San
Colombano al Lambro è un comune italiano di 7.490
abitanti della provincia di Milano. San Colombano è
un'exclave della provincia di Milano fra quelle di Lodi
e Pavia. Dista 22 kilometri dal resto della provincia. San
Colombano produce l'unico vino DOC delle provincie di Lodi
e Milano, chiamato appunto San Colombano. San Colombano
si estende, per una buona parte, in una zona collinare.
ORIGINI
Le origini di San Colombano al Lambro si perdono nelle nebbie
della protostoria, riconducibili allarrivo di stirpi
primitive stanziatesi nelle paludose pianure ai lati del
Po. Si tratta di località balzate alla luce in senso
etnico , storico e anche geografico , con larrivo
delle tribù galliche che invasero la pianura Padana.
Celti e Romani si avvicendarono su queste terre. La battaglia
del Ticino, ricordata negli annali della strategia militare
per le astuzie usate dai belligeranti, vide, nel 217 a.C.,
la sconfitta dei Romani ad opera dei Cartaginesi di Annibale
arrivati ai piedi dei colli banini, sul versante Sud Ovest.
Esistono documenti storici che citano un toponimo denominato
Brioni poi Mombrione, ubicato sui
declivi delle colline, a Est dellattuale borgo; località
che compare in taluni diplomi imperiali e reali risalenti
a Berengario I° (888) e Berengario II° (903) , Lamberto
(986) e Ottone III° (998). Sul finire degli anni 900
si ebbe una prima trasmigrazione dei mombrionesi verso il
lato nord dei colli per porre le basi di un nuovo insediamento
: lattuale San Colombano. La località è
menzionata con il suo castello nel testamento di Ariberto
dIntimiano, arcivescovo di Milano, redatto nellanno
1034 in un documento storico che rappresenta latto
più antico sul quale viene citato il toponimo di
San Colombano.
IL
CASTELLO
Pare che le origini del castello di S. Colombano si possano
far risalire al VI sec., contemporaneamente al grande monastero
di Bobbio (A. Riccardi, Le località e territorj di
S. Colombano al Lambro, 1888). Comunque sia, è fuori
dubbio che il castello esistesse nel secolo X, sia a garanzia
della vicina capitale di Pavia e residenza reale di Corte
Olona, sia per la necessità di quei tempi di lotte
feudali, sia per le invasioni ungariche, ed il conseguente
decreto del Re Berengario, per la difesa e fortificazione
di tutte le Città, Borghi, Luoghi, Cascinali, Monasteri,
ecc.; sia, infine, per lespressa affermazione del
testamento di Ariberto del 1034, dove si parla di castris,
edificiis, ecc., in Gaifaniana, Sancto Columbano, Miradolo,
ecc., e più sotto di edifici esistenti tam in ipsis
castris quam et foris (tanto dentro quanto fuori di essi
castelli). Allo stesso modo è certo che esso appartenesse
dall800 circa al 1000 al contado (Comitatus) di Lodi,
come appare anche dai documenti del 1034 e 1299 (A. Riccardi,
Le località e territorj di S. Colombano al Lambro,
1888). Trascurando la preesistente fortificazione, si può
sicuramente affermare che lattuale impianto, sia pure
considerato come solo tracciato, sia opera del Barbarossa.
Questi, durante la sua seconda calata in Italia, distrusse
il castello di S. Colombano (come del resto la maggior parte
di quelli esistenti in Lombardia); ma nel 1164, riconosciuta
limportanza che il luogo ricopriva nel territorio
per la sua particolare conformazione morfologica e per la
posizione intermedia nella direttiva viaria Milano-Piacenza,
decise di riedificarlo, per utilità del suo impero:
e vi aggiunse, per utile personale, una grande borgata denominata
"Magnum suburbium" , munita di mura merlate, terraggio
e fossa esterna. Si devono pure al Barbarossa le grandiose
dimensioni del castello, la perfetta regolarità simmetrica
e lampiezza delle strade del borgo (situazione anomala
nelle tipologie in uso a quei tempi); la costruzione, nel
ricetto ad ovest, del "Magnum palacium" o "Grande
Palazzo" (di cui sono ancora visibili le fondazioni),
adibito a residenza imperiale; la costruzione, nel ricetto
ad oriente, del Palazzo dei Vicarj e Rettori della terra
di S. Colombano, ossia lautorità comunale politica
ed ecclesiastica del borgo. Si suppone che a dirigere i
lavori di ricostruzione del "castrum" sia stato
Tito Muzio Gatta, architetto cremonese al seguito del Barbarossa,
che qualche anno prima aveva delineato le mura della nuova
Lodi. Non si hanno precise notizie circa i tipi di fortificazione
e loro distribuzione in questo primo impianto, ma si intuisce
comunque che questultimo fosse convenientemente attrezzato
di strutture complementari. Agli inizi del dominio visconteo
avvennero operazioni trasformative miranti a limitare limportanza
militare del Castello. Comunque, visto lutilizzo che
la signoria viscontea attribuiva alla rocca (prigione di
Stato), dove nel 1338 fu imprigionato Lodrisio Visconti,
dobbiamo considerare che anche il Castello fosse comunque
in condizioni di sicurezza. La signoria viscontea contribuì,
su tutto il territorio interessato dal suo dominio, ad una
notevole fioritura castellana. Limpronta della nuova
architettura fortificata ebbe ovviamente maggiore intensità
nei nuovi impianti, pur non trascurando la trasformazione
di fortificazioni esistenti: in tale caso rientrò
S. Colombano, interessato da molteplici modifiche, talmente
radicali da far considerare questo castello come una "nuova
costruzione" più che una riedificazione. Le
trasformazioni cominciarono nel 1370 per volere di Galeazzo
II e furono inerenti sia al castello che al borgo. Gli inserimenti
più importanti furono i rivellini, posti sia negli
ingressi al ricetto (Torre dingresso e Castellana)
che alla rocca (Torre dingresso e Torre Mirabella);
vennero quindi trasformati i caratteri stilistici e gli
elementi compositivi della fortezza. Le mura esterne, su
tutto il perimetro, vennero integralmente rivestite di nuovi
mattoni, il che conferisce una certa omogeneità allintero
impianto castellano. Nel centro della rocca venne innalzata
una torre o mastio con il duplice scopo di immagazzinare
munizioni e viveri e anche di estrema difesa del castellano
nellevenienza che il castello e la guarnigione, cedendo
allattacco nemico, lo costringessero a rifugiarsi
in posizioni sempre più arretrate. Dal "maschio"
si aveva la possibilità, tramite vie sotterranee,
di portarsi al di fuori della rocca, a sud, in corrispondenza
del rivellino, e da questo collegarsi ad almeno due delle
torri agli angoli della rocca. Per quanto riguarda il borgo,
venne ampliato a seguito della donazione di Galeazzo II
del 1373 alla consorte Bianca di Savoia, la quale dotò
il Comune degli speciali Statuti. Da questo documento appare
evidente la volontà di favorire lo sviluppo del borgo,
anche ad opera dei privati, favorendo loro lacquisto,
a prezzi convenzionati, dei materiali da costruzione, escluso
il legname che veniva fornito gratuitamente; agevolazioni
fornite allo scopo di raggiungere in breve tempo il fine
preposto. Lampliamento del borgo seguì la regolare
distribuzione degli isolati e lampiezza delle vie
interne, che caratterizzavano la preesistente impostazione
del Barbarossa. Tutto il borgo venne dotato di mura merlate
con fossato e terraggio interno, ed in corrispondenza degli
ingressi le porte vennero ulteriormente protette da saracinesche.
