
14 marzo: Fiera di San Ansovino
19 maggio: Fiera di San Venanzio
Gennaio: Festa del torrone
Giugno: notte bianca per le vie del centro storico (concerti,
eventi e shopping fino al mattino)
LA
RIEVOCAZIONE STORICA
La sera della vigilia della festa del patrono (17 maggio),
muovono dalla sede dei rispettivi Terzieri separati cortei
che, in sfarzosi costumi d'epoca, al lume di torce, con
vessilli, chiarine e tamburi, passano per le vie del centro
medievale, interamente pavesate da drappi e stemmi, per
confluire nella Basilica di San Venanzio ove ha luogo la
cerimonia dell'offerta dei ceri. Seguono nella piazza antistante
la Basilica: la lettura del proclama che bandisce la gara
della Corsa alla Spada e Palio, l'accensione del grande
falò propiziatorio (in dialetto locale detto lu focaracciu),
tra squilli di trombe e rullo di tamburi. Nel pomeriggio
della domenica successiva alla festa del Patrono, si snoda
per le vie principali della città il fastoso corteo
del Palio, composto da 300 figuranti tra dame, cavalieri,
armigeri, musici e sbandieratori. Finalmente giunge il tanto
atteso momento della Corsa alla Spada cui, dopo un allenamento
durato mesi, partecipano trenta giovani in costume, dieci
per ciascun Terziero, i quali si contendono la vittoria:
il percorso è di circa 1150 metri, di cui buona parte
in ripida salita seguii da una discesa. Il corridore che
arriva per primo al traguardo e sfila la spada dal ceppo
in cui è infissa, è il vincitore assoluto
ed ha in premio la spada; al Terziero, vincitore per tempo
di arrivo dei suoi corridori, spetta il Palio che custodirà
fino al successivo anno. La manifestazione si conclude nella
suggestiva cornice della Rocca del Borgia (da qualche anno
questo momento avviene in Piazza Cavour), con la consegna
del Palio da parte del Magnifico Messere, alla presenza
del Duca e della sua corte, in un tripudio di colori e di
suoni, tra lo sventolio dei vessilli e le figurazioni artistiche
degli sbandieratori. Sono oltre otto giorni, nel mese di
maggio, di grande animazione per la città di Camerino
poiché la rievocazione storica è preceduta
e seguita dalle manifestazioni e dalle iniziative dei Terzieri
tra le quali l'apertura delle tipiche osterie (gastronomia
su antiche ricette), le mostre di prodotti artigianali,
gli spettacoli folkloristici e l'esibizione di bande musicali.
DA
VEDERE
Le porte permettevano l'ingresso e l'uscita dei cittadini
perché la città era cinta di mura molto antiche,
allargate nel 1380 da un grande costruttore, Giovanni Varano.
Poiché nel corso del tempo le mura e le strade si
sono trasformate non è facile individuare il numero
di porte esistenti all'epoca.
Cominciando da sud-ovest possiamo segnalare:
Porta Malatestiana, così chiamata dal duca Malatesta
nel 1511 quando la madre, Giovanna Malatesta, morì.
Porta Caterina Cibo, in onore della duchessa di Camerino
Caterina Cibo, moglie di Giovanni Maria.
Porta Boncompagni, è la più recente di tutte
e dedicata al nipote di Gregorio XIII, castellano di Camerino.
PIAZZA
CAVOUR
La Cattedrale, il palazzo vescovile, un edificio privato
e il Palazzo Ducale separati con discrezione da vie ed archi
per comunicare con le adiacenze e la città formano
Piazza Cavour. Una volta si chiamava Piazza Santa Maria
Maggiore per distinguerla da Santa Maria in Via: il popolo
continua a chiamarla Piazza del Duomo. Nata con le esigenze
rinascimentali dei signori prima e dei vescovi poi, la piazza
ha subito ritocchi agli inizi dell'800, con la nuova Cattedrale
e la Statua di Sisto V al centro.
