Terracina
è un comune di 43.344 abitanti in provincia di Latina.
Conserva numerosi monumenti del suo passato romano e medioevale
ed è una frequentata località balneare. La
città è situata al bordo meridionale della
pianura pontina, alla foce del fiume Amaseno, sulla costa
tirrenica (golfo di Gaeta); si sviluppa da una propaggine
del Monte Sant'Angelo (Monti Ausoni), dove giace il centro
storico, fino al lungomare Circe. La rupe di Pisco Montano
segna nettamente il confine meridionale del centro abitato;
a sud si apre la pianura di Fondi, a nord l'urbanizzazione
degrada progressivamente verso la campagna aperta e i borghi
rurali.
DA
VEDERE
La città è tradizionalmente suddivisa in una
città alta, l'antico centro cittadino con l'acropoli,
sviluppatasi ulteriormente in epoca medioevale, e in una
città bassa, frutto di una prima espansione in epoca
romana, lungo la strada verso il porto, e di una seconda
espansione avvenuta principalmente nel XIX e XX secolo,
in seguito alla bonifica delle paludi pontine da parte di
papa Pio VI. Fuori dalla città, sulla cima del monte
Sant'Angelo, si trova l'antico santuario di Giove Anxur.
Nei dintorni vi è il Parco Nazionale del Circeo,
situato a pochi chilometri dalla città.
FORO
EMILIANO
La parte alta della città si imposta intorno alla
piazza centrale, l'antico Foro Emiliano, centro cittadino
dell'epoca romana, conservatosi nei secoli e sede della
cattedrale di San Cesareo e del Municipio (piazza del Municipio).
L'antico Foro romano era attraversato lungo il lato settentrionale
dalla via Appia, di cui è stato ripristinato il lastricato
e il marciapiede, con canale di scolo: la via era in origine
separata dall'area forense per mezzo di una serie di pilastrini.
La piazza conserva tuttora l'antica pavimentazione in lastre
di calcare (fine del I secolo a.C. - inizi del I d.C.),
sulla quale si conserva l'iscrizione in lettere di bronzo
del magistrato locale che ne ordinò la realizzazione
(Aulus Aemilius). Ai lati del Foro sorgevano i principali
edifici pubblici della città romana. Sul lato orientale
sorgeva la basilica, i cui resti furono disegnati da Baldassarre
Peruzzi e in seguito ricoperti dal Palazzo della Bonificazione
Pontina, eretto tra il 1780 e il 1785 e che ha successivamente
inglobato anche il palazzo De Vecchis. Sul lato nord i bombardamenti
del 1944 hanno permesso di rimettere in luce un porticato
affacciato sulla via Appia e sopraelevato di tre gradini,
con colonne e pavimentazioni in marmo, alle spalle del quale
si sono rinvenuti i resti del teatro romano, in parte ancora
ricoperti dalle case medioevali, che hanno assunto una caratteristica
pianta curvilinea, poggiandosi sopra le sue strutture. Sul
lato occidentale sorgeva un grande tempio marmoreo di età
imperiale, in seguito inglobato nella cattedrale, che conserva
parte dell'alto podio, in cui si aprivano locali per il
deposito degli oggetti sacri, oggi trasformati in botteghe.
A fianco di questo, verso nord, un secondo tempio più
piccolo, identificato nel Capitolium della colonia romana.
Il tempio in origine con quattro colonne in facciata di
stile tuscanico, era infatti dotato di tre celle affiancate,
costruite in opera reticolata in cui si alternano tufelli
di tufo giallo e di calcare scuro.
CONCATTEDRALE
DI SAN CESARIO
La cattedrale che inglobò il tempio maggiore fu costruita
e consacrata a San Cesario nel 1074, mentre ad un rifacimento
del XII-XIII secolo risalgono il campanile e il portico
antistante, con fusti di colonna riutilizzati da più
antichi edifici romani e capitelli ionici, basi decorate
con leoni e trabeazione, in parte scolpita e con fregio
a mosaico (prima metà del XIII secolo) in stile cosmatesco.
L'interno a tre navate è suddiviso da colonne ugualmente
romane riutilizzate, conserva uno splendido pavimento cosmatesco.
Alla stessa epoca si devono il pulpito e il cero pasquale.
Agli inizi del XVIII secolo l'interno ricevette una copertura
a volta. Dal 1986, nel contesto della ristrutturazione delle
diocesi d'Italia, la chiesa di S. Cesario ha assunto il
titolo di concattedrale. Sul fianco destro della cattedrale
si affaccia sulla piazza anche il Palazzo Venditti, del
XIII secolo, originario palazzo civico, che scavalca con
un grande arco gotico la via Appia e conserva una delle
trifore originarie. Le forme architettoniche sono quelle
proprie dell'architettura cistercense, adattate ad usi civili.