Ancora a Bianca di Savoia si deve, allinterno delle
mura del ricetto, la costruzione di una propria residenza
(" Coquina dominae Blanche de Sabaudia). Dai manoscritti
custoditi nell Archivio Belgioioso, si attribuisce
ai Visconti la costruzione della Torre Castellana, annessa
alla Torre de Gnocchi. Inoltre ai medesimi vengono
attribuiti: lelevazione della Torre de Gnocchi,
per permettere la continuità del corridore; la sistemazione
della canepa sotto la Torre de Gnocchi, in quanto
nelladdossare la torre castellana venivano chiuse
alcune aperture; la costruzione dell Hospitium Magnum,
esterno al borgo, ad uso del loro treno di caccia. I frati
certosini entrarono nella storia del castello di S. Colombano
nel 1396, in seguito alla donazione del Duca Gian Galeazzo;
in questa prima data ottennero soltanto la parte bassa del
castello o ricetto. Nel 1402 avvenne la distruzione, ad
opera dei borghigiani, dei due grandi palazzi del ricetto
e di ogni altra proprietà della Certosa; la popolazione
si pose, poi, sotto la tutela del Vignati, signore di Lodi.
Durante il dominio del Vignati, che durò 14 anni,
si ebbe un notevole degrado della rocca ed in tutto il ricetto
casupole sostenute da colonne in legno, casotti di paglia
e case appoggiate alle mura. Con il ritorno dei certosini
vennero restaurate, a spese del monastero, alcune case del
ricetto ed il palazzo imperiale, questultimo utilizzato
quale residenza del fittabile certosino; negli anni tra
il 1447 e il 1452 venne asportato il terrapieno (terraggio)
a ridosso delle mura tra la Torre dingresso al ricetto
e la Torre de Gnocchi. Nellatto di donazione
alla Certosa, del 1502, viene dettagliatamente descritto
lo stato di consistenza dellintero impianto: le torri
erano tutte coperte da tetti, più o meno in buone
condizioni, la conservazione delle merlature e dei piombatoi
risultava pessima e una torre completamente distrutta; rimanevano
invece integri i corridori a coronamento delle mura. Risulta,
inoltre, che nella rocca fossero presenti due ponti levatoi
; che il rivellino dingresso alla rocca, presso la
Torre Mirabella, fosse munito di 23 merli e che fosse ancora
presente il rivellino della Torre dingresso al ricetto,
mentre non si trova menzione del rivellino della Torre castellana,
probabilmente perché distrutto in precedenza. Vengono
inoltre descritti gli armamenti presenti ed il loro disastroso
stato manutentivo e un collegamento sotterraneo a servizio
della parte bassa del castello, che doveva probabilmente
collegarsi sia alla rocca che allesterno. Occorre
qui ricordare che i certosini divennero proprietari del
feudo solo in questanno, su concessione di Luigi XII,
Re di Francia e Duca di Milano. Una volta ottenutone il
pieno diritto, essi apportarono delle trasformazioni al
castello; va inoltre specificato che i certosini, per tutto
il periodo di loro proprietà, non utilizzarono direttamente
ledificio, che venne bensì adibito ad abitazione
di un loro padre procuratore. In un altro documento del
1522, si riscontra la costante presenza, a protezione del
castello, di due rivellini, uno sulla piazza del Borgo e
laltro allingresso sud della rocca; oltre a
ciò si descrive il "maschio" della rocca,
utilizzato come deposito di armi e munizioni. Questultimo
viene descritto come costruito in massi di ceppo e di granito
a punta di diamante; tale rivestimento risale probabilmente
al periodo sforzesco, che maggiormente utilizzò questa
tipologia. Nel 1526, per ordine ducale (ed anche a seguito
delle continue istanze dei certosini), il castello venne
smantellato. Vennero demoliti i rivellini, alcune torri
compresa quella al centro della rocca, le mura che cingevano
il borgo con il conseguente riempimento del relativo fossato
ed anche di quello antistante il castello. Nonostante questi
interventi lesivi, il castello non perse completamente dimportanza;
se ne ha conferma dalla successiva presenza, nello stesso,
di una consistente guarnigione a presidio del borgo. Ulteriori
danneggiamenti si ebbero a seguito dellassalto che
il castello subì nel 1529 ad opera del generale conte
Belgioioso: in conseguenza a questo fatto il castello non
fu più considerato piazzaforte ducale. Nel 1535 i
certosini intervennero nuovamente sul castello, al fine
di escluderne un utilizzo militare: vennero ulteriormente
limitate le strutture fortificate, si colmarono le fosse
e i sotterranei. Per contro si edificarono delle volte,
ad integrazione delle già esistenti, allo scopo di
dare continuità al percorso sui corridori e rendere
possibile il collegamento alla rocca. Nel 1575 i certosini
adattarono alcune case nel cortile del ricetto, ricavandone
un oratorio, altrimenti detto Cappella di S. Maria Maddalena,
che dal 1576 al 1581 venne decorato dal pittore Bernardino
Campi. Nel 1671 i Certosini fecero realizzare lattuale
scala grande che dalla galleria collega i piani superiori,
demolendo la precedente scaletta costruita dai Visconti.
Contemporaneamente realizzarono il corpo scala superiore
alla tribuna dellOratorio, che portava ai magazzini
"granai" superiori alla Torre de Gnocchi
e Castellana. Molti anni più tardi (1760-1776) vennero
demolite molte case del ricetto, che precedentemente risultava
popolatissimo (1600) e destinato completamente a tale funzione.
Con la soppressione degli ordini religiosi ad opera del
governo austriaco (1782) si conclude il periodo di proprietà
certosina del castello. Nel 1786, con atto misto di vendita
e livello il feudo di S. Colombano ed Uniti passò
alla casa Belgioioso. La prima trasformazione eseguita dalla
famiglia Belgioioso, fu la trasformazione dei solai sopra
la Torre de Gnocchi e Castellana, da granai a residenza
per il personale di servizio. Dopo il 1814, ritornata a
S. Colombano la famiglia Belgioioso dagli Stati di Venezia,
iniziarono le demolizioni delle case del ricetto, dando
origine alla realizzazione del parco interno. Dal 1832 al
1836, vennero demoliti ledificio Portazza e Arsenale,
su progetti dellarchitetto C. Caccia, ad eccezione
della abitazione del giardiniere poi fattore, tuttora esistente.
Queste demolizioni consentirono di realizzare un unico grande
giardino. Venne inoltre realizzato un enorme parco fiancheggiante
tutta la parte ovest del ricetto e della rocca, comprendendo
anche larea dellex rivellino di sud. La casa
Belgioioso nel 1836, in accordo con la Deputazione del Comune
di S. Colombano, sistemò il ponte di accesso al ricetto,
eseguì delle opere di sottomurazione per assicurare
la torre dingresso e definì con lingegnere
comunale il nuovo livello della piazza antistante. Dal 1836
al 1846, per dare sviluppo al giardino interno al castello,
vennero demoliti i fabbricati ( fra i quali lOratorio
della Maddalena) che racchiudevano i tre cortili interni.