STATUA
DI SISTO V
Opera di Tiburzio Vergelli e collaboratori fu decretata
dal consiglio comunale non appena Sisto V, che già
era cittadino onorario e protettore di Camerino, fu eletto
Papa nel 1585. In tempi recenti questa statua ha subito
il furto di uno dei medaglioni che la adornava, il "Medaglione
della Tranquillità".
DUOMO
Il Duomo, opera di Andrea Vici e Clemente Folchi, è
stato ricostruito nel primo 1800 sul luogo dove sorgeva
la Cattedrale romanico-gotica distrutta dal terremoto del
1799. Nel grandioso interno e nelle sagrestie si possono
ammirare pregevoli esemplari della scultura lignea policroma
del 1200 (Crocefisso) e del 1400 (Madonna della Misericordia)
oltre a interessanti tele di pittori di maniera del 1600.
Nella cripta sono di notevole interesse due leoni in pietra
di Armanno da Pioraco (fine 1200), i busti del cardinal
Angelo Giori e fratello Prospero, dovuti alla bottega del
Bernini (600) e soprattutto l'arca marmorea (1300 - 1400)
di Sant'Ansovino (amato vescovo di Camerino in età
carolingia), in stile gotico toscano, con bestiario, statue
di virtù -in pietra-, sarcofago, angeli e, nell'ultimo
piano, una statua in pietra della Madonna.
PALAZZO
ARCIVESCOVILE
Il Palazzo Arcivescovile, a portici, di forme rinascimentali,
è stato eretto nel secondo 1500. All'interno è
ospitato il Museo Diocesano, comprende una notevole raccolta
di dipinti, sculture, argenterie, ceramiche e arredi sacri,
provenienti dalle chiese del territorio: vi si possono ammirare
una preziosa, grande tela di Gianbattista Tiepolo (1740)
raffigurante la Madonna in gloria col Bambino e San Filippo
Neri; il Trittico, su tavola, di Girolamo di Giovanni: Crocifisso,
Addolorata e San Giovanni Evangelista, ai lati, Arcangelo
Michele e San Giovanni Battista; il San Sebastiano del Boccati
(1446); l'Annunciazione del Signorelli.
PALAZZO
DUCALE
Il Palazzo Ducale (ora Università, Facoltà
di Giurisprudenza) è stato completato nel secondo
1400 da Giulio Cesare Varano con il grande quadriportico
in limpida architettura rinascimentale. Bellissimi e suggestivi
anche l'ampio balcone panoramico, gli eleganti loggiati,
le restaurate sale ricche di affreschi e i locali dei sotterranei,
ora adibiti ad aula universitaria (Sala della Muta) e aule
per mostre e convegni. Nel Palazzo era presente fino al
1997 la Biblioteca Comunale Valentiniana, fondata da Sebastiano
Valentini nel 1802, importante per il numero e la rarità
dei volumi e per la bellezza di alcune sale. In seguito
al terremoto la nuova sede della Biblioteca Comunale è
nei pressi del quartiere San Paolo. Dell'originaria chiesa
romanico-gotica di San Francesco (XIII secolo), nonostante
le mortificazioni dell'epoca barocco, si conserva l'alta
abside poligonale con finestre tribolate, parti del portale
e affreschi del primo 1400.
BALCONE
SULLE MURA
È un balcone in muratura e ferro battuto edificato
a ridosso del Palazzo Ducale, a picco sulle mura, appena
sopra l'orto botanico. Riaperto in data dieci maggio 2007
dopo una chiusura causata dagli effetti del sisma del 1997,
è stato costruito tra il 1913 ed il 1916 durante
i lavori di rinforzo alla facciata sud-est del Palazzo Ducale
su idea dell'ingegnere Giambattista Salvi, capo dell'ufficio
tecnico comunale. Il costo totale dell'opera di costruzione
del balcone si aggirò intorno a 2750 lire dell'epoca,
circa settemila euro attuali. Anche a causa del sopraggiungere
della Grande Guerra, non venne organizzata alcuna cerimonia
di inaugurazione. A chi si affaccia dal balcone del Palazzo,
si presenta una meravigliosa visuale dei monti Sibillini
e della campagna camerinese.
