Ancona
è una città di 102.140 abitanti dell'Italia
centrale, posta sul Mare Adriatico e capoluogo dell'omonima
provincia e della regione Marche. Primario fulcro economico
e portuale della regione, è inoltre il suo principale
centro urbano per dimensioni e popolazione. La sua area
metropolitana (che comprende la conurbazione dei comuni
di Falconara Marittima, Osimo, Chiaravalle, Sirolo, Numana,
Polverigi, Agugliano, Offagna, Camerano e Camerata Picena)
raggiunge circa 200.000 abitanti. Protesa verso il mare,
la città sorge su un promontorio a forma di gomito
piegato, che protegge il più ampio porto naturale
dell'Adriatico centrale. Il nome stesso della città
ricorda la sua posizione geografica: "ankon" in
greco significa gomito, e così la chiamarono i Siracusani,
che fondarono la città nel 387 a.C. L'origine greca
di Ancona è ricordata dall'epiteto con la quale è
conosciuta: la "città dorica". Ancona è
caratterizzata dalla posizione a picco sul mare, dal centro
ricco di storia e di monumenti, dai parchi semi-urbani ben
conservati e dai meravigliosi dintorni. I rioni storici,
arrampicati su varie colline, si affacciano sull'arco del
porto come intorno al palcoscenico di un teatro. Dal suo
porto partono ogni anno circa un milione di viaggiatori
diretti soprattutto in Grecia e Croazia, ma anche in Albania,
Turchia e Montenegro; è infatti il primo porto adriatico
per numero di imbarchi, e uno dei primi per le merci e per
la pesca. La città di Ancona sorge nella costa dell'Adriatico
centrale su un promontorio formato dalle pendici settentrionali
di monte Conero o Monte d'Ancona (572 m s.l.m.). Questo
promontorio dà origine ad un golfo, il Golfo di Ancona,
nella cui parte più interna si trova il porto naturale.
Il luogo dove sorge Ancona rientra nella zona a sismicità
medio-alta, è classificata di livello 2 dalla Protezione
civile. Ad Ancona si vede sorgere il sole dal mare, come
in tutta la costa adriatica, ma è l'unica città
in cui si può vedere sul mare anche il tramonto,
visto che, grazie alla forma a 'gomito' della sua costa,
è bagnata dal mare sia ad Est che ad Ovest. La città
possiede varie spiagge; la più centrale è
quella del Passetto, tipica spiaggia di costa alta, ricca
di scogli, tra i quali la Seggiola del Papa (uno dei simboli
della città), lo scoglio del Quadrato, molto apprezzato
per la possibilità di tuffarsi nell'acqua profonda.
A Nord del porto la costa è bassa. In questa zona
da ricordare è la spiaggia di Palombina, sabbiosa,
di carattere urbano e con un'aria vivacemente popolare,
in vista del golfo dorico e bordata dalla linea ferroviaria.
Il territorio cittadino è caratterizzato da un'alternanza
di fasce collinari e di vallate. La fascia di colline più
settentrionale, affacciata direttamente sul mare, comprende
il Colle Guasco sul quale svetta il Duomo, il Colle dei
Cappuccini con il Faro, Monte Cardeto con le sue fortificazioni
immerse nel verde del parco omonimo. Più a Sud si
trova la vallata un tempo detta Piana degli Orti, oggi attraversata
dai tre corsi principali e dal Viale della Vittoria. A Sud
di questa vallata c'è poi la seconda fascia collinare,
con il colle Astagno, sul quale sorge la Cittadella, un
grande polmone verde all'interno della città, il
colle di Santo Stefano, con il parco del Pincio, Monte Pulito,
con la sede dell'Ammiragliato, Monte Pelago, con il piccolo
osservatorio astronomico, ed infine il Monte Santa Margherita,
a picco sul mare, occupato nelle sue pendici Nord dal parco
del Passetto. La vallata che si trova ancora a Sud è
costituita da Valle Miano e dal Piano San Lazzaro, occupato
dal quartiere omonimo, il solo pianeggiante della città.
Ancora a Sud si estende la fascia di colline periferiche
e infine la vallata dei Piani della Baraccola. Ancona è
ben servita dalle vie di comunicazione terrestri, marittime
ed aeree.