Forse grazie alle particolari inclinazioni artistiche del
principe, venne inaugurato nel 1836 il "teatro"
in castello, adattando i locali dellex Pretorio (
il primo edificio a sinistra, entrando dalla Torre dingresso
al ricetto). Conseguenza alle demolizioni sopra descritte
fu la trasformazione a residenza principesca del restante
edificio (1850 circa), utilizzato quale residenza estiva.
Lallestimento dei locali interni al palazzo si ritiene
invece sia avvenuto gradualmente (1870 circa), al punto
di risentire linfluenza dellarchitettura neogotica,
che caratterizza le decorazioni e i rivestimenti tuttora
presenti. Il principe Emilio, figlio di Antonio, risiedette
definitivamente in castello e si prodigò con impegno
per la conservazione del bene, coadiuvato in tale opera
dalla moglie Maddalena Desmanet de Biesme e dalla preparazione
e sensibilità artistica dellingegner Gradi.
Risale ai primi anni del XX secolo il crollo del muro della
"ghirlanda" alla rocca, probabilmente a causa
della costante spinta del terreno, oltre ad un mancato consolidamento.
Nel 1926 venne ristrutturata la torre dingresso e
dopo breve tempo venne demolito il fabbricato nella parte
destra dellingresso in via Ricetto, anticamente adibito
a scuderie. Il minimo reddito pervenuto dalle varie case
affittate in Ricetto, le notevoli spese dovute alla conservazione
del castello, lalto tenore di vita tenuto dalla famiglia,
portarono ad un lento decadimento; il preoccupante stato
di degrado nel quale veniva a trovarsi il castello coinvolse
la proprietà in spese manutentive con lesclusivo
scopo di risolvere i problemi di volta in volta affioranti.
Nel 1940 i principi fecero donazione del castello allUniversità
cattolica, affinché esso venisse destinato a sede
di "preghiera e di riposo per persone colte",
riservandosene il diritto di usufrutto. La seconda guerra
mondiale, pur non interessando direttamente il castello,
fece registrare loccupazione di vari locali nel ricetto
da parte degli sfollati, a seguito di unordinanza
dellallora commissario prefettizio ed un alloggiamento
di truppe tedesche nei locali della residenza principesca
Nel 1943 morì in castello lultimo principe,
Emilio Barbiano di Belgioioso dEste. Alla morte della
principessa Maddalena, avvenuta nel 1951, la sorella scrisse
una lettera al Rettore dellUniversità Cattolica,
ricordando lo scopo della donazione. Lamministrazione
non riuscendo a proporre un riuso del castello che soddisfacesse
la volontà della donante (anche a causa di vari vincoli
imposti dalla Diocesi di Lodi) e per gli alti costi di gestione
del castello, non coperti da pari entrate, decise per la
vendita. Molti furono interessati allacquisto che
avvenne infine a favore dei sigg. Cavalli e Gavazzi, commercianti
di legnami. Il passaggio di proprietà non fu ratificato
dal competente Ministero della Pubblica Istruzione in quanto
il castello era gravato da vincoli monumentali e i nuovi
proprietari intendevano apportare modifiche di destinazione
duso dei locali. Nel frattempo, però, i nuovi
proprietari avevano proceduto al disboscamento del parco
del castello. LUniversità cattolica ritornata
in possesso del Castello ne decise successivamente la cessione
alla parrocchia di San Colombano nel 1958. Il parroco A.
Parazzini si impegnò con grande sforzo economico
allacquisto del castello, ma non riuscendovi con i
mezzi a disposizione della parrocchia, accettò un
frazionamento: una parte del castello, consistente nella
Rocca e nel Ricetto, fu venduta al signor Carlo Lareno Faccini
e una parte più piccola al signor Sbarbaro. Con il
consenso della Soprintendenza il sig. Lareno Faccini poté
demolire le case più antiche a sud del ricetto, risparmiandone
solo alcune. Tali demolizioni si rendevano purtroppo necessarie
per far posto alla strada, di nuova costruzione, collegante
lentrata al ricetto con la rocca. Nel 1958, nonostante
i vincoli a cui era sottoposto lintero castello, entro
il perimetro della rocca si demolirono torri e mura merlate
per far posto ad una lussuosa villa in stile moderno e piscina.
Gli interventi proseguirono per circa tre anni, interessando
con operazioni di restauro risanativo le case situate in
via Ricetto, limitatamente a quelle ritenute architettonicamente
più interessanti, trasformandole in appartamenti
e mutilando così irrimediabilmente la composizione
storico-architettonica dellunico esempio di ricetto
esistente in Lombardia. Il 18 dicembre 1987 il castello
di S. Colombano fu acquistato dal Comune. Recentemente è
stato oggetto di un complesso intervento di restauro.
Descrizione
Il castello di S. Colombano nasce essenzialmente dallaccoppiamento
di una rocca ed un ricetto; più precisamente si tratta
di un castello-recinto posto su due corti diverse, delle
quali la più alta a destinazione militare e la più
bassa a destinazione civile, in particolare con funzione
di ammasso di riserve agricole (ricetto). I tratti di mura
situati sui lati maggiori del castello sono posti a mezza
costa del colle; il tracciato non è rettilineo, ma
scandito da torri sporgenti allesterno. Su tali lati
le cortine sono alte, a differenza dei tratti corti (nord
e sud) dove la comune presenza del fossato e, tra le torri
dingresso e quella de Gnocchi anche del terraggio,
non richiese identica soluzione; anche le mura che dividevano
il ricetto dalla rocca erano alte a dimostrazione del significato
di ridotto militare di questultima. La configurazione
del tracciato è tipica del castello-recinto nella
parte bassa, ben presto trasformato in vero ricetto con
la presenza continua di capanni in legno e muratura per
le scorte alimentari, oltre alla "canepa"sotto
la Torre de Gnocchi. La rocca di pianta trapezoidale
dimostra ancor oggi la sua antica potenza, dovuta innanzitutto
alla posizione privilegiata della quota, con il pendio circostante
che ne attenua la vulnerabilità, oltreché
alla considerazione nella quale era tenuta nei tempi passati.
