Opera
è un comune di 13.744 abitanti della provincia di
Milano.
ETIMOLOGIA
Il nome deriva dal termine latino opera con il significato
di "fabbrica".
DA
VEDERE
Santuario Madonna dell'Aiuto: Santuario del XV secolo dedicato
al culto Mariano. Di notevole valore artistico l'affresco
di scuola leonardesca (seconda metà del XV secolo)
raffigurante Ludovico il Moro che supplica la Vergine. Di
apprezzabile valore artistico il monumentale organo dell'Ottocento;
la cappella della Madonna del Carmelo (opera lignea del
XVI secolo); l'altare maggiore con balaustre del XVI secolo
che poggia su un'antica condotta romana.
ORIGINI
E CENNI STORICI
La fonte storica più antica che attesta l'esistenza
di una località chiamata Opera risale al 1280 ed
è dovuta a Goffredo da Bussero. Questi, prete di
nobile famiglia, nel suo Liber Notitiae Sanctorum
Mediolani ricorda in plebe Locate, in Mirasolum,
ecclesia S. Mariae [
] in plebe Locate
Loco Ovari,
ecclesia S. Petri. Lo stesso toponimo latino di Overa
si rinviene nel nome della vicina frazione di Noverasco,
togliendo il suffisso sco solitamente caratterizzante
nomi di origine preromana (come bergamasco, cremasco,
ecc.) e togliendo un in prepositivo agli inizi
dell'espressione INOVERASCO. Fin
dall'Alto Medio Evo (per esempio nei capitolari di Carlo
Magno) la parola Opera aveva il significato giuridico di
Fabbriceria o Fabbrica: dunque l'espressione Overa
S. Petri usata da Goffredo da Bussero potrebbe alludere
alla fabbriceria di un eventuale monastero di San
Pietro (così Dante Olivieri in Dizionario di
Toponomastica Lombarda, Milano, 1961), di cui peraltro mancano
documenti. Tanto Opera quanto Mirasole erano luoghi della
Plebe Locate, oggi Pieve Emanuele. Della Plebe,
centro religioso e amministrativo, si conosce una documentazione
già al tempo di Carlo Magno, agli inizi del secolo
IX. Si conosce anche il nome (Andrea) dell'arciprete di
Pieve in quel tempo, sotto il quale vivevano altri preti
per il servizio religioso nei centri minori. Questi, al
tempo di Goffredo da Bussero, erano Opera, Mirasole, Locate,
Mulazzano, Fizzonasco, Nesporedo, Quinto Stampi, Rozzano,
Santa Maria alla Fontana, Torriggio, Vicentino e due altri
paesi o cascine chiamate Botedo e Selvanesco. Tutti questi
centri erano dotati di una chiesa alla quale venivano i
sacerdoti dipendenti dalla Pieve. Dunque gli abitanti di
Opera, nei secoli passati legati a Milano per i problemi
più importanti, nel XIII secolo convergevano a Pieve
per le piccole incombenze quotidiane: i battesimi, i mercati,
l'amministrazione della giustizia. Dalla Pieve, come detto,
provenivano inoltre i loro sacerdoti per i doveri pastorali.
Mirasole merita un discorso a sé. Per oltre quattro
secoli, dal 1200 fino al 1571, vi fiorì una domus
fratrum Humiliatorum, le cui vicende interessano vivamente
la storia, l'arte e l'economia. Gli Umiliati, già
esistenti nel XIII secolo, ebbero uno sviluppo sorprendente
nelle campagne del Sud Milano. Sotto il loro nome, che rifletteva
la loro origine popolare e la loro autentica fede nell'organizzazione
religiosa, si costituirono numerose comunità di preti
(primo ordine); gruppi misti di uomini e di donne sotto
la regola religiosa (secondo ordine); e finalmente un terzo
ordine di quanti, pur accettando la regola, non potevano
abbandonare la famiglia. Oltre a una rigida professione
di povertà e di continenza, caratteristica del movimento
fu quella di guadagnarsi il pane col lavoro delle proprie
mani. Si creò un'ingente organizzazione religiosa,
squisitamente milanese e artigiana, che raggiunse notevole
ricchezza con la lavorazione della lana, che si diffuse
nelle campagne alleviandone la miseria. Gli Umiliati hanno
lo straordinario merito di aver saputo, con la loro intelligente
iniziativa, trasformare l'artigianato della lana in una
specie di industria, in quanto raccolsero e razionalizzarono
in una perfetta organizzazione le fasi di lavorazione fino
ad allora divise e sparse, utilizzando perfino i cascami
che servivano per prodotti più scadenti ma accessibili