ROCCA
DEL BORGIA
La Rocca Borgesca, o Rocca dei Borgia, è un imponente
costruzione fatta erigere da Cesare Borgia su disegno di
Ludovico Clodio nel 1503 per controllare la città
dal versante sud-ovest: i torrioni cilindrici e il possente
mastio sono begli esempi di architettura militare del primo
rinascimento. La fortezza venne in seguito restaurata da
Giovanni Maria Varano che, solo a un anno dall'aggressione
del Valentino, era riuscito a riprendere la città
di Camerino. Altri interventi furono effettuati da Guidobaldo
della Rovere, quindi da Ottavio Farnese e più tardi
dalla Chiesa. Di fatti Papa Clemente VII non trovò
miglior custodia della Rocca dei Borgia per nascondere alle
brame dei saraceni i preziosi tesori del santuario di Loreto.
Inizialmente la Rocca era divisa dalla città per
mezzo di uno strapiombo e poteva essere raggiunta soltanto
attraverso un ponte levatoio. L'avvallamento fu definitivamente
riempito nel 1600. Durante l'occupazione tedesca della Seconda
Guerra Mondiale, la fortezza venne adibita a sede del comando
nazista. Sulla spianata interna, sorge ancora parte della
struttura del convento francescano di San Pietro in Muralto
del 1300. Recentemente i giardini della Rocca Borgesca,
dopo un periodo di chiusura dovuto allo svolgimento di alcuni
lavori di rifacimento, sono stati riaperti al pubblico.
TEMPIO
DELL'ANNUNZIATA
Il Tempio dell'Annunziata, opera di Rocco da Vicenza, fu
costruito fra il 1493 ed il 1508 per volere di Giulio Cesare
Varano al posto di una chiesetta più antica, Santa
Maria dei Vignali, nei pressi della quale, secondo la leggenda,
si sarebbe rifugiata un'icona della Madonna fuggita dalla
casa di un bestemmiatore. Quest'icona, trafugata negli anni
sessanta dal tesoro di San Venanzio, fu denominata per la
sua storia Madonna della Bestemmia, e tra l'altro avrebbe
rivelato che Camerino e la signoria che la governava presto
sarebbero andate incontro a diverse sciagure che il duca
Varano pensava di evitare con la costruzione del Tempio.
La chiesa, da tempo sconsacrata, allinterno è
divisa in tre navate da due file di colonne d'arenaria composte
da un unico blocco; vi si possono ammirare lo stemma dei
Varano, realizzato ad intarsio sul pavimento con pietre
nere e bianche, e i resti della decorazione pittorica parietale,
andata in gran parte perduta a causa di usi impropri (deposito
di scotano e sezione dell' Archivio di Stato) che si fecero
di questa chiesa nel novecento. Recentemente è divenuta
sede di mostre e conferenze.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Nei monti circostanti Camerino hanno lasciato tracce popolazioni
dei tempi più remoti della preistoria. Presso la
zona di Torre Beregna e nelle grotte di Monte Primo sono
stati rinvenuti utensili di pietra più o meno elaborati,
frammenti di terracotta, cocci di grossolane stoviglie fatte
a mano. I Camerti erano una tribù umbra che valicò
l'Appennino e nell'incontro con questa terra e con gli abitanti
già esistenti, presero l'identità di un piccolo
popolo (Umbri Camerti). Secondo una leggenda, i Camerti
avevano abbandonato la loro città natia, Kamars,
perché vinti in guerra dal popolo dei Pelasgi. Proprio
per questo, onde ricordare la loro antica patria, diedero
il nome di Cameria, o Camerta, alla nuova città da
loro fondata, nome da cui poi sarebbe derivato il termine
Camerino. I Camerti ed i Romani strinsero un trattato di
alleanza con eguali condizioni, l'Aequum Foedus (309 a.C.).