Inoltre va considerato che, mentre agli inizi del 1400 molti
fortilizi vennero adattati alle nuove tecniche militari
(apparato a sporgere, ecc.),situazione riscontrabile nella
Torre dingresso e Castellana del ricetto, non si ritenne
opportuno intervenire in tal senso anche alla rocca; il
motivo di questa mancata trasformazione è da ritenersi
sia stata la già sufficiente condizione di sicurezza
della rocca. Le cortine, pur presentando alla vista esterna
le medesime caratteristiche (ad esclusione della diversa
altezza) in tutto il castello, quali la merlatura ghibellina,
il cotto come materiale di costruzione, il basamento scarpato
con redondone, si possono classificare di tre tipi, diversificandosi
per il sistema costruttivo usato e per la diversa utilizzazione
delle stesse, e cioè: cortina contraffortata con
archi in mattoni paralleli al senso di percorrenza, con
superiore strada carrabile; cortina caratterizzata da un
eccessivo spessore di muro, destinato a sopperire alleccessiva
altezza; cortina ricavata mediante il progressivo allargarsi
della sommità del muro verso linterno. A conclusione
va ricordato che tra la Torre dingresso e la Torre
de Gnocchi, esisteva inizialmente solo un basso muro
munito allinterno di terraggio, sul quale scorreva
una strada di collegamento. Unaltra caratteristica
sono le 18 torri di cui il castello era inizialmente munito
e che risolvevano appieno gli scopi che larchitettura
castellana aveva loro assegnato. La torre de Gnocchi
costituisce il nuceo più antico del castello. Le
torri, come le cortine, si presentano con merlature ghibelline
e base scarpata, la cui intersezione è sottolineata
dal redondone che, seguendo parallelamente il naturale ascendere
del terreno, riesce ad imprimere una nota esornativa a tutto
limpianto. Il castello di S. Colombano era dotato
di passaggi sotterranei, intesi come vani disponibili, e
di passaggi. Questi ultimi, presenti esclusivamente nella
parte bassa del castello, erano situati sia in corrispondenza
delle case del ricetto ad est destinati a cantina, sia nella
zona ovest. Esistevano infatti, come oggi del resto, la
serie di locali con volte a crociera che definivano larea
del grande palazzo del ricetto, edificato dal Barbarossa,
e quelli in corrispondenza delle due torri de Gnocchi
e Castellana, tra i quali si distingue per importanza architettonica
il "cantinone" o "canepa", ambiente
tipico dellarchitettura gotica profana lombarda, che
presenta analogie con la "sala di giustizia" della
rocca di Angera ed alcune navate mediane di chiese cistercensi.
In quanto ai percorsi sotterranei, che dovevano essere numerosi
e comunicanti le varie parti del castello, va ricordato
che la gran parte furono distrutti, riempiti o murati in
epoca certosina, al fine di rendere il castello privo di
qualsiasi interesse militare difensivo. Lutilizzo
del fossato invaso dacqua, nel primitivo sistema difensivo,
non ebbe largo sviluppo; motivo di questo scarso utilizzo
furono le difficoltà di mantenere un costante livello
dacqua e la già sufficiente sicurezza assicurata
del fossato asciutto. Nel castello di S. Colombano erano
presenti entrambi i tipi: la rocca era dotata, sia verso
il ricetto a nord che verso la collina a sud di fossato
asciutto, con ponti levatoi ulteriormente protetti da rivellini;
attorno alle mura del ricetto, invece, sorgeva un fossato:
esso riceveva le acque dai due colatori discendenti dalle
valli laterali ed era costantemente alimentato. Di questo
fossato è attualmente visibile solo il perimetro
del tratto verso il borgo, dato che il fossato vero e proprio
fu colmato nel 1585. Il castello di S. Colombano ha sempre
avuto una posizione predominante nella vita comunale, pur
non essendo sempre il polo centrale. A differenza della
maggior parte dei castelli, che non ebbero grande connessione
con la città in quanto vissero una vita propria,
questo ha sempre condizionato San Colombano in modo diretto,
fino alla fine del Settecento quando, trasformato in villa
residenziale, perse gran parte della sua influenza, per
poi riacquistarla quando fu ceduto alla Parrocchia. La disposizione
stessa del Comune risente di tali connessioni; infatti la
piazza del borgo è situata proprio di fronte alla
torre dingresso al ricetto, ospitando anche la chiesa
parrocchiale. Il mercato, che tuttora si svolge in via Mazzini
e fino a qualche anno fa in via Belgioioso, frontalmente
al castello, ebbe fin da tempi lontani, per concessione
del Barbarossa, ubicazione prospiciente la torre de
Gnocchi. Lesistenza del ricetto, rarissimo in Lombardia,
denota la completa partecipazione della popolazione medioevale
alla vita del castello, inteso quale luogo di sicurezza
e di sopravvivenza. Allinterno del ricetto sorse nel
1593 il Monte di Pietà, prima forma organizzata di
credito del paese; dal 1416, per molti periodi, la torre
de Gnocchi fu sede del Consiglio Generale del Comune,
ed in seguito ospitò sia il Prefetto che il Consiglio
Comunale (la prefettura di San Colombano comprendeva ai
tempi una zona assai vasta del territorio lodigiano). Inoltre
il castello rappresentò sempre la residenza del feudatario
o del potente, ai quali la popolazione doveva obbedienza
e denari; nel periodo di proprietà dei certosini,
che pur esercitavano funzione di feudatari, gli abitanti
del Comune spesso si rivolsero ai religiosi per ottenere
favori, esenzioni o intercessioni presso il Senato di Milano.
Esaurita la funzione difensiva del castello, questultimo
vide diminuire anche la sua influenza. Nel secolo XVIII,
con linstaurarsi di un nuovo ordinamento politico-sociale,
il castello perse anche il suo significato emblematico,
trasformandosi in residenza privata e cessando quindi definitivamente
di influenzare la vita della città. Lindustrializzazione
del secolo XIX poi, operò un profondo divario tra
la ormai statica vita del castello e il dinamico sviluppo
del Paese (pur considerando San Colombano quale centro agricolo,
nel quale lindustrializzazione non sconvolse, come
in altre città, le abitudini e la mentalità
stessa degli abitanti). I cambi di proprietà degli
anni 50 non modificarono tale divario tra le due funzioni.
Per quanto riguarda la rocca e lantico ricetto, ormai
in gran parte trasformato, dobbiamo valutarne il completo
e definitivo distacco, giacché la proprietà
privata pretende appieno i propri diritti di autonomia,
non permettendo neppure la sola visione dellantica
fortificazione.
CHIESA
PARROCCHIALE
La chiesa parrocchiale ha origini antiche; il primo impianto,
probabilmente un oratorio campestre dedicato a S. Colombano,
risale allepoca carolingia e fu eretto su beni di
proprietà del monastero di Bobbio. Esso possedeva,
però, una diversa ubicazione rispetto allattuale:
era infatti addossato al fossato del castello. Ciò
dimostra che la chiesa esisteva prima del castello; in caso
contrario sarebbe stata costruita a giusta distanza in modo
da non ostacolare le operazioni militari (B. Belli Panigada-
G. Panigada, Le vicende nella storia dellinsigne Borgo
di S. Colombano, 1970). Linfelice localizzazione e
il fatto che la parrocchiale fosse "una giesa molto
vegia, pizola in modo che no li po stare pur la mitade de
lo populo ne le feste" spinse Bassino de Cipelli, rettore
della chiesa e cappellano ducale, ad inviare una supplica
(conservata nellArchivio di Stato di Milano), nel
1479, rivolta a Gian Galeazzo Sforza e a sua madre Bona
di Savoia, signori del luogo. In essa il rettore, rappresentando
anche la volontà dei parrocchiani, chiedeva il permesso
di poterla demolire per costruirne una più ampia
in un terreno poco distante, laddove sorge lattuale
chiesa parrocchiale. Il Cipelli ottenne dagli Sforza il
permesso per la costruzione del nuovo edificio ecclesiastico;
i lavori ebbero inizio il 18 maggio dellanno 1479.
