Nemi
è un comune di 1.952 abitanti della provincia di
Roma, posizionato quasi in zona centrale dei Colli Albani,
a 521 m s.l.m.; è il più piccolo dei paesi
nell'area dei "Castelli romani". Famoso per la
coltivazione e la Sagra delle fragole, sorge in posizione
dominante sopra il Lago di Nemi o di Diana. Il lago è
di origine vulcanica e si trova a pochi chilometri dal lago
Albano. Il centro storico offre passeggiate panoramiche
tra storia e botteghe artigiane. Palazzo Ruspoli domina
il paesino, interamente circondato da boschi secolari. Sulle
rive del lago è possibile visitare il Museo delle
Navi che insieme al sito archeologico del Tempio di Diana
Nemorensis, lemissario del lago, la Villa di Cesare
ed il Palazzo Ruspoli, ne fanno una meta di interesse storico
culturale. Sulla sponda opposta del lago si scorge il paese
di Genzano di Roma. Per la bellezza del comune e del suo
territorio e per l'importante sviluppo economico degli ultimi
anni, Nemi è stata insignita della prestigiosa Bandiera
Arancione del Touring Club Italiano. Nemi inoltre è
l'unico comune castellano compreso interamente all'interno
dei confini del Parco Regionale dei Castelli Romani. Dista
4.2 km da Genzano di Roma, 9 km da Velletri, 8.2 km da Rocca
di Papa, 33 km da Roma.
DA
VEDERE
La
chiesa di San Nicola
Edificata dopo leditto di Costantino (313 d.C.) con
cui si liberalizzò il culto cristiano. È completamente
diruta. I ruderi sono ancora visibili nei pressi dellacquedotto
delle Mole, sulla riva est del lago. Accanto si possono
osservare i resti di un complesso edilizio con absidi, cunicoli
e muri, che probabilmente era un impianto termale: infatti
sopra di esso cè la fonte della ninfa Egeria,
la mitica consigliera di Numa Pompilio, che a furia di piangere
per la morte del re fu tramutata in sorgente. Questa struttura
è databile fra il I secolo a.C. e il IV d.C., cioè
nel periodo di massimo splendore del Santuario.
La
chiesa di Santa Maria Assunta
Anchessa diruta, fu edificata sulla riva opposta in
epoca bizantina, forse allo scopo di ricoverare degnamente
un trittico su tavola portato nellVIII secolo dal
Medio Oriente verosimilmente per salvarlo dalliconoclastia
che a quellepoca infuriava (distruzione delle immagini
sacre in quanto considerate eretiche: il fenomeno durò
più dun secolo, coinvolse tutta la Cristianità
e causò la perdita di molte opere darte). Anche
di questa chiesa rimangono i ruderi, al lago, vicino alla
casetta dei pescatori, non distante dal museo.
La
chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Pozzo
Fu costruita in sostituzione della cappella di Palazzo che
venne demolita per far posto ad un ampliamento del Castello.
Dato che la cappella si chiamava della Madonna de puteo
eminente, perché sorgeva vicina ad un pozzo (forse
la cisterna del Castello), la denominazione rimase identica
anche per la nuova chiesa, anche se la scritta sul frontone
riporta Deo et Beatae Virgini in Coelum Assumptae. Ma liscrizione
fu posta solo allinizio dellOttocento in seguito
al restauro della facciata. La chiesa, ad una navata con
cappelle laterali e transetto, ospita un organo proveniente
dalla chiesa dellAra Coeli in Roma, costruito nel
1847 e qui collocato nel 1936, e un Trittico ligneo di Antonio
Aquili, detto Antoniazzo Romano: depoca quindi fra
la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del
Cinquecento. Rappresenta il Cristo al centro, e s.Giovanni
Battista e s.Giovanni Evangelista ai lati. È di grande
valore artistico, e recentemente è stato restaurato.