ARTE
L'arte picena e quella greca sono testimoniate dai reperti,
anche di eccezionale qualità, ritrovati nelle antiche
necropoli ed esposti al museo archeologico e al museo della
città. L'arte greca ha un interessante esempio nei
resti del tempio dorico dedicato ad Afrodite, visibili sotto
il Duomo, oltre ad un lacerto murario a blocchi regolari
nei pressi del lungomare Vanvitelli.
L'arte romana è ben rappresentata dall'Arco di Traiano,
di proporzioni slanciate, su un molo anch'esso di epoca
traianea. L'anfiteatro, il cui scavo non è ancora
completato, è comunque notevole per la porta pompae,
detta Arco Bonarelli, e per l'annessa palestra gladiatoria.
Il busto dell'imperatore Augusto in veste di pontefice massimo,
ritrovato nell'area dell'antico foro, è di pregevole
fattura.
L'arte paleocristiana e bizantina trova testimonianza soprattutto
nella pianta del Duomo a croce greca, nella basilica inferiore
di Santa Maria della Piazza, nei sarcofagi del museo diocesano.
Ad Ancona l'arte ebbe un notevole sviluppo durante i secoli
della Repubblica marinara. Per ciò che riguarda l'architettura
romanica si ricorda soprattutto il grande cantiere della
cattedrale di San Ciriaco, una delle più importanti
chiese romaniche d'Italia, pregevole anche per le sculture
dell'interno e del portale, tra cui i leoni stilofori, tra
i simboli della città. Chiese note a livello nazionale
sono anche Santa Maria della Piazza (con le interessantissime
sculture della facciata) e la chiesa di Santa Maria di Portonovo.
L'architettura gotica è rappresentata dal Palazzo
degli Anziani al quale lavorò Margaritone d'Arezzo.
Giorgio Orsini da Sebenico fu artista di transizione tra
Gotico e Rinascimento e lasciò in città le
facciate della Loggia dei Mercanti, di San Francesco alle
Scale e di San Agostino, ricche di sue sculture. Per l'architettura
rinascimentale va segnalato il Palazzo del Governo, alla
cui realizzazione partecipò anche Francesco di Giorgio
Martini. Da ricordare anche la Cittadella, uno dei più
interessanti esempi europei di fortificazione alla moderna,
opera di Antonio da Sangallo il Giovane. La scultura del
Quattrocento è ben rappresentata da Giovanni Dalmata.
Una scuola di pittura era attiva in città tra Trecento
e Quattrocento, e Olivuccio di Ciccarello ne era il maestro.
Il pieno Quattrocento in pittura è segnato dall'anconitano
Nicola di Mastro Antonio. Pittori rinascimentali di altre
regioni che lavorarono ad Ancona furono Piero della Francesca,
Carlo Crivelli, Melozzo da Forlì e Lorenzo Lotto,
mentre Tiziano inviò in città due grandi pale
d'altare. Nel periodo manierista si distinguono i nomi di
Pellegrino Tibaldi e dell'anconitano Andrea Lilli, che lavorò
molto in tutta Italia. Tra le chiese andate distrutte c'è
anche la chiesa greca di Sant'Anna in origine intitolata
a Santa Maria in Porta Cipriana. Fu edificata nel XIII secolo,
sulle fondamenta delle antiche mura greche di Ancona, poco
prima dell'ampliamento delle nuove mura delle città
nel 1221. Venne distrutta da un bombardamento aereo nell'aprile
1944. Si conservano dell'originario arredo alcune icone
tardo-bizantine dell'iconostasi, oggi custodite dal museo
diocesano della città.
L'arte del XVIII secolo è contraddistinta dall'importante
figura di Luigi Vanvitelli. Come ricordato nel paragrafo
dedicato alla storia, egli progettò il nuovo Lazzaretto
su di un'isola artificiale di forma pentagonale. Inoltre
prolungò il molo realizzato secoli prima dall'imperatore
Traiano e vi edificò l'Arco Clementino. Queste opere,
al di là dei pregevoli aspetti formali anticipanti
il neoclassicismo, sono notevoli per il perfetto inserimento
nell'ambiente naturale e per gli aspetti tecnici e costruttivi.
