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Casteggio
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| Una città da vivere | |||
Casteggio
è un comune di 6.456 abitanti della provincia di Pavia. Si trova
nell'Oltrepò Pavese, alla destra del torrente Coppa, affluente del
Po, presso il suo sbocco in pianura. L'abitato si estende in parte sui primi
colli facenti parte dell'Appennino Ligure, in parte nella pianura alla destra
del Po. È attraversato dalla ex statale 10 (Padana Inferiore), dalla
ferrovia Alessandria-Piacenza e situato a breve distanza dal casello dall'autostrada
A21 (Torino - Piacenza - Brescia), che si raggiunge percorrendo la ex statale
35 dei Giovi. La parte più antica della cittadina sorge su un colle
detto Pistornile e sulle sue pendici. Il centro moderno si trova in pianura,
ai piedi del nucleo più antico, e nuovi quartieri si estendono anche
nelle vallette vicine.
Il territorio comunale, anch'esso esteso parte in pianura, parte in collina, è interessato dal corso del Coppa, che scorre al confine occidentale nella zona collinare, spostandosi al centro del territorio in pianura; l'asse della parte collinare è invece il piccolo torrente Rile, che nasce nel comune di Calvignano. La collina casteggiana è quindi divisa dalla valle del Rile in due parti: a ovest, tra Rile e Coppa, la dorsale che termina nel Pistornile, a sua volta incisa dalla valletta del Riazzolo che separa la dorsale principale da una minore, verso ovest, detta Monfirè; a est i colli su cui sorge la frazione Mairano, delimitati sul confine orientale dal torrente Rile San Zeno. Casteggio è un importante centro vinicolo (rassegna dei vini pregiati dell'Oltrepò Oltrevini), commerciale (importanti mercati il mercoledì e la domenica, fiere in aprile e settembre) e industriale (industria alimentare, meccanica, calzaturiera). MANIFESTAZIONI Gli ultimi giorni di agosto ed i primi di settembre sono caratterizzati dalla ormai tradizionale "Rassegna dei vini". Si tiene abitualmente nell'area Truffi e oltre a presentare una vasta gamma dei vini e dei cibi tipici della zona pubblicizza numerosi altri prodotti(automobilistici, domestici...). STORIA Divenuto uno dei maggiori villaggi della zona, nella forma del castelliere ("oppidum", città fortificata, lo dice Livio), conobbe i Romani nel 223 a.C. quando i Marici furono dai primi indotti a un'alleanza contro gli Insubri. Poco dopo, nel 222 a.C., gli Insubri, appoggiati da mercenari celti provenienti dalla valle del Rodano, attaccarono la località, ma furono sconfitti dai Romani prontamente giunti in soccorso al comando del console Marco Claudio Marcello. Egli stesso uccise il comandante avversario Virdumaro, e ne consacrò le ricche vesti (spolia opima) a Giove Feretrio. La battaglia di Casteggio aprì ai Romani la via per la sottomissione degli Insubri e la conquista della loro capitale, Milano. Ebbe una vasta eco, e il poeta latino Nevio la celebrò con una tragedia di argomento storico, Clastidium, uno dei più antichi monumenti della letteratura latina. Nel 218 a.C. Annibale, giunto nella pianura padana, dopo aver sconfitto i romani presso il Ticino (ma Cornelio Nepote pone "presso Casteggio" anche questa battaglia), corruppe il comandante del presidio romano di Casteggio, Dasio Brindisino, facendosi consegnare l'ingente quantità di derrate che i Romani vi avevano depositato. Con la momentanea sconfitta dei Romani e la caduta della colonia di Piacenza, Casteggio tornò indipendente, ma già nel 197 a.C. il console Quinto Minucio Rufo costrinse dapprima numerosi "oppida" liguri alla resa, tra cui Casteggio; poi, in circostanze non chiare, probabilmente per punire una ribellione, diede l'abitato alle fiamme. Risorta successivamente, non riacquistò più l'antica importanza, ma fu assoggettata alla colonia di Piacenza, nel cui territorio fu un fiorente centro di cui restano numerosi reperti provenienti da tombe e ville. Era attraversata dalla strada tra Piacenza e Tortona, che collegava la via Emilia Lepidi con la via Emilia Scauri, da cui il nome di via Emilia, anche se in origine costituiva un tratto della via Postumia. Apparteneva al municipio di Piacenza e con essa alla regione VIII (Emilia); caduto l'impero, rimase legata a Piacenza, della cui diocesi costituiva la pieve più occidentale. In epoca comunale cadde sotto l'influenza pavese, e nel 1164 Federico I l'assoggettò, con gran parte dell'attuale Oltrepò, al comune di Pavia. Con Pavia tenne la parte ghibellina, e subì gravi danni nelle lotte che la contrapponevano alla parte guelfa, cui aderivano Tortona e Piacenza. Vi ebbe la preminenza la famiglia pavese dei Beccaria, ma rimase libera da signorie feudali fino al XV secolo. In questo periodo era sede del Capitano da cui dipendeva tutto l'Oltrepò. Il nome latino Clastidium era mutato, e se dalle persone colte era detto Chiasteggio, seguendo il Petrarca (che così lo chiamò nel Trionfo della Fama), le trascrizioni della dizione popolare ne sottolineano una diversa evoluzione e assumono la forma più svariata (Chiastitium, Chiastezzo, Schiatezzo, per citarne solo qualcuna). Solo verso la fine del XVII secolo dalla semplificazione della forma dotta derivò quella attuale, mentre l'antica forma popolare (che suonava in dialetto S'ciatès) cadde lentamente in disuso. Nel
1441 fu infeudata a Cesare Martinengo, ma questa signoria non poté
consolidarsi; nel 1466 gli Sforza la diedero al loro ministro Angelo Simonetta,
ed essendo il feudo (contea dal 1475) trasmissibile in via femminile,
i suoi signori ebbero vari cognomi pur restando in una medesima discendenza:
così passò dai Simonetta agli Sforza, ai Bentivoglio, ai
Del Carretto marchesi sovrani del Finale; estintisi questi all'inizio
del XVII secolo, per testamento passò ai loro cugini Sforza marchesi
di Caravaggio; dall'ultima di essi, Bianca Maria, morta giovanissima (1717),
passò alla figliola neonata, l'omonima Bianca Maria Sinzendorf,
che resse a lungo il feudo, e infine alle sue figlie, che dal padre avevano
il cognome Doria. Sotto i Savoia anche Casteggio conobbe una notevole ripresa economica e demografica, culminata nella seconda metà dell'Ottocento, dopo la deviazione del torrente Coppa che limitava l'abitato dalla parte della pianura, con la creazione di un nuovo centro dall'aspetto cittadino, con ampie vie e viali e una vasta piazza rettangolare circondata da una cortina di distinti palazzi. Elegante e "commerciantissima" appariva verso la fine dell'800, fiorente per un importante mercato (concesso nel 1532 e forse di origine ancor più remota), coronata di amene ville di signori pavesi, milanesi e genovesi. Una grazia forse un po' offuscata alcuni decenni dopo, con lo sviluppo industriale e l'ulteriore ampliamento dell'abitato con la costruzione di edifici piuttosto discordanti con il contesto. L'ingrandimento del borgo portò anche allo sdoppiamento della parrocchia: all'antica chiesa collegiata di San Pietro Martire, nell'alto paese, si affiancò la nuova parrocchiale del Sacro Cuore, di vaste proporzioni, situata nel piano. DA
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