Il
Santuario del Crocifisso
Eretto nel 1637 per volontà di Mario Frangipane,
signore di Nemi. In origine era la cappella del Convento,
ed era dedicato alla Madonna perché vi fu portata
licona di Versacarro. In seguito, quando fu scolpito
il Crocifisso ligneo, lintitolazione fu fatta al Crocifisso.
La statua è opera di fra Vincenzo da Bassiano,
autore di molti altri crocifissi. La leggenda vuole che
il frate disperasse di riuscire a fare degnamente il volto
del Salvatore. Pregò e andò a dormire, e la
mattina dopo trovò il volto già scolpito,
e mirabilmente. Si gridò al miracolo. In effetti,
intervento miracoloso o no, la scultura è sorprendentemente
accurata in alcuni particolari (ad esempio linterno
della bocca, meticolosamente preciso, con le arcate del
palato e lugola, risulterebbe difficilissimo da realizzare
solo con scalpelli del 600), ed il volto del Crocifisso
ha unespressione molto particolare che risalta quando,
in occasione particolari o negli anni giubilari, il Cristo
viene sceso, cioè staccato dallaltare
per essere portato in processione per il paese.
Romitorio
di San Michele Arcangelo
La
villa di Cesare
Sulla riva opposta al Tempio Giulio Cesare si fece costruire
una villa (lo testimoniano Cicerone e Svetonio) che però
non lo soddisfaceva, e la fece demolire quasi completamente;
La villa probabilmente in seguito divenne per asse ereditario
proprietà dell'imperatore Caligola. Sta di fatto
che sicuramente anche Caligola aveva qui una casa. Recentemente
una serie di campagne di scavi condotte dagli Istituti Nordici
di Archeologia ha riportato alla luce, sulle pendici meridionali
del cratere, in località Santa Maria, un imponente
impianto residenziale costruito in età tardo-repubblicana,
il quale ha subito rifacimenti nel I secolo d.C. Forse era
questa la villa di Cesare; o forse era quella sul ciglio
del cratere, in località le Piagge, ancora da riportare
alla luce. Gli scavi comunque mostrano chiaramente che da
semplice villa, la costruzione divenne un lussuoso complesso
dotato di grandi cisterne (perfette, ancora adoperabili),
terme e condutture dacqua, due strade daccesso,
unesedra, una grande terrazza verso il lago, lunga
250 metri con colonne uguali a quelle del Santuario e nicchie
dipinte, stanze decorate da mosaici e pitture, e muri in
opus spicatum, cioè con intarsi di pietre policrome
a spina di pesce.
Palazzo
Ruspoli
Palazzo Ruspoli, edificato nel medioevo dai Conti di Tuscolo,
sovrasta il paese di Nemi. Ristrutturato durante il Rinascimento,
ha una torre cilindrica attorno alla quale si sviluppa il
palazzo baronale. Al suo interno conserva antichi frammenti
marmorei e, nella torre, decorazioni a tempera del XVIII
secolo e del XIX secolo. Circondato da un giardino pensile
e arricchito al suo interno da splendidi affreschi che ne
decorano le sale, è certamente uno dei palazzi più
belli del territorio dei Castelli Romani.
Sito
archeologico Tempio di Diana Nemorensis
Il Tempio o Santuario di Diana era un enorme complesso;
cera una larga piattaforma artificiale di m. 200 x
175, sostenuta a valle da sostruzioni triangolari e a monte
da nicchioni semicircolari in cui probabilmente cerano
statue e un terrazzamento superiore. Allinterno della
piattaforma correvano due portici di ordine dorico, uno
con colonne intonacate in rosso, laltro con colonne
di peperino grigio scuro; cerano statue, ambienti
per i sacerdoti, alloggi per i pellegrini, celle donarie,
un tempio, bagni idroterapici e perfino un teatro; di tutta
questa struttura sono visibili una parete di grandi nicchioni,
una parte del pronao con almeno un altare votivo, e alcune
colonne. La maggior parte del tempio, che si allargava su
una superficie di oltre 5.000 m2, è tuttora da riportare
alla luce. Le parti più alte, come i nicchioni, che
affiorano dal suolo per diversi metri la dicono lunga sulla
maestosità che il Santuario doveva avere. Fu abbandonato
con lavvento del Cristianesimo e in parte depredato
di marmi e decorazioni; la selva pian piano lo ricoprì
quasi completamente. Gli scavi archeologici iniziarono nel
XVII secolo, ad opera soprattutto di amatori e studiosi
stranieri, e così per gran parte i reperti, soprattutto
statue di splendida fattura, ora si trovano sparsi nei musei
dEuropa. Altri pezzi si trovano nel Museo delle Navi
e nei musei romani di Villa Giulia e Nazionale delle Terme.