In città il Vanvitelli realizzò anche la chiesa
del Gesù, con la facciata concava che domina il porto
dall'alto, seguendone la naturale curvatura. Dopo l'istituzione
del porto franco e la ripresa dei traffici, in città
ci fu un periodo di fioritura artistica, testimoniato ancor
oggi dalle chiese del Santissimo Sacramento di Francesco
Maria Ciaraffoni (con le statue di Gioacchino Varlè)
e di San Domenico (di Carlo Marchionni), dai tanti palazzi
nobiliari affrescati e rinnovati nelle facciate, da Porta
Pia (il nuovo ingresso monumentale della città),
dalle statue dei continenti all'interno della Loggia dei
Mercanti, segno delle nuove correnti di traffico marittimo.
Testimonianze del periodo napoleonico sono soprattutto alcune
fortificazioni: la Lunetta di Santo Stefano, Forte Cardeto
e il fortino di Portonovo.
Nell'Ottocento spicca la figura del pittore Francesco Podesti,
che tra accademismo, pittura storica e romanticismo raggiunse
la fama internazionale. Fu uno dei ultimi grandi maestri
dell'affresco, e con tale tecnica dipinse in Vaticano la
sala dell'Immacolata Concezione. Uno dei suoi capolavori,
il Giuramento degli Anconitani, è uno dei simboli
della città ed è esposto nella sala consiliare
del Comune. Il Teatro delle Muse di Pietro Ghinelli ben
rappresenta l'architettura neoclassica del primo Ottocento.
Nel periodo post-unitario la città si ingrandì
e si rinnovò completamente; interessante dal punto
di vista artistico ed urbanistico è tutta la zona
della spina dei Corsi, ma sono notevoli anche le tante fortificazioni
risalenti al periodo in cui la città era piazzaforte
di prima classe.
Durante il ventennio fascista si aprì il Viale della
Vittoria e si completò Corso Stamira. Su questo itinerario,
ricco di edifici eclettici e in stile Novecento, ma anche
di esempi di tardo liberty, Guido Cirilli realizzò
il Palazzo delle Poste e il Monumento ai caduti; Amos Luchetti
Gentiloni progettò l'attuale sede del Municipio e
Pio Pullini ne decorò l'interno con i suoi dipinti;
Eusebio Petetti progettò invece il Palazzo del Mutilato.
L'arte contemporanea si distingue per il monumento alla
resistenza di Pericle Fazzini, le sculture di Valeriano
Trubbiani, scultore di fama internazionale, di Guido Armeni
e per la nuova sede della Regione, di Vittorio Gregotti.
Dal punto di vista urbanistico si ricordano le realizzazioni,
assai criticate, di Piazza Pertini e dei "toroidi"
di Piazza Ugo Bassi, attuale snodo del trasporto pubblico
urbano.
MUSEI
Pinacoteca civica "Francesco Podesti", situata
all'interno di palazzo Bosdari, in via Pizzecolli. Tra le
altre possiamo trovare opere di Carlo Crivelli, del Tiziano,
di Lorenzo Lotto, del Guercino, di Sebastiano del Piombo,
di Orazio Gentileschi, di Andrea Lilli, di Francesco Podesti.
Museo tattile statale Omero, che ha sede nei pressi del
palazzo della Regione. È uno dei pochi al mondo,
l'unico in Italia, che permette anche ai non vedenti di
avvicinarsi all'arte facendo toccare calchi in gesso a grandezza
naturale di famose opere scultoree, modellini architettonici
di celebri monumenti, ma anche reperti archeologici e sculture
di artisti contemporanei originali. La visita è piacevole
e istruttiva per tutti coloro che amano l'arte.
Museo diocesano, situato nel piazzale del Duomo. Ricco delle
testimonianze di una fede che ha origini antichissime, essendo
legato l'arrivo del Cristianesimo al protomartire Santo
Stefano, comprende una collezione di sculture, di dipinti
e di oggetti sacri. Tra i pezzi più celebri quattro
arazzi dai colori vivissimi, tratti da cartoni del Rubens.