Per loccasione, a causa delle scarse risorse economiche
della comunità banina, venne smantellato il vecchio
edificio e il materiale ricavato fu reimpiegato nella "nova
fabrica", cosicché della costruzione primitiva
non rimase alcuna vestigia. Il nuovo edificio era rivolto
a levante. Infatti quando nel 1838 il prevosto Luigi Gallotta
fece ampliare la chiesa, trasportando in avanti la facciata,
vennero scoperte le fondazioni delledificio quattrocentesco,
orientato in senso opposto, che dovette subire dunque unulteriore
ricostruzione in età moderna, prima delle modifiche
apportate dal parroco (M. Pearce- M. Montanari, op. cit.).
Lerezione del campanile, invece, risale al 1780 circa.
Internamente la chiesa presenta tre navate e cappelle laterali,
fra le quali si può ammirare la cappella votiva detta
"del Rosario" , eretta dopo la pestilenza del
1630. La chiesa ospita affreschi di Bernardino Campi (eseguiti
tra il 1576 e il 1581 per la cappella di S. M. Maddalena,
in Castello, e da essa asportati nel 1846), opere di Bernardino
Lanzani, di Paolo Caravaggio e dipinti ad olio dellartista
contemporaneo Felice Vannelli. Il monumentale organo ottocentesco,
opera dei fratelli Bossi, è tra i più importanti
della nostra regione.
CHIESA
DI SAN ROCCO
"Ornamento e decoro del Borgo": così lha
definita lo storico locale Don Annibale Maestri. La chiesa,
edificata nel 1514 appena fuori le mura, sorse sulla direttrice
mediana sud-nord, frontalmente alla porta ferrata, sul proseguimento
della strada magistra per Lodi. La costruzione è
attribuita agli architetti Giovanni Battagio e Giovanni
Amadeo, ha pianta ottagonale ed è stata eretta in
stile bramantesco. Interessante risulta la parte alta della
fabbrica, di impostazione rinascimentale; internamente è
sede del matroneo, le cui aperture bifore sono "impreziosite"
da colonnine binate finemente tornite. Nel corso di lavori
di restauro della Chiesa, eseguiti durante gli anni Sessanta
del Novecento, vennero in luce, nellaltare di destra,
sotto gli affreschi raffiguranti scene di vita di S. Rocco,
dipinti precedenti di S. Giovanni Battista e di S. Fermo
e quattro porte antiche situate sui lati diagonali dellottagono
(che furono restaurate con mattoni di recupero sagomati
a mano. Nella cappella dellaltare maggiore, poi, fu
riaperta una piccola finestra circolare, con ciò
ripristinando laspetto primitivo della piccola abside.
Al termine dei lavori la chiesetta fu riaperta al pubblico
nel 1961, nella festa di Pentecoste. La costruzione, anche
se incompleta, è monumento nazionale. Attualmente
è proprietà dei Signori Riccardi.
CHIESA
DI SAN FRANCESCO
Lopera è stata eretta nel 1580 circa sulla
sponda sinistra della Rugia Nuova; si trovava in posizione
leggermente esterna alle mura del Borgo, immersa nel verde.
Nel 1623 fu ampliata e la parte retrostante adattata per
farne un piccolo monastero dei frati Minori Osservanti.
Nel 1664 fu trasformata in un complesso di clausura; tale
rimase sino al 1811 per poi passare al clero locale. Limpostazione
architettonica della facciata, con il frontone indicante
linclinazione del tetto, richiama lo stile Lombardo-romanico;
il pronao dingresso ne completa le caratteristiche
rinascimentali.
CHIESA
DI SAN GIOVANNI
Nel 1510 fu edificato lospedale e fu consacrata la
chiesa di S.Giovanni Battista. Il complesso era lambito
dal "cavo colatore" o "sonator", che
alimentava il fossato sul lato est del Borgo bastionato.
Inizialmente fu proprietà dei Terziari francescani,
poi divenne convento di S.Antonio. Fra il 1714 e il 1751
si susseguirono lavori di ampliamento. Nel 1782 la chiesa
fu soggetta ad espropri e a diverse destinazioni. In quellanno
limperatore Giuseppe II dAustria pose fine alluso
conventuale del luogo e lo affidò al clero locale.
Nonostante varie trasformazioni apportate nei secoli, la
facciata ha mantenuto limpostazione originaria. Notevoli
opere di ristrutturazione e restauro hanno riportato alla
luce, allinterno della chiesa, pregevoli stucchi depoca
barocca e intarsi marmorei di fattura tardoromanica.
CASA
DI DON CARLO GNOCCHI
Don Carlo Gnocchi, celeberrimo fondatore della Pro Juventute
e dellinfanzia mutilata e abbandonata, nacque a S.
Colombano, il 25 ottobre 1902. Sulla sua casa natale, sita
in via Vittoria, una lapide lo ricorda.
MANIFESTAZIONI
Il
"Guiderdone"
Dal 1992 il paese è stato suddiviso in otto rioni
(Imperiale, Borgoratto, Mombrione, Campasso, Lazzaretto,
Regone, Fontanelle, Campagna) che festeggiano il "palio
del Guiderdone" la terza domenica di settembre. Il
palio fra gli otto rioni consiste nella rievocazione dellassalto
al portone della torre dingresso al Castello, utilizzando
un ariete artificiale spinto da sette componenti di ciasun
rione: vince il rione che realizza un certo punteggio; esso
si aggiudica per un anno la "Cingolina", trofeo
bronzeo che rievoca una delle torri del Castello. Lassalto
ricorda un fatto realmente accaduto nel 1401, cioè
lassalto dei popolani, frustrati da angherie fiscali
dai Visconti di Milano, al Castello visconteo, poi diventato
Castello Belgiojoso.
La
sagra dell'uva
Negli anni Cinquanta del secolo scorso, la domenica dopo
la festa del Cristo, che si teneva la terza domenica di
settembre, venne dedicata al prodotto "principe"
della collina: luva. Con il patrocinio della provincia
di Milano nacque la Sagra Provinciale dellUva con
il concorso delle "Margotte di uva", le prime
sfilate di carri allegorici e la rassegna di vini tipici.
Attira decine di migliaia di turisti ogni anno. I carri
allegorici vengono realizzati ogni anno da decine di giovani
banini, divisi in numerose compagnie. In questi ultimi anni
la Sagra ha visto come protagoniste le compagnie degli "Scrausi",dei
"Menadi me pochi", del "Bovera Club",
dei "Veneziani", di "Quei de l' uratori"
e degli "Amici di Cicciovips". Nel 2007 è
stato festeggiato il cinquantenario di tale evento. La sagra
è inoltre una delle più importanti sul territorio,
e vede ogni anno la presenza di migliaia di visitatori non
residenti.
La
sagra della Maddalena
La sagra della Maddalena cade nella terza domenica di luglio
e fino a non molti anni fa si protraeva il giorno seguente
con la tradizionale fiera del bestiame e delle macchine
agricole in esposizione lungo tutta la via IV Novembre.