Alcuni sono a Palazzo Ruspoli a Nemi, ma di recente lo Stato
li ha acquistati, e verranno sistemati nel museo.
L'emissario del lago di Nemi
Nella valle del lago cera anche unaltra costruzione
notevolissima: lemissario artificiale, costruito nel
V secolo, cioè prima della dominazione romana; un
cunicolo lungo 1.635 metri e largo 80 cm., scavato nella
roccia, che congiungeva il lago a Vallericcia, di là
del cratere, col doppio scopo di mantenere costante il livello
del lago e di irrigare la valle. Sulle pareti sono ancora
visibili i segni lasciati dai rudimentali strumenti degli
operai, che lavorarono partendo da un capo e dallaltro,
e si incontrarono al centro con un errore di pochissima
entità. Ha una camera dingresso in opus quadratum
di peperino e un sistema di chiuse sorprendentemente efficace;
da Vallericcia prosegue a cielo aperto passando per Cecchinafino
a giungere ad Ardea, dove sfocia nel mare. Fu restaurato
negli anni 20 per coadiuvare lo svuotamento del lago
quando si recuperarono le navi. È visitabile per
un tratto.
MANIFESTAZIONI
Sagra
delle fragole (ogni prima domenica di giugno)
Le prime notizie sulla Sagra documentate negli archivi comunali
di Nemi datano dal 1922. La fragola è un frutto di
bosco, e nasce spontanea; può essere trapiantata
e coltivata, ma non prospera ovunque. Ci vogliono cure,
e clima giusto, e terreno adatto. La bravura e la tenacia
degli abitanti di Nemi han fatto sì che le piantine
venissero con pazienza cercate nel sottobosco e trapiantate
nei poderi terrazzati delle pendici del lago, o sulle sponde
del lago stesso; indi valorosamente coltivate con successo
da generazioni di Nemesi. Lavoro duro, perseverante e delicato,
che da sempre viene affidato alle mani delle donne: ecco
perché le protagoniste della Sagra sono le fragolare,
che sfilano in corteo per il paese abbigliate con l'antico
costume tradizionale: gonna rossa, bustino nero, camicetta
bianca e mandrucella candida in testa. Due sono le varietà
di fragole di Nemi: le fragoline e i fragoloni. Le fragoline
sono di due specie: quelle cosiddette di stagione, che fruttificano
solo a maggio\giugno, e sono tonde; e quelle rifiorenti,
che fruttificano dalla tarda primavera allautunno,
e sono di forma allungata. A fianco di queste fragoline
si son sempre coltivate anche le fragole di maggiori dimensioni.
Anche la coltivazione dei fiori a Nemi è importante
da molto tempo. Per dare il meritato risalto anche a questo
prodotto locale, da parecchi anni è stata istituita
la Mostra dei Fiori, che viene allestita il sabato pomeriggio
precedente la Sagra e resta in esposizione per tutta la
domenica. I fiorai locali adornano Nemi in ogni angolo:
ogni piazzetta, ogni vicolo, ogni scaletta, ogni fontana,
ogni porta, ogni ringhiera viene addobbata con bella perizia
e il colpo d'occhio è veramente stupendo. E i fioristi
professionisti giungono da tutta Italia per cimentarsi nella
gara di composizione che ha luogo nel Palazzo Ruspoli. L'Assessorato
dà un tema diverso ogni anno e una giuria di esperti
valuta i risultati; poi la mostra viene inaugurata dal Sindaco
del paese, e infine aperta al pubblico. Il vincitore si
aggiudica il trofeo La Fragola d'Oro, realizzato e offerto
dall'orafo di Nemi, che con la tecnica del bagno galvanico
ferma nel tempo una vera piantina di fragole ricoprendola
d'oro e d'argento.