Lo stesso privilegio della cittadinanza romana, confermata
da Gaio Mario nel 101 a.C. e da Settimio Severo nel 210,
garantisce ancora la grande importanza della città
camerte nel III secolo. Alla fine del IV secolo i Camerti
erano ritenuti forti guerrieri e cercati come alleati. Sappiamo
con certezza che durante la seconda guerra punica i Camerti
fornirono a Roma 600 combattenti. Durante l'Impero finalmente
Camerino ebbe pace e benessere. Documenti numerosi del fitto
rapporto con Roma si ritrovano nella letteratura repubblicana
ed imperiale. Inoltre, sono venuti alla luce durante i lavori
di restauro del teatro comunale i resti di quello che era
un mercato d'epoca romana. Anche a Camerino il Cristianesimo
si diffuse gradualmente. Sembra che i primi Apostoli penetrassero
a Camerino dall'Umbria attraverso la Via Flaminia. Non sembra
che Camerino abbia avuto a risentire direttamente i gravi
effetti delle invasioni barbariche. La tradizione, però,
ci parla di un assedio dei Goti contro Camerino. Secondo
una leggenda, fu il santo patrono Venanzio ad impedire che
Camerino fosse presa, apparendo sopra le mura e combattendo
a fianco dei camerinesi. Sconfitti i Goti nel 552, la città
appartenne ai Bizantini fino al 592. Anche i Longobardi
vennero dall'Umbria e Camerino fu sede di marchesato e di
ducato talora incorporato, talora disgiunto da quello di
Spoleto. Di origine longobarda doveva essere Sant'Ansovino,
il più notevole vescovo dell'epoca, nato a Camerino
alla fine del 700. Gli storici affermano che il nome Ansovino
è longobardo e deriva da ANS=Dio e WIN=Amico, perciò
Ansovino significa "amico di Dio". Fu eletto vescovo
di Camerino e morì nel 868, colto da malore mentre
visitava la diocesi. In tutto il suo ministero pastorale
egli si dimostrò vero padre dei poveri e degli afflitti
ed è considerato un patrono della città. Nei
sec. VIII e IX la Diocesi camerte era una delle più
grandi del centro Italia, gli furono assegnati i territori
delle diocesi scomparse (per poco tempo) di Settempeda,
Matilica, Tolentinum, parte di Cingulum, parte di Sentinum,
il territorio dell'attuale Fabriano, molto territorio di
Macerata, Potentia Picena e Urbs Salvia. Grande importanza
religiosa ed economica determinò la penetrazione
monastica. Forse lo stato di arretratezza culturale dei
Longobardi ritardò il sorgere nella zona delle grandi
abbadie rispetto alla vicina Umbria. Dopo una lunga stagione
di eremitaggi, a cominciare dal IX secolo sorsero consistenti
complessi monastici in diocesi come ad esempio San Lorenzo
di Doliolo vicino all'antica Settempeda (attuale San Severino
Marche) o Santa Maria di Rambona nei pressi di Pollenza.
Di fatto la quasi totalità degli edifici sacri attestano
ancora l'alto livello tecnico ed artistico cui si era pervenuti.
È probabile che verso il 1050 il marchese Bonifacio
occupasse la città di Camerino per poi passarla alla
figlia contessa Matilde la quale la donò alla Chiesa
(1077). Già nel 1000, Camerino fu un comune fiorente
ed indipendente, si ebbero, infatti, monete raffiguranti
San Venanzio e Sant'Ansovino. Inizialmente ghibellino, divenne
in seguito roccaforte guelfa e sede della legislazione pontificia
(1240) per cui nel 1256 subì la distruzione da parte
delle truppe imperiali di Manfredi, condotte da Percivalle
Doria. Gran parte della popolazione fu uccisa, eccezion
fatta per alcune persone che si salvarono fuggendo da un
buco nelle mura che conduceva fuori Camerino (oggi è
Via Morrotto). Manfredi si portò via la cassettina
d'argento contente le reliquie di San Venanzio che fu poi
recuperata. Saranno poi i Varano a far rifiorire la città.