Oggi sopravvive solo per la fiera che in questa settimana
allieta i banini con le sue attrazioni. Eppure si tratta
di una festa ricca di significato storico: insieme alla
festa patronale di S. Colombano è la festa di più
antica istituzione. Infatti se ne trova menzione già
nel 1374, negli Statuti Sancolombanesi. Si da allora, in
occasione del "festum Mariae Magdalenae" si sospendeva
ogni atto giudiziario civile ed era vietato il lavoro non
solo nel capoluogo, ma anche in tutta la giurisdizione del
vicariato. La festa celebrava la Patrona dellordine
religioso dei Certosini, presenti nel Borgo per più
di 400 anni. Nel 1645, poi, fu accordato loro il diritto
di Fiera nella festa della Maddalena. Alla soppressione
dell ordine certosino tale diritto, come pure tutti
i beni di loro proprietà, passarono allo Stato, nella
persona del principe Ludovico Belgiojoso.
La
festa del Cristo
La festa detta "del Cristo" ricorre la terza domenica
di settembre; essa è legata alla devozione dei banini
verso il Crocefisso. Questa pregevole scultura lignea (attualmente
collocata nella Chiesa Parrocchiale), già menzionata
in atti del 1588, veniva portata in processione dai banini
in occasione di guerre, carestie, pestilenze, ma anche per
invocare piogge o sereno, o per scongiurare le intemperie
che minacciavano i raccolti. In onore del Crocifisso il
prevosto Ciserani volle erigere una cappella (oggi cappella
del S. Cuore). Essa fu inaugurata il 15 settembre 1703.
Il giorno seguente, domenica 16 settembre, terza domenica
del mese, al termine di una solenne processione, il Crocefisso
fu collocato nella nicchia della cappella sopracitata. Da
allora la festa del Cristo fu celebrata nel Borgo in tono
sempre più elevato, anche perché veniva a
coincidere con linizio della vendemmia.
CENNI
STORICI
San Colombano è il nome di un monaco, abate, missionario
evangelizzatore irlandese con il carisma del combattente,
armato di spada e vangelo. Partito già anziano dalla
sua terra dorigine, fu esule da lunghe e sofferte
peregrinazioni nelle Gallie, transitò per questi
luoghi allinizio del VII secolo, diretto alla corte
longobarda di Pavia. Qui lasciò il segno del suo
apostolato convertendo al Cristianesimo le tribù
padane stanziate sulle rive del fiume. La tradizione vuole
che questo monaco convertisse gli abitanti dei colli al
Cristianesimo ed insegnasse loro la coltura della vite,
che ancora oggi conserva la priorità assoluta sui
12 km² dei dossi banini. Il ritrovamento di anfore
vinarie e strumenti di cantina , conservati nel locale Museo
Paleontologico Virginio Caccia, dimostrano che già
in epoca romana la vite veniva coltivata sui colli per la
produzione di vino; ma il santo patrono introdusse dalla
Francia alcune tipologie di vitigni ora chiamate ancora
con il suo nome. Egli a Bobbio nel 614 fondò l'Abbazia
di San Colombano, operante sotto la Regola Colombaniana
e molti monasteri in Italia ed in Europa dipendevano da
tale città assieme a territori come piccoli feudi
monastici. Infatti fin nell'alto medioevo il territorio
fu soggetto fin dall'epoca longobarda ai monaci colombaniani,
della potente Abbazia di San Colombano e del grande Feudo
monastico di Bobbio, che vi fondano il Monastero di San
Colombano evangelizzando il territorio. Essi favorirono
espansione dei commerci dell'agricoltura e della cultura,
introducendo importanti innovazioni ed aprendo vie commerciali.
San Colombano al Lambro è uno di questi feudi monastici,
che attorno o subito dopo il X secolo come molti altri viene
infeudato nuovamente staccandosi dalla potente abbazia bobbiese.
Ariberto dIntimiano nel 1034 donò alle Chiese
milanesi i possedimenti banini, a lui precedentemente donati
dallImperatore Corrado II°. Diede così
inizio al possesso delle terre da parte della Signoria Milanese.
La navigazione sul Lambro e il frutto dei suoi pedaggi con
le attività collaterali e la supremazia sul territorio
, furono alla base di lunghe e sanguinose vicende che opposero
i Lodigiani ai Milanesi. Nel 1158 comparve allorizzonte
del borgo lastro di Federico I di Svevia , detto il
Barbarossa che ne distrusse fortezza e abitato. LImperatore,
riconoscendo la felice posizione strategica del castello
abbarbicato al colle, dominante sia la valle del Po che
quella del Lambro, lo riedificò e con esso gettò
le basi del burgum adottando il classico taglio
urbanistico romano, tuttora riconoscibile, legato al cardo
( direttrice nord-sud ) ed al decumano ( est-ovest ). Tra
il 1164 e il 1355, sorse anche la Civitas Imperialis che
fa parte dellattuale centro storico, sito ai piedi
del castello. Da un punto di vista giurisdizionale il colle
banino era diviso longitudinalmente tra i distretti di Lodi
e Pavia. Il diploma di Federico I° ai fedeli cittadini
pavesi nel 1164 ribadiva che Miradolo e Chignolo, ubicati
al di là del colle, rientravano nei territori della
città di Pavia. Tale divisione sarà mantenuta
anche successivamente. Seguì il nuovo periodo delle
signorie milanesi. I patti del 1198 fra Lodi e Milano stabilivano
che ai milanesi da Landriano e agli abitanti di San Colombano
era richiesto il solo soccorso militare a Lodi in caso di
guerra e limpegno a non combattere contro di essa.
Erano invece i da Landriano a imporre e riscuotere le tasse
dirette e indirette che , secondo la legislazione milanese,
gravavano sugli abitanti di San Colombano e delle sue campagne
e sempre a loro spettava lesercizio del potere giudiziario,
facente capo al tribunale ambrosiano. Nel 1299 i Visconti,
con il Liber jurium civitatis laudae, sancirono
la loro presenza e il possesso del castello e del territorio.
Nel 1353 Francesco Petrarca fu gradito ospite di Giovanni
Visconti nel maniero banino ed ebbe modo di elogiarne le
bellezze in una lettera scritta allamico Guido Albornoz,
arcidiacono di Genova:
gradita solitudine,
amico silenzio
Io non conosco altro luogo, che in
positura si poco elevata, si vegga intorno si vasto prospetto
di nobilissime terre
. Del periodo visconteo
si ricordano in modo particolare gli Statuti Colombanesi,
organo legislativo istituito da Bianca di Savoia, consorte
di Galeazzo II, la quale nel 1371 qui vi stabilì
fissa dimora .Gli Statuti rappresentano una lungimirante
e antesignana legiferazione che potrebbe benissimo essere
considerata lantenata degli attuali Statuti imposti
ai Comuni. Alla morte di Bianca di Savoia i beni di San
Colombano passano al figlio Gian Galeazzo. Lotto Settembre
1396 Gian Galeazzo Visconti pone la prima pietra della Certosa
di Pavia e il successivo 6 ottobre dona ai Certosini, per
la costruzione , il Ricetto del castello di San Colombano
con tutte le pertinenze, fornaci, molini, beni circostanti,
diritti di pesca nel Lambro e cospicue somme in denaro.