MUSEO DELLE NAVI ROMANE
Posto sulla riva del lago, costruito negli anni 30
per proteggere i preziosi scafi appena estratti dalle acque,
è una costruzione interessante già di suo,
perché offre un rarissimo esempio, il primo al mondo,
di struttura concepita appositamente in funzione del contenuto
e condizionata da questultimo nelle soluzioni architettoniche:
in effetti il museo delle navi di Nemi è un doppio
hangar di calcestruzzo delle dimensioni esatte per le due
navi, che erano lunghe circa 80 metri. Il progetto fu realizzato
gratuitamente dallarchitetto V. Ballio Morpurgo, che
lo volle con grandi superfici vetrate e realizzò
al di sopra del tetto una terrazza praticabile da cui si
gode un panorama inedito del lago, proprio sulla sponda
ma in posizione elevata. Il museo fu inaugurato il 21 aprile
del 1940. Dopo il malaugurato incendio del 44 rimase
chiuso a lungo. È stato in seguito ristrutturato
in tutta la sua bellezza dalla Soprintendenza Archeologica
del Lazio, ed ospita un tratto dellantica Via Sacra,
i modelli in scala 1:5 delle navi fatti sulla base dei molti
disegni tecnici eseguiti dagli ingegneri della Marina allepoca
del recupero, pannelli illustrativi, il materiale scampato
allincendio, reperti del Tempio di Diana e, davanti
allentrata, il profilo di una delle navi, recentemente
ricostruita dai maestri dascia dei cantieri navali
di Torre del Greco. Liniziativa è stata voluta
da unassociazione di privati, la Dianae lacus, che
ha varato il progetto di ricostruire interamente la nave.
La ricostruzione sarà eseguita a dimensione reale
e navigante fin dove è consentito dai dati scientifici
attualmente in possesso dagli studiosi. La Nave sarà
ancorata nel lago, davanti al Museo e sarà oggetto
di esperienze scientifiche, di visite guidate, ospiterà
spettacoli, mostre e concerti.
ORIGINI
E CENNI STORICI
Le prime tracce di insediamenti umani nella valle del lago
di Nemi datano almeno dallEtà del Bronzo. Il
bosco, luogo sacro in ogni civiltà indoeuropea, fu
sede di culti legati alla grande e onnipossente Dea Madre,
la dea della vita in ogni sua forma, umana, animale e vegetale,
poi identificata con la dea romana Diana e assimilata con
la greca Artemide, il cui simbolo era la luna; e il lago
di Nemi, in cui la luna si specchia, fu detto specchio di
Diana. Nella valle fu edificato un tempio a questa dea (cera
un appuntamento fisso tutti gli anni, il 13 di agosto, le
cosiddette Idus nemorenses da cui derivano le feriae augustae
depoca romana e quindi il nostro Ferragosto); il luogo
divenne un punto di raduno per i popoli pre-romani, che
qui facevano dei summit di politica estera (Roma stava cominciando
la sua inarrestabile espansione territoriale, e sentendosi
minacciati concordavano alleanze fra di loro). Quando Roma
infine conquistò il territorio sbaragliando la confederazione
di questi popoli, la Lega Latina (338 a.C.), il Santuario
perse ogni funzione politica divenendo un vero e proprio
luogo di culto, e sul finire del II secolo a.C. fu spostato
più a riva, ricevette un aspetto monumentale e si
arricchì di strutture termali per la cura di svariati
malanni. Lafflusso di devoti da Roma era tale che
si costruì la via Virbia in diramazione dallAppia
(è in parte ancora visibile lungo i bordi dellattuale
via di Diana che scende da Genzano e anche allinterno
del Museo delle Navi). Folle di pellegrini andavano al Santuario
per ottenere la guarigione dalla dea della vita, e soprattutto
vi si recavano le donne sterili per implorare la fecondità.