Museo archeologico nazionale delle Marche, ospitato all'interno
del cinquecentesco palazzo Ferretti, permette un interessante
viaggio nel tempo grazie alle testimonianze ricchissime
di tutte le civiltà della regione. Comprende le seguenti
sezioni: Preistorica (dal Paleolitico, al all'età
del Bronzo) Protostorica (sezione caratterizzante il museo,
grazie ai bellissimi reperti del popolo piceno, che abitava
nelle Marche nell'età del Ferro; la sezione comprende
poi le testimonianze dell'invasione dei Galli). Da anni
si attende la riapertura delle Sezione Greca, che esporrà
i reperti della necropoli di Ancona, della Sezione Romana,
pure ricchissima, della Sezione Medievale e della notevolissima
collezione numismatica. Irrisolta è ancora la questione
dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola, statue di epoca
romana di eccezionale valore: si tratta dell'unico gruppo
equestre in bronzo dorato rimastoci dall'antichità.
Trovati nel 1946 a Cartoceto di Pergola, salvati da un emissario
della soprintendenza dalla vendita all'estero, furono esposti
al Museo Nazionale fino al 1972, quando a causa del terremoto
il museo chiuse. Alla riapertura del Museo si aprì
un contenzioso con Pergola, comune nel cui territorio il
reperto era stato trovato. Dopo alterne vicende si giunse
ad un compromesso alla cui formulazione parteciparono il
Ministero, la Regione Marche e la Soprintendenza Archeologica:
vennero eseguite delle copie conformi del gruppo bronzeo,
e si decise di esporre alternativamente a Pergola e ad Ancona
gli originali e le copie. Il patto venne rotto dal Ministero
ed attualmente le statue originali sono a Pergola, in un
museo appositamente istituito. Sul tetto del Museo Nazionale
svettano le copie ricostruttive delle statue, realizzate
in bronzo dorato.
Museo della città, è un museo di storia urbana,
situato in Piazza del Papa. Tra i pezzi da segnalare le
vedute della città di Luigi Vanvitelli e un grande
plastico in legno che ricostruisce la città di Ancona
nel 1844.
Museo di Scienze Naturali "Luigi Paolucci". Pur
essendo un museo nato e cresciuto in città grazie
all'opera del noto scienziato anconitano Luigi Paolucci,
ora ha sede nel vicino centro di Offagna, uno degli storici
castelli di Ancona. Il museo espone una piccola ma significativa
parte delle ricchissime collezioni naturalistiche di sua
proprietà: fossili, minerali, materiali didattici
storici, esemplari impagliati di animali; testimonia i vari
aspetti degli ambienti naturali delle Marche.
TEATRO
DELLE MUSE
Costruito nel 1827 su progetto di Pietro Ghinelli, ha conservato
soltanto la struttura esterna e la neoclassica facciata
a colonne doriche. Durante la seconda guerra mondiale il
tetto fu parzialmente danneggiato da una bomba d'aereo,
cosa che suggerì agli amministratori una assai discussa
demolizione e ricostruzione degli interni in stile moderno,
avviando una ristrutturazione durata decenni. Capace di
accogliere più di mille spettatori, ospita oggi una
stagione lirica di livello internazionale, una stagione
sinfonica, una di prosa ed una di musica jazz. Da segnalare
il sipario tagliafuoco del palcoscenico, decorato da un'opera
dell'artista Valeriano Trubbiani.
IL
PARCO DEL CONERO
Parte del territorio di Ancona rientra all'interno del Parco
regionale del Conero, caratterizzato da ampi boschi sempreverdi
di macchia mediterranea, da scogliere a picco sul mare,
da una campagna di alto valore paesaggistico e ricca di
prodotti tipici, come la lavanda, il miele, l'olio, i legumi.
Se da una parte il parco ha senz'altro fornito uno strumento
di tutela della zona, d'altro canto ha provocato una valorizzazione
economica di tutte le case coloniche, che si stanno trasformando
in ville suburbane, con inevitabili conseguenze negative
sulla fruibilità pubblica delle aree naturali e sulla
stessa permanenza dei valori naturalistici. Sono ormai tipici
i casi di chiusura di sentieri o della loro trasformazione
in strade carrabili (anche sugli itinerari ufficiali del
Parco), di distruzione della vegetazione per realizzare
giardini privati, di istallazione di recinzioni che di fatto
rendono inaccessibili aree verdi che da sempre erano di
libero accesso, e ciò vale anche per zone di gran
valore panoramico e naturalistico come quelle situate sul
ciglio della falesia.