Le autorità del Borgo in questo periodo sono: il
Castellano rappresentante del Duca proprietario del feudo,
il Fittabile Generale dei beni del Monastero, il Rettore
della Chiesa e il Vicario del Comune o Vicariato. Con compiti
diversi da quelli del Castellano, il Vicario agiva come
feudatario con ampi poteri, con diritto di vita e di morte,
curava la vita del Comune, i costumi, le leggi, le pene
in corso. Il Rettore della Chiesa è la massima autorità
religiosa locale e viene nominato nel rispetto del diritto
di giurispatronato. Il 19 settembre 1399 il Vescovo Bonifacio
da Lodi riconferma e investe Rettore della Chiesa il prete
Stefano de Monzio da Novara, già designato dai Vicini
o Parrocchiani di San Colombano. Fino ad oggi i Parroci
che hanno retto la Chiesa del Borgo sono stati 37, designati
alternativamente dal Comune e dal Vescovo di Lodi fino alla
metà del 1900 con labolizione del giurispatronato.
Limposizione certosina gravò a lungo sulla
popolazione locale e le proteste puntualmente giustificate
vennero presentate in tutte le sedi. Le corde troppo tese
dai Certosini pure allora, si spezzarono e, nel settembre
del 1402, scoppiò la rivolta dei Banini, oppressi
da angherie e soprusi. Morto Gian Galeazzo, insofferenti
del giogo del nuovo Duca Filippo Maria e dei privilegi certosini,
gli abitanti assalgono e prendono il Castello e la Rocca,
massacrano la guarnigione ducale, saccheggiano e bruciano
i grandi palazzi del Ricetto e la proprietà certosina.
Solo il 10 agosto 1574 Papa Gregorio XIII° con una sua
bolla dichiarerà finalmente finita la
fabbrica del chiostro, riducendo le pretese dei certosini.
La presenza dei monaci nel nostro territorio produsse anche
importanti effetti positivi. Per loro iniziativa vennero
attuate importanti opere di bonifica, di regimazione delle
acque, di miglioramento delle pratiche agricole, di ristrutturazione
del Castello. LOratorio Certosino, dedicato a Santa
Maria Maddalena in Castello, ospitava tra laltro i
bellissimi affreschi di Bernardino Campi, ora collocati
nella Chiesa Parrocchiale. È bene ricordare che la
presenza dei monaci in San Colombano continuerà fino
al 1785, cessando il 22 ottobre con la confisca di Giuseppe
II° dAustria Nel 1447 si estinse la casata dei
Visconti con Filippo Maria che, senza eredi maschi, diede
in sposa la figlia Bianca Maria a Francesco Sforza, condottiero
versatile che impiegò le sue armi al soldo di Milano
e Venezia. I Veneziani nel 1447 occuparono San Colombano
al comando di Michele Attendolo, ma lo Sforza, per gli ambrosiani,
il 15 settembre dello stesso anno la espugnò con
laiuto di Bartolomeo Colleoni e dei suoi mercenari
che fecero uso per la prima volta, in loco, dellartiglieria
pesante con le bombarde. Anche in casa Sforza abbondarono
gli intrighi di palazzo e le lotte per il potere, particolarmente
fra Galeazzo Maria e Ludovico il Moro. Questo fu però,
paradossalmente , il periodo di maggior fulgore artistico
e culturale della corte milanese e anche di San Colombano.
Si ricordano presenze importanti quali Corio, Bramante,
Leonardo. Quando Leonardo dovette lasciare definitivamente
Milano per recarsi a Roma, nel settembre del 1513, transitò
per San Colombano seguito dai suoi allievi. In tale occasione
venne eseguito un abbozzo del luogo, poi inserito nel Codice
Atlantico da Pompeo Leoni. Batti e ribatti sullincudine
del dominio, finché toccò a Luigi XII°
di Francia trarne i vantaggi: alleatosi con Venezia conquistò
il Ducato di Milano. Tramontato Luigi XII, sorse Francesco
I° re di Francia, sovrano munifico, per quattro volte
in guerra con Carlo V°. Pavia nel 1525 fu fatale per
Francesco I e lo fu anche per il Ducato di Milano, compreso
il contado di San Colombano, che divennero feudi imperiali
spagnoli. Tali possedimenti, con il Castello, furono successivamente
donati nel 1529 dal re al conte Ludovico Belgioioso e rimasero
proprietà della casata, con alterne vicende, sino
alla prima metà del XX secolo. Nel 1546 Carlo V°
riconferma ad alcuni di San Colombano il privilegio, già
loro accordato da Francesco II° Sforza, di erigere le
saline e fabbricare sale usando acque minerali
nella località oggi chiamata Gerette.
Il Seicento conobbe la dominazione spagnola permeata di
inettitudine e malgoverno, disordine civile, carestie, pestilenze
e passaggi di soldataglie. Lundici Settembre 1593
nel Ricetto viene fondato il Monte di pietà
con un lascito del Parroco Baruffi. Listituzione continuerà
ad operare in favore dei bisognosi fino agli inizi del 1900.
Il Monte era ubicato nella stessa costruzione che ospitava
i rappresentanti del Comune allinterno del castello,
sul lato sinistro della torre dingresso. I rappresentanti
dei Certosini risiedevano nella Torre dei Gnocchi. Nel 1602,
Martedì 2 luglio per concessione del duca Carlo DAragona,
Governatore di Milano, i Certosini inaugurano con eccellenti
risultati il primo mercato, che ancora oggi
si tiene ogni Martedi .La prima concessione del Duca Massimiliano
Sforza ai Certosini risaliva al 28 agosto 1513. Una nota
datata 1609 enumera in San Colombano 5000 abitanti e la
presenza di 500 fuochi. Lattività principale
è la coltivazione della vite per la produzione di
vino. Nel maggio del 1630 la peste contagia anche San Colombano,
seminando vittime: il Lazzaretto, attualmente restaurato,
dedicato come quello milanese a San Gregorio Magno, ricorda
ai posteri il funesto evento. Nel 1691 con Privilegio del
Re di Spagna Carlo II°, San Colombano viene dichiarato
Oppidum Insigne, coi diritti annessi. Il 27
luglio si pone la prima pietra del Portonesulla
strada per Lodi. Passato il lungo periodo di presenza spagnola,
iniziò nel 1706 il governo austriaco con lImperatore
Carlo VI°. La vita nel Borgo fu contrassegnata da divisioni
interne che vedevano contrapposti non solo il fisco e il
Monastero, ma anche i borghigiani nobiliemaggiorenti
da una parte e ipoveri eparticolari
dallaltra. Nel 1709 questi ottengono la separazione
del comune: luno dei nobili , sostenuti dal Monastero,
e laltro dei particolari. In questo periodo i poveri
hanno un protettore che rivendica i loro diritti. In San
Colombano si contano 10 Oratori Pubblici soggetti alla giurisdizione
della Parrocchia, mentre le chiese di San Francesco, San
Giovanni Battista ed altre sono indipendenti dal Parroco
locale. Ciò che oggi rimane delle strutture religiose
rappresenta per la comunità un patrimonio di grande
valore devozionale ,tradizionale e artistico .Oltre a quelle
citate, sono importanti per strutture e contenuti la Chiesa
Parrocchiale (1478) e la Chiesa di San Rocco (1514). Nel
1734 vengono celebrati con grande solennità nella
Chiesa Parrocchiale i funerali di D. Baldassare Pategno,
Ministro plenipotenziario del Re di Spagna presso la corte
francese. La sua residenza oggi è la sede del Comune.