Il
paese cominciò ad esistere solo quando fu edificato
il castello, nel IX secolo. I potenti conti di Tuscolo si
impadronirono della comunità agricola della valle
del lago, la cosiddetta Massa Nemus, che produceva vino
e frutta in grande abbondanza ed apparteneva alla Basilica
di Albano Laziale per donazione di Costantino. I nuovi padroni
fortificarono la zona più elevata, che dominava tutto
il lago ed era inattaccabile da tre lati, dando origine
a quello che nei testi dellepoca viene definito Castrum
Nemorense, cioè la cittadella del bosco. La popolazione
di contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle trovò
più sicuro avvicinarsi al fortilizio, e costruì
la parte più antica di Nemi, quella che oggi è
detta Pullarella e che era un poco più estesa del
rione oggi esistente; un settore infatti fu demolito allinizio
del XX secolo per far posto a un giardino, in parte pensile,
voluto dal Principe Don Enrico Ruspoli; lantico ingresso
era tuttuno con lunica porta del paesello, il
quale per altro si riduceva proprio al piccolo quartiere
della Pullarella; esso da tre lati è delimitato da
un profondo dirupo a picco, mentre il quarto lato era occupato
dal Castello; quindi la posizione era per quei tempi pressoché
inespugnabile, dato che gli assalitori o dovevano fornirsi
di ali per dar la scalata dalla parte del lago, oppure avanzando
dalla parte del monte avrebbero cozzato contro il massiccio
sistema delle torri. Altra via non cera.
Verso
la metà dellXI secolo, decaduti i conti di
Tuscolo, il Papa concesse il feudo di Nemi ai Monaci Cistercensi;
furono loro che costruirono la torre principale del Palazzo
(che era merlata) ed il primo complesso monastico. Il feudo
dei monaci durò fino al XIII secolo, quando divenne
possedimento dei Colonna, che con Marcantonio I Colonna
ricevette il suo primo statuto il 31 agosto 1514; poi Nemi
passò, per donazioni, acquisti, matrimoni ed eredità,
ad altre famiglie del patriziato romano: agli Annibaldi,
ai Cesarini, ai Piccolomini, ai Cenci, ai Frangipane, ai
Braschi, ai Rospigliosi, agli Orsini, ai Ruspoli; fra i
tanti Signori che possedettero il palazzo, ci fu anche Roderigo,
figlio di Lucrezia Borgia.
Con
i Frangipane, la cui Signoria va dalla metà del XVI
secolo alla metà del XVIII secolo, Nemi cominciò
a prendere laspetto attuale, espandendosi verso il
monte; si costruì lattuale parrocchiale di
Santa Maria del Pozzo ed il rione intorno ad essa, infine
il convento dei Francescani (ora dei Mercedari), con lannesso
Santuario del SS.Crocifisso. Contemporaneamente si ampliava
anche il Palazzo (limponente ala Frangipane, che si
estende fra la Braccarìa e il Belvedere Dante Alighieri).
Sotto i Braschi, fu ulteriormente ampliato (dal famoso architetto
Giuseppe Valadier, quello del Pincio, per intenderci) con
lala che dà sul Belvedere in piazza Umberto
I, ed abbellito con affreschi di Liborio Coccetti e nella
hall of fame al secondo piano dei Vinti (entrambi della
seconda metà del XVIII secolo). Lontana dal flusso
viario dellAppia (lunica via daccesso
fino al 1936 era la diramazione da Genzano di Roma), Nemi
rimase uno dei più appartati fra i Castelli Romani;
divenne improvvisamente famosa in tutto il mondo col ripescaggio
delle navi romane, ed anche grazie alla costruzione della
panoramica via dei Laghi, la quale, partendo dalla Appia
all'altezza di Ciampino, passa per il lago Albano, Nemi,
per poi ricongiungersi all'Appia a Velletri. Oggi è
una delle mete preferite dai romani per gite e villeggiatura.