Attorno al 1262 i fuoriusciti rientrarono. A capo si posero
alcuni signori tra cui Gentile Varano. A difesa del territorio
di Camerino, fu costruita da Giovanni Varano, nel 1382,
una barriera lunga dodici chilometri di torri, fossi e sbarramenti
con grossi tronchi tagliati per cui la linea prese il nome
di "Intagliata". La famiglia dei Varano con alterne
vicende resse le sorti della città per circa tre
secoli. Da ricordare la Rocca Varano, particolarmente adatta
per esercitare un dominio molto proficuo per le tasse e
le estorsioni che i signori potevano imporre ai mercanti
viaggiatori (il dazio doganale). Giulio Cesare Varano fece
edificare, attorno all'anno 1460, il Palazzo Ducale, che
a quei tempi era reputato uno dei più sontuosi d'Italia.
Fondò, inoltre, il Monastero di Santa Chiara, dove
dimorò sua figlia Camilla da Varano, ossia la beata
Battista. L'antica Università di Camerino è
stata costruita durante il periodo dei Varano, precisamente
nel 1336. Nel 1502 piombò su Camerino Cesare Borgia,
detto Duca Valentino, che fece piazza pulita dei Varano
sui quali riuscì, letteralmente, a mettere le mani
e poi uccise il duca Giulio Cesare con tre dei suoi figli.
I Borgia, nel 1503 costruirono la Rocca dei Borgia (i torrioni
cilindrici ed il possente mastio furono esempi di architettura
militare rinascimentale) per controllare la città
sul versante sud ovest e i Varano la completarono, la misero
in comunicazione con il Palazzo Ducale e la armarono con
quarantadue bocche da fuoco. In seguito divenuta lazzaretto,
poi parzialmente smantellata per usarne le pietre, infine
di recente ristrutturata. Nel 1503, un superstite dei Varano,
il duca Giovanni Maria (terzogenito di Giulio Cesare, scampato
all'eccidio) ritornò in città e per alcuni
mesi riuscì a sostenersi contro i nemici. Durante
la Signoria Camerino raggiunse una ragguardevole prosperità
economica ed un notevole incremento demografico, congiunti
ad una trasformazione urbanistica che in parte modificarono
l'impianto medievale. La città era circondata da
mura che sorgevano a picco sopra le rocce. Molto particolareggiate
e rigorose erano le norme fissate dagli Statuti per la difesa,
per l'igiene ed i servizi pubblici; le vie tutte mattonate,
dovevano essere pulite ogni sabato dai cittadini nel tratto
adiacente alla propria abitazione. La città era divisa
in tre "Terzieri" come tuttora si vedono nello
stemma, stilizzati nelle tre casette: Sossanta, Di Mezzo,
Muralto. Il primo si estendeva dal Duomo al Borgo San Venanzio,
il secondo abbracciava il centro, il terzo comprendeva la
parte sud e l'estremità ovest. Ogni terziero e ogni
villaggio dovevano provvedere alla manutenzione delle strade.
Le vie interne non dovevano essere ingombre di banchi per
la vendita, che era permessa solo entro i limiti della casa
e dello spazio adiacente. I luoghi di vendita per la maggior
parte delle merci erano le piazze di San Venanzio e Sant'Angelo.