Sul lato meridionale della piazza si eleva alla stessa altezza
del campanile la contemporanea Torre Frumentaria o "Torre
dei Rosa" (XII-XIII secolo), che fu probabilmente in
possesso di questa famiglia. Tra la torre e la chiesa è
il Palazzo vescovile, risalente in origine all'epoca carolingia
e ristrutturato in epoca medioevale, nel XVII secolo dal
vescovo Cesare Ventimiglia, e infine nel 1786 da papa Pio
VI. L'attuale configurazione nulla conserva di antico, essendo
stato quasi completamente ricostruito dopo i bombardamenti
della seconda guerra mondiale.
EDIFICI
RELIGIOSI E CIVILI
Nel centro cittadino si trova anche la chiesa di San Giovanni,
che ha trasformato nel Seicento la medioevale chiesa dedicata
a San Lorenzo, di cui resta solo il campanile. La chiesa
si presenta attualmente a navata unica con cappelle laterali,
coperta da una volta ribassata e da una cupola a pianta
ellittica.
La
chiesa del Purgatorio fu costruita entro il 1780 al posto
dell'antica chiesa di San Nicola. Presenta pianta centrale
ed una facciata con alto ordine unico di lesene, sormontato
da un timpano mistilineo
In
posizione dominante sull'abitato si erge il castello dei
Frangipane, costruito in più fasi successive a partire
dalla fine del X secolo e ingrandito fino al XV secolo.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale conserva solo il maschio centrale, parte più
antica, e parte dell'ala sud.
Numerosi
altre case cittadine risalgono all'epoca medioevale: case-torri
fortificate o case gotiche con bifore e a volte scale esterne
con ballatoi (profferli), risalenti per la maggior parte
al XII-XIII secolo. Altri palazzi sono dovuti alle ristrutturazioni
rinscimentali di case medioevali o a nuove costruzioni contemporanee
(casa del notaio Nicola Savio del 1536, costruita a ridosso
delle mura. La rinascita della città nel corso del
XVIII e XIX secolo comportò ristrutturazioni e accorpamenti
di gruppi di case medioevali e trasformando gli edifici
con un aspetto omogeneo. A questi interventi si accompagnarono
nuove edificazioni, sia per case d'affitto destinate ai
ceti medi, sia per residenze signorili (palazzo Vitelli,
provvisoria residenza papale), sia per strutture pubbliche
("Palazzo della bonificazione pontina" e "Nuova
fabbrica dei forni", costruita dal comune nel 1785).
Un
intervento di particolare importanza si ebbe con la costruzione
da parte del nipote del papa, di Palazzo Braschi (1787-1795),
destinato a sede papale. Il nuovo palazzo inglobò
palazzi più antichi e le rovine della chiesa di Santa
Maria in Posterula, e venne collegato nel 1792 per mezzo
di una rampa (oggi via Posterula) e l'abbattimento di un
tratto di mura, sia alla città alta e alla via Appia,
sia al nuovo Borgo Pio nella città bassa.
Fuori
dall'antico centro abitato si trovavano invece alcune altre
chiese:
Madonna
delle Grazie, rifatta dal vescovo Cesare Ventimiglia (1615-1645)
e precedentemente dedicata a Santa Maria della Basilica
Nuova nel 1163 da papa Alessandro III al posto di un altro
edificio più antico.
Chiesa e convento dell'Annunziata, risalente al XIII secolo
e danneggiata dai bombardamenti.
Chiesa di San Domenico, edificato alla metà del XIII
secolo. La facciata conserva un rosone e un portale sormontato
da un piccolo protiro.
Chiesa di San Francesco, fondato secondo la tradizione dallo
stesso santo nel 1222 (si conserva il piccolo campanile)
e gravemente danneggiato dalla guerra, fu adibito ad ospedale
tra il 1874 e il 1994.
LE
MURA
Le antiche mure di cinta di epoca volsca e romana, di cui
rimangono visibili solo alcuni tratti, erano state in seguito
sormontate dalla nuova fortificazione costruita nel V secolo.
Dopo il loro abbandono, una parte del camminamento di ronda
fu trasformata in passeggiata pubblica e circondata da abitazioni.
Delle
porte cittadine la Porta Albina fu abbattuta nel 1831, mentre
della Porta Maggio, distrutta alla fine del Settecento rimangono
solo le torri laterali, trasformate in abitazioni. Una nuova
porta di accesso all'abitato, Porta Romana, fu realizzata
nel 1780 sul lato nord-occidentale, su progetto di Gaetano
Rappini, riunendo alla città il borgo esterno di
"Cipollata". La nuova costruzione si appoggia
ad una torre più antica, con basamento in opera poligonale
e sopraelevazione in opera incerta, parte probabilmente
della cinta muraria più antica. Nella parte alta
della città si conserva anche una torre medioevale,
realizzata in blocchetti di calcare inframmezzati da filari
con mattoni e datata al X secolo.