Le falesie, ovunque siano localizzate, presentano pericoli
di franamento. Da notare in proposito una decisione dell'amministrazione
comunale e della Capitaneria di Porto: quella di chiudere,
per motivi di sicurezza, tutti i sentieri che conducono
al mare, tranne quello delle Due Sorelle. Di fatto oggi,
quindi alcune delle zone del Parco più caratteristiche
ed importanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico
sono precluse alla visita di turisti ed abitanti. La preoccupazione
per la sicurezza sembra eccessiva alle associazioni naturalistiche,
che ricordano che, seguendolo stesso criterio, si dovrebbero
chiudere al pubblico tutte le coste alte e le zone montuose
d'Italia, soggette agli stessi tipi di rischio. È
a rischio lo stesso rapporto con il mare, che è una
delle caratteristiche più importanti del Parco del
Conero. Lavori di consolidamento sono in corso nella zona
del Passetto, e ciò porterà alla riapertura
della spiaggia e dei sentieri, ma non si possono certo ipotizzare,
a causa della loro difficoltà oggettiva e dell'alto
costo, lavori simili per tutti i venti chilometri di costa
alta.
Da anni è in discussione al Ministero dell'Ambiente
l'ipotesi di istituire un parco marino nel mare che bagna
il Parco del Conero, motivata dalla presenza di fondali
di grande ricchezza naturalistica: madrepore, gorgonie non
sono certo comuni in Adriatico. In una costa così
frequentata e nella quale il rapporto con il mare è
intenso ed antico, si dovrà tutelare la zona senza
impedire gli usi tradizionali e innocui per la natura, come
la balneazione, la nautica a vela o a remi e la piccola
pesca amatoriale.
ORIGINI
E CENNI STORICI
L'attuale zona centrale di Ancona ospitava alcuni insediamenti
già nell'età del bronzo. Nell'età del
ferro fu un villaggio piceno. Nel 387 a.C. un gruppo di
Greci, esuli siracusani attratti dal grande porto naturale,
fondò la città sul colle Guasco. All'arrivo
dei Romani nelle Marche le popolazioni locali cercarono
inizialmente una convivenza pacifica e Ancona attraversò
un periodo di transizione tra la civiltà greca e
quella romana, anche dal punto di vista linguistico. Dal
113 a.C. Ancona può considerarsi città romana,
pur orgogliosa delle proprie origini greche. I Romani consideravano
Ancona l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale
dei commerci con la Dalmazia, l'Egitto e l'Asia. Comprendendo
l'importanza strategica e commerciale che aveva Ancona,
l'imperatore Traiano fortificò la città e
ne ampliò il porto. Alla caduta dell'Impero Romano
d'Occidente Ancona, dopo il dominio degli Eruli e dei Goti,
fu tra i possessi dell'Impero Romano d'Oriente e fece parte
della Pentapoli marittima assieme alle città di Senigallia,
Fano, Pesaro e Rimini. Dopo un breve periodo sotto il dominio
longobardo, nel 774 d.C. la città passò allo
Stato della Chiesa. Con l'istituzione del Sacro Romano Impero
la città fu posta a capo della Marca di Ancona, che
dopo aver assorbito le marche di Camerino e di Fermo comprese
quasi tutta l'odierna regione Marche. Alla fine dell'XII
secolo Ancona è un libero comune ed una repubblica
marinara. Si scontrò così sia con il Sacro
Romano Impero, che tentò ripetutamente di ristabilire
il suo effettivo potere, sia con Venezia, che non accettava
nell'Adriatico un'altra città marinara. La forza
di Ancona, comunque, era tale che nel 1137 respinse l'imperatore
Lotario II, nel 1167 anche l'imperatore Federico Barbarossa
e nel 1174, quando il Barbarossa inviò ad Ancona
il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza,
per sottomettere una buona volta la città. Ancona,
però, uscì vittoriosa ancora una volta. A
partire dal pontificato di Innocenzo III, Ancona e la sua
marca furono integrate nello Stato della Chiesa, venendo
a conformare la provincia omonima. La città continuò
tuttavia a godere di un regime di semi-indipendenza con
ampie libertà civiche che, confermate nella seconda
metà del XIV secolo dal cardinale Egidio Albornoz,
furono in gran parte perdute nel 1532, allorquando papa
Clemente VII vincolò più strettamente Ancona
alla Santa Sede, nel quadro di un processo di accentramento
amministrativo che coinvolse, alcuni anni più tardi,
altri importanti centri dello Stato Pontificio, fra cui
Perugia (1540).