Il mercato del bestiame si svolgeva nel mercatale al di
fuori della cerchia muraria. Particolarmente curata era
l'erogazione dell'acqua: le fonti dovevano essere pulite,
le condutture coperte, era severamente proibito deviare
le acque. Densità di popolazione e benessere economico
fecero qualificare Camerino insieme a Fermo, Ascoli Piceno,
e Ancona, tra le Civitates Maiores delle Marche. Durante
la Signoria nella città e nella diocesi si sviluppò
notevolmente la spiritualità religiosa, espressa
soprattutto nel movimento francescano: si moltiplicarono
chiese, conventi nel territorio camerinese. Tale sviluppo
favorì la nascita dei Cappuccini. Dal 1545 la città
passò sotto il diretto dominio pontifico e divenne
capoluogo di Delegazione Apostolica, iniziando così
una lunga fase di stabilità politico-sociale, ma
anche di silenzioso declino. I Vescovi, negli ultimi decenni
del 1500 eressero il loro Palazzo, di fronte a quello ducale.
Fino all'invasione francese la storia fu priva di avvenimenti
di notevole riguardo. Per ordine del Pontefice la città
fu spesso impegnata in dispendiosi ricevimenti per festeggiare
personalità di passaggio. La storia del 1600 si articolò
con la molteplicità di Statuti particolari. Lo stato
fu suddiviso in più di 100 comunità, rette
da 3 Vicariati. Nel 1700 la piccola capitale di una gloriosa
Signoria fu ridotta ad un grosso borgo agricolo con economia
limitata e qualche industria nel territorio che restava
ampio. Una delle risorse maggiori era rappresentata dai
buoni allevamenti di bestiame. Pertanto elevato era il numero
delle fiere le quali, con le franchigie concesse, scuotevano
i commerci. Durante l'occupazione Francese Camerino, quale
Municipio, fu aggregata al dipartimento del Tronto. Nel
1799, alla reazione degli insorgenti, la città fu
al centro di varie lotte con alterne vicende, finché
il 28 luglio 1799 fu sconvolta da un grave terremoto che
distrusse il Duomo, San Venanzio, varie case e provocò
una sessantina di morti. Un secondo periodo francese si
distinse per la razzia del danaro, la soppressione degli
istituti religiosi, per la confisca dei beni, la rapina
delle opere d'arte tra cui tre tavole che Carlo Crivelli
aveva dipinto per la città. L'invasione Austriaca
che seguì il governo napoleonico desolò ancor
più il camerinese. Il Ritorno dello stato pontificio
fu accolto, pertanto, con sincero entusiasmo; esso diede
a Camerino un periodo di tranquillità ed ordine,
ma non riusci a risollevare la città dalla sua decadenza.
Seguì la carestia (1816-1817). Il malcontento preparò
il terreno alle associazioni segrete e a quei movimenti
liberali che distinguerà Camerino durante le guerre
d'indipendenza. Speranze, fervore, manifestazioni cittadine,
partecipazione alle lotte nazionali distinsero la cittadinanza
in tutto il Risorgimento. Nel 1849 Camerino ebbe un governo
provvisorio. Il vecchio mondo venne meno con l'annessione
della città al Regno d'Italia espressa con un plebiscito
del 4 e 5 novembre 1860. La gioia fu turbata dalla perdita
della qualità di Capoluogo di Provincia. I camerinesi
mostrarono di essere in pieno coscienti del loro massimo
istituto culturale e si impegnarono a fondo e con intelligenza
per la salvezza ed il potenziamento dell'antico ateneo.
Fu così che Camerino, pur nella sua decadenza economica,
mantenne sempre un alto profilo culturale Il secolo fu contraddistinto
dalla presenza di un gran numero di personalità,
pittori, politici, giornalisti e musicisti di un buon livello.
Si sviluppò la stampa periodica. Consistente attività
ebbe il consorzio agrario. Assai notevoli le iniziative
teatrali, musicali e di vario spettacolo. Nel 1844 fu fondata
a Camerino la Cassa di Risparmio, la prima nella Provincia.
Il primo acquedotto comunale risale al 1855 anno in cui
si fece giungere a Camerino l'acqua proveniente dalla zona
di Papacchio. È di questo secolo anche la ricostruzione
del teatro "La Fenice" 1856 su disegno di Vincenzo
Ghinelli, nel 1881 il complesso verrà dedicato a
Filippo Marchetti.