MUSEO
PIO CAPPONI
Il museo civico fu fondato nel 1894 da Pio Capponi, da cui
prende il nome, allorché bisognava sistemare numerosi
reperti archeologici raccolti nel territorio comunale e,
soprattutto, i rinvenimenti dello scavo condotto nel sito
archeologico del santuario romano di Monte Sant'Angelo.
Ricche famiglie locali contribuirono con donazioni ad arricchire
le collezioni del museo, raccolte nel primo inventario del
1907 redatto dallo stesso Pio Capponi, allora direttore
dell'istituto. È localizzato nel primo priano della
Torre Frumentaria, una torre del XIII secolo costruita sul
Foro Emiliano, vicino l'attuale sede del municipio nel centro
storico. Dagli anni trenta al 1999 fu collocato presso l'attuale
istituto professionale di stato.
La
collezione esposta nel museo è una raccolta di reperti
archeologici che vanno dalle prime testimonianze di presenza
umana a Terracina dal paleolitico superiore (resti di fauna
fossile ed industria litica emersi in località Riparo
Salvini) all'epoca romana. È proprio lo sviluppo
storico della presenza romana che costituisce il nucleo
più consistente della raccolta, tipologicamente eterogeneo.
Alle varie epigrafi che documentano una sviluppata società
civile si sommano una serie di ritratti di età tardo-repubblicana
ed imperiale, nonché molte sculture a figura intera.
Fra
i reperti di maggior interesse archeologico troviamo:
Base
onoraria con dedica alla provvidenza di Traiano
Statua in nudità eroica identificata con Zeus
Ritratto di sovrano ellenistico
Testa femminile a grandezza maggiore del vero raffigurante
la dea Feronia
Busto femminile panneggiato
Testa virile proveniente dall'area del teatro nel Foro Emiliano
Statua di divinità maschile con consistenti tracce
dell'originaria policromia.
Ritrovamenti sottomarini (anfore, oggetti navali o commerciali)
MANIFESTAZIONI
S.Cesario, 5 novembre, patrono di Terracina. Festeggiamenti
sabato, domenica e lunedì successivi al 5 novembre.
(Grande mercato di merci varie)
S.Silviano, 1 maggio, protettore dei raccolti (Processione
e festa religiosa e popolare)
Madonna del Carmine, domenica successiva al 16 luglio (Processione
di barche a mare e festa religiosa e popolare)
San Giuseppe, 19 marzo (Caratteristici focheracci la sera
della vigilia)
Madonna della Delibera, 8 settembre, Processione e festa
religiosa e popolare
Sant'Antonio da Padova, presso Borgo Hermada, 1° domenica
di luglio
Festa del Vino Moscato e dell'Uva, presso la Fiora, nei
mesi di agosto e settembre
Festa della Birra, presso Borgo Hermada, mese di luglio/Agosto
ORIGINI
I ritrovamenti più antichi nel territorio si riferiscono
a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena
al Pisco Montano. Secondo una leggenda erudita, riportata
da Dionigi di Alicarnasso la città sarebbe stata
fondata da profughi di Sparta. Nei racconti mitologici fu
identificata con il paese dei Lestrigoni o con la sede della
maga Circe (Odissea).
CENNI
STORICI
La città fu probabilmente in origine un centro ausonio,
sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo:
su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe
sede l'acropoli. La città ebbe il nome di Tarracina,
di presumibile origine pre-indoeuropea e secondo alcuni
collegato al vocabolo etrusco Tarchna, dal quale deriva
anche il nome dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio
il Superbo. Sembra che la città sia presto entrata
nell'orbita romana, forse già nel VI secolo a.C.:
viene infatti menzionata nel primo trattato tra Roma e Cartagine,
riportato da Polibio. Alla fine dello stesso secolo fu tuttavia
occupata dai Volsci, che le diedero il nome di Anxur, come
riporta Plinio. Riconquistata dai Romani nel 406 a.C. vi
fu dedotta nel 329 a.C. la colonia romana, che inizialmente
prese il nome di "Colonia Anxurnas". Ai Volsci
o ai Romani potrebbero riferirsi resti di mura di fortificazione
in opera poligonale. Secondo alcuni nel 316 a.C. si svolse
nei pressi della città la battaglia di Lautulae,
nell'ambito della seconda guerra sannitica. Nel 312 a.C.
vi passò la via Appia, che collegava Roma con Capua
e la città crebbe di importanza, cominciando ad espandersi
nella pianura, in collegamento con lo sfruttamento agricolo
del territorio, mentre la città più antica
venne progressivamente trasformandosi in zona monumentale.