Alla fine del 700 fu il turno degli asburgici con lArciduca
Carlo, che occupò la Bassa Lombardia, ma Napoleone,
in netta ascesa ne contrastò lespansione occupando
Lodi e dintorni, San Colombano compresa. Siamo al dieci
Maggio 1796. Il pur breve periodo napoleonico ed il precedente
austriaco hanno lasciato unimpronta importante nella
vita civile e nellorganizzazione pubblica. A questo
periodo risalgono la denominazione di San Colombano e la
sua appartenenza alla provincia di Lodi e Crema, istituita
nel 1816. Il censimento del 1798, che annovera in San Colombano
una popolazione di 4223 abitanti, con 20 Preti, 12 Religiosi,
12 Religiose e 847 famiglie, evidenzia una sensibile riduzione
rispetto a un secolo prima. Leconomia del Borgo è
sempre legata alla viticoltura, la collina è intensamente
coltivata da contadini che lavorano per i grossi proprietari,
ma anche su piccoli terreni che si rendono disponibili e
vengono acquistati. I terreni ceduti da nobili , possidenti
ed ecclesiastici, passano a piccoli proprietari coltivatori
che li gestiscono con laiuto dei famigliari. La viticoltura
è pratica manuale che necessita di poche attrezzature.
Per i trasporti pesanti vengono usati carri trainati da
cavalli da tiro. Per i trasporti legati alle pratiche collinari
si usano carretti trainati da asini, più usati perché
resistenti e poco esigenti. Le famiglie vivono in case a
uno o due piani, isolate o riunite in cortili, con la proprietà
o la disponibilità di una cantina spesso interrata,
di una piccola stalla con fienile, di un pozzo, di un gabinetto
esterno situato sopra un letamaio, con pollaio e spazi per
piccoli allevamenti di animali da cortile. La conservazione
degli alimenti viene fatta mediante cottura, salatura, oppure
per raffreddamento utilizzando le ghiacciaie interrate,
alimentate con ghiaccio o neve raccolti nella stagione invernale.
Per il riscaldamento e la cottura dei cibi ogni abitazione
era dotata di uno o più focolari. Il commercio e
lartigianato gravitano attorno alla attività
agricola. Solo famiglie facoltose possono avviare giovani
alle professioni o alla carriera ecclesiastica. Nel comune
vengono edificate case signorili con giardini e pertinenze
appartenenti a commercianti, professionisti, possidenti
locali o milanesi che scelgono il Borgo come dimora di campagna.
Nel comune sono attivi tre molini e due fornaci. Col tramonto
di Napoleone Bonaparte, la Lombardia vede il ritorno degli
Austriaci, dopo Vienna 1815, i Metternich: anni duri dopo
i tragici eventi del 21 e 31. Nel 1836 lepidemia
di colera miete vittime nel Borgo. LImperatore Ferdinando
I° e la consorte nel 1838 passano per il Borgo e per
loccasione alcune case prospicienti la Chiesa Parrocchiale
vengono modificate, dando origine alla attuale piazza. A
oriente del Borgo, presso la Chiesa di San Filippo Neri,
si forma un consistente nucleo abitato che si dedica prevalentemente
allagricoltura di pianura. La località apparterrà
sempre, come frazione Campagna, al Comune di San Colombano.
Nel Borgo, col contributo di benefattori locali, sorgono
un asilo per bambini poveri e un ospizio per la cura e il
ricovero di anziani bisognosi. Anche San Colombano visse
nel Risorgimento momenti di patriottismo, animati dal giovane
dottore in legge Pietro Gallotta. Questi scampò alle
catene dello Spielberg e proseguì la sua intensa
attività clandestina sfociata, a Milano nei fatidici
cinque giorni di marzo del 1848. Con lil Decreto Rattazzi
del 1859 San Colombano passa alla Provincia di Milano. Nel
1863 San Colombano assunse il nome ufficiale di San Colombano
al Lambro. Nel 1879 compare la Peronospora che devasta i
vigneti, annienta il prodotto più importante del
Borgo e getta la popolazione nello squallore. Il Borgo Insigne
ha condiviso in tutto il XX secolo la storia nazionale.
La sua economia si è basata sullagricoltura,
sul commercio e sullartigianato. Lepidemia Spagnola,
la Guerra dAfrica , i due Conflitti Mondiali e la
Guerra Civile hanno portato lutti e sofferenze tra la gente
. IL Monumento ai Caduti, edificato a seguito di una sottoscrizione
popolare, porta i nomi di 113 giovani vittime del primo
conflitto mondiale, il secondo non fu da meno e alle vittime
del conflitto vanno aggiunti i caduti civili del bombardamento
del Settembre 1943, nel corso di una incursione aerea degli
Alleati. Leconomia in San Colombano per la prima parte
del 1900 si è basata sullagricoltura collinare
con apporti del commercio e dellartigianato. Le famiglie
povere cercavano risorse prestando servizi, offrendo aiuto
soprattutto femminile nelle case e per la monda del riso
, mentre gli uomini vengono occupati per la conduzione degli
impianti di riscaldamento nei grandi edifici milanesi. I
viticoltori, dediti ad una intensa coltivazione che interessava
tutto il territorio collinare disponibile, nei mesi estivi
cercavano occupazione presso le Cascine di pianura.
La frazione Campagna, per decisione vescovile, diventa Parrocchia
autonoma retta da Don Stefano Codecasa. Viene edificato
un nuovo Cimitero Comunale che sostituisce il Lazzaretto
e vengono realizzate importanti opere pubbliche che trasformano
laspetto e la vita nel Borgo. Due filande impiegano
cospicua manodopera femminile per lavorare i bozzoli prodotti
dal lavoro di allevamento dei bachi in numerose famiglie.
Le Fonti minerali e le colline sono meta di visitatori,
in gran parte milanesi in cerca di svago. Sulla collina
prospiciente il centro abitato vengono edificate le monumentali
scuole elementari. Nel Borgo sono attivi un teatro, due
alberghi e numerose locande con ricovero per gli animali
da tiro. Il concittadino Franco Riccardi conquista la medaglia
doro olimpica nella spada a Berlino e a Los Angeles
e si qualifica come Campione Mondiale. Dopo il conflitto
1915-18 la vicina Milano ha offerto importanti alternative
alla attività agricola e lo sviluppo industriale
ha determinato due nuovi fenomeni: il pendolarismo e labbandono
dei vigneti. Il XX secolo iniziò per il Borgo dando
i natali a un futuro Santo: Don Carlo Gnocchi (1902 ), che
dedicò tutta la sua esistenza ai sofferenti. Oggi
il Borgo Insigne, per il suo ambiente, la sua storia, le
sue tradizioni, i suoi monumenti, la sua economia, rappresenta
una comunità che si apre al futuro con grandi prospettive.
Nell'anno di creazione della provincia di Lodi nel 1992,
San Colombano, tramite un referendum, ha deciso di rimanere
nella provincia di Milano, nonostante la non contiguità
rispetto agli altri comuni del distretto meneghino. San
Colombano rimane così un'exclave della provincia
di Milano.