A
causa della scoperta dell'America, e della caduta di Costantinopoli
nelle mani dei Turchi, il centro dei commerci si era ormai
spostato dal Mediterraneo all'Atlantico e per tutte le città
marinare italiane, compresa Ancona, iniziò un periodo
di recessione che durò per tutto il XVII secolo e
ebbe sollievo solo con papa Clemente XII, che nel 1732 concesse
il porto franco, grazie al quale l'economia vide una nuova
luce.
Nel
1797 Napoleone occupò la città e proclamò
la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla
prima Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi
che la videro passare in mano francese ed austriaca, fu
annessa nel 1808 al Regno Italico Napoleonico e divenne
capoluogo del Dipartimento del Metauro. Dal 1808 al 1815
assunse informalmente al ruolo di seconda città del
regno, in quanto il Vicerè Eugenio Beauharnais vi
soggiornava spesso per curare il suo cospicuo appannaggio
(il quale fu mantenuto dalla Restaurazione). Alla fine dell'epoca
napoleonica tornò a far parte dello Stato Pontificio
nel 1815, con la Restaurazione, ma il dominio francese aveva
lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà,
e questo permise la diffusione della Carboneria; rimase
a lungo nella città Massimo d'Azeglio. Ancona partecipò
ai moti del 1831-33 che vennero repressi con processi e
condanne a morte.
Al
termine della Prima guerra di indipendenza, nel 1849, Ancona
si dichiarò libera dal dominio papale e appartenente
alla (seconda) Repubblica Romana. Il Papa allora chiamò
gli austriaci per riprendere il possesso delle sue terre.
Compagna di Venezia e di Roma, la città di Ancona
per settimane resistette eroicamente all'assedio austriaco.
Per l'eroismo e l'attaccamento agli ideali di libertà
e di indipendenza dimostrati nel 1849 Ancona venne insignita
della medaglia d'oro al valor militare.
Nel
1860, dopo la sconfitta di Castelfidardo, le truppe pontificie
si rifugiarono in Ancona per tentare l'ultima difesa dei
territori pontifici: Ancona era ormai per loro l'ultimo
baluardo. Il 29 settembre 1860 le truppe dei generali Cialdini
e Manfredo Fanti entrarono vittoriose in Ancona. Nel novembre
dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso
di Ancona Marche ed Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona
assunse un ruolo militare notevole nella compagine difensiva
del giovane regno: fu una delle cinque piazzeforti di prima
classe, insieme a Torino, La Spezia, Taranto e Bologna.
Momenti che la videro alla ribalta nazionale furono nel
1914 la Settimana Rossa, le azioni della Regia Marina in
Adriatico durante la Prima Guerra Mondialee nel 1920, durante
il biennio rosso, la Rivolta dei Bersaglieri.Nel 1922 vi
fù battaglia fra gli antifascisti locali e le Camicie
Nere provenienti dal centro Italia, prima della marcia su
Roma.
Durante
il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un
notevole sviluppo urbanistico, seppur nei quartieri popolari
del Porto e del Piano San Lazzaro, la vita rimaneva assai
disagevole. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale
Ancona, a causa della sua importanza strategica, subì
numerosissimi bombardamenti da parte delle forze alleate,
che dovevano preparare il passaggio del fronte. In particolare,
il 1° novembre 1943 fu uno dei più tragici eventi
della storia della città: in pochi minuti duemilacinquecento
persone persero la vita, ed un terzo della città
storica (rione Porto, oggi Guasco-San Pietro) venne definitivamente
cancellato. Finalmente il 18 luglio 1944 il generale Wladyslaw
Anders a capo dell'esercito polacco entrò in Ancona
e la liberò dai tedeschi.
Da
segnalare negli ultimi anni vi è la fondazione dell'università,
nel 1959, e la riapertura del Teatro delle Muse, nel 2002.
Nel 2008 il governo ha scelto Ancona come prestigiosa sede
del Forum dell'Adriatico e dello Ionio, che raggruppa i
rappresentanti di Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro,
Albania, Grecia. Sarà la storica Cittadella cinquecentesca
ad ospitare le rappresentanze diplomatiche, al termine dei
lavori di restauro.