Importanti trasformazioni urbane avvennero sotto Lucio Cornelio
Silla (inizi del I secolo a.C.), al quale si devono la costruzione
del teatro e la ricostruzione in forme scenografiche del
tempio di Giove Anxur sulla cima del monte Sant'Angelo.
A quest'epoca si devono anche altre costruzioni in opera
incerta. Tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I
secolo d.C. si ebbe la ricostruzione del "Foro Emiliano",
che fu pavimentato da un magistrato locale della famiglia
degli Aemilii e dotato di portici e di nuovi edifici civili
e religiosi. All'epoca di Traiano si deve il taglio del
Pisco Montano per un'altezza di 128 piedi romani (37,88
m), che permise il nuovo tracciato della via Appia, e la
ricostruzione del porto. Agli inizi del V secolo l'ultimo
intervento cittadino riguarda l'erezione di una nuova cinta
di mura che racchiuse anche parte della città bassa.
La via Appia venne ancora rimessa in funzione sotto Teodorico,
che intraprese anche a questo scopo una bonifica delle paludi
pontine, riformatesi in seguito alla mancanza di manutenzione
delle canalizzazioni romane. In epoca bizantina fu un'importante
piazzaforte militare e lo storico Procopio riferisce la
buona conservazione della strada ancora nel VI secolo. Nell'VIII
e IX secolo fece parte del nascente Stato pontificio e fu
interessata dalla fondazione di alcune chiese urbane e di
monasteri e santuari dei martiri fuori della città.
Le milizie di papa Adriano I nel 778 respinsero il tentativo
di occupare la città condotto dalla bizantina Gaeta
alleata al longobardo ducato di Benevento. Alla fine del
X secolo papa Silvestro II concesse la città in feudo
a Dauferio, conte di Traetto. Nel 1074 venne solennemente
consacrata la cattedrale dal vescovo Ambrosio e qui ebbe
luogo nel 1088 l'elezione di papa Urbano II. La città
fu interessata dalle lotte tra le grandi famiglie romane:
i Crescenzi eressero un castello nella parte alta, poi conquistato
dai Frangipane nel 1153. Questi furono poi cacciati poi
a loro volta nel 1202 da un'insurrezione popolare: il castello
fu distrutto e fu istituito il comune. Sotto il pontificato
di Niccolò III, Terracina fu conquistata dal conte
Giovanni Anibaldo de Ceccano. Nel 1295 fu eletto podestà
papa Bonifacio VIII, che riportò l'ordine e risanò
le finanze cittadine. La città era cresciuta con
borghi murati fuori delle mura più antiche, in corrispondenza
delle porte principali e fino alla città bassa. A
quest'epoca risale il rifacimento della cattedrale e l'erezione
delle case-torri dei privati cittadini. La città
fu dotata di edifici pubblici e l'ordinamento cittadino
si basò sull'urbanistica romana e non più
sulla divisione in parrocchie. Durante il soggiorno dei
papi ad Avignone, nel XIV secolo il Comune si oppose ai
Caetani di Fondi, che giunsero ad occupare il monte Sant'Angelo
nel 1346 e ne furono cacciati per intervento della flotta
genovese. Nel XV secolo la città fece parte dei domini
dei re di Napoli Ladislao I e Giovanna II, ma al ritorno
di papa Martino V nella sede papale di Roma fu restituita
al pontefice nel 1420.Terracina fu rioccupata dal re di
Napoli Alfonso I nel 1435. Le lotte tra le fazioni favorevoli
al papa, agli aragonesi e ai francesi provocarono la decadenza
della città e la fine dell'autonomia comunale: la
città venne pacificata nel 1499 dall'intervento di
papa Alessandro VI. Nel XVI secolo la malaria provocò
una continua diminuzione della popolazione (nel 1572 si
era ridotta a circa 150 abitanti). Il ripopolamento fu favorito
nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita
delle terre e le esenzioni fiscali e nuove famiglie abbienti
restaurano e ricostruiscono le case signorili; si edificano
o si restaurano le chiese. Con papa Pio VI dal 1785 si intraprese
la bonifica delle paludi e la città si sviluppò
nella piana, presso l'antico porto romano con il nuovo Borgo
Pio. L'occupazione francese fu ostacolata dalla ribellione
della popolazione nel 1798, duramente repressa. Nel 1818
papa Pio VII firmò con Ferdinando I delle Due Sicilie
il concordato che sanciva i rapporti con il Regno delle
Due Sicilie e sotto papa Gregorio XVI si ebbero i lavori
di costruzione del nuovo porto canale. Il 14 settembre 1870
la città fu annessa al Regno d'Italia.