anche ai poveri. Diverse testimonianze confermano che, dopo
il centro rurale di Viboldone, la casa di Mirasole deve
senz'altro essere considerata il più importante complesso
produttivo degli Umiliati. In tal senso si esprime, per
esempio, il più antico catalogo delle case dell'ordine
redatto nel 1248 dal maestro generale dell'ordine fra Guidotto
Ribaldo, che ricorda inoltre le sei case cittadine situate
nei tradizionali rioni corrispondenti alle sei principali
porte delle mura che difendevano Milano (Orientale, Romana,
Ticinese, Vercellina, Comasina e Nuova). Nel secolo XIV
si ebbe il massimo sviluppo dell'ordine e della stessa casa
di Mirasole. Il Tiraboschi sulla scorta di un catalogo redatto
intorno al 1340 segnala come presenti nella casa di Mirasole
ben 29 frati, 11 sorelle e 4 domestici, tutta gente che
attendeva alla lavorazione della lana. La produzione eccedente
i bisogni della comunità e delle popolazioni vicine
veniva venduta a mercanti milanesi, che provvedevano a smerciarla
sui diversi mercati vicini e lontani, perfino in quelli
d'oltralpe. I centri produttivi della campagna dovettero
perciò aprire a Milano succursali di deposito e di
commercio: si ebbero così nella città le numerose
domus humiliatorum, che si distinguevano con
il nome del paese dove risiedeva la casa originaria. La
Notizia Cleri Mediolanensis, pubblicata nel
1900 a cura dell'Archivio Storico Lombardo, ricorda che
la domus fratrum humiliatorum de Mirasole era
dotata di una cappella dedicata al Salvatore (dedicazione
di origine longobarda, come ricorda Goffredo da Bussero
nel documento già citato) e si trovava in località
s. Pietro all'Orto (via tuttora esistente nel centro di
Milano). La stessa fonte ricorda che la succursale cittadina
degli Umiliati pagava al governo dei Visconti una tassa
di 258 libbre, che è una delle più alte tra
i quattrocento tributi previsti, a conferma dei lauti proventi
ricavati dai frati. Nel seguente secolo XV la casa degli
Umiliati di Mirasole non riesce a sottrarsi al generale
fenomeno del decadimento progressivo dell'ordine, troppo
ricco e troppo dedito al lusso e alla mondanità.
Nel 1567 S. Carlo Borromeo presiede a Cremona il capitolo
generale degli Umiliati e con l'appoggio di Papa Pio V prescrive
rigide direttive per la riforma della vita religiosa e il
risanamento finanziario dell'ordine. Poiché la situazione
appare risanabile, e per stroncare la sorda opposizione
alla riforma da parte dei più eminenti esponenti
dell'ordine, Pio V pubblica nel settembre del 1570 la bolla
di soppressione dell'ordine stesso. La casa di Mirasole,
con le sue proprietà e i suoi beni, fu attribuita
al nuovo seminario che si stava costruendo a Milano per
la formazione dei futuri sacerdoti destinati all'apostolato
nei paesi svizzeri protestanti. La bolla di Papa Gregorio
XIII che assegna la prepositura di Mirasole al collegio
elvetico è del 1º marzo 1582. Nel frattempo,
su sollecitazione degli abitanti che si impegnano a provvedere
al futuro curato con i proventi della chiesa cui aggiungeranno
le elemosine delle funzioni e le libere offerte, nel 1568
si avvia l'erezione canonica della parrocchia, ben definita
nel suo territorio e svincolata dalla prevostura della Pieve.
Quando S. Carlo arrivò personalmente per la sua visita
pastorale a Opera nel giugno 1573, la parrocchia era ormai
giuridicamente costruita nel senso moderno del termine.
Un documento dell'epoca indica in 81 il numero delle famiglie
operesi, per 402 abitanti di cui 240 adulti obbligati alla
comunione e confessione annuale. Mirasole rimase per oltre
due secoli proprietà del collegio elvetico, finché
l'8 giugno 1797 Napoleone Bonaparte, vinti gli austriaci
nella campagna d'Italia, decretò la soppressione
del collegio e il passaggio della proprietà di Mirasole,
con tutte le sue sostanze, all'Ospedale Maggiore di Milano,
che la detiene ancor oggi. Una piccola nota curiosa: il
giorno di festa, oggi ricordato il 29 giugno (festa della
Parrocchia San Pietro e Paolo) cadeva originariamente la
terza domenica di luglio. Il dolce tradizionale era la torta
di pere.